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venerdì 22 gennaio 2021

L'ONU proibisce le armi nucleari e l'Italia che fa? di Manlio Dinucci e Danila Oppio

L'ONU proibisce le armi nucleari e l'Italia che fa? di Manlio Dinucci e Danila Oppio

Stamane  ho ricevuto questo articolo da Padre Mauro Armanino, missionario in Sahel (Niger). Lo riporto qui sotto con la mia conseguente risposta.

L’Onu proibisce le armi nucleari
e l’Italia che fa?

Entra in vigore il Trattato Onu che proibisce le armi nucleari, ma la Nato proibisce all’Italia di aderirvi. Il governo non vede, non sente e non parla. Restano così in Italia, paese “non-nucleare”, le vecchie bombe nucleari Usa tra poco sostituite dalle nuove.
Manlio Dinucci 

Oggi, 22 gennaio 2021, è il giorno che può passare alla storia come il tornante per liberare l’umanità da quelle armi che, per la prima volta, hanno la capacità di cancellare dalla faccia della Terra la specie umana e quasi ogni altra forma di vita. Entra infatti in vigore oggi il Trattato Onu sulla proibizione delle armi nucleari. Può essere però anche il giorno in cui entra in vigore un trattato destinato, come i tanti precedenti, a restare sulla carta. La possibilità di eliminare le armi nucleari dipende da tutti noi.
 
Qual è la situazione dell’Italia e cosa dovremmo fare per contribuire all’obiettivo di un mondo libero dalle armi nucleari? L’Italia, paese formalmente non-nucleare, ha concesso da decenni il proprio territorio per lo schieramento di armi nucleari Usa: attualmente bombe B61, che tra non molto saranno sostituite dalle più micidiali B61-12. Fa inoltre parte dei paesi che – documenta la Nato – «forniscono all’Alleanza aerei equipaggiati per trasportare bombe nucleari, su cui gli Stati uniti mantengono l’assoluto controllo, e personale addestrato a tale scopo». Inoltre, vi è la possibilità che vengano installati sul nostro territorio i missili nucleari a raggio intermedio (analoghi agli euromissili degli anni Ottanta) che gli Usa stanno costruendo dopo aver stracciato il Trattato Inf che li proibiva.
 
In tal modo l’Italia viola il Trattato di non-proliferazione delle armi nucleari, ratificato nel 1975, che stabilisce: «Ciascuno degli Stati militarmente non nucleari, parte del Trattato, si impegna a non ricevere da chicchessia armi nucleari, né il controllo su tali armi, direttamente o indirettamente». Allo stesso tempo l’Italia ha rifiutato nel 2017 il Trattato Onu sulla abolizione delle armi nucleari –  boicottato da tutti e trenta i paesi della Nato e dai 27 dell’Unione europea –  il quale stabilisce:  «Ciascuno Stato parte che abbia sul proprio territorio armi nucleari, possedute o controllate da un altro Stato, deve assicurare la rapida rimozione di tali armi».
 
L’Italia, sulla scia di Usa e Nato, si è opposta al Trattato fin dall’apertura dei negoziati, decisa dalla Assemblea generale nel 2016. Gli Stati uniti e le altre due potenze nucleari della Nato (Francia e Gran Bretagna), gli altri paesi dell’Alleanza e i suoi principali partner – Israele (unica potenza nucleare in Medioriente), Giappone, Australia, Ucraina – votarono contro. Espressero così parere contrario anche le altre potenze nucleari: Russia e Cina (astenutasi), India, Pakistan e Nord Corea. Facendo eco a Washington, il governo Gentiloni definì il futuro Trattato «un elemento fortemente divisivo che rischia di compromettere i nostri sforzi a favore del disarmo nucleare».
 
Il governo e il parlamento italiani sono quindi corresponsabili del fatto che il Trattato sull’abolizione delle armi nucleari – approvato a grande maggioranza dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2017 ed entrato in vigore avendo raggiunto le 50 ratifiche – è stato ratificato in Europa fino ad oggi solo da Austria, Irlanda, Santa Sede, Malta e San Marino: atto meritevole ma non sufficiente a a dare forza al Trattato.
 
Nel 2017, mentre l’Italia rifiutava il Trattato Onu sulla abolizione delle armi nucleari, oltre 240 parlamentari – in maggior parte del Pd e M5S, con in prima fila l’attuale ministro degli Esteri Luigi Di Maio – si impegnavano solennemente, firmando l’Appello Ican, a promuovere l’adesione dell’Italia al Trattato Onu. In tre anni non hanno mosso un dito in tale direzione. Dietro coperture demagogiche o apertamente il Trattato Onu sull’abolizione delle armi nucleari viene boicottato in parlamento, con qualche rara eccezione, dall’intero arco politico, concorde nel legare l’Italia alla sempre più pericolosa politica della Nato, ufficialmente «Alleanza nucleare».
 
Tutto questo va ricordato oggi, nella Giornata di azione globale indetta per l’entrata in vigore del Trattato Onu sulla proibizione delle armi nucleari, celebrata da attivisti dell’Ican e altri movimenti anti-nucleari con 160 eventi per la maggior parte in Europa e Nordamerica. Occorre trasformare la Giornata in mobilitazione permanente e crescente di un ampio fronte capace, in ciascun paese e a livello internazionale, di imporre le scelte politiche necessarie a realizzare l’obiettivo vitale del Trattato.
 
(il manifesto, 22 gennaio 2021)

E' la solita storia del cane che si morde la coda. Dalla fine della II Guerra Mondiale l'Italia ha fatto un patto d'alleanza con gli USA, per averci salvato dalla Germania nazista. (e di conseguenza dal fascismo italiano!)
Così abbiamo dovuto calare le braghe e accettare che il nostro territorio accolga le basi missilistiche, aeree e navali.
Le basi USA in Italia disciplinate sulla base di accordi bilaterali, secondo quanto pubblicato dall’Italian Yearbook of International Law, sono otto e precisamente le seguenti:
Aeroporto di Capodichino;
Aeroporto di Aviano, Pordenone;
Camp Derby, Livorno;
la base di Gaeta, Latina;
la base dell'Isola della Maddalena;
la stazione navale di Sigonella;
l'osservatorio di attività solare in San Vito dei Normanni;
una presenza in Vicenza e Longare.
Queste ultime si devono ad una “bilateralizzazione” dell’art. 3 del Trattato NATO ai sensi del quale “le Parti, individualmente e congiuntamente, nello spirito di una continua e effettiva autodifesa e assistenza reciproca, manterranno e svilupperanno la propria capacità individuale e collettiva di resistenza ad un attacco armato”. Gli Stati Uniti, in altre parole, essendo distanti dal teatro di guerre e tensioni nel Mediterraneo e nel Medio Oriente, si giovano dell'opportunità di usare le basi situate sul territorio italiano – e degli altri Stati che le concedono – per rendere più efficiente la loro partecipazione alla Nato. Oltre a queste, bisogna inoltre tenere presenti sia le basi interamente italiane, ma che possono essere messe a disposizione dell'Alleanza, come ad esempio la base di Taranto ove le navi dell'Alleanza possono rifornirsi ed appoggiarsi.
Il nostro Governo è talmente legato a doppio nodo con gli USA e quindi con la NATO che ignora (o glissa) il pericolo che si corre anzi, si sente protetto dagli Stati Uniti.
Temo che il risultato di questa proibizione da parte dell'ONU finirà con il nulla di fatto.
Danila Oppio

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