AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

Nostra Signora del Carmelo

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colei che ci ha donato lo scapolare

domenica 17 maggio 2026

MARIA, UNA DI NOI . UMANA - Seconda conferenza Mese di Maggio di Padre CLAUDIO TRUZZI OCD

 MARIA, UNA DI NOI – UMANA   

Seconda conferenza mese di maggio di Padre CLAUDIO TRUZZI OCD


Maria è una povera donna di Nazareth

Una “anawin”(“povera di Javeh”). Una che ha appreso a confidare in Dio poiché intorno a sé non ci sono molti segni di tenerezza. E il Dio d’Israele non è soltanto il suo rifugio, ma la pietra angolare che dà stabilità alla sua vita, la terra fedele che sostiene la sua laboriosità. E Maria s’aggrappa ad una confidenza e ad una promessa. E inizia a credere. 

Si converte nella donna credente. Nonostante nessuno se n’accorgeva: passava per le viuzze di Nazareth come qualsiasi altra persona. E allora Dio la convertì nella “benedetta”. La bellezza e la bontà di Dio si sparsero sulla sua “povertà” e l’illuminò della sua luce. 

È lo stile di Dio. Pur avendo dinnanzi a sé ogni splendore, Egli continua a preferire le “vittime”, gli uomini dal volto sciupato, le donne dallo sguardo fermo e dal cuore spezzato, la gente senza terra e senza pane, chi cerca e dubita perché tutto intorno a sé è crollato come una costruzione di carte da gioco. 

Lui continua a scegliere preferibilmente i poveri, perché sono loro che maggiormente necessitano di un briciolo di tenerezza.

È albeggiato il nuovo secolo. Una nuova opportunità perché questa bellezza e bontà continui a svilupparsi, affinché noi, gli uomini e le donne di questo tempo, possiamo soffermarci sull’umile, sul piccolo, e così creare nuovi legami di generosità e amore in un mondo bisognoso di Dio. Questi sono i tempi nuovi, il tempo in cui continuare ad alimentare la possibilità di sperare.

È sempre bene farsi domande. Un cristiano che non se ne pone, è un povero cristiano, perché tale atteggiamento, molte volte, indica che la fede che lo deve sostenere è una fede morta, sterile per il vuoto che ha dentro. Perché allora non porci alcune domande su Maria, sulla Madre, sulla Discepola del Signore?

–  Come presentare Maria agli uomini e donne di secolo XXI?

–  Quali sarebbero gli aspetti nuovi che risalterebbero e quegli vecchi che verrebbero meno?

–  O anche, più semplicemente, come mi pongo io dinanzi a Lei?

•  Maria: “una creatura come noi”

Nei dibattiti sulla Vergine Maria si delineano in genere due tendenze:

– la prima sottolinea la sua unicità, e in particolare il suo privilegio dell’Immacolata Concezione;

– la seconda invece insiste sulla condizione terrena, di “creatura”, di Maria di Nazareth e su una fede del tutto simile alla nostra, e quindi sottoposta ad oscurità e difficoltà.

Non si tratta di dare ragione agli uni o agli altri, ma di contemplare la figura di Maria per meglio conoscerla, e rendere così più solida e “vera” la nostra devozione verso di Lei.

•  Maria la credente

Prima di tutto vorrei attirare l'attenzione sull'importanza della fede in lei, o meglio, del fatto che Maria sia stata una credente.

Tale realtà è già riconosciuta dalla cugina Elisabetta: “Beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore” (Luca 1,45). E, da notare, non si tratta qui di un semplice dato della personalità religiosa di Maria, ma di un principio fondamentale che sta alla radice della sua missione.

Come puntualizzò Giovanni Paolo II, nelle parole di Elisabetta – con a quelle dell'angelo che la indicano “piena di grazia” (Lc 1,28) –, «si rivela un'essenziale contenuto mariologico, cioè la verità su Maria, che è diventata realmente presente nel mistero di Cristo perché ha creduto» (“Redemptoris Mater” 12).

Quindi una retta interpretazione della fede di Maria coincide con la vera immagine di Lei secondo il disegno salvifico di Dio.

 

• “La piena di Grazia” 

Nella persona di Maria occorre salvaguardare due aspetti testimoniati dalla sacra Scrittura stessa: 

– la pienezza di grazia: che la rende in modo unico amata da Dio e redenta da Cristo (mediante il privilegio dell'Immacolata Concezione),

– e la condizione terrena di creatura credente.

Tali aspetti vanno spiegati attentamente – e, prima ancora, mantenuti ben uniti, perché: 

– se si abbandona il primo (Immacolata), Maria viene declassata e ridotta al nostro livello di fedeli attratti dal peccato e, di fatto peccatori; ma, 

– se si dimentica il secondo (creatura come noi) si rischia di rendere la  Madonna una “quasi-donna”, una “semi-dea”.

È importante, allora, rifarsi alla radice della discussione, cioè alla dottrina definita dell'immunità di Maria dal peccato originale (Concilio 1854). Per questo è necessario, anzitutto, capire in che cosa consista il “peccato originale”, per comprendere come la santa Vergine ne sia stata esentata.

Ora, l'essenza del peccato originale sta nella mancanza sia della grazia divina, sia dell'elevazione soprannaturale alla quale l'uomo era stato originariamente destinato. Proprio da tale privazione deriva la nostra l'incapacità di amare Dio sopra tutte le cose e, di conseguenza, di evitare i peccati gravi personali.Da tutto ciò appare chiaro come, l'Immacolata Concezione (= concepita senza peccato originale) implichi che Maria è stata creata nella grazia di Dio – la quale è ordinata ad una vita santa e senza peccato.Pur non essendo dogma di fede che Maria sia stata immune dalla “concupiscenza disordinata” si ammette comunemente che essa non si trovi in Lei, poiché tale concupiscenza “deriva dal peccato e conduce al peccato” (Conc. di Trento). Ciò che invece bisogna riconoscere in Maria – e che neppure il peccato originale toglie nei battezzati –, è la “natura umana”, con tutto quanto comporta nella sua costituzione: funzione nutritive, generative, corporale, spirituali...: sottomissione alla legge della progressività nell'approfondimento e maturazione, condizionamento della cultura e dell'ambiente; passaggio tra le fasi dell'infanzia, adolescenza, gioventù, maturità, vecchiaia, malattia, morte...; esperienza di fame, sete, sensibilità alla temperatura, fatica, sofferenza. È chiaro che Maria avrebbe potuto essere esentata da simile condizione naturale attraverso i doni cosiddetti “preternaturali” [cioè, non dovuti alla natura umana]. Però, attenzione: ciò bisogna provarlo volta per volta alla luce della rivelazione o in base ad un'esigenza certa della sua missione...

• “La notte della fede”

Ma, proprio il Vangelo pone in guardia dall'attribuire a Maria certi doni o privilegi. Una volta si ripeteva: “De Maria, numquam satis bene” (= su Maria [non si parla bene] mai abbastanza); ma meglio correggere in: “De Maria numquam bene satis (… abbastanza bene, in modo appropriato, senza esagerare).

È infatti lo stesso Vangelo che ci informa circa il sentimento di meraviglia provato da Maria e da Giuseppe udendo le parole di Simeone (Lc 2,32); anzi assicura che nel ritrovamento di Gesù al tempio “essi non compresero le sue parole” (L 2,50).

A parte l'apparizione dell'angelo Gabriele, il cammino terreno di Maria è determinato, come abbiamo notato, dalla fede. Per due volte Luca, infatti, presenta Maria in atteggiamento di silenzio meditativo per comprendere, penetrare azioni e parole riguardanti il Figlio, che anche per Lei resta sempre un enigma permanente: «Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore» (Lc 2,19; cf 2,15).

E poi, Maria, pur inondata dalla grazia dello Spirito Santo e da tanti carismi, deve superare i condizionamenti culturali e religiosi del suo popolo per accogliere la novità evangelica instaurata dal Figlio. 

Ella sperimenta, sotto le parole di Gesù a Cana e nella vita pubblica, il passaggio non indolore da madre a discepola. Deve progressivamente re-interpretare la sua missione di madre nel contesto del regno di Dio, dando la precedenza all'iniziativa del Figlio e puntando sui legami spirituali con lei.

E deve superare una certa concezione del messianismo in auge al suo tempo per aprirsi all'inaudita esperienza del mistero di un Redentore che salva, sì, il mondo, ma attraverso la sua morte e risurrezione.

Non esente dalle condizioni naturali, Maria non è neppure esonerata dal dolore. Conosce l'esilio in terra straniera (Mt 2,13-15), il disagio abituale nei pellegrinaggi che ella compie ogni anno da Nazareth a Gerusalemme (Lc 2,41), un dolore vivissimo quando smarrisce il Figlio dodicenne (Lc 2,48). 

E che dire della “spada” che trafiggerà la sua anima (Lc 2,35)? La partecipazione materna di Maria alla passione del Signore è compiuta a caro prezzo allorché vede il Figlio suo ripudiato, oltraggiato, tradito, crocifisso, ucciso. Che dire, poi, quando si ritrova sulle ginocchia il suo Gesù calato dalla croce: livido, sanguinante per la flagellazione, con una corona di spine… Soltanto una madre potrebbe farsene un’idea! Forse sarà sgorgato dal suo cuore un “Perché, Padre?”. Più che mai allora sperimenta una particolare fatica del cuore, unita ad una sorta di “notte della fede”, forse la più profonda nella storia dell'umanità (cf. Redemptoris Mater, 17-18).

E il dolore di Maria si prolunga nella vita della Chiesa primitiva, quando il rifiuto del suo Cristo si manifesterà e prenderà sempre più forza sino alla persecuzione dei suoi discepoli.

Tutto questo mostra a sufficienza come la vita terrena della Madre di Gesù, pur essendo libera dal peccato, non è stata esente dalla fatica, dalla sofferenza e dalla legge del susseguirsi drammatico della storia. Giustamente il concilio Vaticano II ha riassunto la vicenda evangelica di Maria con le celebri parole: “Così anche la Beata Vergine avanzò nella peregrinazione della fede...” (LG 58).

Maria risolveva tutto con speditezza e facilità? No, per il semplice motivo che era sottoposta alla legge del tempo, che imponeva anche a Lei i ritmi di assimilazione e maturazione. 

Così, del resto, la presenta il Vangelo. C'è una frase, nel vangelo che conclude il racconto dell'Annunciazione, che ci deve far riflettere: «... e l'angelo si partì da lei».

Non è certo un lieto fine. Semmai è un grandioso ma faticoso e impegnativo inizio.

Maria rimane sola. Più nessuna comunicazione straordinaria. Più nessun messaggio che rassicuri ed elimini i dubbi. Il cammino lo deve compiere con l'aiuto della propria fede, non con l'assistenza speciale dei un angelo. Anche nella sua vita, come nella nostra, scoccheranno i “perché”. E la luce la dovrà ricavare attraverso le tenebre più fitte, non attraverso risposte prefabbricate. 
L'angelo ha esaurito il suo compito. Ha terminato di parlare. D'ora innanzi la Madonna dovrà interrogare gli avvenimenti quotidiani per sapere qualcosa. Memoria e riflessione. Custodia e “accosta-menti” delle varie vicende, per seguirne il senso, il filo conduttore.

Ed ogni volta che dirà di “sì” – prima ancora di aver capito, – approfondirà il significato del mistero della propria esistenza. Ad ogni “sì”, c'è un aumento di conoscenza. 

       Il “sì” anticipa la spiegazione.
L'abbandono fiducioso precede il ragionamento. 
L'accoglienza passa prima dell'indagine.
La strada la si conosce... percorrendola. La verità la si trova ... facendola.

•  Si deve pure affermare che a Maria fu chiesto più che a qualsiasi altra creatura e che la sua fede fu continuamente sottoposta alla prova della contraddizione: da Betlemme – dove vide nascere il Messia promesso, nell'estrema povertà, al Calvario: dove Maria è testimone, umanamente parlando della completa smentita delle parole dell'angelo circa il regno di Dio.

Natività di Gesù: Giotto

Nonostante i privilegi di grazia, dobbiamo concludere che la condizione religiosa di Maria non differisce essenzialmente da quella della Chiesa e i cristiani. Quindi la fede di Maria è simile alla nostra, anche se molto più perfetta, tanto da divenire tipo e modello per tutto il popolo cristiano. Anzi, Giovanni Paolo II afferma che la “peregrinazione di Maria nella fede” si ripete e trasmette alla Chiesa e all'umanità: “La sua eccezionale peregrinazione della fede rappresenta un costante punto di riferimento per la Chiesa, per i singoli e le comunità, per i popoli e le nazioni e, in un certo senso, per l'umanità intera” (RM 6).

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Mi sia concesso di citare (liberamente) da Stefano De Fiore) una riflessione su Maria, esempio per la donna “moderna”, prendendo spunto dal Magnificat.

Maria, ha qualcosa da dire alle donne del nostro secolo? Esempio per la donna moderna

– La condizione storica da lei vissuta coincide con quella sperimentata attualmente da milioni di donne.

– Sua patria era la Palestina, un paese sottosviluppato e dominato da una potenza straniera. 

– Lei però ha vinto i condizionamenti umani del suo tempo con la coraggiosa adesione al piano di Dio.

È un fatto che molte donne del nostro tempo non si ritrovano in Maria.  

– Ella è vista come modello astratto, idealizzato, troppo vicino a un principio; oppure

– come un modello opaco, poco operativo ed in ultima analisi alienante. 

Senza dubbio il discorso su Maria di Nazareth rischia di diventare evasivo dei problemi della donna attuale se e quando ne presenta un'immagine di una donna che vive all'ombra di Giuseppe o di Cristo) o troppo alta (di una santa sublime ed inimitabile).

Simbolo della donna oppressa

La condizione storica vissuta da Maria coincide con quella sperimentata da milioni di donne: una lunga fila di formiche, addette ai lavori di riproduzione e di sussistenza. E Maria appartiene a tale fila in quanto condivise la povertà e lo stato d’inferiorità delle sue contemporanee. 

La sua patria è la Palestina, un paese sottosviluppato e dominato da una potenza straniera (cfr. Lc 2,1-5); 

il villaggio dove abita, Nazareth, è sconosciuto dai Libri Sacri degli ebrei ed è disprezzato dall’apostolo Natanaele: «Può venire qualcosa di buono da Nazareth?» (Gv 1,46); 

la sua famiglia, a dispetto dell'albero genealogico (Mt 1,1-16), è modesta, tanto che ella viene data in sposa ad un falegname (Mt 13,55-56); 

dà alla luce il figlio nell'emarginazione più completa (Lc 2,7) 

e lo riscatta nel Tempio con la offerta dei poveri (Lc 2,23).

Maria in persona dipinge il suo stato con le parole: «(Dio) ha guardato alla bassezza della sua serva» (Lc 1,48). Cogliendo lo sfondo socio-religioso di questo versetto, Lutero ne offre una pertinente parafrasi: «Ciò che Maria vuol dire è questo: Dio ha rivolto i suoi sguardi a me serva povera, disprezzata e insignificante... Avrebbe potuto scegliersi la figlia di Anna o di Caifa, che erano i capi della nazione. Invece, ha volto a me i suoi occhi pieni di pura bontà e si è servito per i suoi scopi di un'ancella misera e disprezzata» (Commento al Magnificat). 

Al di là della povertà economica, qui si tratta d’un atteggiamento tipico dei “poveri del Signore”: disponibilità al Signore e apertura alla sua volontà, pur col cuore spezzato da sofferenze e persecuzioni.

Queste non mancano a Maria, che la pietà popolare venera come “Madonna dei sette dolori”. 

 Il primo tra tanti dolori è dovuto alla scelta della verginità, 

considerata ordinariamente dagli ebrei come un obbrobrio, in quanto chiudeva la donna al dono della maternità e dei figli (Gioele 1,8; m 5,2; SaI 127,3); 

l'incomprensione dei compaesani cresce con il concepimento verginale: sospettata dal fidanzato (Mt 1,18-19),  

Maria vive l'esperienza della ragazza-madre isolata e criticata dall'ambiente (Mc 6,3; Gv 8,41).

L'ostilità dei suoi contemporanei esploderà con la coraggiosa e trascendente missione del Figlio: 

I nazaretani vogliono precipitarlo dal monte (Lc 4,29), 
i vari partiti politico-religiosi congiurano insieme per uccidere Cristo. 

In Maria si ripercuotono queste drammatiche prese di posizione contro suo Figlio e pesano su di lei come la spada predetta da Simeone (Lc 2,35). In tale profezia – nota Padre Bénoit – «non è in causa soltanto l'angoscia di una madre, afflitta per il profilarsi dell'agonia del Figlio; ma è il dolore ben più elevato, più grande, della 'donna' che porta nel suo cuore il destino di tutto un popolo ed è desolata per l'indifferenza e la contraddizione di tutti coloro che rifiutano la salvezza offerta dal figlio. Il dolore non è più limitato al dramma del Calvario; è quello di tutta una vita, durante la quale camminando sulle orme dl suo figlio nell'abiezione e negli insuccessi, Maria ha vissuto, giorno per giorno, la crisi in cui doveva soccombere la maggioranza di Israele».

Maria diviene al Calvario la Figlia di Sion che partorisce nel dolore il nuovo popolo di Dio (Gv 16,21; 19,25-27); l'Apocalisse ce la presenterà come la donna partoriente che vive la «pressura» del tempo della Chiesa in attesa della liberazione messianica (Ap 12,1-2).
In Maria trovano così il proprio volto sofferente milioni di donne che vivono in situazioni di neo-colonialismo, di povertà e sottosviluppo, o sono oggetto di pregiudizi, incomprensione, tutela e oppressione. 
Come Maria esse vivono il processo doloroso, simile ad un parto, per la nascita di un mondo più umano e rispondente al piano di Dio.

Di fronte all'esperienza evangelica di Maria cadono i miti della donna passiva e intimista, della donna esclusivamente madre, della donna narcisista e possessiva. 

La Vergine di Nazareth, la vergine del “Magnificat”, è una donna che riflette sulla storia, ne coglie le ingiustizie ed insieme l'intervento liberatore di Dio a favore degli oppressi; 

s’impegna in questa storia con libera e personale decisione; 

allarga il suo compito materno a dimensioni universali.

La donna cristiana che si ispira all'esempio di Maria non potrà più dissociarsi dalle autentiche preoccupazioni dell'odierna società. Il Magnificat rappresenta quindi un pressante appello 
all'impegno di liberazione di ogni categoria depressa ed emarginata, 

alla speranza attiva nella realizzazione di un mondo diverso, dove uomini e donne troveranno il modo di vivere in comunione di amore con Dio ed in rapporti di giustizia e fraternità tra di loro».

“TENTATA”, LA MADONNA?

«Mi è stato detto e ho anche letto in varie parti che le tentazioni di Gesù sono state vere e non simboliche; e inoltre che la Madonna non ha avuto nessuna tentazione poiché, essendo stata concepita senza peccato, non poteva averne. Ma allora la Madonna è superiore a Gesù stesso? Mettendo le cose in tal modo, non si umanizza troppo Gesù e non si divinizza quasi la Madonna? Faccio parte di un gruppo e ci raduniamo per leggere e commentare il Vangelo, ma il sacerdote che ci guida non ha saputo darci una risposta chiarificatrice, o, per lo meno, noi non abbiamo capito». 
Ignoro dove la lettrice abbia letto che la Madonna non avrebbe avuto tentazioni, a differenza di Gesù. Comunque mi auguro che al suo gruppo biblico si studino e si meditino altre cose che non simili pie aberrazioni. Se di Cristo è detto che fu «uguale a noi eccetto che nel peccato», cosa si dovrà dire di Maria? Che oltre al peccato fu preservata dalla tentazione? Nel capitolo VIII della “Lumen Gentium”, si afferma che «anche la Beata Vergine avanzò nella peregrinazione della fede e serbò fedelmente la sua unione col Figlio sino alla croce dove... se ne stette soffrendo...» (n. 58). 
«Peregrinazione nella fede» è un'espressione molto forte che significa: cammino, avanzamento, ricerca, maturazione, che richiede fede, e quale fede! In questo percorso di una vita di prove, di contrasti, non solo esterni, ma anche interni («Essi – Maria e Giuseppe – non compresero quello che egli aveva detto», nota Luca a proposito della risposta di Gesù nel tempio. Ma «sua madre custodiva queste cose in cuor suo». La tentazione non può essere elusa. Maria ha ben altri titoli di venerazione e, se vogliamo, di ammirazione presso il popolo cristiano che non privilegi che sanno più di “marialatrìa” [divinizzata] che di “mariologia” [studio di].

EDICOLE sacre (Cappellette)


Oggi sta avvenendo un grande recupero della pietà popolare e quindi non potevano mancare opere anche su queste immagini, così caratteristiche e numerose in un Paese tradizionalmente cristiano.

Riguardo ai nomi, quello proprio, quello più appropriato e preferito dagli studiosi: è "edicola sacra. Ma, a seconda delle zone, le denominazioni si differenziano. Per esempio:

Capitèlo (al plurale capiteli) a Venezia; capiteo a Verona, Vicenza, Padova; capitel a Treviso, Belluno, Trieste, Trento; mainis o anconis nel Friuli e nella Carnia; maina nel Cadore; santelle a Brescia; tribuline a Bergamo; maestà o cappellette in Lombardia; pilon in Piemonte; pilastrini in Emilia-Romagna; cellette nelle Marche; tabernacoli in Toscana; chiesuole nel Lazio; Madonnelle a Roma; capele o ex-voto in Val d'Aosta; altarini, un po' ovunque. Edicole sacre è il termine più usato dagli scrittori.  L'elenco non è né tassativo né completo; ma ci dà un'idea della varietà dei nomi.Pure riguardo all'origine credo che non si possa essere tassativi, ma che debba guardare alle singole zone. Si sostiene che la città di Venezia abbia il privilegio di aver dato i natali ai capitèi. Su di essi fu scritta un'opera nel secolo XV, dal monaco tedesco Johann Faber. Ancora oggi essi sono numerosissimi: circa cinquecento nei sei sestrieri [quartieri] del centro storico ed altrettanti nella Laguna e nelle isole».

Riguardo al tempo a cui risalgono queste immagini, si sostiene che: Le origini di queste forme d'arte e di devozione risalgono all'epoca tardo-romana, allorché il pagus [circoscrizione territoriale rurale (cioè al di fuori dei confini della città) accentrata su luoghi di culto locale pagano] divenne la pieve rurale [circoscrizione ecclesiastica minore –“parrocchia”] e le già esistenti edicole vennero lentamente cristianizzate, sostituendo all'immagine dei lares [divinità latine protettrici del focolare domestico e della famiglia] quella di Gesù, della Madonna, dei Santi. Gli anni più fertili per questo genere di edilizia popolare furono la prima metà del 1600 e la seconda metà del 1800. Sono opere modeste dal punto di vista artistico, m1a importanti sotto l'aspetto psicologico e sociale”.

Don Bosco e Maria Ausiliatrice


La piccola Margherita, parigina, stava lentamente spegnendosi a causa di una tubercolosi polmonare. «Guarirà! – promise Don Bosco alla madre in lacrime –; recitate ogni giorno un Padre, Ave e Gloria, poi un Salve Regina, affinché la Madonna Ausiliatrice vi esaudisca. Pregate sino al 15 agosto...». «Per due mesi e mezzo, padre mio! – si lamentò la madre –; quando penso che voi potreste semplicemente prendere mia figlia per mano e lei sarebbe guarita...». Don Bosco divenne severo: «Fate come vi ho detto!», ordinò.

La malattia continuava il suo corso: aumentava il sangue nel catarro, la febbre non dava pausa, mentre la bambina diventava sempre più scheletrica... Come è duro aver fede in queste condizioni! Ma la madre tenne duro, continuando a pregare e sperare. Il 15 agosto la madre si stava vestendo per recarsi a messa. Un grido di Margherita: «Mamma, mamma, sono guarita!». La malata, infatti, è raggiante, le sue gote rosate, lo sguardo senza traccia di febbre! Si veste rapidamente e va a messa con la madre... Fu così ben guarita, che la sua storia terminò come in una fiaba: Si sposò, divenne felice ed ebbe molti bambini...»  La Magnifica Avventura di M. Pélissier - p. 133

Sei volte 2.000 franchi

Un vecchio amico di Don Bosco, stava spegnendosi lentamente all'età di ottantatre anni, a Torino. 
«Ah! È proprio la fine, Padre mio – mormorò a Don Bosco, venuto a visitarlo.  Ancora qualche istante e partirò per l'eternità». «No, no, replicò l'uomo di Dio. La Santa Vergine ha ancora bisogno di voi in questo mondo, per la costruzione della sua chiesa».
«Io vi aiuterei volentieri! Ma vedete, non c'è speranza. «E che fareste se Maria vi rendesse la salute?». 
«Verserei per sei mesi duemila franchi alle vostre iniziative». 

«Ebbene, tornerò dai miei ragazzi; ci metteremo a pregare e strapperemo la grazia. Abbiate fiducia!». 

Tre giorni dopo, mentre Don Bosco stava scrivendo una lettera, vide inquadrarsi alla soglia della porta il suo moribondo guarito, vispo e tutto felice di portare, lui stesso, il primo dei sei versamenti promessi. 
Visse ancora per sei anni e non smise, sino alla morte, di aiutare le iniziative del Servo di Dio.
A. Auffray «Il Beato Don Bosco», p. 236
Amare Gesù come l'amava Maria. Amare Maria come l'amava Gesù

«Mia buona Madre, ti dono la mia intelligenza per studiare la tua grandezza, la mia memoria per non dimenticare i tuoi benefici, tutti i miei pensieri affinché siano tutti tuoi, il mio cuore per amarti sempre. (…) 

Sola nella mia cameretta, tutta sola con Dio solo, allora verso la mia anima nel Signore. È dolce per la mia anima la poesia della solitudine, il grande silenzio nell’amore supremo, nel dolore, il sacrificio e i baci divini di Gesù, inizi di eterni appuntamenti. 

Da dove mi viene questa sete sempre più ardente di luce e di verità, questo bisogno di riavvicinarmi sempre più alla bellezza di Dio. Nessuna calma, nessun riposo, nessuna gioia può più entrare in me, oltre al solo Dio. Tutto non è nulla, tutto mi è vano fuorché Dio. Tutto mi stanca. Tu solo, oh Dio, puoi accontentare la mia anima: Amare Gesù come l'amava Maria. Amare Maria come l'amava Gesù».    Marthe Robin,  6 Gennaio 1931

Kannon, la grande Misericordiosa…
Una delle varianti popolari del buddismo in Cina è il buddismo della “Terra Pura” (Tsing-tou). Il suo fondatore cinese, Houei-yuan, morto nel 416 d. C., trasformò il Budda storico (Gautama Buddha) in Amitabah, vale a dire Budda eterno. Questi si sottomise alla condizione umana per portare a tutti la salvezza. Tale buddismo amidista (della Terra Pura) colloca al lato di Budda una serie di esseri (bodhisattva) che aiutano Budda nell’opera di salvezza. Il più celebre è Kouan-yin che i cinesi rappresentano sotto forma di una donna. 
Le pitture e le statue cinesi rappresentano Kouan-yin come una navigatrice, di una serena bellezza, che aiuta Amitabah a condurre la barca della salvezza attraverso l’“Oceano del Dolore” sino alla riva del paradiso. Da questa barca, su cui sono stipati uomini e donne di tutte le condizioni, si alza incessante l’invocazione seguente: «Oh Kouan-yin, tu la grande misericordiosa, la più graziosa, la consolatrice universale, stacci vicino nella gioia e nel dolore, conducici sino alla terra dei beati!». 

Questo testo – che noi ritroviamo quasi identico in certe preghiere mariane – ci aiutano a comprendere come mai i primi giapponesi convertiti, ma impregnati di civiltà cinese, abbiano accostato Maria, “Madre dei Dolori e Regina della Misericordia”, a questa divinità buddista. 


 

In Giappone è chiamata Kannon.

Per poter dare libero corso ai loro sentimenti di pietà, malgrado le proibizioni della loro religione e la interdizione da tutte le manifestazioni di fede, i giapponesi convertiti hanno rappresentato la Madre di Cristo con i tratti di Kannon. Queste statuette, agli occhi delle autorità, sembravano esprimere il credo buddista, ma un segnale incomprensibile ai non iniziati – una croce – per esempio, testimoniavano sempre il carattere cristiano della statua che era, per queste anime fedeli, l’immagine della Regina dei Martiri. E la devozione a Maria sopravvisse a due secoli di durissima persecuzione, tanto da diventare per loro uno dei caratteri distintivi del Cattolicesimo (insieme alla devozione al Papa e al celibato dei sacerdoti).

Henri Mora, M. E. P., La dévotion mariale au Japon (La devozione mariana in Giappone) 

La Vergine colpita da radiazioni di Nagasaki, in Giappone

Quando la bomba atomica americana "Fat Boy" rase al suolo             Nagasaki, 80 anni fa, uno degli edifici distrutti era la cattedrale di Urakami, una delle più grandi in Asia. L'esplosione che devastò la città, quel 9 Agosto 1945, facendo più di 70.000 morti, fracassò le finestre e le pareti dell'edificio, bruciò il suo altare, fuse la campana. Ma, quello che i cattolici giapponesi hanno chiamato un miracolo, è stata la testa di una statua lignea della Vergine Maria sopravvissuta all'inferno! L'icona ha mantenuto le cicatrici della guerra: gli occhi bruciati, lasciando due orbite nere, la guancia destra è annerita e una crepa corre per la lunghezza del viso come una lacrima. «Quando l'ho vista per la prima volta, ho pensato che la Vergine stava piangendo», ha detto Shigemi Fukahori, un parrocchiano di 79 anni, che conosceva la statua prima dell'esplosione. «È stato come se lei ci mettesse in guardia contro gli orrori della guerra, sacrificando sé stessa", ha aggiunto.


 La statua mutilata è ora in mostra nella nuova chiesa ricostruita nella stessa posizione, a soli 500 metri dal punto centrale al di sopra del quale la bomba al plutonio è esplosa.

 

lunedì 11 maggio 2026

ESSERE TERRENO E NON SEMENZA da Ordine secolare Carmelitano

                                        ESSERE TERRENO E NON SEMENZA 



        C’era un campo che si sentiva inutile: non faceva niente, non produceva niente di buono, l' accompagnava  sempre la sensazione di essere un campo sterile.
 Guardava i contadini correre, seminare, sistemare gli altri campi ma nessuno si prendeva cura di lui. Lui era campo inutile.
Un giorno, un seme cadde in lui senza rumore. Il campo non fece nulla: rimase aperto, fermo, disponibile. Il seme invece si mosse, spinse, ruppe la terra, cercò luce. Il campo sentì che qualcosa cresceva in lui senza che lui avesse fatto un gesto. Quando spuntò il primo filo verde, capì che la forza di crescere della piantina non era sua.
Lui era solo il luogo.
Il seme era il motore.
E da allora il campo capì che il suo compito era solo  di accogliere e custodire il seme.
 Lui era il tramite affinché il seme potesse crescere e dare frutto a suo tempo. 


«Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra;
dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce;
come, egli stesso non lo sa.»
Marco 4, 26-27

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"Non cercare di vedere il frutto. Il seminatore non vede la spiga nel momento in cui getta
 il seme. Tu getta il tuo amore in ogni tuo atto, e lascia a Me la cura del raccolto."
***
"Ogni piccola azione è un seme.
Non sottovalutare nulla.
Un sorriso, una parola gentile, un silenzio accettato per Mio amore
 sono semi che porteranno frutti d'eternità.
***
"Se il seme non muore, non porta frutto. Accetta le tue piccole morti quotidiane —
 le umiliazioni, le stanchezze — perché è lì che Io nascondo la linfa per i frutti futuri."
***
"
Affidami il tuo nulla.
Quando ti senti vuota, sei come un terreno pronto a ricevere il Mio seme.
Più ti rimpicciolisci, più il Mio frutto sarà grande in te."
***
"Lascia che sia Io a far germogliare. Il tuo compito è restare unita a Me.
Una branca che resta unita alla vite non si sforza di produrre il frutto:
lo produce per natura."

"Dammi il terreno del tuo cuore.
Io spargerò i semi, Io manderò la pioggia e il sole.
Tu sorridi e ringrazia in anticipo per il frutto che ancora non vedi."
***

(Gabrielle Bossis - Lui e Io - Diario intimo di una mistica del novecento)


domenica 10 maggio 2026

INNOCENTI SOVVERSIONI di Padre MAURO ARMANINO - GENOVA

Innocenti sovversioni



Da piazza De Ferrari a Genova prendete il bus numero 17 dall’adiacente via Ceccardi. Andando verso Nervi, a levante, scendete alla fermata Europa-Schiaffino poi attraversate il corso. Prendete la destra e, non lontano dalle Poste vedrete un condominio accanto al marciapiede. Giusto all’angolo, scritto con una bomboletta di colore nero, si legge la scritta ‘Sovvertiamo tutto’. Non so da quanto tempo e da chi ma, fin dal mio ritorno alla casa di Quarto Castagna, l’ho notata e mi ha colpito. Chissà perché     sono lieto che la lapidaria frase non sia stata cancellata o ricoperta da una mano di pittura.
Il verbo sovvertire deriva dal latino subvertere e significa letteralmente ‘capovolgere, volgere sotto’ indicando l’atto di rovesciare l’ordine costituito. La parola sottolinea un’azione di ribaltamento dal basso verso l’alto. Sinonimi sono destabilizzare, sconvolgere, stravolgere e rivoluzionare. Il verbo coniugato alla prima plurale del tempo presente, ho imparato a preferirlo all’ inflazionato, ambiguo e manipolato ‘rivoluzionare’ che poi, spesso, significa ruotare fino al punto di prima. Cambiare tutto perché nulla cambi non è accaduto solo nel romanzo ‘Il Gattopardo’ di Tomasi di Lampedusa. Le innocenti sovversioni non sono altro che fragili e talvolta censurate resistenze artigianali.



Si da un processo di ribaltamento dal basso dell’ordine (o disordine) esistente che si avvale di fatti e persone le cui scelte paiono inadatte, piccole e incapaci a ribaltare un sistema. Come il ben noto granello di sabbia che cade nei meccanismi di una macchina sofisticata e ne provocano l’inceppamento, momentaneo o definitivo. Oppure la polvere che, sorniona, si infiltra e ostacola la buona marcia del sistema. In quest’ottica come non ricordare chi, tra i 1225 professori universitari ‘invitati’ a giurare fedeltà al regime fascista il 28 agosto del 1931, rifiutarono di abdicare la dignità.
‘Giuro di essere fedele al Re, ai suoi Reali successori e al Regime fascista... che non apparterrò ad associazioni o partiti la cui attività non si concili con i doveri del mio ufficio’. Dodici professori dissero no al giuramento e furono tutti destituiti dalle loro cattedre. Sappiamo che il regime fascista crollò qualche anno più tardi ma crediamo altresì che nel gesto sovversivo dei dodici docenti stava scritta la sconfitta della dittatura. Non c’è sovversione senza sovversivi e a condizione di lasciarsi prima o nel contempo ‘sovvertire’ nello spirito e nel corpo. Chi ha permesso che cià accada è un testimone.
I giornalisti sono dei martiri che per mestiere sono chiamati a raccontare la storia quotidiana o cronaca consapevoli degli gli occhiali dell’ideologia, del portafoglio o della convenienza. Si tratta di uno degli specchi della società che si vorrebbe democratica. L’anno scorso è stato l’anno più letale mai registrato per il giornalismo contemporaneo. Il rapporto del Committee to Protect Journalists (CPJ), ci dice che lo scorso anno sono stati uccisi 129 tra giornalisti e operatori dei media e cioè il numero più alto da quando l’organizzazione monitora sistematicamente questi dati (1992). Inoltre, secondo l’ONU, circa 330 giornalisti sono attualmente detenuti nel mondo ai quali si possono aggiungere 500 giornalisti cittadini bloggers. Innocenti sovversivi le cui parole profumano di verità.
L’ONU ha ospitato in questi giorni il secondo Forum Internazionale per le Migrazioni che si celebra ogni 4 anni. Secondo il rapporto presentato dall’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni, OIM, il numero dei migranti internazionali ha superato i 300 milioni di persone, circa il 3, 7 per cento della popolazione mondiale. Di questi 167 milioni sono lavoratori. Gli sfollati ammontano a 83 milioni. A questi dovremmo aggiungere 40 milioni di rifugiati e richiedenti asilo. Nel Forum il Segretario generale dell’ONU ha ricordato che almeno 200 mila persone sono state vittime di tratta. Oltre 15 mila migranti sono morti o scomparsi sulle strade della migrazione nei due ultimi anni. Si tratta di innocenti sovversivi la cui assenza feconda una presenza. La stessa di un ex soldato israeliano.

‘Sei un traditore, mirzai, Sei una vergogna per il tuo sangue’, sussurravano vicino all’orecchio e mi tiravano indietro la testa...Ora, quando cammino vicino a un ristorante a Roma e sento il rumore dei turisti e delle posate sui piatti mi vengono i brividi. Il mio corpo è una mappa di nodi di dolore che non si scioglieranno mai. Ho cicatrici interne che i medici non possono vedere, dita che perdono sensibilità, una schiena che si rifiuta di stare dritta. Ma è proprio in quella carne martoriata che ho trovato la mia verità. Mi hanno tolto tutto, tranne la consapevolezza che il loro potere finisce dove inizia la mia resistenza. L’integralità del racconto si trova pubblicato nell’ultimo numero di Kritica.


Nulla di più sovversivo di queste parole impastate di sangue e dignità. Esattamente come quelle di Floribert Bwana Chui, giovane doganiere della Repubblica Democratica del Congo. Rapito, torturato e ucciso per aver rifiutato di far passare derrate alimentari avariate destinate al consumo per il suo popolo. Membro della comunità di Sant’Egidio, martire e beatificato il 15 giugno dell’anno scorso a Roma e cioè modello per tutti. Non dovrebbe stupire perché il simbolo dei cristiani è, appunto, una croce. Vi fu crocifisso, tra le migliaia di vittime, per evidente sovversione il Cristo. Divenuto insopportabile per il sistema politico-religioso del suo e, probabilmente, di tutti i tempi.
Devo confessare che se il volto di Dio riflesso nel Cristo non fosse quanto di più sovversivo ho incontrato finora, andrei subito a cercarlo altrove. Chi scrive spera che la scritta sul muro del condominio edificato su Corso Europa, non lontano dal cavalcavia di Quarto Castagna, non sia mai cancellata.

      Mauro Armanino, Genova, maggio 2026

PERCHE' TANTO RILIEVO A MARIA? Prima conferenza mariana di Padre CLAUDIO TRUZZI OCD

1 – PERCHÉ TANTO RILIEVO A MARIA?

Maria ha una importanza fondamentale nella Chiesa cattolica. 

Quali sono i motivi di questo grande rilievo che le viene dato?”

Possiamo scoprire l'importanza di Maria per la nostra fede di cristiani, solo delineando il suo disegno divino, realizzato nel mistero dell'incarnazione di Gesù, il Figlio di Dio. 

Papa Benedetto XVI illustrò chiaramente i tratti così belli della persona della Madonna. 

«Nel cielo abbiamo una madre. E la Madre del Figlio di Dio, è Madre nostra. Lui stesso l’ha fatto   in un momento drammatico, rivolto al discepolo e a tutti noi: “Ecco la tua Madre!”. Nel cielo abbiamo una Madre. Il cielo è aperto, il cielo ha un cuore. La dinamica della nostra fede, centrata sul mistero di Cristo, si nutre anche del mistero di Maria, come di un dono prezioso ed essenziale della nostra vita cristiana. Come Maria desidera che Dio sia grande nel mondo, sia grande nella sua vita, sia presente tra tutti noi, ella “non ha paura che Dio possa essere un “concorrente” nella nostra vita, che possa toglierci qualcosa della nostra libertà, del nostro spazio vitale con la sua grandezza. Ella sa che, se Dio è grande, anche noi siamo grandi. La nostra vita non viene oppressa, ma viene elevata e allargata: proprio allora diventa grande nello splendore di Dio»

Il tragico abbaglio

La tentazione di “sentire” Dio come un rivale che ostacola la nostra realizzazione è presente fin dalle origini, nel racconto della Genesi. Il fatto che i nostri progenitori pensassero proprio così fu il nucleo del peccato originale. Temevano che, se Dio fosse stato troppo grande, avrebbe tolto qualcosa alla loro vita. Pensavano di dover accantonare Dio per avere spazio per loro stessi. 

Questa è stata anche la grande tentazione dell’epoca moderna, degli ultimi tre-quattro secoli. Sempre più si è pensato ed anche si è affermato: “Ma questo Dio non ci lascia la nostra libertà; rende stretto lo spazio della nostra vita con tutti i suoi comandamenti. Dio deve dunque scomparire; vogliamo essere autonomi, indipendenti. Senza questo Dio noi stessi saremo dei, facendo quel che vogliamo noi. Prima si pensava e si credeva che, accantonando Dio ed essendo noi autonomi, seguendo solo le nostre idee, la nostra volontà, saremmo divenuti realmente liberi, potendo fare quanto volevamo senza che nessun altro potesse darci alcun ordine. 

Ma dove scompare Dio, l’uomo non diventa più grande; perde anzi la dignità divina, perde lo splendore di Dio sul suo volto. Alla fine risulta solo il prodotto di un’evoluzione cieca e, come tale, può essere usato e abusato. È proprio quanto l'esperienza di questa nostra epoca ha confermato.

“Si faccia di me secondo la sua volontà”

La SS. Trinità volle Maria, Madre del Signore Gesù – Madre di Dio, dunque –, attraverso la potenza del suo Spirito, e la di lei diretta, singolare collaborazione nella salvezza dell'umanità. 

La collaborazione di Maria a tale evento straordinario si svolge nell'arco di tutta la sua esistenza. 

Dal momento della sua concezione immacolata al suo sì nell'annuncio della nascita umana del Figlio di Dio da lei, vergine; 

al suo seguire Gesù nella sua vita pubblica fino al suo culmine, nella desolazione del Calvario. 

E continua ora, partecipe della gloria del suo Figlio risorto, nella sua molteplice e perenne azione di intercessione per noi, fino al coronamento della storia di tutti gli uomini. 

Tale mistero di salvezza è presente ed operante in mezzo a noi nella Chiesa, la famiglia dei credenti in Gesù Cristo. Di essa Maria è Madre e modello di vita universale. 

Questa, in grande sintesi, è la dottrina antica e sempre conservata integra su Maria. 

E tale è stata riproposta, nella ricchezza dei suoi fondamenti biblici e patristici dal Vaticano II.

• Opportuno, qui, soffermarci sulla relazione Maria-Chiesa, Maria-umanità, perché l'aspetto che oggi viene posto maggiormente in rilievo nella vita della Chiesa, è proprio questo. 

Il Concilio – d’altra parte, non ha dubbi nell'attribuire a Maria una funzione singolare, del tutto speciale, nell'economia della salvezza di Cristo: una funzione che si attua su tutti membri della Chiesa, ma ha pure un influsso salutare su tutti gli uomini. 

Anche in questa missione di grazia, Maria viene chiamata Vergine-Madre. 

– Con l'attributo di Vergine si sottolinea la pienezza della sua fede, come disponibilità incondizionata, come offerta totale di se stessa alla persona e all'opera di suo Figlio, a favore degli uomini; 

– con l'attributo di Madre si ricorda che, mediante la sua fede, speranza e amore comunica agli uomini i doni della salvezza divina, la cui fonte e pienezza è Cristo in mezzo a noi.

Questa è, secondo la fede cattolica, la sua missione universale, unica e singolare. 

Perché solo Maria – a nome di tutto il genere umano – collaborò al realizzarsi della redenzione compiuta da Cristo Gesù, con la risposta perfetta all'elezione divina: «Eccomi, sono la serva del Signore, si faccia di me secondo la sua parola». 


Annunciazione Beato Angelico

Perché soltanto Maria partecipò con la sua fede, speranza e amore all'abbandono e al morire di Cristo per noi. L'episodio di Gesù crocifisso che rivolgendosi a lei, le sussurrò come suo ultimo “incarico”: «Ecco tuo figlio!», indicando Giovanni e volgendosi a Giovanni: «Ecco tua madre!», illumina, conferma e porta a compimento il rapporto fra Gesù, Maria e la Chiesa.

•  Da tutto questo, viene come conseguenza quale debba essere l'attitudine giusta dei cristiani nei suoi riguardi: credere e sperare in Cristo come e con Maria, cioè «Amare Cristo nei suoi fratelli, gli uomini, “con” e “come” Maria, che offri completamente tutta se stessa nel dono del suo Figlio per la salvezza del mondo. Maria visse soltanto per Cristo e con Cristo, per gli uomini» (teologo J. Alfaro).

Maria ci insegna a vivere cristianamente; ogni vita mariana è, dunque, essenzialmente cristo-centrica.

La devozione mariana, dunque, non attenua minimamente il nostro attaccamento a Cristo; essa non vi si sostituisce, quasi a renderlo più facile. Non consideriamo dunque Maria come un surrogato per le nostre mancanze, senza far nulla per rimediarvi; poiché una simile pratica mariana non potrebbe che sviluppare in noi né lo spirito di fede né la speranza nell’onnipotenza redentrice di Cristo, né lo spirito di carità; e non sarebbe che una sostituzione illusoria e inefficace. 

Crescere nella santità significa far sì che Dio abiti sempre più intimamente nell’anima; ciò presuppone un impegno veramente personale, libero, ed esistenzialmente più religioso da parte dei credenti, al quale potremo dedicarci tanto più facilmente quanto più vi saremo spinti dal nostro amore mariano. Maria, però, non sarà mai il rimedio per le nostre mancanze, né assumerà un ruolo di supplenza qualora noi siamo privi d’una vera vita religiosa. Ciò che è umanamente impossibile diventa una possibilità divina soltanto se di Maria imitiamo il suo abbandono a Dio in uno spirito di pura fede.

In simile dinamica di vita acquista un rilievo tutto particolare e nuovo la presenza di Maria nella spiritualità dell'unità. Il desiderio del Signore? Che i “figli di Dio” siano una cosa sola fra loro, un ‘unico “gregge”; che si amino come il Figlio ama il Padre”

Noi sappiamo che soltanto nell'unità fraterna, frutto dell'amore scambievole, lo Spirito Santo rende presente Gesù risorto tra noi. Così, come Maria nella sua vita ha generato Gesù, anche noi, uniti nel suo nome, possiamo dar vita al Risorto in mezzo agli uomini. In questo modo lo Spirito Santo ci dà anche d'essere la presenza di Maria nel mondo.

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Bisogna allattarti o cantarti un inno ?

Maria avanzava, portandolo in braccio:  

Si chiedeva come mai lei, madre, era rimasta vergine, 


Conscia che il suo parto non era naturale, 


spaventata, tremava 
e diceva a se stessa: 


“Che nome devo darti, Figlio mio! 


Uomo? 

Ma tu sei al di sopra degli uomini, 


tu che conservi la mia verginità. 


Ti chiamerò Uomo Perfetto? 


Ma conosco già il tuo concepimento divino. 


Se ti chiamo Dio, 

sono piena di stupore, 


poiché ti vedo simile in tutto a me. 


Possiedi tutto ciò che gli uomini hanno. 


Devo allattarti o cantare un inno? Romano il Melode 490–555   circa


TESTIMONIANZE

«Mamma, perché dici che è superstizione?»

Un ragazzino protestante, di sei anni, ascolta spesso i suoi compagni cattolici pregare l’«Ave Maria». Ama tanto questa preghiera che la ricopia e la impara a memoria, recitandola tutti i giorni. 

Tutto fiero, la mostra a sua madre: «Non recitarla mai più – gli grida la madre esasperata. Questa è una superstizione dei cattolici che adorano degli idoli e credono che Maria sia una dea»! Da quel giorno il ragazzino smette di recitare la preghiera e si consacra sempre di più alla lettura della Bibbia. 

Un giorno, leggendo il passaggio dell’Annunciazione, lo mostra a sua madre: «Guarda, mamma, le parole della mia preghiera sono qui dentro: “Ave Maria piena di grazia, il Signore è con te!”. poi le parole di Elisabetta a Maria: “Benedetta tu tra le donne!”. E...osserva la lode di Maria (nel Magnificat) ... Mamma perché dici che è superstizione?».

Senza nulla dire a sua madre, riprende con gioia la sua abitudine di recitare la sua “Ave Maria”. 

All’età di 14 anni, ascolta una discussione nella sua famiglia: tutti dicevano che Maria era una donna come le altre. Ma il ragazzo reagì vivamente: «No! Se lei è la madre di Gesù, lei è la madre di Dio. Inoltre la Parola dice “Tutte le generazioni mi diranno beata!” Voi disprezzate ciò che Dio proclama bello; il vostro spirito non è quello della Bibbia!».

Sua madre si mise a temere il peggio. Questo caro figlio rischia di unirsi un giorno a questa religione, “quella dei Papi”! Ma aveva previsto giusto, poiché, dopo aver studiato seriamente e confrontato le due religioni, suo figlio scelse di abbracciare la fede cattolica, divenendo un ardente apostolo. 

Più tardi egli incontra la sorella sposata che lo insulta: «Sai quanto amo i miei figli; ebbene se uno dei due volesse divenire cattolico, preferirei piuttosto infilargli una spada nel ventre, che vederlo unito alla ‘religione dei papi!». 

Poco tempo dopo simile conversazione delle più fraterne, accade che le si ammali gravemente proprio suo figlio. I medici non le danno alcuna speranza di guarigione. 

Il nostro cattolico s’avvicina allora a sua sorella e le dice, dolcemente: «Mia cara sorella, vorresti che tuo figlio guarisca. Allora, se permetti, fai ciò che ti dirò. Seguimi e recita con me un’“Ave Maria” e prometti a Dio che se tuo figlio guarisce studierai seriamente la fede cattolica e, chissà, vedrai, se vuoi adottarla, quale sarà il sacrificio che dovrai pagare!» – 

La sorella esita, ma questo filo di speranza per la salute del figlio la conquista e vuole tentare di tutto per salvarlo. Accetta la sfida e recita un’ “Ave Maria” con suo fratello. 

L’indomani, il figlio si trova completamente guarito! 

Lei mantiene la promessa e studia la dottrina cattolica. Dopo una lunga preparazione, è introdotta nella Chiesa e ringrazia il fratello per essere stato il suo apostolo! 

•  Questa testimonianza fu data dal rev. padre Tuckwell. La sua omelia terminò così:  

«Fratelli e sorelle, l’uomo convertito al cattolicesimo che ha portato la sorella a fare lo stesso, è questo prete che vi sta parlando! Ciò che sono, lo devo alla Madonna. Anche voi, consacratevi a lei e non fate passare un solo giorno senza recitare questa bella preghiera dell’“Ave Maria”, e recitare il vostro rosario. Pregate per i vostri fratelli protestanti!».

Lettera d’informazione n°91 “I ragazzi di Medjugorie”  

Responsabile della Pubblicazione: Dr Vincent Maillard  

Pierre l'Hermite, parroco di Parigi, è chiamato un giorno ad assistere una povera ammalata.  Questa soffre perché colpita da cancro, perché è in miseria, perché il marito l'ha abbandonata.

Quando l’ammalata vede il prete, lo prega così: «Ho bisogno d'un solo, ma urgente favore. Lei è molto robusto; mi aiuti a non soffrire più! Io abito al quarto piano, come vede. Mi prenda tra le braccia e mi butti giù dalla finestra. Le sarò veramente grata».

Il prete è preso da un’estrema angoscia. Non sapendo che cosa dire, propone: «Signora, andrebbe volentieri a Lourdes?». Risponde la povera donna: «A Lourdes? A che fare?».

Il sacerdote le fa balenare un po’ di speranza ed ella chiede: «E chi mi porterà a Lourdes?”.

«Ci penso io a questo; lei si prepari».

Quando furono a Lourdes, dopo la benedizione Eucaristica ai malati, quella povera donna disperata sussurra ad un orecchio al parroco che l'accompagna: «Padre mi aiuti anche lei a chiedere perdono al Signore d’essermi disperata e lamentata dei miei mali. Ora, malgrado tutto, mi sento felice! Non chiedo il miracolo di guarire; prego soltanto la Madonna, affinché mi aiuti a vivere con il sorriso, anche nella sofferenza».

Quando un bimbo giordano prega la Vergine Maria…

Il 21 agosto 2004, avvenne un fatto straordinario. Accadde a Béchouate, piccolo villaggio a nord del Libano, nella piana di Bekaa, zona di frontiera lungo la quale diverse fazioni in guerra commercializzano cannabis e papaveri, in una enclave cristiana isolata tra villaggi musulmani-sciiti.



Davanti a una statua di Maria, un ragazzo pronunzia una preghiera più grande di lui: 

«Ave a te, Vergine Maria, 

Regina del mondo, della pace e dell’amore. 

Dei vecchi, dei bambini e delle donne cadono, per il mondo. 

Instaura la pace, l’amore e la libertà

 sulla faccia della terra, oh! Regina del mondo». 



L’identità del ragazzo, giordano e musulmano-sunnita, fa della Vergine un ponte tra le comunità cristiane e mussulmane che le guerre e il clientelismo politico hanno diviso. La preghiera del bambino contiene un atto di fede, ed attesta che, attraverso Maria, possono giungere tre doni necessari a tutta la regione: la pace, l’amore e la libertà.

Ora, cristiani e mussulmani vengono a pregare in questa chiesetta. La presenza di Maria, manifestata da segni e guarigioni, rassicura e soccorre permettendo agli uni e agli altri di considerare la convivenza, la “riconciliazione nazionale” tanto desiderata.

                          

 Alexis Carrel, famoso medico incredulo, “Premio Nobel” per la medicina, si recò a Lourdes nel 1902 con un pellegrinaggio di malati di Lione.

C'era tra loro una giovane di 22 anni, che soffriva terribilmente per una peritonite tubercolare. Si chiamava Maria Bailly-Ferrand. Era così sofferente, agli estremi, che le fu persino sconsigliato il bagno nelle piscine; le furono fatte soltanto alcune abluzioni. Ebbene fu talmente grande la sua fede che migliorò in pochi istanti: il medico personale Lerrac la visitò subito. La moribonda dal viso cianotico, dal ventre orribilmente gonfio, dal cuore fiaccato, s'era trasformata in poco tempo in una ragazza normale, molto magra, soltanto, e debole. Gli diceva: «Signor dottore, sono completamente guarita! Mi sento molto debole, ma mi sembra che, se volessi, potrei camminare!». E si alzò e si mise a camminare, per sempre guarita. Sconvolto da questo fatto straordinario, Alexis Carrel corse, lui pure, alla Grotta per pregare la Vergine. Le chiese una sola cosa: «Maria Santissima, potenza di Dio, aiutatemi a credere!». La sua preghiera fu esaudita e il famoso medico incredulo divenne con la vita e gli scritti, un vero testimone della fede. Diceva a tutti: «La scienza deve continuare a stare in guardia contro l’incredulità e la ciarlataneria; ma è suo dovere anche non respingere i fatti, soltanto perché sembrano straordinari, ed essa è impotente a spiegarli!».

“Mi sento a 3000 metri!”

Ero un mercoledì, digiunavo e pregavo in una chiesa aperta, a La Madeleine, nel nord della Francia. 

Un giovanotto si avvicina e mi dice «Signora, voglio un prete: è molto grave e urgente» Fuori c’è una cabina telefonica, ma alle 15 nessuno risponde alle mie chiamate. Il giovane trema e mi racconta il suo dramma, fatto di rottura familiare, di droga e di prostituzione per pagare i 100 euro di droga quotidiana.


Tentiamo allora alla Casa di riposo. Passando, salutiamo la Madonna di Lourdes, nella sua grotta, in mezzo al giardino. Il prete, per fortuna si trova qui. Il giovane l’avvicina. Ritorna dopo la confessione. Torniamo a pregare davanti alla grotta della Madonna di Lourdes. Ora è dritto, sereno. Il suo viso si illumina e grida: «Mi sento a 3000 metri d’altezza, nell’aria pura». Due o tre settimane dopo ci incontriamo di nuovo, per strada. Il giovane, solo, ha abbandonato del tutto droga e ogni mezzo disonesto di guadagno e si è iscritto per un soggiorno presso una famiglia, nel Massiccio centrale. «Grazie, Madonna di Lourdes!»




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Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi