AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

martedì 15 aprile 2014

Il poeta Giovanni De Simone augura Buona Pasqua!

Becco stretto
Un ramoscello di ulivo
Oblazione d'amore quale
Nunzio di pace
Aleggia nell'azzurro

Prepara uomo il credo
Alla risurrezione
Silenziosamente
Quando il suono delle campane    
Ugualmente scioglie nel cuore
Amore infinito

2014


Giovanni De Simone

domenica 13 aprile 2014

La Risurrezione di Cristo e nostra

Nei Vangeli, Gesù si presenta come il “consacrato” dello Spirito, come suo “unto”. L’Oriente cristiano scopre in questo senso una “Cristologia pneumatologica” dominata dal mistero della “pneumatizzazione” compiuto nella carne, vale a dire nell’umanità di Gesù. Cristo è “esistenza nello Spirito” (Jean Zizioulas) L’incarnazione è opera dello Spirito ed è nello Spirito, attraverso la sua potenza, che Gesù realizza i “segni”: guarisce malati, caccia i demoni, annuncia la buona novella...”.
Qui sopra ho riportato quanto preso dal sito Vaticano. Mi rendo conto che risulta di difficile comprensione, trattandosi di moderna interpretazione teologica, ma era necessario che citassi il teologo Olivier Clement, per poter ampliare l’argomento.
Mi preme però spiegare cosa significhi pneuma: In greco antico πνεύμα) è un termine che significa "respiro", "aria", "soffio vitale".Nel Cristianesimo il pneuma traduce il termine ebraico spirito רוח ("ruah"), nome di genere femminile che significa anche vento, respiro.
La teologia cristiana userà il termine pneuma per indicare lo "Spirito Santo” che in ebraico è nominato רוח הקודש, "ruah hakodesh".
Il Catechismo della CEI, da cui estrapolo alcuni brani, dice più semplicemente:
“Se lo Spirito di Colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi” (Rm 8,11).
In altre parole, possiamo dire che il nostro corpo risorto, sarà un corpo spirituale, glorificato, così è avvenuto per il Signore. Come possa accadere, resta comunque un grande mistero.
E’ Pasqua, Cristo è Risorto…e con la sua risurrezione fa risorgere anche noi.
Molti chiedono: “Nel Credo recitiamo “Credo nella resurrezione della carne”, ma cosa realmente significa?”. Penso che un tempo non fosse facile definire il senso dell’aspetto glorificato di un corpo umano, ed era più facile spiegarlo con la resurrezione del nostro corpo che ha avuto un’esistenza mortale. In realtà, se guardiamo al Cristo come Primizia dei Risorti, possiamo avere un’idea più concreta sul significato di resurrezione. Nel Vangelo leggiamo alcune testimonianze:
Quando Maria di Magdala si trova davanti al sepolcro di Cristo è in lacrime vicino alla tomba. Non sente nulla dell’esultanza pasquale, né della risurrezione. Gli angeli seduti, uno al posto della testa e l’altro al posto dei piedi di Gesù, li nota appena. Essa non vede che lo spazio vuoto tra i messaggeri di Dio: “Hanno portato via il mio Signore...”, ecco la sua pena. Vuole sapere dove lo hanno riposto, assicurarsene. Mentre sta per allontanarsi, qualcosa accade: i suoi occhi si aprono. Sente il timbro di quella voce familiare: lo riconosce vivo. Egli non le parla del loro passato comune, ma del suo avvenire, che sarà lo stesso dei discepoli che hanno fede: riunirsi al Padre. Ma sappiamo anche che subito non lo riconobbe…lo confuse con il giardiniere.
Accadono altri episodi, come quello dei discepoli di Emmaus: anche loro lo riconobbero dal gesto dello spezzare del pane, e dalle sue parole, poiché i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo.
  La sera di quello stesso giorno mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!”.  Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse ancora “Pace a voi – Shalom!” anche quando, in una volta successiva, incontrò Tommaso.
Teniamo presente questi tre episodi evangelici: Gesù non fu riconosciuto in quelle che erano le sue sembianze umane, e solo dalla sua voce o dai suoi gesti, rivelò la sua vera identità. Passò attraverso porte chiuse: un corpo umano non potrebbe mai farlo, ma mangiò con gli Apostoli, quindi il corpo del Signore manteneva ancora la sua umanità. Come possiamo ben comprendere, un corpo tornato cenere, non può ricomporsi, poiché disperso nella materia. Ma la grazia di Dio può donargli un aspetto umano, glorificato. Un corpo visibile ma, poiché votato all’eternità, indistruttibile, quindi spirituale.
Guardiamo quindi alla Resurrezione di Cristo come alla Speranza di una vita che non avrà fine, priva di dolore fisico e psichico, poiché queste sono sofferenze insite in un corpo materiale e destinato alla dissoluzione.
Ora stiamo camminando in questa vita, e la resurrezione non va pensata solo in riferimento all’eternità. Noi possiamo risorgere anche su questa terra! Ovviamente si tratta di una risurrezione interiore che, a mio avviso, consiste nell’abbandonare il piangersi addosso, il rimuginare su quel che avremmo desiderato vivere ma che non è stato, al rimpiangere ciò che si è perso, e al rincorrere alee irraggiungibili. E’ consigliabile, invece, accettare con serenità ciò che l’esistenza ci offre, e vivere pienamente il presente, senza guardare alle pecche grandi o piccine, che riteniamo intralcino la nostra vita. Mirare al positivo, alla Bellezza che indubbiamente c’è nelle creature e nel creato, è già vivere qui e subito, il senso dell’Eterno. Ogni volta che un pensiero negativo si presenta alla nostra mente, proviamo ad immaginare che Gesù venga a noi, con quel suo saluto: “Shalom, la pace sia con voi”: ci eviterà di lamentarci e di parlare in continuazione di quanto non funziona come dovrebbe, di criticare le azioni o i pensieri altrui, e vivremmo quella “povertà” di cui Papa Francesco ha trattato nel suo discorso quaresimale:
“In cosa consiste lo stile di Dio? Dio non si rivela con i mezzi della potenza e della ricchezza del mondo, ma con quelli della debolezza e della povertà: “Da ricco che era, si è fatto povero per voi…”. Cristo, il Figlio eterno di Dio, uguale in potenza e gloria con il Padre, si è fatto povero; è sceso in mezzo a noi, si è fatto vicino ad ognuno di noi; si è spogliato, “svuotato”, per rendersi in tutto simile a noi (cfr Fil 2,7; Eb 4,15). È un grande mistero l’incarnazione di Dio! Ma la ragione di tutto questo è l’amore divino, un amore che è grazia, generosità, desiderio di prossimità, e non esita a donarsi e sacrificarsi per le creature amate. La carità, l’amore, è condividere in tutto la sorte dell’amato. L’amore rende simili, crea uguaglianza, abbatte i muri e le distanze. E Dio ha fatto questo con noi. Gesù, infatti: “ha lavorato con mani d’uomo, ha pensato con intelligenza d’uomo, ha agito con volontà d’uomo, ha amato con cuore d’uomo. Nascendo da Maria Vergine, egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi, fuorché nel peccato”. (Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. Gaudium e Spes 22).
 Lo Spirito Santo, grazie al quale siamo come poveri, ma capaci di arricchire molti; come gente che non ha nulla e invece possediamo tutto» (2 Cor 6,10), sostenga questi nostri propositi e rafforzi in noi l’attenzione e la responsabilità verso la miseria umana, per diventare misericordiosi e operatori di misericordia”.  Papa Francesco.

Buona Risurrezione a tutti, in Cristo nostro Signore!

Danila Oppio
Articolo pubblicato sull'Insieme: Bollettino Parrocchiale S. Teresa del Bambino Gesù-Legnano



venerdì 11 aprile 2014

Original Big surprise for Bride and Groom...Chris and Leah Wedding 5 Apr...



Un bel regalo agli sposi da parte del Celebrante!

sabato 5 aprile 2014

Carmelitani Scalzi: Bei ricordi del passato!


DIDASCALIA FOTO

1° fila in basso accovacciati: il 3° da sinistra è Antonio Sangalli.
1° fila in basso seduti : P. Benigno, P. Mario, P. Filippo, P. Ildefonso, P.NN., P. Andrea, P. Gregorio ed uno studente.
1° fila in piedi a sinistra: P. Vigilio, 4 studenti, F. Michele, F. Abele, il provinciale P. Biagio, F. Luigi, 3 studenti, F. Pellegrino e F. Roberto.
2° fila in piedi a sinistra: F. Pio, F. Nicola, F. Paolo, al centro F. Michelangelo Cellerino con un ragazzo in groppa, ragazzi e studenti.

Sulla gradinata da sinistra: il secondo è il futuro F. Attilio, poco dopo P. Enrico, F. Ferdinando, F. Gabriele e P. Marco e F. Maurizio.

TERESA E NOI

Dal ritiro di sabato 29 marzo 2014 presso le monache  carmelitane di clausura di Legnano
Madre Elisabetta, a 10 anni
dal suo ritorno al Padre
Relatrice la madre superiora suor Miriam

Monastero di Legnano



martedì 1 aprile 2014

Sorridiamo!

C’è Dio che è preoccupato per la situazione delle ASL in Italia. Tanto che decide di rimandare suo figlio sulla Terra.
Gesù quindi parte e si trova in sala d’aspetto di un normale ambulatorio.
Si avvicina ad un signore seduto in carrozzina e gli chiede come sta.
Quello gli risponde: “Ma si, un po’ di acciacchi ma potrebbe andar anche peggio”.
“Ma potrebbe andare anche meglio!” ribatte Gesù. “Alzati e cammina!” gli ordina.
E quello, tentennando, si alza e si mette a passeggiare.
Tutti gli altri ammalati in attesa gli vanno incontro e gli chiedono: ”Com’è questo nuovo medico?”
E il tipo guarito: “Ma….come tutti gli altri. Non ti visita nemmeno!”

Notizie dal Centrafrica

Centrafrica, quando la chiesa è un “ospedale da campo”



BAMBINI IN UNA PARROCCHIA AFRICANA
Padre Justin mette in pratica l’esortazione del Papa, ospitando più di mille musulmani nella sua parrocchia. Ha anche rischiato la vita per difenderli
DAVIDE DEMICHELIS
ROMA

“Hamidou ha fatto più di duecento chilometri per arrivare fino qui, a Carnot. Quando si è presentato in parrocchia era sfinito, denutrito, disidratato, ma soprattutto terrorizzato. Hamidou ha 13 anni. Per giorni e giorni ha camminato, solo, nella foresta, e correva ogni volta che sentiva sparare”. Padre Justin respira lungo, prima di riprendere il racconto. Hamidou oggi è ospite della sua parrocchia, insieme a un migliaio di musulmani. La chiesa dei Santi Martiri dell’Uganda di padre Justin Nary è l’unica di Carnot, una piccola città a poco più di cento chilometri dalla frontiera con il Camerun. 35mila centrafricani sono fuggiti oltreconfine, in Camerun, e 82mila in Ciad. Sono accampati nei campi profughi.

Carnot è là: sulla via che porta in Camerun. Dieci anni fa aveva 45mila abitanti, oggi chissà. Dopo la destituzione del presidente Djotodia, a inizio gennaio, gli islamici in Centrafrica sono nell’occhio del ciclone. Il governo Djotodia era appoggiato dalle milizie Seleka, in cui militavano molti fondamentalisti. Oggi tutti i musulmani stanno pagando per le violenze di cui si sono resi colpevoli gli uomini della Seleka, in gran parte stranieri, soprattutto ciadiani e sudanesi. A seminare il terrore in Centrafrica ora vi sono gli Antibalaka, gli “anti machete”, che per vendicarsi delle malefatte della Seleka colpiscono tutti i seguaci del Corano. Ecco perché molti di loro hanno cercato rifugio nei luoghi più sicuri e accoglienti: le parrocchie, i seminari, i conventi. Solo nella capitale, Bangui, circa 120mila persone sono accampate in una quarantina di edifici religiosi. Anche fuori dalla capitale varie parrocchie ospitano migliaia di islamici: a Bossangoa, Boda, Baoro, Bossemptele e, ovviamente, Carnot.

Hamidou è uno dei tanti musulmani costretti alla fuga. Un mese fa era a casa, con la sua famiglia, quando ha sentito sparare. Suo padre ha urlato a lui e ai suoi fratelli di fuggire. Ha dato loro qualche soldo e via, a gambe levate, in direzioni diverse. Hamidou ha corso a perdifiato, finché ha potuto. Poi si è guardato indietro: era solo, nel cuore della foresta. Allora ha capito che non aveva scelta: doveva proseguire il cammino, la fuga. Per giorni e giorni, non sa neanche lui quanti, ha mangiato radici e bevuto l’acqua che trovava in foresta. Poi è arrivato a Carnot, un mese fa. Ha saputo che qui poteva trovare accoglienza, ed è subito andato in parrocchia. Finalmente qualcuno si è preso cura di lui: l’abbé Justin.

“E’ dalla fine di gennaio che accolgo sfollati nella mia parrocchia. Sono in gran parte di etnia Peul e Aussa, quasi tutti musulmani. Ovviamente la nostra porta è aperta a tutti: non facciamo distinzioni di razza o religione”. Padre Justin non ci ha pensato due volte: quella gente aveva bisogno. Poco importa se in città ha creato qualche malumore, anche tra i cristiani. Qualcuno teme che fra quanti protegge, fino a 1400 persone, si siano infiltrati i miliziani in fuga. Padre Justin non sente ragioni: “Ho svuotato le casse della chiesa, per dare da mangiare a questa gente. Poi ho chiesto aiuto alle organizzazioni umanitarie, finalmente ci è arrivato qualcosa. Molti cristiani portano del cibo: patate, manioca, riso. Noi dobbiamo accogliere, aiutare! E poi, anche far sapere al mondo della guerra che sta sconvolgendo il Centrafrica, sensibilizzare l’opinione pubblica. Tutto qui”.

Non solo. Padre Justin ha rischiato ben più che i soldi o la reputazione, per difendere gli sfollati: “A inizio febbraio sono arrivati gli Antibalaka. Io e il pastore protestante siamo andati in foresta per parlare con loro, tranquillizzarli. Dopo qualche giorno però, sono entrati comunque in città. Volevano portar via tutti i musulmani, gli sfollati che vivono da noi, ucciderli. Mi sono opposto, abbiamo parlato a lungo, abbiamo mangiato insieme, ho dato loro anche dei soldi”. In Centrafrica si usa così, ma non è bastato. Un gruppo di uomini armati si è presentato in chiesa con 40 litri di benzina, minacciando di appiccare il fuoco se il prete non avesse consegnato i musulmani o un milione di franchi cfa.

L’abbé Justin allora ha promesso di consegnare il malloppo, appuntamento davanti alla chiesa alle 18: “Non sapevo come fare, quei soldi non li avevo. Ho chiamato dappertutto, finché sono riuscito a trovare un comandante della missione militare, Misca. Un convoglio armato doveva passare da qui, proprio quel giorno. E’ stato un miracolo! Alle 17,43 si sono posizionati intorno al luogo dell’appuntamento. C’è stato uno scontro a fuoco, molto violento. Da allora i militari presidiano la nostra città, non se ne sono più andati, e gli Antibalaka non ci hanno più attaccati”.

Padre Justin, al mattino, si alza alle 4,30. Prega, poi passa qualche ora con i suoi ospiti: “Mi raccontano le loro storie, ci comunichiamo esperienze, emozioni, non solo informazioni. Abbiamo scambi molto intensi”. Forse anche per questo, nonostante tutto, il morale del parroco è sempre molto alto. La chiesa, la casa parrocchiale, gli uffici e la sua stanza sono affollati di gente, il cortile è invaso dalle tende. Ma quel che più conta, lo spirito dell’abbé Justin, è libero e felice: “Questa è la chiesa, la nostra missione”.


BENVENUTO|

Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi