AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

giovedì 13 marzo 2014

Fabrizio de André - Si chiamava Gesù (VOL.I)

)

Ritengo che, per uno che dichiara di non credere, Fabrizio De André abbia scritto una canzone dedicata a Gesù, piena di tenerezza e dolore per Uno che è morto sulla Croce!

venerdì 7 marzo 2014

Maria Medita nel suo cuore

Maria medita nel suo cuore

Il mio Gesù? Lo ricordo come fosse ieri, quand’era piccolo, mentre lo stringevo al petto, questo dono di Dio alla Sua umile ancella! Com’era buono, ubbidiente, disponibile ad ascoltarmi, quando gli leggevo le Sacre Scritture! E come aiutava volentieri Giuseppe, nel suo laboratorio di falegnameria! Non mancava di andarmi a prendere l’acqua al pozzo, per evitarmi la fatica di portare secchi pesanti! A parte quella volta, che mi ha tanto spaventato quando non lo abbiamo visto con noi, tornando da Gerusalemme.  Lo abbiamo poi ritrovato al Tempio, in mezzo ai dottori. Certo, mi pareva forse un po’ troppo giovane, per occuparsi delle cose del Padre suo, però aveva compiuto i 12 anni, e per la nostra legge si era fatto adulto. Noi mamme non vorremmo mai pensare che i nostri bimbi diventino uomini, ma Gesù è cresciuto in sapienza e grazia, nell’ubbidienza a Dio e a noi.
Ora proprio non riesco a comprendere perché il mio Emmanuel sia stato tanto odiato! Gesù ha tramutato l’acqua in vino, per quegli sposi al loro pranzo. Me ne ero accorta, che non c’era più vino, e quando l’ho detto a Gesù, lui mi ha dolcemente rimproverato, dicendomi che non era ancora giunto il suo tempo, ma poi ha accolto la mia supplica.
Ha molti amici, discepoli che l’hanno seguito nelle sue predicazioni in tanti luoghi della Galilea, perfino lungo il lago di Tiberiade. In questi giorni, pur avendo compiuto incessantemente molti miracoli, ridando la vista ai ciechi, guarendo paralitici e lebbrosi, risuscitando i morti, nessuno gli sta vicino e lo difende. Quando piangeva gravato da molte pene, nel Getsemani, anche i suoi amici più fidati non sono stati capaci di restare svegli a consolarlo e pregare con lui. Pietro l’ha rinnegato per ben tre volte, eppure so bene quanto lo abbia amato e perdonato, tanto da affidargli la sua Chiesa! Non si separava mai da tutti loro, con me erano la sua famiglia.
Mi tornano alla mente tanti ricordi, per esempio quel che disse Simeone, quel giorno che portai mio Figlio al tempio: “Egli è qui per la rovina e la resurrezione di molti in Israele, di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima”.
Quest’ultima frase di Simeone mi fece emettere un gemito, perché sapevo, comprendevo che se Gesù era venuto sulla terra per la Salvezza dell’umanità, avrebbe dovuto compiere un sacrificio. Ma non potevo sapere, quasi trentatre anni prima, come sarebbe morto mio figlio. Ero però sicura che alla fine lo avrei perduto. Perché se lo Spirito Santo parlava a un uomo come Simeone, giusto e timorato di Dio, questo significava che aveva avuto pietà di me, e non riuscendo a dirmi nel cuore la verità, me la fece dire per mezzo di Simeone: “ E anche a te una spada trafiggerà l’anima”. Non solo a me, anche a me! Questo era il segnale, che mio Figlio sarebbe stato colpito di spada al cuore, ma prima ancora a soffrirne sarebbe stata la sua anima ferita. Per questo avvertii da subito che un dardo infuocato mi penetrava nel cuore. Anche a me…significava che prima di tutto sarebbe stato mio figlio a esserne trafitto. Povero figlio mio, cosa gli stanno facendo di così tremendo! Fosse stato un assassino, un ladro, un farabutto, come madre avrei in ogni caso sofferto nel vederlo perseguitato, oltraggiato e condannato, ma se lo sarebbe meritato. Mio figlio però è la bontà personificata, ha distribuito grazie, ha perdonato. Ha solo amato e tanto. Mi chiedo: è una colpa tanto grande amare? Una colpa offrire la guarigione del corpo e dell’anima?
A ben pensarci, fin da quando era piccino, qualcuno l’ha odiato tanto, da volerlo uccidere. Non c’è riuscito con mio figlio, poiché siamo fuggiti, ma ha ucciso un grande numero d’innocenti. Per quale ragione? Erode temeva che mio figlio diventasse Re di Giudea? Ma come avrebbe potuto, il figlio di gente modesta quale siamo noi, sostituirsi a un re terreno? Il Suo Regno non è di questo mondo, e l’ha ben detto chiaro in tutte le sue predicazioni. Lui, che è figlio di Dio Padre, ha solo voluto indicare la natura del Regno, che è spirituale e non in concorrenza con i potenti di questa Terra. Non l’hanno capito! L’hanno perfino accusato di agire per conto del demonio! Ma come potrebbe il demonio volere il bene delle creature, quando appartiene al regno del male? Il Bene viene solo da Dio, non dal suo antagonista! Il mio Gesù rappresenta il bene nel suo assoluto, poiché è Figlio di Dio e tutt’uno con il Padre.
Così, dopo tanto predicare di bene e di giustizia, di amore e di pace, moltiplicando pani e pesci per la folla che aveva fame, ora si trova solo con qualche amico che ancora gli è fedele. Dove sono tutti gli altri, quelli che hanno visto la sua bontà, che hanno mangiato di quel pane e di quei pesci? Erano a migliaia, e si sono dileguati! Siamo qui sotto la croce a piangere, impotenti contro la malvagità delle creature, tre donne e il piccolo Giovanni, che lui amava tanto. Perfino i discepoli si sono allontanati scuotendo il capo e mettendo in dubbio tutto quando Gesù aveva loro insegnato!(Emmaus). Si ricrederanno, ma intanto Gesù è rimasto solo, nessuno è stato disposto a difenderlo!
Ed io, nel vederlo così, il suo corpo devastato dai colpi del flagello, e poi inchiodato sulla croce dalla quale vorrei strapparlo, e non posso, sono sopraffatta dal dolore, un dolore tanto più atroce, quando perché ingiusto per lui e per me.
Il mio cuore è lacerato in mille briciole, ho pianto tutte le mie lacrime, a nessuna madre auguro tanto dolore! Ma ho accettato il suo destino perché come dal salmo 22,16 si apprende: “Poiché cani mi hanno circondato: uno stuolo di malfattori mi ha attorniato, mi hanno forato le mani e i piedi”, tutto questo doveva accadere perché si potessero compiere le profezie.
(Adempimento:(Luca, 23,33 E quando giunsero al luogo, detto del Teschio, là crocifissero lui e i malfattori, l’uno a destra, e l’altro a sinistra”).
Non posso oppormi al volere del Padre, così come non si è opposto mio Figlio. Il Messia avrebbe dovuto sopportare tutto questo, fino alla fine, come olocausto per ottenere dal Padre la salvezza dell’umanità. E ogni schiaffo, frustata, sputo, insulto e alla fine, quel colpo di spada al costato, ricevuti da Gesù, li ho sentiti nella mia stessa carne. Anche oggi l’umanità continua a ferire mio Figlio, e indirettamente anche me. Non ha ancora compreso che Lui è solo Amore, e ciò che ha predicato, ogni sua azione e soprattutto il suo sacrificio, è stato per il bene di ogni uomo della Storia?

Danila Oppio 
pubblicato sul bollettino Parrocchiale Quaresima 2014 del Santuario Santa Teresa del Bambino Gesù




giovedì 6 marzo 2014

Messaggio del Santo Padre Francesco per la Quaresima 2014

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE
FRANCESCO
PER LA QUARESIMA 2014
Si è fatto povero per arricchirci con la sua povertà (cfr 2 Cor 8,9)
 Cari fratelli e sorelle,
in occasione della Quaresima, vi offro alcune riflessioni, perché possano servire al cammino personale e comunitario di conversione. Prendo lo spunto dall’espressione di san Paolo: «Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà» (2 Cor 8,9). L’Apostolo si rivolge ai cristiani di Corinto per incoraggiarli ad essere generosi nell’aiutare i fedeli di Gerusalemme che si trovano nel bisogno. Che cosa dicono a noi, cristiani di oggi, queste parole di san Paolo? Che cosa dice oggi a noi l’invito alla povertà, a una vita povera in senso evangelico?
La grazia di Cristo
Anzitutto ci dicono qual è lo stile di Dio. Dio non si rivela con i mezzi della potenza e della ricchezza del mondo, ma con quelli della debolezza e della povertà: «Da ricco che era, si è fatto povero per voi…». Cristo, il Figlio eterno di Dio, uguale in potenza e gloria con il Padre, si è fatto povero; è sceso in mezzo a noi, si è fatto vicino ad ognuno di noi; si è spogliato, “svuotato”, per rendersi in tutto simile a noi (cfr Fil 2,7; Eb 4,15). È un grande mistero l’incarnazione di Dio! Ma la ragione di tutto questo è l’amore divino, un amore che è grazia, generosità, desiderio di prossimità, e non esita a donarsi e sacrificarsi per le creature amate. La carità, l’amore è condividere in tutto la sorte dell’amato. L’amore rende simili, crea uguaglianza, abbatte i muri e le distanze. E Dio ha fatto questo con noi. Gesù, infatti, «ha lavorato con mani d’uomo, ha pensato con intelligenza d’uomo, ha agito con volontà d’uomo, ha amato con cuore d’uomo. Nascendo da Maria Vergine, egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché nel peccato» (Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. Gaudium et spes, 22).
Lo scopo del farsi povero di Gesù non è la povertà in se stessa, ma – dice san Paolo – «...perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà». Non si tratta di un gioco di parole, di un’espressione ad effetto! E’ invece una sintesi della logica di Dio, la logica dell’amore, la logica dell’Incarnazione e della Croce. Dio non ha fatto cadere su di noi la salvezza dall’alto, come l’elemosina di chi dà parte del proprio superfluo con pietismo filantropico. Non è questo l’amore di Cristo! Quando Gesù scende nelle acque del Giordano e si fa battezzare da Giovanni il Battista, non lo fa perché ha bisogno di penitenza, di conversione; lo fa per mettersi in mezzo alla gente, bisognosa di perdono, in mezzo a noi peccatori, e caricarsi del peso dei nostri peccati. E’ questa la via che ha scelto per consolarci, salvarci, liberarci dalla nostra miseria. Ci colpisce che l’Apostolo dica che siamo stati liberati non per mezzo della ricchezza di Cristo, ma per mezzo della sua povertà. Eppure san Paolo conosce bene le «impenetrabili ricchezze di Cristo» (Ef 3,8), «erede di tutte le cose» (Eb 1,2).
Che cos’è allora questa povertà con cui Gesù ci libera e ci rende ricchi? È proprio il suo modo di amarci, il suo farsi prossimo a noi come il Buon Samaritano che si avvicina a quell’uomo lasciato mezzo morto sul ciglio della strada (cfr Lc 10,25ss). Ciò che ci dà vera libertà, vera salvezza e vera felicità è il suo amore di compassione, di tenerezza e di condivisione. La povertà di Cristo che ci arricchisce è il suo farsi carne, il suo prendere su di sé le nostre debolezze, i nostri peccati, comunicandoci la misericordia infinita di Dio. La povertà di Cristo è la più grande ricchezza: Gesù è ricco della sua sconfinata fiducia in Dio Padre, dell’affidarsi a Lui in ogni momento, cercando sempre e solo la sua volontà e la sua gloria. È ricco come lo è un bambino che si sente amato e ama i suoi genitori e non dubita un istante del loro amore e della loro tenerezza. La ricchezza di Gesù è il suo essere il Figlio, la sua relazione unica con il Padre è la prerogativa sovrana di questo Messia povero. Quando Gesù ci invita a prendere su di noi il suo “giogo soave”, ci invita ad arricchirci di questa sua “ricca povertà” e “povera ricchezza”, a condividere con Lui il suo Spirito filiale e fraterno, a diventare figli nel Figlio, fratelli nel Fratello Primogenito (cfr Rm 8,29).
È stato detto che la sola vera tristezza è non essere santi (L. Bloy); potremmo anche dire che vi è una sola vera miseria: non vivere da figli di Dio e da fratelli di Cristo.
La nostra testimonianza
Potremmo pensare che questa “via” della povertà sia stata quella di Gesù, mentre noi, che veniamo dopo di Lui, possiamo salvare il mondo con adeguati mezzi umani. Non è così. In ogni epoca e in ogni luogo, Dio continua a salvare gli uomini e il mondo mediante la povertà di Cristo, il quale si fa povero nei Sacramenti, nella Parola e nella sua Chiesa, che è un popolo di poveri. La ricchezza di Dio non può passare attraverso la nostra ricchezza, ma sempre e soltanto attraverso la nostra povertà, personale e comunitaria, animata dallo Spirito di Cristo.
Ad imitazione del nostro Maestro, noi cristiani siamo chiamati a guardare le miserie dei fratelli, a toccarle, a farcene carico e a operare concretamente per alleviarle. La miseria non coincide con la povertà; la miseria è la povertà senza fiducia, senza solidarietà, senza speranza. Possiamo distinguere tre tipi di miseria: la miseria materiale, la miseria morale e la miseria spirituale. La miseria materiale è quella che comunemente viene chiamata povertà e tocca quanti vivono in una condizione non degna della persona umana: privati dei diritti fondamentali e dei beni di prima necessità quali il cibo, l’acqua, le condizioni igieniche, il lavoro, la possibilità di sviluppo e di crescita culturale. Di fronte a questa miseria la Chiesa offre il suo servizio, la sua diakonia, per andare incontro ai bisogni e guarire queste piaghe che deturpano il volto dell’umanità. Nei poveri e negli ultimi noi vediamo il volto di Cristo; amando e aiutando i poveri amiamo e serviamo Cristo. Il nostro impegno si orienta anche a fare in modo che cessino nel mondo le violazioni della dignità umana, le discriminazioni e i soprusi, che, in tanti casi, sono all’origine della miseria. Quando il potere, il lusso e il denaro diventano idoli, si antepongono questi all’esigenza di una equa distribuzione delle ricchezze. Pertanto, è necessario che le coscienze si convertano alla giustizia, all’uguaglianza, alla sobrietà e alla condivisione.
Non meno preoccupante è la miseria morale, che consiste nel diventare schiavi del vizio e del peccato. Quante famiglie sono nell’angoscia perché qualcuno dei membri – spesso giovane – è soggiogato dall’alcol, dalla droga, dal gioco, dalla pornografia! Quante persone hanno smarrito il senso della vita, sono prive di prospettive sul futuro e hanno perso la speranza! E quante persone sono costrette a questa miseria da condizioni sociali ingiuste, dalla mancanza di lavoro che le priva della dignità che dà il portare il pane a casa, per la mancanza di uguaglianza rispetto ai diritti all’educazione e alla salute. In questi casi la miseria morale può ben chiamarsi suicidio incipiente. Questa forma di miseria, che è anche causa di rovina economica, si collega sempre alla miseria spirituale, che ci colpisce quando ci allontaniamo da Dio e rifiutiamo il suo amore. Se riteniamo di non aver bisogno di Dio, che in Cristo ci tende la mano, perché pensiamo di bastare a noi stessi, ci incamminiamo su una via di fallimento. Dio è l’unico che veramente salva e libera.
Il Vangelo è il vero antidoto contro la miseria spirituale: il cristiano è chiamato a portare in ogni ambiente l’annuncio liberante che esiste il perdono del male commesso, che Dio è più grande del nostro peccato e ci ama gratuitamente, sempre, e che siamo fatti per la comunione e per la vita eterna. Il Signore ci invita ad essere annunciatori gioiosi di questo messaggio di misericordia e di speranza! È bello sperimentare la gioia di diffondere questa buona notizia, di condividere il tesoro a noi affidato, per consolare i cuori affranti e dare speranza a tanti fratelli e sorelle avvolti dal buio. Si tratta di seguire e imitare Gesù, che è andato verso i poveri e i peccatori come il pastore verso la pecora perduta, e ci è andato pieno d’amore. Uniti a Lui possiamo aprire con coraggio nuove strade di evangelizzazione e promozione umana.
Cari fratelli e sorelle, questo tempo di Quaresima trovi la Chiesa intera disposta e sollecita nel testimoniare a quanti vivono nella miseria materiale, morale e spirituale il messaggio evangelico, che si riassume nell’annuncio dell’amore del Padre misericordioso, pronto ad abbracciare in Cristo ogni persona. Potremo farlo nella misura in cui saremo conformati a Cristo, che si è fatto povero e ci ha arricchiti con la sua povertà. La Quaresima è un tempo adatto per la spoliazione; e ci farà bene domandarci di quali cose possiamo privarci al fine di aiutare e arricchire altri con la nostra povertà. Non dimentichiamo che la vera povertà duole: non sarebbe valida una spoliazione senza questa dimensione penitenziale. Diffido dell’elemosina che non costa e che non duole.
Lo Spirito Santo, grazie al quale «[siamo] come poveri, ma capaci di arricchire molti; come gente che non ha nulla e invece possediamo tutto» (2 Cor 6,10), sostenga questi nostri propositi e rafforzi in noi l’attenzione e la responsabilità verso la miseria umana, per diventare misericordiosi e operatori di misericordia. Con questo auspicio, assicuro la mia preghiera affinché ogni credente e ogni comunità ecclesiale percorra con frutto l’itinerario quaresimale, e vi chiedo di pregare per me. Che il Signore vi benedica e la Madonna vi custodisca.
Dal Vaticano, 26 dicembre 2013
Festa di Santo Stefano, diacono e primo martire
 FRANCESCO


En camino

Dal Nicaragua, un estratto del bollettino En Camino.












Purtroppo, ingrandendo le immagini, le parti scritte in carattere piccolo non sono ben leggibili!

mercoledì 5 marzo 2014

Tras las Huellas del P. Jeronimo Gracian


P. Nicola Galeno de la Virgen del Carmen OCD
TRAS LAS HUELLAS DEL P. JERONIMO GRACIAN
Il Bollettino di marzo dei confratelli del Nicaragua, tutto sul 4° Centenario della morte del P. Gerolamo Graziano (1545-1614), riporta un articolo di P. Nicola, tradotto magistralmente in lingua spagnola. PN 

Confieso que vine a conocerle sólo leyendo las Fundaciones de nuestra Santa Madre Teresa, pero con la superficialidad de un novicio de ape- nas 16 años. En los casi dos años de teología en el Teresianum (1964-66) seguí con interés algunas conversaciones sobre él de parte del P. Ildefonso Moriones. Naturalmente los estímulos aumentaron cuando me procuró una de las 
 ediciones españolas de la Peregrinación de Anastasio, que leí de un tirón. Me encantaba la fluidez del estilo y la multiplicidad de los temas abordados: se abría para mí un tramo de la historia teresiana de los orígenes completamente desconocido. En todo caso una cosa me parecía extraña: la cortina de silencio caída sobre él en la historiografía oficial, a pesar de ser el hermano incontestablemente más citado de nuestra Santa Madre Teresa. ¿Cómo era posible que ella viese equivocadamente? Me formé por tanto la idea de que era el verdadero incomprendido de nuestra historia y que debía ser rehabilitado. Quise ampliar mis conocimientos leyendo también cuanto refiere el P. Silverio en su monumental Historia del Carmen Descalzo: celo por la propagación de la fe, la devoción a María y a San José, modo de gobernar los conventos, y demás. Me propuse hacer algo en el futuro, que siempre se aplazó a causa del apremiante trabajo parroquial y la animación misionera de mi pro- vincia lombarda. Después vino el regreso al Japón, y allí el estudio de aquella lengua altamente exigente requirió mis fuerzas.
Se puede decir que la brasa no se había apagado del todo, si bastó una noticia fugaz de lo que estaban preparando nuestros hermanos de Gua- temala con vistas al cuarto centena- rio de su muerte (1614-2014), con el comienzo de las celebraciones en setiembre del 2013. Sólo que me encontraba desarmado: con tantos traslados efectuados entre Italia y
Japón no sabía ya en qué cajón había quedado aquella edición de bolsillo de la Peregrinación de Anastasio. Escribí por correo electrónico a aquellos hermanos que me proveyeran de material, y así traduje para ellos al italiano un prontuario de sencillas oraciones basadas en ex- presiones del querido Padre Gracián. O mejor dicho: hice la corrección en lengua italiana, eliminando todos los españolismos. Encontré por milagro en la pequeña biblioteca conventual de Montechiaro su edición a cargo del querido P. Juan Luis Astigarraga, que en mis tiempos era organista y director del coro del Teresianum.

De su provincia de Navarra el ex Padre General me estimuló a hacer conocer en Italia al ilustre hermano y tomó a su cuenta el hacerme llegar una copia de aquel documentadísimo trabajo, para mi uso personal. Me lancé al trabajo de cabeza, y así hacia el fin de mayo (2013) podía poner la palabra fin a la primera redacción de esta traducción, que sin embargo espera un trabajo de revisión desde tantos puntos de vista. Pero mientras tanto, quise preparar también la puesta en escena de algunas páginas de historia del querido Padre Gracián mediante la elaboración de esbozos en color y de relativos textos poéticos. La intención era la de despertar la curiosidad, sobre todo de los laicos amigos del Carme- lo. Cuando a un caro hermano español le pregunté “¿Cuántos han leído entera, según tú, la Peregrinación de Anastasio?”, oí esta desalentadora respuesta: “¡Creo que tú eres preci- samente uno de los pocos!” Quiero pensar que se refería sólo a Italia... Además, puedo decir que he estudiado el español directamente en los escritos del querido Padre Gracián. En música hay sinfonías y obras “inacabadas”, no acabadas por el autor, porque llegó antes la muerte. Espero que no me suceda otro tanto a mí.

Padre Nicola Galeno

BENVENUTO|

Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi