AFORISMA

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(Rita Levi Montalcini)

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Nostra Signora del Carmelo

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venerdì 30 aprile 2010

SINDONE (secondo passo)

Ho ricevuto ieri questa stupenda lettera dall' amico Sandro Cremona esperto biblista . La voglio condividere con voi, perché nel suo moderno linguaggio, dice cose antiche ma sempre attualissime!
 Passio Christi Passio hominis

Guardando il motto dell’ostensione della Sindone, vorrei provare a dare la risposta cristiana alla presenza della sofferenza nella nostra vita.
Il discorso viene lungo, se avete pazienza seguitemi.

Bisogna partire dall’inizio della storia, come fa la Bibbia con il libro del Genesi: quando Dio crea, si ripete una parola, Dio vide che era buona, per cui Dio non crea la sofferenza e la morte, questo sarebbe stato addirittura una contraddizione, di fronte ad un Dio che è Bene infinito!
Ma l’uomo è creato libero, dunque può accettare Dio oppure scegliere di fare di testa sua o peggio di seguire la moda del momento.
E l’uomo si trova di fronte alla ventilata possibilità di diventare onnipotente, come suggerisce l’imbroglione di turno, che non è l’ultimo arrivato, ma un serpente, cioè uno capace di penetrare i misteri ed in più astuto, cioè sapiente. L’uomo si lascia bidonare, non segue ciò che Dio gli aveva indicato.
Eppure la penale non era un mal di pancia che domani passa, ma la morte.
Ovvio che non è solo Adamo ed Eva che compiono il peccato, ma anche noi, tutti gli uomini che pretendono di essere legge a sé stessi e inventano un modo di vivere che non prevede la verifica sulla legge di Dio. Così diventa banale l’aborto, perché è possibile anche con una semplice pilloletta. Così la solidarietà è da buttare, mentre la vita diventa un continuo prevaricare sugli altri, fino al dileggio e alla calunnia. E chi arriva primo è da mettere sul piedestallo come un dio, il secondo da mettere su una pigna di letame
Questo per fare qualche esempio attuale, che non fa parte certamente della cosa buona creata da Dio.

Ma sappiamo anche che Dio pensa subito ad un modo per ripristinare la primitiva innocenza, annunciando la nascita di un “Figlio di donna”. Nella pienezza dei tempi questo avviene, dentro un popolo che ha attraversato tante vicissitudini, ma al quale Dio è sempre stato vicino.

Dunque il Figlio di Dio si fa uomo in Gesù Cristo.


Anche voi cosa vi sareste aspettati? Un grande uomo, un condottiero che avrebbe rivoluzionato tutto il mondo, imponendosi con la sua autorità, la sua onnipotenza e la sua perfezione: anche se uomo, rimane sempre Figlio di Dio, il Dio perfettissimo, no?! Dopo tre anni di vita con Gesù, ci cascano anche i suoi più vicini collaboratori, ma quando restaurerai il Regno di Israele?
Anche quelli che avevano mangiato il pane moltiplicato, pensavano di aver trovato chi risolveva il problemi più importante per tutti, il mangiare!
O come quello studente (dei miei tempi) che si metteva davanti all’immagine di S. Rita, battendosi il libro mai aperto, sulla fronte, perché la Santa gli facesse andar bene l’interrogazione.

Gesù , in apparenza rimane un maestro itinerante, come uno dei tanti profeti che sono sorti nei secoli nel popolo d’Israele.
Ma sappiamo anche che la sua storia, che prometteva così bene – i due di Emmaus: noi speravamo…. – finisce male, anzi malissimo! Perché? Come mai? E sì, sappiamo tutti che di solito i cattivi vincono, mentre i buoni le pigliano su!

Non è andata così: circa seicentocinquanta anni prima della Sua nascita, Isaia scriveva il canto del servo sofferente: disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patireE noi lo consideravamo castigato da Dio ed umiliato. Invece… Andate a leggerlo, nel capitolo 53.
Gesù non è finito sulla croce per sfortuna marcia o per qualche sbaglio, ma perché così era stata progettata e voluta dall’Amore di Dio. Anche quando Gesù dice ai discepoli: Andiamo a Gerusalemme, loro rispondono, ma se ti aspettano per ucciderti, ma perché ci vai?
Tutto era nel progetto che Dio aveva preparato per gli uomini.

Visto così, Dio non è venuto al mondo per sopprimere la sofferenza, non ne aveva l’intenzione, non era e non è la strada giusta!
Difatti non l’ha rimossa nemmeno dalla sua vita.

Anzi, ha messo tutto Se stesso, l’Amore infinito dentro l’ingiustizia e la sofferenza più crudele e gratuita: inconcepibile! Cosa vuol dire? È come due genitori che vegliano il bambino con  40 di febbre, non mettono il loro amore dentro la loro sofferenza?
Ebbene sì, Lui l’ha accolta e vissuta fino in fondo, come scrive un mistico, Carlo Carretto, che ha capito molto bene come è andata la storia e la descrive in modo splendido:

E se l’amore è l’amore stesso di un Dio, non saprà trovare la soluzione?
Ecco come la troverà.
Nel silenzio proverà lui a diventare la vittima di tutte le violenze, di tutte le calunnie,di tutti i poteri di questo mondo.
Proverà lui ad essere imprigionato, torturato, schernito, venduto, condannato.
E quando tutto questo avrà provato, dalla croce stessa del suo patire, conoscendo il grado d’amore con cui è capace di amare il Padre, e la tragicità della condanna cui l’uomo si è esposto, dirà il suo parere alla giustizia invocata dalle stesse pietre del Calvario; interrogato da tutta la storia sul come procedere in quel momento, darà la più straordinaria risposta dell’amore e invocherà sull’uomo l’attenuante dell’infermità mentale. Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno.

Capite che la sofferenza cambia aspetto, non è più sorda ed inutile, ma diventa preziosissima, Dio la usa per realizzare il perdono e le sconfitta di tutti i mali.

E se Lui ha sconfitto cattiveria, inimicizie, malattie, perfino la morte con la sua sofferenza ed il suo perdono gratuito, anche noi che siamo suoi discepoli dobbiamo seguirlo sulla Sua strada: lo so che il perdono è un passo ben difficile quando incontri certi gravissimi avvenimenti, ma è l’unica strada per uscire dalla disperazione e dal continuo ed inutile tormentarsi ma perché è toccata a me, ma  quale male ho fatto per meritarmi questo ed avanti così per una vita intera! Ma questa sì che è una condanna!
Pensiamo solo una cosa, ma che male ha fatto Gesù, ritenuto innocente anche dal tribunale romano, per morire con la terrificante tortura della croce? Pensiamoci!

Tutti abbiamo qualcosa nel nostro passato che non sappiamo mandare giù, una malattia, una morte, guai seri: se volete uscirne l’unico passaggio è l’abbandonare rancore, rabbia e risentimenti, in una parola il perdono senza limiti, come ha fatto il Maestro.


Fatto questo passo, possiamo andare ad adorare quel lungo lenzuolo di lino spigato, che ci mostra un uomo flagellato e crocifisso, preciso come è nel racconto dei Vangeli. Ora possiamo guardarlo non come un quadro o una fotografia,  ma come il testimone, muto ed insieme parlante dell’Amore infinito di Dio per ognuno di noi.

Unico testimone di un avvenimento luminoso ed inaudito, la resurrezione dell’Uomo – Dio, primizia, speranza e certezza della nostra resurrezione dopo che anche noi avremo passato la sofferenza finale.


Chiudo col saluto del Risorto non appena rivede i suoi discepoli:

PACE A VOI!

                                                                                              Sandro


P.s.  Se volete leggere tutto il magnifico libro di Carlo Carretto, il titolo  è
“Il Dio che viene” edizioni Città Nuova – scritto una quarantina di anni fa, non sarà fatica sprecata, ve l’assicuro!

2 commenti:

  1. Mi ha colpito molto il punto in cui si dice "l'aborto diventa BANALE".
    E' vero, tutto diventa banale, il male è banale, l'odio diventa banale, quindi, in quella superficialità, tutto è ammissibile....tanto...che ce ne importa? E questo perché, in fondo, non abbiamo capito che la sofferenza personale, e non scaricata sugli altri, puo' essere quello strumento di redenzione che ci serve per completare i patimenti di Cristo.

    Buon mese di maggio!

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  2. La banalità è frutto dell'ignoranza e del cuore arido. Chi ha conosciuto Cristo, e lo ama, sa di camminare sopra le cose prive di significato (banali)!!!

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Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi