AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

venerdì 9 gennaio 2026

Suor Andreana di Nostra Signora di Lourdes . Carmelitana Scalza in sua memoria

Il Carmelo chiede un requiem in ricordo della Suora Carmelitana recentemente salita alla Casa del Padre



 

martedì 6 gennaio 2026

I MAGI poesia di PADRE NICOLA GALENO OCD



 

UNA LEGGENDA DELLE TERRE DI ARAT...(i doni dei Magi) da ORDINE CARMELO SECOLARE

 


Una leggenda delle Terre di Arat narra che i Magi portassero con sé, oltre ai doni, una piccola ciotola di legno. Non serviva a nulla, eppure la custodivano con cura.

Quando giunsero alla grotta, deposero oro, incenso e mirra, ma il bambino guardò solo la ciotola. La madre la prese e la riempì di acqua per lavargli il volto.

I Magi si stupirono: ciò che credevano inutile era diventato il dono più necessario.

“Così è il Regno”, disse uno di loro tornando a casa, “non chiede ciò che brilla, ma ciò che può servire”.

E da allora, nelle case di Arat, si conserva una ciotola vuota, per ricordare che solo Dio colma il cuore dell' uomo di ciò che gli è necessario ed essenziale.

 

Il cuore dell'uomo è fatto per la felicità

Una sete di felicità che solo Dio può colmare.

Ma solo un cuore vuoto da felicità false può essere riempito...



----------------------------------------------------------------------------------------------

"L'anima che si lascia vincere dagli appetiti è come un malato di febbre,

che non sta bene finché questa non lo lascia libero,

e che sente crescere ogni minuto la sete.

(S. Giovanni della Croce)


lunedì 5 gennaio 2026

LA LIBERTA' NON E' UNO SPAZIO LIBERO di Padre MAURO ARMANINO



La libertà non è uno spazio libero

Siamo nel millennio scorso, esattamente negli anni ’70, quando il cantautore Giorgio Gaber ricordava che la libertà è partecipazione. La politica è sporca, la politica non mi interessa, perché è la politica degli affaristi e quella dei riti elettorali. O tu fai la politica o la politica ti fa, dicevamo coi giovani in Costa d’Avorio alla fine degli anni ’80. C’era un partito unico perché unica sembrava la via per uscire dalla colonizzazione. Bastava unire gli sforzi e non perdere tempo con discorsi, dibattiti e ideologie peregrine imprestate altrove. Bastava il liberalismo capitalista e la promessa dello sviluppo agognato dalla banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale. La democrazia del Capitale arrivò coi Piani di Aggiustamento Strutturale, contrabbandati come democrazia occidentale vincente. Anche se tu non ti occupi di politica non temere perché lei si occuperà, senz’altro, di te.
Che ha il diritto di votare e che passa la sua vita a delegare e nel farsi comandare ha trovato la sua nuova libertà. 
Continua così la canzone di Gaber degli anni ’70 che ha tradotto e anticipato la deriva nella quale si è impantanata la democrazia, svenduta per la circostanza ai facoltosi ‘parvenu’ del momento. Chi scrive era in quegli anni operaio metalmeccanico e le assemblee dei lavoratori erano incentrate, appunto, sulla partecipazione. Si ambiva al controllo dei ritmi di produzione e a quello della salute sul lavoro con la partecipazione degli operai nel progettare vie alternative e più compatibili con un lavoro sicuro e degno. Tutto spazzato via in pochi anni quando anche i sindacati, divisi da ideologie, collusioni col potere e scollamento dai lavoratori, sono diventati parte del sistema. La delega si è trasformata in graduale ripiego nel privato e il nome ‘riflusso’ ben dipingeva l’accaduto.


Ecco perché ci troviamo, qui come altrove, con una classe politica frutto ed espressione di assenze partecipative, Avvoltoi, affaristi, commercianti, imbroglioni, venditori di parole, pedine e vittime di un sistema basato sull’esclusione dei poveri e della loro parola per cambiare il mondo. Abbiamo permesso che la ‘casta gelatinosa terminale’ possa amministrare il continente europeo, come ricorda Slobodan Despot, direttore di ‘Antipresse’, nell’editoriale di questa settimana. Casta Gelatinosa Terminale, dice Despot. Nulla di più vero per un continente senza ‘qualità’, disse nel 2024 il filosofo tedesco Peter Sloterdijk, alla lezione inaugurale pronunciata al ‘Collège de France’. Non va meglio altrove. In Africa Occidentale tra illusori colpi di stato militare nel Sahel centrale e presidenti a vita altrove. In Russia con la malattia imperiale intesa come rivincita all’esproprio capitalista post era sovietica.


PETER SLOTERDIJK

Nella Cina della ‘Via della seta’ che traccia l’autostrada commerciale dell’Impero di Mezzo che poggia sull’Africa molte delle sue velleità di potere anche militare senza darlo troppo a vedere. In Israele retto da guerrafondai e i paesi Arabi dai soldi del petrolio che affoga ogni tentativo di partecipazione. Quanto agli Stati Uniti si potrebbe dire che anche le ultime maschere del diritto che dovrebbe orientare e dirimere i rapporti diplomatici tra nazioni, sono cadute. La politica delle cannoniere, come opportunamente ricorda il New York Times di oggi, 5 gennaio del nuovo anno, non fa che riprodurre un vecchio mondo, quello della legge della giungla. Eppure, lo sappiamo quanto Gaber aveva ragione..

“La libertà non è star sopra un albero/non è neanche avere un’opinione/ la libertà non è uno spazio libero libertà è partecipazione.”
                                                           
Mauro Armanino, Genova, gennaio 2026


domenica 28 dicembre 2025

E - vi preghiamo - quello che succede ogni giorno non trovatelo naturale. Bertolt Brecht .Mauro Armanino

  


E - vi preghiamo - quello che succede ogni giorno non trovatelo naturale.

Naturali non sono le frontiere, gli eserciti, le armi, le migrazioni, le politiche di aggiustamento strutturale, i bombardamenti chirurgici, le guerre e le religioni. Nulla di tutto ciò è naturale. Le democrazie, le dittature, i colpi di stato e le elezioni presidenziali. Non sono naturali le classi sociali, la schiavitù, il mondo tracciato e colorato da stati che danno l’impressione di perennità. La storia non è naturale e neppure la scienza, i mezzi di comunicazione o di trasporto. Neppure le amicizie, se vogliamo, sono naturali, dovute o frutto di affinità elettive. Naturale non è neppure la vita considerata la facilità con cui passa, si trasforma e si racconta. Ha ragione Bertolt Brecht, drammaturgo, regista, scrittore e poeta tedesco che introduce così lo scritto ‘L’eccezione e la regola’, nel 1930. In un’epoca in cui l’ingiustizia e i venti di guerra sembrano tornare a sedurre i ‘signori del mondo’ e i loro sudditi, queste parole assumono una valenza profetica






...Di nulla sia detto: "è naturale" in questi tempi di sanguinoso smarrimento

Continua così l’introduzione all’opera citata di Brecht. Di nulla sia detto ‘ è naturale’ di quanto accade nel mondo. Non c’è nulla di naturale a Castelvolturno e alle migliaia di migranti di varie provenienze che abitano spesso in case abbandonate sotto lo sguardo vigile della mafia. Nulla di naturale della ‘rotta balcanica’ che sfocia a Trieste nella Piazza della Libertà rivisitata come Piazza del Mondo o dei Popoli. Nulla di naturale nella marcia silenziosa nella stessa città la notte scorsa a ricordo dei 4 rifugiati deceduti in queste ultime settimane in città e nella regione. Nulla di naturale nel viaggio impossibile che accompagna di dolore afgani, pakistani, bengalesi, nepalesi, siriani, egiziani e sudanesi in questa bella città di frontiera. Ditemi cosa c’è di naturale nelle parole prese in prestito da qualche parte e che usiamo per stuprare il reale e dirottare altrove lo sguardo. Non è affatto naturale pulire, curare, fasciare e carezzare i piedi dei migranti martoriati dalle gratuite violenze perpetrate alle frontiere. Così come mai è stata naturale la fame che oggi ancora è la peggior guerra quotidiana.

   ... ordinato disordine, pianificato arbitrio, disumana umanità.... 

Esempio sono i campi di detenzione sparsi in tutta Europa, ed esportati altrove, a esplicitare l’ordinato disordine e la disumana umanità resa possibile con l’ignavia e la complicità degli spettatori del naufragio della civiltà. Muri, reticolati, sensori, controlli delle impronte e facciali sono assieme ai documenti quanto di meno naturale ci sia nel mondo. Esattamente come gli stati, la sovranità e la proprietà della terra quando si trasforma in assoluto. Pericoloso, dunque, affermare che il corpo è nostro, per farne ciò che meglio ci pare e poi negare che la terra, la casa, il futuro sia invece di tutti e per tutti. Eppure, la vita ci insegna che tutto è precario, provvisorio, relativo e, per così dire, imprestatoci. Siamo giusto occasionali stranieri residenti che dovrebbero prendere cura gli uni degli altri per il breve nesso di tempo che chiamiamo vita. I 116 morti annegati al largo della Libia, alla Vigilia di Natale di quest’anno, non fanno che gridare in silenzio il tradimento delle leggi del mare.

                     ...così che nulla valga come cosa immutabile...

Ancora la saggezza di Bertold Brecht apre un varco inestimabile nella pretesa espressa dalla torre di Babele che, nel noto mito biblico, appare come il vano ed effimero tentativo di darsi un nome che raggiunga il cielo. Immutabile come un esercito, una lingua e un pensiero unico, scelta imperiale di tutti i tempi, che trasformerebbe il mondo in una raffinata dittatura. Come i militari al potere nel Sahel centrale dove anche quest’anno si sono stati oltre diecimila contadini uccisi dai gruppi armati. Costanti come le carestie annuali e gli oltre 4 milioni di sfollati. L’unica cosa che si rivendichi davvero come immutabile sarà la deliberata diserzione al sistema dominante.

        Mauro Armanino, Genova, dicembre 2025

BENVENUTO|

Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi