DIO PADRE . Cima da Conegliano
2 – Conferenza
DIO (MIO)
Dietro certe "benevole tolleranze” senti spesso un compatimento per i credenti, gente semplice o interessata, che, per amore o per ignoranza, non può o non vuole porsi le domande devastanti che "agnostici e atei avuto invece il “coraggio” d’affrontare.
Può esserci del vero per qualche superstite (sempre più raro), “cristiano per abitudine”, per certi svogliati praticanti. Quanto al cristiano veramente consapevole della sua fede, è perché, in realtà, è uno che si è posto, forse, più interrogativi, e più profondi, di chi credente non è. Egli è uno che non si è fermato alle critiche, ma è andato ben oltre, spingendosi alla “critica delle critiche”. Alle domande ha replicato con altre domande, e con altre ancora che non hanno risposta se non arrendendosi al Mistero. «Ed io lo contraddirò sempre, sino a che non confessi spaventato che, se ha ragione lui, tutto è incomprensibile» (Pascal)
Così, capita, spesso, confrontandoci con certuni, pur colti e lucidi, di trovare conferma a quell’altra affermazione dell’implacabile Pascal: «Ateismo, segno di profondità di pensiero. Ma fino ad un certo punto soltanto». Gente che ha di certo una sonda, ma non è abbastanza lunga o non la spinge sufficientemente in giù per scoprire l'oro. Credente è colui al quale è stato dato di scendere oltre. Credere è sinonimo di oltrepassare.
– Le scienze, invece sono il luogo del "come?". Tutte: sia quelle naturali (fisica, astronomia, zoologia, botanica...) sia quelle umane (sociologia, psicologia, storiografia…). Ma la religione non si allontana di certo dall’indagare sul “come?” Ma anzi essa va al di là: si chiede anche “perché?”
Ecco la radice della crisi dell'era contemporanea che cerca d’estirpare dal cuore il bisogno di chiederci “perché?”, spiegandoci che fermarsi al “come” è l’unico atteggiamento degno di uomini adulti. Sta qui, però, pure la ragione del riemergere attuale della religiosità – anche se in forme troppo spesso selvagge e deviate – tra Sette americane, tarocchi, sfere di cristallo, fondi di caffè, guru, veggenti sospetti e ricerca del “miracolismo” ...
Colpa nostra se non abbiamo saputo accogliere sinora il bisogno, che emerge con virulenza dopo la lunga, forzosa rimozione, di non accontentarsi di piccole risposte a piccole domande: “Com’è fatto?”, “Come funziona?”, “Che è successo?». La gente inizia a chiedersi “Perché tutto questo?». Sta a noi raccogliere la sfida.
† – “DIO DI GESÙ CRISTO”? «Una mia amica m’ha fatto notare come, oggi, ricorra spesso, l'espressione "il Dio di Gesù Cristo", e mi chiedeva se questa "moda" avesse qualche giustificazione speciale. È solo una sottolineatura ad effetto? Tra cristiani non dovrebbe bastare il nome "Dio" per intendersi?!».
– No, non è un 'espressione ad effetto. E non darei troppo per scontato che i cristiani abbiano sempre "l'idea giusta di Dio". Basterebbe riflettere su certe immagini di Dio passate anche nella catechesi: "giudice severo che aspetta l'uomo al varco", "un essere potente da tenere buono con doni e riti", ecc..
* Lungo tutta la sua storia, l'uomo ha cercato di "dare volto" a quell'anelito interiore verso il trascendente: dall'animismo [ogni cosa è dio] al panteismo [Dio s’identifica con la "Natura"], dal politeismo al monoteismo, dal "mito" alla "riflessione filosofica".
Certamente lo Spirito non è estraneo a questo sforzo umano di avvicinarsi a Dio, e pian piano prepara l'umanità alla Rivelazione. Anche la possibilità che ogni uomo ha di conoscere attraverso la ragione l'esistenza di Dio – come afferma il Concilio di Trento – fa parte di tale disegno di un Dio che si vuole rivelare all'uomo.
Ecco un primo punto da sottolineare: Dio si rivela all'uomo; la ricerca umana non è uno sforzo unilaterale e non è finalizzata alla semplice affermazione dell'esistenza di Dio. Dio si vuole presentare all'uomo e il suo rivelarsi ha come fine ultimo la loro comunione (S. Giovanni della Croce direbbe "l'unione con Dio").
* Gesù sottolinea con forza sia che «Dio, nessuno l'ha mai visto», sia che: «Chi vede me, vede il Padre». Ecco, Dio si presenta di persona, non lascia l'uomo in balia della propria ricerca.
Dio si rende visibile nella persona, nell'agire, nella parola del Gesù di Nazareth: «Questi è il mio Figlio prediletto, ascoltatelo!». Gesù afferma pure: «Nessuno va al Padre, se non per mezzo mio.... Io sono la via ...», indicando come la Rivelazione non sia rivolta solo al cervello, alle idee dell'uomo. Dio si rivela nel Figlio suo, in una persona reale!
Davvero il cristiano ha bisogno di sentirsi ricordare spesso simile "pazzia" di Dio, e soltanto la "memoria del Signore Gesù, il Cristo" può farlo correttamente ed efficacemente. Egli è l'unica Parola che rivela Dio. Il cristiano ne è convinto per dono libero e gratuito di Dio stesso.
Ma non solo. Il cristiano è incaricato di annunciare a tutti gli uomini la "buona novella": cioè, che il Padre ci ha amati quando ancora eravamo peccatori e ha inviato il Figlio suo affinché tutti gli uomini siano salvi. Abbiamo un'"impensabile" responsabilità e una "sconfinata" potenzialità. Permettiamo allo Spirito di attuarle!
† – DIO, “NON ONNIPOTENTE”?
Siamo molto sconcertate per ciò che abbiamo udito durante un corso di catechesi. Ecco le affermazioni che ci fanno problema: «Dio non è onnipotente – affermava quel giovane sacerdote – perché, ad esempio, Dio non può far quadrare un cerchio…; se fosse tale, Egli obbligherebbe l'uomo ad amarlo; avrebbe fatto scendere dalla croce Cristo...». Abbiamo cercato di parlare col sacerdote, che però ci ha “liquidate” con un: “Avete capito male e siete troppo rigide di mentalità». Gradiremmo che qualcuno ci aiutasse a capire.
Le affermazioni sembrano strane in bocca ad un sacerdote – così come sono riportate –; comunque possono essere di base per contestare un certo modo di «pensare ed esprimere» l'onnipotenza di Dio e la sua bontà.
Occorre, anzitutto, ricordare che il linguaggio umano è sempre povero ed inadeguato, specie quando si cimenta su una realtà così “al di sopra” del nostro mondo, come è Dio. Le nostre immagini, le nostre “definizioni”, non possono far altro che “alludere” alla Sua grandezza, bontà, potenza, misericordia ... Se non si tiene conto dell'abisso che intercorre tra Dio e la conoscenza umana, si rischia di prendere lucciole per lanterne ..., di «creare un dio a nostra immagine e somiglianza»!
Ma c’è dell’altro. Se tale precauzione è necessaria, sempre, quando di tratta una Realtà che supera la nostra esperienza, tanto più bisogna procedere coi piedi di piombo quando poi si vuole “parlare” del Dio-dei-cristiani e dei suoi «attributi». perché qui si supera il campo dello sforzo razionale umano e si entra nel campo della Fede: Fede, che non fa certo a pugni con la ragione, ma che può emettere una luce tale da “abbagliare” la ragione e farla vacillare.
In altre parole, quando noi cristiani vogliamo “parlare di Dio”, non si deve mai dimenticare che si tratta di un Dio che s’è “manifestato”, non di un Dio «raggiunto» attraverso lo sforzo della nostra intelligenza. E l'unico che può svelare qualcosa di Dio è solo Gesù stesso, perché soltanto Lui «è disceso dal cielo» (Gv. 3, 13); ed essendo una «cosa sola con il Padre», può ben affermare: «Chi ha visto me, ha visto il Padre».
Questo noi crediamo – la Fede! –: Dio si è “rivelato” nel Gesù di Nazaret («Io vi dico quello che ho visto presso il Padre» (Gv. 8, 38). Se, invece, ci si allontana da Lui, si rischia di costruire delle caricature di Dio (anche se, secondo una logica umana, certe “immagini di Dio” sembrano più razionali). Ma noi siamo alla ricerca di un'immagine di Dio il più possibile “vera”, non il più possibile al livello della nostra intelligenza....!
E sono proprio la risurrezione del Signore, l'amore offerto (e non imposto), la capacità di volgere al bene la storia, pur densa di peccati, degli uomini, il caricarsi – fino alla morte – delle sofferenze umane,... i “segni” della potenza di Dio, rivelati da Cristo.
Purtroppo, si tratta di un concetto di “potenza” che ci va stretto. Noi preferiamo la potenza di Dio come “semplice superamento dei nostri limiti”: e così Dio, per essere sul serio «onnipotente e buono» dovrebbe:
– far quadrare il cerchio (ossia rendere possibile un assurdo!);
– imporre il bene scavalcando la libertà dell’uomo, (ossia “fare il prepotente”!); e, infine,
– intervenire in maniera clamorosa ogni volta che, secondo noi, le cose non vanno come vorremmo!
† – DIO, UNO SOLO PER TUTTI? – «Che cosa direbbe lei ad un giovane, che afferma: “Io crederei anche in Dio, ma dovrebbe essercene uno uguale per tutti; e poi, sono cristiano per caso. Se fossi nato in India ...».
È strano: mentre s’esige una libertà di opinione e il pluralismo, si vorrebbe poi giustificare un certo agnosticismo col fatto che Dio abbia permesso all'umanità di percorrere strade diverse ed abbia "annunciato" – non imposto – la "Buona novella"!
E se l'uomo nella sua ricerca ha espresso variamente l'idea di Dio, questo non prova che Dio non esista, o che ve ne siano tanti quanti l'umanità ne ha immaginati. Permettete un paragone un po' banale: un gruppo di amici stappa una buona bottiglia di vino, all'assaggio vi sono commenti diversi. Che si direbbe di un osservatore che concludesse: o che quella bottiglia non esiste o che ogni bicchiere con-tiene vino diverso? …
A Dio piacque di elargire all'uomo la possibilità di ricercare, di crescere nella fede, e nel suo “rivelarsi” non ha smentito tale sua decisione. Pertanto, rispetta la fatica e gli errori dell'uomo e non vuole "saltarli" con un atto di forza. É tanto fedele a tale suo progetto che il Figlio lo ha vissuto sino alla morte di croce, pur di non cedere alla tentazione del potere.
Anche noi, quando ragioniamo di fede, dobbiamo mettere in conto tale modo di agire di Dio, ed invocare lo Spirito che sa persuadere senza plagiare. Non dimentichiamo che la forza della Parola non è violenza! Vi è poi un mandato del Signore che ci deve far riflettere e ... non solo: “Da come vi amerete gli uni gli altri, da questo capiranno che siete miei discepoli”. Amiamo veramente coloro ai quali annunciamo il Vangelo?
† – DIO, “DEBOLE”?
Ho sentito un’affermazione che mi ha stupita: «Il nostro Dio “è un Dio debole"». A noi è stato insegnato sin da piccoli che "Dio è l'Onnipotente".... In verità quando i Salmi mi parlano della "potenza di Dio", o quando prego: "Credo in Dio, Padre onnipotente", io, a questa onnipotenza ci credo davvero. Dio ha voluto manifestarsi su questa terra nella debolezza per indicarci l'unica possibilità' di arrivare a Lui, cioè per mezzo del suo Cristo Crocifisso, ma non è anche questa una manifestazione della sua potenza? E non è onnipotenza la Risurrezione? ».
Mi si conceda una premessa: ogni linguaggio umano è "incapace" di Dio, ossia non vi è aggettivo, immagine, concetto che possano definire in modo esauriente Dio. Il Signore afferma: “Chi vede me, vede il Padre mio”; ma, a Pietro, che aveva dato la risposta giusta alla domanda del Signore: “E voi chi dite che io sia?”, preciserà: “Beato te, perché né carne, né sangue te l’ha rivelato, ma il Padre mio ...”.
Se dimentichiamo l’inadeguatezza del linguaggio umano, rischiamo di "affermare" un dio "fatto da noi", un idolo! Il Signore ha legato l'"Andate e predicate" al "Da come vi amerete gli uni gli altri, capiranno che siete miei discepoli", e l'efficacia dell'annuncio all'invio dello Spirito Santo!
Ciò significa che, mentre dobbiamo essere consapevoli dell’insufficienza del nostro linguaggio nei confronti di Dio, non dobbiamo, tuttavia, scoraggiarci perché lo Spirito Santo è all'opera.
• Ed ora veniamo agli aggettivi "debole", "onnipotente".
Nell'esperienza umana questi due termini appaiono contraddittori:
– “debolezza”, infatti, è carenza di forza, di potenza, di volontà'; essa rende incapaci di bene, infedeli, ecc..
– al contrario, l’“onnipotenza” è pensata come il superamento d’ogni limite, come forza infinita, capace di dominare ogni cosa e di creare.
Quando il Credo recita "Dio, Padre onnipotente" intende affermare l'infinita capacità di bene e l'assoluta libertà di Dio, "Signore del cielo e della terra". Quest’idea di Dio è sostenuta dalla Rivelazione: è sufficiente scorrere le pagine della Bibbia per trovare un'infinità d’episodi a sostegno e difesa dell'onnipotenza del Dio d'Israele, in contrapposizione all'impotenza degli altri "dei, falsi e bugiardi".
Gesù stesso fu vittima di una volontà oppressiva, un potere che, come ogni potere umano, si fonda e si afferma sul controllo violento di ogni realtà… Durante il suo processo Cristo afferma a Pilato di essere "re", ma che il suo regno "non è di questo mondo". Pilato non capisce, ma si cautela e lo manda a morte. Pilato rappresenta la mentalità di questo mondo: il potere difeso e sostenuto dalle armi, da leggi fatte su misura; il potere che si realizza imponendo regole agli altri.
In tale logica anche Dio, per essere tale, dovrebbe superare la "prova di forza", altrimenti sarebbe un “debole”, quindi “impotente”. Ma Cristo elude la trappola – deludendo, però, chi s’attendeva un Messia potente ‘secondo questo mondo ’ – e proclama che il suo Regno non è di questo mondo"; cioè, che non ha bisogno di usare i modi e i mezzi dei potenti di questo mondo. Il potere di Dio non si manifesta distruggendo l'avversario, perché non ha avversari, ma dando all' "altro" spazio, dignità, libertà, responsabilità.
Ecco la "debolezza" di Dio: essere capace, cioè, di aiutare senza forzare, di poter vincere il male senza fare violenza, saper attendere che il seme cresca e sviluppi le capacità di bene che Egli stesso gli ha donato.
Ricordiamo le molte parole del Signore sul "farsi ultimi", servi, "dare la vita"...
Una "debolezza" che è il segno dell'onnipotenza secondo Dio, non il risultato di una carenza.
Un “debolezza” che rende possibile all'uomo partecipare della potenza di Dio Padre.
A sostegno di tale tesi si può ricordare il travaglio di Cristo narrato nelle tentazioni: anche lì Gesù vince scegliendo la "debolezza del Padre", piuttosto che il potere di Satana.
† – DIO E LA VIOLENZA DELLA NATURA
«Dio costituisce un problema in più, oppure offre la prospettiva entro cui ogni problema trova la giusta comprensione? Come si spiega il disordine che si è introdotto nel corso della storia?».
La natura presenta aspetti misteriosi. È un libro di difficile lettura, suscita diversi e contrapposti sentimenti. L'universo: ordinato e disordinato ad un tempo, buono e cattivo a seconda dei suoi effetti benefici o, viceversa, devastanti. L'uomo prova di volta in volta meraviglia, paura, adorazione. Una realtà, comunque, da rispettare e a cui sottomettersi.
Per l'uomo antico e medievale, la natura è però un sicuro punto di riferimento: buono è quel comportamento che si avvicina alla natura, cattivo invece ciò che si allontana dalla medesima. Nella cultura tradizionale la natura è letta in chiave del tutto strumentale: le cose, le piante, gli animali non sono considerati come valori finali, ma sempre come mezzi e strumenti in riferimento all’umano.
La sensibilità attuale ha maturato una concezione che guarda alla realtà creata come a un tutto complesso e collegato. Non per questo la comprensione diviene trasparente. La natura non si palesa sempre buona e pacifica, al contrario rivela forme svariate di aggressione e di violenza, presenta, appunto, quella che potremmo chiamare la storia del “pesce grosso che mangia il pesce piccolo”.
Risulta difficile spiegare la violenza nel mondo naturale. In un certo senso è più decifrabile la violenza tra gli esseri umani, in quanto la colpa ha nome e cognome: l'uomo dotato di libertà e di responsabilità.
• La formazione di una nuova sensibilità e le nuove sorprendenti possibilità di interferire sulla natura obbligano a rileggere il racconto biblico della creazione, in particolare quel libro che ne parla: il libro della Genesi. Dio conclude la sua opera riconoscendo che “quanto aveva fatto ... era cosa molto buona” (Gen 1,31). Tutto è in armonia: l'uomo con l'altro uomo, l'uomo con Dio, l'uomo con la natura. L'uomo riceve in cibo, come dono, “ogni erba che produce seme... e ogni albero in cui è il frutto” (Gen 1,29) e non ha bisogno di uccidere animali: «Nessuna violenza, nessun dramma, nessuna dissonanza, nessuna ombra turbano il quadro di una armonia creata perfettamente». Dio vuole un mondo buono e armonioso.
Come si spiega il disordine che si è introdotto nel corso della storia? La situazione non è proprio buona, per nulla molto buona.
Il quadro di armonia è infranto con il peccato che sconvolge le relazioni a ogni livello. Ricorda bene Giovanni Paolo II: “Con il loro peccato (Adamo ed Eva) distrussero l'armonia esistente... Ciò portò non solo all'alienazione dell'uomo da se stesso, alla morte e al fratricidio, ma anche ad una certa ribellione della terra nei suoi confronti (cf. Gen 3,17-19; 4,12). Tutto il creato divenne soggetto alla caducità, e da allora attende, in modo misterioso, di essere liberato per entrare nella libertà gloriosa insieme con tutti i figli di Dio (cf. Rom. 8,20-21)”.
L'annuncio e la realizzazione della redenzione non riguardano solo l'uomo e la comunità degli uomini, ma anche l'universo e il cosmo. «La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio» (Rom 8,19). Il racconto della creazione non dice solo “ciò che è stato», ma offre il modello e il programma di ciò che il mondo “deve” essere. La creazione non è realtà perfetta, ma perfettibile, da portare a compimento. Dio ha affidato tale compito all’uomo e alla donna, affinché, fedeli ai disegni del Creatore, umanizzino il creato attraverso la conoscenza intima e il rispetto del volto di ogni realtà creata.
Di fronte al male nelle sue molteplici manifestazioni non è Dio che viene posto in questione, ma la libertà–responsabilità umana, la sua chiusura, il suo egoismo, il negarsi al suo progetto di salvezza e di liberazione progressiva che coinvolge uomini e cose. Anche se non si vede come eliminare la forza distruttrice all'interno del mondo naturale, si può e si deve superare ogni iniziativa di morte prodotta dall’uomo sulla natura.
Nell'orizzonte degli obblighi morali non rientra soltanto il rispetto verso l'uomo, ma pure verso tutte le creature: il mondo dei viventi e delle cose. FRANCO DE IURE *
Dio, come vederlo?
Un giovane era sinceramente e disperatamente alla ricerca di Dio,
ma non riusciva a trovarlo.
Seppe da qualcuno di un uomo saggio e avanti negli anni che abitava proprio lì vicino.
Un giorno, perciò, si recò a casa di quest'uomo anziano per porgli la domanda che da tempo non trovava risposta.
Entrò in casa e dopo averlo salutato gli chiese: "Come posso vedere Dio?".
Il vecchio che nella sua lunga esistenza aveva imparato a conoscere Dio attraverso tante difficoltà, si fermò un momento a pensare, poi disse:
«Caro giovane, non so se ti posso aiutare, perché penso di avere un problema molto diverso dal tuo...
Io, Dio, non riesco a non vederlo!»
Tutta la Terra può conoscere che c'è un Dio,
perché tutto il Creato ci parla di Lui
ma solo i puri di cuore riescono a comprenderlo...



Nessun commento:
Posta un commento