AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

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Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

sabato 19 giugno 2021

HOPE: SPERANZA - ESPÉRANCE - ESPERANZA - HOFFEN - надеяться ( nadeyat'sya) - 希望 (Xīwàng) di DANILA OPPIO



Leggendo un comunicato di Padre Mauro Armanino, sono affiorate alla mia mente determinate considerazioni che avevo già in testa da parecchio tempo.

Mi ricordo che tanti anni fa la Nestlé aveva donato grandi quantità di latte in polvere, destinate ai neonati africani. Che poi morivano. No, non era il latte a causare la loro morte, ma la mancanza di adeguate istruzioni. L’acqua dei pozzi artesiani, quella dei fiumi o raccolta dalle piogge era colma di batteri, e inquinata da altri fattori. 

Se il latte in polvere non è stato accompagnato da adeguate istruzioni, che consistevano in: “Fate bollire l’acqua prima di aggiungere la polvere di latte”, tutta quella carità pelosa non solo non è servita a nulla, ma ha causato distruzione.

Altra considerazione: già in Italia, al tempo in cui ho messo al mondo i miei tre figli, (avrebbero potuto essere ancora di più, se due di loro non hanno potuto vedere la luce, perché sono morti immaturi nel mio ventre ancora in stato fetale), le coppie si limitavano ad accontentarsi di uno o due figli al massimo.  Quando, parlando con altre mamme e le informavo che avevo tre bimbi, mi guardavo stupite e mi dicevano che ero stata brava, ma un po’ incosciente. Tre figli?  Ero considerata quasi un’eroina!

Potevo permettermeli. Sapevo che avrei potuto offrire loro cibo, alloggio comodo e istruzione fino alla laurea universitaria. Cosa accaduta. 

Quel che mi lascia parecchio interdetta, è che proprio le popolazioni più povere mettono al mondo un’intera squadra di calcio, senza pensare che spesso il padre, privo di lavoro, non ha alcuna possibilità di nutrire la sua prole, ed è per questo che tanti bimbi muoiono nei primi mesi o anni di vita, denutriti, o ammalati  perché manca il modo di curarli adeguatamente.

Ricordo che anche nei secoli scorsi, in Italia e nel resto del mondo, sfornavano figli in gran quantità, debilitando le mamme, che spesso morivano ancor giovani. E poi non potevano istruirli, curarli perché allora non c’era l’assistenza medica gratuita, e nutrirli, a meno che non appartenessero a famiglie contadine, che possedevano un piccolo pollaio, una mucca per mungere il latte, e un orto e alberi da frutta che producevano un po’ di tutto. Ma gli altri? Quelli che vivevano in città? La battuta che correva di bocca in bocca era questa: “Allora non c’era la televisione e fare all’amore restava l’unico diversivo.”. Certo, il controllo delle nascite era proibito dalla Chiesa, i figli sono dono di Dio.  Peccato che Dio non scenda dal Cielo per portare cibo e cure a tutte quelle creature. E il detto: “Aiutati che il Ciel t’aiuta” non vale per queste situazioni.  Senza andare troppo lontano, anche i coniugi Martin, genitori di Santa Teresina del Bambino Gesù, ebbero nove figli, ma solo cinque figlie giunsero all'adolescenza, e tutte cinque si fecero suore.

Patrick Brontë, Pastore Anglicano, e quindi di buona cultura, ha messo al mondo sette figli, due dei quali sono deceduti in tenera età e anche  l’unico figlio  maschio Branwell e le sorelle scrittrici di fama, morirono molto giovani.  Eppure non mancava le possibilità economiche, anche se non del tutto agiate, però la tubercolosi viaggiava nei secoli, ed ha colpito i figli del Pastore e anche Santa Teresina di Lisieux. Il motivo lo conosciamo: allora esistevano solo cure palliative,  la penicillina non era stata ancora inventata. 

E non lo era neppure quando mia nonna paterna ha avuto ben 11 figli, e gli ultimi  tre, una coppia di gemelli nati prematuri (allora non c’erano incubatrici e la possibilità di salvare con adeguate cure i piccoli, e l’altro è deceduto a 3 anni per difterite, proprio perché i vaccini e la penicillina non erano ancora in produzione). Gli altri otto sono sopravvissuti. Perché tanti figli? Poiché il nonno aveva possedimenti terrieri, una fattoria da mandare avanti, servivano braccia giovani e forti. Intanto mia nonna era sfibrata da tanti parti. Incoscienti! Questo è il termine che ripeto davanti a tanta prole.

Ho conosciuto una coppia di sposi senegalesi, lui era Consigliere Economico del suo Paese e viaggiava per l’Europa, tra Milano e Bruxelles, quindi dal punto di vista economico non aveva problemi. Quando li conobbi, avevano già dieci figli, tutti belli, sani ed educati in modo perfetto. Lei era già incinta dell’undicesimo, e doveva trascorrere tutta la gravidanza a letto, altrimenti rischiava di perdere la creatura. Alla mia domanda rivolta alla signora: “Perché tanti figli?” Ottenni questa risposta: “Una moglie musulmana ha il dovere di dare al marito tutti i figli che Allah vuole”. Ho saputo da conoscenti che ha messo al mondo un totale di 14 figli. Che  Allah l’aiuti.  Pur trattandosi di gente di cultura, certe mentalità sono dure a morire. 

In ogni caso, loro potevano permettersi il lusso di crescere una numerosa prole, e tantissimi altri emulano, ma a quest'ultimi è negata la possibilità di dare ai figli ciò di cui hanno bisogno. 

Oggi però ci sono tutti i medicinali per aiutare chi è ammalato, perfino i vaccini antivirali, (che poi non siano ancora stati  testati a lungo, lo sappiamo, ma si spera producano l’effetto desiderato). 

Si sprecano troppi soldi per cose inutili, e mi riferisco non ai singoli privati, ma alle Nazioni del Mondo.  

Cosa serve andare sulla Luna, arrivare fino a Marte, spendendo cifre astronomiche, se non pensiamo prima agli abitanti della Terra?

Però, non potendo spaccare teste per sostituire il cervello di tanta gente che si crede padrona dell’Universo, possiamo tornare a più miti consigli e sperimentare il proverbio: “Aiutati che il Ciel t’aiuta”. Come? Educando le popolazioni più povere, al controllo delle nascite. Non si mettono al mondo figli come fossero coniglietti, sperando nella loro sopravvivenza. Non si fa, se non siamo certi di poter offrire loro un futuro decente. Ma anche, nell’immediato, almeno cibo e cure mediche. 

E non si mettono al mondo creature contando solo su aiuti esterni. Che spesso non arrivano a sufficienza e non per tutti. Occorre dare loro indipendenza economica, un buon lavoro.

Stiamo raggiungendo il numero di quasi otto miliardi di abitanti nel mondo, e neppure il Covid  è riuscito a ridurne il numero. Questa è una battuta cinica, me ne rendo conto, ma volutamente espressa, perché penso che qualcuno abbia causato questa pandemia proprio con l’intenzione di ridurre la popolazione mondiale. 

A mio avviso, ci staremo ancora tutti su questo nostro pianeta, se solo si mettesse in pratica vera condivisione, per non creare un così forte divario sociale.  Proprio i Paesi più sovraffollati e poveri, mettono al mondo tanti figli, ben sapendo che nessuno garantisce la loro sopravvivenza. I genitori per primi. 

I missionari fanno il possibile per fare giungere aiuti, ma mi fido poco delle associazioni benefiche, poiché alla fin fine gli aiuti sono ridotti al minimo, per un giro d’affari che non mi pare del tutto pulito. 

E mi fido ancor meno di certi governi che pensano agli affari propri e se ne infischiano se le popolazioni del Paesi che governano hanno vita non facile, anzi, piuttosto vacillante e senza futuro. 

La sabbia nel Sahel appartiene al deserto, ma si è infiltrata anche nelle menti di chi ha la responsabilità di dare pace, sicurezza e futuro agli abitanti delle Nazioni. Le teste ripiene di sassi e sabbia non producono altro che polvere. 

Danila Oppio

I più giovani del mondo. Un primato che vale la maglia color sabbia di P. MAURO ARMANINO



I più giovani del mondo. Un primato che vale la maglia color sabbia
Ultimi nella classifica per lo sviluppo umano e primi per il numero di giovani. Secondo la recente classifica del sito di analisi economica e politica americano, 24/7 Wallst, su 193 Paesi è il Niger che avrebbe la popolazione più giovane del mondo. Questa classifica, realizzata a partire dalle statistiche della Banca Mondiale, vede primeggiare la maggior parte dei Paesi dell’Africa subsahariana, con la notevole eccezione dell’Afghanistan. Nel 2019, il sito citato elenca i Paesi più giovani e inserisce la Costa d’Avorio al 25 posto con una percentuale di 14 anni e sotto questa età, stimata al 41,7 per cento. Seguono altri paesi più o meno noti, São Tomé, Guinea Bissau, Benin, Senegal, Nigeria, Gambia, Mozambico, Burkina Faso, Burundi, Angola, Chad e il Mali dai colpi di stato militari in serie, al numero 2, col 47,3 per cento di giovani sotto i 14 anni. Infine, il nostro Niger, primo assoluto con la metà della popolazione (49,8 per cento), calcolata in 23 milioni, costituita da giovani. La maglia ‘color sabbia’ è la nostra, e non sarà facile sottrarcela. Infatti, come ricorda con preoccupazione e amarezza il giornale di (finta) sinistra francese Libération, il Niger, con i suoi 7,6 figli in media per donna è il Paese con la demografia più sviluppata nel mondo. Lo stesso giornale ricorda che la crescita ‘sfrenata’ della capitale Niamey, non rispetta alcuno schema prestabilito di organizzazione del territorio e che l’età media è di 15 anni. Riconosciamolo infine: la maglia ’color sabbia’ ci è dovuta.
…’Ho deciso che non avrò figli a causa della crisi climatico ecologica’. È ciò che ha scritto sul cartello appeso al suo corpo ventenne Angelo, attivista di Extinction Rebellion, movimento internazionale anti-sistema, seduto sotto i portici. Secondo l’articolo apparso sul sito Comune-Info, l’attivista in questione, assieme ad altri militanti altrove, non se la sente di mettere al mondo qualcuno che potrebbe essere condannato a vivere nel tempo dell’estinzione della specie umana. Per questo gruppo il disastro causato dai cambiamenti climatici è irreversibile e fatale. Ci troviamo, naturalmente, in Italia, Paese che, come buona parte dell’Occidente, conosce ciò che alcuni demografi definisce un ‘inverno demografico’. Tutta una questione di prospettive e di fiducia nell’imprevidente mistero della vita che si dipana dove abbonda la debolezza e la fragilità. In epoche non distanti e non sempre da idealizzare, mettere al mondo un figlio era il frutto del connubio tra l’incoscienza e la speranza. Molti di noi sono nati così, portati dalla cicogna o nati sotto un cavolo, quando non c’erano né casa né lavoro assicurato. L’unica cosa sicura era la scommessa sulla vita.
Non sarà facile portarci via la maglia color sabbia di primi della classifica che ampiamente meritiamo. Qui da noi sarebbe inconcepibile andare il giro con il cartello che l’amico attivista Angelo ha appeso al collo in silenzio. Sarebbe un’offesa, una bestemmia, una profanazione, un’incomprensibile e inaccettabile arroganza. Qui della vita ci si fida ancora, con incoscienza, improvvisazione e, in fondo, cieca fiducia in ciò che ci supera e che non è frutto di calcoli, algoritmi o previsioni necrologiche. Abbiamo il deserto che avanza ogni giorno, coltiviamo e esportiamo arachidi che ne facilitano il progresso, siamo accerchiati da gruppi armati terroristi, aspettiamo la stagione delle piogge per seminare, facciamo le elezioni per ridistribuire parte di quanto rubato negli anni precedenti, ci sposiamo per allegria e mettiamo al mondo figli. In fondo crediamo che la vita vale la pena, e che non delude chi crede in lei. Da uno dei figli del Sahel, nato in dubbie circostanze, nascerà quel messia che alcuni stanno aspettando, il campione di calcio dei prossimi mondiali o, banalmente, un pianto che due braccia di madre trasformeranno in sorriso per tutti.

     Mauro Armanino, Niamey, 20 giugno 2021


domenica 13 giugno 2021

Commemorazione del 50° di Ordinazione sacerdotale di PADRE GABRIELE MATTAVELLI OCD

Oggi al Cimitero Monumentale di Legnano coi parenti del compianto P. Gabriele Mattavelli ho commemorato il suo 50° di Ordinazione sacerdotale (12-6-1971). Padre Nicola Galeno OCD










sabato 12 giugno 2021

VITE GREGARIE, PRECARIE E RESISTENTI NEL NIGER di P. MAURO ARMANINO

 


Vite gregarie, precarie e resistenti nel Niger

Gregario viene dal latino gregarius e significa ‘gregge’ e dunque la tendenza a vivere in gruppo. L’istinto gregario è una tendenza spontanea che spinge i membri di un gruppo della stessa specie ad assomigliarsi e a adottare una stessa attitudine. Il comportamento gregario descrive come individui di un gruppo possono agire assieme senza una direzione predeterminata. Ci troviamo in un’epoca che cospira perché le tendenze gregarie siano assunte, giustificate e financo premiate. Si finge di promuovere l’originale creatività del popolo per poi ridurre all’omologazione del mercato che tutto e tutti traduce in mercanzia. Le prime a rivelare lo stato di gregarietà sono le parole. Parole gregarie che come etichette, slogan o apparenti evidenze sono come le chiavi d’ingresso nello spirito del tempo. Tutti i tradimenti cominciano dall’uso e abuso delle parole, dei verbi, sostantivi, aggettivi e congiunzioni. Chi si arroga il potere di decidere l’interpretazione delle parole e imporne il significato ha messo le premesse per governare il mondo. A parole gregarie corrispondono vite gregarie, che si accodano al vincitore e al potente di turno. Vite vissute per imitazione, per sentito dire o per convenienza. È meglio non rischiare di apparire fuori della zona di controllo, assimilare il senso di protezione offerto dalla maggioranza, rimanere dentro il cortile.

Se le vite gregarie si trovano dappertutto, sembrano essersi sviluppate con maggiore intensità e capillarità in Occidente. Qui da noi, invece, si trovano ovunque le vite precarie. La precarietà è l’amica fedele e permanente di ciò che costituisce l’architettura della vita. Il lavoro, la casa, la luce, l’acqua, il cibo, la scuola, il matrimonio, la politica, le amicizie, il giorno dopo e Dio stesso, è reso precario dalle proprie scelte. Uno dei motivi per i quali, qui da noi, non si prevede a media e lunga distanza, è da attribuirsi alla fragile precarietà del momento presente. Quando si riceve qualcuno, spesso, si preparano le cose all’ultimo momento perché non si sa mai quello che potrebbe succedere nel frattempo. Il taxi che non passa o che ha seguito un altro percorso, un incidente tra due moto che ha bloccato il traffico, l’arrivo di un ospite non atteso al quale occorre trovare un posto in casa propria, l’improvviso attacco di malaria o semplicemente un viaggio che, posposto da tempo, si è infine potuto realizzare. La vita è precaria e basta poco, molto poco, per perderla o smarrirla, ad esempio quando si è malati, è ancora più evidente. Dovrete provvedere tutto il necessario alla vostra cura, le medicine e il cibo compreso. Per il posto letto è sempre meglio avere delle conoscenze, così come per la data delle operazioni eventuali. Dovrete prevedere guanti, ago, filo, antibiotici, garze, disinfettanti, sacche di sangue e i soldi necessari per le flebo. Sono vite precarie che si aggomitolano agli avvenimenti che sorprendono sempre, come non fossero mai accaduti prima.

Le vite resistenti esistono. Portano i nomi di quanti attendono per anni che la loro domanda per essere riconosciuti come ‘rifugiati’ sia finalmente presa in considerazione. Strana davvero la vita. Tutti quanti arriviamo al mondo come richiedenti asilo, ed è questo il nostro statuto permanente. Cercatori di asilo, protezione, riconoscimento, attenzione, rispetto, dignità, misericordia e perdono. È questa la nostra condizione primaria che, di fatto, non ci abbandonerà mai, nonostante i tentativi di cancellazione. Fréderic torna in Costa d’Avorio dopo undici anni passati qui a domandare e ricevere asilo. Jean René e Hyppolite che - l’uno, ancora ospite delle istituzioni, e l’altro abbandonato al suo destino - non vogliono tornare nel Camerun che li ha traditi. Sono vite resistenti come quelle dei contadini, la maggioranza della popolazione nigerina, come quelle dei migranti che non si arrendono al destino loro attribuito, come quelle degli sfollati che si ricostruiscono ogni giorno dopo aver sofferto l’imperialismo della violenza armata. Resistono le donne che, sul dorso, portano il fardello della vita quotidiana che dal poco o dal nulla riescono a inventare il domani. Alcune di loro, come Samira, che è giornalista, ridanno un senso e pericolosità alla verità dei fatti. Altri, ancora resistono ed esistono, malgrado l’attiva persecuzione.  Cercano pace e giustizia per tutti e non temono di pagarne il prezzo. A loro e a quanti a loro assomigliano appartengono le parole che salveranno il mondo.


    Mauro Armanino, Niamey, 13 giugno 2021



sabato 5 giugno 2021

COME TRADIRE IL DUE GIUGNO - ISTRUZIONI PER L'USO di PADRE MAURO ARMANINO

 


 Come tradire il Due Giugno. Istruzioni per l’uso

Potresti dirmi come fare per emigrare in Italia? Questo messaggio mail di un giovane militante della società civile è arrivato di sorpresa nella mia posta. Quasi come risposta a un recente articolo, inviatogli perché parte dell’indirizzario, che commentava la morte per malattia di una migrante. Non è comune e neppure raro, ricevere messaggi e domande di questo tipo. Anche volendo, da uno che ha scelto di stare dalla parte del Sud, dovrei dirgli subito che la sua legittima aspirazione avrebbe scarse possibilità di realizzazione. Perlomeno non nei termini da lui auspicati ed espressi con innocente e giovanile spontaneità. Sarei stato costretto a confessargli che, malgrado l’epico e spesso doloroso passato migratorio del popolo italiano, oggi non è più così. Una Repubblica fondata sul lavoro (in buona parte fornito dagli immigrati), che ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali e che si tradisce. Fabbrichiamo ed esportiamo armi, istruiamo gli altri sull’arte della guerra e soprattutto vietiamo loro ciò che, prima di loro, abbiamo ampiamente praticato e cioè la mobilità delle persone. 24 milioni, il più grande esodo moderno!

Per onestà dovrei dirgli che, proprio in questi giorni, festa della Repubblica Italiana, il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, l’onorevole Luigi di Maio, era di passaggio in Niger. Un Paese che è stato ancora recentemente confermato buon ultimo nell’Indice delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Umano. Il ministro Di Maio ha naturalmente incontrato le autorità nigerine. Nella dichiarazione finale si è confermata la fattiva cooperazione economica dell’Italia, il rafforzamento dell’impegno per la lotta contro la tratta dei migranti e per ridurre ‘il flusso’ degli irregolari in transito. Allo stesso tempo si continua la protezione degli stessi e dei rifugiati. Si conferma altresì il possibile inizio della costruzione di una base militare italiana nel Niger, previo il presunto accordo del parlamento italiano. Nelle poche ore passate nel Paese, il ministro ha portato il suo saluto al contingente italiano della Missione Bilaterale di Supporto in Niger, ‘fiore all’occhiello’ della cooperazione in materia di sicurezza nel Sahel e tutta l’Africa.

Di Maio, nella sua visita, ha ricordato che il Niger rappresenta per l’Italia un ‘partner prioritario’ nella regione saheliana, diventandone ‘la frontiera meridionale’. Un’area cruciale per la stabilità regionale, per il contrasto al terrorismo jihadista e per la gestione dei ‘flussi’ migratori verso il Mediterraneo. Il Ministro trova il tempo per salutare i militari e non quello per incontrare e ascoltare coloro che cercano di mettere in pratica il senso della festa del 2 giugno. Tra questi si annoverano le persone impegnate con i migranti, la gente dedita a lenire le sofferenze del rifugiati e i pochi missionari che rimangono come ‘ambasciatori’ di gratuita solidarietà. Giusto e doveroso accogliere padre Pierluigi Maccalli a Roma, ciò che Di Maio e Giuseppe Conte hanno fatto dopo la sua liberazione dalla cattività di due anni nel Sahel. Sembra invece molto meno ‘mediatico’ e poco ‘redditizio’ ascoltare gli operatori umanitari nel perduto Niger. 

Devo dire all’amico che mi chiede come migrare in Italia che, la Repubblica da cui provengo e che nostro padre partigiano ha contribuito a edificare nella libertà, gli impedisce (nel suo Paese) di cercare altrove ciò che pensa di non trovare qui. Che andrebbe in un Paese che ha tradito ciò per cui tanti hanno dato la vita e i loro anni migliori. Che i campi militari sembrano più importanti ed efficaci delle scuole, dei dispensari e della dignità che il neocolonialismo tradisce ancora. Devo dirgli di perdonarci, se vorrà farlo, un giorno.

          Mauro Armanino, Niamey, 6 giugno 2021

mercoledì 2 giugno 2021

LA CATTEDARALE DI TRANI vista con gli occhi da fotografo, pittore e poeta di P. NICOLA GALENO OCD

Ciclo pittorico sulla Cattedrale di Trani

 LA CATTEDRALE

L’occhio giammai si stanca di tuffarsi 

in questa Cattedrale che baciata

 dal sole del tramonto par un bimbo 

smanioso d’assopirsi, ben sapendo

 che la carezza dolce della Mamma

 all’indomani ancor lo sveglierà!

(Legnano 4-7-2007), Padre Nicola Galeno

 LA CATTEDRALE

Sei gemma incastonata tra l’azzurro

 del ciel e di quel mar che ti lambisce

 col murmure dell’onda carezzante...

(Oita 20-4-2004), Padre Nicola Galeno

 LA BALLATA DELLA CATTEDRALE A

Il sole del mattino 

emerge sullo sfondo

 del sonnolento mare.

*

Lo snello campanile

 riceve il primo bacio

e gongola giulivo!

*

Sveglia coi suoi rintocchi

 la bianca Cattedrale

 che dorme accanto al mare.

(Oita 12-2-96), Padre Nicola Galeno


 LA BALLATA DELLA CATTEDRALE B

In pieno giorno abbaglia,

di sole permeata,

la bianca Cattedrale!

*

Pare fiorita sposa

che danzi sovra il lembo

di quell'azzurro mare.

*

(Oita 12-2-96), Padre Nicola Galeno


 LA BALLATA DELLA CATTEDRALE C

Il sole tramontando

 regala affascinanti 

rosacei colori.


E' notte... Ancor sorride,

dai fari illuminati,

la bianca Cattedrale!

(Oita 12-2-96), Padre Nicola Galeno

 LA CATTEDRALE 

Unica reginetta in riva al mare,

 come le Dolomiti lungo il giorno

 presenti sfumature sempre nuove...

(Ferrara 5-12-2008), Padre Nicola Galeno

 

LA VILLA

Unico ciuffo verde a contrastare 

il blu di ciel e mar e l’accecante

 candore della pietra soleggiata...


(Oita 21-4-2004), Padre Nicola Galeno


 PORTO

Sembri un’insenatura confidente

 dove le barche scordan la paura

 del periglioso andare sovra l’onde...


(Oita 21-4-2004), Padre Nicola Galeno

BENVENUTO|

Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi