Il Paradiso non può attendere
Blog di riflessioni con uno sguardo alla spiritualità carmelitana
giovedì 15 gennaio 2026
mercoledì 14 gennaio 2026
martedì 13 gennaio 2026
lunedì 12 gennaio 2026
PENSIERI DEL PASSERO SOLITARIO piccole storie per l'anima dal sito dell'Ordine Secolare Carmelitano
Marco era un ragazzo timido che parlava poco e teneva i sogni nascosti. Un giorno incontrò Anna, e accanto a lei scoprì di avere parole che non sapeva di possedere. Quando ridevano insieme, Marco si sentiva leggero, come se il mondo fosse più semplice. Anna non gli chiedeva di cambiare, ma il suo sguardo lo faceva diventare più coraggioso. Ogni passeggiata accanto a lei era una nascita nuova, un modo di scoprire se stesso. Non era solo l’affetto per Anna, ma la gioia di chi diventava quando lei era lì. Il tempo sembrava fermarsi, e Marco si accorgeva di essere migliore, più vivo. Anna lo guardava e sorrideva, senza sapere che in quel sorriso lui trovava forza. Così Marco capì che l’amore non era possedere, ma rinascere accanto a qualcuno. E da allora amò Anna non solo per chi era, ma per chi lui diventava con lei.
L’Amore è rinascere accanto a qualcuno.
E se quel qualcuno è Dio, la nostra anima lo ama non solo per chi è,
ma per chi lei diventa con Lui…
«Perciò, ecco, io la sedurrò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore.”
(Osea 2,16)
----------------------------------------------------------------------------------------------------
“L’amore di Dio è salute dell’anima, La quale se priva di un amore perfetto, non ha una salute perfetta rimanendo quindi malata, poiché l’infermità non è altro che mancanza di salute.
In tal modo, quando non possiede alcun grado di amore, l’anima è morta, mentre se ne possiede qualche grado, per quanto minimo, è viva sì, ma è molto delicata e inferma a causa del poco amore che possiede. Quanto più l’amore crescerà, tanto maggiore sarà la salute
di cui ella godrà e perciò, quando avrà un amore perfetto, godrà di una salute perfetta.”
(S.Giovanni della Croce)
IL POTERE, LA GLORIA E I NO di Padre MAURO ARMANINO
Il potere, la gloria e i no
Nel vangelo secondo Matteo si racconta una delle tentazioni alla quale sarebbe stato sottoposto Cristo... Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai». I regni del mondo con la loro gloria. Il potere e la gloria non sono solo il titolo del noto e straordinario romanzo dello scrittore inglese Graham Greene ma anche la cifra della storia umana contemporanea. Il potere del popolo per il popolo e con il popolo sono momenti particolari, squarci, feritoie di un mondo che passa in fretta di moda. Persino papa Leone, tutt’altro che scevro di potere, ha recentemente ricordato agli ambasciatori riuniti in vaticano che anche...’ la guerra è tornata di moda e un fervore bellico sta dilagando’. Tutto gira attorno au due elementi citati, il potere e la gloria.
Ciò succede perché si opera una scissione tra chi ha l’autorità, intesa come autorevolezza, legittimità e capacità di far crescere e migliorare gli altri e potere, definito come capacità di determinare la condotta di altri e ottenerne l’obbedienza. Lo slittamento o tentazione di tradurlo in dominazione di matrice necrofila appare fin troppo evidente e di fatto conseguente. Se prostrandoti mi adorerai, afferma il divisore e menzognero simbolo del potere. Il potere è infatti tentato di prostrarsi ai demoni della gloria, dell’effimero impero del denaro o del successo di cui i cimiteri sono perenne testimonianza. Quando l’autorità si istituzionalizza diventa a sua volta espressione del potere. Lo stato, le religioni, l’amministrazione pubblica, i partiti, i sindacati, la scuola e financo la famiglia possono trasformarsi in potere e dunque attuare come mero strumento per dominare i ‘sudditi’.
Dal vangelo citato conosciamo pure la risposta al tentatore. Dai segni del potere al potere dei segni. Solo Dio adorerai, risponde Cristo secondo la spiritualità biblica. Ciò significa ed esprime la scelta di non piegare le ginocchia davanti a nessun altro che non sia l’origine e la fonte della vita. Solo l’appartenenza alla gratuità radicale del trascendente assicura e libera da ogni sottomissione al potere della gloria. Non casualmente il Cristo dei vangeli non si è piegato dinnanzi a nessuna forma di potere, sociale, economico, politico e religioso. Erano infatti un tutt’uno con l’Impero romano dominante. Etienne de La Boétie avrebbe forse evitato di scrivere il suo ‘Discorso sulla servitù volontaria’. Possono prosperare tiranni, dittatori e furfanti resi ebbri dall’arroganza del potere solo perchè c’è gente che piega le ginocchia davanti alla loro finta gloria. L’autorità della resistenza incomincia sempre dai no.
Mauro Armanino, Casarza, gennaio 2026
ndr: La frase "il potere logora chi non ce l'ha" è un celebre aforisma spesso attribuito erroneamente a Giulio Andreotti, ma in realtà proviene dal politico e diplomatico francese del XVIII secolo Charles-Maurice de Talleyrand, che disse: "Le pouvoir n'épuise que ceux qui ne l'exercent pas" (Il potere esaurisce solo chi non lo esercita). Andreotti la usava per descrivere la sua visione politica cinica e pragmatica: chi è al potere logora gli avversari, mentre chi è all'opposizione consuma se stesso nell'invidia e nel desiderio di ottenerlo, diventando logoro.
