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Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

martedì 20 aprile 2021

NOI IN CAMERUN...testimonianza di Padre Gabriele Mattavelli del 1991

Ricevo da Padre Nicola Galeno OCD quanto segue.
È trascorso un mese dalla dipartita dell'amato P. Gabriele il 19 marzo 2021, e ieri si è svolta la Messa solenne a Concesa, in suo ricordo. 




Nella Trigesima della morte del caro P. Gabriele Mattavelli si sta celebrando in questo momento la S. Messa solenne nel nostro Santuario di Concesa per soddisfare giustamente i molti parenti che il mese scorso non hanno potuto partecipare al funerale tenuto qui a Legnano.
Al fratello ed alla sorella ho voluto fare questo regalino archivistico di quasi 30 anni fa: un'intervista rilasciata da P. Gabriele a P. Claudio Truzzi, Redattore del nostro periodico "Il Carmelo oggi". PN

NOI IN CAMERUN...


  P. Gabriele, ripartito per il Camerun dopo un paio di mesi di vacanza (!) in Italia, ci ha lasciato questo «testamento», su richiesta...
 
«Alcuni giorni fa. Padre Claudio, direttore di «II Carmelo Oggi» e responsabile delle nostre missioni, mi ha fatto queste richieste: «Prima di ripartire per il Camerun, presenta per i nostri lettori il volto attuale della Missione:il numero dei Padri e degli studenti, le vostre attività..., quali sono i vostri progetti..., che cosa «fa» un missionario quando viene in «licenza»...
E così, quantunque già con un piede sull'aereo che mi riporterà in Camerun, cercherò in breve di accontentarlo.
- La nostra Comunità è composta da cinque Padri tutti italiani, inviati in Camerun per diffondere la Buona Novella del Cristo per mezzo della vita carmelitana.
Tra noi vi è Padre Giorgio Peruzzotti: superiore della casa, delegato del Provinciale per il Camerun e parroco di Nkoabamg. E' il grande capo della missione, inviato in Camerun dopo 14 anni di Madagascar. Lavoratore infaticabile, da sempre ha fatto suo il motto del Papa: «La fede si rafforza donandola». E lui si dona fino a rompersi le ossa. L'anno scorso è stato operato di due ernie al disco che l'hanno un po' frenato nella sua attività, ma non nel suo desiderio di donarsi ai fratelli a cui è stato mandato. Ama ripetere: o Africa o morte!
  P. Roberto Lanzone è il Vicario dell'apostolato parrocchiale in Nkoabang. E' pure il sovrintendente della nostra non più piccola casa. Ha seguito per un po' di tempo le monache di Etoudi e la fraternità carmelitana.
 P. Antonio Sangalli è stato il primo ad essere inviato in Camerun. Ha preparato il terreno e il monastero delle Monache. E' «l'architetto» della missione: a lui si devono i lavori di ampliamento della nostra casa; ma è pure il Direttore spirituale del seminario maggiore di Yaoundè. Il sabato e la domenica svolge le funzioni di cappellano delle monache e segue l'Ordine secolare carmelitano.
  P. Giuseppe Sabbatin, della provincia religiosa veneta: dopo 16 anni di Madagascar ci ha raggiunti in Camerun. L'Arcivescovo gli ha affidato alla periferia della città una parrocchia che è in continua crescita e con non pochi problemi per le differenti etnie che la compongono. E' pure confessore delle monache ed eco¬nomo della casa.

Infine, P. Gabriele Mattavelli. Egli continua sempre nel suo apostolato alle carceri; si oc¬cupa del problema degli «handicappati» e segue l'attività religiosa di una cappella nella brousse (savana).
 

  Ma ciò che richiede maggior impegno è la formazione dei giovani che chiedono di diventare carmelitani, di cui sono il responsabile. Questi giovani sono cinque (Emmanuel, Gilbert, Hilaire, Brunot, Thomas), e dal prossimo settembre dovrebbero essere otto.
   I primi cinque vivono in convento con noi e ogni giorno vanno in seminario per i corsi di filosofia. Dovremo comperare un «minibus» per il loro trasporto. Uno degli scopi del Padre Generale mandandoci in Camerun era quello di impiantare l'Ordine Carmelitano. Queste sono le prime vocazioni. Speriamo che giungano a maturazione per un Carmelo teresiano camerunese.
Ai lettori de «II Carmelo oggi» chiedo la loro preghiera, la loro simpatia e anche il loro aiuto per la nostra missione. Se qualcuno volesse «adottare» uno studente carmelitano durante il periodo degli studi si faccia avanti: il Signore gli darà la ricompensa del missionario. che quest'anno celebrava i 400 anni della morte del suo Patrono, S. Luigi Gonzaga. Nella Messa solenne il pensiero andava al dono della fede ricevuta e cresciuta in quella comunità parrocchiale. Là venivano alla mente le parole del Papa nell'Enciclica sulla Missione: «Quando la fede è forte ed entusiasta la comunità parrocchiale è missionaria».

   Dopo la famiglia naturale, quella adottiva: Legnano. Qui, dove per più di 15 anni ho vissuto e lavorato prima di partire per l'Africa. Legnano è il campo base, è la mia casa conventuale, dove è difficile trovare un giorno per te. Gli amici sono tanti: allora... gli incontri, le visite alle famiglie, ai giovani, agli ammalati sono il pane quotidiano, è la condivisione nella fede di quello che hai ricevuto per il bene di tutti.
  E non poteva mancare la visita ai conventi e ai monasteri della Provincia che vanno da Aosta fino a Ferrara, per portare i saluti e le notizie dei Padri e soprattutto delle monache di clausura di Yaoundè, che non hanno certo la possibilità di venire in «licenza».
  E non è ancora finito: qualche giorno di predicazione missionaria a Barzio (Valsassina) - un tuo bel «regalo»! -, e una settimana di incontri spirituali-teologici a Notre Dame de la Vie nel sud della Francia.   Come vedi i 55 giorni di congedo in Italia sono stati ben riempiti.
  Mia sorella all'inizio della vacanza mi aveva proposto di passare 15 giorni di riposo in montagna. Avevo accettato ben volentieri. Poi vedendo come andavano le cose, una sera le dissi: «Senti, 15 giorni sono troppi, facciamo otto giorni». Intanto i giorni passavano e lei mi ricordava la promessa fatta. Io tergiversavo..., finché le dissi: «Credevo di poter fare almeno tre giorni con te, ma vedo che mi è impossibile». Al che lei sbottò: «Ecco, trovi il tempo per tutti, fuorché per te e la tua famiglia!» .Mi chiedo se un missionario può ancora riservare spazi per sé.
  Venendo in «licenza» si approfitta per «revisionare la carrozzeria umana: occhi, bocca, stomaco....» e si approfitta anche per fare il pieno per i bisogni della missione che sono sempre più grandi. Certo, tutto questo va fatto per il Cristo e con il Cristo, altrimenti sarebbe tutto vano.
  Mi viene alla mente quello che diceva S. Teresa d'Avila, la nostra Madre riformatrice:« Teresa da sola non può niente. Teresa e qualche soldo meno che niente: Teresa, il Cristo e qualche soldo può tutto». Vorrei che sia così anche per me.
 La missione nasce dalla gioia profonda di un dono gratuitamente ricevuto (la Fede), che tutto hanno il diritto di conoscere e di ricevere.
 - Infine mi chiedi quali sono i nostri progetti in missione.
 Il primo è quello di far vivere la nostra comunità che è diventata casa di formazione e di preghiera.
 Il padre Provinciale nelle sue visite fraterne ci ha incoraggiati a camminare in questa direzione; a noi ora l'impegno della realizzazione.
 Poi un secondo progetto, molto più ambizioso e che supera le nostre possibilità. Sia il Nunzio Apostolico, sia l'Arcivescovo hanno offerto altre case a Yaoundè: un santuario mariano o un centro di spiritualità. Forse ci hanno stimato un po' troppo, viste le nostre modeste possibilità.
 La richiesta è stata girata al Padre Generale e attendiamo una sua visita tra noi.
 Questo per dirvi che i progetti non mancano, la buona volontà anche, la voglia di lavorare c'è in tutti, le speranze sono grandi.
 Quello che il Papa dice della missione della Chiesa in generale, mi piacerebbe che diventasse realtà anche nella nostra missione parti¬colare: «Vedo albeggiare una nuova epoca missionaria, che diventerà giorno radioso e ricco di frutti se tutti i cristiani risponderanno con generosità e santità alla sfida del nostro tempo».
 Che questa visione ottimistica e piena di speranza del Papa, sia anche in tutti noi: è l'ottimismo della fede.

P. Gabriele Mattavelli - Legnano, 1° agosto 1991

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