AFORISMA

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(Rita Levi Montalcini)

Nostra Signora del Carmelo

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sabato 18 marzo 2017

QUANTI GESU'? Gesù storico di Padre Claudio Truzzi OCD



QUANTI GESù? Gesù storico 

Religione e Cristianesimo non si possono certo identificare: Religione ha un significato molto più vasta e molteplice di quello di Cristianesimo.
Eppure nella nostra storia – quella europea, quella russa e quella delle due Americhe – religione e Cristianesimo appaiono strettamente intrecciati per il passato e per il presente: chi è religioso è cristiano e chi non è cristiano è ateo. Alla crisi delle certezze religiose, quindi, si accompagna la crisi delle certezze cristiane. La critica, i giudizi e i pregiudizi dell'uomo “maggiorenne”, investono non soltanto l'immagine reli-giosa del mondo, ma anche l'immagine di Gesù, che rischia di svanire sotto il loro peso.
Oggi, però, si assiste a un curioso fenomeno, che sembra a prima vista dividere il destino di Gesù da quello della Chiesa. Da un lato si diffonde la critica o addirittura l'opposizione esplicita nei confronti della Chiesa, del suo linguaggio, della sua disciplina, dei suoi riti, del suo potere.
Dall'altro la figura di Gesù continua a godere di un alto indice di gradimento.
In verità, non è che si parli un gran che neppure di Lui; anzi sotto questo profilo occorre riconoscere che la sua popolarità è molto ridotta e il suo nome è quasi censurato nei discorsi correnti. Tuttavia, se invitati a pronunciarsi a favore o contro Gesù, tutti o quasi si pronunciano a suo favore.
Il gradimento, però, – attenti! – è per Gesù uomo, per il Gesù di Nazareth allo “stato puro”, spogliato, cioè, degli attributi solenni di cui l'ha circondato la fede della Chiesa, la quale vede in lui il Cristo, il Figlio di Dio, la persona unica in cui sono unite la natura umana e la natura divina.
Molti pensano che tali rivestimenti dogmatici e teologici finiscano per nascondere o persino deformare la genuina figura del maestro buono, amico di peccatori, di pubblicani, indulgente e generoso, nemico coraggioso d'ogni fariseismo. Sembra si stia realizzando una conversione dal grande ed incomprensibile  “Cristo degli altari” all'umile e vicino “Gesù di  Palestina”.
Questo Gesù, “semplice”, con cui tutti vogliono essere d'accordo, che tutti vedono dalla loro parte, è in realtà un Gesù dai molti volti. 
*  Per alcuni è un Gesù rivoluzionario e ribelle: non ha usato la frusta contro i mercanti del tempio?
* Per altri è un Gesù che non tiene nessun conto dei rapporti di potere nella società: lascia che Cesare faccia il suo mestiere, e va in cerca di una cosa più importante – il regno di Dio – che nulla ha a che fare con tutte le altre faccende.
*  Per alcuni è un Gesù idealista e pateticamente illuso di poter rifare il mondo con l'amore e il perdono.
*  Per altri è, al contrario, un Gesù che non cambia nulla, che solo s'accontenta d'essere la consolazione dei cuori afflitti, indulgente e facile alla comprensione.
*  Per altri è, invece, un Gesù insopportabile, intransigente e categorico, che addirittura chiede di odiare i familiari, che dice d'esser venuto a portare la spada e non la pace.
La questione del Gesù storico
Abbiamo visto come sono sorti i Vangeli, e come essi siano una fonte d'informazione degna di fiducia, e non leggenda popolare che ingigantisce e abbellisce i fatti, introducendo quell'elemento prodigioso che è così caratteristico del gusto primitivo.
Ma allora perché tutti questi diversi “volti” di Cristo?
  1. È possibile o no stabilire il volto vero di Gesù, di quell'uomo che visse la sua breve storia in Palestina circa venti secoli or sono?
  2. Oppure la sua distanza da noi nel tempo, nella cultura, nella mentalità, è così grande da con-sentirci d'intravvedere soltanto un'immagine molto sbiadita, che poi la nostra fantasia ed i nostri pregiudizi colorano a piacimento, facendone una figura simbolica o mitica, proiezione dei nostri ideali e delle nostre frustrazioni ?
È questa la cosiddetta questione del  “Gesù-storico”.
  1. Chi veramente fu Gesù?
  2. E, prima ancora, quali furono i suoi gesti e le sue parole?
  3. Quale fu lo svolgimento della sua vita?
  4. Che cosa accadde esattamente di tanto importante un paio di millenni fa, da lasciare un segno profondo in tutta la storia successiva?
**  Vale la pena di allontanare subito un equivoco.
Anche se si giungesse a ricostruire con esattezza o almeno con grande approssimazione gli avvenimenti della vita di Gesù, non si avrebbe automaticamente la risposta all'interrogativo: Chi è costui?” I con-temporanei di Gesù, infatti, quelli che incontrarono Gesù su questa terra – per i quali, evidentemente, il problema del Gesù storico non esisteva – si divisero loro stessi di fronte a quella domanda: “È soltanto un uomo o è Dio?”. La sua identità vera non poteva che essere riconosciuta a prezzo di una scelta libera e compromettente, carica di conseguenze per la vita. La risposta alla domanda: “Chi è costui?”, non veniva semplicemente dai fatti, ma soprattutto dall'atteggiamento personale che ciascuno assumeva. 
Tanto meno, una risposta a tale domanda fondamentale potrà, oggi, venire da un'indagine storica cosiddetta “neutrale” sui fatti. Il risultato massimo che si può sperare di raggiungere con la ricerca sul Gesù storico sarà quel-lo di trovarsi, come i contemporanei, di fronte ad una pietra di inciampo, ad una spada tagliente, ad un ultima-tum: “O con me, o contro di me”. Ricordiamo: la Fede è sempre un dono, e richiede un coinvolgimento personale. Il sapere che Gesù è veramente esistito non significa, di per sé, accettarlo come Salvatore, Figlio di Dio.  **
Ora, il fatto di vedere Gesù Cristo in modi diversi iniziò subito dagli anni della sua stessa vita (“Che dicono gli uomini che io sia? ... E voi che cosa dite?....”), per poi proseguire nei primi secoli del Cri-stianesimo (con le varie eresie su Cristo).
Ma allora non si poneva in dubbio il fatto che fosse esistito. Soltanto in questi ultimissimi secoli si pone in termini “scientifici”, toccando la stessa esistenza storica di Gesù.
La cosiddetta “questione del Gesù storico”, infatti, non è una scoperta recente, non è una delle molte no-vità venute fuori dall'effervescente stagione del cattolicesimo seguita all'ultimo Concilio. Al contrario, essa ha già più di due secoli di storia: tanto tempo, infatti, è passato da quando fu proposta un'ipotesi capace di ridurre a misura più cosiddetta “realistica” la vita di Gesù.
** Già questo fatto – sconosciuto persino alla gran parte dei cattolici – invita a pensare che si tratti di una questione intricata, che non può essere risolta con una semplice conferenzina. Affrontare tale questione significa imbarcarsi in un'impresa complessa, iniziare una strada lunga e laboriosa. Il prezzo è alto: ma vale la pena di pagarlo per non continuare a parlare di Gesù con la superficialità, l'incoscienza talvolta un po' insolente, che caratterizza almeno in parte la cultura corrente, quando tratta il tema religioso. I due secoli di ricerca scientifica e di discussione appassionata sulla questione del Gesù storico, non possono essere del tutto ignorati da chi oggi cerca di farsi idee più precise sul messaggio cristiano. Per questo sembra necessario offrire alcune informazioni essenziali sugli studiosi e le scuole più significative che si sono dedicate all'argomento. Scopriremo anche interessanti analogie tra le strade percorse da qualcuna di quelle scuole e certe impostazioni e letture comuni del nostro tempo. **

Due secoli di ricerca...
1. – Gesù  “banalizzato “
è tipico, oggi, credere d'essere tanto più “adulti” quanto più radicali sono i dubbi nei confronti di tutto quello che il passato ha insegnato. Anche su Gesù non è raro ascoltare e leggere opinioni che presumono d'essere critiche e spregiudicate soltanto perché mettono in dubbio alla radice tutto ciò che rende questa storia diversa da ogni altra. Non è, addirittura raro sentire ancora chi esprime dubbi circa la stessa esistenza storica di Gesù! Simili atteggiamenti furono in altri tempi propri di certa letteratura “scientifica” sui Vangeli; ma proprio la scienza ha da tempo superato tali ingenuità. La radicale critica “illuministica” dei Vangeli è stata costretta al silenzio dalla più pacata e serena ricerca storica dei secoli successivi.
La questione del Gesù storico fu introdotta brutalmente da un incredulo “illuminato” tedesco, H.S. Reima-rus (1694-1768). “C'erano una volta – sosteneva – dodici uomini che si lasciarono sedurre da uno pseudo-profeta fanatico, abbandonarono i loro umili lavori per dedicarsi all'impresa grandiosa da costui predicata. Ma il profeta fanatico finì sulla croce, e i Dodici, non volendo riconoscere d'essersi ingannati ed illusi, ne nascosero il cadavere ed inventarono la storia della sua risurrezione. Il nuovo inganno durò molto più del primo».   
Simile ricostruzione “critica” dei Vangeli – certo un po' semplificata da questo riassunto – è significativa. In che consiste la sua pretesa di criticità? Nel ridurre la storia inquietante ed incredibile dei Vangeli alle dimensioni di una faccenda plausibile, dove tutti i personaggi hanno la statura degli uomini che conosciamo. Il tentativo di Reimarus si potrebbe così tradurre: “State tranquilli, uomini moderni, duemila anni fa in Galilea non è successo nulla d'insolito, nulla che vi debba inquietare!”.
**  Argomenti di questo genere, inventati oltre due secoli fa – quando gli studi biblici erano a uno stadio molto più primitivo – sono oggi riproposti da certa pubblicistica corrente unicamente per motivo di polemica antireligiosa. Questo accade perché la più seria ricerca storica sui Vangeli non è nota fuori di certi ambienti colti; molte volte anche il credente si trova come sprovveduto di fronte alla violenza di sospetti che non presentano nessun positivo argomento a loro favore.
2. – Gesù  modernizzato
Spesso l'attenzione nei confronti di Gesù si fa più favorevole. Gesù non è ripudiato come un'inven-zione mitica, ma piuttosto interpretato ed accomodato al bisogno umano. Molta letteratura di successo recente, fa di Gesù un “liberatore” politico, o un sognante rimedio alla deludente società tecnocratica. È facile intuire come queste immagini nascano da corrispondenti esigenze avvertite dall'uomo d'oggi.
Ancora una volta, il fenomeno non è nuovo: ha molti precedenti, e spesso precedenti più riusciti e suggestivi dei tentativi prodotti oggi.
Nel corso di tutto il XIX secolo la critica storica dei Vangeli fiorì specie in Germania, e derivò il suo orientamento ideale di fondo dalla “teologia liberale”, la quale inseguiva il programma di conciliare la fede con la ragione umana (= con la filosofia tedesca del tempo).
Una delle idee centrali era il ripudio della religione cosiddetta“positiva, quel tipo di religione, cioè, non “spontanea”, ma basata, su delle norme stabilite e disciplinata dalla volontà positiva di un Fondatore, rappresentante autorizzato da Dio.
Perché? Perché in simile religione si vedeva la negazione del principio generale dell'autonomia dell'uomo e della sua ragione. Se l'uomo e la sua ragione sono il metro d'ogni cosa – [si sosteneva] – cui non si può imporre nulla che egli non possa capire, una religione per essere “vera” deve essere riconoscibile come tale da ogni uomo alla luce della sua stessa esperienza. Allora, se il cristianesimo è la religione vera, se Gesù è il suo maestro – tutte cose delle quali non si dubitava – i Vangeli debbono essere interpretati in modo tale che ne risulti la figura di un Gesù “comprensibile” dalla ragione, fondamentalmente uguale a tutti gli uomini, un esempio di religiosità universalmente imitabile, ma non di un Gesù che fa miracoli ed afferma d'avere poteri divini, che, insomma, è “diverso” dagli altri uomini.
In base a tale visione, questi studiosi liberali dichiarano “impossibili” alcune cose: i miracoli, innan­  zitutto, ma anche le affermazioni di Gesù incomprensibili sulla bocca di un uomo, come: “Ti sono rimessi i tuoi peccati”. Tutte queste cose sono, quindi, eliminate dalla storia di Gesù e attribuite al “mito”. (•)
(•) I “miti “ sono rivestimenti pseudo-storici delle idee dei primi cristiani primitivi, idee espresse nella forma di leggenda involontariamente poetica, fantastica, che la fede primitiva avrebbe creato quale espressione della propria ammirazione per Gesù. “Si pensi – scrive un rappresentante di tale scuola – ad una giovane comunità, la quale tanto più entusiasticamente venera il suo fondatore quanto più tragico ed inatteso è il modo in cui quello fu strappato alla vita terrena e al suo apostolato; una comunità fecondata con una massa di nuove idee che dovevano rivoluzionare il mondo; una comunità composta di orientali, per la maggior parte uomini incolti, i quali dunque erano in grado di far proprie ed esprimere quelle idee non nella forma astratta dell'intelletto e del concetto, ma soltanto per immagini e racconti nel modo sensibile della fantasia. Ci si rende conto subito che in tali circostanze è avvenuto ciò che doveva avvenire... La semplice impalcatura della vita di Gesù fu avvolta nei più svariati e simbolici veli, e in riflessioni e fantasie religiose, mentre, allo stesso tempo, tutte le idee che la cristianità primitiva aveva del proprio maestro, trasformate in fatti, furono co-intessute al corso storico della vita di Gesù. (D.F. Strauss [1808-1874]  La vita  di  Gesù)
       ** L'errore di base di questa visione è la pregiudiziale ideologica di fondo: la pregiudiziale, appunto, di voler ritrovare a tutti i costi in Gesù i tratti del loro “ideale moderno” di religiosità: che consiste essenzialmente nel sentimento mistico-religioso della vicinanza di Dio e il sentimento di fraternità universale. D'altra parte non si fa grande difficoltà a trovare qualche testo evangelico capace di confermare la convinzione che il Gesù della storia corrisponda effettivamente a questi tratti del loro uomo ideale: un po' perché quell'ideale umanistico certamente è frutto – magari parziale e distorto – della tradizione cristiana; un po' perché ogni frase di Gesù, isolata dal contesto, facilmente si presta ad essere caricata di significati più o meno arbitrari.
3. – Gesù  “escatologico”
Da una ottantina di anni a questa parte, la Chiesa cattolica non è più sola a protestare contro l'inconsistenza di tali tentativi; essi sono oggi condannati anche dalla ricerca storico-critica di studiosi, che pure procedono fuori d'ogni preoccupazione di ortodossia e dunque senza la volontà di salvare ad ogni costo il Gesù della fede.
Alla fine dell'800, uno studioso di Gottinga, J. Weiss pubblicò un libro sul “regno di Dio “ che è all'ori-gine di una scuola, chiamata comunemente “scuola escatologica”.
Il “regno di Dio” – lo sappiamo – è l'idea centrale della predicazione di Gesù. Quante parabole di Gesù su questo argomento (“Il regno dei cieli è simile a....”)! Gesù intende indicare con tale espressione la nuova realtà che è venuto ad instaurare fra Dio e l'uomo.
Ebbene – secondo Wiess –, nella concezione di Gesù, il Regno di Dio è un'entità assolutamente ultra-terrena, che nei confronti di questo mondo è in netto contrasto. Con ciò si vuole anche affermare che non si può parlare di uno sviluppo del “regno di Dio” nell'ambito di questo mondo.
Weiss sosteneva, cioè, che il “regno di Dio” era inteso da Gesù non come qualcosa di già presente nella storia, di una realtà che era iniziata con la Sua venuta e che sarebbe continuata nei secoli fino al suo perfetto compimento, ma come evento apocalittico che avrebbe dovuto verificarsi in un futuro imminente. [Sappiamo da S. Paolo che tra gli stessi primi cristiani c'era chi attendeva l'imminente seconda venuta del Signore!]
Come conseguenza logica, la morale predicata da Gesù non poteva essere una regola di vita valida anche per i secoli futuri, ma un'etica“provvisoria”, per un tempo ristretto, nella quale le esigenze di distacco e conversione più radicali [le Beatitudini...] si giustificherebbero soltanto nella luce dell'immi-nente fine del mondo. [Qualcosa di simile nei Testimoni di Geova!].
 “Se il pensiero della realizzazione escatologica del regno è l'idea fondamentale della predicazione di Gesù, tutta dominata dalla convinzione dell'avvento del regno... come penitenza in vista del regno di Dio, anche l'etica del discorso della montagna è un'etica “provvisoria”. (A. Schweitzer, La cena nel contesto della vita di Gesù e nella storia del  cristianesimo  primitivo)
** Ancora oggi non è raro ascoltare opinioni sui Vangeli che si richiamano, più o meno esplicitamente, al suo pensiero, e che sono riassunte in una incisiva frase che esprime il distacco radicale del “Gesù della storia” dal Gesù predicato dalla Chiesa primitiva: “Gesù annunciò il regno di Dio, ma poi venne la Chiesa» (Loisy). La Chiesa – con tutto ciò che comporta – sarebbero soltanto rimedi posticci posti dal cristianesimo primitivo alla mancata realizzazione del regno che Gesù attendeva.
–– Le affermazioni troppo radicali degli studiosi della “scuola escatologica” saranno corrette e ridimensionate dalla critica successiva. Rimane certo un merito di questi studiosi il fatto di aver violentemente richiamato la ricerca storica alla necessità d'inquadrare anche la predicazione di Gesù – e non soltanto i presunti  “miti “ su Gesù creati dalla comunità primitiva – nel contesto storico, religioso e cultuale in cui egli visse. Ma è altrettanto certo che le teorie della “ scuola escatologica”, nel loro tentativo di ritrovare il Gesù storico, misero in ombra il Cristo salvatore, portatore di un messaggio universale, capace di parlare agli uomini di ogni tempo.––
4. –  Il Gesù  “puro messaggio”
Tale sconcertante risultato di allontanare il Gesù storico dal Cristo salvatore, parve, almeno in un pri-mo momento, confermato da un'altra importante corrente di ricerca neotestamentaria, la cosiddetta “scuo-la della storia delle forme” (M. Dibelius, B.L. Schmidt, R. Bultmann; i loro scritti maggiori apparvero tra il 1919 e il 1940). Le ricerche di questa scuola si orientarono – prima ancora che sulla ricostruzione della storia di Gesù –, sulla ricostru-zione della storia dei Vangeli e delle diverse  “forme “ che la tradizione su Gesù ha avuto prima di cristal-lizzarsi negli scritti evangelici: di qui viene la qualificazione del suo metodo come  storia delle forme
La “storia delle forme” ha acquisito al patrimonio ormai comune della ricerca sui Vangeli, il principio che distingue tre momenti fondamentali attraversati dalla tradizione evangelica prima di giungere alla sua formulazione definitiva: la predicazione e dell'opera di Gesù anteriore alla Pasqua – la predicazione aposto-lica, – la redazione scritta . Anche questa redazione scritta attraversò fasi successive, delle quali i Vangeli che noi possediamo sono il documento ultimo ed insuperabile.
– La distinzione di questi tre momenti della tradizione dei Vangeli è sostanzialmente accolta come principio generale per la lettura di essi anche in autorevoli documenti del Magistero della Chiesa.
** Tuttavia questa “scuola” giunse a conclusioni arbitrarie che hanno giocato un ruolo negativo  riguardo il problema dell'esistenza di Gesù storico. Il più autorevole esponente di questa scuola afferma: – Non si può risalire al di là del kerigma (l'“annuncio”, la comunità cristiana), adoperandolo come una “fonte” per costruire un “Gesù storico” con la sua “coscienza messianica”, sua “interiorità” o il suo“e-roismo”. Tale sarebbe precisamente il ´Cristo secondo la carne', che è passato per sempre. Non il Gesù storico, ma Gesù il Cristo, colui che viene predicato, è il Signore.  (R. Bultmann, “Credere e comprendere”)
Da tale dichiarazione perentoria risulta come la pretesa impossibilità di raggiungere il Gesù storico, si mescoli in R. Bultman (1884-1976) con un disinteresse di principio per lo stesso Gesù. Bultmann pensa che il Vangelo non è la persona concreta di Gesù, ma soltanto il suo messaggio e l'interpretazione ch'esso suggerisce della nostra vita.
Quindi il “Gesù della storia” non sarebbe raggiungibile alla nostra indagine, perché le fonti cristiane – i Vangeli in primo luogo – non lo consentirebbero. Esse sarebbero preoccupate non d'informarci sugli avvenimenti della sua vita, ma di proporre una visione della nostra vita ispirandosi alla sua predicazione.
••  Non è possibile qui approfondire tali convinzioni. Basta rilevare come gli stessi discepoli di Bultmann, approfondendo la ricerca nella linea dei criteri storico-critici indicati dal maestro, pervennero alla convinzione contraria: non soltanto è possibile conoscere qualche cosa della storia di Gesù, ma è essenziale ricostruire nei suoi tratti fondamentali questa storia per poter intendere il suo messaggio e la predicazione apostolica che ebbe il Cristo Signore come suo oggetto centrale.
POSIZIONE ODIERNA
La prospettiva ultima raggiunta dalla critica “non-cattolica” ha ripudiato le tesi più radicali alle quali la critica cattolica aveva prima reagito con l'opposizione intransigente. La “critica cattolica”, d'altra parte, ha accettato i criteri propriamente storico-critici della ricerca protestante. Sicché oggi esiste un fonda-mentale consenso, almeno nella impostazione dei problemi tra studiosi cattolici e non cattolici.         
            Infatti oggi
  Tutti sanno ed insegnano che i Vangeli non sono biografie in senso moderno, ma vanno letti prima di tutto, come testimonianze di fede.
  Oggi nessuno studioso pensa di poter trarre dai Vangeli una completa vita di Gesù; ma nessuno nega che essi siano una testimonianza autentica, una ricchissima fonte d'informazioni storiche, in primo luogo per ciò che concerne gli aspetti fondamentali e costanti della predicazione e dell'opera di Gesù, come pure per i momenti essenziali della sua vita pubblica.
-    Soprattutto nessuno – se non qualche superficiale, rimasto su posizioni di retroguardia – osa avanzare il dubbio che i Vangeli siano il prodotto della fantasia religiosa popolare, senza reali collegamenti con l'opera e la parola di Gesù. Nessuno osa avanzare addirittura il dubbio che Gesù non sia mai esistito.

***
In conclusione, il cristiano oggi, nel leggere il vangelo, non si affida soltanto alla tradizione della fede o al discernimento spirituale che la sua personale esperienza religiosa gli consente, ma fa anche ricorso ai criteri delle scienze storiche e della critica letteraria.
Tali criteri scientifici non condannano in nessun modo Gesù a svanire nelle nebbie di un lontano mondo, fatto di primitive fantasie popolari. Avvicinano invece a noi il Gesù della storia, e ci consentono di rivivere lo stupore, gli interrogativi, le scelte compromettenti che giù duemila anni fa la sua presenza provocò presso coloro che si incontrarono con lui. La Chiesa ha ritenuto e ritiene con fermezza e con costanza massima che i quattro Vangeli, di cui afferma senza esitazione la storicità, trasmettono fedelmente quanto Gesù, Figlio di Dio, durante la sua vita fra gli uomini effettivamente operò e insegnò per la loro eterna salvezza, fino al giorno in cui fu assunto in cielo. (cfr Dei Verbum, 4  19).


GESù Catechismo
La Chiesa ritiene con fermezza che i quattro Vangeli, “di cui afferma senza esitazione la storicità, trasmettono fedelmente quanto Gesù Figlio di Dio, durante la sua vita tra gli uomini, effettivamente operò e insegnò per la loro salvezza eterna, fino al giorno in cui ascese al cielo”. (Cat. 126, 1)
  I Vangeli scritti: “Gli autori sacri scrissero i quattro Vangeli, scegliendo alcune cose tra le molte tra-mandate a voce o già per iscritto... sempre in modo tale da riferire su Gesù cose vere e sincere“ (Cat. 126, 3).
   La buona Novella: Dio ha inviato il suo Figlio. «Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio inviò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare coloro che erano sotto la Legge, affinché ricevessimo l'adozione a figli» (Gal 4,4-5). Ecco la Buona Novella riguardante «Gesù Cristo, Figlio di Dio» (Mc 1,1): Dio ha visitato il suo popolo, adempiendo le promesse fatte ad Abramo e alla sua discendenza; ed è andato oltre ogni attesa: ha mandato il suo «Figlio prediletto» (Mc 1,11).
  Noi crediamo e professiamo che Gesù di Nazareth, nato ebreo da una figlia d'Israele, a Betlemme, al tempo del re Erode il Grande e dell'imperatore Cesare Augusto, di mestiere carpentiere, morto crocifisso a Gerusalemme, sotto il procuratore Ponzio Pilato, mentre regnava l'imperatore Tiberio, è il Figlio eterno di Dio fatto uo-mo, che «è venuto da Dio» (Gv 13,3), «disceso dal cielo» (Gv 3,13), «venuto nella carne» (I Gv 4,2); infatti «il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi, e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità... Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia» (Gv 1,14. 16).
  Mossi dalla grazia dello Spirito Santo ed attirati dal Padre, noi, riguardo a Gesù, crediamo e confessia-mo: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (Mt 16,16). Sulla roccia di questa fede, confessata da san Pietro, Cristo ha fondato la sua Chiesa. (Cat., 422-424).
  La trasmissione della fede cristiana è innanzitutto l'annunzio di Gesù Cristo, allo scopo di condurre alla fede in Lui. Fin dall'inizio, i primi discepoli sono stati presi dal desiderio ardente di annunziare Cristo: «Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato» (Atti 4,20) Essi invitano tutti gli uomini di tutti i tempo ad entrare nella gioia della loro comunione con Cristo:

«Ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che  noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita, […] noi lo annunziamo anche a voi, affinché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo, affinché la vostra gioia sia perfetta» (I Gv 1,1-4). (Cat. 425)

Padre Claudio Truzzi OCD

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