AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

giovedì 23 giugno 2016

Primo Premio al concorso Straordinario "Poesia e Immagine"

Domenica 19 giugno 2016 si è svolta la premiazione relativa al concorso straordinario di poesia e prosa indetto da Hostaria delle Immagini, di Cortemaggiore (PC).

La coordinatrice, Prof. Carla Maffini, mi aveva comunicato che avevo vinto il primo premio con "Un racconto che doveva restare segreto"  relativo ai  400 anni dalla morte di Shakespeare e Cervantes, e che il diploma e premio me lo avrebbe spedito per posta. 
Oggi è arrivato! Desidero condividere con voi la gioia di questo momento!




E ora eccovi il mio racconto:

Un incontro che doveva restare segreto
(A 400 anni dalla morte di Shakespeare e di Cervantes.)

Prologo: presentazione dei due protagonisti

William Shakespeare

Dalle migliori fonti disponibili è possibile affermare che William Shakespeare sia nato a Stratford-upon-Avon nell’aprile del 1564. Nel 1582, all'età di soli 18 anni,  sposò Anne Hathaway, meno giovane di lui. Si è concordi nel ritenere che, nell'anno 1590, William abbia scritto la maggior parte dei suoi sonetti. Quello fu, infatti, un periodo prolifico, in cui le sue opere riscossero un enorme interesse e altrettante polemiche.
Anche i più ortodossi degli studiosi ritengono che Shakespeare, dalla natia Stratford si sia mosso ben poco, girando solo con una compagnia di attori, senza mai lasciare il suolo inglese. Però i dettagli dei luoghi dove sono ambientate le sue opere, appaiono troppo reali e veri, come se lo scrittore li avesse visti da vicino. A tale affermazione replicano dicendo che Shakespeare avesse udito i racconti di mercanti e viaggiatori provenienti dall'Italia, introducendo precise indicazioni nei suoi scritti.
Questo però sembra assurdo, poiché troppo precise sono le narrazioni: la chiesetta di Giulietta, l'osteria della "Bisbetica", la casa di Shylock. In effetti, lo scrittore ha descritto alla perfezione alcuni luoghi e tragitti di Milano, Venezia, Padova, Verona, tali da stuzzicare la curiosità di un avvocato californiano che, come un detective, ha seguito tutti gli itinerari italiani delle opere di Shakespeare.
L'avvocato, deceduto nel 2010, asseriva che c'erano troppi particolari che gli facevano credere della presenza dell'autore qui in Italia. A tal proposito aveva scritto anche un libro interessantissimo, dopo anni di studi, che è stato pubblicato dalla figlia dopo la morte del padre. Nulla si sa di certo. Un mistero che a quattro secoli dalla scomparsa del grande scrittore, il 23 aprile 1616, non è ancora stato risolto.

Miguel de Cervantes Saavedra
 (Alcalá de Henares, 29 settembre 1547 - Madrid, 22 aprile 1616) è stato uno scrittore, romanziere, poeta, drammaturgo e militare spagnolo.

Firma autografa di Cervantes
È universalmente noto per essere l'autore del romanzo Don Chisciotte della Mancia, uno dei capolavori della letteratura mondiale di ogni tempo. In quest'opera, pubblicata in due volumi nel 1605 e nel 1615, l'autore prende di mira con l'arma della satira e dell'ironia i romanzi cavallereschi e la società del suo tempo; contrapponendo all'allampanato cavaliere, che immerso in una perenne insoddisfazione insegue un sogno esaltato e maniaco di avventure e di gloria, la figura del suo pingue ed umanissimo scudiero, incapace d'innalzarsi al di sopra della piatta realtà.
La sua influenza sulla letteratura spagnola è stata tale che lo spagnolo è stato definito come la lingua di Cervantes ed a lui è stato dedicato l'Istituto di lingua e cultura spagnola.
Nel 1570 Cervantes si sposta in Italia per evitare la condanna al taglio della mano destra e a dieci anni d'esilio perché accusato di aver ferito un certo Antonio de Segura. In Italia è prima cortigiano, anche presso la corte degli Acquaviva, nel Ducato di Atri in Abruzzo. E’ stato in altre località italiane, prima di rimpatriare in Spagna.

I due scrittori sono entrambi scomparsi a distanza di un solo giorno: Cervantes il 22 aprile 1616 e Shakespeare il giorno dopo, 23 aprile.

Possiamo credere che si siano incontrati sul suolo italico? Forse è possibile o, molto più probabilmente no.  Mi piace però immaginarlo e quindi ho pensato a un fantomatico incontro, durante il quale si è svolto un dialogo, servendomi di brani o aforismi tratti dai loro scritti. E di che trattano gli uomini tra loro se non delle donne, di amore, e anche della vita e della sua inevitabile fine?

UN INCONTRO (che doveva restare segreto)


Verona, 10 maggio 1587.

Davanti all’Osteria della “Bisbetica”, uno spagnolo quarantenne, e un ragazzo inglese poco più che ventenne, s’incontrano per un fortuito caso del destino. Con un leggero inchino del capo, si salutano:

-       Buenos dias, caballero!”

-       Good afternoon…Sir?

-       Mi nombre es Miguel, Miguel de Cervantes Saavedra y usted  como se llama?
                             
-       My name is William Shakespeare, Dialoghiamo pure in italiano, conosco un poco questo idioma e immagino che anche voi lo pratichiate.

-       Ovviamente! Vivo in questo Paese da alcuni anni, anche se la mia patria è la Spagna.

-       Che fate di bello nella vita?

-       Cinque anni fa ho scritto e pubblicato “La Galatea”, ed ora ho in progetto di scrivere “El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha”, che però è ancora in alto mare, chissà quando riuscirò a scriverlo e a pubblicarlo…  e compongo poesie, purtroppo ora sono esiliato in Italia. E voi?

-       Mi sto documentando per scrivere la storia del contrastato amore  tra una certa Giulietta e un tale Romeo. Sa, sono un drammaturgo.

-       Allora siamo entrambi amanti della scrittura! E’ un vero piacere avervi incontrato.

-       Ho scritto diverse opere, e moltissimi sonetti, Vuole che ve ne reciti uno, che ho dedicato alla mia adorata moglie?

-       Sono in ascolto - Rispose Cervantes, mettendo una mano all’orecchio, mentre entrano nell’osteria, si accomodano a un tavolaccio, e ordinano la specialità della casa e un buon bicchiere di Soave.


-       Si tratta del Sonetto 22
Non mi convincerà lo specchio ch'io sia vecchio,
fin quando tu e giovinezza avrete gli stessi anni;
ma quando vedrò il tuo volto solcato dalle rughe,
allora m'aspetto che morte termini i miei giorni.
Infatti, tutto il decoro di tua bellezza
non è che luminosa veste del mio cuore
che vive nel tuo petto, come il tuo nel mio:
e allora come potrei essere di te più vecchio?
Perciò, amore mio, abbi di te gran cura,
come anch'io farò, non per me, ma per tuo bene,
custodendo il tuo cuore teneramente,
come nutrice col suo bimbo, che non gli incolga male.
Non contare sul tuo cuore quando il mio sia spento;
tu me lo donasti non per averlo indietro.

-       Molto avvincente, toccante direi. Vi rispondo con versi miei.
Se le sue glorie Amore vede costose
Ha la ragione ed il suo traffico è giusto.
Ché non ci sono gioie più preziose
Di quelle valutate dal suo gusto.
Ed  è cosa evidente
Che non val ciò che poco costa o niente.

-       Ah, l’amore! Un amore crollato, ricostruito, cresce forte, leggiadro, grande più di prima!

-       Dagli occhi delle donne derivo la mia dottrina: essi brillano ancora del vero fuoco di Prometeo sono i libri, le arti, le accademie, che mostrano, contengono e nutrono il mondo.

-       La donna è di vetro, quindi non si deve far la prova se si possa rompere o no.

-       Più dolce sarebbe la morte se il mio sguardo avesse come ultimo orizzonte il suo volto e se così fosse…mille volte vorrei nascere per mille volte ancor morire.

-       Siete proprio innamorato di vostra moglie! Lo desumo dal tono accalorato della vostra voce e dalle parole colme di passione.

-       C’è una storia nella vita di tutti gli uomini.

-       Il sangue si eredita, ma la virtù si acquista, e la virtù vale di per sé quel che il sangue non vale.
-       E’, la reputazione, una veste effimera e convenzionale, guadagnata spesso senza merito e perduta senza colpa.

-       Scriverò, almeno credo, nel mio romanzo “Don Chisciotte”: “Sappi, o Sancho, che un uomo non è da più di altro uomo, quando non fa più di un altro “. Ed è quanto penso realmente. Sir William, ve lo assicuro, porterò di voi un buon ricordo.

-       Sii fedele a te stesso da che deve seguire, come la notte al giorno, che tu non potrai esser falso con nessuno.
 Bisogna guardarsi bene dal concepire un’opinione molto buona delle persone di nuova conoscenza; altrimenti nella maggior parte dei casi si rimarrà delusi con proprio scorno o magari danno.

-       Trenta monaci e il loro abate non possono far ragliare un asino contro la sua volontà, Siate sereno, quest’asino non resterà deluso nell’aver fatto la vostra conoscenza, tutt’altro! Vi considero già un ottimo amico.


E William, sornione, lo rimbecca:

-       E chi muore senza portare nella tomba almeno una pedata ricevuta in dono da qualche vecchio amico?

 Al che Miguel risponde:

-       Orbene, a tutto c’è rimedio meno che alla morte, sotto il giogo della quale tutti si deve passare, per quanto, quando la vita finisce, ci dispiaccia.

Svelto William ribatte:
-       Vi prego di non raccontare a nessuno di questo nostro incontro. Dovrà, se si verrà a sapere in futuro, sorprendere i posteri.

-       E Miguel:

-       Due volte sciocco è colui che, svelando un segreto ad un altro, gli chiede caldamente di non farne parola con nessuno.
Stringendo calorosamente la mano a Cervantes, Shakespeare si accomiata dal nuovo amico:
-       In nulla mi considero felice se non nel ricordarmi dei miei buoni amici.

-       Carissimo William, I nostri peggiori nemici, e quelli con cui dobbiamo combattere più di tutti, sono dentro di noi. Noi siamo fuori e quindi amici. Buona fortuna e felice ritorno alla vostra Albione.

-       Auguro a voi di tornare finalmente in patria, nella vostra amata Spagna.

I due uomini, divenuti amici, si stringono la mano, e con un cenno d’intesa, un dito sulle labbra per tacere del loro segreto incontro, si dirigono verso opposte direzioni.

Danila Oppio

Nota: le parti in corsivo sono aforismi, pensieri o citazioni dei due grandi      
           Personaggi letterari

lunedì 20 giugno 2016

Elisabetta della Santissima Trinità presto santa!

Concistoro Ordinario Pubblico per il voto su alcune cause di Canonizzazione, 20.06.2016 


Questa mattina, alle ore 10, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Francesco ha presieduto la celebrazione dell’Ora Terza e il Concistoro Ordinario Pubblico per la Canonizzazione dei Beati:
- Salomone Leclercq (al secolo: Guglielmo Nicola Ludovico), dei Fratelli delle Scuole Cristiane, martire;
- Manuel González García, vescovo di Palencia, fondatore dell’Unione Eucaristica Riparatrice e della Congregazione delle Suore Missionarie Eucaristiche di Nazareth;
- Lodovico Pavoni, sacerdote, fondatore della Congregazione dei Figli di Maria Immacolata;
- Alfonso Maria Fusco, sacerdote, fondatore della Congregazione delle Suore di San Giovanni Battista;
- Elisabetta della Santissima Trinità (al secolo: Elisabetta Catez), monaca professa dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi.

