AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

EDIZIONI PER VOI

Edizioni per voi: da leggere direttamente.
Alla destra della home-page, potrete sfogliare:
IL PAESE DI FANTASIA, fiaba in versione digitale (E-book)
e le sillogi poetiche:
DANZANDO IN PUNTA DI PENNA (tra versi poetici)
ILLUSIONI
PATCHWORD (ritagli di strofe)
Basta cliccare sulla copertina, e si aprirà il libro digitale
Buona lettura!
Oltre a questi e-book, l'autrice Danila Oppio ha pubblicato altri libri, la cui copertina è visibile sempre alla destra della home-page.

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la grafica è stata modificata, poiché la precedente era obsoleta, ma il blog e l'amministratore restano gli stessi!

Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

venerdì 24 maggio 2019

SEGNALIBRI in ricordo di ELENA ROCCA e TERESA GARDI

Per far memoria degli anniversari della venerabile ELENA ROCCA nel suo primo centenario della morte e di TERESA GARDI nel 250° anniversario della nascita, Padre Nicola Galeno OCD ha pensato di creare dei segnalibri, e di offrirveli come ricordo. Ne ho realizzate due versioni, una a colori e una monocolore seppia, come usava ai loro tempi. Si possono scaricare cliccando sull'immagine, salvarla e poi stamparla su leggero cartoncino. 
Pensando di avervi fatto cosa gradita, vi invitiamo a visitare i due blog indicati, dove troverete notizie più approfondite sulle due venerabili imolesi.
Aggiungo poche notizie, giusto per ricordare.

Dal sito SANTI E BEATI qualcosa sulla Venerabile Teresa Gardi


Dal sito della  Diocesi di Imola, su ELENA ROCCA



Ed ora eccovi i segnalibri di TERESA GARDI



E di ELENA ROCCA



Come indicato sui segnalibri stessi, vi invito a visitare questi due siti nei quali Padre Nicola Galeno OCD si è prodigato a trattare della vita di queste due venerabili, non solo in prosa, ma anche con liriche poetiche. 



I due blog a carattere religioso e spirituale trattano anche di altri Santi, soprattutto carmelitani, e di ogni altro argomento che aiuti a guardare in Alto, verso l'Altro! 

lunedì 20 maggio 2019

VOGLIAMO PARLARNE? Di DANILA OPPIO




In questi giorni sto pensando di scrivere qualcosa riguardo alla piega che sta prendendo un certo angolo di mondo, quello del clero.
Di notizie tremende ne leggiamo quasi ogni giorno, ma non sono qui a giudicare il comportamento per nulla coerente al Vangelo, di certi individui inqualificabili. Mi vien la nausea al solo pensiero.
Vorrei invece soffermarmi su cosa rappresenta oggi la spiritualità. Ne sto trattando con un religioso, il quale è di certo più vicino di me alle cose della Chiesa.
Ci sono teologi di grande intelletto, biblisti che trattano di religione come un archeologo che si sofferma su un reperto trovato in uno scavo. Lo analizza con competenza, lo classifica, lo colloca in un determinato spazio di tempo. Tutta cultura teologica senza che traspaia un minimo di spiritualità.
Mi chiedo: che senso hanno oggi le religioni, se non riflettono le tradizioni per cui sono nate? Se non seguono gli insegnamenti del Maestro che le ha fatte sorgere? Non mi riferisco solo a quella cristiana, cattolica. In genere non si respira più il senso vero della spiritualità da qualunque parte provenga. L’uomo non segue quasi più le cose del Cielo, ma quelle del mondo. O appartieni a Dio, o a Mammona. Ed è Mammona che attira maggiormente, infido, striscia come una serpe nel cuore e nella mente non solo dei laici, ma anche del clero e dei religiosi.
E così appare normale che ci si serva delle cose del mondo, e si trascurino quelle dello spirito.
Ci si aggrappa a questa vita, e non si pensa a quella che appartiene all’eternità.  Cosa mai potrà essere trasmesso ai giovani, sempre più portati a cercare emozioni forti, a rischio della propria vita? Oggi ho letto di due giovani uomini, che correvano a 220 chilometri orari sull’autostrada A1, schiantandosi e poi falciati da un’auto in arrivo. Dover erano diretti? Presso una discoteca, nella quale avrebbero comperato la loro dose di droga giornaliera.
Se non si ama questa vita che ci è stata donata, se non si conosce l’Autore della stessa, se non ci si sofferma sul senso di questa nostra esistenza, che è quella che da sempre ho individuato come la piattaforma di lancio verso il Cielo, si spreca una grande occasione. Omicidi, droga, violenza e quant’altro è ciò che sta devastando il mondo. Perché dunque seguire le cose del mondo, invece di far volare l'anima in alto, certi che solo quella è eterna?
Non dico di seguire la via dei santi d’un tempo, forse troppo accaniti contro il proprio corpo, con privazioni o torture che oggi vengono tralasciate per quell'aspetto irrazionale, isterico, che certo non era ciò che il Signore insegnava. E neppure farsi irretire da quei santi visionari, per i quali talvolta si tende a dubitare della loro sanità mentale.
Penso ai santi di oggi, quelli sconosciuti, che accettano la sofferenza fisica o morale paragonandola a prove che servono a purificarli. Poco fa ho pubblicato la storia di Marco, ma potrebbe essere quella di Luigi, di Paola, nomi a caso, e di tanti altri. Quelli che in silenzio vivono l’esperienza di Cristo, che con l’esempio ci fanno comprendere quanto sia a volte più difficile vivere in condizioni di salute pessime, o di vita grama sotto altri profili, eppure dimostrano coraggio, sorridono e combattono. Perché il loro pensiero va oltre i confini del mondo. Sale verso l’Alto in direzione dell’Altro.
Sto trattando di laici, non di sacerdoti, di monache, di religiosi che,  a mio modesto avviso, sono questi ultimi a dover infondere la forza del Signore, comportandosi come suoi discepoli, trasmettendo quel senso di spiritualità che mi pare finita nel dimenticatoio delle buone intenzioni.
Fare, creare riunioni, Consigli, ritiri, viaggiare in pellegrinaggi che sembrano sempre più giri turistici che di tipo spirituale. Nelle chiese si vedono poco, sono spesso irreperibili, per non parlare dei confessionali che sono passati di moda non solo per i penitenti, ma anche per il clero. Tempo perso? Che importa se un credente ha bisogno di liberarsi di un peso che gli grava nell’anima? Che importa se un altro vorrebbe incamminarsi verso Dio con l’ausilio di una guida spirituale? Ma dove sono questi sacerdoti, religiosi, che non hanno tempo o desiderio di rendersi utili spiritualmente per chi ne ha bisogno? Non si sa. Hanno mille cose da fare  e non sprecano tempo per queste inezie.


Ultimamente ho potuto costatare che si cerca di distruggere, di affossare, piuttosto che salvare il salvabile, o mantenere quel che già c'era. Non scendo nei particolari, chi mi conosce sa che ho una lingua tagliente, che taglia perché è diventata spada che stronca. Cosa sia stato affossato, lo sanno bene coloro che non ci hanno pensato due volte a fare tabula rasa. Se questo è l'operato della Chiesa, non posso condividerlo e non lo farò mai. L'Arcangelo Michele insegna, e con la spada caccia i demoni. E molti di loro sguazzano felici anche nell'interno della Santa Sede, figuriamoci se non hanno inviato le loro diramazioni anche in altri luoghi che dovrebbero essere sacri a Dio e agli uomini. 
Poi non si lamentino che le chiese si svuotano, che i giovani scelgono strade di difficile percorrenza, che la gioventù è marcia. Scusatemi, ma mi aspetto, anzi pretendo, che siano loro i primi a dimostrarsi santi, che siano loro a dare testimonianza di una vita che segue le orme di Cristo.
Questa è un'assurda pretesa? Forse si, ma ritengo che debbano essere loro a sacrificare per primi la propria esistenza, donandosi agli altri e non pensando ai propri interessi. Qualsiasi essi siano.
Per questo ammiro chi diffonde la spiritualità in varie forme, siano esse conferenze che avvicinano con semplicità i fedeli, non infarcite di argomentazioni teologiche spesso ben poco comprensibili ai semplici, o liriche poetiche a carattere spirituale che toccano il cuore della gente.  Per questo pubblico volentieri testimonianze dirette, che riguardano persone comuni e non Santi in Paradiso, perché come titola questo Blog, IL PARADISO NON PUÒ ATTENDERE, DOBBIAMO GIÀ CERCARE IL NOSTRO CIELO QUI SULLA TERRA. 
E ammiro  con gratitudine immensa i missionari che mettono a rischio la propria vita per il bene degli altri. Grazie Padre Federico del Carmelo della Repubblica Centrafricana, che con penna semplice ma d'effetto, e immagini reali, scrive articoli di grande impatto e verità, su quel che succede in Africa. Mai ricevuto qualcosa  di simile in merito al Camerun. 
Non ho voluto puntare il dito verso nessuno in particolare, mi rivolgo a tutti in generale, piuttosto mi sono limitata a osservare e a trarre alcune riflessioni, che non pretendo siano condivise, ma che senz’altro non sono apparse nella loro nuda e cruda evidenza a me sola. Volevo solo far riflettere chi legge, e spero che lo facciano anche uomini di Chiesa.
Mia madre versa in gravi condizioni. Alcuni religiosi della mia parrocchia ne sono di certo  informati, ma nessuno, dico NESSUNO, si è mai scomodato con una visita a mia madre, o almeno con una telefonata per chiedere notizie e magari spendere una preghiera per lei e per me, che soffro. (Ah, già, dimenticavo, sono presi da tanto da fare, quali pretese potrei mai accampare?) Tranne uno,  che non fa parte di questa parrocchia, eppure da lontano, ovunque egli si trovi ora o in passato, mi ha sempre seguito, e prega quotidianamente per la mia famiglia, così come tanti miei amici e conoscenti laici, che trovano il tempo, anche se ne hanno poco, per scrivermi qualche parola di conforto. 
Danila Oppio

IL PADRE SPIRITUALE E L'AUTORITÀ DELLA CHIESA (da BASTA BUGIE.IT)


Do' seguito al mio articolo precedente, prendendo spunto da questo trovato su:
e per chi fosse interessato, potrà leggerlo per intero al link indicato qui sopra.



IL PADRE SPIRITUALE E L'AUTORITÀ DELLA CHIESA

E' necessario affidare la nostra anima a un sacerdote in tutte e tre le tappe della nostra vita spirituale
da Radio Roma Libera
Guardiamo prima la necessità di un direttore (maestro spirituale / confessore regolare) rispetto ai pericoli della vita spirituale, e poi rispetto all'autorità della Chiesa; e dopo le qualità che convengono ad un tale.
Proveniamo da un bel regno, ed a quel bel regno dobbiamo tornare, ma tornare attraverso un paese selvaggio e pericoloso. Il terreno è ingannatore e pieno di pericoli; dappertutto ci sono nascosti nemici senza misericordia che ci vogliono uccidere ed impadronirsi delle nostre anime. Il Re che ci ha incaricati di tornare al Suo regno ci ha giustamente fatti accompagnare da un Suo servo che ci possa guidare attraverso il terreno e custodirci dai nemici feroci. Questo è l'Angelo Custode. Ma vuol farci accompagnare anche da un altro, non invisibile e puramente spirituale, bensì visibile ed al contempo spirituale e materiale, un nostro pari, ben versato nei pericoli del terreno e dei nemici che lo infestano, con cui ci possiamo intrattenere in ogni reciprocità, libertà, e franchezza; consigliare, ed obbedire prontamente per arrivare alla meta in sicurezza.
Scrive Padre Morando nella sua edizione delle Opere di santa Teresa d'Avila (Vita, volume IV): "Il confessore è padre, maestro, medico, giudice, e guida dell'anima che a lui si affida... Di esso si serve il Signore come di un secondo Angelo Custode per illuminarci, dirigerci, toglierci dai peccati, e dai vizi, riprenderci e guidarci sulla strada sicura della salute".


E allora? Perché tante difficoltà a confessare, o a prestarsi quale padre spirituale, da parte di certi uomini di Chiesa? 

domenica 19 maggio 2019

DOBBIAMO IMPARARE DA MARCO - testimonianza di Giulys



DOBBIAMO IMPARARE DA MARCO

   Il prof. Andreoli parlò dell'esistenza della bellezza interiore del dolore a una trasmissione sull'importanza delle parole,  che ora è solo esteriore.
Non la capii, mi rivolsi a psichiatri e psicologi conosciuti ma nessuno di loro mi diede una spiegazione plausibile.

   Ieri, quando Marco è mancato, amico di mio fratello, una vita di sofferenza e mi è ritornata alla mente quanto sostenuto dal prof. Andreoli.

   Marco fin da piccolo era malato ai reni. Dopo varie operazioni subì un trapianto fino a ridursi su una sedia a rotelle , alternando periodi buoni a altri sempre peggiori.

   Ciò non gli ha impedito di studiare, di sfruttare e sviluppare le sue doti quale giornalista e radiocronista sportivo per i vari sport locali, fino ai suoi ultimi giorni.

   La madre lo accompagnava in auto al collegio Brandolini tutti i giorni perché potesse frequentare l'Istituto per Ragionieri, e poi a Udine le lezioni di Economia e Commercio che purtroppo ha dovuto interrompere per l'aggravarsi del suo stato di salute. Non avrebbe potuto recarsi da solo con autobus: lei pazientemente e con grande forza, che ha trasmesso al figlio non solo attraverso il suo DNA ma anche con la consueta pazienza, lo aspettava nel piazzale antistante gli edifici scolastici e universitari. In auto attendeva la fine delle lezioni, che ci fosse pioggia o vento, nebbia o sole, trascorreva il tempo a cucire, a ricamare pizzi, centritavola, tende, tovaglie, camicie, e a rammendare. A ogni buon esito medico e scolastico c'era un pizzo completato per qualcuno, spesso per la basilica della Madonna di Motta.

   Il padre Sergio, da bravo falegname, ha costruito la loro casa al fine di eliminare tutte le barriere architettoniche, fin da quando ancora non si parlava di agevolazioni fiscali al riguardo, o addirittura inventando adattamenti secondo le progressive difficoltà.  Accompagnava Marco a tutti gli appuntamenti sportivi che entrambi seguivano con l'entusiasmo pari ai quello dei tifosi più agguerriti. Non mancavano mai a cantare nel coro della parrocchia e della basilica, entrambi e sempre con presenza attiva e fervente.

   Marco aveva anche una bella voce e, oltre che radiocronista e cantore, era anche lettore durante la “messa granda delle dieci in Basilica, e si notava quanto fosse dispiaciuto se qualcuno gli toglieva incautamente il posto, non pensando che per lui era un'occasione  importantissima per la sua vita.

   Era una penna difficile, non largo di giudizi benevoli agli sportivi, graffiante e duro come spesso accade per chi si trova a dover lottare ogni momento per muoversi, mangiare, dormire, ciò che di solito  per chi non ha problemi di salute, fa senza rendersi conto di quanto sia fortunato. Ci metteva però sempre tanta volontà, come quando incitava e sosteneva gli animi delle sue pallavoliste preferite.

   E le vacanze? E perché no!  La montagna era una meta familiare cui non si doveva rinunciare, così come i pellegrinaggi a Lourdes e alla Terra Santa, quel sacro luogo che lui sperava di poter rivedere anche a giugno 2019.

   Durante una celebrazione  per il giubileo mariano alla quale partecipavano gruppi cristiani residenti nei dintorni, mi colpì il suo disappunto per le loro movenze esuberanti e canti rituali tipici africani. Quelle persone, socialmente in difficoltà, erano più simili a lui che alla platea per problemi di accoglienza e di integrazione: erano stranieri  e quindi emarginati, ma  li disapprovava per la diversità del loro modo di partecipare alla funzione religiosa,  secondo lui non attinente al rito religioso rigorosamente classico in cui era cresciuto.

   Un duro in tutti i sensi, anche nell'intransigenza di una fede che gli ha permesso di lottare fino alla fine, con la certezza di vivere ogni minuto immerso nella gratitudine, affidandosi alla volontà divina, nonostante le continue battaglie fisiche sempre più estenuanti.

   Ogni ricovero era un'incognita e i medici si stupivano per le subitanee riprese. Lo scorso anno gli riscontrarono una massa abnorme nell'addome infiltrata tra vari organi, tanto che l'equipe sanitaria si rifiutò di intervenire, poiché l'unico rene era malato e lo stato fisico debilitato.

   Il marito di una nostra amica, ricercatore oncologo a Trento, analizzò gli esami e lo propose a Verona, dove tentarono l'impossibile: Marco sapeva che non aveva scampo, ma comunque volle sottoporsi all’intervento chirurgico, pur col rischio di rimanere sotto i ferri o aspettare la fine precoce. Non sarebbe stato un’operazione decisiva e risanante, ma una prova, un esperimento.

   E anche questa volta, a dispetto di tutti, Marco reagì positivamente, poiché si affidava sempre alla Madonna, e anche i medici dissero che forse si era trattato di un miracolo.
Lentamente si riprese e riuscì a fare terapia riabilitativa, a uscire in carrozzina elettrica. Era un informatico di ultima generazione, guai a farsi sfuggire le pur costose novità tecnologiche che gli permettevano di muoversi un po'. Fece qualche vacanza ancora in montagna, anche lì  subì qualche ricovero in vari ospedali, per un mal di gola che peggiorò il respiro e la deglutizione, facendo uso di antibiotici sbagliati ma, ancora una volta, ne venne fuori.

   Seguiva sempre lo sport anche nei letti d'ospedale, e raccontava che aveva compiuto i quarant'anni in Terra Santa e ne andava fiero. Come ho già detto in precedenza, progettava di ritornarvi a giugno 2019, ma poco prima di Pasqua le sue condizioni peggiorarono precipitosamente e il giovedì Santo era di nuovo a Ca' Foncello.
  
   Le vene erano fragili e iniziarono a infilare il catetere per la dialisi su quella del collo,  le sue sofferenze divennero sempre più intense. Rifiutava gli antidolorifici perché non voleva dormire, desiderava stare sveglio per vivere ogni minuto,  prevedendo che  avrebbe potuto essere l'ultimo.

   A Pasqua il fratello mi disse che combatteva con tenacia, il morale alto,  come spesso dimostrava, ma stavolta  appariva stanco come mai prima d’ora. Iniziava a gonfiarsi e la pressione scendeva sempre più, e a metà settimana in Albis non si alzò più dal letto e non riusciva a parlare. Avendo perduto tutte le forze, la madre chiamò il Cappellano per la Comunione e lui muovendo un dito, fece intendere che la voleva ricevere.

   Sabato 27 aprile 2019 compì quarantasei anni. Lunedì 29 aprile 2019 all'alba ebbe un infarto, si agitò e chiamarono i familiari. Tentarono di rianimarlo, e la madre percorse velocemente in auto i 45 chilometri  che la separavano da Treviso. Arrivò in tempo prima che un secondo infarto lo portasse via da questa terra.  Ho avuto la fortuna di salutarlo, pochi giorni prima della sua scomparsa, nel piazzale della Madonna e mi aveva detto: “fin che la va!”.
   Giovedì Santo fioriva un giglio con un mese di anticipo, il famoso giglio della nonna materna, che preannunciò la morte di papà, e lo avvertii come un presentimento per Marco; il Sabato Santo fiorì un altro e lo associai  ad una cara signora che ebbe un infarto e il terzo per il marito dell'amica materna che si era aggravato.  Sembra stupido, lo so, ma ho iniziato a leggere queste fioriture come un segno, un legame invisibile tra terra e cielo, qualsiasi sia la natura, divina o ancestrale.

   Capitò durante giornate grigie, col ritorno del freddo vento invernale che di norma arresta i primi germogli primaverili. Eppure…i gigli fiorirono. In realtà questi gigli sono apparsi come angeli per Marco, perché alle cinque del 29 aprile 2019, lui spirava mentre la rosa ultracentenaria di mio nonno paterno fioriva. La mattina, quando mi alzai e la vidi fiorita, pensai subito a Marco, e ne ebbi conferma quando più tardi dai giornali lessi la dolorosa notizia . 

   E’ la rosa di Marco, “innamorato della vita”. I frati non usano nominare singoli soggetti durante le messe, invece per lui era da molto tempo che chiedevano preghiere, e furono pronti a dargli il saluto di commiato, tanto erano ammirati per il suo calvario vissuto con indubbia fede.

   I giornali e gli sportivi l’hanno voluto ricordare mentre la famiglia ha deciso di vestirlo con abiti sportivi e la maglia firmata da atlete dell'Imoco Volley per la quale stravedevano. La madre ha voluto deporre il suo corpo nella bara del Papa, di legno chiaro, come di compensato, semplice e ornata da un mazzo di calle, umili fiori di campo come lo era lui, rustico ma profondamente essenziale.

   Giace sereno, sembra un bambino con le piccole mani bianche e la grande testa, il viso ancora un po' abbronzato. Il fratello lo rimprovera già: guarda che lì hai fatto guai, guarda che devi fare questo, fare quello...

   La madre è come lui, forte, afferma che lui non ce la faceva più. E’ contenta quanto i social parlano di lui; era importante, non era solo un malato in carrozzella, un ultimo. Il padre tace, un uomo sempre a disposizione degli altri e l'ombra di Marco, non sa nascondere il suo abbattimento.

   L'epigrafe riassume il credo famigliare: E' in Paradiso. Stasera primo maggio si reciterà il S. Rosario, domani alle ore 11 non un semplice funerale, ma la liturgia di Resurrezione. Lui ha vissuto pienamente ed ho così compresa l'espressione del prof. Andreoli sulla bellezza del dolore. Sto piangendo ancora la dipartita del mio papà e ora lui è con Marco che gli farà di sicuro la telecronaca del Giro d'Italia.

   Il due maggio, giorno dell'ultimo saluto in terra, festeggerà con i nostri grandi eroi più intimi, insieme al tavolo di Leonardo da Vinci, brindando all’anniversario della scomparsa del grande artista, avvenuta 500 anni fa, nel 1519. E ditemi se sia solo una fatalità. Vorrei fermarmi qui a raccontare di Marco, ma il funerale, anzi la liturgia di Risurrezione scelta in tutto il rito dalla famiglia, mi spinge ancora, solo per fare memoria, a rileggerla per ricordarmi un buon esempio forte di vita.

   Il rosario è gremito di giovani, amici, sportivi: si recita il primo maggio così che tante persone possono parteciparvi. Il giorno dopo la chiesa è gremita, tanto che molta gente è dovuta rimanere fuori:  giornalisti, calciatori, pallavolisti che portano la lunga bara bianca spoglia per un corpo piccolo. Ma sono più adulti, tantissimi lo conoscevano e anche i suoi amici frati che leggono le letture pasquali e di Resurrezione.
   La fede famigliare in cui è cresciuto li sorregge nella certezza che non è stata una vita persa ma piena e ora in assoluta lucentezza. Le campane hanno suonato rintocchi di festa pasquale, gioiosi nell'accompagnare a piedi il feretro. Ho tentato trascrivere qualche passo dell'omelia del Parroco. Quando rileggerò i miei appunti, penso di trovare tante ripetizioni, ma chissà che possano tornare utili ...

    “I valori di Marco radicati in Cristo per non essere nullità, ma diventare dignità: anche nell'importanza di celebrare il rito (era molto attaccato alla tradizione severa, difficile) ...Era un terremoto per come si esprimeva nelle varie relazioni umane. Un cuore limpido per orientarsi verso le stesse che Dio offre e che attendono di esprimersi nella normalità: ciò dona il senso di Risurrezione e pienezza. Il corpo lascia vuoto da riempire in altra dimensione.

   Altro passo scritto nella vita di Marco: sua convinzione che chi cammina in fede, apre orizzonti per godere pienezza nel Signore. Ricordate l’entusiasmo per le sue tante passioni. L’amore concreto per la Terra Santa e lo sport. Lascia traccia di lievito consegnato per far lievitare la farina che in noi secca. Storia non scritta di emozioni di strada ma dentro di noi il Risorto matura dentro: il sole all'orizzonte al tramonto illumina ancora come il Sole che giunge a Pasqua. Il canto scelto da famiglia è Victimae Paschali Laudes, inno pasquale, perché lui ha vissuto con i segni della Passione. Cristo Risorto vi avvii sulla strada di Marco, che ci da' una mano da vittorioso, non dobbiamo vedere la sua dipartita come morte di una vita, ma di vincita, starà sempre con noi dandoci coraggio.

   Era un terremoto, lassù ne starà combinando una delle sue. Era anche battagliero come serve nello sport. La benedizione dell'acqua alla sua salma: come nel Battesimo che rigenera e la sua morte non deve sembrare una pianta spezzata ma potata per rigermogliare; l'incenso: resina che profuma e si espande similmente al suo fare e pensare; cero pasquale come la Luce di Cristo che arde per sempre.”

   Il canto finale è stato l'inno a Maria Regina Coeli che la folla ha ripetuto spontaneamente più d'una volta, Maria Maddalena che è stata la prima a trovare il sepolcro vuoto, sua Madre che corse in auto per essergli accanto per l'ultima volta, qui in terra. Un padre mi ha detto che devo far conoscere questa esperienza del dolore cristianamente vissuto da Marco che è preziosa eredità: anche se l'ho buttata giù di corsa e mi scuso per chi troverà tante ripetizioni e slittamenti nel fantastico, da modesta credente e scarsa scrittrice. Ognuno di noi perde tanti affetti nella propria vita che fanno nascere in noi sentimenti contrastanti di rabbia e timore. La dipartita di Marco trasmette invece un segno di speranza e di quiete.

                                                                                GIULYIS


   NdR: La testimonianza dell’autrice è un ottimo incentivo per aiutarci a vivere una vita veramente cristiana, così come l’ha vissuta Marco, e per comprendere che la morte terrena non è la fine di tutto, ma l’inizio di una nuova Vita.

   Il testo è stato rivisitato, per eliminare ripetizioni, e dare un senso ad appunti presi al volo o non molto chiari, ma il contenuto resta quello che Giulys ha voluto trasmetterci. E la ringraziamo di cuore per il racconto che ci ha trasmesso.
                                                                                             

TERESA GARDI - QUARTA PARTE di Padre Nicola Galeno OCD





























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Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi