AFORISMA

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(Rita Levi Montalcini)

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Nostra Signora del Carmelo

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sabato 18 marzo 2017

LA VITA DI GESU' DI NAZARETH, IL SALVATORE - Padre Claudio Truzzi OCD


La vita di Gesù di Nazareth, il Salvatore
Ai giorni dell'imperatore Cesare Augusto, Maria, una giovane vergine di Nazareth (un villaggio della Galilea) era stata promessa sposa a Giuseppe, figlio di Giacobbe, che era della casa di Davide.
Maria ricevette la visita di un angelo di Dio (Gabriele). Questi le preannunziò che ella avrebbe concepito e partorito un figlio che sarebbe stato grande e sarebbe stato chiamato Figlio dell'Altissimo. Il suo nome sarebbe stato Gesù. A lui Dio avrebbe dato il regno di Davide suo padre ed Egli avrebbe dominato su Israele in eterno. Maria, sentendo quelle parole, chiese come sarebbe potuto avvenire tutto ciò dato che lei non cono-sceva uomo; e l'angelo le rispose che lo Spirito Santo sarebbe sceso su lei, e la potenza di Dio l'avrebbe coperta della sua ombra, per cui il santo che sarebbe nato sarebbe stato chiamato Figlio di Dio. Al che Maria s'inchinò e rispose all'angelo che avvenisse secondo la sua parola.
E così avvenne. Maria rimase incinta per virtù dello Spirito Santo, senza che Giuseppe l'avesse “cono-sciuta”. Quando Giuseppe, tempo dopo, si accorse che la sua promessa sposa era incinta, profondamente turbato si propose di lasciarla di nascosto; ma mentre i suoi dubbi e propositi avvolgevano la sua anima, qun angelo di Dio gli apparve in sogno e gli disse di non preoccuparsi di prendere Maria in sposa perché quello che in lei era generato, era opera dello Spirito Santo; e che lui avrebbe dovuto imporre al figlio che doveva nascere il nome di Gesù. che significa “YHWH salva” (YHWH è il nome ebraico di Dio che si pronuncia Yahweh). Tranquillizzato da quelle parole, Giuseppe prese in sposa Maria, certo che il messaggero di Dio che gli era apparso, non gli aveva mentito.
•  Ora, proprio in quei giorni avvenne un fatto fuori dell'ordinario: uscì da parte dell'imperatore Cesare Augusto un decreto che ordinava facesse un censimento in tutti sudditi dell'impero romano. Giuseppe, allora, prese la sua sposa che era incinta e scese a Betlemme a farsi registrare perché egli apparteneva alla discendenza della casa di Davide. Ed avvenne che mentre si trovavano a Betlemme di Giuda, Maria partorì il fanciullo, cui in capo a otto giorni fu circonciso, e gli fu imposto il nome di Gesù.
•  Il giorno stesso in cui Gesù nacque, apparve a dei pastori della contrada di Betlemme un angelo del Signore, il quale annunziò loro la buona notizia che in quel giorno nella città di Davide era nato il Salvatore, che era Cristo (dal greco Christòs che significa 'Unto'), il Signore. Essi dunque, udito ciò, si recarono a Betlemme, vi trovarono il fanciullino e divulgarono ciò che era loro stato detto di quel bambino. Al sentire quelle cose coloro che erano là presenti si meravigliarono.
•  Quando si compirono i giorni durante i quali – secondo la legge – la donna che aveva partorito un figlio maschio doveva rimanere a purificarsi del suo sangue, i suoi genitori Gesù portarono a Gerusalemme per presentarlo al Signore, ed anche per offrire l'olocausto e il sacrificio per il “peccato rituale”, come  prescriveva la legge di Mosè.
•  In seguito, quando Gesù aveva ancora poche settimane giunsero a Betlemme, presso la casa dove la famigliola si era sistemata, dei magi [saggi, astrologi] provenienti dall'Oriente. Questi lo adorarono, e aperti i loro tesori gli offrirono dei doni: oro, incenso e mirra. Come avevano fatto quegli uomini a giungere a Betlemme? Mentre erano in Oriente era apparsa loro una “stella” che li aveva guidati in Israele. Giunti a Gerusalemme avevano chiesto dove si trovasse il “re dei Giudei” che era nato, perché essi erano venuti per adorarlo. Ed il re della Giudea, Erode, convocati gli scribi e i capi sacerdoti, s'informò da loro dove il Cristo sarebbe dovuto nascere, e questi gli dissero che il Cristo doveva nascere in Betlemme di Giudea. Il re dunque aveva inviato i magi a Betlemme (dopo essersi informato del tempo in cui la stella era apparsa loro), dicendogli di tornare poi da lui quando avrebbero trovato il fanciullino perché pure lui intendeva andare ad adorarlo. Ma i magi, dopo avere trovato il fanciullino Gesù, non tornarono da Erode perché furono divina-mente avvertiti in sogno di non ripassare da Erode; quindi per altra via tornarono al loro paese. Questo naturalmente fece infuriare Erode che si vide beffato dai magi; e allora egli mandò a sterminare tutti i maschi ch'erano in Betlemme e in tutto il suo territorio, dall'età di due anni in giù (secondo il tempo del quale egli s'era informato dai magi). Ma il fanciullo Gesù scampò alla morte perché Dio, mediante un angelo, aveva avvertito per tempo Giuseppe, ordinandogli di prendere il fanciullino e sua madre e di fuggire in Egitto e rimanervi fino a nuovo ordine. Quando poi Erode morì, allora Dio, sempre mediante un suo angelo, avvertì Giuseppe e gli disse di tornare in Israele.
Giunto in Israele, Giuseppe si ritirò in Galilea e precisamente nella città di Nazareth. Qui a Nazareth Gesù fu allevato dai suoi genitori, e – come narra il Vangelo – egli “cresceva in sapienza e in statura, si fortificava e la grazia di Dio era sopra lui”.
Per una trentina d'anni visse conosciuto come il “figlio del falegname”, Giuseppe.
•  Quando Gesù raggiunse i trenta anni circa lasciò la Galilea e si recò al fiume Giordano a farsi battezzare da Giovanni il Battista, che era apparso da qualche tempo nel deserto della Giudea predicando un battesimo di ravvedimento per la remissione dei peccati. Chi era costui? Egli non era né Elia, e neppure il Cristo, come lui stesso ebbe a rispondere a quei Farisei che l'avevano interrogato un giorno di là del Giordano dove lui stava battezzando; ma egli era colui del quale aveva parlato Dio tramite il profeta Malachia quando disse: «Ecco, io vi mando il mio messaggero; egli preparerà la via davanti a me» (Mal. 3:1). Un uomo, perciò, che Dio aveva inviato innanzi al suo Messia per preparargli la via. Ma in che maniera il messaggero di Dio avrebbe preparato la strada davanti al Cristo? Testimoniando di lui affinché tutti credessero per mezzo di lui. Questo è ciò che fece Giovanni.
Quando in quel giorno il Battista lo battezzò e Gesù uscì dall'acqua, i cieli si aprirono ed egli vide scendere su di Lui lo Spirito Santo in forma corporea di colomba ed udì una voce che disse: «Questo è il mio diletto Figlio, in cui mi son compiaciuto» (Matt. 3:17). Da allora il Battista iniziò ad attestare alle turbe: «Ho visto lo Spirito scendere dal cielo a guisa di colomba, e fermarsi su  Lui. Io non lo conoscevo; ma Colui che mi ha inviato a battezzare con acqua, mi ha detto: Colui sul quale vedrai lo Spirito scendere e fermarsi, è quel che battezza con lo Spirito Santo. E io ho veduto e ho attestato che questi è il Figliuol di Dio» (Gv. 1:32-34). In occasione dunque del suo battesimo in acqua Gesù di Nazareth fu “unto” da Dio di Spirito Santo.
Dopo di che, lo Spirito Santo condusse Gesù nel deserto, affinché fosse tentato da Satana. Dopo un digiuno di quaranta giorni e quaranta notti, per tre volte il tentatore cercò di farlo deviare dallo stile di missione che il Padre gli aveva scelto [la vita della mitezza e misericordia]; ma Gesù si oppose in maniera efficace citandogli la legge del Signore che egli aveva riposto nel suo cuore secondo che è scritto: «La legge del suo Dio è nel suo cuore; i suoi passi non vacilleranno» (Sal. 37:31). Il diavolo allora lo lasciò fino ad altra occasione [la notte del terrore di Gesù di fronte alla Croce], e gli angeli di Dio vennero a servirlo.
In seguito, Gesù tornò in Galilea e lì iniziò a predicare e ad insegnare, glorificato da tutti. Venne anche a Nazareth dove era stato allevato, ma qui i suoi concittadini si levarono contro di lui pieni di ira perché dopo che egli ebbe letto in sinagoga quel passo di Isaia dove è detto: «Lo Spirito del Signore, dell'Eterno è su me, perché l'Eterno m'ha unto per recare una buona novella agli umili; m'ha inviato per fasciare quelli che hanno il cuore rotto, per proclamare la libertà a quelli che sono in cattività, l'apertura del carcere ai prigionieri, per proclamare l'anno di grazia dell'Eterno» (Is. 61:1), egli ebbe l'ardire di affermare che in quel giorno quella Scrittura s'era adempiuta, e che nessun profeta è ben accetto nella sua patria. Essi allora lo cacciarono fuori dalla città cercando di ucciderlo, ma egli passando in mezzo a loro se ne andò a Cafarnao, città sul mare ai confini di Zabulon e Neftali, dove fissò la residenza, infatti questa città è chiamata la “sua città” (cfr. Matt. 9:1).
Gesù iniziò a percorrere città e villaggi predicando ed annunziando la buona novella del regno di Dio. Ripeteva alle turbe: «Ravvedetevi e credete al Vangelo» (Mar. 1:15); quindi esortava tutti a pentirsi dei loro peccati ed a credere nella buona notizia di cui lui era l'ambasciatore. Il profeta Isaia aveva infatti detto del Cristo che egli avrebbe recato una buona novella ai poveri. Ma in che cosa consisteva questa buona notizia in cui Gesù ordinava agli uomini di credere? Nel fatto che Dio nella pienezza dei tempi aveva inviato nel mondo il suo Figlio affinché chiunque credesse in lui non perisse ma avesse vita eterna. In altre parole, nel-la meravigliosa notizia che Dio nel suo grande amore aveva inviato nel mondo il suo Figlio affinché per mezzo di lui il mondo fosse salvato, e che per essere salvati, era necessario, indispensabile, credere in lui.
Oltre ad annunziare ai Giudei il ravvedimento e la fede in lui, Gesù insegnò molte cose in parabole  adempiendo così le parole del profeta: «Io aprirò la mia bocca per proferir parabole, esporrò i misteri dei tempi antichi» (Sal. 78:2). Ma Gesù operò anche tante guarigioni in mezzo ai Giudei. Egli risuscitò pure i morti e cacciò molti demoni dai corpi di coloro che li possedevano, e questo perché Dio era con lui.
•  Fra coloro che lo seguirono fedelmente elesse dodici discepoli – gli Apostoli –, affinché, istruiti da Lui, continuassero la sua opera e la facessero conoscere.
•  Ma nonostante ciò, molti che non credettero in lui, e di lui sussurravano che era un mangione e un ubriacone, uno che seduceva le persone, un pazzo, uno che era in combutta con “il principe dei demoni” e mediante la forza di quest'ultimo cacciava i demoni, un peccatore perché violava il sabato, un bestemmiatore perché chiamava Dio suo Padre e si faceva uguale a Lui. Calunnie; perché Gesù fu un uomo temperato in ogni cosa; un uomo che non cercò mai il suo interesse – come invece fanno i seduttori di menti che insegnano cose che non dovrebbero per interesse e guadagno propri; un uomo ripieno di sapienza, ma non di quella dei “principi di questo mondo” ma di quella di Dio, misteriosa ed occulta; un uomo ripieno di Spirito Santo che cacciava i demoni per l'aiuto dello Spirito; un uomo che non violò mai il Sabato perché in giorno di Sabato – come sottolineò e mise in pratica Gesù stesso – è lecito fare del bene, è lecito salvare una persona; un uomo verace che non si fece uguale a Dio per presunzione ma perché egli lo era veramente per natura, essendo il suo Unigenito Figlio. E quantunque fosse uguale a Dio, Egli non reputò tale dignità come una realtà di essere geloso, ma umiliò se stesso assumendo la forma di servo, divenendo, cioè, simile ai figli degli uomini. Ecco il motivo per cui molti non riconobbero in lui il Figlio di Dio, perché Gesù si presentò sotto forma di semplice che all'apparenza non aveva nulla di diverso dagli altri uomini, nulla di divino.
Naturalmente tali calunnie fecero soffrire Gesù perché si vide rigettato proprio da quelli di casa sua; egli soffrì come i profeti che erano stati prima di lui: erano stati inviati da Dio al popolo per il suo bene, ed invece furono rigettati e calunniati in ogni maniera, ed alcuni uccisi. Si adempirono così le parole del profeta Isaia con cui questi aveva definito il Cristo: «Uomo di dolore, familiare col patire» (Is. 53:3).  E così fu Gesù Cristo.
Tra coloro che rigettarono Gesù ci furono i capi sacerdoti e i Farisei i quali, avendo disconosciuto lui e le dichiarazioni dei profeti che si leggevano ogni sabato nelle sinagoghe, deliberarono di liberarsene elimi-nandolo con la morte.
Alcuni giorni prima della Pasqua, Gesù salì a Gerusalemme, e vi entrò cavalcando un asinello, circondato da una folla festante.  Ma proprio in quei giorni precedenti la Pasqua, Satana entrò in uno dei discepoli di Gesù, chiamato Giuda Iscariota. Questi si recò dai capi sacerdoti per consegnar nelle loro mani il suo Maestro, Gesù. Gli furono promessi trenta sicli d'argento, come ricompensa. Da quel momento Giuda Iscariota cercava il momento opportuno di tradirlo.
Durante la festa della Pasqua, Gesù aveva radunato i suoi discepoli [nel Cenacolo] per celebrare la Pasqua. Al termine del pasto Gesù prese il pane e il calice del vino, recitò su di essi la benedizione, raccomando ai discepoli di rinnovare quel gesto che rappresentava il suo sacrifico in favore di tutti gli uomini: la sua morte imminente in sconto dei peccati di tutti gli uomini.
Poco dopo si recò coi suoi discepoli nel vicino orto del Getsemani, per pregare. Il dramma stava per consumarsi: guidando una turba armata di spade e bastoni, Giuda si avvicinò, e gli diede un bacio. Era il segnale convenuto. Misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono; esattamente come avrebbero fatto con un malfattore. Tutti i suoi discepoli, allora, impauriti lo abbandonarono e fuggirono.
Gesù fu trascinarono davanti al Sinedrio, che lo condannò come reo di morte con l'accusa di essersi  dichiarato il Figlio di Dio, e quindi per bestemmia. Quando i membri del Sinedrio sancirono: «È reo di mor-te!» (Matt. 26:66), iniziarono a sputargli in viso ed a percuoterlo; altri lo schiaffeggiarono, dicendo: «O Cristo profetizza, indovinaci: Chi t'ha percosso?» (id.). Poi, legatolo, lo condussero dal governatore romano Ponzio Pilato per chiedergli di crocifiggerlo. Questi in un primo tempo aveva deliberato di liberarlo perché non trovava in lui nulla che fosse degno di morte (lo aveva mandato pure da Erode Antipa che in quei giorni si trovava in Gerusalemme, il quale lo aveva schernito coi suoi soldati, ed anche lui non aveva trovato in Gesù nessuna delle colpe di cui l'accusavano i capi sacerdoti e gli scribi), ma siccome la moltitudine richiedeva a gran voce di crocifiggerlo, egli finì per acconsentire alle loro richieste e dispose che prima fosse flagellato e poi crocifiggere. I soldati del governatore lo condussero nel pretorio, lo vestirono di porpora, gli ficcarono in capo una corona di spine, una canna nella mano destra, e prostratisi davanti a lui lo beffeggiavano dicendo: “Salve, re dei Giudei!”, percuotevano il capo con la canna e gli sputavano addosso.
Dopo averlo spogliato della porpora e rivestito delle sue vesti, lo condussero fuori al luogo detto Golgota, dove lo inchiodarono sulla croce, in mezzo a due malfattori, affinché si adempissero le parole della Sacra Scrittura Isaia: «M'hanno forato le mani e i piedi» (Sal. 22:16), «è stato annoverato fra i trasgressori» (Isaia 53:12). I soldati di guardia sotto la croce presero le sue vesti e ne fecero quattro parti affinché ognuno di loro ne avesse una parte, mentre la tunica la tirarono a sorte per sapere a chi toccasse; questo avvenne affinché si adempisse la Scrittura: «Spartiscono fra loro i miei vestimenti e tirano a sorte la mia veste» (Sal. 22:18).
Mentre Gesù agonizzava veniva schernito da coloro che passavano di là e dai capi-sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani, i quali gli dicevano: «Ha salvato altri e non può salvar se stesso! Dacché è il re d'Israele, scenda ora giù di croce, e noi gli crederemo. Ha posto la sua fiducia in Dio; lo liberi ora, se Lui lo gradisce, poiché ha detto: Son Figlio di Dio" (Matt. 27:42-44); ed anche questo avvenne affinché si adempissero le parole di Davide: «Chiunque mi vede si fa beffe di me; allunga il labbro, scuote il capo, dicendo: Ei si rimette nell'Eterno; lo liberi dunque; lo salvi, poiché lo gradisce» (Sal. 22:7-8), ed ancora: «Aprono la loro gola contro a me, come un leone rapace e ruggente» (Sal. 22:13). Prima di spirare Gesù gridò: «Elì, Elì, lamà sabactanì?», cioè: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Matt. 27:46). Allora uno degli astanti corse a prendere una spugna e, inzuppatala d'aceto e postala in cima ad una canna, gli diede da bere – come aveva predetto Davide: «Nella mia sete, m'han dato a bere dell'aceto» (Sal. 69:21).
E Gesù, dato un gran grido, spirò. In seguito i soldati vennero a spezzare le gambe di coloro che erano sulla croce, ma a Gesù non gliele ruppero, perché costatarono che era già morto, e si adempì, così la Scrittura che dice: «Nessun osso gli sarà fiaccato» (Giov. 19:36; Sal. 34:20); ma soltanto  gli trapassarono il costato con un colpo di lancia, adempiendo così le parole del profeta: «Ed essi riguarderanno a me, a colui ch'essi hanno trafitto» (Zacc. 12:10).
Venne allora un certo Giuseppe d'Arimatea: era un uomo ricco ed era diventato anche lui discepolo di Gesù. Questi, richiesto a Pilato il corpo di Gesù, lo staccò dalla croce, lo avvolse in un panno lino pulito e lo depose nella propria tomba che aveva fatta scavare lì nei pressi, e nella quale ancor nessuno era stato posto. Fu così che si adepì ancora una volta, quell'altra Scrittura che dice: «Gli avevano assegnata la sepoltura fra gli empi, ma nella sua morte, egli è stato col ricco» (Is. 53:9).
•  Ma il terzo giorno Dio lo risuscitò dai morti perché era impossibile che Cristo fosse trattenuto dalla morte; ed anche la sua risurrezione era stata preannunziata da Dio: infatti Davide aveva detto: «Tu non lascerai l'anima mia nell'Ades, e non permetterai che il tuo Santo veda la corruzione» (Atti 2:27).
è evidente che qui Davide non parla di se stesso, perché il suo corpo rimase nel sepolcro e vide la corruzione, ma parlò della risurrezione del Cristo, di uno dei suoi discendenti, perché lui sapeva che Dio gli aveva promesso con giuramento che lo avrebbe fatto sedere sul suo trono in eterno, secondo che è scritto: «L'Eterno ha fatto a Davide questo giuramento di verità, e non lo revocherà: Io metterò sul tuo trono un frutto delle tue viscere» (Sal. 132:11).
•  Dopo la risurrezione Gesù si fece veder e da quelli che egli aveva scelto, mangiò e bevve con loro,  per rafforzare la loro fede in Lui, e promise l'invio dello Spirito Santo, che avrebbe fatto comprendere più profondamente tutto ciò che Gesù aveva fatto e detto.
•  Quaranta giorni dopo, alla loro presenza ascese in cielo, alla “destra del Padre” [e questo affinché si adem-pissero le parole di Davide: «L'Eterno ha detto al mio Signore: “Siedi alla mia destra finché io abbia fatto dei tuoi nemici lo sgabello dei tuoi piedi”» (Sal. 110:1).
• E dal cielo, a suo tempo, egli tornerà con gloria e potenza.


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