AFORISMA

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Nostra Signora del Carmelo

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colei che ci ha donato lo scapolare

giovedì 18 novembre 2010

SANTA TERESA D'AVILA - Cammino di Perfezione Capitolo Quarto

Santa Teresa di Gesù – Cammino di Perfezione

CAPITOLO 4
Esorta all'osservanza della regola - Parla di tre cose importanti per la vita spirituale, la prima delle quali, dichiarata in questo capitolo, è l'amore del prossimo - Danno delle amicizie particolari

1 - Avete ormai veduto, figliuole, quanto sia eccellente il fine che ci siamo prefisso. Ora, che dobbiamo fare per non essere giudicate temerarie agli occhi di Dio e degli uomini? E’ chiaro: dobbiamo molto faticare, e sforzarci di aver generosi desideri per ottenere che meno indegne siano le nostre opere. E se con impegno ed esattezza noi osserveremo le nostre Regole e Costituzioni, il Signore, come spero, esaudirà tutte le nostre preghiere. Non vi domando di più: solo che ci conformiamo alla nostra professione e a quello che la nostra vocazione richiede, quantunque tra osservanza ed osservanza vi siano non piccole differenze.

2 - Dice la nostra Regola primitiva che dobbiamo sempre pregare. Quest'obbligo è il più importante di tutti, e, osservandolo del nostro meglio, osserveremo pure i digiuni,  le discipline e il silenzio che l'Ordine comanda. Sapete bene, infatti, che l'orazione, per essere vera, deve accordarsi a queste pratiche, perché orazione e trattamento delicato non vanno d'accordo. E ciò per l'orazione di cui mi avete pregata di dirvi qualche cosa.

3 - Intanto, a ricompensa di quello che vi dirò, vi prego di rileggere spesso e di mettere in pratica questo che vi ho detto. Prima di parlarvi dell'interiore, cioè dell'orazione, dirò di alcune cose molto necessarie per quelle che vogliono battere questo cammino: tanto necessarie che con esse potranno molto progredire nel servizio di Dio anche senz'essere grandi contemplative, mentre senza di esse nessuna potrà farlo. Chi lo pensasse, s'ingannerebbe di molto. Il Signore mi voglia assistere, e si degni di suggerirmi quello che devo dire, affinché sia tutto a sua gloria! Amen.

4 - Non crediate, sorelle ed amiche mie, che le cose da raccomandarvi siano molte. Piaccia a Dio che osserviamo quello che i nostri santi Padri hanno ordinato e osservato. Essi divennero santi per questa strada: prenderne un'altra, sia per proprio che per altrui consiglio, si cadrebbe in errore. Mi fermerò a parlarvi di tre cose, ricavate dalle nostre stesse Costituzioni: intendere quanto importi osservarle, giova molto per godere di quella pace interna ed esterna che il Signore ci ha tanto raccomandato. La prima è l'amore che dobbiamo portarci vicendevolmente; la seconda il distacco dalle creature; la terza la vera umiltà, la quale, benché posta per ultimo, è prima ed abbraccia le altre.

5 - L'amore sincero che ci dobbiamo portare scambievolmente e di cui intendo parlarvi in primo luogo, è assai importante, perché non vi è nulla di così difficile che non si sopporti facilmente quando ci si ama: perché una cosa sia di peso, dev'essere veramente gravosa. Se nel mondo si osservasse questo comandamento come si dovrebbe, sarebbe molto facile, a mio avviso, osservare pure tutti gli altri; ma, ora peccando per eccesso ed ora per difetto, non si arriva mai a raggiungerne la perfezione. Parrebbe che tra noi l'eccesso non dovesse essere cattivo; eppure porta seco tanto male e tante imperfezioni da non poterlo credere se non da chi l'ha veduto. Qui il demonio tende ogni sorta d'insidie. Le coscienze che si contentano di servire Dio alla buona se ne accorgono appena, o riguardano quegli eccessi come atti di virtù, mentre quelle che tendono alla perfezione se ne fanno un conto esattissimo, perché vedono che a poco a poco la volontà s'indebolisce, sino a non poter più immergersi del tutto nell'amore di Dio.

6 - Credo che questo difetto si riscontri più fra le donne che fra gli uomini. E assai gravi sono i danni che ridondano nella comunità. Ne viene infatti che non si amino tutte egualmente, e che si sentano tutte le mancanze di attenzione di cui è vittima l'amica. Frattanto si desidera di aver sempre qualche cosa da regalarle, si cerca ogni motivo di parlare con lei: spesso per dirle che la si ama, ed altre simili sciocchezze, non già per parlarle dell'amore che si deve a Dio. E’ assai raro, infatti, che queste grandi amicizie siano ordinate ad infiammarsi vicendevolmente nell'amore di Dio! Anzi credo che siano suscitate dal demonio per creare partiti nelle religioni. Quando l'amore tende al servizio di Dio, lo si vede chiaramente perché la volontà, nonché lasciarsi dominare dalla passione, cerca ogni mezzo per vincere ogni passione.

7 - Amicizie di questo genere vorrei numerose nei grandi monasteri; ma qui, dove non siamo, né dobbiamo essere più di tredici, le sorelle devono amarsi tutte egualmente, essere amiche di tutte e aiutarsi a vicenda. Per sante che siano, io le scongiuro, per amore di Dio di guardarsi da ogni amicizia particolare, perché queste, nonché essere vantaggiose, sono un veleno anche tra fratelli. Se poi dovessero formarsi tra monache parenti, sarebbe assai peggio: una vera peste. Vi parrò forse esagerata, sorelle, ma credetemi: _la condotta che vi suggerisco è per la più alta perfezione, vi mantiene nella pace e toglie molte occasioni pericolose a coloro che non sono ben forti nella virtù. Non si può certo evitare che la volontà si senta portata più l’una che verso l’altra, è cosa naturale, e molte volte ci sentiremo portate verso le più imperfette, se dotate di maggiore attrattive. Ma resistiamo fortemente e guardiamoci dal lasciarcene sopraffare. Amiamo la virtù e i beni interiori, procurando attentamente di non far conto delle qualità esteriori.

8 - Non permettiamo mai, sorelle, che il nostro cuore si faccia schiavo di qualcuno, ma solo di Gesù che l’acquistò con il suo sangue, perché altrimenti ci troveremo così impigliate da non saperci più liberare. E quante piccinerie, Dio buono, ne sogliono allora venire! E così puerili, che per crederle e comprenderle bisogna averle vedute. Non è il caso di raccontarle: basti dire che se ciò è un male in tutte le altre, nella Superiora è una vera peste.

9 - Per impedire queste parzialità, occorre grande diligenza fin da quando cominciano a manifestarsi. ma si deve agire prudentemente, più con amore che con rigore. Rimedio utilissimo è che le sorelle non stiano insieme, e che non si parlino se non nelle ore stabilite, conformemente a quanto ora si pratica, seguendo il prescritto della Regola che ordina non di stare insieme, ma di rimanere ognuna nella propria cella. Lodevole è il costume di riunirsi a lavorare in una medesima sala, ma in S. Giuseppe non voglio che si segua, perché stando ognuna per conto suo, si osserva meglio il silenzio e ci si abitua alla solitudine, che è un'ottima disposizione per la preghiera. Siccome la preghiera dev'essere il fondamento di questa casa, è necessario far di tutto per affezionarci a quei mezzi che meglio la favoriscano.

10 - Ritorno all'amore che dobbiamo portarci scambievolmente. Indugiarmi nel raccomandarlo mi sembra fuor di luogo. Dov'è gente così barbara che non si amerebbe, trattando e vivendo sempre insieme, senza poter parlare, ricrearsi o aver relazione con altri? Quanto più voi che sapete pure come Dio ami ciascuna in particolare, e come ciascuna gli risponda in amore, giacché per amor suo avete tutto abbandonato? Inoltre, spero nella misericordia di Dio che mai in questa casa venga meno la virtù. E siccome la virtù si attira amore di per se stessa, non credo necessario indugiarne più a lungo.

11 - Ma come dev'essere questo amore reciproco? Cos'è l'amore virtuoso che io vorrei vedere tra voi? A quali segni potremo riconoscere di avere questa virtù sì eccellente, che con tanta premura il Signore ha raccomandato a tutti, specialmente ai suoi apostoli? Vorrei rispondervi brevemente conforme alla mia poca capacità, ma se trovate tutto e meglio spiegato in altri libri, non badate alle mie parole, perché forse non so neppur io quello che dico.

12 - L'amore di cui intendo parlare, è di due sorta: uno tutto spirituale, scevro d'ogni sensibilità o tenerezza naturale che ne appanni il candore; l'altro, anch'esso spirituale, ma frammisto a sensibilità e a debolezza, amor buono e lecito, come quello tra parenti ed amici, di cui ho già detto qualche cosa.

13 - Voglio ora intrattenervi su quell'amore spirituale in cui la passione non ha parte. Se vi entra la passione, l'armonia dell'anima ne rimane sconcertata. Perciò nelle nostre relazioni con le persone virtuose, specialmente con i confessori, dobbiamo agire con discrezione e prudenza. Se nel confessore doveste riscontrare qualche vana tendenza, abbiate tutto per sospetto, e benché le sue conversazioni siano sante, guardatevi dal tenerne, confessatevi brevemente e spicciatevi. Anzi, sarebbe meglio che ne preveniste la Priora, dicendole che l'anima vostra non si trova bene e che volete cambiar confessore: potendolo fare senza danno alla sua fama, sarebbe la cosa migliore.

14 - In questi ed altri simili casi in cui il demonio ci potrebbe ingannare, quando non si sa a che consiglio appigliarsi, il più sicuro è d'interrogare qualche dotto (cosa che, avendone bisogno, non vi sarà negata), confessarvi da lui e seguire il suo parere. Sì, bisogna por rimedio, ma agire senza prima consigliarsi, si possono commettere molti errori: e tanti infatti se ne commettono nel mondo per voler fare di propria testa, specie in rapporto agli interessi altrui. Importa dunque moltissimo cercar subito il rimedio, perché quando il demonio comincia ad attaccare da questa parte, non è solo per poco, a meno che non lo si volga subito in fuga. Perciò potendolo, è sempre meglio, come ho detto, parlare con un altro confessore, e spero nella bontà di Dio che lo possiate far sempre.

15 - Bramo che comprendiate quanto questo avviso sia importante, perché un tal confessore può essere assai pericoloso, una rovina, un inferno. Né si aspetti che il male sia cresciuto. Bisogna troncarlo sul principio, adoperandosi in tutti i modi possibili: lo potete fare in tutta buona coscienza. Spero che il Signore non vorrà mai permettere che religiose occupate in orazione continua si attacchino a un confessore che non sia un gran servo di Dio, perché allora bisogna credere o che non siano anime di orazione, o che non cerchino la perfezione a cui si tende in questa casa. Essendo come dovrebbero, se vedono che il confessore non comprende il loro linguaggio e non è portato a parlare di Dio, non gli si possono affezionare, perché non è come loro. Se poi è come loro, date le poche occasioni che qui si hanno d'intrattenersi, o egli, per durarla, è un gran semplicione, o sarà tanto avveduto da non volersi tirare addosso dei fastidi e procurarne anche a serve di Dio.

16 - Giacché ho cominciato a parlare di questo male, che, come ho detto, è uno dei più gravi che il demonio possa fare a un monastero, dirò anche che lo si viene a conoscere molto tardi, per cui la perfezione può sparire da un monastero senza che se ne sappia il motivo. Quel confessore, infatti, per comunicare alle sue penitenti lo spirito di mondanità di cui è infetto, considera le loro mancanze come cose da nulla. Che Dio ci liberi da tanta disgrazia per Quegli che è! Basterebbe questo per gettar lo scompiglio in tutte le monache. Infatti la loro coscienza dice il contrario del confessore, ed essendo costrette ad andar solo da lui, non sanno più cosa fare, né come mettersi in pace. colpa di colui che invece di quietarle e correggerle, le mette in maggiore orgasmo. Afflizioni di questo genere devono abbondare in certi luoghi, e io ne ho una grande compassione. Perciò non meravigliatevi se mi do premura di mostrarvene il pericolo.

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