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Nostra Signora del Carmelo

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sabato 3 luglio 2010

MANRICO MARINOZZI E LA MADONNA NERA DI LORETO


MANRICO MARINOZZI, LA MADONNA NERA DI LORETO, SANTA TERESA DEL BAMBINO GESU' E SAN GIUSEPPE MOSCATI: ovvero, come nella vita passata, presente e futura ci siano fili conduttori che uniscono il Cielo con le creature. Li ho visti come segni  chiari del Signore che vanno letti e collegati, attraverso la Sua Santa Madre. Un po' di cultura sacra, artistica e carmelitana, una miscellanea di informazioni che si collegano tra loro. Ho scelto un dipinto di Marinozzi, la Cascata, perché mi pare che ben rappresenti i doni del Signore, che cadano a profusione nella nostra vita, e rinfrescano la nostra Fede, la Conoscenza, l'Amore!!! Buona lettura!

Scultore e pittore eccelso, Manrico si è formato praticamente da solo, all’interno della rinomata bottega artigiana « Marinozzi », avviata agli inizi del secolo scorso dal padre Remo e poi brillantemente condotta con i fratelli Riccardo,Mario, Riccardo e Remo junior.
Fin da fanciullo Manrico Marinozzi ha mostrato una naturale vocazione per le arti. Non ancora ventenne scopre la scultura e realizza opere di straordinaria euritmia plastica.Si dedica poi alla pittura con risultati sorprendenti. Attratto dal maestri del passato, si specializza nei dipinti ad imitazione dell’antico (il ‘500, ‘600, i fiamminghi, i veneziani e autori come il Guardi, il Magnasco, il romantico Corot) ma con una sua cifra, una sua personale originalità. Mentre dialoga con il passato, apre orizzonti nuovi alla sua pittura con soluzioni innovative, tanto da essere indicato come il precursore della Pittura Colta e del Nuovo Romanticismo. Il suo studio di Pollenza è stato per decenni un punto di riferimento ideale per tanti artisti, come l’amico Fabio Failla, cantore della Roma metafisica, e il maceratese Ubaldo Bartolini, uno degli esponenti più apprezzati della nuova generazione.
Tanto umile, quanto geniale, Marinozzi ha operato nell’intimità del suo studio,
dispensando una serie mirabile di paesaggi, nature morte, fiori e figure, sempre sospese in perfetto equilibrio tra la visione classicistica e l’ideazione nostalgica, tra la chiarezza razionale e l’emozione lirica.
Manrico è stato un autentico maestro anche nei settori del restauro, dell’intaglio e dell’intarsio. Sotto la sua sapiente guida si sono formate schiere di artigiani restauratori tuttora operanti sul territorio. 
Questa una breve biografia dell'artista, che collego volentieri alla Santa Casa di Nazaret, che si trova nell'interno del Santuario di Loreto.

All'interno della Basilica è custodita la Santa Casa di Nazaret, dove, secondo la tradizione devozionale, la Vergine Maria ricevette l'Annunciazione.
La "casa della Madonna" era formata da tre pareti addossate ad una grotta scavata nella roccia (che si trova nella Basilica dell'Annunciazione a Nazaret). La tradizione popolare racconta che nella notte tra il 9 ed il 10 dicembre del 1294 le pietre della casa di Nazaret vennero trasportate in volo dagli angeli. In realtà, alcuni studi e dei documenti ritrovati hanno confermato che il trasporto avvenne per mare su navi crociate. Infatti, dopo la cacciata dei cristiani dalla Terra Santa da parte dei musulmani, un esponente della famiglia Angeli, regnanti dell'Epiro, si interessò di salvare la Santa Casa dalla sicura rovina, che fu, dunque, trasportata prima a Tersatto, nell’odierna Croazia, nel 1291 e poi a Loreto il 10 dicembre 1294.
Gli studi effettuati sulle pietre della Santa Casa ne confermerebbero l'origine palestinese, esse sono lavorate secondo la tecnica usata dai Nabatei, un popolo confinante con gli ebrei, molto usata anche in Palestina. Sulle pietre vi sono numerosi graffiti simili a quelli giudeo-cristiani del II-V secolo ritrovati in Terra Santa, in particolare a Nazaret. Inoltre i raffronti tecnici e architettonici dimostrano che le tre pareti si connettono perfettamente alla grotta custodita a Nazaret.

Il santuario

Il santuario fu costruito per proteggere la Santa Casa, su iniziativa del vescovo di Recanati, Nicolò delle Aste nel 1469, e fu concluso nel 1587 Il campanile fu disegnato da Luigi Vanvitelli e fu costruito nel 1755.
L'interno è a croce latina a tre navate. Il battistero in bronzo di Tiburzio Vergelli si trova nella navata sinistra. Sulla volta vi sono dipinti di Pomarancio. Sotto la cupola, opera di Giuliano da Sangallo, si trova la Santa Casa. All'interno della Santa Casa si trova la statua della Vergine Lauretana.
Il rivestimento marmoreo, all'esterno, è stato progettato da Donato Bramante. Peculiari sono i due solchi paralleli che si trovano sulla base, causati dai pellegrini che, per secoli, hanno percorso in ginocchio il perimetro del rivestimento.
Fra le cappelle e le sacrestie, sono notevoli: la Sacrestia di S. Giovanni o del Signorelli per gli affreschi di Luca Signorelli, e l'ancor più famosa Sacrestia di San Marco o del Melozzo per i meravigliosi affreschi, recentemente restaurati, di Melozzo da Forlì: desta meraviglia la capacità di questo pittore di produrre effetti "tridimensionali", da vero maestro della prospettiva.



La Madonna Nera

La Madonna di Loreto, detta anche Madonna Nera o Vergine Lauretana, è la statua venerata nella Santa Casa e copia della stessa è stata scolpita da Manrico Marinozzi, su ordinazione del Vescovo Ferdinando Cento, per il Duomo di Acireale, che era compaesano dello scultore. La sua particolarità è il volto scuro, comune alle icone più antiche, dovuto al fumo delle lampade ad olio e delle candele. La statua più antica, risaltente al XIV secolo, fu distrutta in un incendio nel 1921: quella attuale risale al 1922, opera di Leopoldo Celani, è in legno di cedro del Libano.

Una pellegrina d'eccezione, allora ancora sconosciuta, era passata per Loreto: una giovane francese di Normandia, di 14 anni, Teresa Martin, che divenuta poi carmelitana, sarà la futura Santa Teresa di Gesù Bambino, 1873-1897). Il suo viaggio in Italia, insieme a un numeroso gruppo di pellegrini suoi connazionali, prevedeva appunto una tappa a Loreto (il 13 novembre 1887), e qui Teresa rimase incantata dalla santità del luogo, dalla bellezza della regione e dalla semplicità e schiettezza della gente marchigiana, come lasciò scritto nella sua "Storia di un'anima":

"Io non sono affatto sorpresa che la S. Vergine abbia scelto questa regione per trasportarvi la sua casa benedetta, la pace, la gioia, la potertà vi regnano sovrane. Tutto è semplice e genuino, le donne hanno conservato il loro grazioso costume italiano e non hanno, come quelle delle altre città, adottato la "moda di Parigi", davvero devo dire che Loreto mi ha incantata!".

Un altro futuro Santo era venuto pellegrino a Loreto con la sua famiglia in anni ancora più recenti: San Giuseppe Moscati (1880-1927) il medico santo di Napoli. La famiglia Moscati, infatti, abitò ad Ancona dal 1881 ai primi mesi del 1884, città non lontana da Loreto. E' il primo biografo di Moscati, Mons. Ercolano Marini, Arcivescovo di Amalfi, che parla di questo pellegrinaggio familiare alla "Santa Casa" lauretana, basandosi sulla testimonianza di Nina, sorella del santo. Così scrive Mons. Marini:

"In questo periodo di tempo si poté  effettuare un desiderio, vivamente nutrito.Il magistrato Moscati con i suoi si recò in devoto pellegrinaggio alla vicina Loreto, sul colle del Lauro del meraviglioso Piceno, in cui gli Angeli portarono nel \294 la Santa Casa di Nazaret, quella Casa che era stata il Santuario dell'Incarnazione del Verbo, e che, abitata dalla più santa delle Famiglie, anche adesso possiede un'attrattiva mirabile, unica al mondo. [...] La famiglia Moscati, con venerazione profonda, vi adempì gli atti di pietà cristiana, riportandone così imperituro ricordo. Giuseppe, benché allora contasse poco più di tre anni, con soavità negli anni maturi, spesso ripensava alla visita della Santa Casa Nazarena, in cui per l'Incarnazione del Verbo, la creazione ebbe il Primogenito, la Chiesa il Re, il mondo il suo Salvatore.

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