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Nostra Signora del Carmelo

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domenica 19 giugno 2016

Quando le prediche non fanno dormire (Don Mazzanti)

 QUANDO LE PREDICHE NON FANNO DORMIRE

(Citazioni da Don Giuseppe Mazzanti,1879-1954)


   Sono un convinto assertore che le prediche vadano soprattutto ascoltate. Una loro lettura ti priva del tono della voce, della gestualità dell’oratore e dell’atmosfera che si crea nell’uditorio. Il tempo però crea inesorabilmente dei fossati e diventa perciò necessario leggerle.
  
Premetto di essere un pessimo ascoltatore, in quanto quasi tutti mi fanno sempre dormire. Una predica per me sinceramente resta il miglior ...sonnifero! L’unico a tenermi sveglio è S. Agostino, ma a leggerlo però in latino: ti costringe talmente a pensare che il sonno se ne va e la gioia per l’approfondimento acquisito non ti fa rimpiangere il riposo perduto.
  
Ho sotto gli occhi la grafia nitida, seppur a volte da miniaturista, del Canonico imolese Don Giuseppe Mazzanti, mentre stendeva queste istruzioni spirituali per le Piccole Suore di S. Teresa da lui fondate nel 1923 insieme a Madre Maria Zanelli. Dubito che le sue Suore potessero addormentarsi tanto erano frequenti nel corso della conversazione i suoi dardi pieni di saggezza e spiritualità. Queste istruzioncine sono attualmente catalogate sotto la voce di PAZIENZA, pur facendo naturalmente riferimento ad altre virtù.
  
Ho provato a farne una cernita per costituire un TESORETTO SPIRITUALE da portarmi sempre dietro

1° LA PAZIENZA: nome che si trova sulle bocche di tutti, ma nelle opere di pochi. Tutti desiderano gli amplessi di questa virtù, ma appena si sentono da essi accarezzati tosto si ritirano. Sono amplessi di un prezzo troppo caro (LA PAZIENZA, pagina 1)


2° Col nome di pazienza si desta in noi il pensiero di sacrificio. L’una è sposata all’altro. Non vi è pazienza senza sacrificio. Il sacrificio senza pazienza non conta nulla. Tutti abbiamo delle croci, ma non tutti sappiamo portarle ((LA PAZIENZA, pagina 2)


L’anima innocente tribolata e paziente è come il giglio tra le spine. Il giglio quantunque punto dalle spine conserva il suo candore, la sua bellezza e il suo profumo (LA PAZIENZA, pagina 3).
  

La Pazienza è come un’arpa le cui corde sono le tribolazioni: queste corde modulano un inno a Dio. Chi si lascia abbattere spezza la sua arpa (S. Agostino) (LA PAZIENZA, pagina 3).

Il Cielo si acquista con la moneta della pazienza (LA PAZIENZA, pagina 3).
 
Non si è spose di Cristo glorioso se non si è prima spose di Cristo crocifisso. Non si arriva sul Tabor se non dopo il Calvario. Non si può pretendere la corona d’oro senza aver portata quella di spine. Abbiate pazienza con tutti, sempre, in ogni genere di croci, con voi stesse, coi demoni, sempre in tutta la linea (LA PAZIENZA, pagina 3).



La verginità si mantiene nel sacrificio. Togliete il sacrificio dalla verginità e questa agonizza, muore (LA PAZIENZA, pagina 9).
  

8° Se la sposa deve formare un cuor solo con lo sposo, la vergine che è la sposa del Crocifisso deve avere la sete del Sacrificio e deliziarsi in mezzo agli olocausti (LA PAZIENZA, pagina 13).
  

La purità verginale è come un cristallo, il quale rotto che sia non sarà mai più intero. E’ una perdita che non si può calcolare; soltanto con la castità prolungata si potrà alquanto scemare. Anzi mediante la castità (non più verginale s’intende) si può pareggiare ed anche superare quel merito che non è più possibile nella verginità. Quanti infatti hanno in cielo più meriti di tanti vergini!    S. Maria Maddalena, S. Margherita da Cortona, S. Pelagia ecc. (LA PAZIENZA, pagina 14)


10° Parlare di obbedienza ai nostri giorni e parlarne in mezzo al mondo è lo stesso che parlare di servitù e di umiliazione. Le conquiste del pensiero, l’esplicazione sempre più larga dei diritti confinano questa virtù in un cantuccio della società, molto remoto, e la si riguarda come vecchiume di altri tempi (LA PAZIENZA, pagina 17).


11° Copritevi pure di virtù finché volete, fatevi vedere sante, ma se non siete capaci di tutto soffrire e di camminare sotto la direzione dell’obbedienza le vostre virtù non contano nulla e la vostra santità non vi porta in paradiso (LA PAZIENZA, pagina 17 e 18).

12° Pensate che per una famiglia religiosa la questione dell’obbedienza è questione di vita o di morte (LA PAZIENZA, pagina 18).
  

13° L’obbedienza è una virtù che cerca di soggiogare la volontà dell’uomo, quindi la più difficile per la pratica, perché nulla tanto costa all’uomo quanto rinunziare alla propria volontà (LA PAZIENZA, pagina 18).


14° In forza del peccato di origine noi tutti nasciamo col desiderio ardente di far sempre a nostro modo. Il bambino ancora nelle fasce la prima parola che pronunzia è un voglio unito a quei e a quei no sonori e secchi, che h sempre in bocca a seconda dei suoi capricci (LA PAZIENZA, pagina 19).


15° Per obbedire bisogna sacrificarsi. Quando offriamo a Dio le ricchezze, gli onori, i piaceri, gli offriamo quello che è suo, ma quando gli facciamo sacrificio della nostra volontà, noi gli doniamo tutto ciò che è nostro. Più dell’obbedienza non si può offrire cosa maggiore a Dio. Quando gli abbiamo dato la nostra libertà, il nostro libero arbitrio che cosa ci resta a dargli? Nulla. E’ per questo che l’obbedienza è la virtù più difficile da praticarsi e nel tempo stesso è la virtù sovrana, quella che le comprende tutte e tutte le suppone (LA PAZIENZA, pagina 19).


16° Basta l’obbedienza a farci santi (LA PAZIENZA, pagina 19).


17° L’obbedienza è una parola che non si trova nel dizionario di tante anime, che pretendono salire le più alte cime della perfezione senza farsi sgabello dell’obbedienza (LA PAZIENZA, pagina 19).


20° Quando in un’anima non c’è l’obbedienza, abbiamo tanto in mano per concludere che non c’è santità. E potrebbe darsi santità senza Dio? (LA PAZIENZA, pagina 20).

21° Gesù Cristo che è il Maestro dei Santi protestava di essere venuto al mondo per fare la volontà del Padre suo. Può darsi che si trovi un’altra via che conduca alla santità all’infuori di quella indicata da Gesù? (LA PAZIENZA, pagina 20)


22° S. Teresa era solita a dire che se tutti gli angeli del cielo si fossero uniti a darle un consiglio opposto a quelli dei suoi superiori, o dei suoi confessori, non li avrebbe ascoltati e ciò unicamente per eseguire il volere di Dio espressole per mezzo di quelli che nel mondo ne fanno le veci (LA PAZIENZA, pagina 20).


23° La monaca disubbidiente è come una canna d’organo stonata che rompe la bella armonia formata dalle altre (LA PAZIENZA, pagina 21).
   

24° Dove c’è disunione, non c’è pace, ma guerra. Vi sono momenti poi, circostanze in cui guai se mancasse l’ubbidienza! Ognuna vuol la carica che più le piace; si borbotta, si mormora, si grida, si piange da ogni lato e in mezzo a queste scene che sono l’immolazione del voto di ubbidienza, il demonio esulta e le basi del convento crollano (LA PAZIENZA, pagina 21).
  

25° Dio non benedirà mai una comunità dove la virtù dell’obbedienza non è tenuta in trono, non è ossequiata come merita dalle vergini di Cristo (LA PAZIENZA, pagina 21).


26°L’ubbidienza è’ la via più spedita per il cielo. Nell’inferno brucia soltanto la cattiva volontà propria; togliete di mezzo questa cattiva volontà e l’inferno non sarà per voi. Così S. Bernardo.
(LA PAZIENZA, pagina 27).


27° Se l’attaccamento alle ricchezze rovina i secolari, come potrà non rovinare le persone religiose? Dio non entra in quel cuore che è pieno dei beni di quaggiù perché non trova luogo per alzarvi il suo trono (LA PAZIENZA, pagina 29).
 

28°La povertà è una vera ricchezza perché è la via più spedita per giungere alla vita eterna. Le altre strade sono infestate da mille ladri, quella della povertà è libera (LA PAZIENZA, pagina 32).


29°  Sopra le rovine del mondo, sulle miserie umane, su tutte le frenesie del secolo la croce s’innalza come un faro per il naufrago, come una madre che allarga il seno per raccogliere ogni pianto, ogni dolore, ogni perdono (LA PAZIENZA, pagina 38).


30°  Essendo la croce un tesoro così grande, l’unica via per andare al Cielo, noi dobbiamo stringerci alle nostre croci e baciarle (LA PAZIENZA, pagina 39).


31°Le croci ci vengono da Dio. Fin dall’eternità ha prevedute e preparate a ciascuno le sue. Chi l’ha in un modo chi in un altro, ma tutti le abbiamo per essere conformi a Cristo e salvarci (LA PAZIENZA, pagina 39).


32°Quel cristiano che non vuol portare la Croce è una contraddizione, quella suora che la rifiuta è un’indegna. Siamo figli, siamo sudditi di un re crocifisso (LA PAZIENZA, pagina 39).


33°Dio è Padrone del Regno celeste. Ha stabilito che nessuno vi entri che per la via dei patimenti. Non c‘è da obiettare: o si porta la croce, o si rinunzia al cielo (LA PAZIENZA, pagina 39).


34°Tutti i santi per giungere alla felicità presero questa via. Il Tabor fu un luogo di passaggio; sul Calvario invece rizzarono le loro tende, quivi vissero e morirono (LA PAZIENZA, pagina 39 e 40).

35°Abbiamo con noi le passioni, che se non sono frenate ci sacrificano e ci mandano in rovina. O noi incateniamo la carne, o la carne incatena noi (LA PAZIENZA, pagina 40).


36°Le gioie che scaturiscono dalle croci: sembra questa una contraddizione, ma non lo è che in apparenza. Se nel patire non s’incontrasse il godere, non si spiegherebbe come i santi divenissero quasi pazzi per la brama dei sacrifizi (LA PAZIENZA, pagina 42).



37°Le croci innalzano l’uomo al di sopra del mondo. Sottomesso alla prova colloca i suoi affetti e le sue speranze in Cielo. Come l’aquila librandosi nelle regioni più alte dell’atmosfera ha in disprezzo le basse valli della terra, e vede dall’alto gli umani eventi e si ride degli uragani e delle rovine (LA PAZIENZA, pagina 42 e 43)..


38°Come l’arca di Noè che tanto più s’innalzava quanto più crescevano le acque del diluvio, così l’anima grande, dolce e rassegnata si eleva a misura che le onde della tribolazione le crescono attorno gonfie ed impetuose (LA PAZIENZA, pagina 43).


39°Il mondo per non essere fulminato da Dio ha bisogno di creature sante che con i loro olocausti giungano a spegnere il fuoco dell’ira divina (LA PAZIENZA, pagina 43).


40°Gesù vi  dà la sua pace perché il suo cuore è tabernacolo di pace, perché la pace è l’eredità che egli lascia alle sue vergini e a tutti quelli che lo amano (LA PAZIENZA, pagina 44).


41°C’è chi gode pace purché niente succeda loro in contrario e tutto vada secondo i loro desideri, ma se si stuzzicano un po’, se loro succede qualche cosa di spiacevole, perdono subito la pace. E’ dunque una pace riposta negli altri e non nell’anima propria (LA PAZIENZA, pagina 52).


42°Non bisogna badare né a quello che dicono gli altri, né alle loro lodi, né alle loro calunnie, ma andare avanti occupati sempre nella mente e nel cuore da pensieri di pace. Così questa cara virtù ci accompagnerà sulla terra, ci stamperà in fronte un bacio d’amore sul letto delle agonie e c’introdurrà nei cieli ove l’avremo in eterno nostra alleata (LA PAZIENZA, pagina 52).

DON GIUSEPPE MAZZANTI 
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(Ferrara 11-5-2016), Padre Nicola Galeno, ocd

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