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mercoledì 13 ottobre 2021

Papa Luciani, riconosciuto il miracolo: sarà proclamato beato



Papa Luciani, riconosciuto il miracolo: sarà proclamato beato

Francesco ha autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare il decreto sulla guarigione miracolosa attribuita all’intercessione di Giovanni Paolo I, un Pontefice rimasto nel cuore della gente 


Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

“Un miracolo che dobbiamo alla fede di chi ha pregato attorno al capezzale di questa bambina malata” con gravi problemi neurologici, “in condizioni praticamente disperate”. Così il postulatore della causa di beatificazione di Giovanni Paolo I, il cardinale Beniamino Stella, prefetto emerito della Congregazione per il Clero e originario della Diocesi di Vittorio Veneto, che ha avuto come vescovo Albino Luciani dal 1959 al 1969, parla del miracolo che permetterà presto di venerare come beato il “Papa del sorriso”. Ecco la sua intervista ai media vaticani. 

Il cardinale Beniamino Stella, nella celebrazione dell'anniversario dell'elezione di Giovanni Paolo I, il 26 aprile di quest'anno, a Canale d'Agordo (Belluno)

Ci può dire qualcosa sul miracolo che ci permetterà presto di venerare come beato Giovanni Paolo I?

È un miracolo avvenuto in Argentina, a Buenos Aires, una decina di anni fa. C'era allora una bambina, oggi una ragazza quasi ventenne, che è stata guarita in circostanze straordinarie da problemi neurologici molto seri, in condizioni praticamente disperate. Anche oggi ho visto dei video che la ritraggono mentre cammina, mentre parla, e si vede una ragazza quasi ventenne che sta bene. Lo dobbiamo alla fede di chi ha pregato attorno a questa persona quando era ammalata. È un evento che certamente ha delle caratteristiche straordinarie, perché ci si è dati da fare sul piano medico, ma soprattutto c'è stata una notte, un lungo momento di preghiera, di intercessione, che è ciò che alla fine qualifica un evento di questo genere.

Ci sono i suoi famosi scritti di catechesi, perché come sacerdote e vescovo è stato un catechista, un comunicatore. Lui non era una persona che cercava il microfono, però davanti al microfono nasceva veramente la sua verve, il suo carisma di buon comunicatore, con parole semplici, di grande umanità. Poi il famoso libro “Illustrissimi”: sono decine di lettere, chiamiamole fittizie, che lui ha scritto a grandi personaggi della storia, autori, poeti, narratori, romanzieri e filosofi. Ha scritto queste lettere dove ha messo in luce la sua preparazione letteraria e storica. È un libro che è stato ripubblicato anche recentemente e che dà l'idea di come Papa Luciani fosse uomo di grande cultura, di grande spessore letterario. E poi vorrei menzionare la positio che è stata riscritta per la diffusione pubblica, cioè la biografia ufficiale della postulazione. C'è anche uno scritto che riguarda la morte del Papa. Poi ci sono le sue omelie, che si possono anche ascoltare, perché tante sono state registrate, e poi c'è quel fascicolo che riguarda le sue omelie e i suoi discorsi come Pontefice. È un fascicoletto di 100-130 pagine, piccolino, e anche lì si vede un Papa molto molto semplice, con un buon spessore teologico, che parla con il popolo di Dio, si fa capire, si fa amare. Così c’è modo di conoscerlo: è un Pontefice che si può accostare e che si farà amare anche dalla lettura di ciò che ha lasciato, come scritti, come omelie e anche come audio e video del tempo del suo pontificato.

La casa, tre anni fa è stata acquistata dalla Diocesi di Vittorio Veneto. Io ho potuto mettere a disposizione la somma che era necessaria e ho accettato che se ne desse notizia ad agosto di quest’anno, al compimento dei miei 80 anni. Ho detto che ad 80 anni uno deve essere anche leggero davanti a Dio, quindi ho detto che si poteva raccontare di questa transazione tra la diocesi e i nipoti di Papa Luciani. La casa era in vendita e bisognava fare presto, perché si vedeva ormai abbastanza chiaro l'itinerario verso gli altari e quindi ritenni che era importante che si potesse acquistare quella casa. Ho dato una mano alla mia diocesi, che oggi ne ha la proprietà, e ha fatto anche lavori di restauro. Ora penso che si stia lavorando anche sul giardino antistante, proprio per rendere la casa, in occasione della futura beatificazione, visibile e fruibile. E credo che questa casa sarà meta di visite di tanti pellegrini, perché Canale d'Agordo è un paesino che ha questa memoria forte del suo concittadino e quindi penso che la futura beatificazione aumenterà questo andare del popolo cristiano verso le radici di questo Pontefice, Giovanni Paolo I.

Certo, lui ha vissuto intensamente la propria storia familiare, con i genitori, poi con i fratelli, sorelle e nipoti. È sempre andato, anche quando era vescovo, patriarca e cardinale, a rivedere questa che è stata la sua casa natale. Se uno la visita trova ancora la stanza dove lui è nato. C'è la stufa, ci sono tanti ricordi e c’è anche la stanza dove lui andava e si ritirava talvolta per qualche breve soggiorno da vescovo e da cardinale. Vale la pena andare in questo luogo, là tra le Dolomiti, sono luoghi molto belli e molto cari: Canale d'Agordo è una meta turistica, ma soprattutto di pellegrinaggio che rinverdirà, io penso, anche la fede di tanti pellegrini.

Falasca: l’arte di Giovanni Paolo I, parlare con semplicità nella verità

La giornalista e scrittrice Stefania Falasca, che per 15 anni ha studiato, come vicepostulatrice, in più di 70 archivi, tutti i documenti riguardanti Giovanni Paolo I, parla delle virtù del “Papa del sorriso”. La semplicità, l’umiltà, ma anche la capacità comunicativa, da grande catechista, delle verità della fede, “nell’assoluta coincidenza tra quanto insegnava e quanto viveva”

Papa Luciani aveva fatto propria “l’arte di conversare semplicemente con gli uomini” di cui parla Sant’Agostino, per “far arrivare a tutti il messaggio di salvezza, e così rispettando la verità, “che deve essere capita da tutti”.

 Stefania Falasca, vaticanista e scrittrice, ha lavorato dal 2006, conclusa l’inchiesta diocesana, come vicepostulatrice della causa di beatificazione di Giovanni Paolo I, accanto ai postulatori salesiani don Pasquale Liberatore e monsignor Enrico Dal Covolo, e poi al cardinale Beniamino Stella, che si sono succeduti nell’incarico fino ad oggi. Un lungo e impegnativo studio delle fonti documentarie su Albino Luciani, che la porta a sottolineare ora, nell’intervista ai media vaticani, innanzitutto la “semplicità evangelica” di Albino Luciani, e la sua capacità di comunicare a tutti “la sostanza del Vangelo”, “nell’assoluta coincidenza tra quanto insegnava e quanto viveva”. 

È un viaggio che è durato 15 anni, dalla fine dell'inchiesta diocesana. Si è fatta un’investigazione archivistica che ha interessato più di 70 archivi in diverse località, quindi è stato profuso un notevole impegno proprio nel reperimento delle fonti con le quali si può parlare davvero, con cognizione di causa, riguardo a quello che è stato Giovanni Paolo I, il suo pontificato, tutta la sua vita e la sua opera. È un lavoro di paziente ricerca che fin dall'inizio della fase romana del processo mi ha coinvolto. Si deve sottolineare anche il significato storico e storiografico di questo lavoro, che non era mai stato prima compiuto per Giovanni Paolo I. È un tempo che è stato per me, ed è, benedetto perché bisognava conoscere soprattutto attraverso le carte, perché la storia si fa con le carte. Rispetto ad altri Papi che hanno avuto l’introduzione della causa nel Novecento, quello di Luciani non è durato di più. Certamente, la causa di Luciani è stata introdotta più tardi rispetto a quelle di altri Papi del ‘900, 25 anni dopo la morte.

In sintesi, perché sarà beato Papa Luciani?

Tutta la vita di Albino Luciani fu impegnata a ricercare la sostanza del Vangelo come unica ed eterna verità, aldilà di ogni contingenza storica. Questo lo aveva osservato subito dopo la morte con puntualità il professor Vittore Branca, che era stato legato a Luciani negli anni del suo patriarcato a Venezia. Come noto filologo evidenziava però una caratteristica che è inalienabile dell'atteggiamento pastorale di Luciani, quando vogliamo parlare delle sue virtù: la grande semplicità. Perché questa semplicità, con la quale ha esercitato anche le virtù in modo eccezionale, è un tratto distintivo di Giovanni Paolo I. Lui è stato fedele alla dottrina di san Francesco di Sales, un santo che gli è stato caro fin dall'adolescenza, quando lesse la Filotea e Il Trattato dell'amore di Dio. Luciani è stato il pastore nutrito di umana saggezza, che ha vissuto tutte le virtù evangeliche. Un pastore che precede e vive nel gregge con l'esempio, senza alcuna separazione tra la vita spirituale e l'esercizio del governo. Nell’assoluta coincidenza tra quanto insegnava e quanto viveva.

Io credo che questa possa considerarsi una testimonianza attualissima e così l’hanno considerata anche i cardinali che lo elessero al soglio di Pietro. il suo essere fino in fondo pastore, e lo è stato in maniera esemplare, nel solco del Concilio. Certamente, quando si parla di semplicità di Luciani, parliamo di semplicità evangelica, che è anche un'arte, quella che i Padri della Chiesa chiamavano “arte di conversare semplicemente con gli uomini”. Perché c'è un fondamento teologico al suo modo di parlare semplice, che è quello affermato da Sant'Agostino nel De praedestinatione Sanctorum. Il parlare con semplicità, con umiltà, determinato dal fatto che si deve rispettare la verità, perché deve essere capita da tutti. Queste sono le ragioni del suo parlare semplice: per far arrivare a tutti il messaggio di salvezza. Con questo linguaggio Luciani ha rotto il confine tra credenti e non credenti, tra dotti e persone semplici.

Quali sono i tratti salienti del suo magistero e quale Chiesa voleva?

Prossimità, umiltà, semplicità, povertà e insistenza sulla misericordia e sulla tenerezza di Gesù sono stati i tratti salienti del suo magistero, che più di 40 anni fa suscitarono attrattiva e restano oggi più che mai attuali. Per questo, il breve pontificato di Albino Luciani non è passato come una meteora e ha incarnato quelle che erano anche le prerogative del Concilio Vaticano II. L’immagine della Chiesa che nutriva Giovanni Paolo I è quella del Discorso delle Beatitudini, dei poveri di spirito. Più vicina al dolore delle genti, una Chiesa non autoreferenziale che affonda le radici proprio in quel mai dimenticato tesoro di una Chiesa antichissima, senza trionfi mondani, che vive della luce riflessa di Cristo. Vicina all'insegnamento dei grandi Padri e alla quale era risalito il Concilio. Io credo che qui vada riconsiderato anche lo spessore della sua opera, di valenza storica, del suo pontificato e di quello che è stato il centro della sua testimonianza come pastore.

Estrapolato da Vatican News

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