AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

EDIZIONI PER VOI

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ILLUSIONI
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Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

venerdì 21 ottobre 2016

Sulla Fede: conferenze di P. Claudio Truzzi


7-GENITORI – ascoltare è guardare
Una giovane mamma, in cucina, preparava la cena con la mente totalmente concentrata su ciò che stava facendo: preparare le patatine fritte. Stava lavorando sodo proprio per preparare un piatto che i bambini avrebbero apprezzato molto. Le patatine fritte era il piatto preferito dai bambini.
Il bambino più piccolo di quattro anni aveva avuto una intensa giornata alla scuola materna e raccontava alla mamma quello che aveva visto e fatto.
La mamma gli rispondeva distrattamente con monosillabi e borbottii.
Qualche istante dopo si senti tirare la gonna e udì: "Mamma…!".
La donna accennò di sì col capo e borbottò anche qualche parola.
Sentì altri strattoni al1a gonna e di nuovo: "Mamma…!". Gli rispose ancora una volta brevemente e continuò imperterrita a sbucciare le patate.
Passarono cinque minuti. Il bambino si attaccò alla gonna della mamma e tirò con tutte le sue forze. La donna fu costretta a chinarsi verso il figlio. Il bambino le prese il volto fra le manine paffute, lo portò davanti al proprio viso e disse: 
"Mamma, ascoltami con gli occhi!".

Udire è raccogliere un’informazione; ascoltare è essere attento ad un'altra persona.
Ascoltare qualcuno con gli occhi significa dirgli: "Tu sei importante per me".
Tutte le cose importanti passano attraverso gli occhi...

8 –SERENITÀ – Sorriso lebbroso
Un giovane medico si trovava in un lebbrosario in un’isola del Pacifico. Un incubo di orrore. 
Solo cadaveri ambulanti, disperazione, rabbia, piaghe e mutilazioni orrende.
Eppure, in mezzo a tanta devastazione, un anziano malato conservava occhi sorprendentemente luminosi e sorridenti. Soffriva nel corpo, come i suoi infelici compagni, ma dimostrava attaccamento alla vita, non disperazione, e dolcezza nel trattare gli altri.
Incuriosito da quel vero miracolo di vita, nell’inferno del lebbrosario, il giovane medico volle cercarne la spiegazione: che cosa mai poteva dare tanta forza di vivere a quel vecchio così colpito dal male?
Lo pedinò, discretamente. 
Scoprì che, immancabilmente, allo spuntar dell’alba, il vecchietto si trascinava al recinto che circondava il lebbrosario, e raggiungeva un posto ben preciso.
Si metteva a sedere ed aspettava. Non era il sorgere del sole che attendeva; né lo spettacolo dell’aurora del Pacifico.
Aspettava fino a quando, dall’altra parte del recinto, spuntava una donna, anziana anche lei, con il volto coperto di rughe finissime, gli occhi pieni di dolcezza.
La donna non parlava. Lanciava soltanto un messaggio silenzioso e discreto: un sorriso. 
Ma l’uomo s’illuminava a quel sorriso e rispondeva con un altro sorriso.
Il muto colloquio durava pochi istanti, poi il vecchietto si rialzava e trotterellava verso le baracche. 
Tutte le mattine. Una specie di comunione quotidiana. 
Il lebbroso, alimentato e fortificato da quel sorriso, poteva sopportare una nuova giornata e resistere 
fino al nuovo appuntamento con il sorriso di quel volto femminile.
Quando il giovane medico glielo chiese, il lebbroso gli disse: "E’ mia moglie!". 
E dopo un attimo di silenzio: "Prima che venissi qui, mi ha curato in segreto, con tutto ciò che riusciva a trovare. Uno stregone le aveva dato una pomata. Lei tutti i giorni me ne spalmava la faccia, salvo una piccola parte, sufficiente per apporvi le sue labbra per un bacio... Ma tutto è stato inutile. 
Allora mi hanno preso, mi hanno portato qui. Ma lei mi ha seguito. E quando ogni giorno la rivedo, solo da lei so che sono ancora vivo, solo per lei mi piace ancora vivere".

Certamente qualcuno ti ha sorriso stamattina, anche se tu non te ne sei accorto. 
Certamente qualcuno aspetta il tuo sorriso, oggi.
E se entri in una chiesa e spalanchi la tua anima al silenzio, ti accorgerai che Dio, per primo, ti accoglie con un sorriso...

11-FEDE – Dio è fuori 
La strada che portava alla chiesa attraversava il paese. La vecchietta la percorreva ad occhi bassi biascicando 
qualche preghiera mentre di sottecchi guardava la gente. 
"Giovinastri... Ubriaconi... Svergognata... Sporcizia... Fannullone...".
Affrettava il passo per trovare la pace della preghiera. 
Un giorno arrivò alla porta della chiesa e la trovò chiusa. 
Bussò. Niente da fare. Vide un biglietto attaccato con del nastro adesivo. 
Lo lesse. Diceva: "Io sono lì, fuori".

12-FEDE – Se cerchi trovi Dio 
Ogni giorno il discepolo poneva la stessa domanda: "Come posso trovare Dio?". 
E ogni giorno riceveva la stessa misteriosa risposta: "Devi desiderarlo"
"Ma io lo desidero con tutto il mio cuore, no? Allora, perché non lo trovo?". 
Un giorno, il maestro si stava bagnando nel fiume con il discepolo. 
Spinse la testa del giovane sott’acqua e ve la tenne mentre il poveretto si dibatteva disperatamente per liberarsi. 
Il giorno dopo fu il maestro ad iniziare la conversazione: "Perché ti dibattevi in quel modo quando ti tenevo la testa sott'acqua?". 
"Come perché?" disse il discepolo indispettito. "Perché cercavo disperatamente aria!"
"Hai risposto bene. Quando ti sarà data la grazia di cercare disperatamente Dio come cercavi l’aria, allora lo troverai". 
Dio si fa sempre trovare da chi lo cerca con cuore sincero...

3-VITA – Senso: amare Dio
Il settimo giorno, terminata la Creazione, Dio dichiarò che era la sua festa. 
Tutte le creature, nuove di zecca, si diedero da fare per regalare a Dio la cosa più bella che potessero trovare. 
Gli scoiattoli portarono noci e nocciole; 
i conigli, carote e radici dolci; 
le pecore, lana soffice e calda; 
le mucche, latte schiumoso e ricco di panna. 
Miliardi di angeli si disposero in cerchio, cantando una serenata celestiale. 
L’uomo aspettava il suo turno, ed era preoccupato. "Che cosa posso donare io? 
I fiori hanno il profumo, le api, il miele; perfino gli elefanti si sono offerti di fare la doccia a Dio con le loro proboscidi per rinfrescarlo...". 
L’uomo si era messo in fondo alla fila e continuava a scervellarsi. Tutte le creature sfilavano davanti a Dio e depositavano i loro regali. 
Quando rimasero solo più alcune creature davanti a lui, la chiocciola, la tartaruga e il bradipo poltrone; l’uomo fu preso dal panico. Arrivò il suo turno. Allora l’uomo fece ciò che nessun animale aveva osato fare. 
Corse verso Dio e saltò sulle sue ginocchia, lo abbracciò e gli disse: "Ti voglio bene!"
Il volto di Dio s’illuminò e tutta la creazione capì che l’uomo aveva fatto a Dio il dono più bello.

Per quale fine Dio ci ha creati? Dio ci ha creati per conoscerlo, amarlo e servirlo in questa vita, e per goderlo poi nell'altra, in Paradiso.


14-VITA – Cercare
Un povero gallo sconvolto e affamato andava disperatamente alla ricerca di qualcosa da mangiare. 
Becchettava ovunque, sotto fasci di legna, tra le foglie, intorno alle pietre e anche dietro ogni sassolino che poteva trovare. All’improvviso il gallo si fermò. Lì, davanti a lui, c’era una pietra diversa dalle altre che brillava in modo particolare. Il gallo cominciò a fissarla perplesso. 
Poi, di colpo, capì. Quella non era una pietra comune. La sua forma, il suo sfavillio e la sua dimensione lo dimostravano bene. "Gli uomini ti chiamerebbero diamante" – borbottò il gallo affamato – "ma, speciale o no, per me tu non vali più di un grano di riso", concluse e si voltò per continuare a becchettare.

Coloro che, nella vita, sono soltanto preoccupati di "beccare" divertimenti e piaceri, passano accanto ai valori più preziosi, e neanche se ne accorgono. Per scoprire ciò che conta veramente nella vita, bisogna volerlo cercare...

15-Vita riuscita – cambiare se stessi
Un vecchio saggio un giorno disse: "Quand'ero giovane ero un rivoluzionario e tutte le mie preghiere a Dio erano: "Signore, dammi la forza di cambiare il mondo"
Quand'ero ormai vicino alla mezza età e mi resi conto che metà della mia vita era passata senza che avessi cambiato e combinato nulla di buono, mutai la mia preghiera in: "Signore dammi la grazia di cambiare tutti quelli che sono in contatto con me. Solo la mia famiglia e i miei amici, e sarò contento”
Ora che sono vecchio e i miei giorni sono contati, comincio a capire quanto sono stato sciocco. 
La mia sola preghiera ora è: "Signore, fammi la grazia di cambiare me stesso”.
 Se avessi pregato così fin dall'inizio non avrei sprecato la mia vita". 
– Se ognuno pensasse solo a cambiare se stesso, tutto il mondo cambierebbe...

15-VITA riuscita – Sassi grossi e ghiaia…
Un anziano professore fu contattato per una lezione sulla gestione efficace del tempo, da tenere ad un gruppo di studenti. Questa lezione si sarebbe svolta nell'ambito di un corso intensivo di formazione e il professore aveva a disposizione solo un'ora per trattare il suo argomento. 
In piedi, davanti a questo gruppo di studenti: ragazzi attenti, pronti a prendere appunti per non perdere nulla di quello che l'esperto avrebbe loro insegnato, il vecchio professore li guardò uno per uno, lentamente, poi disse: 
"Faremo un esperimento". 
Da sotto il tavolo, il vecchio professore estrasse un grosso vaso di vetro e lo mise delicatamente davanti a sé. 
Quindi tirò fuori circa una quindicina di sassi, grossi, all'incirca, come palle da tennis e li mise, uno per uno, nel vaso. Quando il vaso fu pieno fino all'orlo, alzò lo sguardo verso gli allievi e domandò: 
"E' pieno il vaso?" 
Tutti risposero: "Sì!".
Aspettò qualche secondo e disse: "Davvero? Siete proprio sicuri?" 
Poi si chinò di nuovo, e tirò fuori di sotto il tavolo, un recipiente pieno di ghiaia. Con attenzione versò la ghiaia sopra i sassi e poi agitò leggermente il vaso fino a che la ghiaia s’infiltrò fra i sassi. 
Il vecchio professore alzò ancora lo sguardo verso l'uditorio e chiese di nuovo: "E' pieno il vaso?" 
Questa volta i suoi allievi iniziarono a comprendere l'inghippo. Uno rispose: "Probabilmente no!" 
"Bene!" rispose il vecchio professore.
Si chinò di nuovo e questa volta tirò fuori da sotto il tavolo una ciotola piena di sabbia e la versò nel vaso. 
La sabbia riempì gli spazi tra la ghiaia e i sassi. Di nuovo domandò: "E' pieno il vaso?" 
Gli allievi si consultarono e decisero che il vaso era pieno. 
"Bene!" rispose il vecchio professore e, in silenzio, cominciò a guardarli uno ad uno, finché domandò:
 "Che cosa significa questo esperimento?" 
Il più audace degli allievi pensando al tema della lezione rispose: 
"C’insegna che, per quanto la nostra giornata sia piena d’impegni, se si vuole, si può sempre trovare il posto per qualche altro impegno!". 
Il professore tirò fuori di sotto il tavolo un boccale di birra, diede un paio di sorsi e ribatté: 
"No! La grande verità che questo esperimento vuole mostrarci è la seguente: se non si mettono per primi nel vaso i sassi grossi, in seguito non sarà mai più possibile farli entrare tutti." 
Ci fu un silenzio profondo durante il quale ognuno prese coscienza della cosa. 
L'anziano professore, versando il resto della birra nel vaso, aggiunse: "Quali sono i “grossi sassi della vostra vita”? 
La salute? La famiglia? Gli amici? Lo studio? La carriera? Il successo? I soldi? Realizzare i vostri sogni?
Fare ciò che vi piace? Conoscere? Divertirvi, perchè tanto si vive una volta sola? Difendere una causa?
Rilassarvi? Dio? Altro?
State bene attenti... Sappiate scegliere bene i sassi grossi della vostra vita!
Se nella vita si dà la priorità ai dettagli, alle cosucce (ghiaia, sabbia), si riempirà la vita di cose trascurabili e non ci sarà poi abbastanza tempo da dedicare alle cose importanti della vita. 
Quali sono i “grossi sassi” della vostra vita? Metteteli per primi nel vostro vaso!".
Il vecchio professore si alzò per far capire che la lezione era finita quando un allievo, perplesso, gli chiese:
 "E la birra? Perché l'ha versata?" 
Il professore rispose: "Speravo proprio che qualcuno me lo chiedesse! Volevo soltanto dirvi che una volta stabiliti i punti irrinunciabili della vostra vita e averla poi riempita di tante altre piccole cose, un piccolo spazio per una birra si può sempre trovare!". 
Detto questo salutò il suo uditorio e lentamente lasciò la sala. 

 La differenza tra una vita "piena" e una vita "vuota"?
Saper scegliere quali sono i sassi grossi della propria vita...

16- MESSA – Andarci!
Un uomo aveva l’abitudine di dire ogni  domenica mattina a sua moglie: "Va’ in chiesa tu, e prega per tutti e due".
Agli amici diceva: "Non c’è bisogno che io vada in chiesa: c’è mia moglie che va per tutti e due".
Una notte quell’uomo fece un sogno. 
Si trovava con sua moglie davanti alla porta del Paradiso ed aspettava per entrare.
Lentamente la porta si aprì e udì una voce che diceva a sua moglie: 
"Tu puoi entrare per tutti e due!". La donna entrò e la porta si richiuse. 
L’uomo ci rimase così male che si svegliò.
La più sorpresa fu sua moglie, la domenica dopo, quando all’ora della Messa si trovò accanto il marito che le disse: "Oggi vengo in chiesa con te".

Ricordati di santificare le feste...

17- PREGHIERA – Tutti pregano
Mi ricordo che una volta, dopo aver camminato tutta la notte, ci addormentammo all’alba vicino a un boschetto. 
Un derviscio che era nostro compagno di viaggio lanciò un grido e s'inoltrò nel deserto senza riposarsi un solo istante.
Quando fu giorno gli domandai: "Che ti è successo?". 
Rispose:  "Vedevo gli usignoli che cominciavano a cinguettare sugli alberi, vedevo le pernici sui monti, le rane nell'acqua e gli animali nel bosco.
Ho pensato allora che non era giusto che tutti fossero intenti a lodare il Signore, e che io solo dormissi senza pensare a lui".

18–Preghiera – Signore mi fido di te!
Il vecchio eremita Sebastiano pregava di solito in un piccolo santuario isolato su una collina. 
In esso si venerava un crocifisso che aveva ricevuto il significativo titolo di "Cristo delle grazie". 
Arrivava gente da tutto il paese per impetrare grazie e aiuto.
Il vecchio Sebastiano decise un giorno di chiedere anche lui una grazia e, inginocchiato davanti all’immagine, pregò:
 "Signore, voglio soffrire con te. Lasciami prendere il tuo posto. Voglio stare io sulla croce".
Rimase silenzioso con gli occhi fissi alla croce, aspettando una risposta.
Improvvisamente il Crocifisso mosse le labbra e gli disse: 
"Amico mio, accetto il tuo desiderio, ma ad una condizione: qualunque cosa succeda, qualunque cosa tu veda, devi stare sempre in silenzio".
"Te lo prometto, Signore".
Avvenne lo scambio.
Nessuno dei fedeli si rese conto che ora c’era Sebastiano inchiodato alla croce, mentre il Signore aveva preso il posto dell’eremita. 
I devoti continuavano a sfilare, invocando grazie, e Sebastiano, fedele alla promessa, taceva. 
Finché un giorno...
Arrivò un riccone e, dopo aver pregato, dimenticò sul gradino la sua borsa piena di monete d’oro. 
Sebastiano vide, ma conservò il silenzio. 
Non parlò neppure un’ora dopo, quando arrivò un povero che incredulo per tanta fortuna, prese la borsa e se ne andò. 
Né aprì bocca quando davanti a lui s’inginocchiò un giovane che chiedeva la sua protezione prima di intraprendere un lungo viaggio per mare. 
Ma non riuscì a resistere quando vide tornare di corsa l’uomo ricco che, credendo che fosse stato il giovane a derubarlo della borsa di monete d’oro, gridava a gran voce per chiamare le guardie e farlo arrestare.
Si udì allora un grido: "Fermi!".
Stupiti, tutti guardarono in alto e videro che era stato il crocifisso a gridare. 
Sebastiano spiegò come erano andate le cose. Il ricco corse allora a cercare il povero. 
Il giovane se ne andò in gran fretta per non perdere il suo viaggio.
Quando nel santuario non rimase più nessuno, Cristo si rivolse a Sebastiano e lo rimproverò.
"Scendi dalla croce. Non sei degno di occupare il mio posto. Non hai saputo stare zitto!".
"Ma, Signore" protestò, confuso, Sebastiano. "Dovevo permettere quell’ingiustizia?".
"Tu non sai"  rispose il Signore, "che al ricco conveniva perdere la borsa, perché con quel denaro stava per commettere un’ingiustizia. Il  povero, al contrario aveva un gran bisogno di quel denaro.
Quanto al ragazzo, se fosse stato trattenuto dalle guardie, avrebbe perso l’imbarco e si sarebbe salvato la vita, perché in questo momento la sua nave sta colando a picco in alto mare".

È la preghiera più bella che possiamo rivolgere a Dio: "Signore, qualunque cosa accada... io mi fido di te!".

18-PAPA’, festa
Indossava il vestito più bello, di un luminoso color arancione, aveva i capelli raccolti con un nastro rosso e oro ed era pronta a uscire per andare a scuola. 
Era il «giorno del padre», e tutti i bambini avrebbero dovuto arrivare a scuola accompagnati dal loro papà. 
Lei sarebbe stata l'unica con la mamma. La mamma le aveva suggerito di non andare perché i suoi compagni non avrebbero capito. 
Ma la bambina voleva parlare a tutti del suo papà, anche se era un po' diverso dagli altri. 
A scuola c'era una folla di papà che si salutavano un po' imbarazzati e bambini impazienti che li tenevano per mano. 
La maestra li chiamava uno dopo l'altro e ciascuno presentava a tutti il suo papà. Alla fine la maestra chiamò la bambina con il vestito arancione e tutti la guardarono, cercando l'uomo che non era là. 
«Dov'è il suo papà?» chiese un bambino.
«Per me non ce l'ha» esclamò un altro. 
Dal fondo una voce brontolò: 
«Sarà un altro padre troppo occupato che non ha tempo per venire». 
La bambina sorrise e salutò tutti. Diede un' occhiata tranquilla alla gente, mentre la maestra la invitava a sbrigarsi. Con le mani composte e la voce alta e chiara, cominciò a parlare: 
«Il mio papà non è qui perché vive molto lontano. Io però so che desidererebbe tanto essere qui con me e voglio che sappiate tutto sul mio papà e quanto mi vuole bene. 
Gli piaceva raccontarmi le storie, m’insegnò ad andare in bicicletta. Mi regalava un rosa rossa alle mie feste e m’insegnò a far volare gli aquiloni. Mangiavamo insieme gelati enormi e, anche se non lo vedete, io non sono sola perché il mio papà sta sempre con me, anche se viviamo lontani. Lo so perché me l'ha promesso lui, che sarebbe stato sempre nel mio cuore». 
Dicendo questo, alzò una mano e la posò sul cuore. 
La sua mamma, in mezzo alla schiera dei papà la guardava con orgoglio, piangendo. Abbassò la mano e terminò con una frase piena di dolcezza: «Amo molto il mio papà. È il mio sole, e se avesse potuto sarebbe qui, ma il cielo è lontano. Qualche volta, però, se chiudo gli occhi, è come se non se ne fosse mai andato». 
Chiuse gli occhi, e la madre sorpresa vide che tutti, padri e bambini, chiusero gli occhi. 
Che cosa vedevano? Probabilmente il papà vicino alla bambina. 
«So che sei con me, papà» – disse la bambina rompendo il silenzio. 
Quello che accadde dopo lasciò tutti emozionati. Nessuno riuscì a spiegarlo, perché tutti avevano gli occhi chiusi, però sul tavolo ora c'era una magnifica e profumata rosa rossa. 
E una bambina aveva ricevuto la benedizione dell'amore del suo papà e il dono di credere che il cielo non è poi così lontano. 

Il cielo effettivamente non è lontano...

0-Rosario. Parole d’amore ripetute
Era il mese di maggio e dopo il rosario, una ragazza si avvicinò al parroco e disse: 
"Nel rosario voi non fate che ripetere sempre le stesse parole! E chi ripete sempre le stesse parole è noioso e lascia pensare che non crede in quello che dice. Io non crederei mai ad una persona che ripete sempre le stesse cose!"
Il parroco le chiese chi fosse il giovane che l'accompagnava. La ragazza rispose che era il suo fidanzato.
"Ti vuol bene?".
"Certamente!", rispose lei
"E come lo sai?"
"Me lo ha detto."
"Che cosa ti ha detto?"
"Io ti amo."
"Quando te lo ha detto?", continuò il parroco. 
"Me lo ha ripetuto un'ora fa."
"Te lo aveva detto anche prima?"
"Sì, ieri sera."
"Che cosa ti disse?"
"Io ti amo."
"E altre volte?"
"Tutte le sere."
"Gli hai mai rinfacciato che ripete sempre le stesse cose?"
"Certo che no!" rispose la ragazza, un po’ sorpresa.
Ti annoia sentirlo dire ripetutamente: "Io ti amo?"
"No...; anzi mi preoccuperebbe se non lo facesse!"
"Bene, adesso hai capito perché con il rosario diciamo sempre le stese cose..."

Quando le parole esprimono amore non ci si stanca mai di ripeterle...

22-Bene e Male – Differenza
Un mattino, la segretaria stava vendendo i biglietti per l'ultima serata dello spettacolo allestito dalla scuola. 
La sera prima aveva fatto il tutto esaurito. 
La prima della fila di quel giorno era una madre. 
«Penso che sia terribile dover pagare per vedere recitare mio figlio» – annunciò, estraendo il borsellino dalla borsa. 
«La scuola chiede una donazione volontaria per contribuire alle spese per la scenografia e i costumi», spiegò la segretaria, «ma nessuno deve pagare. Lei può avere tutti i biglietti di cui ha bisogno». 
«Oh, pagherò» borbottò. «Due adulti e un bambino». E fece cadere un biglietto da dieci. 
La segretaria le diede il resto. 
In quel momento il ragazzo dietro di lei svuotò sul tavolo la tasca piena di monete. 
«Quanti biglietti?» chiese la segretaria. 
«Non mi servono i biglietti per vedere lo spettacolo, stasera» disse. «Voglio solo pagare», e spinse verso di lei le monete. 
«Ma devi avere il biglietto per vedere lo spettacolo di stasera». 
Scosse la testa. «L'ho già visto!». 
La segretaria spinse indietro la pila di monetine. 
«Se vuoi vedere lo spettacolo con la tua classe, non devi pagare» gli disse. È gratis». 
«No!» insistette il ragazzo. «lo l'ho visto ieri sera. Io e mio fratello siamo arrivati tardi. Non abbiamo trovato nessuno per comprare i biglietti, così siamo entrati». 
Un sacco di gente in mezzo a quella folla era probabilmente “entrata”. I pochi volontari presenti non  potevano controllare che tutti avessero il biglietto. 
Lui spinse nuovamente avanti il denaro. «Pago adesso per ieri sera». 
Quel ragazzo e suo fratello dovevano essere rimasti in fondo. Ed essendo arrivati quando il botteghino era già chiuso, probabilmente non avevano nemmeno visto tutto lo spettacolo.
Alla segretaria dispiaceva prendere quei soldi. Una pila di monetine nelle mani di un ragazzino è di solito il risultato di paghette risparmiate con cura. 
«Se il banco dei biglietti era chiuso quando siete arrivati, non potevate pagare» argomentò. 
«Questo è quello che ha detto mio fratello». 
«Nessuno si accorgerà della differenza» gli assicurò la segretaria. «Non preoccuparti». 
Pensando che la questione fosse chiusa, spinse di nuovo indietro le monete. 
Lui pose la sua mano sulla sua. «lo però conosco la differenza!». 
Per un istante le loro mani si unirono in silenzio di sopra del mucchietto di monete.
Poi la segretaria, disse: «Due biglietti costano sei euro». 
Le monete furono contate fino alla cifra corretta 
«Grazie!» dissero insieme. Il ragazzino sorrise, si voltò e se ne andò. 

Tra bene e male, tra giusto e ingiusto, tra buono e cattivo, tra onesto e disonesto esiste la differenza, ma l'uomo d'oggi sembra non curarsene. Il mondo ne soffre e stiamo pagando le conseguenze... 

23–Cristiani – come le oche…
Le oche del cortile avevano un rito settimanale a cui tenevano molto. In quel giorno facevano il bagno nello stagno, si lisciavano con cura le penne, facevano abluzioni e gargarismi, lustravano il becco e poi dondolando e ancheggiando si radunavano in un angolo dell'aia, all'ombra di un vecchio salice piangente. 
Là, il reverendo e saggio “ocone”, erede della luminosa tradizione della “Eroica Comunità delle Oche”, chiudeva gli occhi e con voce commossa rievocava i tempi in cui le oche si levavano in volo in formazione a «V» e sfidavano i venti e le distanze, solcando i cieli. 
Rievocava le eroiche imprese delle oche che avevano attraversato l'oceano, superando terribili tempeste, e narrava di quando le oche volavano senza riposare per giorni e giorni, magnifiche, vigorose, resistenti. 
Parlava delle oche gloriose che avevano dato la vita per la salvezza dello stormo. 
Le oche del cortile si commuovevano, piangevano, battevano le ali. 
Ma, appena sentivano il gorgogliare del pastone che il fattore rovesciava nella vasca, tutte si affrettavano verso il cibo, dondolando e ancheggiando. 
Beate e soddisfatte. 
Senza alzarsi da terra neanche un centimetro...

Qualche volta i cristiani sono come le oche del cortile... 

Prossimo: Gesù

Un gruppo di giovani manager, che avevano terminato una settimana di aggiornamento, correva nei corridoi dell'aeroporto. 
Era venerdì sera e tutti volevano rientrare a casa per il week-end. Erano in forte ritardo. Il loro volo era già stato chiamato da un po'. Stringevano valigette, biglietti e passaporti, correndo tra i corridoi dell'aeroporto. 
All'improvviso, e senza volerlo, due di loro inciamparono in una bancarella di frutta e urtarono un cesto di mele. Le mele caddero e si sparsero per terra. 
Senza trattenersi, né guardare indietro, i giovani continuarono a correre e riuscirono a salire sull'aereo. 
Tutti meno uno. Quest'ultimo si fermò, provando un sentimento di compassione per la padrona del banco di mele. Urlò ai suoi amici di continuare senza di lui ed avvertì la moglie che sarebbe arrivato con il volo successivo. 
Tornò al Terminal e vide che tutte le mele erano ancora sparse a terra. La sorpresa fu enorme, quando si rese conto che la padrona delle mele era una bambina cieca. 
La bambina piangeva, con grandi lacrime che scorrevano sulle sue guance. Toccava il pavimento, cercando, invano, di raccogliere le mele, mentre moltitudini di persone passavano senza fermarsi; senza che a nessuno importasse nulla dell'accaduto. 
L'uomo, inginocchiatosi con lei, mise le mele nella cesta e l'aiutò a montare di nuovo il banco. Mentre lo faceva, si rese conto che molte cadendo si erano rovinate. Le prese e le mise nella cesta. 
Quando terminò, tirò fuori il portafoglio e disse alla bambina: «Tu stai bene?». 
Lei, sorridendo, annuì con la testa. L'uomo le mise in mano una banconota da cento euro. 
Poi continuò: «Prendili, per favore. Sono per il danno che abbiamo fatto. Spero di non aver rovinato la tua giornata». 
Il giovane cominciò ad allontanarsi e la bambina gridò: «Signore ... !». 
Lui si fermò e si girò a guardare i suoi occhi ciechi. 
Lei proseguì: «Sei tu Gesù ...?». 
Lui si fermò immobile, girandosi un po' di volte, prima di dirigersi per andare a prendere il volo, con questa domanda che gli bruciava e vibrava nell'anima: «Sei tu, Gesù?». 

Talvolta la gente ti confonde con Gesù?



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Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi