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sabato 15 agosto 2015

San Pio e san Leopoldo «confessori» del Giubileo della Misericordia

San Pio e san Leopoldo «confessori» del Giubileo della Misericordia

 
(©LAPRESSE) SAN PIO DA PIETRELCINA
Prima parte di un’analisi del giornalista teologo Gennari sull’«inattesa notizia» dell'ostensione dei due corpi
GIOVanni-GENNARI
ROMA

«Sarà probabilmente uno degli eventi più partecipati del prossimo Anno santo della Misericordia l'ostensione dei corpi di padre Pio e dell'altro santo cappuccino Leopoldo Mandic, decisa da papa Francesco per sottolineare l'importanza del ministero del confessore. I due religiosi cappuccini, infatti, avevano file interminabili di fedeli davanti ai loro confessionali, ma certamente saranno di molto superiori, davvero chilometriche, quelle per entrare in San Pietro dal 10 febbraio prossimo, Mercoledì delle Ceneri, data d'inizio dell'ostensione». Così l’Huffington Post, nota fonte di sicuro «laica», ma non smentita. Dunque Francesco in occasione del Giubileo della Misericordia offrirà ai cattolici l’esempio di due «confessori», nel senso proprio di coloro che hanno amministrato per gran parte della loro vita il sacramento della penitenza, san Pio e san Leopoldo Mandic. Quest’ultimo passava anche 16 ore al giorno nella sua celletta-confessionale, nel Convento di Padova che ora è suo Santuario.

San Pio da Pietrelcina è arcinoto. Non si può dire lo stesso di padre Leopoldo Mandic, che però papa Francesco ha voluto insieme al Santo delle stimmate e della lunga diatriba anche interna alla Chiesa prima di essere definitivamente indicato come Santo, da Giovanni Paolo II. Ciò non era un fatto scontato, viste le difficoltà che padre Pio aveva incontrato anche presso le autorità vaticane quasi per tutta la sua vita, per tante ragioni di carattere generale e anche di singolarità del tutto sua.

La Chiesa ha sempre avuto tempi lunghi per riconoscere fenomeni strani, pur osservati e testimoniati da tanti, quando si tratta del problema della soprannaturalità di essi. Per san Pio, poi, si verificarono anche intrecci con faccende nelle quali egli non aveva alcuna colpa, ma erano in ballo anche problemi di interessi giganteschi, come affari di banche nelle quali entravano anche interessi di diocesi e di ordini religiosi, come accadde a cavallo tra gli anni ‘50 e ‘60, che aggiunsero alle diffidenze del passato, sotto Pio XI e successori alternati singolarmente con pro e contro: Pio XI contro, Pio XII pro, Papa Giovanni contro (anche se non fu del tutto vero, ma dipese da informazioni scorrette fatte giungere fino al Papa), Paolo VI pro…

In particolare ebbero difficoltà anche i gruppi di preghiera dei devoti di padre Pio nelle diocesi del Veneto: l’arcivescovo di Padova, monsignor Girolamo Bortignon, cappuccino anche lui, fu molto severo con i seguaci del Confratello Cappuccino, e ci furono episodi di scontri fortissimi. Un solo esempio: nella cittadina di Montagnana un viceparroco di grande energia, don Giuseppe C., a metà anni ’50, alla richiesta di Giovanni Scarparo, un devoto di Montagnana, in provincia di Padova, di benedire i locali ove si svolgevano le preghiere del gruppo padre Pio, rispose alla lettera così in dialetto: «Se el me chiede de benedire el so’ mascio (il suo maiale) lo fasso volentieri, ma quel locale mai!».

Ormai sono cose passate, e a parte qualche rimestatura polemica, di qualcuno che cerca di vedere ombre dove finalmente sono rimaste sicure soltanto le luci, san Pio da Pietrelcina è noto a tutti, e non sorprende il fatto che Francesco, attento alla modernità come pochi, ma contemporaneamente solido sulla base dell’autentica religiosità popolare, lo abbia scelto anche come testimone del prossimo Giubileo, più di ogni altro dedicato esplicitamente alla Misericordia: «Dio perdona sempre – una delle sue consuete affermazioni forti – mentre noi qualche volta ci dimentichiamo di chiederGli perdono».

Diversa è la vicenda, e la vita, e la missione di san Leopoldo Mandic. Ma di grande interesse, e ancora forse poco nota al di là dei confini dei devoti, la sua figura minuta – era alto poco più di un metro e 40 – vale la pena di conoscerla. Tra l’altro, e come a sorpresa, risulta che ancora nei primi decenni del secolo scorso egli è stato un apostolo dell’unità delle Chiese, e il problema ecumenico è stato un tema cui ha dedicato molta della sua preghiera e della sua attività di apostolo della misericordia e del perdono senza limiti.


 San Leopoldo scelto dal Papa come testimonial del Giubileo



 RAFFIGURAZIONE DI S. LEOPOLDO
Seconda e ultima parte di un’analisi del giornalista teologo Gennari sull’«inattesa notizia» dell'ostensione dei corpi dei santi Mandic e Pio da Pietrelcina
GIOVANNI GENNARI
ROMA

Eccoci allora alla seconda figura scelta da papa Francesco. Dopo san Pio, ecco Leopoldo Mandic, cappuccino anche lui, e come san Pio grande «confessore». Lui senza il segno delle stimmate, ma certamente uno dei figli che più hanno incarnato, pur in modo diverso, la multiversatilità di Francesco d’Assisi, «colui che a Cristo più s’assomiglia».

Leopoldo dunque, ora. Un suo motto continuo: «È il Signore che opera». Lo diceva sempre, ma non fu mai una scusa per non spendersi fino in fondo. Prete, frate discepolo di Francesco, poi beato e oggi Santo. Santo «confessore», davvero, perché ha passato tutta la vita nel confessionale, e proprio per questo Francesco lo ha scelto insieme a san Pio. Questi, grande anche agli occhi della cronaca, lui invece apparentemente piccolo, quasi ultimo tra gli ultimi…

Era nato nel 1866 in Dalmazia, allora impero austriaco, e presto si era fatto cappuccino in Veneto… Prete a 24 anni: in ministero a Venezia, Bassano, Thiene di Vicenza e infine dal 1909 a Padova. Da allora 33 anni sempre in confessionale, anche 15 ore al giorno. Confessioni facili, e anche brevi. A perdonare in nome di Dio si fa presto, e lui era delicato e premuroso, umile e fraterno, mai brusco e imperioso. Sempre per tutti nella celletta del Convento accanto alla basilica di Santa Croce, unica che sarebbe rimasta intatta di tutto l’edificio dopo il bombardamento del maggio del 1944 a Padova.

I biografi dicono che lo aveva predetto prima della sua morte, che arrivò il 30 luglio 1942. Piccolissimo di statura, meno di 1 metro e 40, fragile di salute, parlava con qualche difficoltà e spesso in dialetto. Lui si sentiva l’ultimo di tutti, perciò era sempre grato a tutti. Così per 33 anni filati, sempre aperto a uomini e donne, dotti e ignoranti, poveri e luminari inginocchiati a chiedere il perdono di Cristo. Incoraggiava tutti, soprattutto quelli – come lo sapesse prima – che venivano da più lontano. «Eccomi… Entri pure… La aspettavo!». Una volta arrivò uno tanto da lontano che non si era mai confessato e perciò si mise seduto al posto del confessore: lui lo confessò in ginocchio, al posto del penitente… Anche quando i peccati erano proprio grossi, lo stesso: «Abbia fiducia, anche io, prete e frate, sono un poverino, chissà quante ne farei se il Padrone, “el Paròn”, non mi tenesse le briglie!». Confessioni sempre brevi: su questo era inflessibile, perché la vera azione è di Dio… Ascoltava e perdonava, una preghiera, un sorriso e via. Se poi c’era tempo magari si parlava, affabile e fraterno, ma sempre dopo… Così in uno dei suoi rari scritti, a un prete: «Mi perdoni, padre, mi perdoni se mi permetto, ma vede… noi, nel confessionale, non dobbiamo fare sfoggio di cultura… non dobbiamo parlare di cose superiori alle singole anime… altrimenti roviniamo quello che il Signore va in esse operando. È Dio, Dio solo che opera nella anime. Noi dobbiamo scomparire…».

Le penitenze brevi e semplici. Semmai – diceva – poi tocca a noi completarle. Ma senza fanatismi: sconsigliava sempre le penitenze cruente, pesanti, cilici o catenelle… A uno che insisteva replicò brusco, cosa rarissima: «Caro padre, abituiamo i penitenti a ubbidire ai comandamenti di Dio e ai loro doveri. Ce n’è abbastanza. E i grilli via!». Saggezza e misura, con tutti. Qualcuno lo rimproverava di essere troppo buono con i peccatori, e lui sorridendo parlava al Signore: «Paròn, questo cattivo esempio me lo avete dato Voi!». È credibile che una frase come questa piaccia, e molto anche a un certo Jorge Bergoglio, oggi successore di Pietro.

Leopoldo, amatissimo dalla gente, piccola e grande, mai consentì clamore e folle attorno a sé. La devozione popolare fu tanta, ma si manifestò soprattutto dopo, e fino a oggi. Malato di cancro all’esofago si affidò tutto alla Madonna, come avrebbe fatto anche Giovanni Paolo II, il papa che il 16 ottobre 1983 l’ha proclamato Santo. Leopoldo in confessionale: tutto qui. La sua vicenda sempre uguale, come l’eternità già cominciata da questa parte, e tutta spesa per gli altri, tutti gli altri, a cominciare dai peccatori, cioè da tutti...
Al mattino dell’ultimo giorno volle celebrare la Messa, ma non la finì. Lo riportarono nella sua celletta e chiese ai confratelli di recitare la Salve Regina: sulle ultime parole si sollevò sorridendo, tra le lacrime non solo sue, e ricadde giù. Ultimo particolare: la sera prima aveva confessato cinquanta persone, l’ultima a mezzanotte! A guardarla da fuori si potrebbe anche dire una vita «monotona», ma di sicuro il «tono» è uno di quelli di cui il nostro mondo, e anche la Chiesa ha forte bisogno…
Lui guarda e sorride: basta guardarne una foto… Forse la vedremo ancora una volta pendere dalla loggia, in San Pietro, per il Giubileo della Misericordia in arrivo….



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