AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

lunedì 11 maggio 2026

ESSERE TERRENO E NON SEMENZA da Ordine secolare Carmelitano

                                        ESSERE TERRENO E NON SEMENZA 



        C’era un campo che si sentiva inutile: non faceva niente, non produceva niente di buono, l' accompagnava  sempre la sensazione di essere un campo sterile.
 Guardava i contadini correre, seminare, sistemare gli altri campi ma nessuno si prendeva cura di lui. Lui era campo inutile.
Un giorno, un seme cadde in lui senza rumore. Il campo non fece nulla: rimase aperto, fermo, disponibile. Il seme invece si mosse, spinse, ruppe la terra, cercò luce. Il campo sentì che qualcosa cresceva in lui senza che lui avesse fatto un gesto. Quando spuntò il primo filo verde, capì che la forza di crescere della piantina non era sua.
Lui era solo il luogo.
Il seme era il motore.
E da allora il campo capì che il suo compito era solo  di accogliere e custodire il seme.
 Lui era il tramite affinché il seme potesse crescere e dare frutto a suo tempo. 


«Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra;
dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce;
come, egli stesso non lo sa.»
Marco 4, 26-27

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"Non cercare di vedere il frutto. Il seminatore non vede la spiga nel momento in cui getta
 il seme. Tu getta il tuo amore in ogni tuo atto, e lascia a Me la cura del raccolto."
***
"Ogni piccola azione è un seme.
Non sottovalutare nulla.
Un sorriso, una parola gentile, un silenzio accettato per Mio amore
 sono semi che porteranno frutti d'eternità.
***
"Se il seme non muore, non porta frutto. Accetta le tue piccole morti quotidiane —
 le umiliazioni, le stanchezze — perché è lì che Io nascondo la linfa per i frutti futuri."
***
"
Affidami il tuo nulla.
Quando ti senti vuota, sei come un terreno pronto a ricevere il Mio seme.
Più ti rimpicciolisci, più il Mio frutto sarà grande in te."
***
"Lascia che sia Io a far germogliare. Il tuo compito è restare unita a Me.
Una branca che resta unita alla vite non si sforza di produrre il frutto:
lo produce per natura."

"Dammi il terreno del tuo cuore.
Io spargerò i semi, Io manderò la pioggia e il sole.
Tu sorridi e ringrazia in anticipo per il frutto che ancora non vedi."
***

(Gabrielle Bossis - Lui e Io - Diario intimo di una mistica del novecento)


domenica 10 maggio 2026

INNOCENTI SOVVERSIONI di Padre MAURO ARMANINO - GENOVA

Innocenti sovversioni



Da piazza De Ferrari a Genova prendete il bus numero 17 dall’adiacente via Ceccardi. Andando verso Nervi, a levante, scendete alla fermata Europa-Schiaffino poi attraversate il corso. Prendete la destra e, non lontano dalle Poste vedrete un condominio accanto al marciapiede. Giusto all’angolo, scritto con una bomboletta di colore nero, si legge la scritta ‘Sovvertiamo tutto’. Non so da quanto tempo e da chi ma, fin dal mio ritorno alla casa di Quarto Castagna, l’ho notata e mi ha colpito. Chissà perché     sono lieto che la lapidaria frase non sia stata cancellata o ricoperta da una mano di pittura.
Il verbo sovvertire deriva dal latino subvertere e significa letteralmente ‘capovolgere, volgere sotto’ indicando l’atto di rovesciare l’ordine costituito. La parola sottolinea un’azione di ribaltamento dal basso verso l’alto. Sinonimi sono destabilizzare, sconvolgere, stravolgere e rivoluzionare. Il verbo coniugato alla prima plurale del tempo presente, ho imparato a preferirlo all’ inflazionato, ambiguo e manipolato ‘rivoluzionare’ che poi, spesso, significa ruotare fino al punto di prima. Cambiare tutto perché nulla cambi non è accaduto solo nel romanzo ‘Il Gattopardo’ di Tomasi di Lampedusa. Le innocenti sovversioni non sono altro che fragili e talvolta censurate resistenze artigianali.



Si da un processo di ribaltamento dal basso dell’ordine (o disordine) esistente che si avvale di fatti e persone le cui scelte paiono inadatte, piccole e incapaci a ribaltare un sistema. Come il ben noto granello di sabbia che cade nei meccanismi di una macchina sofisticata e ne provocano l’inceppamento, momentaneo o definitivo. Oppure la polvere che, sorniona, si infiltra e ostacola la buona marcia del sistema. In quest’ottica come non ricordare chi, tra i 1225 professori universitari ‘invitati’ a giurare fedeltà al regime fascista il 28 agosto del 1931, rifiutarono di abdicare la dignità.
‘Giuro di essere fedele al Re, ai suoi Reali successori e al Regime fascista... che non apparterrò ad associazioni o partiti la cui attività non si concili con i doveri del mio ufficio’. Dodici professori dissero no al giuramento e furono tutti destituiti dalle loro cattedre. Sappiamo che il regime fascista crollò qualche anno più tardi ma crediamo altresì che nel gesto sovversivo dei dodici docenti stava scritta la sconfitta della dittatura. Non c’è sovversione senza sovversivi e a condizione di lasciarsi prima o nel contempo ‘sovvertire’ nello spirito e nel corpo. Chi ha permesso che cià accada è un testimone.
I giornalisti sono dei martiri che per mestiere sono chiamati a raccontare la storia quotidiana o cronaca consapevoli degli gli occhiali dell’ideologia, del portafoglio o della convenienza. Si tratta di uno degli specchi della società che si vorrebbe democratica. L’anno scorso è stato l’anno più letale mai registrato per il giornalismo contemporaneo. Il rapporto del Committee to Protect Journalists (CPJ), ci dice che lo scorso anno sono stati uccisi 129 tra giornalisti e operatori dei media e cioè il numero più alto da quando l’organizzazione monitora sistematicamente questi dati (1992). Inoltre, secondo l’ONU, circa 330 giornalisti sono attualmente detenuti nel mondo ai quali si possono aggiungere 500 giornalisti cittadini bloggers. Innocenti sovversivi le cui parole profumano di verità.
L’ONU ha ospitato in questi giorni il secondo Forum Internazionale per le Migrazioni che si celebra ogni 4 anni. Secondo il rapporto presentato dall’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni, OIM, il numero dei migranti internazionali ha superato i 300 milioni di persone, circa il 3, 7 per cento della popolazione mondiale. Di questi 167 milioni sono lavoratori. Gli sfollati ammontano a 83 milioni. A questi dovremmo aggiungere 40 milioni di rifugiati e richiedenti asilo. Nel Forum il Segretario generale dell’ONU ha ricordato che almeno 200 mila persone sono state vittime di tratta. Oltre 15 mila migranti sono morti o scomparsi sulle strade della migrazione nei due ultimi anni. Si tratta di innocenti sovversivi la cui assenza feconda una presenza. La stessa di un ex soldato israeliano.

‘Sei un traditore, mirzai, Sei una vergogna per il tuo sangue’, sussurravano vicino all’orecchio e mi tiravano indietro la testa...Ora, quando cammino vicino a un ristorante a Roma e sento il rumore dei turisti e delle posate sui piatti mi vengono i brividi. Il mio corpo è una mappa di nodi di dolore che non si scioglieranno mai. Ho cicatrici interne che i medici non possono vedere, dita che perdono sensibilità, una schiena che si rifiuta di stare dritta. Ma è proprio in quella carne martoriata che ho trovato la mia verità. Mi hanno tolto tutto, tranne la consapevolezza che il loro potere finisce dove inizia la mia resistenza. L’integralità del racconto si trova pubblicato nell’ultimo numero di Kritica.


Nulla di più sovversivo di queste parole impastate di sangue e dignità. Esattamente come quelle di Floribert Bwana Chui, giovane doganiere della Repubblica Democratica del Congo. Rapito, torturato e ucciso per aver rifiutato di far passare derrate alimentari avariate destinate al consumo per il suo popolo. Membro della comunità di Sant’Egidio, martire e beatificato il 15 giugno dell’anno scorso a Roma e cioè modello per tutti. Non dovrebbe stupire perché il simbolo dei cristiani è, appunto, una croce. Vi fu crocifisso, tra le migliaia di vittime, per evidente sovversione il Cristo. Divenuto insopportabile per il sistema politico-religioso del suo e, probabilmente, di tutti i tempi.
Devo confessare che se il volto di Dio riflesso nel Cristo non fosse quanto di più sovversivo ho incontrato finora, andrei subito a cercarlo altrove. Chi scrive spera che la scritta sul muro del condominio edificato su Corso Europa, non lontano dal cavalcavia di Quarto Castagna, non sia mai cancellata.

      Mauro Armanino, Genova, maggio 2026

PERCHE' TANTO RILIEVO A MARIA? Prima conferenza mariana di Padre CLAUDIO TRUZZI OCD

1 – PERCHÉ TANTO RILIEVO A MARIA?

Maria ha una importanza fondamentale nella Chiesa cattolica. 

Quali sono i motivi di questo grande rilievo che le viene dato?”

Possiamo scoprire l'importanza di Maria per la nostra fede di cristiani, solo delineando il suo disegno divino, realizzato nel mistero dell'incarnazione di Gesù, il Figlio di Dio. 

Papa Benedetto XVI illustrò chiaramente i tratti così belli della persona della Madonna. 

«Nel cielo abbiamo una madre. E la Madre del Figlio di Dio, è Madre nostra. Lui stesso l’ha fatto   in un momento drammatico, rivolto al discepolo e a tutti noi: “Ecco la tua Madre!”. Nel cielo abbiamo una Madre. Il cielo è aperto, il cielo ha un cuore. La dinamica della nostra fede, centrata sul mistero di Cristo, si nutre anche del mistero di Maria, come di un dono prezioso ed essenziale della nostra vita cristiana. Come Maria desidera che Dio sia grande nel mondo, sia grande nella sua vita, sia presente tra tutti noi, ella “non ha paura che Dio possa essere un “concorrente” nella nostra vita, che possa toglierci qualcosa della nostra libertà, del nostro spazio vitale con la sua grandezza. Ella sa che, se Dio è grande, anche noi siamo grandi. La nostra vita non viene oppressa, ma viene elevata e allargata: proprio allora diventa grande nello splendore di Dio»

Il tragico abbaglio

La tentazione di “sentire” Dio come un rivale che ostacola la nostra realizzazione è presente fin dalle origini, nel racconto della Genesi. Il fatto che i nostri progenitori pensassero proprio così fu il nucleo del peccato originale. Temevano che, se Dio fosse stato troppo grande, avrebbe tolto qualcosa alla loro vita. Pensavano di dover accantonare Dio per avere spazio per loro stessi. 

Questa è stata anche la grande tentazione dell’epoca moderna, degli ultimi tre-quattro secoli. Sempre più si è pensato ed anche si è affermato: “Ma questo Dio non ci lascia la nostra libertà; rende stretto lo spazio della nostra vita con tutti i suoi comandamenti. Dio deve dunque scomparire; vogliamo essere autonomi, indipendenti. Senza questo Dio noi stessi saremo dei, facendo quel che vogliamo noi. Prima si pensava e si credeva che, accantonando Dio ed essendo noi autonomi, seguendo solo le nostre idee, la nostra volontà, saremmo divenuti realmente liberi, potendo fare quanto volevamo senza che nessun altro potesse darci alcun ordine. 

Ma dove scompare Dio, l’uomo non diventa più grande; perde anzi la dignità divina, perde lo splendore di Dio sul suo volto. Alla fine risulta solo il prodotto di un’evoluzione cieca e, come tale, può essere usato e abusato. È proprio quanto l'esperienza di questa nostra epoca ha confermato.

“Si faccia di me secondo la sua volontà”

La SS. Trinità volle Maria, Madre del Signore Gesù – Madre di Dio, dunque –, attraverso la potenza del suo Spirito, e la di lei diretta, singolare collaborazione nella salvezza dell'umanità. 

La collaborazione di Maria a tale evento straordinario si svolge nell'arco di tutta la sua esistenza. 

Dal momento della sua concezione immacolata al suo sì nell'annuncio della nascita umana del Figlio di Dio da lei, vergine; 

al suo seguire Gesù nella sua vita pubblica fino al suo culmine, nella desolazione del Calvario. 

E continua ora, partecipe della gloria del suo Figlio risorto, nella sua molteplice e perenne azione di intercessione per noi, fino al coronamento della storia di tutti gli uomini. 

Tale mistero di salvezza è presente ed operante in mezzo a noi nella Chiesa, la famiglia dei credenti in Gesù Cristo. Di essa Maria è Madre e modello di vita universale. 

Questa, in grande sintesi, è la dottrina antica e sempre conservata integra su Maria. 

E tale è stata riproposta, nella ricchezza dei suoi fondamenti biblici e patristici dal Vaticano II.

• Opportuno, qui, soffermarci sulla relazione Maria-Chiesa, Maria-umanità, perché l'aspetto che oggi viene posto maggiormente in rilievo nella vita della Chiesa, è proprio questo. 

Il Concilio – d’altra parte, non ha dubbi nell'attribuire a Maria una funzione singolare, del tutto speciale, nell'economia della salvezza di Cristo: una funzione che si attua su tutti membri della Chiesa, ma ha pure un influsso salutare su tutti gli uomini. 

Anche in questa missione di grazia, Maria viene chiamata Vergine-Madre. 

– Con l'attributo di Vergine si sottolinea la pienezza della sua fede, come disponibilità incondizionata, come offerta totale di se stessa alla persona e all'opera di suo Figlio, a favore degli uomini; 

– con l'attributo di Madre si ricorda che, mediante la sua fede, speranza e amore comunica agli uomini i doni della salvezza divina, la cui fonte e pienezza è Cristo in mezzo a noi.

Questa è, secondo la fede cattolica, la sua missione universale, unica e singolare. 

Perché solo Maria – a nome di tutto il genere umano – collaborò al realizzarsi della redenzione compiuta da Cristo Gesù, con la risposta perfetta all'elezione divina: «Eccomi, sono la serva del Signore, si faccia di me secondo la sua parola». 


Annunciazione Beato Angelico

Perché soltanto Maria partecipò con la sua fede, speranza e amore all'abbandono e al morire di Cristo per noi. L'episodio di Gesù crocifisso che rivolgendosi a lei, le sussurrò come suo ultimo “incarico”: «Ecco tuo figlio!», indicando Giovanni e volgendosi a Giovanni: «Ecco tua madre!», illumina, conferma e porta a compimento il rapporto fra Gesù, Maria e la Chiesa.

•  Da tutto questo, viene come conseguenza quale debba essere l'attitudine giusta dei cristiani nei suoi riguardi: credere e sperare in Cristo come e con Maria, cioè «Amare Cristo nei suoi fratelli, gli uomini, “con” e “come” Maria, che offri completamente tutta se stessa nel dono del suo Figlio per la salvezza del mondo. Maria visse soltanto per Cristo e con Cristo, per gli uomini» (teologo J. Alfaro).

Maria ci insegna a vivere cristianamente; ogni vita mariana è, dunque, essenzialmente cristo-centrica.

La devozione mariana, dunque, non attenua minimamente il nostro attaccamento a Cristo; essa non vi si sostituisce, quasi a renderlo più facile. Non consideriamo dunque Maria come un surrogato per le nostre mancanze, senza far nulla per rimediarvi; poiché una simile pratica mariana non potrebbe che sviluppare in noi né lo spirito di fede né la speranza nell’onnipotenza redentrice di Cristo, né lo spirito di carità; e non sarebbe che una sostituzione illusoria e inefficace. 

Crescere nella santità significa far sì che Dio abiti sempre più intimamente nell’anima; ciò presuppone un impegno veramente personale, libero, ed esistenzialmente più religioso da parte dei credenti, al quale potremo dedicarci tanto più facilmente quanto più vi saremo spinti dal nostro amore mariano. Maria, però, non sarà mai il rimedio per le nostre mancanze, né assumerà un ruolo di supplenza qualora noi siamo privi d’una vera vita religiosa. Ciò che è umanamente impossibile diventa una possibilità divina soltanto se di Maria imitiamo il suo abbandono a Dio in uno spirito di pura fede.

In simile dinamica di vita acquista un rilievo tutto particolare e nuovo la presenza di Maria nella spiritualità dell'unità. Il desiderio del Signore? Che i “figli di Dio” siano una cosa sola fra loro, un ‘unico “gregge”; che si amino come il Figlio ama il Padre”

Noi sappiamo che soltanto nell'unità fraterna, frutto dell'amore scambievole, lo Spirito Santo rende presente Gesù risorto tra noi. Così, come Maria nella sua vita ha generato Gesù, anche noi, uniti nel suo nome, possiamo dar vita al Risorto in mezzo agli uomini. In questo modo lo Spirito Santo ci dà anche d'essere la presenza di Maria nel mondo.

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Bisogna allattarti o cantarti un inno ?

Maria avanzava, portandolo in braccio:  

Si chiedeva come mai lei, madre, era rimasta vergine, 


Conscia che il suo parto non era naturale, 


spaventata, tremava 
e diceva a se stessa: 


“Che nome devo darti, Figlio mio! 


Uomo? 

Ma tu sei al di sopra degli uomini, 


tu che conservi la mia verginità. 


Ti chiamerò Uomo Perfetto? 


Ma conosco già il tuo concepimento divino. 


Se ti chiamo Dio, 

sono piena di stupore, 


poiché ti vedo simile in tutto a me. 


Possiedi tutto ciò che gli uomini hanno. 


Devo allattarti o cantare un inno? Romano il Melode 490–555   circa


TESTIMONIANZE

«Mamma, perché dici che è superstizione?»

Un ragazzino protestante, di sei anni, ascolta spesso i suoi compagni cattolici pregare l’«Ave Maria». Ama tanto questa preghiera che la ricopia e la impara a memoria, recitandola tutti i giorni. 

Tutto fiero, la mostra a sua madre: «Non recitarla mai più – gli grida la madre esasperata. Questa è una superstizione dei cattolici che adorano degli idoli e credono che Maria sia una dea»! Da quel giorno il ragazzino smette di recitare la preghiera e si consacra sempre di più alla lettura della Bibbia. 

Un giorno, leggendo il passaggio dell’Annunciazione, lo mostra a sua madre: «Guarda, mamma, le parole della mia preghiera sono qui dentro: “Ave Maria piena di grazia, il Signore è con te!”. poi le parole di Elisabetta a Maria: “Benedetta tu tra le donne!”. E...osserva la lode di Maria (nel Magnificat) ... Mamma perché dici che è superstizione?».

Senza nulla dire a sua madre, riprende con gioia la sua abitudine di recitare la sua “Ave Maria”. 

All’età di 14 anni, ascolta una discussione nella sua famiglia: tutti dicevano che Maria era una donna come le altre. Ma il ragazzo reagì vivamente: «No! Se lei è la madre di Gesù, lei è la madre di Dio. Inoltre la Parola dice “Tutte le generazioni mi diranno beata!” Voi disprezzate ciò che Dio proclama bello; il vostro spirito non è quello della Bibbia!».

Sua madre si mise a temere il peggio. Questo caro figlio rischia di unirsi un giorno a questa religione, “quella dei Papi”! Ma aveva previsto giusto, poiché, dopo aver studiato seriamente e confrontato le due religioni, suo figlio scelse di abbracciare la fede cattolica, divenendo un ardente apostolo. 

Più tardi egli incontra la sorella sposata che lo insulta: «Sai quanto amo i miei figli; ebbene se uno dei due volesse divenire cattolico, preferirei piuttosto infilargli una spada nel ventre, che vederlo unito alla ‘religione dei papi!». 

Poco tempo dopo simile conversazione delle più fraterne, accade che le si ammali gravemente proprio suo figlio. I medici non le danno alcuna speranza di guarigione. 

Il nostro cattolico s’avvicina allora a sua sorella e le dice, dolcemente: «Mia cara sorella, vorresti che tuo figlio guarisca. Allora, se permetti, fai ciò che ti dirò. Seguimi e recita con me un’“Ave Maria” e prometti a Dio che se tuo figlio guarisce studierai seriamente la fede cattolica e, chissà, vedrai, se vuoi adottarla, quale sarà il sacrificio che dovrai pagare!» – 

La sorella esita, ma questo filo di speranza per la salute del figlio la conquista e vuole tentare di tutto per salvarlo. Accetta la sfida e recita un’ “Ave Maria” con suo fratello. 

L’indomani, il figlio si trova completamente guarito! 

Lei mantiene la promessa e studia la dottrina cattolica. Dopo una lunga preparazione, è introdotta nella Chiesa e ringrazia il fratello per essere stato il suo apostolo! 

•  Questa testimonianza fu data dal rev. padre Tuckwell. La sua omelia terminò così:  

«Fratelli e sorelle, l’uomo convertito al cattolicesimo che ha portato la sorella a fare lo stesso, è questo prete che vi sta parlando! Ciò che sono, lo devo alla Madonna. Anche voi, consacratevi a lei e non fate passare un solo giorno senza recitare questa bella preghiera dell’“Ave Maria”, e recitare il vostro rosario. Pregate per i vostri fratelli protestanti!».

Lettera d’informazione n°91 “I ragazzi di Medjugorie”  

Responsabile della Pubblicazione: Dr Vincent Maillard  

Pierre l'Hermite, parroco di Parigi, è chiamato un giorno ad assistere una povera ammalata.  Questa soffre perché colpita da cancro, perché è in miseria, perché il marito l'ha abbandonata.

Quando l’ammalata vede il prete, lo prega così: «Ho bisogno d'un solo, ma urgente favore. Lei è molto robusto; mi aiuti a non soffrire più! Io abito al quarto piano, come vede. Mi prenda tra le braccia e mi butti giù dalla finestra. Le sarò veramente grata».

Il prete è preso da un’estrema angoscia. Non sapendo che cosa dire, propone: «Signora, andrebbe volentieri a Lourdes?». Risponde la povera donna: «A Lourdes? A che fare?».

Il sacerdote le fa balenare un po’ di speranza ed ella chiede: «E chi mi porterà a Lourdes?”.

«Ci penso io a questo; lei si prepari».

Quando furono a Lourdes, dopo la benedizione Eucaristica ai malati, quella povera donna disperata sussurra ad un orecchio al parroco che l'accompagna: «Padre mi aiuti anche lei a chiedere perdono al Signore d’essermi disperata e lamentata dei miei mali. Ora, malgrado tutto, mi sento felice! Non chiedo il miracolo di guarire; prego soltanto la Madonna, affinché mi aiuti a vivere con il sorriso, anche nella sofferenza».

Quando un bimbo giordano prega la Vergine Maria…

Il 21 agosto 2004, avvenne un fatto straordinario. Accadde a Béchouate, piccolo villaggio a nord del Libano, nella piana di Bekaa, zona di frontiera lungo la quale diverse fazioni in guerra commercializzano cannabis e papaveri, in una enclave cristiana isolata tra villaggi musulmani-sciiti.



Davanti a una statua di Maria, un ragazzo pronunzia una preghiera più grande di lui: 

«Ave a te, Vergine Maria, 

Regina del mondo, della pace e dell’amore. 

Dei vecchi, dei bambini e delle donne cadono, per il mondo. 

Instaura la pace, l’amore e la libertà

 sulla faccia della terra, oh! Regina del mondo». 



L’identità del ragazzo, giordano e musulmano-sunnita, fa della Vergine un ponte tra le comunità cristiane e mussulmane che le guerre e il clientelismo politico hanno diviso. La preghiera del bambino contiene un atto di fede, ed attesta che, attraverso Maria, possono giungere tre doni necessari a tutta la regione: la pace, l’amore e la libertà.

Ora, cristiani e mussulmani vengono a pregare in questa chiesetta. La presenza di Maria, manifestata da segni e guarigioni, rassicura e soccorre permettendo agli uni e agli altri di considerare la convivenza, la “riconciliazione nazionale” tanto desiderata.

                          

 Alexis Carrel, famoso medico incredulo, “Premio Nobel” per la medicina, si recò a Lourdes nel 1902 con un pellegrinaggio di malati di Lione.

C'era tra loro una giovane di 22 anni, che soffriva terribilmente per una peritonite tubercolare. Si chiamava Maria Bailly-Ferrand. Era così sofferente, agli estremi, che le fu persino sconsigliato il bagno nelle piscine; le furono fatte soltanto alcune abluzioni. Ebbene fu talmente grande la sua fede che migliorò in pochi istanti: il medico personale Lerrac la visitò subito. La moribonda dal viso cianotico, dal ventre orribilmente gonfio, dal cuore fiaccato, s'era trasformata in poco tempo in una ragazza normale, molto magra, soltanto, e debole. Gli diceva: «Signor dottore, sono completamente guarita! Mi sento molto debole, ma mi sembra che, se volessi, potrei camminare!». E si alzò e si mise a camminare, per sempre guarita. Sconvolto da questo fatto straordinario, Alexis Carrel corse, lui pure, alla Grotta per pregare la Vergine. Le chiese una sola cosa: «Maria Santissima, potenza di Dio, aiutatemi a credere!». La sua preghiera fu esaudita e il famoso medico incredulo divenne con la vita e gli scritti, un vero testimone della fede. Diceva a tutti: «La scienza deve continuare a stare in guardia contro l’incredulità e la ciarlataneria; ma è suo dovere anche non respingere i fatti, soltanto perché sembrano straordinari, ed essa è impotente a spiegarli!».

“Mi sento a 3000 metri!”

Ero un mercoledì, digiunavo e pregavo in una chiesa aperta, a La Madeleine, nel nord della Francia. 

Un giovanotto si avvicina e mi dice «Signora, voglio un prete: è molto grave e urgente» Fuori c’è una cabina telefonica, ma alle 15 nessuno risponde alle mie chiamate. Il giovane trema e mi racconta il suo dramma, fatto di rottura familiare, di droga e di prostituzione per pagare i 100 euro di droga quotidiana.


Tentiamo allora alla Casa di riposo. Passando, salutiamo la Madonna di Lourdes, nella sua grotta, in mezzo al giardino. Il prete, per fortuna si trova qui. Il giovane l’avvicina. Ritorna dopo la confessione. Torniamo a pregare davanti alla grotta della Madonna di Lourdes. Ora è dritto, sereno. Il suo viso si illumina e grida: «Mi sento a 3000 metri d’altezza, nell’aria pura». Due o tre settimane dopo ci incontriamo di nuovo, per strada. Il giovane, solo, ha abbandonato del tutto droga e ogni mezzo disonesto di guadagno e si è iscritto per un soggiorno presso una famiglia, nel Massiccio centrale. «Grazie, Madonna di Lourdes!»




sabato 2 maggio 2026

QUANDO IL MONDO FA MALE di Padre MAURO ARMANINO

Quando il mondo fa male





... La cosa che mi fa più male, é vedere le nostre facce, con dentro le ferite, di tutte le battaglie che non abbiamo fatto... Ci siamo trovati a Piazza Caricamento di Genova, oggi il primo maggio della Repubblica fondata sul lavoro dove tre persone al giorno muoiono di lavoro. Camminando in corteo con un buon numero di stranieri delle scuole di italiano, mi tornava in mente questa prosa di Giorgio Gaber di fine anni novanta. Lui stesso aveva riconosciuto di avere rubato parole e idee a chi, come lui, sentiva il dolore delle battaglie non fatte. Pasolini, Celine, Adorno, Calvino, Berlinguer, Brecht, Beckett e tanti altri. Cercatori di utopie come ricordava all’inizio dello spettacolo nel teatro Ivo Chiesa nella città di Genova. Il protagonista della serata dedicata a Gaber. 


Eduardo Galeano

Edoardo Galeano citato da Neri Marcorè, affermava che l’utopia, come l’orizzonte, si sposta sempre più avanti di dieci passi, irraggiungibile. L’utopia serve a farci camminare altrove. Non casualmente il pezzo recitato termina parlando di strada come vita e della vita come strada. Guerra alla guerra scandivano i giovani stranieri della manifestazione in via Garibaldi. Erano grida di Facce con dentro le ferite di battaglie non fatt
e.

... E mi fa ancora più male vedere le facce dei nostri figli, con la stanchezza anticipata di ciò che non troveranno. Ancora Gaber nella stessa prosa di quando il mondo gli faceva male. Generazioni derubate di ideali e dunque di futuro che poi è il più drammatico dei furti. L’orrendo crimine della menzogna sul destino e sentiero dell’umana avventura è all’origine del vuoto che caratterizza parte dell’occidente. Non potrà vivere una società basata sul consumo o la svendita del mistero presente in ogni volto e spesso sacrificato agli dei delle merci. Cittadini consenzienti e illusi consumatori poi ‘consumati’ o, se vogliamo, trasformati in meri clienti di un sistema che cambia di pelle ma non di spirito. I figli che non troveranno che supermercati, centri commerciali e un mondo a forma di denaro non sapranno per cosa o per chi dare la vita. Se non c’è più futuro, il passato è esistito invano, lo ricorda Gabriele Pedullà nel libro ‘Racconti della resistenza europea’. Perché sostiene lo scrittore Amin Maalouf in un suo scritto... Della perdita del passato ci si consola facilmente; è della perdita del futuro che non ci si riprende. Il Paese di cui l’assenza mi rattrista e ossessiona non è quello che ho conosciuto nella mia giovinezza. Ma quello che ho sognato e che non ha mai potuto vedere il giorno.  


Amin Maalouf ( أمين معلوف; Beirut, 25 febbraio 1949) giornalista e scrittore libanese  naturalizzato francese È membro dal giugno del 2011 dell'Académie française, della quale svolge permanentemente dal settembre 2023 al presente le funzioni di Segretario perpetuo.

Nel corteo del primo maggio ero giusto dietro lo striscione che ricordava i morti nei mari e nei deserti, retto da volti stranieri. Africani, asiatici e giovani del posto che reggevano il mondo della memoria. La notizia sarebbe infatti arrivata puntuale ancora una volta. Almeno 17 persone di origine sudanese sono morti dopo che un’imbarcazione diretta verso Creta si è ribaltata a circa 100 kilometri dalla città libica di Tobruk. Nove sono i dispersi e sette i salvati. Noi, qui, ci troviamo in realtà tra i dispersi di una società che ha smarrito la memoria. La dimenticanza è, infatti, all’origine dei tradimenti perpetrati nel nostro tempo. Siamo stati e ancora siamo, un popolo di migranti spesso disperati senza meta che non fosse la mendicanza di un futuro differente. Si partiva, sovente, senza neanche sapere il tipo di mondo che si sarebbe trovato. Tenere desta la memoria delle nostre ferite aiuterebbe a capire meglio quelle che ci vengono offerte da chi arriva. Che il mondo faccia male è forse un dono inestimabile. Mettere assieme le ferite come feritoie, significa fare esperienza di un comune destino di umanità. La nostra patria è il mondo, ricordava un ritornello della manifestazione. 

... Sì, abbiamo lasciato in eredità forse un normale benessere, ma non abbiamo potuto lasciare quello che abbiamo dimenticato di combattere, e quello che abbiamo dimenticato di sognare. 

Conclude così Gaber il suo lungo monologo sul mondo che gli fa male. Se non lo abbiamo già archiviato, il celebrato 25 aprile era ed è a tutt'oggi una straordinaria scuola di sogni, pagati da alcuni a caro prezzo... Mi hanno condannato alla morte, mi uccidono; però uccidono il mio corpo non l'idea che c'è in me. Muoio, muoio senza alcun rimpianto, anzi sono orgoglioso di sacrificare la mia vita per una causa, per una giusta causa e spero che il mio sacrificio non sia vano...

Bruno Frittaion, 19 anni, fucilato nel febbraio del 1945 in ‘Lettere di condannati a morte’.

     Mauro Armanino, Genova, 1° maggio 2026





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Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi