AFORISMA

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(Rita Levi Montalcini)

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Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

domenica 13 luglio 2014

16 luglio 2014 Festa della Madonna del Carmelo

SANTA MARIA DEL CARMELO CI INSEGNA

Flos Carmelivitis florigera - splendor coeli, Virgo puerpera, singularis. Mater mitis, sed viri nescia - Carmelitis esto propitia, Stella Maris.

Tutti noi sappiamo quale ruolo ha la Vergine Maria nel Carmelo. Sorella e Madre, Amica e Confidente, con tutti gli aggettivi più belli che a lei sono stati dedicati, basti pensare alle varie litanie che i suoi veneratori hanno stilato per Lei.
Però vorrei guardare alla Madonna attraverso un parallelo con la nostra vita.  Maria quale fulgido esempio di Madre, di Figlia, di Sposa del Signore e di Giuseppe.
Mai come in questi ultimi tempi, il significato di famiglia è stato tanto deprezzato e il rispetto per la vita sta venendo a mancare.
Immaginiamo, per un attimo e solo per mera ipotesi, che ogni donna, ogni ragazza, sia Maria di Nazareth.
Una giovane donna, quasi ancora bambina, si ritrova in attesa di un figlio. Ha paura, si rende conto che la sua vita cambierà radicalmente, una responsabilità troppo grande per lei, soprattutto se alle spalle ha una famiglia che non la difende, non la consola, non l’approva e magari l’allontana. Che fa? Ricorre all’aborto, quando non sono gli stessi genitori a obbligarla. Storie così ne avvengono ogni giorno, non possiamo ignorarle.
Ed ora guardiamo a Maria
a lei è accaduto, in fondo, qualcosa di simile, ed in un contesto storico in cui una “ragazza madre” era davvero considerata male. Ma si è affidata al Signore, e poi si è incamminata verso la casa di Elisabetta, sua cugina, che l’ha accolta con amorevole cura. Ecco, lei ha accolto il Figlio, ed è stata protetta dalla famiglia. Questo dovrebbe accadere anche nelle nostre. Accogliere la vita, e circondare di affetto e di protezione colei che questa vita la custodisce nel suo grembo, dando a madre e figlio, la possibilità di stare vicini, di vivere l’amore materno e filiale.
Maria ha avuto la gioia di diventare Madre del Figlio di Dio, ma non le è stato risparmiato il dolore più grande che una madre abbia dovuto subire: i patimenti e l’uccisione del suo unico Figlio. Sapeva che questo sarebbe accaduto, perché di sicuro Gesù le ha spiegato le Sacre Scritture, e fatto intendere che, in quelle profezie, era descritta la sua fine terrena.
A molte mamme accade di perdere un figlio, che di norma dovrebbe sopravvivere alla stessa madre. Lo perdono per malattia, incidenti, droghe, etilismo, suicidio. In ogni caso, si tratta di una sofferenza tanto grande, da diventare insopportabile. Succede allora che il dolore scateni una grande rabbia contro tutto e tutti, compreso Dio, e le domande più frequenti sono sempre le stesse: “Perché a me, dov’eri, Dio, quando la Tua presenza era necessaria? Hai girato il capo da un’altra parte?. E la reazione talvolta è irreversibile. “Non credo più nella Tua esistenza!”
Ed ora guardiamo a Maria:
 lei ha accettato di perdere il Figlio, ben sapendo che i progetti del Signore andavano accolti, anche se le avrebbero trafitto il cuore come una spada. Gesù doveva morire per salvare l’umanità. Non ha maledetto il Signore: ha pianto, si è disperata (e come non comprenderla?). Maria è una creatura, perfetta, senza peccato, ma pur sempre un essere umano, una madre, che ha perduto – e in quale modo atroce! – suo figlio.
La famiglia: nucleo sulla quale si dovrebbe basare la società, costruita nell’amore, unione, comprensione, pazienza, condivisione, mutuo soccorso, nel bene e nel male. Oggi ci si sposa – sempre che accada e non si scelga la convivenza senza matrimonio religioso o almeno civile – senza la totale consapevolezza che si tratta di un impegno che deve durare per tutta l’esistenza. Ci si ama, avviene il matrimonio, ma al minimo attrito si manda tutto all’aria, senza pensare ai figli che dovranno vivere una situazione di tensione e di dolore. L’egoismo prevale, il senso del dovere viene meno, la superficialità regna sovrana, non si accetta nessun sacrificio, non si conosce perdono. Una società che non ha più valori, è un pessimo esempio per i giovani.
Ed ora guadiamo a Maria:
La Madonna ha sposato Giuseppe, per dare un padre a Gesù, questo è certo, ma era comunque già decisa la loro unione sponsale, essendo promessi sposi.
Hanno scelto un matrimonio casto, e hanno vissuto in perfetto accordo tra loro e nell’educare il Figlio, dandogli il loro affetto, insegnandoli cos’è l’amore familiare, tra coniugi e tra genitori e figli. Gesù aiutava volentieri Giuseppe nel suo laboratorio di carpenteria, ma non lesinava di dare una mano alla Mamma. E Lei lo seguiva, insieme agli Apostoli, durante le peregrinazioni del Signore, nelle quali Egli predicava la Buona Novella. Immagino che accadesse, perché Giuseppe era tornato al Padre, e Gesù non voleva lasciar sola la Madre. Infatti, dalla Croce, l’ha affidata a Giovanni (e con quel gesto, a tutti noi).
Oggi i “vecchi” sono considerati un problema. Danno fastidio, perché non dire come stanno le cose? Mi disturba doverlo scrivere, ma è così. Allora si ricorre alla badante o alle case di riposo per anziani. Piuttosto si esborsano cifre ingenti, pur di liberarsi di loro, dagli impegni che essi, ovviamente, richiedono. Assistenza continuata, addio alla libertà di muoversi per andare in vacanza, o solo per una gita giornaliera, sono scelte obbligate.  Anche i gesti consueti subiscono una trasformazione, per adeguarsi agli orari di una persona anziana. Il rispetto per chi è in tarda età non esiste che in minima parte. “Onora il padre e la madre” è un Comandamento che finisce spesso nel dimenticatoio.
Ed ora guardiamo a Maria:
Pare che Maria abbia vissuto ancora a lungo, dopo la Crocifissione di Gesù, ma gli Apostoli – la sua famiglia d’adozione - non l’hanno mai lasciata sola. L’hanno circondata di attenzioni e di affetto sincero, poiché era la Madre del Maestro.
Credo che se ci immedesimassimo in Maria, e ci chiedessimo: “Lei cosa farebbe, come reagirebbe in questa particolare circostanza?” forse anche la nostra vita prenderebbe una piega diversa. Non ci faremmo prendere dall’impulso del momento, o dall’egoismo che ci conduce a scelte dannose per noi e per chi ci sta intorno.
Questi esempi, riportati a una famiglia composta da genitori, figli e nonni, valgono anche per quelle “famiglie” di comunità, che siano Ordini Religiosi o Gruppi di preghiera, ambienti parrocchiali, cerchie di amici,  luoghi di lavoro o di scuola. Si è sempre famiglia, dove vige il rispetto per l’altro, il mutuo sostegno, la condivisione e soprattutto l’Amore, quando è praticato prendendo esempio dalla Vergine.
Ecco perché ha per me una valenza speciale, venerare la Sorella e Madre dei Fratelli di Santa Maria del Monte Carmelo. Per tutti noi, quando siamo in difficoltà, è bene rivolgerci senza indugio alla nostra Madre Celeste, e lei saprà come consigliarci e aiutarci a seguire il suo esempio di creatura amorevole e soprattutto generosa.
Buona Festa del Carmine a tutti noi!                                 
                                                                                           Danila Oppio ocds

Articolo pubblicato sull'Insieme 2014 (Bollettino Parrocchiale del Santuario Carmelitano di Legnano dedicato a Santa Teresa del Bambino Gesù

    

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