AFORISMA

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(Rita Levi Montalcini)

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Nostra Signora del Carmelo

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lunedì 19 settembre 2016

Padre Gerolamo Graziano della Madre di Dio (1545 - 1614)

Padre Gerolamo Graziano della Madre di Dio (1545-1614)

DIVAGAZIONI SU DI UN 4° CENTENARIO IN SORDINA (47)





ILLUMINAZIONI INTERIORI (03)

   C’è il detto: tutti i Salmi finiscono in gloria. Ma come finisce allora questo Diario tanto affascinante che ci ha fatti entrare nel vivo dell’ultimo quarto di secolo del 1500? L’immagine è quella del caro Confratello più carico di un somaro insieme al suo umile accompagnatore, essendosi azzoppati i muli nell’attraversamento di un ponticello pericolante. L’altro imprecava contro i diavoli che avevano orchestrato l’incidente; gli stessi che la notte prima lo avevano sbattuto giù dal letto... “Io però lo rimproverai per queste bizzarrie, invitandolo a mettersi sulle spalle sella e bisacce, mentre io mi caricavo tutto il resto delle mercanzie con molta fatica, perché dovemmo fare a piedi e sotto la pioggia più di tre leghe con tutto quel carico”.

Caro P. Gerolamo Graziano, non sono nulla quei chilometri fatti in mezzo al fango rispetto ai quattro secoli occorsi prima che tu venissi riscoperto, almeno da noi italiani. Ti siamo grati per averci svelato aspetti ignoti della fisionomia spirituale della nostra S. Madre Teresa, infondendo nel nostro spirito l’anelito di spenderci sempre e soltanto per la gloria di Dio.

 Con questo 16° Dialogo si chiude il tuo Diario (Peregrinazione di Anastasio).


Cirillo. – Allora ascolta quanto io conservo scritto di pugno dalla madre Caterina di Gesù, fondatrice del monastero di Beas, una delle maggiori sante dell’Ordine e che ha goduto più favori soprannaturali. In alcune sue lettere dice testualmente quanto stava sperimentando:
   “Stavo ascoltando messa e raccomandavo a Dio V. R. e le fondazioni. Mi parve che la santa Madre dicesse di riferirgli che non si separasse dal suo dito, e che non lo desse a nessuno finché fosse vivo, perché le sarebbe stato utile per aiutarlo nelle fondazioni ed in cose personali di V.R. proteggendolo ed aiutandolo alla virtù. La cosa fu talmente chiara, che mi sentii ansiosa di avere anch’io un’altra reliquia della nostra (Santa) Madre”.

   Anastasio. – Occorrerebbero molte risme di carta per narrare tutto quanto mi è capitato con questo dito che tagliai più di ventisette anni fa e porto con me. Ma va’ pure avanti.
  
Cirillo. – Nel medesimo quaderno dice:
   “Per V.R. mi disse che riguardo alla pena che sente quando lo criticano di alcune cose, per esempio: che viene meno al suo compito perché è remissivo nel castigare, è troppo blando e gli manca brio per fare il prelato, che questo non gli dia pena, sebbene lo dicano, e non si affanni in cambiare la sua indole e modo di procedere, perché più facilmente si commetteranno errori che indovinare le cose; vada sempre avanti con l’abituale timor di Dio, perché in siffatta maniera si servirà molto Nostro Signore e si ricaveranno grandi guadagni; che lo prendano pure come vogliano. Per quanto concerne i castighi, scelga quello che più si avvicina alla carità ed al perdono, perché questo è il modo di fare di Dio, e con meno pubblicità e più segretezza nelle cose che riguardano il prossimo”.

  -  Nelle prediche si insista molto perché le confessioni siano ben fatte, perché questa è una cosa molto importante: infatti nulla brama tanto il demonio quanto di mescolare il veleno con la medicina.
   - E’ una cosa bruttissima che i confessori raccontino cosa alcuna di quanto avvenga in confessione: non si deve né raccontare né trattare sia il male che il bene appreso in confessione.
- Si ponga un freno al parlar male delle beate, perché ne esistono molte fra loro che sono anime molto gradite a Dio.
- Uno non disapprovi lo spirito col quale procedono gli altri: tutti possono azzeccare, ciascuno nel suo genere; sono molti i danni generati da questa critica vicendevole.
- Il Prelato non creda alla leggera a qualsiasi cosa scritta o detta riguardo alle mancanze dei propri sudditi; cerchi piuttosto di sospendere il giudizio finché non si sia ben informato.
- Si sforzi di introdurre in tutti i conventi la mentalità che non bisogna ricercare il benessere temporale alla stessa maniera dei secolari: si fidino di Dio e vivano nel raccoglimento, perché sovente accade (col pretesto del sostentamento della casa o del profitto delle anime) che si finisca poi per introdurre un’eccessiva comunicazione coi secolari con grande danno per gli spiriti.
- Il Prelato cerchi di acquisire per sé stesso e lo insegni ai suoi sudditi, che quando c’è da prendere una qualsiasi decisione grave, si ponga dapprima nel raccoglimento della preghiera, perché da questo comportamento escono solitamente dei buoni effetti.
- Il Prelato cerchi di fare il possibile per trovarsi presente alle fondazioni, e questo è importante per molte ragioni: tra le altre, per ovviare all’inconveniente che ne segue quando i sudditi fanno una fondazione: sono soliti infatti prendere proprietà delle case che fondano; capita perciò che nascano delle controversie e divisioni nelle quali si perde tempo, essendoci molte teste.
   - Nei nuovi monasteri di monache da fondare porti come priora colei che ha esperienza di governo (anche prendendola da un altro monastero), perché chi non ha quest’esperienza farà meno danno in un monastero già fondato che in uno da fondare ex novo.
   - La superiora da mettere nel monastero sia la più obbediente al Provinciale, perché così la casa farà progressi nell’obbedienza.
   - Insegni alle priore come allevare le proprie suddite staccate da tutte le cose esteriori ed interiori, e lo sia lei pure, perché sono spose di un così grande re come il Cristo.
   - Il Prelato non vada a fondare monasteri di monache senza avere alcun principio di sostentamento: le monache entrando non debbono aver molto bisogno dei secolari in modo da salvaguardare la stima dell’Ordine.
    - Cerchi di visitare personalmente i conventi e nel caso dovesse inviare qualcuno al suo posto, questa sia una persona umile, di esperienza e di spirito; deve stimare molto il Prelato, perché se non è, vorrà introdurre nuovi modi di governo, donde scaturisce un gran danno per l’Ordine.
   - Dovunque si trovi, il Prelato lodi la penitenza e riprenda gli eccessi nel vitto: purché non si danneggi la salute, la penitenza, l’austerità ed il disprezzo di sé aiutano sempre molto lo spirito.
   - E’ bene che non ci siano rielezioni di priori nei conventi di frati: anche se a volte è necessario rieleggere quanti hanno esperienza, la cosa più normale è che quanti sono stati Prelati tornino ad essere sudditi perché sappiano ubbidire ed umiliarsi, e grazie all’esempio di queste due virtù i fratelli ricavino un grande profitto; quando tornano ad essere rieletti, compiono ottimamente il loro ufficio.
   - Si osservi la norma che stabilisce gli esercizi spirituali ed il raccoglimento per alcuni giorni in vista del profitto delle anime.
   - Nel giorno del giudizio ai Prelati verrà richiesto un severo rendiconto, e molti di loro dovranno fare tanto purgatorio – ed alcuni di loro l’inferno – per i peccati altrui, anche se per i propri non vengono condannati

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