AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

venerdì 4 marzo 2016

Una splendida notizia che riguarda il Carmelo


  
La Chiesa avrà presto due nuovi Santi, due nuovi Beati e otto nuovi Venerabili Servi di Dio. Papa Francesco ha ricevuto ieri pomeriggio il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, autorizzando il dicastero a promulgare i relativi decreti.
Sarà proclamato Santo il vescovo spagnolo di Palencia, Emanuele González García, fondatore dell’Unione Eucaristica Riparatrice e della Congregazione delle Suore Missionarie Eucaristiche di Nazareth. Soprannominato il “vescovo dei Tabernacoli abbandonati” per aver diffuso la devozione all’Eucaristia, ha vissuto il tragico periodo della guerra civile in Spagna.
Sarà canonizzata anche la grande mistica francese Elisabetta della Trinità, carmelitana scalza, morta a soli 26 anni nel Carmelo di Digione tra indicibili dolori provocati dal morbo di Addison. Ha offerto tutta la sua sofferenza per la salvezza delle anime, in un unione con Gesù crocifisso: “Bisogna amare le anime – diceva - ricercarle con vera passione. E' grande la loro bellezza. Se avessimo visto la bellezza di un'anima pura, crederemmo di aver visto Dio”. Visse la notte oscura dei mistici, provando l’abbandono totale da parte di Dio. Fu anche tentata dal suicidio. Vinse ogni tentazione: “Non scoraggiarsi mai – ebbe a scrivere - E' più difficile liberarsi dallo scoraggiamento che dal peccato. Non inquietarsi se non si constatano progressi nello stato della propria anima. Spesso Dio permette questo per evitare un sentimento di orgoglio. Egli sa vedere i nostri progressi e contare ogni nostro sforzo”.
I prossimi due nuovi Beati sono il carmelitano scalzo francese Maria-Eugenio di Gesù Bambino, fondatore dell’Istituto Secolare di Nostra Signora della Vita (1894-1967) e la religiosa argentina Maria Antonia di San Giuseppe, Fondatrice del Beaterio degli Esercizi Spirituali di Buenos Aires (1730-1799).
Gli otto nuovi Venerabili sono:
- mons. Stefano Ferrando, della Società Salesiana di San Giovanni Bosco, Arcivescovo titolare di Troina, già Vescovo di Shillong, Fondatore della Congregazione delle Suore Missionarie di Maria Ausiliatrice dei Cristiani; nato il 28 settembre 1895 e morto il 20 giugno 1978;
- mons. Enrico Battista Stanislao Verjus, della Congregazione dei Missionari del Sacratissimo Cuore di Gesù, Vescovo titolare di Limyra, Coadiutore del Vicariato Apostolico della Nuova Guinea; nato il 26 maggio 1860 e morto il 13 novembre 1892;
- don Giovanni Battista Quilici, Sacerdote diocesano, Parroco, Fondatore della Congregazione delle Figlie del Crocefisso; nato il 26 aprile 1791 e morto il 10 giugno 1844;
- don Bernardo Mattio, Sacerdote diocesano, Parroco; nato il 2 gennaio 1845 e morto l’11 aprile 1914;
- padre Quirico Pignalberi, Sacerdote professo dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali; nato l’11 luglio 1891 e morto il 18 luglio 1982;
- suor Teodora Campostrini, Fondatrice della Congregazione delle Suore Minime della Carità di Maria Addolorata; nata il 26 ottobre 1788 e morta il 22 maggio 1860;
- Bianca Piccolomini Clementini, Fondatrice della Compagnia di Sant’Angela Merici di Siena; nata il 7 aprile 1875 e morta il 14 agosto 1959;
- suor Maria Nieves Sánchez y Fernández (in religione: Maria Nieves della Sacra Famiglia), Religiosa professa delle Figlie di Maria delle Scuole Pie; nata il 2 maggio 1900 e morta il 1° maggio 1978.

Ma vediamo meglio dal Bollettino della Sala Stampa Vaticana



Promulgazione di Decreti della Congregazione delle Cause dei Santi, 04.03.2016


Nel pomeriggio di ieri, 3 marzo, il Santo Padre ha ricevuto in udienza privata Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale Angelo Amato, S.D.B., Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Nel corso dell’udienza Papa Francesco ha autorizzato la Congregazione a promulgare i decreti riguardanti:
- il miracolo, attribuito all’intercessione del Beato Emanuele González García, Vescovo di Palencia, Fondatore dell’Unione Eucaristica Riparatrice e della Congregazione delle Suore Missionarie Eucaristiche di Nazareth; nato il 25 febbraio 1877 e morto il 4 gennaio 1940;
- il miracolo, attribuito all’intercessione della Beata Elisabetta della Trinità (al secolo: Elisabetta Catez), Monaca professa dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi; nata il 18 luglio 1880 e morta il 9 novembre 1906;

- il miracolo, attribuito all’intercessione del Venerabile Servo di Dio Maria-Eugenio di Gesù Bambino (al secolo: Enrico Grialou), Sacerdote professo dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi, Fondatore dell’Istituto Secolare di Nostra Signora della Vita; nato il 2 dicembre 1894 e morto il 27 marzo 1967;
Bea
- il miracolo, attribuito all’intercessione della Venerabile Serva di Dio Maria Antonia di San Giuseppe (al secolo: Maria Antonia de Paz y Figueroa), Fondatrice del Beaterio degli Esercizi Spirituali di Buenos Aires in Argentina; nata nel 1730 e morta il 7 marzo 1799;
- le virtù eroiche del Servo di Dio Stefano Ferrando, della Società Salesiana di San Giovanni Bosco, Arcivescovo titolare di Troina, già Vescovo di Shillong, Fondatore della Congregazione delle Suore Missionarie di Maria Ausiliatrice dei Cristiani; nato il 28 settembre 1895 e morto il 20 giugno 1978;
- le virtù eroiche del Servo di Dio Enrico Battista Stanislao Verjus, della Congregazione dei Missionari del Sacratissimo Cuore di Gesù, Vescovo titolare di Limyra, Coadiutore del Vicariato Apostolico della Nuova Guinea; nato il 26 maggio 1860 e morto il 13 novembre 1892;
- le virtù eroiche del Servo di Dio Giovanni Battista Quilici, Sacerdote diocesano, Parroco, Fondatore della Congregazione delle Figlie del Crocefisso; nato il 26 aprile 1791 e morto il 10 giugno 1844;
- le virtù eroiche del Servo di Dio Bernardo Mattio, Sacerdote diocesano, Parroco; nato il 2 gennaio 1845 e morto l’11 aprile 1914;
- le virtù eroiche del Servo di Dio Quirico Pignalberi, Sacerdote professo dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali; nato l’11 luglio 1891 e morto il 18 luglio 1982;
- le virtù eroiche della Serva di Dio Teodora Campostrini, Fondatrice della Congregazione delle Suore Minime della Carità di Maria Addolorata; nata il 26 ottobre 1788 e morta il 22 maggio 1860;
- le virtù eroiche della Serva di Dio Bianca Piccolomini Clementini, Fondatrice della Compagnia di Sant’Angela Merici di Siena; nata il 7 aprile 1875 e morta il 14 agosto 1959;
- le virtù eroiche della Serva di Dio Maria Nieves Sánchez y Fernández (in religione: Maria Nieves della Sacra Famiglia), Religiosa professa delle Figlie di Maria delle Scuole Pie; nata il 2 maggio 1900 e morta il 1° maggio 1978.
[00358-IT.01] [Testo originale: Italiano]
[B0165-XX.01]



mercoledì 2 marzo 2016

Una leggenda indiana

Da Maranathà:

E’ la sorpresa; è la più grande scoperta: Dio è talmente dentro di te da essere più intimo a te di te stesso.
Ascolta una leggenda indiana: Ci fu un tempo in cui gli uomini erano dotati di potere divino. Ma abusarono talmente di questo privilegio che Brahma, il loro maestro, decise di sopprimere, cancellare questo potere e di nasconderlo in un luogo dove gli uomini non potessero più ritrovarlo.
Gli dei minori furono convocati per individuare un posto dove seppellire questo…tesoro. Tutti fecero questa proposta: “Seppelliamo la divinità dell’uomo sotto terra.”
Ma Brahma rispose: “Ciò non basta, l’uomo scaverà e la troverà.”
Gli dei replicarono: “Gettiamola allora nel più profondo degli oceani.”
Ma Brahma affermò: “Prima o poi l’uomo esplorerà le profondità: la scoprirà e la riporterà in superficie.”
Il maestro degli dei ebbe una idea: “Ecco allora ciò che dobbiamo fare: la nasconderemo nel più profondo dell’uomo stesso. È il solo posto dove l’uomo non la troverà mai. E’ risaputo che l’uomo non sa guardare, né vuole cercare dentro di sé.
Ma dal cielo è venuto il Maestro dei maestri. Gesù è venuto ad insegnare all’uomo a scoprire il Tesoro. E’ risuscitato scoperchiando la tomba dell’egoismo degli uomini. Lui il tesoro ha trasformato la schiavitù in trionfo della libertà.

Adesso tocca a me aggiungere qualcosa. Noi carmelitani abbiamo imparato dalla nostra Santa Madre Teresa di Gesù, che Dio inabita in noi, nella stanza più centrale del Castello Interiore. Mi fa molto piacere sapere che anche gli induisti la hanno una storiella che in qualche modo si ricollega al Carmelo. Certo, Gesù prima Santa Teresa, lo aveva insegnato, attraverso parabole e predicazioni, ma forse non si era capito fino in fondo, che noi possediamo nella nostra anima, una scintilla divina.
Danila Oppio


martedì 1 marzo 2016

Lettera a Dio di un sacerdote in punto di morte: Padre J.L.Martin OCD

Testimonianze
                         La lettera a dio di un sacerdote in punto di morte

J.L.Martin Carmelitano scalzo

Ha scritto molte opere letterarie, tra cui ricordiamo: “Vita e mistero di Gesù di Nazareth” e “Ragioni: per vivere, per avere speranza, gioia, amore e di altre cose”, che ha raccolto molti articoli di giornale basati su fatti reali di tutti i giorni.
Ha scelto la vita di un “sacerdote scalzo” e con profonda semplicità ha cercato di essere fedele alla sua vocazione. Fin da giovane ha sofferto di una grave malattia al cuore e ai reni che lo costrinse ad essere in dialisi per molti anni. Ha vissuto ogni momento senza perdere la, fino alla sua morte avvenuta a Madrid l’11 giugno 1991. Vogliamo condividere l’ultimo articolo scritto prima della sua morte, una lettera a Dio, un testo prezioso degno di essere meditato e condiviso.


Grazie. Con questa parola potrei concludere questa lettera, Dio, o “amore mio”. Perché questo è tutto quello che ho da dire: grazie, grazie. Se dall’alto dei miei cinquantacinque anni mi guardassi indietro, cosa troverei se non la catena senza fine del tuo amore? Non c’è una singola parte della mia storia in cui non abbia avuto la tua misericordia su di me. Non c’è stato un momento in cui non abbia sperimentato la tua presenza amorevole e paterna accarezzare la mia anima.
Ieri ho ricevuto una lettera da un’amica che ha appena saputo dei miei problemi di salute, e mi ha scritto arrabbiata: “Una grande rabbia invade tutto il mio essere, mi ribello ancora di più contro il Dio che permette alle persone come te di soffrire”. Poverina! Il suo affetto non le fa vedere la verità. Perché – a parte che io non sono più importante di nessuno – la mia vita è la testimonianza di due cose: nei miei cinquant’anni ho sofferto non poco per mano degli uomini. Da loro ho ricevuto ferite e offese, solitudine e incomprensioni. Ma da te non ho avuto nulla, se non infiniti gesti di affetto. La mia ultima malattia è uno di loro.
Mi hai dato, prima di tutto, il fatto di essere. Questa meraviglia di essere un uomo. La gioia di respirare la bellezza del mondo. Il fatto di trovarmi a mio agio nella famiglia umana. La consapevolezza che, dopo tutto, se dovessi fare un bilancio delle ferite ricevute queste sarebbero comunque molto di meno rispetto al grande amore che gli stessi uomini hanno messo sull’altro lato della bilancia della mia vita. Sono stato un uomo fortunato e fuori dal comune? Probabilmente. Ma in nome di cosa potrei pretendere di essere un martire della condizione umana se so che, in definitiva, ho avuto più sostegno e comprensione che difficoltà?
E poi, tu hai accompagnato il dono di essere con quello della fede. Nella mia infanzia ho percepito la sua presenza in ogni momento. Per me, l’immagine era quella di un Dio semplice. Non sono mai stato spaventato dal tuo nome. E ho piantato nell’anima quella favolosa sensazione di sapere che ho amato, di sentirmi amato, di sperimentare la tua presenza quotidiana con il passare delle ore. Sono stato tra uomini che hanno maledetto il giorno della propria nascita, che hanno urlato che non hanno chiesto di nascere. Neanche io l’ho chiesto, perché prima non esistevo. Ma poi ho conosciuto quella che sarebbe stata la mia vita, ho gridato a te chiedendoti la vita, ed è proprio questo ciò che in realtà mi hai dato.
Credo che sia stato assolutamente decisivo nascere nella famiglia che tu hai scelto per me. Oggi non avrei tutto ciò che in seguito ho ottenuto, se non avessi avuto i genitori e i fratelli che ho avuto. Sono stati tutti delle testimonianze viventi della presenza del tuo amore. Da loro ho imparato – molto facilmente – chi tu fossi. Da allora ho iniziato ad amare te – e quindi ad amare tutti e tutto. Sarebbe stato assurdo non amarti. Sarebbe stato difficile vivere nell’amarezza. La felicità, la fede e la fiducia nella vita sono stati, per me, come un piatto delizioso portato a pranzo da mia madre. Qualcosa che ci sarebbe stato al cento per cento. E se non ci fosse stato, sarebbe stato semplicemente perché quel giorno le uova erano più costose, non perché vi fosse poco amore. Poi ho anche imparato che il dolore era parte del gioco. Non una maledizione, ma qualcosa collegato con quanto dà la vita; qualcosa che, in ogni caso, non avrebbe mai potuto togliere la gioia del tutto.
Grazie a tutto questo – mi sento un po’ in imbarazzo a dirlo – il dolore non mi fa male, né l’amarezza mi addolora. Non perché io sia coraggioso, ma semplicemente perché ho imparato da bambino a concentrarmi sugli aspetti positivi della vita. E perché il mio approccio mi ha spinto ad aspettarmi il nero e in questo modo, quando arriva, per me è solo leggermente grigio. Un altro amico mi ha scritto in questi giorni dicendo che io potrei sopportare la dialisi “ubriacandomi di Dio”. E a me questo sembra un po’ eccessivo e melodrammatico. Perché per vari motivi in te mi sento sempre protetto da un’armatura contro la sofferenza. O forse il vero dolore non è ancora arrivato.
Biografia
 Nació el 27 de agosto de 1930 en Madridejos (Toledo), en el seno de una familia profundamente cristiana, de la que era el menor de cuatro hermanos. Sus padres fueron Don Valeriano, de carácter noble y sobriedad castellana, y Doña Pepita, que derrochaba bondad y buen humor -comíamos amor cada mañana, rebanadas de alma, diría de ellos-. Ambos inculcaron en él su afición temprana a la lectura y su profundo sentido del deber.
Cuando tenía tres años se trasladaron a Astorga, nuevo destino profesional de su padre quien oficiaba de secretario judicial. Allí transcurrió casi toda su infancia, hecho que evoca de manera entrañable a menudo en sus obras, hasta que a los 12 años ingresa en el Seminario de Valladolid.
Completó sus estudios de Historia y Teología en la Pontificia Universidad Gregoriana de Roma; allí formó parte del grupo poético reunido en la revista Estría del Colegio Español, que ayudó a fundar junto con José María Javierre, y en la cual colaboraron escritores como José María Cabodevilla, el más tarde arzobispoAntonio Montero Moreno, el biblista Luis Alonso Schökel, el P. Joaquín Luis Ortega (después director de la Biblioteca de Autores Cristianos), y luego el poeta y ensayista José María Valverde. Se ordenó sacerdote en 1953.
Ejerció como profesor de Literatura en el Seminario de Valladolid, dirigiendo también allí una compañía de teatro de cámara. Durante el Concilio Vaticano II fue corresponsal de prensa en el mismo. Como periodista, dirigió las revistas Vida Nueva y Blanco y Negro y el programa televisivo Pueblo de Dios de RTVE.s1Representó una literatura relacionada con el humanismo cristiano. En 1956 obtuvo el Premio Nadal por La Frontera de Dios y en 1962 el Premio Teatral de Autores. En 1976 consiguió el Premio González-Ruano de periodismo.
Su trayectoria dramática se inició con La hoguera feliz, montada por Mario Antolín por el Teatro Nacional de Cámara y Ensayo en 1969, una nueva recreación del personaje histórico de Juana de Arco en que se privilegia su capacidad de optar por el camino más difícil. La pieza fue un éxito de crítica y público. A dos barajas(1972) fue un melodrama fácil al gusto del público de entonces. Las prostitutas os precederán en el reino de los cielos (1986) constituyó su mayor éxito y, tras más de cien representaciones en provincias, llegó a Madrid y conquistó al público de la capital, sobre todo por la cautivadora interpretación de Elisa Montés.
De su prolífica obra literaria destacaron: Vida y misterio de Jesús de Nazaret, y los libros de Razones: para vivir, para la esperanza, para la alegría, para el amor,desde la otra orilla, que recogieron muchos de los artículos periodísticos publicados, seguidos semanalmente por multitud de lectores... Basados en hechos reales y cotidianos de la vida, constituyen un estilo singular, a modo de parábolas, que tratan de dar una respuesta de esperanza al dolor humano, utilizando para ello un lenguaje sencillo, transparente y a la vez profundo, al alcance del "hombre de la calle". En ellos también expone y acerca la esencia y el pensamiento de numerosos autores que influyeron en su vida.
José Luis Martín Descalzo, padeció una grave enfermedad cardíaca y renal, que lo obligó a estar sometido a diálisis durante muchos años, en los que tuvo a su lado como ángel custodio a su hermana Sor Angelines; en ese tiempo escribió muchas de las mejores páginas de su prolífica obra, además de continuar interviniendo en televisión y escribiendo artículos en prensa. Vivió en todo momento sin dejar de sembrar esperanza y vida, hasta su muerte en Madrid, el martes 11 de junio de 1991.
Su testimonio y su obra permanecen vivos, extendiéndose hoy su legado por todo el mundo, con múltiples reediciones de sus libros.

BENVENUTO|

Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi