AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

EDIZIONI PER VOI

Edizioni per voi: da leggere direttamente.
Alla destra della home-page, potrete sfogliare:
IL PAESE DI FANTASIA, fiaba in versione digitale (E-book)
e le sillogi poetiche:
DANZANDO IN PUNTA DI PENNA (tra versi poetici)
ILLUSIONI
PATCHWORD (ritagli di strofe)
Basta cliccare sulla copertina, e si aprirà il libro digitale
Buona lettura!
Oltre a questi e-book, l'autrice Danila Oppio ha pubblicato altri libri, la cui copertina è visibile sempre alla destra della home-page.

Avviso:
la grafica è stata modificata, poiché la precedente era obsoleta, ma il blog e l'amministratore restano gli stessi!

Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

domenica 26 giugno 2016

LA LEGGENDA DEI CHIODI E ALTRI ANEDDOTI

1. LA LEGGENDA  DEI  CHIODI         




C’era una volta un ragazzo che aveva un brutto carattere.
Un saggio gli diede un sacchetto di chiodi e gli disse di piantarne uno nello steccato del giardino ogni volta che avesse perso la pazienza e litigato con qualcuno.
Il primo giorno il ragazzo piantò tredici chiodi nello steccato, ed ogni giorno piantava chiodi.
Nei mesi successivi imparò a controllarsi ed il numero dei chiodi piantati nello steccato diminuì: aveva scoperto che era meglio controllarsi che piantar chiodi.
Finalmente arrivò il giorno in cui quel ragazzo non piantò nessun chiodo nello steccato. 
Allora andò dal saggio e gli disse che in quel giorno non aveva piantato nessun chiodo.  Il saggio gli disse di levare un chiodo dallo steccato per ogni giorno in cui non avesse perso la pazienza e litigato con qualcuno. I mesi passarono e finalmente quel ragazzo poté dire al saggio che aveva levato tutti i chiodi dallo steccato.
Il saggio portò quel ragazzo davanti allo steccato e gli disse: “Figlio mio, ora ti sei comportato bene; ma guarda quanti buchi ci sono nello steccato. Lo steccato non sarà mai più come prima. Quando litighi con qualcuno e gli dici qualcosa di brutto, gli lasci una ferita come queste. Puoi pianta-re un coltello in un uomo e poi levarlo, ma rimarrà sempre una ferita. Non importa quante volte ti scuserai, la ferita rimarrà sempre. Una ferita verbale fa male quanto una fisica.
Gli amici sono gioielli rari: ti fanno sorridere e t’incoraggiano, sono pronti ad ascoltarti quando ne hai bisogno, ti sostengono e ti aprono il cuore.
Onora i tuoi amici e scusati con loro per i buchi che hai lasciato nel loro steccato”.
Questo vale anche per le ferite che ci facciamo, peccando...  Dio ci perdona, e con i nostro penti-mento vengono levati i chiodi... Ma rimangono i  “buchi”. Noi possiamo riparare anche i “buchi” fatti in noi (le cattive abitudini apprese, il raffreddarsi dell’amore verso Dio e verso gli altri...). Si rimedia attraverso la “penitenza”!  Pentirsi sinceramente e chiedere perdono a Dio e agli altri è fondamentale; ma poi bisogna ricostruire. Nessuno può affermare di non aver “rotto”, “rovinato” se stesso, gli altri, la Chiesa. Dio attraverso il confessore ci assolve, in proporzione al nostro pentimento, ma poi bisogna farne penitenza, per ricostruire: le solite 3 Ave Maria che ci sono prescritte, non sono altro che un segno di ciò che dobbiamo fare in seguito... Non crediamo d'aver tutto sistemato con una preghiera. I “buchi” in noi rimarranno sempre. Non sarà per questo che, nonostante le tante confessioni... ci troviamo sempre allo stesso punto?

2– Lo sfavillio di una stella-MISERICORDIA  



Nelle leggende dorate dei Padri del deserto, si narra di quel monaco che tutti i giorni doveva attraversare un’ampia zona sabbiosa per raccogliere la legna necessaria. Nel bel mezzo di quella distesa d’arena sorgeva una piccola oasi, al cui centro zampillava una fonte d’acqua cristallina, che mitigava il sudore e la sete dell’eremita. Un bel giorno l’eremita pensò di offrire a Dio questo sacrificio: avrebbe regalato a Dio la sofferenza della sete. Giunse la prima notte, dopo il suo sacrificio, e il monaco scoprì con gioia che nel cielo era apparsa una nuova stella. Da quel giorno, il cammino gli divenne più corto.
Così finché un giorno il monaco dovette fare quel cammino con un giovane novizio. Il ragazzo, sotto i pesanti fasci di legna, sudava e sudava… E quando scorse la fonte non poté reprimere un grido di contentezza: “Guarda, padre, una fonte!”. Per la mente del monaco attraversarono mille immagini: se avesse bevuto, quella notte la stella non si sarebbe accesa in cielo; però, se non avesse bevuto, neppure il ragazzo si sarebbe permesso farlo. Senza esitazione, l’eremita si chinò sulla fonte e bevve. Dopo di lui, il novizio, gioioso, beveva, beveva… Quella sera Dio non sarebbe stato contento con il monaco e non avrebbe acceso la sua stella. –– Al sopraggiungere della sera il monaco non osava neppure alzare gli occhi al cielo. Alla fine, non resistette e alzò gli occhi al cielo, pieno di tristezza. Soltanto allora s’accorse che nel cielo s’erano accese non una sola stella, ma due. (J. L. Martin Descalzo)
Dio preferisce la misericordia al sacrificio. È più importante condividere i sentimenti del prossimo e renderlo felice, che tutte le stelle che possano apparire in cielo.
Quando James Calvert e i suoi compagni si dirigevano verso le isole Fiji per portare il vangelo ai suoi abitanti, il capitano della nave s’opponeva, dicendo: “Sta esponendo la sua vita e quella dei suoi compagni, andando a vivere tra quegli antropofagi”. Calvert rispose: “Siamo già morti prima di venire qua”. Sempre chi ama, non guarda ai rischi, né misura la vita.
Vivere significa condividere in un amore gratuito tutto ciò che possiede: tempo, tavola, tetto, beni. Aiutare gli altri a portare il peso con tutta umiltà, dolcezza e pazienza, sopportandoli e accettandoli come sono (Efes. 4,2), perché, una volta per tutti, ha fatto suo questo precetto:
“Ama, e poi fai ciò che credi. – Se stai zitto, fallo per amore,  – Se parli, fallo per amore, – Se correggi, fallo per amore. – Se perdoni, fallo per amore. – Mantieni nel fondo del tuo cuore la radice dell’amore.
Da questa radice non può nascere che il bene” (S. Agostino).

3. OTTIMISMO–Dio-ogni cosa a fin di bene!   



Un giorno, una ragazza andò in cucina per parlare con sua madre, lamentandosi che nella vita tutto sembrava andare storto: la scuola, nonostante ce la  mettesse tutta, non andava come avrebbe voluto; il ragazzo, che segretamente amava, non aveva attenzioni che per un'altra; la migliore amica stava per trasferirsi in una città lontana e ultimamente le sue amicizie erano... beh, lasciamo perdere! E Dio nel frattempo cosa faceva? 
La mamma, durante tutto il discorso, ascoltò, in silenzio, la figlia. Quando la ragazza ebbe finito di parlare, la madre le disse: "Figlia mia, vuoi un po' di dolce?"
– "Certamente mamma! Vado pazza per i tuoi dolci!".
Allora la madre prese un bicchiere, ci versò dentro una dose di olio di semi, poi versò in una ciotola della farina, prese due uova dal frigo, del lievito, e un paio di scorze di limone. 
E disse: "Ecco il tuo dolce! Spero ti piaccia!".
La figlia, sbigottita e disgustata, le rispose: "Ma mamma, ma sei impazzita? Queste cose non sono il dolce! 
La mamma continuò: 
"Cara figlia mia, certo, tutte queste cose, prese da sole, non sono affatto il dolce, e prese da sole non sono nemmeno invitanti! Ma quando qualcuno le mette insieme, nel modo giusto e con esperienza, dopo il tempo di cottura adeguato, danno vita ad un dolce squisito!
Vedi, Dio lavora come una madre che prepara con amore un dolce delizioso per i suoi figli. 
Questi si chiedono come possano un uovo crudo, un po’ di zucchero, una scorza di limone, un bicchiere d'olio, un po' di farina, mescolati insieme, diventare un cibo così squisito, ma la mamma li sorprende ogni volta!
Allo stesso modo, ognuno di noi si chiede molte volte perché Dio ci lascia andare attraverso esperienze molto dolorose e tempi molto difficili, ma Dio sa che quando lui cucinerà tutte queste cose insieme, attraverso la sua ricetta e nei suoi modi, il risultato sarà sempre qualcosa di straordinario per i suoi amati figli e figlie.
Noi non dobbiamo fare altro che autorizzarlo a prendere gli "ingredienti" della nostra vita, "impastarli" e "cuocerli" come soltanto lui fare. Perché lui sa trasformare ogni male in un bene.
La figlia sorrise soddisfatta, e non soltanto perché il dolce era molto buono...
Dio sa trasformare ogni male in un bene e tutto concorre al bene di coloro che Dio ama... e che si lasciano "cucinare".

SOLTANTO SEMI-NON FRUTTI                                  
                             

Un giovane sognò di entrare in un grande negozio.
A far da commesso, dietro il bancone c'era un angelo.
"Che cosa vendete qui?", chiese il giovane.
" Tutto ciò che desidera", rispose cortesemente l'angelo.
Il giovane cominciò ad elencare: " Vorrei la fine di tutte le guerre nel mondo, 
più giustizia per gli sfruttati, 
tolleranza e generosità verso gli stranieri, 
più amore nelle famiglie, 
lavoro per i disoccupati, 
più comunione nella Chiesa e...e."
L'angelo lo interruppe: "Mi dispiace, signore.
Lei mi ha frainteso.
Noi non vendiamo frutti, noi vendiamo solo semi".

Un seme è un miracolo. Anche l'albero più grande nasce da un seme piccolissimo.
La tua anima è un giardino in cui sono seminate le imprese e i valori più grandi.

Li lascerai crescere?

Nessun commento:

Posta un commento

BENVENUTO|

Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi