AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

EDIZIONI PER VOI

Edizioni per voi: da leggere direttamente.
Alla destra della home-page, potrete sfogliare:
IL PAESE DI FANTASIA, fiaba in versione digitale (E-book)
e le sillogi poetiche:
DANZANDO IN PUNTA DI PENNA (tra versi poetici)
ILLUSIONI
PATCHWORD (ritagli di strofe)
Basta cliccare sulla copertina, e si aprirà il libro digitale
Buona lettura!
Oltre a questi e-book, l'autrice Danila Oppio ha pubblicato altri libri, la cui copertina è visibile sempre alla destra della home-page.

Avviso:
la grafica è stata modificata, poiché la precedente era obsoleta, ma il blog e l'amministratore restano gli stessi!

Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

giovedì 14 luglio 2016

Padre Gerolamo Graziano - Illuminazioni interiori 1

Padre Gerolamo Graziano della Madre di Dio (1545-1614)

DIVAGAZIONI SU DI UN 4° CENTENARIO IN SORDINA (45)

ILLUMINAZIONI INTERIORI (01)

Ho sempre letto con raccapriccio i racconti su chi al termine di una qualche guerra è saltato per aria per via di mine disseminate nel terreno. Molti ci hanno rimesso la pelle ed altri hanno perso degli arti: vedere soprattutto dei bambini camminare con delle protesi di legno improvvisate mi fa piangere il cuore.

Avventurarsi nel campo delle rivelazioni ha sempre rappresentato per me un terreno minato, ma vedo che il caro Confratello ne è stato sovente oggetto. Il fatto poi che al riguardo la parte del leone la faccia S. Teresa d’Avila, la dice lunga sulla formidabile intesa  tra i due: chi spiritualmente parlando non avrebbe voluto avere nella propria squadra di calcio un simile binomio di ... attaccanti?

Tutte le citazioni sono desunte dal 16° Dialogo.

   “Tratta di alcune illuminazioni interiori avute da persone devote circa gli avvenimenti di Anastasio, specialmente religiose dell’Ordine delle Scalze della Madonna del Carmine, riferendo quelle principali lasciate scritte dalla madre Teresa di Gesù ed altre sue figlie. Si spiega così l’emblema del nome di MARIA che si trova nello scudo.


   Cirillo. – Desidero tanto che tu mi riferisca alcune rivelazioni che altre persone serve di Dio hanno avuto riguardo a te ed alle tue vicende.
  
Anastasio. – Non può esserci rivelazione più veritiera e più certa di quella che io ebbi un giorno riguardo a me stesso quando mi venne fatto capire chi io fossi in dodici D:

1.   (Descreído) Miscredente e carente di fede, perché come la fede viva è il principio di ogni bene, così la sua mancanza è il principio di grandi abominazioni.
2.   (Desconfiado) Sfiduciato e pieno di diffidenza e di dubbi, donde scaturisce il fatto che non si metta mano a cose grandi per Dio, guardando alle mie forze e non a quelle divine, e quanto avrei potuto fare se mi fossi buttato nelle braccia infinite confidando veramente in Lui.
3.   Disamorato e senza amore di Dio, pieno di amor proprio, aridità, tiepidezza e freddezza di spirito.
4.   Disobbediente alle divine ispirazioni, agli ordini dei superiori, pieno di ribellione e durezza di cuore.
5. (Desagradecido) Ingrato verso gli innumerevoli favori e misericordie che ho ricevuto da Dio: poiché l’ingratitudine chiude le porte della grazia, eccomi pieno di peccati e sventure.
6.     Decomposto esteriormente ed interiormente, dando cattivo esempio a tutti con la mia vita scandalosa.
7.   (Desabrido) Aspro e pieno di disgusto e tristezza di cuore, senza la dolcezza dello spirito che arricchisce coi beni dell’anima.
   8. Disordinato in ogni genere di vita, amando più la creatura che il Creatore, senza conservare l’ordine divino che Dio comanda ai suoi servi.
   9. (Descubridor) Scopritore dei segreti interiori del mio cuore, pubblicandoli con danno della mia umiltà.
  10. Distaccato, irriverente e di poca adorazione nei confronti di Dio, i suoi santi e le sue immagini.
  11. Distratto, dimentico, negligente e pigro nelle cose che riguardavano l’onore divino, il bene della mia anima e di quelle dei miei confratelli.
  12. Disdegnoso e pieno di disamore del prossimo, di mormorazioni e di giudizi temerari che mi hanno arrecato un gran danno nel conseguimento della vera unione col Cristo.
   Queste sono le virtù della mia anima, i beni della mia coscienza e quanto di me si può rivelare al mondo. E se dovessi diffusamente narrarti i grandi mali ed abominazioni, peccati e mancanze, che da queste dodici DD scaturiscono, bisognerebbe comporre un volume. Infatti, da ciascuna di queste dodici fonti di ogni cattiveria derivano innumerevoli sventure. Non aspettarti perciò altre rivelazioni dei miei beni che non siano discredito, sfiducia, disamore, disobbedienza, ingratitudine, scompostezza, abbattimento, depressione, disordine, scoprimento, distacco, distrazione e disdegno.

Cirillo. – Io so già che non può esserci rivelazione più vantaggiosa di quella che concede Dio all’anima perché conosca se stessa. Quando l’acqua è chiara, si scoprono le pietre ed anche i minimi sassolini del terreno su cui scorre, cosa che non avviene quando è torbida.
  
Ma io ho letto (e le conservo ancora) delle lettere autografe della madre Teresa di Gesù e di altre grandi serve di Dio, in cui parlano della tua persona e di molte tue vicende prima ancora che accadessero. Nessun altro me le può spiegare meglio di te, che ci sei passato dentro, conoscendo l’intimo del tuo cuore e gli avvenimenti a te successi. Sii così paziente da farmeli leggere, rispondendo poi a quanto ti chiederò al riguardo. 



   Anastasio. – Lo farò, ma a condizione che se fossero beni della mia anima, tu ritenga queste rivelazioni come illusioni; oppure che tu capisca che Dio di solito svela ad altre anime i beni di una persona per incitarle con quell’esempio all’imitazione di quel bene; ovvero perché quella stessa persona si senta a disagio nel vedere quanto la sua vita sia del tutto opposta a quanto gli altri giudicano di lei; oppure si dia animo a procurare di essere tale da rendere autentiche le rivelazioni che di lei si dicono. A questa condizione, leggi le carte che vuoi: io le ascolterò e poi darò loro risposta.

   Cirillo. – Un foglio della madre Teresa di Gesù arrivò alle mie mani, e ne esistono due copie di esso. La Madre morendo disse di conservare quel foglio per dartelo dopo la sua morte, perché un giorno ti sarebbe servito. Il foglio dice così; e nella parte esterna del plico chiuso diceva: “Sono cose della mia anima e della mia coscienza; nessuno le legga fino a quando io muoia, e sia consegnato al Padre fra’ Gerolamo Graziano”.

“Anno 1574, nel mese d’aprile. Trovandomi alla fondazione di Beas, accadde che venisse là il Maestro fra’ Gerolamo della Madre di Dio Graziano. Cominciai a confessarmi con lui alcune volte, ma senza ritenerlo nella posizione di altri confessori che avevo avuto per farmi guidare del tutto da lui.

Or un giorno, mentre stavo mangiando senza alcun interno raccoglimento, cominciò la mia anima a sospendersi e a raccogliersi  in tale maniera che pensai che stesse per venirmi un rapimento; e mi si presentò questa visione con la rapidità ordinaria, che è come un lampo:

Mi sembrò di vedere vicino a me Nostro Signore Gesù Cristo nella forma in cui mi si suole rappresentare, e al suo lato destro stava lo stesso Maestro [il Padre Graziano]. Prese il Signore la sua mano destra e la mia e le unì, e mi disse che voleva che io prendessi questo [Padre] in luogo suo per tutto il tempo della mia vita, e che ambedue ci mettessimo d’accordo in tutto, perché così conveniva.

Rimasi con una sicurezza così grande che era da Dio, che, benché ripensassi a due confessori che avevo avuto durante molto tempo e ascoltato ed ero molto obbligata (specialmente uno, per l'affetto e la grande venerazione che gli portavo, mi faceva terribile resistenza). Malgrado tutto, non potendomi persuadere che questa visione fosse un inganno, perché fece in me grande sensazione e forza, insieme a ripetermi altre due volte che non avessi paura, che Lui voleva questo, con diverse parole, che, in fine, mi determinai a farlo comprendendo era volontà del Signore, e seguire quel parere [del P. Graziano] tutto il tempo della mia vita. Questo non lo avevo fatto mai con nessuno, avendo io trattato con molte persone di grande cultura e santità e che badavano la mia anima con grande sollecitudine. Ma nemmeno io avevo capito cosa simile perché non facessi cambiamento, poiché quando li sceglievo come confessori, di alcuni avevo inteso essermi vantaggioso, ad anche a loro. Persuasa dunque a fare questo, restai con una pace e sollievo così grande, che mi ha ammirato e certificato lo vuole il Signore, perché questa pace e consolazione così grande nell’anima non mi sembra la può infondere il demonio. E così, quando lo ricordo, lodo il Signore e mi ricordo di quel versetto: Qui posuit fines suos in pace, e vorrei sciogliermi in inni di grazie al Signore.

Dovette essere circa un mese dopo questa mia determinazione, secondo giorno di Pasqua dello Spirito Santo: venendo io alla fondazione di Siviglia, ascoltammo messa in un eremitaggio di Écija, e là ci fermammo per la siesta. Le mie compagne si trovavano nell’eremitaggio, mentre io sola stavo in quella sacristia. Cominciai a pensare sul grande favore che mi aveva fatto lo Spirito Santo alla vigilia di questa Pasqua, e sentii nascere grandi desideri di fargli un notevole servigio, ma non trovavo cosa che non fosse già stata fatta, almeno determinatamente, che, anche se fatto tutto, è mancante in qualcosa. E ricordandomi d’aver già fatto il voto di obbedienza, ma non in una maniera così perfetta, mi venne l’idea che sarebbe stato a Lui gradito promettere quanto avevo già concordato con il Padre fra’ Gerolamo. Da una parte mi sembrava di non fare nulla di notevole, e dall’altra la ritenevo una cosa molto gravosa, considerando che ai Prelati non si svela il proprio intimo, e che prima o poi loro cambiano posto, e viene un altro col quale non ci si trova bene, e così era restare senza alcuna libertà interiore ed esteriore per tutta la vita. Sentivo una certa agitazione, che poi crebbe, perché io non lo facessi. Questa stessa resistenza che fece la mia volontà mi causò vergogna: mi sembrava che c’era già qualcosa che potendola fare per Dio, non la facevo, cosa dalla quale io ho sempre rifuggito.

Il caso è che mi compresse talmente la difficoltà, che non credo di aver mai fatto cosa nella mia vita – neppure quando feci la professione – che mi facesse tanta resistenza, eccetto quando uscii dalla casa di mio padre per farmi monaca. E fu la causa, che mi dimenticai quanto gli voglio bene e le doti che ha per il mio intento, anzi allora lo consideravo come un estraneo, cosa che mi ha spaventata, ma un grande timore che non fosse servigio di Dio; e anche il proprio temperamento, che è amico di libertà, doveva fare il suo lavoro, benché da tanti anni io non gradisco averla; ma cosa diversa mi sembrava promettere ciò con voto, come infatti lo è.

Dopo un certo tempo di battaglia, il Signore mi infuse una grande fiducia, sembrandomi che quanto più resistenza provavo fosse meglio. E poiché io facevo quella promessa per lo Spirito Santo, era Lui a rimanere obbligato a concedergli luce perché la desse a me; mi ricordavo anche che me lo aveva donato Gesù Cristo nostro Signore.- E con ciò, mi buttai in ginocchio, e promisi di fare quanto lui mi dicesse per tutta la mia vita, purché non si trattasse di cosa contro Dio o i Prelati ai quali ero obbligata. Precisai che la cosa avrebbe riguardato solo cose gravi, per evitare gli scrupoli: come se importunandolo (gli) riguardo a qualche )cosa mi rispondesse di non parlargliene (parlargli più di essa), oppure di alcune cose attinenti al (il mio piacere o al (il) suo, che sono delle puerilità, poiché si desidera obbedire in tutto; e che di tutte le mie mancanze e peccati e del mio intimo non gli avrei nascosto nulla volutamente, che questo è anche più di quello che si fa coi prelati; insomma, di ritenerlo al posto di Dio sia interiormente che esteriormente.

Non so se sia così, ma mi sembrava di aver fatto una grande cosa per lo Spirito Santo; era comunque il massimo che io seppi fare, ed è ben poco per quanto gli devo. Lodo Dio che creò una persona in cui potessi compierlo, perché di questo sono rimasta molto fiduciosa che Nostro Signore gli farà nuovi favori; ed io sono così lieta e contenta perché mi sembra di essere rimasta del tutto libera di me stessa; e pensando di restare legata, mi ritrovo con maggior libertà. Sia il Signore lodato per tutto”.

Questo è il contenuto di quel foglio. Dimmi: perché la Madre disse di consegnartela dopo la sua morte perché tu ne avresti avuto bisogno?

Anastasio. – Questo è quanto intendo io: ci fu un tempo in cui io mi vidi tanto ingiuriato, disonorato ed abbattuto, che non c’era nessuno che prendesse le mie difese; e alcuni mostravano questo foglio perché fidandosi della madre Teresa io non perdessi del tutto la reputazione, che a volte è necessaria per il servizio di Dio. Per la verità, alcuni dei miei rivali negavano che fosse un autografo della madre Teresa; altri invece davano un tal senso a quanto dice circa il fatto che il Cristo ci prendesse le mani, che risultava un ulteriore affronto. A mio avviso questo particolare delle mani fu una profezia della Madre riguardo a ciò che poi successe: da quando la vidi a Beas e lei ebbe questa rivelazione, fino alla sua morte, in tutte le questioni che si presentarono tanto a me come a lei, sia dell’Ordine come di altre particolari, noi fummo sempre concordi.

Perché io le comandavo come Prelato di esaminare per bene la questione di cui si trattava e la affidasse a Dio; e nel caso avesse un’opinione contraria alla mia, mi replicasse, insistesse e mi desse le sue ragioni. Io la stimavo talmente (conoscendo la sua molta prudenza e santità) che assecondavo il suo parere; altre volte lei capiva le mie ragioni e mi si sottometteva. E così, nonostante discutessimo e litigassimo per cercare la soluzione di certe questioni, arrivavamo sempre ad un parere uniforme, e così lei ottemperava all’obbedienza che in questo foglio dice di avermi promesso.

Una volta, nel ricevere la mia Dichiarazione il Patriarca di Valenza per la canonizzazione del santo Padre Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù (poiché dicono in una delle domande se il testimone sia infamato) quando io gli mostrai questo foglio e lui riconobbe la grafia della Madre, mi accettò come testimone qualificato. Vidi allora realizzarsi quanto da lei detto: che sarebbe venuto il tempo in cui ne avrei avuto bisogno.

   Cirillo. – In un suo quaderno la Madre dice queste parole: “La malattia del nostro Padre mi ha causato così tanta pena da non aver pace. Dio me lo aveva dato ed io non volevo vedermene privata. Mi disse: ‘Non aver paura’”.
  
E nello stesso quadernetto aggiunge: “Una notte me ne stavo con tanta pena perché da tempo non avevo notizie del mio Padre e per di più lui non stava bene quando mi scrisse l’ultima lettera, sebbene non fosse come la prima pena del suo male – ero infatti fiduciosa e comunque non l’ebbi mai così forte in seguito –, ma la preoccupazione impediva l’orazione. Mi parve subito (e fu così, che non poté essere immaginazione) che nel mio intimo mi apparisse una luce, e così vidi lui che tornava da un viaggio con un’espressione allegra ed un viso bianco; credo fosse quella luce stessa a rendere bianco il viso, e mi sembrò fosse il colore di tutti coloro che si trovano in cielo. Mi sono chiesta se non siano lo splendore e la luce che emanano dal Cristo a renderli bianchi. Intesi: “Digli di cominciare subito senza timore, perché è sua la vittoria”.

    Anastasio. – Questo si riferisce al tempo in cui ricevetti il Breve del nunzio Ormaneto insieme alle lettere del Re per la visita dei Calzati dell’Andalusia. Stavo andando a Siviglia per la loro presentazione dopo una malattia, che non fu molto grave.
   Cirillo. – Credo proprio che si riferisse a quell’epoca, visto anche che dice, lasciandole scritte, queste parole:
   “All’indomani della sua venuta, mentre io di notte stavo lodando Nostro Signore per tanti favori a me concessi, lo sentii dire: ‘Che cosa mi chiedi tu senza che io te lo faccia, figlia mia?’.
  
Il giorno della presentazione del Breve io mi trovavo in una inquietudine: ero talmente turbata da non riuscire a pregare, perché erano venute a dirmi che il Padre si trovava in un grande rischio perché non lo lasciavano uscire e c’era un grande frastuono. Intesi allora queste parole: ‘O donna di poca fede! Calmati, perché la cosa sta andando molto bene’. Era il giorno della Presentazione della Madonna, nel 1575.

Proposi dentro di me che, se la Vergine avesse ottenuto dal suo Figlio che noi potessimo vedere il nostro Padre libero da questi frati, come pure noi, avrei chiesto che si ingiungesse di celebrare ogni anno con solennità questa festa nei nostri monasteri di Scalze” etc.

   Anastasio. – Quando presentai il Breve della visita ai frati Calzati di Siviglia – era il giorno della Presentazione – loro non vollero ubbidire. Li scomunicai, e loro uscendo dal Capitolo con grande baccano e frastuono chiusero le porte del convento; pensai che mi mancassero di rispetto aggredendomi. Ma riuscii a far pervenire ugualmente all’Arcivescovo di Siviglia un messaggio, perché quelli rimasti fuori del convento nel vedere le porte chiuse e nel sentire il frastuono si recarono da lui, e l’Arcivescovo li mandò subito al convento e con ciò aprirono le porte, consentendomi di uscirne libero.

   Cirillo. – In una lettera autografa dice queste parole: “Mi hanno spaventato le lettere giunte da Alcalà, specialmente quella che scrisse (Sega) a Vostra Paternità, esasperandomi tanto. Oh, ci venga Dio in aiuto! Come non ci conosciamo! Io dico a Vostra Paternità, come già altra volta le ho scritto, che per quanto è stato fatto ho tanta paura, che non vorrei vederla lì, e credo che ciò accadrà. Magari se ne tornasse dai Gatti! La minaccia è buona” etc.
  
Desidero davvero conoscere perché la madre Teresa dica queste parole in questa lettera: era forse una profezia che tu saresti tornato a dimorare coi frati Calzati?
 
 Anastasio.Quando ci scrivevamo sia la madre Teresa che io, come in un linguaggio cifrato cambiavamo i nomi; alcune volte chiamavamo “Gatti” i frati Calzati. Quanto qui accennato si riferisce a quando il nunzio Sega mi catturò a causa della visita, spedendomi al convento dei Calzati di Madrid; essi invece mi accolsero bene trattandomi con molta cortesia ed affetto per tutto il tempo durante la mia permanenza. Dopo, quando mi sentenziò, mi inviò privato di voce attiva e passiva al Collegio dei Carmelitani Scalzi di Alcalà, dove pensavo di andarmi a riposare dalle mie fatiche. E casualmente capitava che fra’ Elia di san Martino – che era il Rettore ed andava soggetto alle febbri quartane – mi ordinasse alcune volte di fare il capitolo ai frati. Ebbene, tre di essi scrissero al nunzio Sega che, disprezzando i suoi comandi, io tornavo a governare gli Scalzi. Lui si irritò molto e mi scrisse una lettera piena di rimproveri. Così si rivelò una profezia questo scritto della Madre: perché una volta tornato coi Calzati, ho goduto maggior tranquillità e sono stato trattato con maggior amore, onore e carità che se fossi rimasto con gli Scalzi. Si è visto infatti che quegli amici Scalzi che avevo, sono stati perseguitati e messi in disparte dagli stessi Scalzi.

         (Continua)
P. Nicola Galeno della Madonna del Carmine, ocd

Parma 2-4-2014

Nessun commento:

Posta un commento

BENVENUTO|

Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi