Ecco la copertina che ho elaborato per il nuovo romanzo di Sandro Orlandi! Un romanzo che consiglio a tutti voi. Titolo: La chiave del cielo Autore/i: Sandro Orlandi Editore: GDS Collana: Freschi di stampa Prezzo: € 13 Formato: Libro rilegato Data di pubblicazione: 2012 Per acquisti: sandro0201@1ibero.it ISBN: 978-88-6782-030-6 Pag.:276 Illustrazione copertina: Maristella Angeli
Sei adolescenti decidono di mettersi in viaggio per raggiungere il loro amico ricoverato in coma per un incidente di motocross. Lo fanno come era in uso alla fine degli anni settanta: in tenda e autostop. Ma dopo aver fatto fronte ad imprevedibili difficoltà di ogni tipo e dopo essere finalmente riusciti ad arrivare a destinazione, scoprono che ciò che li aspetta è ben diverso da quel che si immaginano. Un viaggio iniziatico che finirà per diventare un’avventura straordinaria, una storia di vera amicizia e il perenne dilemma della vita oltre la morte.
Sandro Orlandi è nato nel 1951 a Roma. Autore di brani musicali, poesie, racconti, romanzi, ha pubblicato Le api di Paulette (’08); L’odore del pane(’10); Una rossa rosa bianca (‘10); Soffi
Oggi, esattamente 155 anni fa, nasceva Giovanni Segantini, il grande pittore divisionista, nato ad Arco, in provincia di Trento. Di lui ho pubblicato biografia ed opere, su http://gironzolandotralenuvole.blogspot.it/ Qui vorrei farvi conoscere la baita a lui dedicata, che si trova sulle Dolomiti, presso il Passo Rolle, vicino a S. Martino di Castrozza, a 2.200 metri di quota.
Io credo che sia un posto da sogno, ma non serve solo sognarlo, è reale, ci si può andare, e si mangia anche molto bene! Cibi tipici del luogo, a base di polenta e formaggio fritto, di funghi, selvaggina, salamini e quant'altro. D'estate, sono assicurate magnifiche passeggiate, d'inverno...beh, c'è la neve, si scia!!
Ogni tanto do’ uno sguardo alle
statistiche che riguardano le visualizzazioni di questo blog. Vengo così a conoscere quante pagine
sono state lette nella giornata corrente, nella precedente e nel mese. Così come
mi appaiono le frasi formulate per la ricerca di un determinato articolo. Si
chiamano chiavi. Ovvero, io digito una frase sperando che quella mi porti
all’articolo cercato.
In questo modo, posso anche
tastare il polso dei lettori. Lo vedo dal tipo di domande: se cercano la Novena
delle Rose, se vogliono conoscere qualcosa su Santa Teresa d’Avila, per
esempio, o se vogliono sapere altro.
Su questo Paradiso, pubblico
anche articoli che non sono a carattere religioso ma che possono trattare di
attualità, o di cose più leggere.
Il mondo ha perso una grande
attrice, Mariangela Melato, una donna straordinaria davvero, non una signora
che svolge la professione di attrice solo perché bella o perché ha incontrato
qualcuno che le ha suggerito di dedicarsi alla recitazione. Saper recitare è un’attività
che richiede memoria, espressività del volto e del corpo, e non occorre essere
belle per diventare ottime attrici. Mariangela era anche bella: occhi
meravigliosi, lineamenti fini, voce roca straordinaria.
Tornando alle statistiche, ho
notato che solo ieri, ben 250 persone hanno dato lettura al post in ricordo di
Mariangela.
Ne sono stata contenta. Meno
contenta lo sono stata, leggendo le chiavi di ricerca che la riguardano: molte
domande sulle sorelle o fratelli Melato, sui genitori, o dove abitavano o
abitano a Milano o a Roma. Domande curiose e personali, non richieste
intelligenti, sulla sua carriera artistica, per esempio, non parole di
cordoglio per la scomparsa della persona della quale ho fatto memoria.
Anna Melato, ai tempi in cui la frequentavo
Purtroppo, con sommo rammarico,
ho dovuto constatare lo scarso livello culturale dell’umanità, e la totale
mancanza di sensibilità di chi ha
digitato quelle insignificanti chiavi di ricerca.
Immagino che il mio accenno a
Ermanno Melato abbia suscitato molte curiosità, ma si trattava di un aneddoto
simpatico, che riguardava Anna e i discorsi che facevamo da ragazze. Il caso ha
voluto che Anna nominasse un fratello di nome Ermanno. Il fisarmonicista
potrebbe essere un omonimo, il fratello potrebbe non esistere o, effettivo,
svolgere una diversa attività. Non era questo il nocciolo della questione.
L’articolo non aveva lo scopo di suscitare curiosità morbose sulla famiglia
Melato e non risponderò in proposito. L’articolo voleva essere solo a ricordo
di Mariangela, e una condivisione del dolore di Anna e dei suoi figli Giacomo e
Federico. Oltre ad un mio breve excursus nel tempo, ricordando momenti piacevoli della nostra gioventù.
Colgo l’occasione per avvertire
coloro che si divertono a digitare parolacce o insulti gratuiti, di evitare
tale perdita di tempo. A me non scompongono di un millimetro, ma chi lo fa,
dimostra di essere un asino patentato! La brutta figura è solamente sua.
Oggi i giornali e i telegiornali hanno scritto e detto molto di lei. Non credo sia necessario aggiungere altro che parli della sua vita di attrice …e che splendida attrice!
Ma c’è qualcosa che vorrei dire di più privato che la riguarda. Proprio oggi mio figlio si trova a Milano, a casa di Dario Fo, premio Nobel per la letteratura. Il Maestro ottantaseienne sta lavorando ad un testo - non so se si tratti di un libro o di una sceneggiatura teatrale – che richiede la traduzione dal danese, di alcune pagine di libri scritti in quella lingua. Non chiedetemi di più, non sono entrata nel merito, poiché è tutto in divenire e se anche lo sapessi, non spetta a me parlarne. Avevo appena appreso dal telegiornale della morte di Mariangela Melato, quando ricevo un messaggio da mio figlio che cita testualmente: “E morta M.M. Qui c’è la RAI e altro mezzo mondo. Presa alla sprovvista, mi sono chiesta cosa ci facessero i giornalisti a casa di Dario Fo. Poi mi sono ricordata che i suoi primi lavori teatrali, l’attrice li ha compiuti con il Maestro, ed essendo la cosa risaputa, i giornalisti sono andati ad intervistarlo per avere qualche sua testimonianza.
E qualcuna la possiedo anch’io, di prima mano. Ho conosciuto Mariangela perché frequentavo sua sorella Anna, quando avevamo poco più di 16 anni. Loro abitavano con i genitori in via Montebello, nella vecchia casa un tempo sede delle Stelline e dei Martinitt (così erano chiamati gli orfanelli a Milano, il cui fondatore era San Gerolamo Emiliani, figlio di un senatore veneziano, dopo la propria liberazione dalla prigionia di guerra (da lui ritenuta miracolosa) rientrò aVenezia e devolse tutti suoi averi ai poveri e radunò tutti gliorfaniin una sua proprietà lagunare.
Della cosa venne a conoscenza il ducaFrancesco IIe nel1528gli offrì la possibilità di radunare gli orfani milanesi presso l'oratorio di San Martino, in un palazzo nell'attuale via Manzoni, all'angolo con via Morone. I ragazzi orfani vennero così chiamatiMartinitt (nel dubbio non fosse chiara la derivazione del nome martinitt, ovvero Piccoli Martini tengo a precisare che deriva dal nome dell'oratorio di San Martino dove fu fondato l'orfanotrofio) mentre le ragazze vennero chiamateStellinn ("Stelline"). Le sedi furono spostate in diversi altri luoghi, tra cui in via Mirabello, zona Brera). In questa casa, non più sede dell’orfanotrofio, nacquero le sorelle Mariangela e Anna Melato. Da quanto mi raccontava Anna, dovrebbero avere anche un fratello, Ermanno. Io non l’ho mai visto, ai tempi pare non abitasse più con loro. Ma potrebbe essere anche una bufala che Anna era solita raccontarmi, ragazzina piena di fantasia qual’era.
Allora ho fatto una ricerca:
La fisarmonica di Ermanno Melato Sabato concerto al parco Massari
16 giugno 2005 — pagina 14 sezione: Cronaca
Si annuncia come uno degli appuntamenti più importanti delle notti estive ferraresi ed è il concerto per il quale sabato sera Ferrara vedrà arrivare il fisarmonicista Ermanno Melato (ore 23, parco Massari). Un appuntamento cui lo stesso Comune di Ferrara, organizzatore dell’evento, ha dedicato molte energie al fine di renderlo (ma il nome del protagonista è di per sé una garanzia) una delle attrazioni artistiche del cartellone. Melato, che vanta un curriculum di prestigio e che negli anni si è ricavato a buon diritto un posto di rilievo nel panorama della fisarmonica europea, proporrà, tra gli altri, brani della più consolidata tradizione argentina, con il tango raffinato protagonista. Ad accompagnarlo, le note di autori del calibro di Carlos Gardel (universalmente ritenuto il padre del tango) e di Astor Piazzolla (che col suo bandoneon ha scritto ed improvvisato i tanghi più conosciuti). E forse persino gli odori ed i rumori di un parco bello come il “Massari” contribuiranno a fare di quella di sabato una serata indimenticabile.
Se non si tratta del fratello, e Anna si è divertita inventandosene uno e, guarda caso proprio con questo nome, chiedo venia. Del resto l’ho premesso: ricordo che Anna mi parlava di un fratello di nome Ermanno, ma altro non so dire. Forse desiderava anche un fratello, oltre che avere una sorella, e se l’è inventato? Neppure Mariangela ha mai fatto cenno, nelle sue interviste, dell’esistenza di un fratello. E non ho avuto occasione di parlarne neppure con mamma Lina, che dichiarava la sua grande nostalgia per la lontananza delle figlie, essendosi trasferite a Roma.
Ma torniamo a Mariangela. L’ho sempre vista in corsa. Anna ed io con tutti i nostri amici, ci trovavamo nel bar in Piazza Mirabello, dall’Oreste, e le finestre dell’appartamento dei Melato si affacciavano proprio sulla piazzetta, per cui mamma Lina ci teneva d’occhio: noi eravamo minorenni e quindi mamma chioccia curava il suo pulcino Anna, che aveva quasi 10 anni meno di Mariangela. E mentre, sedute su di una panchina nella piazzetta, Anna suonava la chitarra, Mariangela appariva di corsa, correva a casa a cambiarsi e poi scappava di nuovo. Anna la chiamava, ma lei rispondeva: “Ho fretta!”. Già, poiché lavorava come vetrinista a La Rinascente, grazie ai suoi studi artistici al Brera poi correva al Piccolo, alla guida del Maestro Giorgio Strehler, e a scuola di recitazione. In seguito, correva per le prove. Ricordo ancora quando, colma di entusiasmo, ci disse che aveva avuto una parte nella piece teatrale curata da Luchino Visconti, L’Inserzione, di Natalia Ginzburg. Scene e costumi di Ferdinando Scarfiotti, interpreti, Adriana Asti, Franco Interlenghi, Mariangela Melato. Di quest’opera venne poi realizzato nel 1976 un film diretto da Mario Monicelli, tra le cui interpreti brillava ancora Mariangela.
Piccolo particolare non trascurabile: Mariangela è nata nel 1941, stesso anno di nascita di mia sorella Mariangela e stesso nome, che straordinaria coincidenza!
Lei era molto legata al padre, e di lui diceva:«Mio padre era di origini tedesche - raccontava lei - duro e sensibile insieme. Io gli assomigliavo. Mia madre, milanese allegra, estroversa, mi rimproverava. “I tudesch in andaa via - diceva -, ma la raza l’è restada”. I tedeschi erano andati via, ma la razza è rimasta». Perse il padre quando aveva circa 27 anni, se ricordo bene.
Giovanissima aveva studiato pittura all’Accademia di Brera, per pagarsi i corsi di recitazione di Esperia Sperani disegnava manifesti e lavorava come vetrinista alla Rinascente. Non ancora ventenne era entrata a far parte della compagnia di Fantasio Piccoli poi era passata a registi come Dario Fo, Luchino Visconti e Luca Ronconi.
Della sua storia d’amore con Renzo Arbore, la quale forse non era mai del tutto finita, poiché in un’intervista rilasciata a Gianni Mura, nell’aprile del 2011, su Repubblica.it dichiara: “Sette anni con Renzo, un record! Quando lavoravo al Piccolo Teatro a Milano, con Strehler, mi disse: “vengo a teatro a vederti, ma non capisco una parola del dialetto milanese”. “Stai tranquillo, ti siedi a fianco di mia madre, che ti traduce tutto” . Alla fine viene in camerino: “Sei stata bravissima ma non ho capito una parola!”. “Ma mia madre…?” “ Tua madre mi ha tradotto il milanese antico in milanese moderno!”. Un tipo, mia madre! Molto severa, mai soddisfatta. Anche in quella circostanza mi disse che parlavo malissimo in dialetto e che quasi certamente Strehler mi avrebbe licenziata. Poi venivo a sapere dalle sue amiche ( ndr:ne ho conosciute diverse, tra Pine e Line!) che era andata da loro col petto in fuori: “T’è vist la mè toseta?”."
Non stento a crederlo: la signora Lina pareva lei una tedesca, robusta, bionda e dagli occhi stupendi, di un azzurro mare dove si poteva annegare, altro che il marito, magro non molto alto, con un paio di baffetti da sparviero, non ricordo se poliziotto o carabiniere. So che portava la divisa ma io all’epoca non distinguevo l’arma e neppure la differenza tra la divisa di un vigile urbano o di una guardia giurata. E la signora Lina parlava sempre in milanese, tant’è che quando la ritrovavo per i compleanni di Rami e Yara, i figli della mia amica egiziana Nabila, che abitava nella stessa scala dei Melato, parlava anche con loro in dialetto, e Nabila, rivolgendosi a me, mi chiedeva: “T’è capì?”. Hai capito?
Alle ragazze Melato non piaceva la vecchia casa dove abitavano coi genitori, era scomoda, senza ascensore, una vecchia casa di fine ottocento, se non ancora più vetusta, la casa dei Martinitt, appunto. Ma pur vivendo a Roma, Mariangela desiderava avere un punto di appoggio a Milano quando, per far visita alla mamma o per ragioni di lavoro, doveva venire al nord. Così comprò casa ancora in via S. Marco, poco lontano da casa mia e da quella dov’era cresciuta, ma di questo suo acquisto diceva: “Ci ho comprato casa, a Milano, ma non la riconosco più. La Milano da bere è diventata una Milano da vomitare, quindi sono legata ad una città sparita, coi suoi tassisti simpatici, i tailleur eleganti, la bellezza segreta dei cortili, il calore della gente, il suo senso d’ospitalità. Non ci vado da due anni, finiva che per non incazzarmi stavo chiusa in casa. E’ un’altra città, senza solidarietà, nemica della cultura. Di tutte le città d’Italia, è quella scesa più in basso, e nel mio cuore stava molto in alto. E’ involgarita, piena di gente finta, e anche per questo possiamo ringraziare il nostro capo.”. (ndr: all’epoca dell’intervista avevamo al governo come Presidente, Silvio Berlusconi).
BELLISSIMA ANCHE "DA GRANDE"!
Ed io ringrazio te, Mariangela, per aver avuto il coraggio di dirlo.
Ora avrei molte altri piccoli ricordi, ma sono miei, e me li tengo nel cuore. Ho preferito scegliere tra le cose che di Mariangela già conoscevo privatamente, quelle che lei ha anche rilasciato in interviste. Mamma Lina non c’è più da qualche anno, ora Mariangela l’ha raggiunta. Resta Anna a piangerla, coi due figli. E tutti coloro che l’hanno amata e apprezzata per le sue grandi qualità di attrice e la sua sincerità di pensiero.
Ah, Mariangela, dimenticavo di dirti: aveva ragione Anna, quando cantava “che dormitorio pubblico è la mia città….”, per questo avete scelto la vitalissima e soleggiata Roma? Ma anche Roma sarà vuota e sola, senza di te!
Danila Oppio
Parte di questo articolo è preso da un'intervista rilasciata un paio di anni fa dall'attrice, al giornalista Gianni Mura, di Repubblica.it . E lo ringrazio perché ha dato un ritratto veritiero di Mariangela
- - Perché
non vedo questo tuo sentimento d’amore. Quindi come faccio a credere che tu li
ami?
Silenzio…
- - Credi
nella vita dopo la morte terrena?
- - Se non
credo in Dio, non credo neppure alla vita eterna
- - Allora
preferisci pensare che la tua esistenza finirà nel nulla, che tutto quel che stai facendo, lo
stai facendo per niente?
- - Vivo
questa vita, poiché è la sola che mi appartiene e poi finisce come è
cominciata, dal nulla torna al nulla
-Quindi
non hai speranza? Non credi di possedere un’anima immortale?
- - E’ così,
e tu dimmi perché sei così convinto di vivere nell’eternità.
- - Sai, ho
pensato a lungo, perché la Fede non è cosa che si accetta passivamente. Ho
ragionato sulle varie possibilità che mi si possono offrire.
- - Quali?
- - Vedi, ho
anch’io pensato che magari non c’è niente, oltre questa vita, ma qualcosa di me
resta: il ricordo negli altri, in quelli che ho amato e che mi hanno amato, in
quelli a cui ho fatto del bene. Posso sempre vivere nel loro ricordo. Ma alla
fine, anche quello svanisce, vuoi perché anche chi mi ricorda muore, vuoi
perché il tempo cancella i ricordi. E allora finisco definitivamente anch’io. E
la cosa non mi piace. Ho quindi pensato che vale la pena credere nell’Aldilà:
che c’è un Dio Padre che ci accoglierà nel suo Regno, che ci donerà quella Pace
che sulla Terra non può esistere, che ci regalerà quella felicità che qui
abbiamo solo a sprazzi, aleatoria, superata dalle difficoltà, dalle malattie,
dalle sofferenze che la nostra essenza carnale deve sopportare. Allora vivo
sperando, e seguendo la Via che il Signore mi ha indicato. Se muoio, e scompaio
da ogni tipo di esistenza, ho comunque vissuto nell’Amore, se invece – e a
questo io credo – c’è Qualcuno che molto mi ama, e mi accoglie nel suo
Paradiso, la mia speranza ha avuto ragione d’essere, ed io avrò la mia
ricompensa che cancella ogni lacrima e dolore. Inoltre, osservando l’universo,
comprendo che se la Terra fosse abitata solo da questa povera umanità, tutto
quello spazio sarebbe davvero sprecato. Penso, pur non avendo prove, che lo
spazio siderale è talmente vasto, che le anime degli uomini potrebbero viverci
tranquillamente, così come quei meravigliosi spiriti celesti, che sono gli
angeli. E perché quindi non potrebbe abitarci anche la Santissima Trinità?
Nessuno ci ha mai rivelato cosa sia esattamente il Paradiso, se non in modo
metaforico: pace, bellezza, eternità felicità….tutti sostantivi che
appartengono allo spirito, non alla carne. Il Paradiso non riguarda la nostra
sostanza carnale, piuttosto a quella parte di noi che ha una valenza diversa e
più “intelligente”. Il pensiero, i sentimenti, la ragione…e nessuno di loro è
visibile, esattamente come non è visibile l’amore che nutri per tuo padre o per
tua madre. Se dovessimo non
credere solo perché i nostri occhi non vedono e le nostre orecchie non sentono,
dovremmo non credere a molte altre verità: ci sono stelle nel cielo che non
sono visibili da occhio umano, e sono innumerevoli. Ci sono microscopici
batteri che non percepiamo con nessuno dei 5 sensi, eppure esistono. L’aria
stessa che respiriamo, è invisibile. La fede non si vede esteriormente, ma la
si può esternare agendo secondo l’Amore, quello che il Padre ci ha donato,
donandoci l’esistenza, quello che il Figlio ci ha indicato, con il Suoi esempio
di vita e coi Suoi insegnamenti, lo Spirito che ci guida, col suo soffio: la Ruah.
-Io sento
che la mia esistenza non finisce con la distruzione del corpo, e mi chiedo come
faccio a “sentirlo”. Non certo dagli insegnamenti del catechismo, che molti
considerano un lavaggio del cervello, una manipolazione del libero arbitrio. E’
qualcosa che travalica la corporalità, qualcosa che io stesso non ho elaborato
da solo: Qualcuno mi chiama, mi parla interiormente, e so che è una forza
estranea a me. Una forza intelligente. Io non mi ritengo tanto dotato, per
possedere illuminazioni che solo la fede sa dare, e la fede proviene da Dio,
non si studia e non s’impara. Ma per averla, è incontestabile che bisogna
credere nel Creatore di tutte le cose. Bisogna credere che proveniamo da Lui e
a Lui ritorneremo. Di più non so dirti se non che , senza fede, con molta difficoltà potrei
accettare le inevitabili avversità che mi possono accadere: malattie, perdita
di persone care, povertà, disoccupazione, nessuno accanto a me da amare e da
cui essere amato. Solo la speranza di una vita migliore mi fa accettare anche i
risvolti negativi della vita, che riconosco provvisoria. Molte persone
conducono la propria esistenza con la segreta convinzione di essere
immortali…ma immorali in questa vita, per cui accumulano ricchezze, cercano di
ottenere tutti i benefici possibili, come se la loro permanenza su questa Terra
fosse infinita. E non pensano che
prima o poi dovranno lasciare tutto, non solo i loro averi, il loro
successo personale, la loro posizione nel mondo, ma anche quel loro corpo che
curano con scrupolosa attenzione, che modificano con chirurgie plastiche, non
pensando che sono solo maschere e che l’invecchiamento è la naturale
conseguenza biologica della materia carnale.
-Se non ci
fosse nulla, solo il vuoto, dopo la morte, per quale motivo lottano tanto al
fine di ottenere i più benefici possibili. E’ un mistero che non riesco a
spiegarmi, ed è ancora più insondabile della stessa natura divina. Se invece
credono che la vita continui nell’Aldilà, sanno comunque che non possono
portare con sé nessun bagaglio, a parte le opere buone che hanno contribuito a
migliorare le condizioni del prossimo più sfortunato e l’Amore che hanno
distribuito a piene mani. E san Matteo lo dice chiaramente: sarete giudicati
dall’ Amore.
Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi