AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

giovedì 21 ottobre 2010

CAMMINO DI PERFEZIONE - PREFAZIONE

Santa Teresa di Gesù – Cammino di perfezione
Inizio con il pubblicare IN ITALIANO! La prefazione al Cammino di Perfezione, in modo da poter comprendere perché la Santa Madre ha voluto scrivere quest'opera. 
PREFAZIONE

Il cammino di Perfezione non è altro che l'itinerario spirituale che un cristiano deve percorrere se vuole giungere a sperimentare l'amicizia profonda con Dio fin da questa vita.
Santa Teresa di Gesù, oltre ad avere sperimentato questo cammino, richiesta dalle sue figlie e dai suoi confessori, ha tentato di mettere per iscritto il frutto delle sue esperienze spirituali.

PREFAZIONE
Lo scopo principale della Santa in questo libro fu di affezionare le sue figlie alla pratica dell'orazione.
Aveva già scritto il volume della sua vita, e in esso, come si è visto, aveva consacrato all'orazione vari capitoli.
Ma per ragioni di umiltà non voleva che il libro fosse consegnato alle religiose se non dopo la sua morte.
Quelle intanto non cessavano d'importunarla per dar loro qualche insegnamento pratico e facile su quell'orazione di cui la sentivano parlare tanto spesso e con tanto entusiasmo.
Forse la Santa esitava, ed esse allora interposero l'autorità del suo confessore, Padre Domenico Báuez, dei Domenicani, che gliene diede il comando, a cui ella umilmente si sottomise, regalando alle anime quest'altro suo scritto non meno fruttuoso del primo.
Oltre che dell'orazione in sé, parla del modo con cui prepararsi, sempre che Dio lo voglia - ai vari gradi della vita mistica, per cui questo libro può considerarsi, e giustamente, come una prefazione a quello che verrà dopo, intitolato Castello interiore, dove parlerà dell'orazione nelle sue manifestazioni più sublimi.
Lo chiama Cammino di perfezione; ed ella infatti, adagio adagio, come per una strada di cui scopre gli ostacoli e mostra le scorciatoie, conduce le anime alla fonte dell'acqua viva, che è la perfezione dell'orazione.
Nei primi capitoli divampa l'ardore apostolico dell'antica fanciulla missionaria.
Dice il motivo per cui volle che il suo primo monastero fosse fondato in tanta austerità: per riparare, cioè, con la preghiera e il sacrificio i disastri dell'eresia che infuriava in Francia.
E scongiura le sue figlie a non mai desistere di pregare e a mantenersi nella povertà e nelle austerità abbracciate.
Saranno anime apostoliche se saranno anime di orazione; ma per essere anime di orazione dovranno coltivare l'amore vicendevole che sopprime tante cause di disgusti e di conseguenti inquietudini, il distacco da ogni cosa creata che favorisce il raccoglimento, e la vera umiltà che attira nell'anima il Signore.
Ma quale specie di orazione dovranno esse praticare? Le grandi vie dei mistici non sono per tutti: pochi sono coloro che le battono.
Perciò la Santa non vorrà pronunciarne neppure il nome. Per essere intesa da tutti, si indugerà di preferenza sulla preghiera vocale, parlando del modo di praticarla e dicendo i vantaggi che ne derivano quando sia fatta a dovere.
Le formule di detta orazione non devono essere molte, per non correre il pericolo di recitarle in fretta e senza attenzione. Basterebbe solo il Pater noster, la preghiera insegnata dalla stessa divina Sapienza, che si adatta a tutte le circostanze della vita, tanto spirituale che temporale.
La Santa vuole che le sue figlie la preferiscano a tutte le altre preghiere, e per facilitarne una recita più devota e fruttuosa, si ferma con compiacenza a svelarne i segreti.
Si tratta di una spiegazione originale che si stacca dall'interpretazione comune: per essa il cielo, abitazione del Padre, è l'anima umana; il regno di Dio, l'orazione di raccoglimento e di unione; il pane nostro, la Santissima Eucarestia; il male da cui prega di andar libera, il pericolo che si ha, vivendo, di offendere Iddío, per cui lo supplica con termini commoventi a toglierla alla vita.
La familiarità è il carattere che distingue questo libro. Lo dirige alle sue figlie, e ne ha sempre il nome sulle labbra.
Abbonda di particolari circa la loro vita di ogni giorno e, profonda conoscitrice della psicologia femminile, ha degli squarci divertentissimi. Ricca di immagini e di paragoni, di slanci e di preghiere, si rende molto varia e naturale.
Il Cammino di perfezione ebbe due redazioni. La prima, che si conserva nella biblioteca dell'Escorial, detta perciò escorialense, è del 1566; la seconda seguì immediatamente, con molta probabilità lo stesso anno 1566, e si trova nel monastero delle Carmelitane Scalze di Valladolid.
La ragione di questa doppia redazione in così breve tempo sta nel fatto che la prima non venne approvata dal teologo censore domenicano Padre García de Toledo, il quale cancellò numerosi brani dell'autografo escorialense.
Noi, pur traducendo l'autografo valisolitano, riporteremo in calce, volta per volta., i punti principali in cui quello escorialense se ne distacca.
Oltre i due autografi, il Cammino di perfezione conta tre copie rivedute e corrette dalla stessa Autrice.
Quella di Salamanca terminata nel 1571 e che ha alcune lacune. La copia di Madrid, esaminata ed approvata dal Padre García de Toledo, domenicano, e dal dott. OrtiZ. E infine quella di Toledo, inviata dalla Santa all'Arcivescovo di Evora, don Teutonio de Braganza, che nel 1583 ne doveva curare la stampa.
Santa Teresa che amava molto di essere approvata dai dotti, vide con piacere la stima di cui essi circondavano il suo libro e, come narra il suo biografo Yepes, non rifiutò l'elogio di chi l'ebbe a paragonare con la Sacra Scrittura.
Lei stessa, del resto, dice chiaramente in più d'un punto, che se nel suo libro vi è qualcosa di buono, è tutto per l'intervento di Dio, tanto vero che, giunta alla fine, e bramando di aggiungere qualche altro capitolo, non sa come né dove aiutarsi, perché Dio, volendo che termini, le nega la sua luce.
Terminiamo anche noi, ringraziando sentitamente il Signore per aver voluto, mediante la sua serva Santa Teresa di Gesù, illuminare le nostre anime e far conoscere i mezzi più facili per arrivare alla perfezione.


Padre Egidio Di Gesù

Santa Teresa di Gesù – Cammino di Perfezione


venerdì 15 ottobre 2010

PERCHE' CREDERE IN GESU' CRISTO

Come mai c'è sempre più una dilagante scristianizzazione da parte dei giovani? Senza voler arrivare a pensare al peggio, ovvero che molti giovani sono attratti da "sette sataniche", o da quel hard-rock dove la morale, e quindi ogni tipo di religione, viene schiacciato sotto i piedi, mi pare di aver recepito come altre, le ragioni di tale allontanamento dal cristianesimo.
Chiedendo ai giovani studenti universitari, soprattutto quelli che hanno scelto una direzione scientifica, mi viene risposto che la religione è cosa superata, che la scienza ha annullato i racconti biblici, troppo obsoleti, fuori dal tempo e dalla ragione.Sostengono che la ricerca ha smentito certe favolette insulse, spiegando con trattati scientifici l'origine del creato, e della vita stessa. Così non credono più alla possibilità di una vita oltre questa vita, non credono che un Dio che si è fatto uomo possa salvarli. E prendono pesantemente in giro coloro che invece ci credono, eccome, e prendono in giro anche me! Molti si sbattezzano addirittura, adducendo questa decisione al fatto che il Battesimo non l'hanno ricevuto per loro scelta, ma è stato loro imposto dai genitori. E poiché il loro credo è basato sulla scienza, si sentono in dovere di essere coerenti con il loro pensiero, e disonesti con la Chiesa, se non si tolgono al più presto dalla stessa.
Ma se tutta l'umanità, passata e presente, ha sempre cercato in una religione, un "qualcosa" che desse senso alla sua esistenza! Che fossero religioni ataviche, basate sull'adorazione di idoli, o delle cose del creato, come il sole, la luna o le stelle, o un animale (gli egizi consideravano alla stregua di dei: i gatti, gli scarabei, il falco e altre creature). Poi con l'evoluzione, si sono cercate religioni più complesse, dove gli dei erano personaggi superiori alla nostra umanità, fino ad arrivare all'Unico Dio degli Ebrei. Ma solo Gesù Cristo è il Dio della Speranza, della Salvezza! Perchè non viene capito, accolto colui che ci ha insegnato la Via che conduce all'eterna felicità? Quindi, secondo queste correnti di pensiero, dovremmo pensare che la nostra vita nasce, si sviluppa e muore qui e non ha altro futuro? Ma allora che senso ha l'esistenza stessa? E' solo un ammasso di cellule guidate da un sistema nervoso che fa loro compiere dei gesti, delle azioni che non hanno nessun scopo, se non quello di mantenere vivo solo il lato biologico del nostro essere? Che tristezza infinita!

L'autrice del libro "L'eleganza del riccio", Muriel Barbery, mette in bocca ad una dodicenne, che studiava la vita delle api, queste riflessioni: "Vivere, nutrirsi, riprodursi, portare a termine il compito per il quale siamo nati, e morire: non ha alcun senso, è vero, ma è così che stanno le cose (ndr: per le api). L'arroganza degli uomini che pensano di poter forzare la natura, sfuggire al loro destino di piccoli organismi biologici....e la loro cecità riguardo alla crudeltà o alla violenza del loro modo di vivere, amare, riprodursi e fare la guerra ai propri simili.... Io credo che ci sia una sola cosa da fare: scoprire il compito per il quale siamo nati e portarlo a termine il meglio possibile, con tutte le nostre forze."
 Ho estrapolato solo questo brano, perché poi in realtà la ragazzina prosegue con un discorso dove esclude la provenienza divina dal nostro essere uomini, e noi cristiani sappiamo bene che invece possediamo la "ruha", ovvero il soffio di Dio nella nostra anima. E solo questo pensiero, ci conferma il nostro destino eterno. Ma quelle parole riportate in corsivo, mi hanno fatto riflettere: l'uomo sta manipolando non solo le cellule viventi, ma anche mente, pensieri, etica, morale, nelle nuove generazioni. E così crescono prive di speranza, ovvero spesso disperate. Così si abbandonano all'estasi delle varie droghe in circolazione che, guarda caso, non vengono mai totalmente distrutte dai governi. Chissà perché! Forse per poter governare su popolazioni sempre più deboli, da poter manipolare a piacimento? O cercano paradisi artificiali di altro genere: sesso sfrenato, violenze gratuite (vedi bullismo), stupri di gruppo, lancio di sassi dai ponti, rapine e, evitando queste soluzioni al top della amoralità, passano le notti in discoteca, facendo il pieno di alcool, e provocando incidenti mortali. Questo è il futuro dei giovani senza Dio? Temo proprio di si, e dietro l'angolo c'è satana che se la ride di gusto, soddisfatto del suo operato, delle conquista di una fetta sempre più grande, dell'umanità. 
Io credo - non datemi della bigotta, aprite gli occhi e analizzate i fatti così come la stampa e la televisione ce li presenta quotidianamente - che senza Dio l'uomo sprofonda in un baratro che non ha fondo. 
Ma SPERO, che tanti altri giovani abbiano compreso che stare con Cristo è stare in buona compagnia, perché è il solo che ci dà la forza di vivere una vita piena, donata, capace di sopportare le difficoltà e di superarle con la forza della fede. Ragazzi, il mondo è nelle vostre mani, fate in modo che sopravviva sereno, senza guerre, siano esse familiari, personali o che coinvolgono gran parte delle nazioni, fate in modo che la società si sviluppi armoniosamente, che i vostri figli crescano sapendo che la vita è bella, piena di meraviglie, che offre sicurezza e amore, e che tutto questo avviene solo se ci affidiamo ad un Amico che sa guidarci nel modo migliore, e ci accoglierà poi nel suo Regno d'Amore! CHRISTUS VINCIT! 
(il quadro: Cristo Risorto del Guercino)

giovedì 14 ottobre 2010

AUGURI!

AUGURI A TUTTI COLORO CHE AMANO LA NOSTRA SANTA MADRE TERESA DI GESU' (TERESA D'AVILA)
IN QUESTO GIORNO A LEI DEDICATO

lunedì 11 ottobre 2010

IMPARIAMO A PREGARE, COMUNICANDO CON COLUI CHE CI AMA

Lo sapevate che Dio cresce e cambia con l'uomo?  Come?
La preghiera non è l'incontro di Dio con l'uomo preso astrattamente. E' un incontro di Dio con un uomo concreto, di oggi, influenzato dal suo ambiente. Lo stile che ogni credente ha di porsi di fronte a Dio è influenzato:
- dall'immagine che lui ha di Dio
- dall'immagine che ha di sè stesso
- dall'immagine che ha del mondo.
Ebbene, al giorno d'oggi, tutte le realtà hanno sperimentato profondi cambiamenti, ne abbiamo una visione molto diversa da quella di ieri. Quest'ultima, da parte sua, ha influito pure sulle relazioni dell'uomo con Dio: cioè sulla sua preghiera.
Padre Claudio Truzzi ha esposto in modo chiaro come si deve pregare, e poco alla volta potrei anche riportare le sue conferenza in proposito. Ma per ora, pubblico una preghiera di Rabi'a al-Adawiyya tratto da Salmi Sufi', che mi ha preso e coinvolto spiritualmente, perché è indubbiamente un bel modo di pregare!!

                                                                    TU MI BASTI

                                                                        Dio mio,
                                                       tutti i beni che mi hai riservato
                                                                        sulla terra
                                                               donali ai tuoi nemici:
e tutto ciò che mi hai riservato
nell'altro mondo
ai tuoi amici;
perchè Tu mi basti

Dio mio,
se Ti adoro per paura dell'inferno,
bruciami nell'inferno;
e se Ti adoro per speranza del Paradiso,
escludimi dal Paradiso.
Ma se Ti adoro unicamente per Te stesso,
non privarmi della tua eterna bellezza 
( ndr:e quì ritrovo l'hermonsura de Dios, di Santa Teresa d'Avila)

Dio mio,
la mia sola occupazione
e tutto ciò che desidero a questo mondo
di tutte le cose create,
è ricordarmi di Te;
e nel mondo a venire,
di tutte le cose del mondo a venire,
solo aspiro ad incontrarti.
Così è per me;
ma Tu, fa secondo la Tua volontà
AMEN 

SANTA TERESA D'AVILA - Cammino di Perfezione

Stiamo inoltrandoci verso il 500° anniversario della nostra Santa Madre, Teresa D'Avila. Quest'anno, in comunione con tutto il Carmelo nel mondo, prenderemo in esame, per rileggerlo e meditarlo, "Il Cammino di Perfezione", una delle opere più salienti della Santa che ha rinnovato l'Ordine dei Carmelitani Scalzi.
Prima di inoltrarmi trattando dell'opera, voglio spiegare la scelta delle immagini, che non sono tra le più conosciute. Qui Teresa appare bella, così come viene descritta in alcuni testi. Il ritratto che le venne fatto, non solo mi pare non rispecchi appieno la sua avvenenza, ma la rappresenta perfino bruttina. Non vado ad indagare l'aspetto fisico della nostra Santa Madre, ma ho sempre pensato che la bellezza interiore, la beltà dell'anima, debba trasparire attraverso un'immagine che la rappresenti anche fisicamente. Perché Teresa è bella, affascinante, volitiva, piena di ardore e carica di "determinata determinazione". Tutto questo fa di lei una donna eccezionale, una trascinatrice delle anime verso il Signore, la Beata Vergine e San Giuseppe.
Iniziamo dunque con il Prologo e il Capitolo Primo del Cammino di perfezione. Mi sono permessa di pubblicarlo nella lingua in cui fu scritto da Teresa, sperando che qualche lettore possa intenderlo. La prossima volta vedrò di inserire il testo in italiano!

INTRODUCCIÓN

JHS
Este libro trata de avisos y consejos que da Teresa de Jesús a las hermanas religiosas e hijas suyas de los monasterios que con el favor de nuestro Señor y de la gloriosa Virgen Madre de Dios, Señora nuestra, ha fundado de la Regla primera de nuestra Señora del Carmen. En especial le dirige a las hermanas del monasterio de San José de Avila, que fue el primero, de donde ella era priora cuando le escribió.
En todo lo que en él dijere, me sujeto a lo que tiene la madre Santa Iglesia Romana, y si alguna cosa fuere contraria a esto, es por no lo entender. Y así, a los letrados que lo han de ver, pido, por amor de nuestro Señor, que muy particularmente lo miren y enmienden si alguna falta en esto hubiere, y otras muchas que tendrá en otras.cosas. Si algo hubiere bueno, sea para gloria y honor de Dios y servicio de su sacratísima Madre, Patrona y Señora nuestra, cuyo hábito yo tengo, aunque harto indigna de él.

PRÓLOGO

JHS
1. Sabiendo las hermanas de este monasterio de San José cómo tenía licencia del Padre Presentado Fray Domingo Bañes, de la Orden del glorioso Santo Domingo, que al presente es mi confesor, para escribir algunas cosas de oración en que parece podré atinar por haber tratado con muchas personas espirituales y santas, me han tanto importunado les diga algo de ella, que me he determinado a las obedecer, viendo que el amor grande que me tienen puede hacer más acepto lo imperfecto y por mal estilo que yo les dijere, que algunos libros que están muy bien escritos de quien sabía lo que escribe. Y confío en sus oraciones que podrá ser por ellas el Señor se sirva acierte a decir algo de lo que al modo y manera de vivir que se lleva en esta casa conviene. Y si fuere mal acertado, el Padre Presentado que lo ha de ver primero, lo remediará o lo quemará, y yo no habré perdido nada en obedecer a estas siervas de Dios, y verán lo que tengo de mí cuando Su Majestad no me ayuda.
2. Pienso poner algunos remedios para algunas tentaciones menudas que pone el demonio, que -por serlo tanto- por ventura no hacen caso de ellas, y otras cosas, como el Señor me diere a entender y se me fueren acordando, que como no sé lo que he de decir, no puedo decirlo con concierto; y creo es lo mejor no le llevar, pues es cosa tan desconcertada hacer yo esto. El Señor ponga en todo lo que hiciere sus manos para que vaya conforme a su santa voluntad, pues son éstos mis deseos siempre, aunque las obras tan faltas como yo soy.
3. Sé que no falta el amor y deseo en mí para ayudar en lo que yo pudiere para que las almas de mis hermanas vayan muy adelante en el servicio del Señor. Y este amor, junto con los años y experiencia que tengo de algunos monasterios, podrá ser aproveche para atinar en cosas menudas más que los letrados, que por tener otras ocupaciones más importantes y ser varones fuertes no hacen tanto caso de cosas que en sí no parecen nada, y a cosa tan flaca como somos las mujeres todo nos puede dañar; porque las sutilezas del demonio son muchas para las muy encerradas, que ven son menester armas nuevas para dañar. Yo, como ruin, heme sabido mal defender, y así querría escarmentasen mis hermanas en mí. No diré cosa que en mí, o por verla en otras, no la tenga por experiencia.
4. Pocos días ha me mandaron escribiese cierta relación de mi vida, adonde también traté algunas cosas de oración. Podrá ser no quiera mi confesor le veáis, y por esto pondré aquí alguna cosa de lo que allí va dicho y otras que también me parecerán necesarias. El Señor lo ponga por su mano, como le he suplicado, y lo ordene para su mayor gloria, amén.

CAPÍTULO 1
De la causa que me movió a hacer con tanta estrechura este monasterio.

1. Al principio que se comenzó este monasterio a fundar (por las causas que en el libro tengo escrito están dichas, con algunas grandezas del Señor, en que dio a entender se había mucho de servir en esta casa), no era mi intención hubiera tanta aspereza en lo exterior ni que fuese sin renta, antes quisiera hubiera posibilidad para que no faltara nada. En fin, como flaca y ruin; aunque algunos buenos intentos llevaba más que mi regalo.
2. En este tiempo vinieron a mi noticia los daños de Francia y el estrago que habían hecho estos luteranos y cuánto iba en.crecimiento esta desventurada secta. Dime gran fatiga, y como si yo pudiera algo o fuera algo, lloraba con el Señor y le suplicaba remediase tanto mal. Parecíame que mil vidas pusiera yo para remedio de un alma de las muchas que allí se perdían. Y como me vi mujer y ruin e imposibilitada de aprovechar en lo que yo quisiera en el ser servicio del Señor, y toda mi ansia era, y aún es, que pues tiene tantos enemigos y tan pocos amigos, que ésos fuesen buenos, determiné a hacer eso poquito que era en mí, que es seguir los consejos evangélicos con toda la perfección que yo pudiese y procurar que estas poquitas que están aquí hiciesen lo mismo, confiada en la gran bondad de Dios, que nunca falta de ayudar a quien por él se determina a dejarlo todo; y que siendo tales cuales yo las pintaba en mis deseos, entre sus virtudes no tendrían fuerza mis faltas, y podría yo contentar en algo al Señor, y que todas ocupadas en oración por los que son defendedores de la Iglesia y predicadores y letrados que la defienden, ayudásemos en lo que pudiésemos a este Señor mío, que tan apretado le traen a los que ha hecho tanto bien, que parece le querrían tornar ahora ala cruz estos traidores y que no tuviese adonde reclinar la cabeza.
3. ¡Oh Redentor mío, que no puede mi corazón llegar aquí sin fatigarse mucho! ¿Qué es esto ahora de los cristianos? ¿Siempre han de ser los que más os deben los que os fatiguen? ¿A los que mejores obras hacéis, a los que escogéis para vuestros amigos, entre los que andáis y os comunicáis por los sacramentos? ¿No están hartos de los tormentos que por ellos habéis pasado?
4. Por cierto, Señor mío, no hace nada quien ahora se aparta del mundo. Pues a Vos os tienen tan poco ley, ¿qué esperamos nosotros? ¿Por ventura merecemos nosotros mejor nos la tengan? ¿por ventura hémosles hecho mejores obras para que nos guarden amistad? ¿qué es esto? ¿qué esperamos yo los que por la bondad del Señor estamos sin aquella roña pestilencial, que ya aquéllos son del demonio? Buen castigo han ganado por sus manos y bien han granjeado con sus deleites fuego eterno. ¡Allá se lo hayan!, aunque no me deja de quebrar el corazón ver tantas almas como se pierden. Mas del mal no tanto: querría no ver perder más cada día.
5. ¡Oh hermanas mías en Cristo! ayudadme a suplicar esto al Señor, que para eso os juntó aquí; éste es vuestro llamamiento,.éstos han de ser vuestros negocios, éstos han de ser vuestros deseos, aquí vuestras lágrimas, éstas vuestras peticiones; no, hermanas mías, por negocios del mundo; que yo me río y aun me congojo de las cosas que aquí nos vienen a encargar supliquemos a Dios, de pedir a Su Majestad rentas y dineros, y algunas personas que querría yo suplicasen a Dios los repisasen todos. Ellos buena intención tienen y, en fin, se hace por ver su devoción, aunque tengo para mí que en estas cosas nunca me oye. Estáse ardiendo el mundo, quieren tornar a sentenciar a Cristo, como dicen, pues le levantan mil testimonios, quieren poner su Iglesia por el suelo, ¿y hemos de gastar tiempo en cosas que por ventura, si Dios se las diese, tendríamos un alma menos en el cielo? No, hermanas mías, no es tiempo de tratar con Dios negocios de poca importancia.
6. Por cierto que, si no mirase a la flaqueza humana, que se consuela que las ayuden en todo (y) es bien si fuésemos algo), que holgaría se entendiese no son éstas las cosas que se han de suplicar a Dios con tanto cuidado.

domenica 10 ottobre 2010

ADORAZIONE EUCARISTICA



LE SANTE QUARANTORE

Non amo assorbire abitudini, culti, credo o tradizioni, senza aver prima fatto un’accurata ricerca storica, teologica, o semplicemente un’analisi personale di quanto vado a compiere. Per spiegarmi meglio, intendo dire che non partecipo ad un momento particolare che mi viene proposto, se non ne conosco il reale valore e significato. Devo capire, devo arrivare preparata ad un evento che  mi porta davanti al Santissimo, altrimenti vi partecipa la mia persona visibile, ma non la mia mente, e soprattutto non il mio cuore e la mia anima. Sarei presente ad un rituale che non mi coinvolge emotivamente, e che non mi conduce al Signore. Per questo posso sembrarvi un po’ noiosa, quando vi propongo la ricerca che ho fatto per me stessa. Resto persuasa, però, che anche chi mi legge ha piacere di conoscere un po’ di storia della tradizione con la quale la Chiesa ha deciso di inserire l’Adorazione Eucaristica nel ciclo liturgico annuale, sotto forma delle Quarantore.
Ma prima di raccontarvi come è nata questa tradizione, e chi l’ha istituita, vorrei esprimere un pensiero che sempre più intensamente prende forza dentro di me: al Signore del Cielo e della Terra bisognerebbe far visita ogni giorno, ogni momento della nostra vita, non solo durante quel breve tempo delle Quarantore. E far visita al Signore significa averlo sempre davanti nel nostro cammino quotidiano, Egli ci fa strada, e noi lo seguiamo, certi che dove ci condurrà è alla gioia del tempo senza più tramonto, alla Luce che ci illuminerà eternamente! Alla presenza di  un Signore così generoso, dobbiamo inchinarci, adorarlo. Egli, che si è fatto Pane Spezzato, sta in mezzo a noi nell’Ostia consacrata. E’ presente, vivo, e ci aspetta, attende che andiamo a fargli visita. In Chiesa, sì certo, ma anche dentro la nostra anima, dove Egli inabita.
Se siamo convinti di questo fatto grandioso, e lo siamo, altrimenti non saremmo cristiani, allora non avrebbe neppure tanta importanza conoscere come è nata la tradizione delle Quarantore, perché passa decisamente in secondo piano. Ho però anticipato che ne avrei scritto, quindi completo queste mie povere righe (povere, perché le righe che contengono tutta la ricchezza sono quelle che si leggono nel Vangelo, le sole, perché portano la Lieta Novella) con quanto promesso.
Le Quarantore sono un tempo di grazia che ci offre l’opportunità di raccoglierci davanti al Signore Gesù per essere più consapevolmente partecipi del mistero di Salvezza che Egli ha affidato alla Chiesa tutta. Ringraziamo pertanto il Signore per il dono che riversa in noi con la Sua Presenza Eucaristica. Un’adorazione comunitaria del SS. Sacramento in esposizione ostensoriale solenne, con momenti di intimo colloquio spirituale. Pia pratica eucaristica per onorare Gesù Cristo durante le quaranta ore in cui giacque morto nel sepolcro, attraverso il gesto liturgico di deportare l’Ostia consacrata nascosta in apposito altare sotto forma di sepolcro. Sembra che come tale, venisse già praticata con il titolo “ Oratio quadraginta horarum” prima del 1216 dai Battuti di Zara nella Chiesa di S. Silvestro durante gli ultimi giorni della Settimana Santa.
Fu poi ereditata nella stessa città fin dal 1439 dai terziari francescani e anche dalla Confraternita in “Coena Domini”. E’ ancora aperta la questione se nella forma che ha poi preso e che ancora conserva, di esposizione solenne e pubblica (in forma visibile e solenne) in sempre più sontuosi apparati per quaranta ore distribuite in tre giorni, sia stata avviata da S. Antonio Maria Zaccaria, fondatore dei Barnabiti (1502-1539), o dal padre cappuccino Giuseppe Piantanida da Ferno, vero iniziatore della pia pratica a Milano. Comunque, Sant’Antonio Maria Zaccaria, quando raggiunse Milano dalla nativa Cremona, agli inizi del XVI secolo, entrò in rapporto con un gruppo di religiosi chiamati “dell’Eterna Sapienza”. Una delle pratiche che loro svolgevano era l’adorazione privata eucaristica nella Settimana Santa, per la durata di quaranta ore. Il Santo, rimasto favorevolmente colpito da tale pratica, volle che le Quarantore diventassero pubbliche e solenni, così che tutta la popolazione potesse parteciparvi.
Questa, in sintesi, la storia. E mi chiedo: perché cerchiamo miracoli eclatanti, quando abbiamo ogni giorno il Miracolo più grande di tutta la storia della cristianità, ovvero la transustanziazione? Gesù che diventa il nostro nutrimento spirituale, che si fa pane e vino per noi? Andiamo a ricevere l’Ostia, facciamo quindi la Comunione con Dio e tra noi fratelli, ma ci rendiamo davvero conto con Chi abbiamo questo meraviglioso incontro?
Tra poco festeggeremo Tutti i Santi e ricorderemo i nostri cari defunti. Trovo un nesso profondo tra l’Eucaristia e la santità, quella di coloro che hanno dimostrato di amare Dio sopra ogni cosa, nella loro vita, ed elevati agli onori degli altari, e la nostra. Noi santi? Certamente! Ce lo propone anche il nostro Cardinale Dionigi con la sua lettera pastorale per l’anno 2010-2011, titolata “Santi per vocazione – sull’esempio di San Carlo Borromeo”.  “La santità, per la grazia dello Spirito Santo, è l’ingresso nella vita di Dio. Questa è la verità stupenda e commovente che siamo chiamati a vivere con timore e gioia….siate santi, perché Io sono Santo, dice il Signore (Levitico 11,44”.
Di conseguenza, coloro che ci precedono alla Casa del Padre, sono uniti in Lui e con Lui, perciò non mi stanco di ripetere che non amo definire “morti” coloro che non sono più tra noi, ma piuttosto che “sono tornati alla Casa del Padre”. Lì vivono, non piangiamoli come persi per sempre, sono in Cielo e nei nostri cuori, che continuano ad amarli come quando ci erano accanto, e loro ci amano dal Cielo. Lo sa bene Santa Teresina, che “voleva passare il suo Cielo in terra, per continuare la sua attività di missionaria  dell’amore”. Anche i nostri cari intercedono per noi, presso Dio. Preghiamo per loro, preghiamo per i Santi, e ringraziamo ogni giorno il Signore per averci donato Sé stesso, offrendosi vittima sulla Croce, e il Suo Corpo nell’Eucaristia. Cosa c’è di più grande dell’incontro con il Signore, così vicino a noi tanto da poterlo accogliere sulle nostre labbra o nelle nostre mani, per nutrircene?

                                                                                                                         

martedì 5 ottobre 2010

MANIPOLAZIONE GENETICA


Premio Nobel a Robert Edwards! Complimenti! La scienza ha fatto passi da gigante in tutte le direzioni, ma c'è una direzione che sarebbe meglio non prendere. Dio solo può disporre della vita. E se non vogliamo tirare in ballo il Creatore, possiamo laicamente dire che la natura deve fare il suo corso, senza ostacolarla e senza forzarla. Il mondo si sta popolando in maniera esponenziale dunque, perché aumentare la già stragrande crescita umana? Mi direte che sono cinica, che la sofferenza di molti genitori che non vedono realizzate le loro aspettative nella nascita di una loro creatura, hanno il diritto sacrosanto di cercare un modo per diventare padri e madri.
Che ci sono famiglie fortunate, nelle quali nascono figli poiché non ci sono problemi di procreazione, e vedono coronati il loro desiderio di una prole numerosa. Appartengo ad una di queste. Ho tre figli sani e ringrazio il Signore per questo meraviglioso dono. Ma ho anche perso tre figli in arrivo, durante le gravidanze. Non ne ho fatto un dramma. Ho sofferto, questo è vero, ma ho concluso che questo era il volere del Signore. Così come la famiglia Martin, che ha avuto figlie sane, ma anche tanti angioletti in Cielo, strappati presto alla vita. Sono doni anche loro, e non sono perdite, ci hanno solo preceduti in Paradiso. 
Ci sono poi coloro che non accettano di mettere al mondo figli: vuoi per egoismo, vuoi per chissà quali timori: forse paura del parto, di non saperli crescere, di non essere buoni genitori. E ci sono coloro che, di fronte ad una gravidanza indesiderata, scelgono di abortire. Sono tutte azioni che non rispettano la natura, tanto meno la volontà del Signore. Il caso della fecondazione artificiale è un caso inverso, una forzatura. Perché le coppie sterili non accettano la loro situazione, vedendola anch'essa come un dono?Forse il Signore vuol dire loro qualcosa al riguardo: ci sono tanti bambini abbandonati, orfani, che non aspettano altro che l'amore di due genitori disposti ad adottarli e ad amarli come se li avessero concepiti loro stessi! Il desiderio di maternità e paternità verrebbe automaticamente soddisfatto con l'adozione! Io lo avrei fatto, se non avessi avuto la possibilità di mettere al mondo figli miei! Così non ci sarebbero tante creature sole, abbandonate, sofferenti, ma bambini felici di aver trovato un nido d'amore in due coniugi desiderosi di essere genitori.
Perché dunque manipolare cellule umane, quando ci sono già in attesa di una famiglia tante creature che non attendono altro!
Se il mondo umano si stesse estinguendo, forse, ma è una possibilità lontana, potrei pensare che la scoperta del ricercatore a cui è stato assegnato il Nobel, sia un bene per l'umanità, ma non è quanto risulta oggi. E quindi non concordo nè con questo tipo di ricerca, nè tantomeno con l'alloro attribuito allo scienziato!
Il Vaticano la pensa come me, e quindi mi sono sentita in diritto di scrivere quanto ho appena esposto.
I figli sono un dono, i nostri e quelli degli altri. Se non possiamo procreare, adottiamo bambini abbandonati e orfani. Chiedete a chi lo ha fatto, quanta gioia ha ricevuto e donato, e quanto non si sia sentito sminuito  ma, al contrario, come si senta, a tutti gli effetti, un vero genitore, forse ancora più preparato a questo, perché l'adozione è un atto d'amore grandioso!


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Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi