AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

domenica 12 aprile 2026

CICLO su CARTOLINE ILLUSTRATE DI ASSISI didascalie poetiche di Padre NICOLA GALENO OCD














E QUANDO GLI INVISIBILI di Padre MAURO ARMANINO - AEROPORTO APRILE 2026

                       E quando gli invisibili



                                            E quando gli invisibili

Si accorgeranno di avere da sempre in mano la storia e quello sarà il giorno atteso fin dall’inizio. Ci si accorgerà che tutto congiurava perché arrivasse quel momento. Quel giorno è Il giorno dei poveri che, all’insaputa dei potenti, intessevano precari mondi alternativi, nuovi orizzonti e umane grammatiche rimaste invendute nel mercato globale delle finzioni. Si trattava di artigiane insurrezioni non sospette. Per questo passano inosservate perché fuori dai normali circuiti del sistema. 

A Fez, nel Marocco, vengono molti studenti dell’Africa Sub-sahariana. Una sorta di ‘élite’ universitaria che tra i tanti meriti annovera quello di ricordare all ’Africa cosiddetta ‘bianca’, del nord, che le Afriche sono tante e una allo stesso tempo. Tengono in vita una pluralità religiosa altrimenti spazzata via dal monolitismo tipico dei regimi che tendono ad omologare ogni dissidenza. I migranti si ritagliano spazi di sopravvivenza in un contesto nel quale l’identità nazionale surclassa quella umana, invisibile.

In una camera c’è lei. Una donna originaria della Costa d’Avorio a cui, per salvarle la vita, sono state amputate entrambe le gambe. Vive di aiuti, visite, solidarietà e pietà in una camera del quartiere dei migranti di Fez. Eppure lei aveva viaggiato persino nel Paesi arabi, lavorato come domestica e generato figli. Invisibile in una camera senza finestra nell’attesa che il destino dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni l’aiuti a tornare al Paese, prima che non sia troppo tardi.

Invece a Oujda, importante città di frontiera tra l’Algeria e il Marocco, i migranti sono migliaia. Giovani che fuggono dall’eterna guerra nel Sudan e da altre simili provocate da interessi, poteri, complicità e soprattutto indifferenza perché, appunto, sofferte da invisibili senza importanza geopolitica. Alla frontiera è stata scavata una profonda fossa di 100 kilometri in territorio algerino e un’alta rete metallica in zona marocchina. Nella stagione delle piogge questa fossa diventa invisibile, di notte.

A Taza, invece, alcuni migranti erano nascosti in un cortile non troppo lontano dalla rinnovata stazione ferroviaria. Hanno tentato più volte di passare in territorio spagnolo ‘attaccando’ la triplice barriera metallica di Melilla, alta sei metri e dotata di sensori, filo spinato e lame acuminate per dissuadere coloro che osino tentare avventurarsi. Invisibili sono e tali dovrebbero rimanere. Alcuni di loro portano ferite nella carne e nello spirito. Il pensiero del suicidio non è mai troppo lontano.

Anche perché la storia vera, quella fuori dei libri di testo, scorre altrove. Una storia marginale, da sotterranei della storia come ricordava l’amico Alex Zanotelli e prima di lui il peruviano Gustavo Gutierrez. La forza storica dei poveri invisibili nei quali nessune crede. Anche la Chiesa, senza colpo ferire, è passata dall’opzione per i poveri a quella ‘preferenziale, non esclusiva’ e infine occasionale. Si applaude, invece, quando incontra e consiglia i potenti e i capi di stato che fanno la fila in Vaticano.

Sono pochi a riconoscere gli invisibili anche perché, con loro, c’è da abbassarsi e scrivere sulla sabbia invece che sulla roccia per le leggi immutabili della storia. D’altronde, le insurrezioni degli invisibili sono fatte di poche cose. Silenzio, dolore e gioia che si mescolano come polvere tra le lacrime delle madri e la cupa tristezza dei padri. Proprio In quel giorno, atteso fin dall’inizio, la storia si racconta da bambini che giocano, in piazza, coi vecchi.


Messa di Pasqua



Padre Armanino con Edwin


Oujda frontiere


MIGRANTI
           Mauro Armanino, Aeroporto, aprile 2026

lunedì 6 aprile 2026

I PIEDI DI FEZ di Padre MAURO ARMANINO

                                          

I PIEDI DI FEZ

La storia si fa coi piedi. Era il titolo di una compilazione di lettere dal centro storico di Genova con la prefazione dell’amico Marco Aime. Da allora sono stati ancora loro, i piedi, ad orientare il mio soggiorno nel Niger. I piedi dei migranti, rifugiati, sfollati, richiedenti asilo, viandanti, contadini, detenuti e comuni passanti senza meta. Piedi rammendati dal vento e dalla polvere che sanno più cose di quanto le scarpe o i sandali hanno saputo custodire malgrado il tempo che, spesso, cammina invece per conto suo. Li ho lasciati, con un certo rammarico, alla terra a cui appartengono.

Quest’Africa che cammina anch’essa e non da oggi, coi propri piedi dopo che altri hanno tentato di farla camminare con piedi stranieri. Poi mi sono messo sulla traccia di altre direzioni lasciando che i piedi dettino la mia rotta. In questi mesi di separazione non ho fatto altro che pedinare passi e piedi.

Nella mia sconcertante e bella terra ligure, anzitutto. Tra i tanti sentieri abbandonati o tra quelli indicati dei percorsi ad uso turistico e di paesini dell’Appennino che soffrono di solitudine. Ci sono stati in seguito i piedi dei migranti lavoratori di Castelvolturno e, non troppo dopo, quelli di Trieste. Sono questi ultimi che, appunto, Lorena Fornasir e con lei altri di Linea d’Ombra curano, accarezzano e rivestono di dignità. Siamo nella piazza ribattezzata dei popoli o piazza mondo. Adiacente alla stazione ferroviaria e non lontana dal Porto Vecchio con le strutture in pietra dell’impero austro-ungarico. Di nascosto ma non troppo, molti piedi di migranti si rifugiano in quelle strutture fredde e poco accoglienti per dare ristoro ai piedi, stanchi e feriti dall’attraversamento della rotta balcanica.

Il tempo di preparare il viaggio e via di nuovo per inseguire passi, piedi, rotte, paesaggi di frontiera. Si è trattato di Ventimiglia dove i piedi esitano tra sponde diverse. Francia, Italia, mare, colline, treno o in auto per tentare di passare il confine. Alla Caritas della città e certamente anche altrove, si trovava anche il servizio di scarpe nuove, usate o comunque sufficienti per camminare dove porta il cuore o i documenti buttati via da tempo. Alcuni di questi passi e piedi non sono mai arrivati perché il treno è passato e, troppo tardi si è accordo di loro camminando sui binari. Proprio quello che succede coi piedi mutilati, tagliati, resi inutilizzabili da bombe e armi studiate apposta per ferire nel peggiore dei modi i nemici della patria. Piedi intrappolati in guerre mai scelte o volute. Piedi che fuggono e cercano un rifugio dopo aver camminato ore, giorni, mesi, anni. A volte tutta una vita scappando.

Poi c’è Fez. Città imperiale e autorevole testimone di tredici secoli di storia. Situata nel nord-est del Marocco e considerata come la capitale culturale del Paese. Anche grazie alle strategie geopolitiche dei dirigenti Fez è riconosciuta e ambita meta per continuare gli studi universitari o specializzati. Le stime del 2021 attestano che circa ventimila studenti sono di origine africana, circa l’83 per cento. Alcuni di questi piedi erano nelle mie e nostre mani la sera del passato giovedì, memoria del gesto che Cristo, secondo il vangelo di Giovanni, ha lavato e asciugato i piedi dei suoi amici. Le mie ginocchia che, in genere, non si piegano davanti a niente, si sono messe ai piedi di una dozzina di studenti africani, ragazzi e ragazze. I loro piedi sono stati lavati con acqua nuova e, prima che il confratello li asciugasse, sono stati baciati. Le mie labbra posate con pudore sopra i loro piedi nudi perché osino scoprire nuovi sentieri di pace.


     Mauro Armanino, Fez, Pasqua 2026


BUONA PASQUA DAI FRATI DELLA BASILICA DI SANT'ANTONIO DI PADOVA

BENVENUTO|

Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi