AFORISMA

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(Rita Levi Montalcini)

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Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

sabato 23 ottobre 2010

SANTA TERESA D'AVILA - Cammino di Perfezione - Capitolo Secondo

CAPITOLO 2
Si tratta del disprezzo delle comodità corporali e del bene che si ha nella povertà religiosa
 
1 - Non pensate, sorelle mie, che per non curarvi di piacere al mondo, dobbiate mancare del necessario: ve l'assicuro io. Guai a voi, invece, se cercaste di procurarvelo con artifizi umani! Morreste di fame, e giustamente. Tenete gli occhi sul vostro Sposo: è Lui che vi deve mantenere; e sé Egli contento di voi, vi daranno da mangiare, loro malgrado, fin coloro che vi sono meno affezionati, come l'esperienza vi ha già fatto vedere. Che se per questo dovreste morire di fame, benedette le monache di San Giuseppe! Non dimentichiamolo mai, per amor di Dio! Avendo rinunziato ad aver rendite, rinunziate pure a qualsiasi preoccupazione per il necessario alla vita, altrimenti andrebbe tutto perduto. Coloro che per volontà di Dio devono avere tali cure, le abbiano pure: è cosa giusta, e così vuole la loro vocazione; ma per noi, sorelle, sarebbe una pazzia.

2 - Pensare a ciò che gli altri godono, secondo me, è un preoccuparsi senza ragione dei beni altrui: e state intanto sicure che non per questo gli altri muteranno di parere, inducendosi a farvi elemosina. Lasciate questa cura a Colui che solo sa mutare i cuori, ed è padrone delle ricchezze e di chi le possiede. Siamo venute qui per ubbidire alla sua chiamata; le sue parole sono veraci: mancheranno i cieli e la terra, ma esse non mancheranno mai. Non manchiamogli noi, e il necessario non ci farà mai difetto. Se qualche volta ci mancherà, sarà per il nostro maggior bene, a quella guisa che per un maggior aumento di gloria mediante il martirio mancava ai santi la vita, quando venivano uccisi per la fede di Cristo. E non sarebbe forse un bel cambio finirla una buona volta con le miserie di questo mondo, per andare a godere, in pienezza, le gioie eterne dei cieli?

3 - Quest'avviso, sorelle, è molto importante, e lo metto qui affinché lo ricordiate anche dopo la mia morte. Finché io sarò in vita, non cesserò di ricordarvelo, conoscendo per esperienza il gran bene che ne deriva. Meno possediamo e meno abbiamo da preoccuparci. Quanto a me - e il Signore lo sa - mi pare di aver maggior pena quando le elemosine abbondano che non quando ci mancano. E non so se ciò dipenda dall'aver veduto altre volte che il Signore ci viene subito in aiuto. Agire altrimenti, farci vedere povere ed esserlo soltanto nell'esterno, non nello spirito, sarebbe un ingannare il mondo. Ne avrei scrupolo di coscienza, come suol dirsi, sembrando allora delle ricche che chiedono elemosina. Ma piaccia a Dio che ciò non avvenga! Dove allignano queste cure esagerate per avere elemosine, è facile che, un giorno o l'altro, se ne contragga l'abitudine, sino ad andare a chiedere quello di cui non si ha bisogno a chi forse ha più bisogno di noi. I benefattori, nonché perdere, ne guadagneranno, ma non noi di sicuro. Iddio ce ne liberi, figliuole mie! Se ciò dovesse accadere, bramerei piuttosto che aveste rendite.

4 - Di questo, dunque non preoccupatevi affatto. Ve lo chiedo in elemosina, per amor di Dio. Quando la più giovane tra voi scoprisse in monastero una simile tendenza, alzi le sue grida al Signore, e prevenendone umilmente la Superiora, le dica che sbaglia strada, e che di questo passo si va, a poco a poco, alla completa rovina della vera povertà. Confido nel Signore che questo non avverrà mai, e che mai Iddio abbandonerà le sue serve. Il presente scritto che mi avete chiesto servirà, se non altro, a ricordarvelo sempre.

5 - Credetemi, figliuole mie! Dei tesori racchiusi nella santa povertà, per vostro bene il Signore mi ha fatto intendere qualche cosa, e se ne convinceranno tra voi anche quelle che ne faranno esperienza. Ma non credo mai come me, perché fino allora non solamente non ero povera di spirito come per la mia professione dovevo essere, ma ne ero piuttosto sciocca. La povertà è un bene che racchiude in sé ogni bene, conferisce un dominio universale e ci rende padroni di tutti i beni  della terra, perché ce li fa disprezzare. Che m'importa, infatti, dei re e dei signori, se non so che farmi delle loro ricchezze, se per contentarli mi può avvenire di offendere, anche in poco, il mio Dio? Che m'interessano i loro onori, se sono convinta che il più grande onore per un povero sia di esser tale veramente? Gli onori, secondo me, van sempre d'accordo con le ricchezze: chi desidera gli onori non aborrisce le ricchezze, mentre chi aborrisce le ricchezze poco si cura degli onori. Avvertasi bene questa cosa, perché la bramosia degli onori porta sempre con sé qualche attacco a rendite e a denari. Sarebbe, infatti, assai strano trovare un povero onorato dal mondo! Anche se fosse degno di ogni onore, sarebbe sempre tenuto in poco conto. Ma la vera povertà, quella che si abbraccia per amore di Dio, porta con sé un'onorabilità così grande che s'impone a tutti, perché non si cura d'altro che di piacere a Dio. E’ cosa certa, intanto da me stessa costatata, che quando non si ha bisogno di nessuno, si hanno in cambio molti amici.

7 - Su questa virtù si è scritto molto, e siccome io non so comprenderne l'eccellenza e tanto meno dichiararla, così, per non offenderla col volerla esaltare, non dirò più nulla. Ho detto soltanto quello che ho veduto per esperienza, e confesso di averlo fatto senza accorgermi, tanto d'avvedermene solo ora. Ma ciò che ho detto sia detto. La santa povertà è la nostra insegna, stimata ed osservata dai nostri santi padri fin dai primordi dell'Ordine. Mi fu assicurato da chi conosce bene la storia, che essi non conservavano nulla un giorno per l'altro. E giacché ora non si pratica più con tanta perfezione nell'esterno, procuriamo almeno, per amore di Dio, di osservarla perfettamente nel nostro interno. Non dobbiamo vivere che due ore, e poi un premio senza fine! Ma è sempre un gran premio, anche solo per osservare il consiglio del Signore, seguire almeno in qualche cosa Sua Divina Maestà.

8 - La povertà dev'essere il motto della nostra bandiera, e dobbiamo osservarla dovunque nella casa, nelle vesti, nelle parole e molto più nel pensiero. Finché vi atterrete a questa regola, siate sicure che, con l'aiuto di Dio, la perfezione di questa casa non verrà mai meno. Diceva Santa Chiara che forti mura sono quelle della povertà; e di povertà e umiltà voleva recinti i suoi monasteri. Se la povertà è bene osservata, l'onore del monastero, non meno di tutto il resto, rimane meglio custodito che non negli edifici sontuosi. Quanto alla sontuosità degli edifici, vi scongiuro di guardarvene per l'amore di Dio e per il sangue di suo Figlio. Se lo potessi dire in buona coscienza, tali edifici crollino il giorno stesso in cui li doveste costruire.

9 - Mi pare molto sconveniente fabbricare grandi case con il denaro dei poveri! Il Signore non lo permetta mai! Il vostro monastero sia piccolo e modesto. Imitiamo almeno in qualche cosa il nostro Re, che ebbe per casa la capanna di Bethlem dove nacque, e la croce su cui morì. Non eran certo abitazioni da doversi stare in delizia! Quelli che innalzano vaste case avranno i loro buoni motivi, e le loro intenzioni saranno sante; ma per tredici poverelle il più piccolo cantuccio è sufficiente. Se per ragione della stretta clausura potrete avere un giardino e in esso costruirete dei romitori ove ritirarvi in orazione, ciò sia alla buon'ora, perché questo serve al raccoglimento e alla devozione; ma Dio vi liberi da edifici e dimore spaziose e da curiose ornamentazioni! Ricordatevi sempre che al giorno del giudizio dovrà tutto cadere: e chi sa se quel giorno non sia vicino!

10 - Sarebbe strano che in quel giorno la casa di tredici poverelle facesse tanto rumore nel cadere! I veri poveri non fanno rumore! Gente senza rumore devono essere i poveri, se vogliono eccitare compassione. Quale invece la vostra gioia se vedeste allora qualcuno andar libero dall'inferno per l'elemosina a voi fatta! Tutto è possibile, tanto più che voi siete molto obbligate a pregare senza fine per coloro che vi danno da vivere. Benché ci venga tutto da Dio, Egli esige che ci mostriamo riconoscenti anche a coloro per cui mezzo Egli ci sovviene. E badate che in questo non vi sia negligenza! Mi sono talmente allontanata dal mio soggetto, che non mi ricordo nemmeno di quanto ho cominciato a dire. Credo che così abbia voluto il Signore, perché io non pensavo certo di scrivere quello che ho scritto. Sua Maestà ci sorregga con la sua mano, affinché fra noi non venga mai meno quella perfezione di povertà che ora professiamo! Amen.



Santa Teresa di Gesù – Cammino di Perfezione


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