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sabato 13 novembre 2021

FIGLI, FIGLIASTRI E COMMERCIANTI NEL NIGER di Padre MAURO ARMANINO

 


Figli, figliastri e commercianti nel Niger

Nel Paese il potere l’hanno loro, i commercianti di mercanzie e di vite umane. Dalle elezioni presidenziali e legislative, all’adesione alla Zona di Mercato Africano Libero, Zlecaf in un acronimo improbabile, tutto passa dalle mani e soprattutto dalle borse dei mercanti. Un caso particolare di questa egemonia, che si conferma tramite scelte politiche e la dimissione in blocco della classe intellettuale nigerina, è appunto l’ambito dell’educazione scolastica. Lo smantellamento graduale, coerente e sistematico dell’impianto educativo è iniziato, al dire dei più, con i ‘Piani di Aggiustamento Strutturale’, i PAS negli anni ’80. La batteria di misure economico-ideologiche per ‘normalizzare’ i Paesi troppo ‘nazionalisti’ ed autonomi rispetto alla narrazione dominante ha colpito il Niger e altri Paesi dell’Africa subsahariana. Tra i settori colpiti si noterà la scuola.

La deriva dell’educazione formale ha gradualmente prosperato e le scuole statali, che si erano complessivamente distinte negli anni post indipendenza, hanno visto confiscato il loro ruolo trainante e la qualità dell’insegnamento. Il peso delle scuole private è andato crescendo fino a costituire ciò che in definitiva si voleva dall’inizio e cioè la creazione di una classe subalterna di marginali che non potranno mai scalzare le elite dal potere. In effetti, i figli e i figliastri della scuola sono i figli e i figliastri della società: alcuni nati per comandare e arricchirsi e gli altri funzionali al sistema e ‘merce’ spendibile sul mercato globale. I figli, le figlie e in genere la parentela delle famiglie che hanno soldi in banca e possono viaggiare all’estero, sono mandati nelle scuole private, nelle università private per un mondo privato agli altri, chiamati, appunto, figliastri. I figli, le figlie, i nipoti e le cugine dei poveri vanno, per l’ordine naturale delle cose, nelle scuole dello Stato, dove l’insegnamento e la fatiscenza delle strutture  rivelano l’abbandono come destino quasi segnato.

Una ventina i bambini bruciati l’anno scorso in un quartiere prossimo all’aeroporto internazionale di Niamey e un numero ancora maggiore arso il passato lunedì nella capitale economica Maradi, rappresentano la tragica metafora del sistema educativo nigerino. Esso è uno specchio fedele della società da cui è generato. Perché, in realtà, a morire sono anzitutto i poveri, i giovani, i bambini e il loro futuro, bruciato sull’altare degli interessi delle classi privilegiate. Classi che commerciano e speculano su tutto e tutti, dalla politica all’economia per garantirsi la conservazione e la trasmissione del potere da padre a figlio. I ‘figliastri’ invece, le folle immense degli scarti sociali, sono sacrificati agli interessi dei potenti, che dispongono delle loro vite senza alcun scrupolo. Nel Paese le classi di paglia si calcolano a 36mila e sono i figli dei poveri che ivi sono ospitati per imparare a memoria che la loro vita sarà differente da quella dei figli dei commercianti. Il governo ha recentemente decretato il divieto di usare queste classi per i più piccoli.

Nel Paese il potere l’hanno loro, i figli dei poveri. L’incendio delle classi di paglia di Niamey e quello delle classi di Maradi, che ha consumato la vita di decine di bimbi e delle loro famiglie, è stata come l’apocalisse che smaschera la violenza nascosta del sistema. Questo gruppo di bimbi, sepolti in fosse comuni e rivestiti della bandiera nazionale, continua la scuola e mettono nella mani dei commercianti delle braci che mai si spegneranno.

  Mauro Armanino, Niamey, 14 novembre 2021 

(nell'articolo precedente ho riportato quanto letto da un giornale, e come sempre, le notizie non sono così attendibili come quelle di Padre Mauro. Certo, informa sull'incendio, ma assicurano che il Governo farà in modo di costruire scuole in muratura. Cosa che mi pare non sia credibile.)

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