Qualche foto dal sito padovano dei Frati Francescani - Antoniani
Chi desidera seguire può collegarmi a questo sito su FB
Padre Giancarlo tocca la tomba del Santo
Blog di riflessioni con uno sguardo alla spiritualità carmelitana
Qualche foto dal sito padovano dei Frati Francescani - Antoniani
Chi desidera seguire può collegarmi a questo sito su FB
Padre Giancarlo tocca la tomba del Santo
La protezione non è qualcosa che una sola persona o organizzazione può garantire da sola. Si costruisce attraverso le azioni quotidiane, le relazioni e le comunità che scelgono la solidarietà e la giustizia invece che la distrazione, il sospetto o la paura. Essa include:
• essere trattati con dignità e avere accesso ai diritti, alla giustizia e alla documentazione legale
• vivere in una «casa sicura»
• avere accesso all’assistenza sanitaria, all’istruzione e ai servizi essenziali
• opportunità di lavorare e mantenere sé stessi e la propria famiglia
• appartenere e partecipare a una comunità in cui le persone sono accolte, sostenute e valorizzate
• vivere liberi dalla violenza, dalla paura e da condizioni di grave difficoltà, con la possibilità di costruire un futuro con speranza.
Io sono la guerra
Ricordo bene la mattina quando, con la complicità di una ONG locale, stavamo filmando alcune delle testimonianze del gruppo ’20 Giugno’ a Niamey. C’erano rifugiati originari della Repubblica Democratica del Congo, del Centrafrica, del Camerun, della Costa d’Avorio e del Rwanda. In ognuno di questi Paesi il dramma della guerra ha provocato la fuga di migliaia e talvolta milioni di persone. Per vie traverse, per il destino o per scelta alcune decine di loro sono sbarcate nel Niger, Paese cerniera tra l’Africa del nord e l’Africa sub-sahariana.
Durante la registrazione ‘Cisca’ ha gridato con le lacrime agli occhi ...’Io sono la guerra, io sono la guerra’! In tre parole voleva esprimere che la sua stessa presenza, in quel momento, in quel luogo, era l’espressione, il risultato della guerra che l’aveva sorpresa nel suo Paese, la RDC! La sua vita, da anni ormai, era una parabola, un riassunto, un simbolo o, se vogliamo, un sacramento, di ciò che una guerra può produrre nella storia di una donna. Rapita da un gruppo armato, seviziata per giorni e poi abbandonata come morta sul ciglio della strada. Questa era la ‘sua’ guerra, lei ERA la guerra incarnata.
Non potrò più dimenticare il volto, il grido e la sua storia. Metafora di tante altre ascoltate ancora prima di tornare, l’anno scorso. Intere famiglie scappate dall’interminabile guerra nel Sudan e decine di giovani fuggiti dalla Somalia, alcuni dall’Eritrea, altri dall’Etiopia fino a Gabriel, originario della Libia. Con quest’ultimo, costretto ad abbandonare il suo Paese perché convertitosi al cristianesimo, teme di tornare a una casa che non esiste più. Uccisa la sua famiglia, lui minacciato e torturato, ha trovato salvezza e protezione nel Niger, Paese nella quasi totalità musulmano.
Ecco il testo originale del messaggio ricevuto via mail qualche giorno fa...
Good morning, Dad. I hope you're well. I wanted to tell you that yesterday I had an interview at the UNHCR office. They told me that Libyans aren't eligible for asylum, so I'm sending you this message. I just wanted to ask you if I should go to another country or stay here in Niger, as I told you, still strong. May God bless you….
…’Ieri ho avuto un colloquio nell’ufficio dell’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite. Mi hanno detto che i cittadini libici non entrano nei parametri del sistema per l’asilo politico...ti domando allora che fare, rimanere qui nel Niger o andare in un altro Paese...Come ti ho scritto sono ancora forte. Che Dio ti benedica’.
Mauro Armanino, Genova, giugno 2026
Da antica tradizione, nella la festa del Corpus Domini, c’è l’uso della processione con l’ostia contenuta in quello che si chiama testualmente ‘ Ostensorio’. Nome che deriva dal latino ‘ostendere’, e cioè mostrare. Conosciuto anche come ‘custodia’ è un recipiente utilizzato dalla liturgia cattolica per esporre l’ostia consacrata all’adorazione dei fedeli o per portarla in solenne processione. Fabbricato in metalli preziosi e minuziosamente decorato si compone di due parti. La parte centrale, con vetro e metallo che contiene l’ostia e una struttura a raggi che evoca il sole, simbolo della luce di Cristo per il mondo. Tutto quanto descritto si è declinato ad Amendola in Calabria, il primo giorno di questo mese.
Com’è tristemente noto si tratta della strage di 4 braccianti, bruciati vivi all’interno di un minivan, furgonetta concepita per il trasporto di passeggeri e munita di sedili movibili e portiere. I loro corpi sacrificati al profitto e messi nell’ostensorio, coi vetri scuri e i raggi di sole trasformati in fumo che saliva al cielo. Poi la processione di giornalisti, autorità, compagni di lavori e sindacalisti per tentare per celebrare l’ennesimo olocausto di una Repubblica pensata e voluta come fondata sul lavoro. Il Corpus Domini dovrebbe essere celebrato quest’anno ad Amendolara, in provincia di Cosenza. Oppure a Castelvolturno, nella Capitanata di Foggia o nella Fascia Trasformata di Pachino, in Sicilia.
Sono stati bruciati vivi, come Cristo sulla croce, lui di passione e loro per tradimento, impiegati nella raccolta delle fragole dai capoccia o ‘caporali’, come si suole chiamarli. Sono morti così Ullah Ismat Qiemi (19 anni), Safi Iayjad (27 anni), Amin Fazal Khogjani (28 anni) di nazionalità afghana, e Waseem Khan (29 anni), pakistano. Per la strage sono stati fermati due cittadini pakistani con l’accusa di omicidio volontario plurimo. Mohammad Taj Alamyar, 35enne afghano, unico sopravvissuto del gruppo è riuscito ad abbandonare il veicolo. Ha forzato l’uscita posteriore mentre uno dei presunti colpevoli cercava di chiuderla.
I corpi dei migranti e dei rifugiati incontrati durante il soggiorno a Niamey. Quelli dei detenuti nel carcere di Marassi a Genova, visitati e conosciuti per anni di servizio, quelli di un certo numero di ragazze, prezzolati in Centro Storico della stessa città. I corpi dei bambini smarriti o dilaniati nelle guerre, vicine e lontane dagli schermi televisivi. Il Corpo di Cristo, afferma con gravità il celebrante o coloro che offrono la pallida ostia alla mano tesa dei fedeli durante la celebrazione. Quel Corpo sono tutti quei corpi e ognuno con un nome e una croce.
Mauro Armanino, Genova, Corpus Domini, giugno 2026
CHIESA DI SANTA MARIA DI Castello . Genova
Padre Mauro Armanino celebrante
DALLE LETTERE DI ELENA ROCCA
Oh il buon Gesù, se lo conoscessimo, quanto di più lo ameremmo! E' un abisso di amore, di tenerezza e di gioia. Tutte le perfezioni, in modo infinito, si racchiudono in questo amabile Cuore. Vorrei io pure amarlo infinitamente, come Lui ama noi.
Vorrei morire per amore, così dar tutto a Gesù; vorrei vivere per morire tutti i giorni, per dargli delle anime e così soddisfare all'ardente sua sete.
....................
Non bisogna avvilirsi sai, mai, mai, perché la nostra Mamma celeste desidera più di noi che siamo tutti del suo amabile Gesù; e non risparmia niente. E tu sai meglio di me quanto può la Madonna presso il Signore.
...................
II mio desiderio di far conoscere e amare Gesù cresce tutti i giorni. Vorrei che tutti fossero infiammati di amore per questo Bene infinito; che tutti i buoni si adoprassero per il vero bene delle anime. -
Desidero potermi offrire presto vittima a Gesù per il vero bene delle anime. Desidero potermi offrire presto vittima a Gesù per il bene dei sacerdoti che ne hanno bisogno grande; vorrei essere veramente buona a fatti per essere accetta al Cuore di Gesù.
Sentieri interrotti e Pietre Parlanti
Mi trovavo alla presentazione del libro da parte del suo autore. Nel salone del Centro Banchi, adiacente a Piazza Caricamento di Genova, Roberto Cirelli commentava il suo recente libro. ‘Cronache di un Paese interrotto. Diario di un prof in Palestina’. Seguito per l’occasione da un buon numero di presenti, Roberto ha motivato la scelta della parola ‘Interrotto’. Questa parola, derivata dalla lingua latina, significa ‘sospeso, temporaneamente o definitivamente...incompiuto, non condotto a termine, non continuo, spezzato’. Ce n’è abbastanza per coltivare questa parola come metafora di ciò che stiamo esperimentando oggi. Interruzioni di strade per lavori in corso, di un programma televisivo, della vita di un Paese, del lavoro e di un sentiero. Anzi sono soprattutto i sentieri ad essere, forse malgrado loro, interrotti, spezzati, incompiuti, feriti, abbandonati, proprio come alcuni Paesi. Interrotti in piena crescita della loro storia, civiltà, cultura, passato e futuro. A volte per sempre.
Fin da bambino percorrendo i sentieri nei boschi dell’Appennino ligure e, in altra stagione della vita, quelli di montagna, rimanevo meravigliato del mistero in essi nascosto. Sentieri tracciati dai passi di innumerevoli camminatori che mi avevano preceduto e di cui profittavo la sinuosità. Cammini che si inerpicavano, scendevano, avvicinavano e allontanavano dalla vetta o dalla meta finale. Sentieri con ancora la traccia delle scarpe di chi era già transitato, segni di riconoscimento, bollini colorati a seconda della destinazione e talvolta i tempi di percorrenza. In tutto ciò non era importante solo la meta ma anche il percorso in sè, il sentiero, appunto. Tornando a casa ogni tanto dalle missioni in vari Paesi dell’Africa Occidentale, col correre degli anni, mi accorgevo che alcuni dei sentieri conosciuti e camminati erano nel frattempo spariti. Inghiottiti dal tracciato di nuove strade, da insediamenti di pregevole fattura e, in particolare, dall’incuria. Al posto dei sentieri trovavo rovi con alberi abbattuti.
La parola sentiero deriva dal francese ‘sentier’ che a sua volta si innesta sul latino ‘semita’ che significa sentiero. ‘Via a fondo naturale tracciata in luoghi montani e campestri, in boschi e prati, dal passaggio di persone e di animali’... Che alcuni sentieri si interrompano non è certamente una novità. C’è poco di nuovo sotto il sole, ricorda il saggio del libro dell’Ecclesiaste...’quello che è stato è quel che sarà...c’è forse qualcosa di cui si dica ’Guarda, questo è nuovo’. Quella cosa esisteva già nei secoli che l’hanno preceduta’. Sentieri erranti nella selva (o Sentieri interrotti) è una raccolta di saggi del filosofo di origine tedesca Martin Heidegger, nel 1950. Citiamo... ‘Holz è un’antica parola per dire bosco. Nel bosco [Holz] ci sono sentieri [Wege] che, sovente ricoperti di erbe, si interrompono improvvisamente nel fitto. Si chiamano Holzwege. Ognuno di essi procede per suo conto, ma nel medesimo bosco. L’uno sembra sovente l’altro: ma sembra soltanto. Legnaioli e guardaboschi li conoscono bene. Essi sanno che cosa significa ‘trovarsi su un sentiero che, interrompendosi, svia’.
‘Pietre Parlanti’ è un’associazione che si occupa della valorizzazione e riscoperta del territorio. Ha la sua sede nei pressi di Lavagna, frazione di Santa Giulia in provincia di Genova. Tra le finalità di ‘Pietre Parlanti’ si nota la mappatura, pulizia e mantenimento dei sentieri, lastricati di ardesia e circondati da muretti a secco. Questi ultimi riemergono spesso da una fitta vegetazione di rovi, dimenticati da anni. L’Associazione contribuisce inoltre a condurre ricerche storico-antropologiche degli usi, costumi e tradizioni del territorio rurale. ‘Pietre Parlanti’ ricorda che la bellezza del paesaggio è creata da mani che lavorano. Solo se le persone coltivano i terreni, scolpiscono declivi e colline che così diventano armonia di cultura e paesaggio. I sentieri interrotti e che ‘sviano’ nei Paesi, nelle città, nelle relazioni e dunque nella politica sono all’origine dei drammi del nostro come di altri tempi. Le Pietre possono riprendere a parlare a condizione che trovino gente disposta ad ascoltarle.
Mauro Armanino, Casarza Ligure, maggio 2026
Molto si è scritto e detto sull’inculturazione di Maria nel Nuovo Mondo e in Europa, ma poco nei confronti dell’area africana. Non così per la devozione a Lei, che nel continente nero ha trovato, seppur in epoca recente, un grande sviluppo ed accoglienza.Parlando della devozione mariana in Africa dobbiamo a rigore distinguere il contesto del Nord Africa, in particolare l’Egitto e l’Etiopia, dove esiste fin dagli albori dell’era cristiana, una solida presenza di fedeli e di segni della devozione a Maria. Non si può, infatti, dimenticare il suo “viaggio” con Giuseppe in Egitto, come espressamente menzionato dei Vangeli, gesto originario del culto mariano, e di tutti gli altri segni legati alla vita delle prime comunità cristiane presenti in quelle terre sin dagli inizi, come ci attestano i testi sacri e altri antichi documenti.L’Africa sub-sahariana, invece, ha vissuto – in parallelo alle fasi storiche della colonizzazioneEuropea – la nascita e la crescita della devozione mariana, così come l’opera stessa di evangelizzazione.
Vere e false apparizioni di Maria [3]
Le 11 e 30 di notte. Suor Catherine Labouré (24 anni) si sveglia, sentendo pronunciare il suo nome per tre volte. Socchiude la cortina del suo lettino e vede il suo angelo custode, sotto l’apparenza di un fanciullo di circa 5 anni, che le dice: “Seguimi sino alla Cappella dove la Santa Vergine ti aspetta”.
Catherine si riveste in tutta fretta e lo segue sino alla cappella. Questa è illuminata come alla messa di mezzanotte, ma lei non vede la Santa Vergine. S’inginocchia ed inizia a pregare.
Dopo circa una mezz’ora, il suo angelo custode le sussurra: “Ecco la Santa Vergine”. (…)
La Vergine si rivolge a lei e le parla dei tempi difficili che si annunciano. Il mondo intero cadrà nella confusione e verranno cose gravi. La Croce sarà trattata con disprezzo e sarà calpestata. Con grande tristezza, rivela che la piaga sul fianco di Nostro Signore si riaprirà. Con aria d’ incoraggiamento aggiunge: “Venite ai piedi di questo altare. Là le grazie saranno riversate su tutte le persone che lo chiedono con fiducia e fervore”.
«Maria mi guardò e sorrise dicendo: "Io t'ho scelta”.
Oh come ero felice, che bontà, che tenerezza nel suo sguardo e che misericordia! Lei portava sul petto lo scapolare del Sacro Cuore di Gesù, e come era bello! Tacque nuovamente e poi mi disse: "Coraggio, tra poco inizia il periodo delle tue prove”. In seguito incrociò le mani sul petto e partì».
Prima Apparizione della Vergine a santa Catherine Labouré, il 18 luglio 1830
Apparizioni e visioni
a – Excursus storico
Secondo gli studi più recenti, una delle prime apparizioni mariane della storia si ebbe nel 270 quando si ha notizia di un'apparizione di Maria a s. Gregorio Taumaturgo. [vescovo greco antico, 213 Nika, Turchia].
– Agli inizi dell'Alto Medioevo risalgono le apparizioni a s. Teofilo [vescovo e teologo siro, vescovo di Antiochia) e a s. Maria Egiziaca [monaca e eremita egiziana, 344-421, in Egitto].
– Dell'VIII secolo è il cosiddetto miracolo di s. Giovanni Damasceno [Padre e dottore della Chiesa. Damasco dopo il 658 – monastero di San Saba, presso Gerusalemme, 749], al quale la Vergine avrebbe restituito la mano tagliata dall'emiro di Damasco.
– L'apparizione più significativa dell'epoca moderna è quella di Guadalupe, in Messico. Dal 9 al 12 dicembre 1531 una Signora apparve per cinque volte, sulla collina del Tepeyac, a Juan Diego, un indigeno messicano, da poco convertito e battezzato.
Dal XIX secolo si susseguono le apparizioni in Europa.
– Le tre apparizioni avvenute nel 1830, in rue du Bac a Parigi, a Caterina Labourè, 24 anni, nativa della Borgogna e novizia presso le Figlie della Carità.
– L'apparizione di La Salette, del 19 settembre 1846, ai due pastori Melania Calvat di 14 anni e Massimino Giraud di 11, riconosciuta ufficialmente il 19 settembre 1851.
– Le 18 apparizioni di Lourdes a Bernadette Soubirous, avvenute dall'11 febbraio al 16 luglio 1858.
– Le sei apparizioni della Vergine a Fatima, in Portogallo, il 13 di ogni mese (tranne agosto) da maggio ad ottobre del 1917, a tre ragazzi: Lucia Santos, Francesco e Giacinta Marto. L'ultima apparizione, quella del 13 ottobre, fu caratterizzata dal miracolo del sole che ballava in cielo, che impressionò una folla di 70 mila perso.
– Le apparizioni della Vergine dei poveri alla bambina Mariette Beco, a Banneux: nove volte, dal 15 gennaio al 2 marzo 1933, riconosciute dalla Chiesa il 22 agosto 1949
“In duemila anni di cristianesimo si calcola che ci siano state nel mondo circa mille apparizioni della Madonna” – afferma padre Mannes Ghizzardi, domenicano, studioso di problemi mariani. Il noto teologo francese René Laurentin, in una sua mastodontica opera, ne ha catalogate addirittura 1800.
E la cosa che sorprende ed incuriosisce sta nel fatto che quasi la metà di tali apparizioni siano avvenute nel Ventesimo secolo. Anzi, dopo la Seconda guerra mondiale, quindi in un tempo molto vicino a noi. Possiamo affermare che negli ultimi cinquant'anni si è verificata un'autentica esplosione di apparizioni mariane. E non più limitate all'Europa, come per il passato, ma pure in America, in Africa, nei Paesi dell'Est e perfino in Giappone, in Corea, in India e in Cina.
b –APPARIZIONI: che cosa s’intende?….
• Per indicare il fenomeno delle apparizioni, si usano spesso, in modo ambiguo e polivalente, i termini "apparizione", "visione", "audizione", "rivelazione privata", ecc.
È vero che le apparizioni – così come le visioni e le audizioni – appartengono all’ordine della comunicazione divina e dell’azione rivelatrice di Dio (dato che svelano alcuni aspetti del mistero divino), ma esse non si svolgono allo stesso modo.
• Relativamente alla "percezione" dell’oggetto soprannaturale, ad esempio, mentre
– il termine "visione" si usa per “descrivere” – in senso analogico – esperienze sia corporali [percezione sensibile di una realtà oggettivamente invisibile all’uomo], sia immaginarie [percezione per via imma-ginativa di un oggetto esistente nel presente], sia intellettiva [conoscenza soprannaturale senza percezione di un oggetto),
– il termine apparizione, invece, può essere usato soltanto per le percezioni corporali e immaginarie, ma non per quelle intellettive.
• Inoltre, mentre “apparizione” sottolinea il ruolo essenziale dell’oggetto che si manifesta (Cristo, Maria, un santo, ecc.), “visione" evidenzia invece l’azione del veggente che percepisce la natura "invisibile" dell’oggetto soprannaturale.
• Ancora più evidente è la differenza tra “apparizione” e “audizione”. Mentre, infatti, l’apparizione è la percezione di un oggetto soprannaturale, l’audizione è la percezione della parola rivelante la sua volontà.
Soprattutto negli ultimi tempi, questi due fenomeni risultano intimamente connessi, nel senso che il veggente sempre più spesso, oltre a “vedere” l’oggetto soprannaturale, ne “ascolta” pure la parola, per cui, non soltanto diventa il "rivelatore" dell’oggetto soprannaturale, ma anche il suo “messaggero”.
Il mariologo, René Laurentin, vede nell’apparizione “la manifestazione visibile di un essere, la cui vista in quel luogo o in quel momento, è inconsueta e impensabile, secondo l’ordine naturale delle cose".
Quindi, per riassumere, stando a tali definizioni, l’apparizione risulta caratterizzata da due elementi:
1 – La “presenza" di una persona che si trova al di fuori della normale esperienza dei sensi, e
2 – la “percezione" di questa presenza per via di conoscenza sensibile. Il veggente, che spesso cade in estasi (si estranea, cioè, dal mondo che lo circonda, pur restando nel pieno possesso delle sue facoltà), è convinto di trovarsi in contatto diretto ed immediato con l’essere che gli si è manifestato, il quale non si presenta come un’immagine statica, ma ha tutte le caratteristiche della tridimensionalità.
«In base a quali criteri possiamo capire se un'apparizione è vera o falsa? -
Se l'autorità ecclesiastica dichiara autentica un'apparizione, siamo obbligati a condividere tale giudizio? Varie volte, ho pregato a san Damiano, quando era viva “Mamma Rosa”. Ho fatto male?
È vero che molti luoghi di culto sono sorti in seguito ad apparizioni mai approvate dalla Chiesa?
Tali domande e altre simili si sentono spesso. Alcune riguardano il problema in generale; altre si riferiscono a episodi dei nostri giorni, come le apparizioni di Medjugorje in Iugoslavia, o di fronte a casi più recenti e discussi. Crediamo che non sia difficile chiarire le idee, se si tengono presenti le seguenti considerazioni.
1 – Occorre distinguere tra rivelazione “pubblica” (quella contenuta nella Sacra Scrittura) e rivelazioni “private”, ossia quelle varie rivelazioni a individui o gruppi, avvenute in vari modi (tra cui, anche per mezzo di apparizioni), con valore e risonanza molto diversa da caso a caso.
• La rivelazione pubblica è alla base della nostra fede: essa è completa; è Parola di Dio per tutti gli uomini.
• Le rivelazioni private – quanto al contenuto – non aggiungono nulla alla rivelazione pubblica; ma, se sono autentiche, ne richiamano un qualche elemento particolare. Perciò non è mai obbligatorio credere ad esse: non sono necessarie alla fede, dato che non le aggiungono nulla. Possono tuttavia, essere di grande aiuto a richiamare certe verità rivelate, in un momento in cui di tali verità c'è particolare bisogno. Ed è solo a tale scopo che vanno prese in seria considerazione.
Troviamo espressi questi concetti anche nell'omelia del Papa a Fatima, il 13 maggio 2005: «La Chiesa ha sempre insegnato e continua a proclamare che la rivelazione di Dio è portata a compimento in Gesù Cristo, il quale ne è la pienezza, e che «non è da aspettarsi nessun'altra rivelazione pubblica prima della manifestazione gloriosa del Signore... La Chiesa valuta e giudica le rivelazioni private secondo il criterio della loro conformità con tale unica Rivelazione pubblica». E parlando dell'apparizione al tre pastorelli aggiunse: «Il messaggio di Fatima è, nel suo nucleo fondamentale, la chiamata alla conversione e alla penitenza, – come nel Vangelo... Il contenuto dell'appello della Signora di Fatima è così profondamente radicato nel Vangelo e in tutta la Tradizione, che la Chiesa si sente impegnata da questo messaggio».
2 – In base a quali criteri l'autorità ecclesiastica – che nel nostro caso è il vescovo del luogo – dichiara se una apparizione è vera o falsa? Qui, evidentemente, il giudizio del vescovo deve tener conto non soltanto di un dato, ma di più elementi. Il fatto in sé dell'apparizione non è accertabile con metodi “scientifici” – che invece sono di grand’aiuto in altri casi, come per attestare guarigioni miracolose o lacrimazioni di immagini sacre.
In questo caso lo studio è perciò più difficile e si basa: su
– la conformità del messaggio “privato” alla rivelazione “pubblica” (unico fondamento della fede e dei costumi);
– la sincerità, coerenza, vita santa del veggente o dei veggenti (spesse volte tale vita santa è posteriore all'apparizione e conseguente ad essa); e circa
– eventuali miracoli – o – frutti spirituali che l'apparizione determina nel popolo cristiano [È un po' il criterio evangelico: «Dai frutti si conosce la pianta”].
Come si nota, si tratta d’un giudizio di non semplice soluzione, per cui è proverbiale la prudenza della Chiesa. Bisogna guardarsi dalla faciloneria dei falsi entusiasmi (fanatismi, trucchi, illusioni...), pur mantenendo rispetto per la persona del veggente e per chi ritiene d’avere motivi sufficienti per osservare da vicino le cose.
Qui, pure i fedeli hanno un loro ruolo, possono aiutare l'autorità ecclesiastica a comprendere un fenomeno: “C'è sete di Dio o semplice curiosità? C'è fede o superstizione?…”. Ma come?
– Chi ha vera fede, sa che un fatto soprannaturale è possibile e si rallegra perché il Signore, la Vergine, i Santi – che sempre ci sono vicini e ci assistono – possano anche rendersi visibili. Perciò
– chi ha fede evita i due estremismi: sia della credulità facilona e sia del sistematico rifiuto, per motivi preconcetti. Ma egli sa pure che accertare la verità è difficile, e non si stupisce che le autorità ecclesiastiche abbiano impiegato (o impieghino) anni di studio prima di pronunciarsi a favore della autenticità di certe apparizioni o “rivelazioni”. È molto più semplice un giudizio prudenziale e provvisorio: «Per ora non risultano motivi certi per poter affermare che la tale apparizione o messaggio siano autentici...».
È evidente che una simile dichiarazione lascia piena libertà ai singoli di pensarla come credono (anche se li induce alla prudenza), ma ha pure riflessi su quelle pubbliche manifestazioni di culto, la cui autorizzazione dipende dal vescovo.
Quindi, per riassumere: Quando la Chiesa approva le apparizioni – e conseguenti “rivelazioni” – è perché esse non contrastano la fede e la morale, e manifestano indizi che permettono di aderirvi con un assenso non di fede ma umano, fondato su una personale valutazione critica.
3 - Conclusioni.
È vero quanto alcuni hanno scritto: «Molti luoghi di culto sono sorti in seguito ad apparizioni mai approvate ufficialmente dalla Chiesa. Evidentemente, in tal caso, ci si è basati più sulle conseguenze buone riscontrate e sulla validità del messaggio (la sua conformità al Vangelo e la sua efficacia pratica) che non sul momento iniziale che l’ha determinato. Un caso: la diffusione della Medaglia Miracolosa è una realtà mondiale; la cappella di Rue du Bac, a Parigi, segnala un afflusso straordinario di pellegrini (tra cui Giovanni Paolo II, nel 1980); eppure, mai l'autorità ecclesiastica s’è pronunciata sulle apparizioni a santa Caterina Labouré. Così l’autorizzazione per Medjugorie.
Anche nel caso un'apparizione fosse dichiarata autentica dall'autorità competente, non siamo obbligati a crederla tale: perché non si tratta[ripetiamo!] di una dichiarazione di fede, e nulla aggiunge al patrimonio della fede. Chi però tiene presente la prudenza che usa la Chiesa prima di simili dichiarazioni, rischia di assumere un atteggiamento ingiustificato, irragionevole, se oppone il suo rifiuto.
E non si può negare, per semplice preconcetto, la possibilità di eventi soprannaturali: il Signore rispetta la nostra libertà, ma è anche molto geloso della “sua” (!), e non ci chiede permesso o si consulta con noi per intervenire nella storia umana come e quando vuole...
NOTA – La famiglia che ha pregato a San Damiano stia tranquilla: non importa – e non sta a noi dirlo –, se le apparizioni a Mamma Rosa sono state autentiche o no; l'importante è che siano autentiche le nostre preghiere. La fede è vera se porta a Dio e alla sua Parola, superando il fatto particolare: ci può essere chi recita preghiere autentiche in un luogo in cui non c’è stato nessun fenomeno soprannaturale, e pure chi prega male là dove tale fenomeno è avvenuto. Il Signore guarda il cuore.
--------------------
S. Teresa di Gesù, (vera esperta di visioni!) così la pensava … Il Castello interiore, IX, 11)
«Coloro cui Dio concede un’apparizione, potrebbero non saperne parlare. Poiché è una cosa che i confessori non possono vedere, e la persona che ne è favorita non sa alle volte spiegarsi, essi han tutti i motivi di temere. Perciò si deve procedere con circospezione e attendere che il tempo ne mostri i frutti, osservando se l'anima ne esca più umile e più fortificata in virtù. Il demonio, se è lui, darà presto dei segni e si lascerà sorprendere in mille falsità.
Il confessore che ha esperienza, ed ha provato queste cose, non tarderà molto ad accorgersi.
Dalla relazione che gliene faranno, vedrà prontamente se è l'opera di Dio, dell'immaginazione o del demonio, specialmente se avrà ricevuto dal Signore il dono del discernimento degli spiriti.
Se avrà questo dono e sarà fornito di dottrina, lo conoscerà molto bene anche senza esperienza».
MARIA: “Perché ci appare ogni volta sotto una forma differente?
Nella Chiesa cattolica, veneriamo Maria con amore filiale. Lei è importante per noi, non solo perché ci mostra Gesù, ma anche perché ci indica il cammino che Dio ha scelto per giungere sino a noi, Gesù.
Ella ci porta a Gesù, non soltanto attraverso il mistero della Incarnazione, ma pure con le sue apparizioni e segnali. Ma perché ci appare ogni volta sotto una differente forma?
In genere, gli interventi di Maria coincidono con precisi fatti storici, o per un bisogno particolare del popolo di Dio. E la Vergine riveste le caratteristiche etniche dei popoli che abitano i luoghi da Lei scelti per apparire. Con ciò mostra come il suo Gesù sia Salvatore e guida per ogni suo “fratello”, e Maria, madre di tutti gli uomini, in tutti i tempi e in ogni cultura.
QUANDO MARIA CI PARLA
«… Ho sentito che a Medjugorie, la Vergine sta raccontando la sua vita. Conosco anche vari mistici che hanno fatto altrettanto: Maria Agreda, Caterina Emmerich. ... E mi piace leggere i volumi di Maria Valtorta. Vorrei chiedere: Che valore hanno, da un punto di vista storico e critico, queste narrazioni?».
Il piano della mistica, [= esperienza di Dio o di realtà interiore che porta verso un’unione con una realtà superiore, fuori dalle forme ordinarie di conoscenza e di esperienza], anche quando si tratta di santi canonizzati, si muove su un terreno diverso da quello della critica storica, perché i fenomeni mistici si adattano alla mentalità e alla cultura del soggetto, e hanno scopi differenti da quelli degli studiosi di storia o di esegesi biblica.
Facciamo un esempio: fino a poco tempo fa si riteneva che Gesù fosse stato crocifisso con i chiodi nel palmo della mano; i mistici stigmatizzati (da san Francesco a san Padre Pio) hanno avuto le ferite della passione nel palmo della mano. In seguito agli studi sulla sindone (che è un preziosissimo documento storico, oltre che una reliquia) si è approfondito questo particolare, con la conclusione che i chiodi perforavano i polsi. È un risultato di studi, non contraddetto dai fenomeni mistici, anche se diverso da essi.
Se confrontiamo tra loro le varie “storie della Passione”, come alcuni mistici ce la presentano, notiamo subito un fatto rilevante: non c'è nessun accordo tra i diversi racconti. Ma sarebbe ingiusto tacciare di falso tali narrazioni, che i mistici ci riportano non come semplici descrizioni, ma come eventi a cui essi hanno partecipato intimamente, che hanno vissuto provando spesso nella propria carne le sofferenze di Cristo, in modo addirittura visibile e testimoniato dalle persone presenti.
Significa allora che la dimensione mistica è diversa da quella storica: il Signore si serve dei mistici non per aggiungere particolari alle narrazioni evangeliche, ma per farcene vivere più intimamente lo spirito.
• Ecco un altro esempio, dato che lo scrivente cita «Il Poema dell'Uomo Dio» della Valtorta.
Quando Maria Valtorta narra la cattura di Cristo e il suo itinerario verso la dimora di Caifa, sembra che tutte le case siano aperte, con gente pronta ad insultare il condannato, ad imprecare contro di lui in ogni modo. Un episodio simile è storicamente impensabile; la cattura di Gesù avvenne di notte, di nascosto. Ma se al racconto della Valtorta diamo un altro significato – non strettamente storico – e se vediamo rappresentate, in quelle persone, l'umanità che si ribella a Cristo, che l'offende, che col peccato partecipa alla sua passione, allora anche quella descrizione acquista significato: può non essere una descrizione storica, ma può essere un'interpretazione dell'atteggiamento degli uomini di tutti i tempi nei riguardi di Cristo.
Con tutto ciò non possiamo escludere che i mistici abbiano anche suggerimenti o mozioni di reale valore storico. Sono cose da controllarsi caso per caso. I loro interventi sono spesso stati di stimolo a studi particolari, e sono stati anche di aiuto a trovare soluzioni. Alcuni studiosi di lingua aramaica antica, ad esempio, hanno avuto aiuto per le loro ricerche ascoltando la mistica tedesca Teresa Neumann (morta nel 1962) quando, nelle sue estasi, parlava in aramaico.
Altro esempio significativo. Nel maggio 1878, la beata Maria di Gesù Crocifisso, la ”Piccola araba” [monaca carmelitana scalza] doveva andare da Betlemme a Nazaret. Già da alcune settimane aveva predetto che Dio le avrebbe mostrato il luogo esatto in cui avvenne l'episodio dei due discepoli di Emmaus. Dopo essersi fermata a Ain Karem, il villaggio della «Visitazione», la carrozza fa tappa a Latroun-Amwas, per il cambio dei cavalli. Qui suor Maria – che non era mai stata da quelle parti –, si stacca dalle compagne, che stentano a tenerle dietro. Quasi di corsa, raggiunge la sommità di un poggio, tra spine ed erbacce; lì affiorano le macerie di un'antica costruzione. La suora guarda commossa e dice alle compagne: «Questo è veramente il luogo in cui nostro Signore mangiò con i suoi discepoli!».
Qui sotto una pergamena scritta in aramaico, lingua parlata da Gesù, con la traduzione in italiano.
Il terreno fu acquistato e, dopo una serie di scavi, si ottennero risultati sorprendenti: la scoperta di ben tre santuari di epoca diversa, costruiti l'uno sull'altro nei secoli III, V, XII. Gli studiosi ritengono d’aver prove sufficienti per affermare che quella località era la Emmaus di cui ci parla il Vangelo di Luca.
Vediamo quindi che i suggerimenti venuti per vie extra culturali, hanno essenzialmente uno scopo religioso, ma possono anche aiutare negli studi. Sono naturalmente cose da controllarsi caso per caso; non è possibile un giudizio globale. GIUSEPPE FERRARI
TESTIMONIANZE
È la Santa Vergine che mi ha detto di mandarti a cercare...
Durante la guerra 15-18, padre Lalande è mobilitato come caporale infermiere in un ospedale, a Ivry, in Francia. Una sera un ragazzo viene a cercarlo in ospedale: «Cosa vuoi?». «Cerco un Prete da parte di mio padre che sta morendo». Stupito, padre Lalande si decide a partire perché un’anima lo cerca. In cammino, cerca di conversare con il ragazzo che risponde, invariabilmente: «Sapete, curato, io!...».
Arriva, e il padre entra in una topaia dove un vecchio agonizza; lo confessa e gli da l’estrema unzione. Poi domanda: «Come avete saputo che io ero in ospedale».
«Non lo sapevo – risponde il vecchio. È la Santa Vergine che mi è apparsa e mi ha detto di mandarti a cercare... Ero un ragazzo trovato per le strade di Costantinopoli. Ho fatto la prima comunione da dei religiosi che mi avevano accolto. Durante il ritiro, il predicatore ci ha fatto promettere di recitare tutti i giorni un ‘Ave Maria’, qualsiasi cosa accada. Ho fatto di tutto, stuprato, rubato, assassinato. Ma non ho mai smesso il mio Ave Maria, quotidiano. L’altra notte, ho visto la Vergine che m’ha detto: «Stai per morire, fai chiamare il padre che è all’ospedale per confessarti».
Madonna di Akita (Giappone), notte tra il 5 e il 6 luglio: pregare con la Vergine
Nel XX secolo, a Àkita, Giappone, una statua lignea della Vergine Maria, (replica della Vergine che apparve ad Amsterdam, nei Paesi Bassi, Nostra Signora di tutti i Popoli) ha versato lacrime per 101 volte. Suor Agnes Sasagawa, religiosa giapponese, membro della Comunità delle Ancelle dell'Eucaristia a Àkita, è la suora favorita – in realtà, dal 1956 – da visioni dall’angelo custode e della Madre di Dio. Maria le diede messaggi di estrema gravità.
«Stavo da sola – e feci un cenno di saluto verso l'altare, poi mi diressi alla statua della Vergine. Le parole del volto risuonano ancora nel mio spirito: «La ferita di Maria è molto più profonda e dolorosa della tua».
All'epoca – racconta suor Agnès Sasagawa Katsuko – la statua si trovava a destra in fondo all'altare, che era sopraelevato. Quando ho posato il piede sul gradino, sentii che la statua di legno prendeva vita ed era sul punto d’indirizzarmi la parola. Guardai: era impregnata d’una luce risplendente.
Istintivamente mi prosternai a terra e allo stesso tempo una voce d'una indescrivibile bellezza toccò le mie orecchie totalmente sorde. «Figlia mia, mia novizia, mi hai obbedito abbandonando tutto per seguirmi. La malattia delle tue orecchie è dolorosa? Guariranno, stanne certa. Sii paziente. Questa è la prima prova. La ferita della mano ti fa male? Prega in riparazione dei peccati dell'umanità. Ciascuno di questa comunità è mia figlia insostituibile; reciti bene la preghiera delle Serve dell'Eucarestia? Allora preghiamo insieme». In quel momento, quando Lei iniziò a pregare, l'angelo che mi era apparso nella cappella, riapparve a lato e si unì alle nostre voci. Sempre prosternata e con l'anima vuota da ogni pensiero, stavo per intonare la frase "Gesù presente nell'Eucarestia" quando la “voce” m’interruppe: «realmente presente!”, e per meglio impregnare il mio spirito perplesso, la voce completò: «D'ora in poi aggiungerai “realmente”», calcando sulla parola “realmente”.
[Benedetto XVI (allora, cardinale), nel 1988 approvò gli eventi di Akita come "affidabili e degni di fede].
DON BOSCO – Il sogno che rivela il futuro
«A nove anni – narra don Bosco nelle Memorie biografiche – feci un sogno che mi rimase profondamente impresso nella mente.
Mi parve di essere vicino alla mia casa, ai Becchi, in un cortile spazioso dove era raccolta una moltitudine di ragazzetti che giocavano. Alcuni ridevano, altri bestemmiavano. Io mi sono subito lanciato in mezzo a loro, per farli smettere. Il quel momento apparve un Uomo venerando, nobilmente vestito. Il volto era così lumino-so che non potevo fissarlo. Mi chiamò per nome e mi disse: «Non con le percosse, ma con la mansuetudine e con la carità dovrai acquistare questi tuoi amici. Mettiti dunque immediata-mente a parlare loro sulla bruttezza del peccato e sulla preziosità della virtù». Confuso e spaventato, risposi che io ero un ragazzo povero e ignorante. In quel momento i ragazzi, cessando risse e schiamazzi, si raccolsero tutti intorno a Colui che parlava. Quasi senza sapere che cosa dicessi: «Chi siete voi – chiesi – che mi comandate cose impossibili?». «Proprio perché queste cose ti sembrano impossibili, dovrai renderle possibili con l'obbedienza e acquistando la scienza».
«Come potrò acquistare la scienza? «Io ti darò la Maestra. Sotto la sua guida potrai diventare sapiente».
«Ma, chi siete voi? «Io sono il Figlio di Colei che tua madre ti insegnò a salutare tre volte al giorno. Il mio nome chiedilo a mia Madre».
In quel momento vidi accanto a lui una Donna di maestoso aspetto, vestita con un manto che splendeva come il sole. Scorgendomi confuso, mi fece cenno di avvicinarmi, mi prese con bontà per mano: «Guarda» – mi disse. Guardando mi accorsi che quei ragazzi erano tutti scomparsi, e al loro posto vidi una moltitudine di capretti, di cani, di gatti, di orsi e di altri animali. «Ecco il tuo campo; ecco dove dovrai lavorare. Renditi umile, forte e robusto: e ciò che in questo momento vedi succedere di questi animali, tu lo farai per i miei figli».
Volsi allora lo sguardo, ed ecco: invece di animali feroci apparvero altrettanti mansueti agnelli che, saltellando, correvano e belavano, come per far festa intorno a quell'Uomo e a quella Signora.
A quel punto mi misi a piangere, e pregai quella Donna a voler parlare in modo chiaro, perché io non sapevo cosa volesse significare. Lei mi pose la mano sul capo e mi disse: «A suo tempo tutto comprenderai».
Aveva appena dette queste parole che un rumore mi svegliò, e ogni cosa disparve. Io rimasi sbalordito. Mi sembrava di avere le mani che facevano male per i pugni che avevo dato, che la faccia mi bruciasse per gli schiaffi ricevuti da quei monelli. Don Bosco