Il Papa ha decretato che i suddetti Beati siano iscritti nell’Albo dei Santi domenica 16 ottobre 2016.

Elisabetta bambina


Elisabetta monaca Carmelitana

ELEVAZIONE ALLA SANTISSIMA TRINITA’

"Mio Dio, Trinità che adoro,
aiutami a dimenticarmi completamente, per fissarmi in Te,
immobile e tranquilla, come se la mia anima fosse già nell'eternità.
Nulla possa turbare la mia pace, né farmi uscire da Te, o mio Immutabile,
ma che ogni istante m'immerga sempre più nella profondità del tuo mistero.
Pacifica la mia anima, rendila tuo cielo, tua dimora prediletta e luogo del tuo riposo.
Che non ti ci lasci mai solo, ma che io sia tutta là, completamente desta nella mia fede,
tutta adorante, tutta consegnata alla tua azione creatrice.
O mio Cristo amato, crocifisso per amore,
vorrei essere una sposa per il tuo Cuore.
vorrei coprirti di gloria, vorrei amarti... fino a morirne!
Ma sento la mia impotenza e ti chiedo di "rivestirmi di te",
di identificare la mia anima a tutti i movimenti della tua anima,
di sommergermi, di invadermi, di sostituirti a me,
affinché la mia vita non sia che un'irradiazione della tua Vita.
Vieni in me come Adoratore, come Riparatore e come Salvatore.
O Verbo eterno, Parola del mio Dio,
voglio passare la mia vita ad ascoltarti,
voglio rendermi perfettamente docile per imparare tutto da Te.
Poi, attraverso tutte le notti, tutti i vuoti, tutte le impotenze,
voglio fissare sempre Te e rimanere sotto la tua grande luce.
O mio Astro amato,
affascinami perché non possa più uscire dalla tua irradiazione.
O Fuoco consumante, Spirito d'amore, "discendi in me",
affinché si faccia nella mia anima come una incarnazione del Verbo:
che io sia per Lui un'aggiunta di umanità
nella quale Egli rinnovi tutto il suo mistero.
E Tu, o Padre, chinati sulla tua povera piccola creatura,
"coprila della tua ombra",
non vedere in lei che il "Diletto nel quale hai posto
tutte le tue compiacenze".
O miei Tre, mio Tutto, mia Beatitudine,
Solitudine infinita, Immensità in cui mi perdo,
mi consegno a voi come una preda.
Seppellitevi in me perché io mi seppellisca in Voi,
in attesa di venire a contemplare
nella vostra luce l'abisso delle vostre grandezze". 

domenica 19 giugno 2016

Quando le prediche non fanno dormire (Don Mazzanti)

 QUANDO LE PREDICHE NON FANNO DORMIRE

(Citazioni da Don Giuseppe Mazzanti,1879-1954)


   Sono un convinto assertore che le prediche vadano soprattutto ascoltate. Una loro lettura ti priva del tono della voce, della gestualità dell’oratore e dell’atmosfera che si crea nell’uditorio. Il tempo però crea inesorabilmente dei fossati e diventa perciò necessario leggerle.
  
Premetto di essere un pessimo ascoltatore, in quanto quasi tutti mi fanno sempre dormire. Una predica per me sinceramente resta il miglior ...sonnifero! L’unico a tenermi sveglio è S. Agostino, ma a leggerlo però in latino: ti costringe talmente a pensare che il sonno se ne va e la gioia per l’approfondimento acquisito non ti fa rimpiangere il riposo perduto.
  
Ho sotto gli occhi la grafia nitida, seppur a volte da miniaturista, del Canonico imolese Don Giuseppe Mazzanti, mentre stendeva queste istruzioni spirituali per le Piccole Suore di S. Teresa da lui fondate nel 1923 insieme a Madre Maria Zanelli. Dubito che le sue Suore potessero addormentarsi tanto erano frequenti nel corso della conversazione i suoi dardi pieni di saggezza e spiritualità. Queste istruzioncine sono attualmente catalogate sotto la voce di PAZIENZA, pur facendo naturalmente riferimento ad altre virtù.
  
Ho provato a farne una cernita per costituire un TESORETTO SPIRITUALE da portarmi sempre dietro

1° LA PAZIENZA: nome che si trova sulle bocche di tutti, ma nelle opere di pochi. Tutti desiderano gli amplessi di questa virtù, ma appena si sentono da essi accarezzati tosto si ritirano. Sono amplessi di un prezzo troppo caro (LA PAZIENZA, pagina 1)

☆

2° Col nome di pazienza si desta in noi il pensiero di sacrificio. L’una è sposata all’altro. Non vi è pazienza senza sacrificio. Il sacrificio senza pazienza non conta nulla. Tutti abbiamo delle croci, ma non tutti sappiamo portarle ((LA PAZIENZA, pagina 2)

☆

3° L’anima innocente tribolata e paziente è come il giglio tra le spine. Il giglio quantunque punto dalle spine conserva il suo candore, la sua bellezza e il suo profumo (LA PAZIENZA, pagina 3).
  
☆

4° La Pazienza è come un’arpa le cui corde sono le tribolazioni: queste corde modulano un inno a Dio. Chi si lascia abbattere spezza la sua arpa (S. Agostino) (LA PAZIENZA, pagina 3).
☆

5° Il Cielo si acquista con la moneta della pazienza (LA PAZIENZA, pagina 3).
 
6° Non si è spose di Cristo glorioso se non si è prima spose di Cristo crocifisso. Non si arriva sul Tabor se non dopo il Calvario. Non si può pretendere la corona d’oro senza aver portata quella di spine. Abbiate pazienza con tutti, sempre, in ogni genere di croci, con voi stesse, coi demoni, sempre in tutta la linea (LA PAZIENZA, pagina 3).

☆


7° La verginità si mantiene nel sacrificio. Togliete il sacrificio dalla verginità e questa agonizza, muore (LA PAZIENZA, pagina 9).
  
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8° Se la sposa deve formare un cuor solo con lo sposo, la vergine che è la sposa del Crocifisso deve avere la sete del Sacrificio e deliziarsi in mezzo agli olocausti (LA PAZIENZA, pagina 13).
  
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9° La purità verginale è come un cristallo, il quale rotto che sia non sarà mai più intero. E’ una perdita che non si può calcolare; soltanto con la castità prolungata si potrà alquanto scemare. Anzi mediante la castità (non più verginale s’intende) si può pareggiare ed anche superare quel merito che non è più possibile nella verginità. Quanti infatti hanno in cielo più meriti di tanti vergini!    S. Maria Maddalena, S. Margherita da Cortona, S. Pelagia ecc. (LA PAZIENZA, pagina 14)

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10° Parlare di obbedienza ai nostri giorni e parlarne in mezzo al mondo è lo stesso che parlare di servitù e di umiliazione. Le conquiste del pensiero, l’esplicazione sempre più larga dei diritti confinano questa virtù in un cantuccio della società, molto remoto, e la si riguarda come vecchiume di altri tempi (LA PAZIENZA, pagina 17).

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11° Copritevi pure di virtù finché volete, fatevi vedere sante, ma se non siete capaci di tutto soffrire e di camminare sotto la direzione dell’obbedienza le vostre virtù non contano nulla e la vostra santità non vi porta in paradiso (LA PAZIENZA, pagina 17 e 18).
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12° Pensate che per una famiglia religiosa la questione dell’obbedienza è questione di vita o di morte (LA PAZIENZA, pagina 18).
  
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13° L’obbedienza è una virtù che cerca di soggiogare la volontà dell’uomo, quindi la più difficile per la pratica, perché nulla tanto costa all’uomo quanto rinunziare alla propria volontà (LA PAZIENZA, pagina 18).

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14° In forza del peccato di origine noi tutti nasciamo col desiderio ardente di far sempre a nostro modo. Il bambino ancora nelle fasce la prima parola che pronunzia è un voglio unito a quei sì e a quei no sonori e secchi, che h sempre in bocca a seconda dei suoi capricci (LA PAZIENZA, pagina 19).

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15° Per obbedire bisogna sacrificarsi. Quando offriamo a Dio le ricchezze, gli onori, i piaceri, gli offriamo quello che è suo, ma quando gli facciamo sacrificio della nostra volontà, noi gli doniamo tutto ciò che è nostro. Più dell’obbedienza non si può offrire cosa maggiore a Dio. Quando gli abbiamo dato la nostra libertà, il nostro libero arbitrio che cosa ci resta a dargli? Nulla. E’ per questo che l’obbedienza è la virtù più difficile da praticarsi e nel tempo stesso è la virtù sovrana, quella che le comprende tutte e tutte le suppone (LA PAZIENZA, pagina 19).

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16° Basta l’obbedienza a farci santi (LA PAZIENZA, pagina 19).

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17° L’obbedienza è una parola che non si trova nel dizionario di tante anime, che pretendono salire le più alte cime della perfezione senza farsi sgabello dell’obbedienza (LA PAZIENZA, pagina 19).

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20° Quando in un’anima non c’è l’obbedienza, abbiamo tanto in mano per concludere che non c’è santità. E potrebbe darsi santità senza Dio? (LA PAZIENZA, pagina 20).
☆

21° Gesù Cristo che è il Maestro dei Santi protestava di essere venuto al mondo per fare la volontà del Padre suo. Può darsi che si trovi un’altra via che conduca alla santità all’infuori di quella indicata da Gesù? (LA PAZIENZA, pagina 20)

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22° S. Teresa era solita a dire che se tutti gli angeli del cielo si fossero uniti a darle un consiglio opposto a quelli dei suoi superiori, o dei suoi confessori, non li avrebbe ascoltati e ciò unicamente per eseguire il volere di Dio espressole per mezzo di quelli che nel mondo ne fanno le veci (LA PAZIENZA, pagina 20).

☆

23° La monaca disubbidiente è come una canna d’organo stonata che rompe la bella armonia formata dalle altre (LA PAZIENZA, pagina 21).
   
☆

24° Dove c’è disunione, non c’è pace, ma guerra. Vi sono momenti poi, circostanze in cui guai se mancasse l’ubbidienza! Ognuna vuol la carica che più le piace; si borbotta, si mormora, si grida, si piange da ogni lato e in mezzo a queste scene che sono l’immolazione del voto di ubbidienza, il demonio esulta e le basi del convento crollano (LA PAZIENZA, pagina 21).
  
☆

25° Dio non benedirà mai una comunità dove la virtù dell’obbedienza non è tenuta in trono, non è ossequiata come merita dalle vergini di Cristo (LA PAZIENZA, pagina 21).

☆

26°L’ubbidienza è’ la via più spedita per il cielo. Nell’inferno brucia soltanto la cattiva volontà propria; togliete di mezzo questa cattiva volontà e l’inferno non sarà per voi. Così S. Bernardo.
(LA PAZIENZA, pagina 27).

☆

27° Se l’attaccamento alle ricchezze rovina i secolari, come potrà non rovinare le persone religiose? Dio non entra in quel cuore che è pieno dei beni di quaggiù perché non trova luogo per alzarvi il suo trono (LA PAZIENZA, pagina 29).
 
☆

28°La povertà è una vera ricchezza perché è la via più spedita per giungere alla vita eterna. Le altre strade sono infestate da mille ladri, quella della povertà è libera (LA PAZIENZA, pagina 32).

☆

29°  Sopra le rovine del mondo, sulle miserie umane, su tutte le frenesie del secolo la croce s’innalza come un faro per il naufrago, come una madre che allarga il seno per raccogliere ogni pianto, ogni dolore, ogni perdono (LA PAZIENZA, pagina 38).

☆

30°  Essendo la croce un tesoro così grande, l’unica via per andare al Cielo, noi dobbiamo stringerci alle nostre croci e baciarle (LA PAZIENZA, pagina 39).

☆

31°Le croci ci vengono da Dio. Fin dall’eternità ha prevedute e preparate a ciascuno le sue. Chi l’ha in un modo chi in un altro, ma tutti le abbiamo per essere conformi a Cristo e salvarci (LA PAZIENZA, pagina 39).

☆

32°Quel cristiano che non vuol portare la Croce è una contraddizione, quella suora che la rifiuta è un’indegna. Siamo figli, siamo sudditi di un re crocifisso (LA PAZIENZA, pagina 39).

☆

33°Dio è Padrone del Regno celeste. Ha stabilito che nessuno vi entri che per la via dei patimenti. Non c‘è da obiettare: o si porta la croce, o si rinunzia al cielo (LA PAZIENZA, pagina 39).

☆

34°Tutti i santi per giungere alla felicità presero questa via. Il Tabor fu un luogo di passaggio; sul Calvario invece rizzarono le loro tende, quivi vissero e morirono (LA PAZIENZA, pagina 39 e 40).

35°Abbiamo con noi le passioni, che se non sono frenate ci sacrificano e ci mandano in rovina. O noi incateniamo la carne, o la carne incatena noi (LA PAZIENZA, pagina 40).

☆

36°Le gioie che scaturiscono dalle croci: sembra questa una contraddizione, ma non lo è che in apparenza. Se nel patire non s’incontrasse il godere, non si spiegherebbe come i santi divenissero quasi pazzi per la brama dei sacrifizi (LA PAZIENZA, pagina 42).

☆


37°Le croci innalzano l’uomo al di sopra del mondo. Sottomesso alla prova colloca i suoi affetti e le sue speranze in Cielo. Come l’aquila librandosi nelle regioni più alte dell’atmosfera ha in disprezzo le basse valli della terra, e vede dall’alto gli umani eventi e si ride degli uragani e delle rovine (LA PAZIENZA, pagina 42 e 43)..

☆

38°Come l’arca di Noè che tanto più s’innalzava quanto più crescevano le acque del diluvio, così l’anima grande, dolce e rassegnata si eleva a misura che le onde della tribolazione le crescono attorno gonfie ed impetuose (LA PAZIENZA, pagina 43).

☆

39°Il mondo per non essere fulminato da Dio ha bisogno di creature sante che con i loro olocausti giungano a spegnere il fuoco dell’ira divina (LA PAZIENZA, pagina 43).

☆

40°Gesù vi  dà la sua pace perché il suo cuore è tabernacolo di pace, perché la pace è l’eredità che egli lascia alle sue vergini e a tutti quelli che lo amano (LA PAZIENZA, pagina 44).

☆

41°C’è chi gode pace purché niente succeda loro in contrario e tutto vada secondo i loro desideri, ma se si stuzzicano un po’, se loro succede qualche cosa di spiacevole, perdono subito la pace. E’ dunque una pace riposta negli altri e non nell’anima propria (LA PAZIENZA, pagina 52).

☆

42°Non bisogna badare né a quello che dicono gli altri, né alle loro lodi, né alle loro calunnie, ma andare avanti occupati sempre nella mente e nel cuore da pensieri di pace. Così questa cara virtù ci accompagnerà sulla terra, ci stamperà in fronte un bacio d’amore sul letto delle agonie e c’introdurrà nei cieli ove l’avremo in eterno nostra alleata (LA PAZIENZA, pagina 52).

DON GIUSEPPE MAZZANTI 
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(Ferrara 11-5-2016), Padre Nicola Galeno, ocd

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Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi