AFORISMA

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(Rita Levi Montalcini)

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Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

martedì 11 maggio 2010

TEMPIO DI DIO

Mi pare la giusta spiegazione di quanto ho scritto riguardo la ricerca del Signore in Terra Santa. L'ho letta stasera, dal blog "Il Carmelo Oggi", parte di una lectio di Padre Mario Bianchi. Là, dove parlo di essere noi stessi il Tempio dello Spirito, trovo una  concomitanza di pensiero. La scarsa conoscenza dell'esegesi, mi porta ad esprimermi con parole mie, semplici e senza alcun riferimento ai passi evangelici. Li ricordo, ma non li so collocare nel contesto di quanto scrivo. La prova che lo Spirito Santo viene sempre in soccorso, è quanto riporto sotto!! Grazie Mario e scusa se ho "rubato" parte della tua lectio, ma rimando il lettore al blog dell'Eremo http://carmelooggi.blogspot.com/ dove può leggere e meditare dal testo integrale.
 Se uno mi ama, osserverà la mia parola
Gesù mostra che la fede non nasce da una evidenza, da una cogenza alla quale non ci si può non consegnare: nemmeno la resurrezione lo è! Non esiste un miracolo capace di “costringere” alla conversione. La fede – questo è il bello della fede – è un atto di amore, un atto della libertà che si apre all’incontro-conoscenza con l’altro generando comunione. Non è un “aderire a un’idea” o peggio a “una dottrina” e men che meno una “costrizione”. La fede è un fidarsi-affidarsi che nasce dall’amore che si fa storia comune. In questa risposta Gesù unisce fede-speranza-carità come dimensione profonde della relazione tra l’uomo e Gesù (e, a partire del suo amore per noi che precede e rende possibile il nostro, tra i discepoli cfr 13,34ss).
Il punto di partenza quindi è l’appropriazione personale della sua parola: questo è l’Amore secondo Giovanni. Amare Gesù è vivere della sua Parola al punto da non poterne più fare a meno, se non un sentirsi “morire dentro”. Osservare i comandamenti (v. 15) e osservare la sua parola non hanno niente a che fare per Gesù (e Giovanni!) con “l’osservanza materiale di precetti” ma indicano un rapporto vitale con la parola (logos-dabar) che produce comunione, condivisioni di vite e sequela…
Il manifestarsi di Gesù è un manifestarsi possibile solo a coloro che “gli si fanno suoi”, che accettano di farsi suoi… per questo chi non lo ama, “non può” vivere della sua parola e quindi “non lo può” conoscere (il binomio “conoscere-amare” e “non conoscere-odiare” è fondamentale in tutto il Vangelo di Gv fin dalle sue prime battute nel Prologo cfr anche oltre ai capitoli 13-17 ad esempio il c. 10 sul rapporto d’amore – conoscenza reciproca – tra le pecore e il pastore)…

L’amore per il logos di Gesù è l’amore per Gesù, Logos del Padre, e quindi è nello stesso tempo amore per il Padre… Amore che è dono dello Spirito d’amore tra il Padre e il Figlio e i figli.



Per questo, questo amore, questo vivere della sua parola, è comunione col Padre e col Figlio che si fa presenza concreta, dimora reciproca, reciproco dimorare l’uno nell’altro, reciproca inabitazione, con-vivenza sponsale (cfr il segno-simbolo – sacramentum – del matrimonio) di reciproca conoscenza…
E questo è lo Spirito, Amore tra il Padre e il Figlio e i figli, che alimenta e si alimenta del nostro reciproco vivere l’uno dell’altro, degli uni negli altri, degli uni per gli altri… per questo lo Spirito ricorda e insegna l’amore-parola di Gesù che è Gesù stesso perché Gesù è la sua parola in quanto è tutto in tutto quello che fa e che dice… Il ricordare dello Spirito allora non può essere nel senso biblicistico di riportare a memoria qualcosa che si è dimenticato (es una citazione biblica) o di rivivere la nostalgia di un tempo passato (es il periodo storico di Gesù o di un’epoca “d’oro” della Chiesa), ma un riportare a reciproca presenza, un ripresentare l’uno all’altro il volto dell’uno e dell’altro, per rivitalizzare, vivificare, mantenere in vita l’amore dell’uno per l’altro, il vivere dell’uno con l’altro. Questo “ricordare” dello Spirito, fa dello Spirito il paraclito per l’uomo, cioè consolatore (testimone alla coscienza credente della promessa del Padre che si attua nella storia, e per questo dà forza e coraggio, esorta e spinge all’azione nella storia) e in Dio è colui che intercede per noi con gemiti inesprimibili. Questo significa il ricordare la parola di Gesù: rivivere alla presenza nostra e del Padre l’azione liberante del Cristo…

Tempio di Dio
Questo è il dono più grande, che fa del discepolo il luogo della comunione con Dio, il luogo della presenza di Dio vivente, tempio vivente del Dio vivente.

Per questo il discepolo non può che rallegrarsi del fatto che il Signore vada al Padre, perché solo così la sua presenza diventa definitiva. Perché il suo ritornare col Padre diventi presenza tangibile nel dono dello Spirito per la vita di ogni uomo di ogni luogo e di ogni tempo, senza più i limiti sensibili della dimensione spazio-temporale.

Questa presenza, questa inabitazione reciproca di Dio nell’uomo e dell’uomo in Dio, attuata dall’amore alla sua parola, fa dell’uomo un creatura nuova, autentico «sacramento di Cristo» (M. Magrassi, Vivere la chiesa, 113).

 La “Gerusalemme celeste” (con tutto quello che nella simbolica dell’Antico e Nuovo Testamento rappresenta), lungi dall’essere allora una realtà da contrapporre alla “Gerusalemme terrestre” è quella dimensione già ora presente nella storia in coloro che vivono della parola dell’Agnello… e diventano comunione e tempio della presenza di Dio in mezzo a noi. Siamo ben lontani dalla contrapposizione agostiniana.
E come domenica scorsa ci ricordava il Vangelo (Gv 13,35: Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri), il discepolo non è colui che appartiene a questa o quella istituzione ecclesiale o religiosa, ma è colui che vive di questo amore lasciandosi abitare dall’amore di Cristo, che è, ci ricorda il Vangelo di oggi, amore alla sua parola, al suo logos, al suo dabar. Perché la sua parola ha in sé la capacità di rendersi “amabile” in quanto ci rivela (ricorda) il volto del Padre nel volto del Figlio per l’azione dello Spirito.

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