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Nostra Signora del Carmelo

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colei che ci ha donato lo scapolare

domenica 17 ottobre 2021

Un percorso tra testi Biblici e Coranici di Danila Oppio

 



Un percorso tra testi Biblici e Coranici

Rapimento di Elia (Testo CEI 2008)

Quando il Signore stava per far salire al cielo in un turbine Elia, questi partì da Gàlgala con Eliseo. Elia gli disse: «Rimani qui, perché il Signore mi manda al Giordano». Egli rispose: «Per la vita del Signore e per la tua tessa vita, non ti lascerò». E procedettero insieme.

Cinquanta uomini, tra i figli dei profeti, li seguirono e si fermarono di fronte, a distanza; loro due si fermarono al Giordano. Elia prese il suo mantello, l'arrotolò e percosse le acque, che si divisero di qua e di là; loro due passarono sull'asciutto. Appena furono passati, Elia disse a Eliseo: «Domanda che cosa io debba fare per te, prima che sia portato via da te». Eliseo rispose: «Due terzi del tuo spirito siano in me». Egli soggiunse: «Tu pretendi una cosa difficile! Sia per te così, se mi vedrai quando sarò portato via da te; altrimenti non avverrà». Mentre continuavano a camminare conversando, ecco un carro di fuoco e cavalli di fuoco si interposero fra loro due. Elia salì nel turbine verso il cielo. Eliseo guardava e gridava: «Padre mio, padre mio, carro d'Israele e suoi destrieri!». E non lo vide più. Allora afferrò le proprie vesti e le lacerò in due pezzi. Quindi raccolse il mantello, che era caduto a Elia, e tornò indietro, fermandosi sulla riva del Giordano.

Prese il mantello, che era caduto a Elia, e percosse le acque, dicendo: «Dov'è il Signore, Dio di Elia?». Quando anch'egli ebbe percosso le acque, queste si divisero di qua e di là, ed Eliseo le attraversò.

Di questo, che nella Bibbia è definito CARRO DI FUOCO, molte sono state le congetture, tra queste qualcuno sostiene che si trattasse di un veicolo interspaziale, proveniente da altri pianeti più progrediti. Lasciamolo credere, poiché appare abbastanza improbabile che con un carro di fuoco con cavalli altrettanto infuocati, sia possibile portare un essere umano e mantenerlo in vita. Il fuoco, si sa, brucia la materia. Però è anche vero che a Dio tutto è possibile.

Nei Testi Antichi, si leggono storie come questa o quella di Giona nel ventre della balena.

Sono persuasa che siano semplici allegorie, ma ho voluto anticipare Elia e il carro di fuoco, perché pare che in questo modo sia salito presso Dio, ed Eliseo che spartì le acque, assomiglia alla storia di Mosè cui fu concesso di dividere le acque del Mar Rosso. 

Chiaro che entrambi i casi sono allegorie per dimostrare che Dio tutto può fare. Elia che sale in cielo su un carro di fuoco, assomiglia alla risurrezione di Cristo, che, secondo gli scritti dei vangeli, il terzo giorno dopo la deposizione nel sepolcro Gesù risorse (I giorno: venerdì, morte e deposizione; III giorno: domenica, resurrezione). I vangeli canonici non descrivono direttamente l'evento, che non ha avuto testimoni diretti, ma solo la testimonianza della scoperta della sua tomba vuota e le successive apparizioni di Gesù alle discepole e agli apostoli. La scoperta avvenne all'alba del giorno dopo il sabato, cioè domenica mattina, quando Maria Maddalena - sola o con altre donne, secondo il resoconto evangelico - si recò al sepolcro. 

Nessuno quindi fu diretto testimone della risurrezione e Ascensione al cielo di Gesù. E a tale proposito, come immagine del Signore, darei la preferenza al Cristo Risorto, che rappresenta il vero simbolo, l’eternità delle anime, o alla Divina Misericordia, poiché entrambe le immagini offrono serenità, mentre la croce dimostra la cattiveria umana. Forse per questa ragione Mohammad sostiene che Cristo non è morto in croce.

Parto da questo concetto, e proseguo nel trattare della morte di Cristo e della Sua Risurrezione. Bisogna possedere un’immensa fede, nel credere che una persona umana, com’era Gesù, nato da una donna, possa risuscitare dai morti. La fede in un Dio immenso, onnipotente, lo permette. Altro motivo perché il Corano non accetta la morte di Gesù e preferisce sostenere che Lui è salito a Cielo, senza passare attraverso il dolore atroce della condanna. 

Vorrei però entrare nella Storia, senza tener conto, per il momento, di qualsiasi credo religioso.

Sto leggendo un paio di libri scritti da autori islamici moderati. E in un punto particolare, sono rimasta un po’ sconcertata.

“La nostra religione insegna a onorare tutti i Profeti che sono venuti prima di Muhammad (pbsl), sigla di Pace e Benedizione su di Lui, un'eulogia che accompagna ogni menzione del nome di Maometto da parte dei musulmani di lingua italiana.

E specialmente Gesù, che è stato citato nel Corano in 93 versetti  distribuiti in quindici Sûre, mentre c’è addirittura un capitolo (Sura XIX, Maryam) intitolato proprio a sua madre, la vergine Maria. In questa Sura si afferma la venuta di Gesù senza padre, attraverso lo Spirito Santo. Noi musulmani crediamo molto in Gesù e, secondo il Corano, Gesù non è stato crocifisso, ma Dio lo ha assunto in Cielo.

“Li abbiamo maledetti per via della loro miscredenza e perché dissero contro Maria calunnia immensa, e dissero: “abbiamo ucciso Gesù il Messia figlio di Maria, il Messaggero di Allah!”. “Invece non l’hanno ucciso né crocifisso, ma così parve loro. Coloro che sono in discordia a questo proposito, restano nel dubbio: non hanno altra scienza e non seguono altro che la congettura. Per certo non l’hanno ucciso, ma Allah l’ha elevato fino a Sé” (Sura IV, le donne, vv.156-158) e continua il testo:

È assolutamente proibito per noi parlare male e diminuire la personalità di Gesù, anzi, dobbiamo mettere prima del nome Gesù (così come per gli altri Profeti) una parola che significa “signore o maestro” e poi dobbiamo sempre esprimere un saluto di pace (la pace sia con lui).

I musulmani non accettano la bestemmia di Dio, di Gesù Cristo e di sua Madre, come ho appreso è, invece, molto in uso in Italia”. 

Mi fermo qui, perché è questo punto che mi ha suscitato alcune domande. Intanto è vero che i cristiani disamorati di Dio, bestemmiano a piena bocca. Non posso dare torto a Zahoor Zargar che non è certo l’ultimo arrivato.


Ma una domanda desidero porgliela: Muḥammad - Fondatore della religione e dello stato musulmano, è nato alla Mecca fra il 570 e il 580 d. C., morto a Medina il lunedì 8 giugno 632.

In base alle date che racchiudono la sua esistenza terrena, rilevo che è nato e vissuto circa 600 anni dopo Cristo. Come fa a sostenere che Gesù non è morto sulla croce? Quali prove adduce?

Da basi storiche, non solo tenendo conto dei Vangeli, Gesù è realmente morto in croce.

Prendo ad esempio proprio il Vangelo di Giovanni, che all’epoca era molto giovane, e quindi testimone credibile, poiché visse di persona quella terribile esperienza, e Maria fu affidata al ragazzo, perché se ne prendesse cura.

La crocifissione

Essi allora presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio, detto in ebraico Golgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall'altra, e Gesù nel mezzo.  Pilato compose anche l'iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei».  Molti Giudei lessero questa iscrizione perché il luogo dove fu posto sulla croce Gesù, era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I sommi sacerdoti dissero allora a Pilato: «Non scrivere: il re dei Giudei, ma che egli ha detto: Io sono il re dei Giudei».  Rispose Pilato: «Ciò che ho scritto, ho scritto».

La divisione dei vestiti

 I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la tunica. Ora quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d'un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca. Così si adempiva la Scrittura:

Si son divise tra loro le mie vesti

e sulla mia tunica han gettato la sorte.

Gesù e sua madre

E i soldati fecero proprio così.

Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala.  Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!».  Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.

La morte di Gesù

Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: «Ho sete».  Vi era lì un vaso pieno d'aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca.  E dopo aver ricevuto l'aceto, Gesù disse: «Tutto è compiuto!». E, chinato il capo, spirò.

Il colpo di lancia

Era il giorno della Preparazione e i Giudei, perché i corpi non rimanessero in croce durante il sabato (era un giorno solenne quel sabato), chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe e fossero portati via.  Vennero dunque i soldati e spezzano le gambe al primo e poi all'altro che era insieme con lui.  Venuti però da Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati lo colpì al fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera e egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo, infatti, avvenne perché si adempisse la Scrittura: Non gli sarà spezzato alcun osso.  E un altro passo della Scrittura dice ancora: Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto. (dal Vangelo di Giovanni).

Una mia considerazione a proposito di quanto sostiene Muhammad è che mi piacerebbe proprio credere che Gesù non sia morto in croce tra inaudite sofferenze, purtroppo invece era la prassi di quel tempo, il tipo di condanna a morte. Inoltre Ponzio Pilato, che era, dopo Valerio Grato, il quinto prefetto della Giudea, su nomina di Seiano e in carica tra gli anni 26 e 36; è famoso per il ruolo che svolse nella passione di Gesù, secondo quanto testimoniano i vangeli, in quanto fu giudice del processo di Gesù.

Penso e ne sono persuasa, che se il fatto non fosse accaduto, i romani avrebbero contestato quanto scritto nei vangeli, negando che Gesù fosse stato condannato a morte. 

I testi di autori non cristiani su Gesù sono parte delle fonti utilizzate nella ricerca sulla storicità di Gesù: si tratta di testi di autori greci, romani ed ebrei in gran parte risalenti al II secolo.

Le fonti antiche non cristiane sono in generale meno numerose e dettagliate dei testi cristiani su Gesù, ma consentono al tempo stesso di attingere a risorse indipendenti e di documentare l'atteggiamento dei contemporanei verso la vita di Gesù. 

L'avvertimento riportato da Giustino

Il filosofo cristiano Giustino (100-162/168), nel Dialogo col giudeo Trifone, riporta un avvertimento che sarebbe stato inviato dagli ebrei della Terra d'Israele a quelli della diaspora.

«È sorta un'eresia senza Dio e senza Legge da un certo Gesù, impostore Galileo; dopo che noi lo avevamo crocifisso, i suoi discepoli lo trafugarono nottetempo dalla tomba ove lo si era sepolto dopo averlo calato dalla croce, ed ingannano gli uomini dicendo che sia risorto dai morti ed asceso al cielo»

Ritengo che sia la seconda parte di questo testo ad aver dato adito a Muhammad (l’amato) la convinzione che Gesù non sia mai morto sulla croce. Ma la prima parte afferma che Cristo è stato realmente crocifisso, dalla dichiarazione stessa degli ebrei che lo hanno condannato a morte. Si sono forse confusi con Barabba? Ne spiego il possibile motivo.

GESÙ  E BARABBA: SONO LA STESSA PERSONA? L’interrogativo può apparire un po’ forte, e senz’altro lo è per chi non ha adeguatamente approfondito la conoscenza delle sacre scritture, con specifico riguardo ai testi evangelici.

Eppure, sulla “lezione” Gesù Barabba esiste una vasta letteratura la quale conferma che durante il processo al cospetto di Ponzio Pilato si trovavano due personaggi: il primo Yeoshua Barabba (Gesù Barabba) ed il secondo Yeoshua Bar-Abba (Gesù Bar-Abba).

Che significato ha questa distinzione e cosa indicano questi nomi? Barabba è al contempo un nome proprio di persona oppure un titolo che significa Figlio Del Padre (da Bar=Figlio ed Abba=Padre) Nella letteratura ebraica il suffisso Barabba è considerato un patronimico (ovvero un suffisso che indica la paternità di una persona). La stessa cosa che notiamo nel suffisso (patronimico) Yoshua Bar-Yoseph (Gesù figlio di Giuseppe) o, più in generale in Yeoshua Bar-Abba (Gesù Figlio del Padre, inteso come Dio). Peraltro, nella cultura ebraica (anche contemporanea) il nome “Dio” non può essere né trascritto né pronunciato.

In Matteo 27,16-27, il copista scrive “Avevano allora un noto carcerato, di nome Barabba. Essendo dunque radunati, Pilato domandò loro: «Chi volete che vi liberi, Barabba o Gesù detto il Cristo?” .

Alcuni manoscritti tra cui il Codice Q, f1, il 700 e alcuni codici già noti ad Origene, menzionano Barabba sotto la denominazione di Gesù Barabba. Secondo eminenti studiosi la lezione Gesù Barabba è quella genuina per le seguenti ragioni illustrate dalla prof. C. Mazzucco.

L’espressione originaria usata in Matteo 27, 16-17 pertanto è:

“Avevano allora un noto carcerato, di nome Gesù Barabba. 

Essendo dunque radunati, Pilato domandò loro: «Chi volete che vi liberi, Gesù Barabba o Gesù Bar-Abba?

“Le traduzioni normalmente omettono in entrambi i casi “Gesù”. Qui è evidente che la forma “Gesù Barabba” costituisce una lectio difficilior: a  nessun copista sarebbe venuto in mente di aggiungere “Gesù” se non lo avesse trovato  nel testo. Può apparire scandaloso che Barabba si chiami anche Gesù. Per questo fu cancellato nella grande maggioranza dei manoscritti”. Commenta anche A. Mello: “‘Gesù Barabba’ è lezione conservata solamente da una piccola famiglia di manoscritti,  ma ha un’alta probabilità di essere quella originaria, poiché più difficile.

La lezione Gesù-Barabba era già nota a Origene, il quale la esclude per il motivo (di carattere religioso) che nessun peccatore può portare il nome di Gesù: i copisti devono aver fatto altrettanto, per gli stessi motivi reverenziali (l‘evangelo  di Matteo è l’unico in cui la variante si sia conservata).

Dunque, per Matteo, l’alternativa  di Pilato è molto netta: ‘Chi volete che vi rilasci: Gesù Barabba o Gesù Figlio Del Padre (Bar-Abba)?‘ (v. 17). Matteo non colora Barabba a tinte fosche, come Mc 15,7 (un sedizioso, un rivoltoso, un omicida): dice solo che era ‘famoso‘, e l’aggettivo non  comporta un giudizio negativo. Si tratta di scegliere tra due ‘Gesù’ […], uno dei quali  è ‘chiamato Figlio Del Padre': tutto il peso della scelta consiste in questo riconoscimento messianico” . 

Questa indagine ermeneutica può condurre all’interpretazione per cui Gesù Barabba e Gesù Bar-Abba siano la stessa persona. Uno sdoppiamento che ha consentito alla patristica di adeguare la dottrina ad una lettura (e trasmissione) del codice evangelico consona ai riferimenti culturali e religiosi del IV secolo.

Lo sdoppiamento sembra ispirarsi alla pratica dei sacrifici ebraici: il giorno dell’Espiazione il Sommo Sacerdote prendeva due capri (da qui l’espressione di “capro espiatorio”) e svolgeva la cerimonia nel seguente modo: metteva le mani sulla testa dei due agnelli e dopo aver confessato i peccati del popolo accollandoli alle due bestie, mentre uno lo sgozzava per purificare col suo sangue il Tempio, l’altro lo cacciava nel deserto perché si portasse dietro le colpe degli uomini. (mi sembra che in questo contesto, si ripeta quanto accaduto ai due figli di Abramo: Isacco figlio di Sara, rimane accanto al padre, Ismaele, figlio di Agar, fu cacciato con la madre nel deserto. Uno fu benedetto, poiché visse in famiglia, il secondo ebbe una sorte ben diversa: I due capri”. Da Ismaele uscì una tribù che portò dei cambiamenti o meglio,una scissione tra gli ebrei.

Il Cristianesimo, impossessatosi di questo concetto di remissione dei peccati attraverso il sacrificio dell’agnello, lo trasferì in Gesù Bar-abba (Figlio del Padre Celeste) presentandocelo come colui che aveva versato il proprio sangue per riscattare i peccati degli uomini di cui si era fatto portatore rilasciando il suo omonimo e doppione che si sarebbe portato dietro la sua vera pelle di lupo, quella di chi fu condannato.

Potrebbe essere anche questa una spiegazione per tanta confusione ai tempi di chi ha scritto il Quran.

Teniamo presente che gli ebrei usavano lo Shemà Israel, che qui riporto nella versione abbreviata:

Ascolta Israele il Signore è nostro Dio. Il Signore è uno. Benedetto il Suo nome glorioso per sempre. ... E metterai queste parole che Io (cioè Dio) ti comando oggi, nel tuo cuore, e le insegnerai ai tuoi figli, pronunciandole quando riposi in casa, quando cammini per la strada, quando ti addormenti e quando ti alzi.

Risulta chiaro che, parecchie migliaia di anni fa, la conoscenza della scrittura e della lettura apparteneva ai pochi, e quindi trasmettevano a voce gli insegnamenti da una generazione ad un’altra. Da quel che leggo, anche ai tempi di Muhammad, quel che il Profeta disse fu messo per iscritto, a distanza di tempo, dai suoi seguaci. Mi pare di capire che, come i Vangeli, il Corano è stato composto alcuni tempi dopo la morte del Profeta. 

Per questo sono persuasa che il Vangelo di Giovanni sia il più attendibile, poiché il giovane fu testimone presente nella vita di Gesù e alla sua morte.

Nei libri di Zargar, leggo anche che il Profeta, dal punto di vista scientifico, contesta la Genesi delle Scritture ebraiche che, nella Creazione, appaiono in questa successione biblica:

Primo racconto della creazione

[1]In principio Dio creò il cielo e la terra.

[2]Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.

[3]Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu. 

[4]Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre 

[5]e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno.

[6]Dio disse: «Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque».

[7]Dio fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto il firmamento, dalle acque, che son sopra il firmamento. E così avvenne. 

[8]Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno.

[9]Dio disse: «Le acque che sono sotto il cielo, si raccolgano in un solo luogo e appaia l'asciutto». E così avvenne.

 [10]Dio chiamò l'asciutto terra e la massa delle acque mare. E Dio vide che era cosa buona. 

[11]E Dio disse: «La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che facciano sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la sua specie». E così avvenne: 

[12]la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie. Dio vide che era cosa buona. 

[13]E fu sera e fu mattina: terzo giorno.

[14]Dio disse: «Ci siano luci nel firmamento del cielo, per distinguere il giorno dalla notte; servano da segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni 

[15]e servano da luci nel firmamento del cielo per illuminare la terra». E così avvenne: 

[16]Dio fece le due luci grandi, la luce maggiore per regolare il giorno e la luce minore per regolare la notte, e le stelle. 

[17]Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra

 [18]e per regolare giorno e notte e per separare la luce dalle tenebre. E Dio vide che era cosa buona. 

19]E fu sera e fu mattina: quarto giorno.

[20]Dio disse: «Le acque brulichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra, davanti al firmamento del cielo».

 [21]Dio creò i grandi mostri marini e tutti gli esseri viventi che guizzano e brulicano nelle acque, secondo la loro specie, e tutti gli uccelli alati secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona. 

22]Dio li benedisse: «Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari; gli uccelli si moltiplichino sulla terra». 

[23]E fu sera e fu mattina: quinto giorno.

[24]Dio disse: «La terra produca esseri viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e bestie selvatiche secondo la loro specie». E così avvenne:

 [25]Dio fece le bestie selvatiche secondo la loro specie e il bestiame secondo la propria specie e tutti i rettili del suolo secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona. 

[26]E Dio disse: «Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra».

La scienza si dissocia dal primo punto: In principio Dio creò il cielo e la terra. Sappiamo che in principio ci fu il caos, o brodo primordiale dal quale si staccarono grossi frammenti, come le stelle e il sole, che è la nostra stella dalla quale si è staccato il nostro pianeta e la luna. 

[2]Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. 

Appare certo, dal punto di vista scientifico, che la terra era già illuminata dal sole e dalla luna, ma forse una massa gassosa impediva che la luce trapelasse al suolo. Vero è che, poiché la Creazione fu opera del Creatore, il Suo spirito aleggiava sulla Terra, nel senso che la creazione era in continua evoluzione. Insomma, la successione della Creazione non è esattamente com’è stata raccontata nella Genesi. Invece nel Corano la parte scientifica prevale sul fantasioso racconto Biblico, da quanto ho appreso leggendo i libri che ho citato. Sappiamo, dal punto di vista scientifico, che c’è stata l’evoluzione delle specie, che le tracce più antiche di vita apparsa sul pianeta Terra sono state trovate in sedimenti rocciosi dell’Australia e del Sudafrica e risalgono a circa 3,5 miliardi di anni fa. I primi organismi erano piuttosto semplici, simili ai batteri. La comparsa della vita si fa però risalire a un periodo precedente, circa 4miliardi di anni fa: l’intensa attività vulcanica del pianeta, appena solidificato, trasformò l’atmosfera primordiale (costituita soprattutto da elio e idrogeno) in una miscela di acqua, metano, ammoniaca e acido solfidrico. Contemporaneamente si formarono gli oceani. La presenza di fonti di energia come raggi ultravioletti (allora lo strato d’ozono non si era ancora formato), scariche elettriche temporalesche, radioattività e temperatura elevata, provocò una serie di reazioni foto-chimiche, grazie alle quali si formarono in un primo tempo urea, aldeide formica e idrocarburi, e in un secondo tempo amminoacidi, zuccheri e le basi che costituiscono tuttora la catena del Dna, molecola responsabile della trasmissione dei caratteri ereditari. Quei composti, accumulati nell’oceano, si riunirono in piccoli agglomerati sferici formando l’antenato della cellula, il primo passo verso la vita come la intendiamo noi, capace di auto organizzarsi e di riprodursi.

Questa è la spiegazione scientifica della creazione, e tutto questo, dal mio punto di vista di credente, è un’operazione voluta dal Creatore. Nella Bibbia si legge che Dio plasmò l’Uomo (Adam) con il fango, un modo semplificato per dire che, dopo un lungo processo evolutivo,  camminò  sulla terra l’homo sapiens, colui  che Dio volle a Sua immagine; questa creatura si è formata partendo da quel brodo primordiale, da quella massa fangosa e informe che si sparse nell’Universo. Per spiegare in modo semplice ai popoli di quel tempo, altro modo non c’era per indicare questo, e la Ruah, lo spirito di Vita del Creatore, quel fiato che soffiò in Adam, corrispondeva al lungo processo di modifiche evolutive fintanto che un essere vivente divenne capace di apprendere, di comunicare, di essere insomma una persona pensante. Termino qui, anche se il discorso andrebbe approfondito.

Chi è Zahoor Ahmad Zargar l’autore che, insieme alla consorte Renata Rusca Zargar, ha scritto tempo fa Paura dell’Islam e L’Islam possibile in Italia? Qui riporto la sua parziale biografia.

Nato a Srinagar, capitale estiva e città più grande dello stato indiano del Kashmir. Si laurea e partecipa attivamente alla politica del suo paese, collaborando anche con diverse Associazioni culturali e con la rivista “Mountain Valley Kashmir”.

Si trasferisce definitivamente in Italia nel 1990, dopo la nascita della sua prima figlia, Samina, nata dall'unione con l'insegnante italiana Renata Rusca; nel 1992 nasce la seconda figlia Zarina e nel 2000 ottiene la cittadinanza italiana.

Nel 1998 fonda il Centro Culturale Islamico Savonese e della Liguria affiancandosi alla moschea di Savona, aperto non solo ai musulmani ma a tutta la cittadinanza, per conoscere usi, costumi, tradizioni differenti.

Come Presidente di tale Centro organizza, a Savona, Convegni di interesse nazionale con la partecipazione dei rappresentanti delle istituzioni locali e di esponenti di altre religioni tra cui il Vescovo di Savona, il Rabbino capo di Genova, il Pastore della Chiesa evangelica di Savona, rappresentanti dei Mormoni, degli induisti. Il Centro viene premiato con una somma di denaro arricchire la Biblioteca nel Concorso "Il Giunco Città di Brugherio" per il suo volontariato sociale. Ottiene uno spazio per la sepoltura dei musulmani nel cimitero savonese di Zinola. In varie occasioni lui e la sua famiglia dimostrano pubblicamente il rispetto per il paese in cui vivono. Sua figlia Samina partecipa e vince nel 2006 il Concorso letterario nazionale di Chivasso intitolato al generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, e il Bollettino Osservatorio sulla legalità onlus osserva: "Questo fatto denota la volontà di un esponente dell'Islam italiano di rispettare la legalità e le figure eroiche dell'Italia, e il non aver relegato le donne della sua famiglia in un ruolo di secondo piano, ma di attiva partecipazione alla vita per civile del nostro Paese." 

Dal 2001 è Responsabile del dipartimento cultura della Comunità dei musulmani della Liguria e poi Presidente, fino al quarto mandato (dal settembre 2002 al 27 marzo 2016). Continua la sua opera di apertura e informazione agli italiani tramite Convegni, in uno dei quali è stato relatore Tarcisio Bertone, allora arcivescovo di Genova, e lavori scritti, come articoli e libri. Accoglie alla moschea tutti quelli che desiderano conoscere e confrontarsi con realtà diverse, tra cui molte classi dei vari ordini di scuole.

Nel 2003 ha scritto all'allora ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu e a Papa Giovanni Paolo II per costruire la pace e l'integrazione, tra i primi a richiedere l'istituzione di una Consulta islamica italiana; il Papa gli ha risposto. Ha sempre continuato a richiedere una Consulta davvero rappresentativa della Comunità islamica italiana e un'Intesa per regolarizzare e regolamentare i rapporti con lo Stato italiano.

Dal 2006 al 2009 è stato responsabile del Dipartimento non arabofoni dell'Unione delle Comunità e Organizzazioni Islamiche in Italia (UCOII), dalla quale si è dissociato in occasione di una loro contestata pubblicazione a pagamento su un quotidiano riguardo alla condizione della Palestina contenente la frase "Marzabotto = Gaza = Fosse Ardeatine = Libano". Pur desiderando che venga ristabilita la pace in Medio Oriente, Zargar non ritiene, infatti, che una comunità religiosa debba intervenire tanto duramente e pubblicamente nelle questioni di politica estera italiana e, riguardo a ciò', nel gennaio 2009 ha inviato una lettera aperta al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi e al Ministro degli Esteri, Franco Frattini chiedendo impegno alla diplomazia italiana. 

I libri sono stati editi rispettivamente nel 2005 e nel 2008.

Ritengo che informarsi è un dovere, ed è meglio non fidarsi delle voci che circolano, spesso totalmente disinformate e talvolta accusatorie nei confronti dei musulmani. 

Mi chiedo per quale ragione gli esegeti che tengono conferenze o scrivono libri a tale proposito, spiegando meglio le Scritture, non lo facciano in modo semplice e chiaro per tutti, fin dall’iniziazione cristiana. Vale lo stesso per le altre Chiese separate o per le religioni che sono nate in seguito.

Dai tempi in cui l’Antico e Nuovo Testamento fu scritto, molte cose sono cambiate, la scienza ha spiegato fatti che un tempo  erano incomprensibili, e che oggi sono considerati obsoleti, come appunto la Genesi, o la storia di Giona e della balena. Si sa che le balene sono dotate dei fanoni, e che si nutrono solo di plancton. Non sono capaci di inghiottire corpi di grandi dimensioni, né tanto meno un uomo. Forse si trattava di un’orca, o di uno squalo, ma in tal caso, Giona non sarebbe più potuto uscire dalle fauci di questi animali, poiché sbranato fin da principio. Ma se la balena doveva rappresentare qualcosa di diverso, forse Giona era stato fagocitato da altro genere di problemi, e ne è uscito riappacificato con se stesso e col mondo intero. In breve, racconto un aneddoto a me capitato: quando ero catechista, il padre di una bimba che seguivo, mi prese da parte e, davanti alla piccola, uscì con questa frase: 

“Non dare retta alle bugie e storielle che ti racconta questa qui!”. 

Non è mai stato presente ai corsi di catechismo, per cui ha parlato secondo quel che pensava o sapeva. E se non si spiegano le figure allegoriche delle scritture, si pensa davvero che siano solo favolette della buonanotte!  Quindi, è importante leggere la pagina biblica ed evangelica, e poi spiegarla in modo semplice e chiaro, adeguandola alle scoperte scientifiche del nostro tempo. 

Sono, le mie, considerazioni nate da alcune letture, che però non hanno cambiato la mia fede e l’amore per il Signore. Semplici parallelismi tra passato e presente. 

Danila Oppio

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