domenica 16 giugno 2019
venerdì 14 giugno 2019
giovedì 13 giugno 2019
martedì 11 giugno 2019
Antologia Brontëana VIII - Saggio FIGLIE COME TANTI SOLDATINI di Danila Oppio
E' arrivata oggi copia dell'antologia Brontëana VIII collegata al premio letterario omonimo e curata dalla Prof.ssa Maddalena De Leo, referente Sezione Italiana della Brontë Society. Edizione speciale dedicata al Rev. Patrick Brontë, genitore delle scrittrici Emily, Anne e Charlotte. Contiene, tra racconti e saggi, un mio testo che presento qui sotto.
Figlie come tanti soldatini
( Ragionando sul Rev. Patrick Brontë)
Quando in una fredda mattina del febbraio 1820 il reverendo Patrick Brontë prese possesso della canonica di Haworth – paesino di Yorkshire vicino al confine con la Scozia – sapeva di non poter essere accolto favorevolmente da parte dei suoi futuri parrocchiani. Il suo predecessore aveva resistito solo poche settimane, incapace di tener testa a una comunità indisciplinata e aggressiva, e molti erano certi che il destino del nuovo curato non sarebbe stato diverso. Ma Patrick Brontë non era uomo da lasciarsi intimidire: alto, robusto, non si vergognava di usar le mani se lo riteneva necessario, e in tasca teneva una pistola sempre carica. Tutta la sua forma mentis era basata sul concetto di disciplina e non tollerava infrazioni. Ne erano consapevoli la moglie e i figli (cinque femmine e un maschio) nati in appena otto anni di matrimonio, e lo avrebbero appreso presto anche i suoi parrocchiani.
Patrick Bronte nacque a Emdale, Drumballyroney, nella contea di Down, era quindi irlandese. Primogenito di dieci figli, iniziò come apprendista presso l’officina di un fabbro, ma la sua predisposizione per l'istruzione - era principalmente autodidatta - gli permise di seguire corsi universitari. Questo fu un notevole risultato, in considerazione del fatto che suo padre Hugh Brunty fu un contadino di modesti mezzi finanziari.
Nell'ottobre del 1802, Patrick Brontë, venticinquenne, s’iscrisse al St John's College di Cambridge. Corresse l'ortografia del suo nome da Brunty a Bronte. Non si conosce il motivo per cui lo abbia fatto, potrebbe aver voluto nascondere le sue umili origini. Perché Bronte? Avrebbe avuto familiarità con il greco classico ed è possibile che abbia scelto il nome dal dio mitologico greco "Bronte" che si traduce in "tuono". Un'altra teoria è che nel 1799 il Re Ferdinando di Napoli concesse l'onore di duca di Bronte in Sicilia a Lord Nelson per combattere la marina francese. Si suppone che Patrick abbia preso il nome per ossequio a Lord Nelson.
Il suo periodo di studi al college, anche se finanziariamente gravava sulle sue modeste entrate, ebbe successo, e come studioso si è dimostrato superiore all’altezza media degli studenti. Fu insignito del titolo di Bachelor of Arts nell’aprile del 1806.
Fu ordinato nella Chiesa Anglicana nel 1807. Il 29 dicembre 1812 Patrick Brontë sposò Maria Branwell alla Guiseley Church. Nel 1814 nacque Maria e nel 1815 Elisabetta. Nel 1815 fu nominato curato a Thornton a Bradford. Le sue tre figlie; Charlotte (1816), Emily (1818), Anne (1820) e il suo unico figlio Branwell (1817) sono nati tutti lì. Nel 1820 Patrick fu nominato curato perpetuo di Haworth. Nel gennaio del 1821 a sua moglie Maria fu diagnosticato un cancro e, dopo una dolorosa malattia, morì a Haworth il 15 settembre 1821. La sorella di Maria, Elizabeth, si trasferì da Penzance per dare una mano a Patrick nella cura della casa e nell’educazione dei figli. Il curato trovò piuttosto difficile la gestione di una famiglia e decise di iscrivere Maria, Elisabetta, Charlotte ed Emily alla Scuola delle Figlie del Clan a Cowan Bridge, al tempo recentemente aperta. Il duro regime e il cibo freddo e povero, gravarono pesantemente sulle bambine, per cui fu deciso di riportarle a casa, tuttavia Maria ed Elizabeth morirono poco dopo essere tornate a Haworth.
Nel 1847 Patrick fece una campagna per migliorare l'istruzione nel distretto e nel 1849 si attivò per rendere più agevole l'approvvigionamento idrico. Nel corso della sua vita si è potuto osservare un cambiamento nell'istruzione e nei servizi igienici inadeguati per la popolazione locale. Di questo suo impegno, gli abitanti del luogo gliene diedero merito.
Dopo diversi tentativi di cercare una nuova compagna, Patrick ha fatto i conti con la vedovanza all'età di quarantasette anni, e ha passato il tempo a visitare gli ammalati e i poveri, tenendo sermoni, distribuendo comunione e estrema unzione lasciando le tre sorelle Emily, Charlotte, Anne e il loro fratello Branwell alle cure della zia e della camerieraTabitha Aykroyd (Tabby), che raccontava loro, instancabilmente, leggende locali nel suo dialetto dello Yorkshire.
Nell'agosto del 1846, Brontë si recò a Manchester accompagnato da Charlotte, per sottoporsi a un intervento chirurgico agli occhi per la rimozione delle cataratte. Il 28 agosto è stato operato, senza anestesia. I chirurghi non sapevano ancora come usare i punti per tenere insieme l'incisione nell'occhio e, di conseguenza, al paziente era stato chiesto di stendersi in silenzio in una stanza buia, per alcune settimane dopo l'operazione. Charlotte ha profittato del tempo trascorso a Manchester per iniziare a scrivere Jane Eyre, il libro che doveva renderla famosa.
Il 30 ottobre 1859 Patrick Bronte predicò il suo ultimo sermone dal pulpito di Haworth Church. Il 7 giugno 1861 morì all'età di ottantaquattro anni. Il 12 giugno fu sepolto nella tomba di famiglia nella chiesa di Haworth. Aveva vissuto e predicato nella sua parrocchia per quarantun anni, sopravvivendo a tutti i suoi figli.
Grazie alle sue caratteristiche il reverendo Brontë riuscì a governare Haworth a lungo, mentre alla sua tirannica potestà si sottrassero in fretta prima la moglie e quindi i figli, passando velocemente a miglior vita. Tuttavia tre delle ragazze Brontë riuscirono a trovare le energie per progettare e scrivere romanzi considerati tra i maggiori dell’Ottocento vittoriano: Cime tempestose di Emily, Agnes Grey di Anne e Jane Eyre di Charlotte. «Contrarie a esporci personalmente – confessò più tardi la stessa Charlotte – ci celammo sotto gli pseudonimi di Cutter, Ellis e Acton Bell. La nostra scelta fu dettata dallo scrupolo ad assumere nomi inequivocabilmente maschili, avevamo l’impressione che alle autrici si guardasse con pregiudizio. Avevamo notato che la critica usa per condannarle l’arma della personalità, e per lodarle una lusinga che non è un vero e proprio apprezzamento».
Tornando a Patrick, egli scrisse molte opere, che non ebbero molta popolarità. Tra queste, conosciamo The Phenomenon, Il fenomeno che era inteso quale ricompensa per i bambini che eccellevano nelle lezioni della Scuola Domenicale.
Fin dall'inizio della sua vita, Patrick aveva scritto e pubblicato una serie di poesie e sermoni, anche se nessuno ha mai ottenuto il consenso della critica. Attraverso queste pagine, Brontë propone una lezione dura e spietata su cosa e come i bambini dovrebbero leggere:
“Se leggete solo le Scritture e altri buoni libri, le vostre anime saranno edificate e confortate; ma se leggete ogni trattato che è posto nelle vostre mani dall'astuzia o coll’intendimento di influenzare le persone, e cercate con impazienza di sfogliare tali trattati e libri che già sapete essere perversi, allora siate sicuri di essere corrotti e ingannati e il vostro talento per la lettura diventerà una fonte di peccato e miseria per voi stessi e gli altri”.
Questa visione moralistica ci colpisce in modo strano rispetto a quanto sappiamo delle esperienze di lettura dei suoi figli. Non solo leggevano liberamente, ma la loro giovinezza era composta da storie riccamente fantasiose, spesso oscure e violente. Infatti, come descritto da Christine Alexander nel Dizionario Oxford della National Biography:
A differenza della maggior parte delle famiglie appartenenti alla classe media vittoriana, c'era poca censura per la lettura nella parrocchia di Brontë. La Bibbia era un alimento base, eppure Patrick Brontë ha anche incoraggiato una dieta eclettica di Omero, Virgilio, Shakespeare, Bunyan, Milton, Papa, Johnson, Gibbon, Cowper, Burns, Wordsworth, Coleridge, Scott, Southey e Byron.
Si è resa necessaria la narrazione di una parte biografica del padre delle sorelle Brontë per meglio comprendere il tipo di educazione introdotto in casa loro. Paragonandola a quella dei giorni nostri, parrebbe duramente severa, ma non dobbiamo dimenticare che a quei tempi il capofamiglia aveva un ruolo forte e i figli dovevano obbedire ciecamente. In ogni caso, veniva da loro accettata come normalità, poiché non avevano un diverso parametro di confronto, tenuto conto della mentalità vittoriana che vigeva allora. Oserei dire che in fondo il Reverendo Patrick fu un padre attento alle esigenze culturali della famiglia e, proprio a causa delle sue origini modeste, desiderava offrire la massima istruzione ai suoi figli.
Da quanto mi è parso di apprendere dalla figura del Reverendo Patrick, egli possedeva una forte fibra, sia sotto l’aspetto fisico che caratteriale. La sua linea educativa condusse a un ottimo risultato, quello dell’allievo che supera il maestro, come accadde tra Cimabue e Giotto, così che le sue tre figlie scrittrici Charlotte, Emily e Anne hanno potuto mietere successi e riconoscimenti. Era stato esigente e duro con se stesso e così ha voluto esserlo con i suoi figli. Come non ringraziarlo per esser stato per loro un padre severo, questo sì, ma anche lungimirante?
Danila Oppio
lunedì 10 giugno 2019
TINTORETTO e LA LUNGA ATTESA DELL'ANGELO di DANILA OPPIO
autoritratto dell'artista
BIOGRAFIA
Il bellissimo libro di Melania Mazzucco "La lunga attesa dell'angelo" ci fa entrare nel vivo il della storia di Jacopo Robusti, detto il Tintoretto e ci introduce in una biografia eccezionale.
Non mi ero mai soffermata sui quadri di questo grande genio pittorico, ma andando a rivederli, ho notato la luce che illumina alcune parti dei dipinti: volti o particolari. L’artista ebbi diversi soprannomi, uno dei quali, il pittore della luce.
Il Tintoretto, pseudonimo di Jacopo Robusti (secondo alcuni Jacopo Comin) (Venezia, settembre o ottobre 1518 – Venezia, 31 maggio 1594), è stato un pittore italiano, cittadino della Repubblica di Venezia e uno dei massimi esponenti della pittura veneta e dell'arte manierista in generale. Per la sua energia fenomenale nella pittura è stato soprannominato Il furioso o il terribile come lo definì il Vasari, per il suo carattere forte e il cui uso drammatico della prospettiva e della luce lo ha fatto considerare il precursore dell'arte barocca.
Figlio di un tintore di seta (da cui il nome ‘Tintoretto’) che si era guadagnato l’appellativo di ‘Robusti’ per aver difeso le porte di Padova durante la guerra della Lega di Cambrai, Jacopo utilizza fin da piccolo i colori che trova nel laboratorio del padre, tanto che questi lo invia ben presto a bottega da Tiziano (1530). Qui il Vegellio, a quanto si narra, veduto un disegno del giovane allievo, per timore di future concorrenze lo fa cacciare su due piedi.
Sembra che nel 1539 Tintoretto si potesse già fregiare del titolo di maestro, con uno studio indipendente presso Campo San Cassiàn, nel Sestiere di San Polo. Nel 1541, appena ventitreenne, riceve dal nobile Vettor Pisani l’incarico di realizzare, in occasione delle sue nozze, 16 tavole raffiguranti le Metamorfosi di Ovidio. Nella circostanza si reca al Palazzo Te di Mantova per studiare gli affreschi di Giulio Romano. Nel 1548 dipinge Il miracolo di San Marco e riceve le lodi dell’Aretino. Sempre per la Scuola Grande di San Marco, lavora fino al 1566 alle tre tele raffiguranti i miracoli postumi del Santo: San Marco salva un saraceno durante un naufragio, Trafugamento del corpo di San Marco e Ritrovamento del corpo di San Marco.
Per l'Albergo della Scuola della Trinità, una confraternita minore, esegue invece, tra il 1551 e il 1552, un ciclo di dipinti con storie tratte dal libro della Genesi, tra cui la Creazione degli animali, il Peccato originale e Caino e Abele. Nel 1564 Tintoretto si aggiudica il concorso bandito dalla Scuola Grande di San Rocco per la realizzazione di un San Rocco in gloria, da collocare nella sala principale dell’Albergo. L’anno successivo diventa membro della Scuola e viene incaricato di eseguire un ciclo di dipinti sulla Passione di Cristo.
Nel 1566 dipinge cinque tele allegoriche da collocare nella Saletta degli Inquisitori nel Palazzo Ducale. Pur impegnato con il Palazzo Ducale e con la Scuola Grande di San Rocco, Tintoretto accetta nel 1579 l’invito di Guglielmo Gonzaga e realizza otto grandi tele per il Palazzo Ducale di Mantova in cui si esaltano le gesta della famiglia Gonzaga. Nel 1588, alla morte di Veronese, subentra a quest’ultimo nella decorazione della parete della Sala del Maggior Consiglio.
L’opera che ne risulta, una immensa tela di più di 7 metri di altezza e 24 di lunghezza, raffigura il Paradiso con al centro il Cristo Pantocratore. Tintoretto muore all’età di settantacinque anni dopo aver realizzato tre ultime opere per la Basilica di San Giorgio Maggiore: gli Ebrei nel deserto e la caduta della manna, l'Ultima Cena e la Deposizione nel sepolcro (1592 - 1594).
Sembra che nel 1539 Tintoretto si potesse già fregiare del titolo di maestro, con uno studio indipendente presso Campo San Cassiàn, nel Sestiere di San Polo. Nel 1541, appena ventitreenne, riceve dal nobile Vettor Pisani l’incarico di realizzare, in occasione delle sue nozze, 16 tavole raffiguranti le Metamorfosi di Ovidio. Nella circostanza si reca al Palazzo Te di Mantova per studiare gli affreschi di Giulio Romano. Nel 1548 dipinge Il miracolo di San Marco e riceve le lodi dell’Aretino. Sempre per la Scuola Grande di San Marco, lavora fino al 1566 alle tre tele raffiguranti i miracoli postumi del Santo: San Marco salva un saraceno durante un naufragio, Trafugamento del corpo di San Marco e Ritrovamento del corpo di San Marco.
Per l'Albergo della Scuola della Trinità, una confraternita minore, esegue invece, tra il 1551 e il 1552, un ciclo di dipinti con storie tratte dal libro della Genesi, tra cui la Creazione degli animali, il Peccato originale e Caino e Abele. Nel 1564 Tintoretto si aggiudica il concorso bandito dalla Scuola Grande di San Rocco per la realizzazione di un San Rocco in gloria, da collocare nella sala principale dell’Albergo. L’anno successivo diventa membro della Scuola e viene incaricato di eseguire un ciclo di dipinti sulla Passione di Cristo.
Nel 1566 dipinge cinque tele allegoriche da collocare nella Saletta degli Inquisitori nel Palazzo Ducale. Pur impegnato con il Palazzo Ducale e con la Scuola Grande di San Rocco, Tintoretto accetta nel 1579 l’invito di Guglielmo Gonzaga e realizza otto grandi tele per il Palazzo Ducale di Mantova in cui si esaltano le gesta della famiglia Gonzaga. Nel 1588, alla morte di Veronese, subentra a quest’ultimo nella decorazione della parete della Sala del Maggior Consiglio.
L’opera che ne risulta, una immensa tela di più di 7 metri di altezza e 24 di lunghezza, raffigura il Paradiso con al centro il Cristo Pantocratore. Tintoretto muore all’età di settantacinque anni dopo aver realizzato tre ultime opere per la Basilica di San Giorgio Maggiore: gli Ebrei nel deserto e la caduta della manna, l'Ultima Cena e la Deposizione nel sepolcro (1592 - 1594).
Mi ha maggiormente colpito la "Presentazione di Maria al Tempio" per aver ritratto la figlia Marietta nelle vesti della Vergine bambina. Dipinto di grande luminosità!
Presentazione di Maria Vergine al Tempio
Il miracolo di San Marco che libera gli schiavi
L'assedio di Asola
L'Ultima Cena (l'artista ne ha dipinte molte, ma questa mi ha particolarmente colpita per essere avvolta nelle tenebre, e illuminata unicamente dalla luce che promana il Cristo)
Il ritrovamento del corpo di San Marco
Cristo sorretto da un angelo
La lunga attesa dell'angelo è un romanzo storico della scrittrice italiana Melania Gaia Mazzucco, edito da Rizzoli nel 2008 e vincitore del Premio Scanno nel 2009.
La lunga attesa dell'angelo è un romanzo storico della scrittrice italiana Melania Gaia Mazzucco, edito da Rizzoli nel 2008 e vincitore del Premio Scanno nel 2009.
Il romanzo è il racconto degli ultimi giorni di vita di Jacopo Robusti detto il Tintoretto, attraverso le parole che l'artista stesso rivolge a Dio durante la sua malattia. La febbre, che lo divora, lo porta a vagare con la memoria nei meandri del suo passato e a ricordare gli episodi che hanno segnato la sua vita: dall'infanzia nella bottega di tintore del padre alla decisione di prendere la strada della pittura, dall'amore con una cortigiana, alla nascita della sua primogenita ed erede artistica Marietta, al matrimonio, ai figli. Il presente si confonde con il tempo del ricordo, con frequenti flashback e anticipazioni che sono lasciate in sospeso, per essere riprese solo successivamente.
Il lavoro dell’autrice è basato su una dettagliata ricerca storica il cui ambiente è la Venezia dogale del ‘500, e sulla particolareggiata biografia del grande pittore Robusti. Un tomo di 413 pagine che mi ero ripromessa di leggere ma, spaventata dalla lunghezza del racconto, avevo sempre rimandato, fino a quando una scintilla (strana coincidenza, Tintoretto così chiamava la figlia Marietta!) mi ha suggerito di prendere in mano il libro e decidermi a leggerlo. Ne è valsa la pena. I miei omaggi a Melania Gaia Mazzucco per quest’opera che lo stesso Tintoretto avrebbe di certo applaudito.
Danila Oppio
sabato 8 giugno 2019
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Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi







































