AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

venerdì 8 marzo 2013

PADRE MARIO NASCIMBENI

Ricevo con grande riconoscenza una breve ma sincera testimonianza di un fedele di Concesa.
Mi dispiaceva non aver nulla da dire, ma come ho giù scritto, P. Mario l'ho solo intravisto qualche volta, alle esequie di confratelli chiamati al Padre, o durante qualche predicazione, ma mai da vicino.
Pubblico con gioia quanto mi è appena arrivato.


8  Marzo 2013 

Carissimi :

Ho avuto modo di conoscere Padre Mario nel 2005 quando a metà Settembre teneva per i fedeli una settimana di esercizi spirituali presso il Carmelo di Concesa. Frequentandoli sono rimasto meravigliato dalla sua grande conoscenza, dalla semplicità di linguaggio, dalla grande disponibilità verso di noi che spesso lo interrompevamo per chiedere spiegazioni, e soprattutto dalla sua grande Fede.
Inoltre sempre a Concesa ogni anno nei mesi invernali teneva le lectio sul Vangelo, un anno il Vangelo di Giovanni, un altro quello di Luca ecc. in modo che, per circa tre anni .ero impegnato tutti i  sabato mattina facendo il possibile per non mancare. Ricordo che poiché la sede di Padre Mario era il Carmelo di Monza, facevamo a turni per andare a prenderlo e riportarlo in convento, era quasi una gara tra noi per averlo in macchina.

Poi per le vicissitudini della vita ci siamo persi di vista, qualche volta sentivo le sue omelie alla Messa delle 7, 30 su radio Mater, poche parole ma dense di significato che ti facevano riflettere per tutta la giornata.

Martedì mattina 5 Marzo per caso ascoltando la Messa per radio venne annunciato che era in suo suffragio,  pensavo ad un omonimia, purtroppo non era così Padre Mario era salito a Dio.

Questa e’ la mia umile (e forse noiosa) testimonianza, ma la voglio dare in ringraziamento per tutto ciò che mi ha dato e penso che molte persone possono dire altrettanto.

Ciao Padre Mario ci rivedremo in Cielo.

Ah, quasi dimenticavo Padre Mario era bravissimo a dipingere le icone, chissà se potrà farlo anche in Paradiso!


                                                                         Un fedele di Concesa 


Rispondo al gentile signore che mi ha inviato questa sua testimonianza: sono certa che P. Mario continuerà a dipingere icone (che tra l'altro è una forma di pittura che amo in modo particolare) anche in Cielo..abbellirà così - caso mai ce ne fosse bisogno! - la Casa del Padre dove lui già vi si trova


Aggiungo qui una piccola testimonianza trovata su Internet. Di tempo fa, ma molto interessante.


di Rosanna Tabasso – (La Regola del Sermig 10) Nell’agosto del 1980 eravamo al Melezet, pochi chilometri da Bardonecchia, per una settimana di ritiro. Una ventina tra giovani che pensavano ad una vocazione monacale, e famiglie, le prime della Fraternità. C’era con noi padre Mario Nascimbeni, carmelitano, appassionato uomo di Dio che già da qualche tempo ci stava introducendo alla spiritualità della Parola. Ed era proprio la Parola il tema del nostro ritiro. Ci interrogavamo da tempo su come leggerla, come pregarla. Non la conoscevamo, ma intuivamo di doverla scavare per trovare la sorgente d’acqua viva. In quei giorni padre Mario ci diede la chiave che ci aprì alla Scrittura. Fu un’esperienza forte, a partire dal cap. 8 del profeta Neemia: davanti all’assemblea radunata, Esdra e Neemia rievocavano le opere di Dio nella storia della salvezza. Il popolo piangeva, perché facendo memoria degli avvenimenti del passato sentiva che la medesima grazia gli era data in quel momento. 



E qui, un altro ricordo:

Erano passati pochi giorni da quando eravamo entrati per la prima volta all’Arsenale Militare di Torino per trasformarlo in Arsenale della Pace. Padre Mario Nascimbeni, carmelitano dal barbone immenso, appassionato uomo di Dio che già da tanti anni ci aveva introdotto alla spiritualità della Parola, ci disse che oramai eravamo in vetrina e che la gente si aspettava che avremmo fatto quello che dicevamo a parole. Noi dicevamo che i cristiani devono essere 24 ore su 24 disponibili e le chiese aperte 24 ore su 24. Ernesto Olivero sottolinea spesso che da quel momento abbiamo preso sul serio la “provocazione” di quell’uomo e sacerdote buono, che leggevamo come un’indicazione che Dio ci dava attraverso un amico che ci stimava.

Ora che è tornato alla casa del Padre, lo ricordiamo attraverso un pensiero sulla fede che ci aveva lasciato nel 1991. Riferendosi a 1Cor 1,21-23 (Poiché infatti, nel disegno sapiente di Dio, il mondo, con tutta la sua sapienza, non ha conosciuto Dio, è piaciuto a Dio salvare i credenti con la stoltezza della predicazione. Mentre i giudei chiedono i miracoli e i greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo crocifisso scandalo per i giudei, stoltezza per i pagani) ci aveva detto che lo scoglio più radicale per il pensiero umano sta nel fatto che Dio si trovi in un condannato a morte. Per Paolo “non ha conosciuto” non indica soltanto il conoscere intellettuale, vuol dire che non è entrato in comunione con Dio. E la stoltezza della predicazione era l’annuncio della morte di Cristo, la sua risurrezione. E nella cosa più stolta, lo Spirito agiva, lo Spirito faceva sentire che quell’annuncio stolto era vero. Allora non è più la convinzione delle parole, ma dietro queste c’è la forza di Dio che si rivestiva di quelle parole così deboli, così fragili e così stolte, umanamente parlando. Ancora oggi non abbiamo il coraggio di un annuncio di fede così forte; molte volte cerchiamo le mediazioni, e le consideriamo necessarie; però dovremmo capire che la potenza di Dio va aldilà di tutte le nostre mediazioni.


a cura della redazione di NP


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