AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

domenica 27 aprile 2014

Domenica della Divina Misericordia

Omelia della II Domenica di Pasqua  
Di Padre Antonio Mazzoni

Sono diversi i motivi che colpiscono la nostra attenzione riguardo a questo brano del Vangelo (L’incontro di Cristo con gli Apostoli, dopo la sua Risurrezione, e con Tommaso).
1)    La paura degli Apostoli
2)    L’apparizione del Cristo
3)    Il dono dello Spirito
4)    Il potere di rimettere i peccati
5)    L’invio in missione
6)    L’incredulità di Tommaso e la sua professione di fede
7)    La beatitudine per quelli che credono senza aver visto.
Ma c’è un altro aspetto assai importante, al quale noi forse non diamo il giusto peso, ma che è fondamentale: il segno dei chiodi e la ferita al petto. I segni delle sofferenze di Cristo non sono cancellati ma sono lì a testimoniare che Egli è entrato nell’altra vita rimanendo sé stesso, portando nell’altro mondo i frutti dell’opera di salvezza da Lui compiuta in obbedienza al disegno del Padre. Cristo Risorto non è un fantasma, ma è il Gesù Crocefisso, l’uomo dei dolori, l’uomo che ha dato la sua vita per salvare il mondo.
Anche noi, quindi, come veri discepoli di Cristo, quando raggiungeremo la vita eterna, porteremo con noi quello che avremo fatto in questa vita terrena. Porteremo su di noi i segni di tutto ciò che avremo fatto per essere veri seguaci di Cristo, ma porteremo anche i segni dei nostri vizi e delle nostre sconfitte. Facciamo quindi molta attenzione a non sprecare la nostra vita, ad usare bene del nostro tempo. Il dono della vita che Dio ci ha dato ha un significato e un valore inestimabile e quindi resterà la traccia di ogni atto che faremo, proprio come i segni dei chiodi e della lancia sul Corpo glorioso di Cristo. Tocca a noi decidere quale volto vogliamo avere per l’eternità. In questa vita terrena in cui il tempo fugge veloce, noi siamo chiamati a costruire il nostro destino eterno. Quando verrà il momento di lasciare questa dimora terrena, dovremo lasciare tutto: cose, onori, potere, persone…
Facciamo quindi attenzione a costruire la casa sulla roccia e non sulla sabbia. Solitamente noi diciamo ai nostri bambini: “Che cosa ti piacerebbe fare da grande?”.Ma i sogni dei bambini sono ambizioni che spesso non si avverano, sono sogni  infantili.
Da adulti dobbiamo porci questa domanda: qual è il progetto della mia vita? Bisogna andare fino in fondo e non fermarsi lungo la strada rincorrendo cose futili, provvisorie o, peggio ancora, cose dannose, che rovinano l’esistenza. Molte persone hanno l’ambizione di riuscire in cose che non valgono. Il cristianesimo è veramente affascinante se noi seguiamo Cristo fino in fondo. Gesù dice che non si può mettere un pezzo di stoffa nuova su un vestito vecchio. Il progetto del cristiano è questo: seguire Cristo totalmente, perché solo così potremo uscire dalla nostra oscurità, dalle nostre insoddisfazioni, dalle false illusioni, dalla pigrizia e dalla noia. Seguiamo Cristo con tutte le nostre forze e Lui non ci lascerà mai, come ci dice nel Vangelo di oggi: Cristo ieri, oggi e sempre!

Nota: Mi pare che questa omelia si ricolleghi felicemente all’articolo che ho scritto e che è stato pubblicato sul Bollettino Parrocchiale del Santuario di Santa Teresa del Bambino Gesù e anche su questo blog. Quel Cristo Risorto di cui ho parlato, quella Risurrezione in forma pneumatica, o spirituale, non modifica che l’aspetto esteriore di un essere umano trasferitosi nella Vita eterna, ma mantiene intatti i segni di quella che è stata la sua vita terrena: in Cristo, le sue piaghe, a testimonianza della sua Passione offerta per la nostra salvezza, e in noi, i segni del nostro agire nel bene o nel male.
Per questo Cristo è stato riconosciuto dai discepoli di Emmaus e dai suoi apostoli  quelle sere in cui lui si è presentato a loro risorto, così come Maria di Magdala lo ha riconosciuto nel momento che l’ha chiamata per nome.
Cristo si è presentato a loro con i segni e le parole di quel che era come uomo, nella sua totale interiorità, ovvero la sua anima immortale. Così noi, quando risorgeremo, saremo riconosciuti non dal nostro aspetto fisico (Gesù non è stato riconosciuto dagli occhi degli uomini, nel suo aspetto fisico di quando i suoi piedi calpestavano la Terra, ma dai Suoi gesti e dal Suo linguaggio.
Grazie Padre Antonio, per la bella omelia che mi ha dato conforto in quel che avevo già esternato, e ulteriori punti di riflessione.
In sintesi, quando noi passeremo “a miglior vita”- e questa non è una proposizione assurda, tutt’altro! – saremo noi stessi davvero, con il nostro bagaglio di cose ben fatte, ma anche con le ferite dei nostri errori, pur se il nostro aspetto esteriore non sarà quello che abbiamo attualmente. Sarà poi Gesù a risanare le nostre ferite, con la sua  Divina Misericordia (oggi ne è il giorno) e con il suo Perdono!

Danila Oppio



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