AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

lunedì 8 ottobre 2018

IN MEMORIA DEL PITTORE ANGELO TITONEL


La triste notizia ci ha colti di sorpresa, poiché lo scorso mese avevamo pubblicato opere del pittore ANGELO TITONEL e mai avremmo pensato che la morte lo potesse cogliere all'improvviso.
Ora desideriamo ricordarlo con le parole di sua moglie Marta Molinari.

Grazie Padre Nicola
per le sue preghiere e tutta la gentilezza del suo cuore.
Ora Angelo che tanto ha amato la bellezza dell'arte può vedere  la vera Bellezza.
Angelo era devotissimo al S.Rosario e il Signore gli ha fatto la grazia grande di prenderlo con sé proprio il giorno della Madonna del Rosario di Pompei.
E' morto nella mattina del 7 ottobre perché ha avuto un' improvvisa alzata della pressione che gli ha provocato un ictus.
Ringrazio il Signore perché nel suo infinito amore ha pensato a una cosa che solo Lui poteva: la comunione dei santi!

Il funerale sarà sempre nella chiesa di San Lorenzo, dove anche Lei aveva concelebrato quello di mio fratello Marco, in data ancora da precisare: o martedì 9 o mercoledì  10 o giovedì 11 ottobre
 Grazie ancora.
Marta Montanari Titonel.

Per chi non conoscesse questo grande pittore, eccovi alcune notizie:
Angelo Titonel
È nato a Cornuda (TV) nel 1938. Ha partecipato alla Quadriennale di Roma nel 1972 e nel 1986 ed espone spesso anche all'estero. Del lavoro di Titonel hanno scritto critici e storici d'arte italiani e stranieri. Nel 1992 è trasferito a Imola, dove viveva e lavorava.
Ha realizzato per conto del Palazzo del Quirinale i ritratti dei Presidenti della Repubblica e personaggi storici quali: Garibaldi, Mazzini, D'Azeglio e Cavour. Ha inoltre dipinto il quadro ufficiale di Papa Benedetto XVI per il Vaticano, collocato nel Patriarcato-Galleria dei papi in San Giovanni in Laterano. Su richiesta della Direzione della Galleria degli Uffizi di Firenze, ha realizzato il proprio autoritratto per la collezione degli Autoritratti degli artisti della Galleria stessa.

Un autoritratto che pare una fotografia, tanto è realista.



Il ritratto di Padre Guglielmo: olio su tela cm. 100 x 80, datato Settembre 2014.
Ed ora il ricordo poetico di P. Nicola Galeno.







































Per poter conoscere le opere del grande artista, le potrete ammirare cliccando su questi due link.

http://ilparadisononpuoattendere.blogspot.com/2018/09/ciclo-su-s-pio-da-pietrelcina-con.html

http://ilparadisononpuoattendere.blogspot.com/2018/09/ciclo-sulla-pieve-di-s.html

Lo ricordiamo nelle preghiere, vicini alla moglie e ai famigliari.


sabato 6 ottobre 2018

COLORI AUTUNNALI DI NANAO - foto e didascalie poetiche di Padre Nicola Galeno OCD


Ciclo sui Colori autunnali di Nanao


QUASI UN TRAMONTO
Quasi un tramonto pare quella pianta,
vogliosa di preziose confidenze...


SEMPLICEMENTE AFFASCINANTE
Semplicemente affascinante: l’occhio
non cessa di tuffarsi a piacimento...


OCCHIEGGIARE
La pianta, che continua ad occhieggiare,
vuole da me sinceri complimenti...
  

IL MASSO CHE FIORISCE
Il masso par fiorir con quelle fronde:
si sente finalmente un bersagliere!


ARMONIA DI COLORI
La pianta sa d’aggiunger il suo tocco
insuperato di festosità...


ALBERINO
Quell’alberino danza lietamente
in un contesto di pensosità...


SOGNARE 
Triangolo di sogni verso il cielo...


CHISSA’ PERCHÉ
Se non avesse quella spada al fianco,
chissà perché potrebbe somigliare
a chi porta a Betlemme una gestante...


RISUCCHIARE
Vorrebbe il core farsi risucchiare
dalla spirale somma dei colori...


IL GIARDINO DELL’INCANTO
Davvero quant’è bello in un istante
perdersi nel giardino dell’incanto!


CULLARE
Chi non vorrebbe farsi dolcemente
cullar da quelle fronde rosseggianti?


CIVETTUOLA 
Davvero civettuola quella pianta
che sa di primeggiar su tutto quanto...


INTRECCIO
Intreccio favoloso di colori
da cui vorresti far avviluppare...

(Kanazawa 14-11-2014), Padre Nicola Galeno

giovedì 4 ottobre 2018

L'INGRATITUDINE DEI PROFUGHI di RENATA RUSCA ZARGAR



Ricevo sempre con molto piacere l'interessante LIBROMONDO curato dalla Professoressa Renata Rusca Zargar.
Questa volta desidero condividere un suo articolo che fa molto pensare. Infatti dovremmo riflettere sul poco sentimento umanitario che abbiamo nei confronti dei profughi africani.
Non ho mai inserito sulla newsletter di Libromondo gli articoli che scrivo. Questa volta lo faccio per divulgare di più le mie considerazioni, nonostante l’articolo sia stato pubblicato in più giornali e siti. Spero, infatti, che questo possa essere un campanello d’allarme, perché ci fermiamo, prima di imboccare strade senza ritorno. Il soggetto, comunque, è in linea con la missione di Libromondo: Pace, Ambiente, Intercultura, Cooperazione Internazionale.

Ndr: Avrei potuto scegliere una delle innumerevoli immagini dei barconi carichi di profughi africani, alcuni ribaltati e i passeggeri a mare, ma avrebbero potuto infastidire le persone sensibili, per cui ho preferito questa immagine che mi pare simbolica: due braccia protese verso quel lembo di terra che rappresenta la salvezza. Ma, leggendo l'articolo di Renata, che sottoscrivo pienamente, mi chiedo quale salvezza potranno mai ottenere, in un clima tanto ostile!(Danila Oppio)
L’INGRATITUDINE DEI PROFUGHI
Per anni, ho seguito le attività dell’Aned (Associazione Nazionale ex Deportati nei campi di sterminio nazisti). Sono andata a Mauthausen, Auschwitz, Terezin, Ebensee, per me stessa e per accompagnare gli alunni.
Ho ascoltato, per anni, con interesse, conferenze in cui ci si chiedeva: “Ma, davanti a tanto orrore, la gente sapeva? E se sapeva, non ha fatto nulla? Come è stato possibile? Gli intellettuali cosa dicevano?”
Adesso, la risposta ce l’ho. Perché tutto quello studio, quel ricordare, quel piangere davanti agli strumenti di tortura, alla denigrazione degli esseri umani, al disprezzo per le vite altrui, affinché la storia non si ripeta, è stato inutile.
La storia si ripete e oggi posso rispondere alle domande di tutte quelle conferenze.
La gente sa ed è contenta che ci siano rinchiusi nei campi di concentramento, in Libia, che siano stuprati e torturati, o che muoiano di fame, se non di guerra, nei loro paesi.
 Alla gente non importa nulla, basta che non vengano a rompere le scatole qua.
 A nessuno viene in mente di dire che, se, certamente, non può trasferirsi tutta qui l’Africa (un miliardo e mezzo di popolazione), smettiamo di affamarli, di usare le loro terre per le monocolture che arricchiscono le multinazionali ma non danno abbastanza salario per sopravvivere. Smettiamo di far lavorare i loro piccoli bambini nelle miniere di diamanti, di coltan o nel cacao, diamo loro la possibilità, non dico di andare a scuola o di giocare, ma almeno di avere un giusto salario.
A nessuno viene in mente di chiedere, alle potenze occidentali, di smettere di sostenere i loro dittatori corrotti, i loro militari affamatori, per averne un guadagno.
 A nessuno viene in mente di dire: “Lasciamo davvero che lavorino a casa loro, che sfruttino le loro ricchezze (l’Africa è il continente più ricco del pianeta) così non avremo più il problema dei barconi. Perché non diciamo così? Forse, perché non siamo a conoscenza di essere stati, noi europei, e di essere ancora affamatori dell’Africa?
 No, semplicemente, perché noi diventeremmo poveri.
 L’Europa si è arricchita e ha progredito, prima, sul sangue delle colonie e, dopo, ha continuato a evolversi con il neo colonialismo, il neoliberismo e altre formule, basate sull’assioma che gli altri, specie se neri, non sono esseri umani.
 Qui, più del 60% degli Italiani ha approvato il sequestro dei migranti sulla Diciotti, l’ulteriore prigionia di gente torturata e violentata per anni. Corpi e anime umane costrette a rimanere, in un paese democratico europeo, ancora giorni e giorni in un ambiente ristretto, con due bagni chimici riadattati con scarico diretto in mare e privi di lavandini, per 150 persone, di cui 13 donne, con una pompa sul ponte come unica possibilità di acqua corrente per la pulizia personale.
Quando, finalmente, li hanno fatti sbarcare, nel paese dove sarebbero rimasti pochi giorni, Rocca di Papa, li hanno accolti con manifestazioni di protesta perché non li volevano.
In seguito, ci siamo tutti scandalizzati che tali profughi se ne vogliano andare dall’Italia. Che ingrati!
 Essendo quei profughi quasi tutti somali ed eritrei, forse, avranno sentito parlare, nel loro paese, come noi sentiamo parlare di quello che hanno fatto i fascisti e i tedeschi del genocidio avvenuto negli anni trenta del secolo scorso nel Corno d’Africa.
Gli Italiani “brava gente” hanno effettuato fucilazioni sommarie e bombardamenti massicci di gas sulle popolazioni, provocando parecchie centinaia di migliaia di morti in pochi anni. Per allietare una vita tanto dura, si prendevano, tra l’altro, spose temporanee, magari di dodici anni, e amavano farsi fotografare in pose guerresche e virili reggendo per i capelli le teste mozzate dei loro nemici. Certamente, è passato del tempo.
Ma, forse, saranno state riportate a quei profughi frasi odierne del tipo: “É finita la pacchia, basta crociere e taxi del mare”. Avranno saputo che le ONG, che salvano vite ovunque nel mondo, sono diventate i nemici dell’umanità, che i pescatori che raccolgono migranti che stanno affondando, oggi, sono accusati di essere trafficanti, che i morti in mare sono aumentati vertiginosamente negli ultimi mesi, che spesso i migranti vengono riportati nei campi di sterminio in Libia.
Oppure, avranno sentito dire che, ultimamente, in Italia, è in uso sparare a chi ha la pelle nera o che, ogni giorno, un nero, magari minore, viene picchiato.
 Razzismo? Atmosfera di odio? Omicidi nell’indifferenza? No, assolutamente.
 Non è cambiato nulla: come un tempo, gli Italiani, sono brava gente!
E ci tengono a dimostrarlo.
Prof. ssa Renata Rusca Zargar
12 settembre 2018

4 OTTOBRE - FESTA DI SAN FRANCESCO D'ASSISI - LE STIMMATE



LE STIMMATE DI S. FRANCESCO

Aspro scenario montano che vedi
un saio rattoppato rivestire
quest'essere avvampato dalla fiamma
d'Amore per il Cristo sino al punto
da meritar le stesse trafitture
facendosi vivente annunziatore
dell'alma Redenzione del Signore!

(Valmadonna 17-4-2007), Padre Nicola

BENVENUTO|

Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi