AFORISMA

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Nostra Signora del Carmelo

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venerdì 6 novembre 2015

Ricordo di P. Agostino Cappelletti di S.Maria


P. AGOSTINO CAPPELLETTI 
DI S. MARIA


2.3.1939 – 29.10.2015

 Era la persona ordinaria, comune,  popolare,  diventata progressivamente straordinaria per la combinazione di vari fattori:  carattere felice, intelligenza chiara e pronta, disponibilità a servire, serietà e serenità negli impegni, cura del sapere, amore per le cose sante e belle, gusto del dialogo e giusta discrezione, vivacità quasi  istintiva nella voce  e nei gesti non disgiunta da una prima timidezza, piacevole allegria e  spassosità stando in compagnia, ottima attitudine al bel canto.  Insomma un caro, carissimo uomo e un religioso e sacerdote secondo il cuore di Dio.
Veniva da Giazza di Selva di Progno (Verona), zona montagnosa dove si parlava e si parla l’antico cimbro studiato dai tedeschi, che però lui si rammaricava di non conoscere , mentre usava  quasi senza ritegno il veneto schietto anche con gli stranieri (al Collegio Internazionale), benché  gli  raccomandassero: “Parla italiano” e lui: “Ma se no son bon!”, mentre in verità sapeva scrivere e all’occorrenza parlare con proprietà la lingua di Dante. Ma era fatto così: spontaneo e anche piacevolmente istintivo, addirittura disarmante soprattutto da giovane tanto nei discorsi che nei gesti. “Come va, Padre Nostro?” chiedeva con ingenua confidenza al Generale P. Anastasio Ballestrero  battendogli  la spalla davanti a tutti. Cosa ti permetti? Ma come non volerti bene?
Nato il 2.3.1939, entra a Tombetta nell’autunno del 1950 e passa ad Adro nel 1952. Finito brillantemente il ginnasio, nel settembre 1955 inizia il noviziato a Mantova con altri nove compagni di classe, tra i quali Sergio Sorgon, con cui conserverà sempre una particolare intesa fraterna. Gli assegnano il nome religioso di fra Giancrisostomo e presto diventa per tutti “il Griso”, soprannome  che affiorirà spesso anche quando riprenderà il nome battesimale di Agostino. Professo semplice nel 1956, per un anno di liceo è a Treviso e per due a Brescia. Per la teologia invece  viene mandato nel 1959 al Collegio Internazionale di Roma. Ordinato sacerdote nel 1963, resta al Teresianum  fino al 1965 a preparare la tesi  di dottorato in teologia  che difende l’anno dopo.
Nel 1966 inizia a insegnare dogmatica a Venezia, portando assieme ad  altri tre-quattro giovani “professorini” il nuovo vento del Concilio. Così fresco e gioviale, gli studenti lo considerano uno di loro e gli danno subito del tu, mentre sarebbe ancora in vigore il Vostra Reverenza, che con lui non funziona proprio.
Nel 1968 si trasferisce con tutto lo studentato a Brescia. Nel giugno del 1969 è tra il manipolo di giovani che per la prima volta entrano, secondo le norme del nuovi Decreti, nell’importante capitolo provinciale di Venezia, dove gli  chiedono di fare da segretario, servizio che gli si addice molto e che farà lodevolmente in varie occasioni.
 E’ creato maestro dei teologi per il triennio 1969-1972, periodo più che mai delicato (come dimostra “O.C.D.”, la rivista graffiante degli studenti) tanto che egli stenta a imporsi, cosa che non è nella sua indole, arrivando solo a qualche stizzita reazione tipica dei miti. Nel 1972, restando a Brescia,  è maestro dei novizi e, sollecitato a correggere un tipo difficile e non riuscendoci, implora: “Mandéme a l’eremo!” – mandatemi all’eremo – . Si trova più in sintonia con fra’ Barnaba “l’ingegnere” e con gli altri fratelli laici a cui fa anche la catechesi a Tombetta.
 Invece che all’eremo nel 1975 lo mandano priore e direttore del collegio di Adro, dove piace a tutti. Nel 1978 si sposta obbediente a Bolzano come parroco e si inventa la genialata di abbassare il vano della chiesa alta e fredda per ricavarne gli spazi per le opere parrocchiali. Per un anno si rifugia da lui P. Sergio Sorgon, esaurito dal lavoro nella missione.
Nel 1982 il P. Generale stesso lo vuole parroco a Roma, ma nel 1984 è fatto provinciale. E’ una esperienza che affronta con timore  ma insieme con  serenità, certamente maturato e anche rassicurato dalla fiducia che i confratelli gli danno. Così ha l’occasione di aprirsi a tanti incontri e di fare viaggi interessanti, per esempio in Madagascar dove in una scampagnata (è uno che saprà sempre  prendersi le giuste pause) fa un’ultima  foto con P. Sergio, che verrà ucciso poco dopo.
 Viene facilmente confermato provinciale nel 1987: tanti lo vogliono “perché l’è bon”, come dicono i fratelli laici. In questo secondo mandato alcune spine lo rattristano molto: l’uscita dal sacerdozio di qualche confratello, il martirio di P. Sergio, la difficile reimpostazione della missione malgascia. Ci sono poi i classici problemi delle case di formazione e delle scuole cattoliche, per le quali si affida all’esperto economo fra’ Pancrazio Urietti. Visita spesso conventi e monasteri, in questi sfruttando senza ostentazione la sua preparazione intellettuale.
Scaduto da provinciale , nel 1990 diventa priore e parroco a Tombetta per sei anni, rafforzando la sua simpatia per i Neocatecumenali, ma già qui rivela  una certa debolezza di cuore (fibrillazione). Nel 1996 è provinciale per la terza volta e trova altre spine: Roma  senza consultarlo decide di costituire la Delegazione del  Madagascar e il Commissariato della Sicilia;  la polizia di Palermo incarcera un frate sospettato di collusione con la mafia.

 Come sembra scritto nel suo dna, nel 1999 torna parroco per tre anni a Bolzano  e poi è nominato parroco  a Roma (2002-2006) dal P. Generale, che anzi lo vuole superiore della Casa Generalizia (2006-2009). A settant’anni rientra in Provincia, agli Scalzi di Verona, ma nel 2012 arriva allo studentato di Brescia. In apparenza è un frate che ha sempre comandato, ma in realtà ha sempre obbedito, prestandosi a tutto quanto gli hanno chiesto. Ancora voglioso di fare, promette una operosa vecchiaia. Invece nel pomeriggio del 29 ottobre si spegne silenzioso nella sua cella, per infarto. I suoi funerali solenni si tengono il 2 novembre sia al Castello di Brescia che nel suo  caro paesello di montagna, dove viene sepolto.

PADRE RODOLFO GIRARDELLO

1 commento:

  1. che tu possa splendere in cielo .in terra mi hai donato tanta benevolenza ,non dimentico .....ora guardami dal cielo .....
    Emanuela (V.I. V.S.)

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Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi