AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

domenica 31 maggio 2026

SENTIERI INTERROTTI E PIETRE PARLANTI di PADRE MAURO ARMANINO

                      Sentieri interrotti e Pietre Parlanti



Mi trovavo alla presentazione del libro da parte del suo autore. Nel salone del Centro Banchi, adiacente a Piazza Caricamento di Genova, Roberto Cirelli commentava il suo recente libro. ‘Cronache di un Paese interrotto. Diario di un prof in Palestina’. Seguito per l’occasione da un buon numero di presenti, Roberto ha motivato la scelta della parola ‘Interrotto’. Questa parola, derivata dalla lingua latina, significa ‘sospeso, temporaneamente o definitivamente...incompiuto, non condotto a termine, non continuo, spezzato’. Ce n’è abbastanza per coltivare questa parola come metafora di ciò che stiamo esperimentando oggi. Interruzioni di strade per lavori in corso, di un programma televisivo, della vita di un Paese, del lavoro e di un sentiero. Anzi sono soprattutto i sentieri ad essere, forse malgrado loro, interrotti, spezzati, incompiuti, feriti, abbandonati, proprio come alcuni Paesi. Interrotti in piena crescita della loro storia, civiltà, cultura, passato e futuro. A volte per sempre.

Fin da bambino percorrendo i sentieri nei boschi dell’Appennino ligure e, in altra stagione della vita, quelli di montagna, rimanevo meravigliato del mistero in essi nascosto. Sentieri tracciati dai passi di innumerevoli camminatori che mi avevano preceduto e di cui profittavo la sinuosità. Cammini che si inerpicavano, scendevano, avvicinavano e allontanavano dalla vetta o dalla meta finale. Sentieri con ancora la traccia delle scarpe di chi era già transitato, segni di riconoscimento, bollini colorati a seconda della destinazione e talvolta i tempi di percorrenza. In tutto ciò non era importante solo la meta ma anche il percorso in sè, il sentiero, appunto. Tornando a casa ogni tanto dalle missioni in vari Paesi dell’Africa Occidentale, col correre degli anni, mi accorgevo che alcuni dei sentieri conosciuti e camminati erano nel frattempo spariti. Inghiottiti dal tracciato di nuove strade, da insediamenti di pregevole fattura e, in particolare, dall’incuria. Al posto dei sentieri trovavo rovi con alberi abbattuti.

La parola sentiero deriva dal francese ‘sentier’ che a sua volta si innesta sul latino ‘semita’ che significa sentiero. ‘Via a fondo naturale tracciata in luoghi montani e campestri, in boschi e prati, dal passaggio di persone e di animali’... Che alcuni sentieri si interrompano non è certamente una novità. C’è poco di nuovo sotto il sole, ricorda il saggio del libro dell’Ecclesiaste...’quello che è stato è quel che sarà...c’è forse qualcosa di cui si dica ’Guarda, questo è nuovo’. Quella cosa esisteva già nei secoli che l’hanno preceduta’. Sentieri erranti nella selva (o Sentieri interrotti) è una raccolta di saggi del filosofo di origine tedesca Martin Heidegger, nel 1950. Citiamo... ‘Holz è un’antica parola per dire bosco. Nel bosco [Holz] ci sono sentieri [Wege] che, sovente ricoperti di erbe, si interrompono improvvisamente nel fitto. Si chiamano Holzwege. Ognuno di essi procede per suo conto, ma nel medesimo bosco. L’uno sembra sovente l’altro: ma sembra soltanto. Legnaioli e guardaboschi li conoscono bene. Essi sanno che cosa significa ‘trovarsi su un sentiero che, interrompendosi, svia’.

 

‘Pietre Parlanti’ è un’associazione che si occupa della valorizzazione e riscoperta del territorio. Ha la sua sede nei pressi di Lavagna, frazione di Santa Giulia in provincia di Genova. Tra le finalità di ‘Pietre Parlanti’ si nota la mappatura, pulizia e mantenimento dei sentieri, lastricati di ardesia e circondati da muretti a secco. Questi ultimi riemergono spesso da una fitta vegetazione di rovi, dimenticati da anni. L’Associazione contribuisce inoltre a condurre ricerche storico-antropologiche degli usi, costumi e tradizioni del territorio rurale. ‘Pietre Parlanti’ ricorda che la bellezza del paesaggio è creata da mani che lavorano. Solo se le persone coltivano i terreni, scolpiscono declivi e colline che così diventano armonia di cultura e paesaggio. I sentieri interrotti e che ‘sviano’ nei Paesi, nelle città, nelle relazioni e dunque nella politica sono all’origine dei drammi del nostro come di altri tempi. Le Pietre possono riprendere a parlare a condizione che trovino gente disposta ad ascoltarle.

      Mauro Armanino, Casarza Ligure, maggio 2026


SULLE ORME DI PAPA LEONE IV MARIA NELLA CULTURA AFRICANA Quarta conferenza di Padre CLAUDIO TRUZZI OCD

    SULLE ORME DI PAPA LEONE IV

MARIA NELLA CULTURA AFRICANA  


Molto si è scritto e detto sull’inculturazione di Maria nel Nuovo Mondo e in Europa, ma poco nei confronti dell’area africana. Non così per la devozione a Lei, che nel continente nero ha trovato, seppur in epoca recente, un grande sviluppo ed accoglienza. 
Parlando della devozione mariana in Africa dobbiamo a rigore distinguere il contesto del Nord Africa, in particolare l’Egitto e l’Etiopia, dove esiste fin dagli albori dell’era cristiana, una solida presenza di fedeli e di segni della devozione a Maria. Non si può, infatti, dimenticare il suo “viaggio” con Giuseppe in Egitto, come espressamente menzionato dei Vangeli, gesto originario del culto mariano, e di tutti gli altri segni legati alla vita delle prime comunità cristiane presenti in quelle terre sin dagli inizi, come ci attestano i testi sacri e altri antichi documenti. 

L’Africa sub-sahariana, invece, ha vissuto – in parallelo alle fasi storiche della colonizzazione 
Europea – la nascita e la crescita della devozione mariana, così come l’opera stessa di evangelizzazione. 

La gran parte degli Ordini missionari posero, fin dagli esordi, la loro opera sotto la protezione della Vergine. Questo vale sia per l’epoca coloniale – quando ci fu la “corsa all’Africa” che dette nuovo e gran-de impulso all’attività missionaria delle varie confessioni cristiane – sia per i secoli precedenti, quando si ebbero i primi, ma infruttuosi, contatti culturali con le popolazioni africane. 
La materna e compassionevole figura della Madonna fu proposta immediatamente dai missionari cattolici ai “catechizzandi” come centralissima e qualificante della religione da loro predicata [non di rado in aperto antagonismo con l’evangelizzazione condotta dai concorrenti missionari protestanti]. 
Generalmente, tenendo conto della formazione dei missionari, il culto a Maria fu veicolato secondo i parametri e gli schemi della devozione popolare occidentale europea. Conseguentemente la devozione mariana in Africa, e la fede in generale, si è incontrata, ma spesso scontrata, con la realtà delle religioni tradizionali. Infatti: le “marianofanie” (apparizioni di Maria) rivelano tale dialettica dell’inculturazione, (anche se spesso sembra più un adattamento). Infatti,
–  Mentre alcuni aspetti presentano un chiaro contesto africano, come “soprattutto la loro estrema spettacolarità e durata, i canti intonati dai veggenti nel corso delle visioni, le benedizioni da loro impartite, l’imposizione terapeutica delle mani, alcune formule di saluto”...
–  Nelle loro grandi linee restano saldi negli schemi e nelle formule del modello europeo: l’apparizione di una Donna vestita completamente di bianco, o di bianco col velo ‘blu come il cielo’, che tiene le mani giunte o sul petto, o come “distese”, com’è rappresentata nella ‘medaglia miracolosa’. 
L’estasi è dialogica, l’acqua benedetta riveste un ruolo centrale, la recita del rosario è vivamente raccomandata (nella sua forma tradizionale della ‘coroncina dei ‘7 dolori’), i veggenti sperimentano la visione dell’inferno…. Maria si qualifica con “titoli” noti (‘Madre del Verbo’, il nome della parrocchia stessa: ‘Immacolata Concezione’), e la Vergine rivolge pressanti esortazioni alla preghiera, alla mortificazione, al pentimento, alla sopportazione delle sofferenze; e affida messaggi, chiede l’edificazione di un santuario...
Sembra, in una parola, che la “Vergine miracolosa” in Africa debba essere la Vergine “canonica’” – quella codificata dal Concilio di Trento – affinché possa essere “riconosciuta”. 
Il cammino dell’evangelizzazione è lungo e non facile. Il culto e la devozione a Mara sembra possa esprimere bene il processo d’inculturazione e la necessità di superare il criterio ‘eurocentrico’.
• Un dato ci aiuta a comprendere la necessità di approfondire le strategie dell’evangelizzazione, 
soprattutto nei confronti del culto mariano. Le chiese dedicate a Maria sono estremamente numerose fin dagli esordi dell’azione missionaria – ovvio segno della forte devozione mariana dei portoghesi, ma anche della presa che questa devozione deve aver avuto immediatamente sui nuovi convertiti.



Il Continente era stato posto sotto la protezione di Maria, ma possiamo distinguere:
– il periodo fino al Concilio Vaticano II, quando Ella era presentata come “la Mediatrice di tutte le grazie, la Madre di tutti gli uomini e la vergine umile”,
– e il post-concilio, allorché si cerca di “declinare la sua figura e il suo ruolo con maggiore attenzione al sostrato socio-culturale locale, cercando di recuperare alla Vergine tutta una serie di elementi portanti della tradizione religiosa, e specie nei suoi aspetti comunitari, delle popolazioni cristianizzate”. 
La cultura tradizionale africana, da parte sua, ha aiutato a comprender ed accettare la figura di Maria, in quanto, secondo la visione popolare, “tutti i membri della società africana devono concorrere all’unità di vita ed a incrementare la discendenza che procede dagli antenati, e quindi anche dalla propria: a ciò stesso serve la famiglia, composta di uomini e donne, o piuttosto di padri e di madri, perché nel matrimonio africano l’aspetto “di genitore” prevale nettamente su quello di “coniuge”. Di fatto, essere al servizio della vita – che è il compito assegnato da Dio all’uomo e alla donna – significa essere al servizio della fecondità.” Le donne sono “l’orgoglio del gruppo, perché sono coloro che portano la vita, la linfa d’amore e d’unità. La loro maternità non è che un servizio reso alla comunità; ed è anche per Dio ch’esse adempiono la loro missione di madri.” Significativo è poi il fatto che la donna africana non sia solo la sede della vita e non abbia soltanto il ruolo essenziale dell’educazione dei figli. Ella è pure “la consigliera privilegiata dell’uomo, la protettrice della pace, la nutrice della famiglia ed è in rapporto privilegiato con la spiritualità”. Ancora oggi, infatti, la donna-madre ha un ruolo vitale nell’equilibrio e nella struttura della società tradizionale africana.Si comprende, allora, come il culto a Maria, la Madre per eccellenza, abbia attecchito immediatamente nella religiosità dei locali, pur in un dialogo non sempre facile tra religione tradizionale e approccio euro-centrico. La maternità spirituale e fisica di Maria ci permette di cogliere le reali e profonde somiglianze con l’idea di madre propria della cultura africana. Ecco perché nella ‘comparazione’ con la madre africana, Maria, in generale, è “più madre che sposa”: pure lei educa il figlio, accetta i sacrifici e le sofferenze della maternità, vive nel silenzio, è guardiana della pace. Maria è prima “figlia della famiglia, della Chiesa”, e poi Madre e unità di tutti i credenti.
Le strade per una ulteriore e feconda evangelizzazione e inculturazione ci sono e andranno percorse con coraggio e fedeltà evangelica.

2.  Maria, madre della famiglia africana
Credo opportuno approfondire tale aspettoÈ importante ricordare chel 'Africa ha una moltitudine di culture, e, in ragione dell'orizzonte geografico e storico, dai popoli dell'Africa emerge una realtà comune ed identica nel suo fondo e nell'espressione delle sue forme di vita, senza per questo lasciare nell'ombra il fatto che l'Africa ha parecchi volti. Nel modo in cui gli Africani hanno interiorizzato i valori di vita ed umanizzato il loro ambiente naturale, essi hanno creato ciò che possiamo considerare di diritto come una certa unità culturale. 
Si tratta qui di un insieme di concezioni e di espressioni, interrogazioni e risposte ai problemi ed enigmi della vita, nelle relazioni tra gli esseri viventi in questo mondo e quelli viventi nell'aldilà, tra tutti gli esseri e l'Essere Supremo. Ecco perché si può affermare: «Tra le denominazioni di Maria, quella di madre parla di più e meglio allo spirito ed al cuore dell'Africano. Il titolo di Madre occupa, in effetti, nelle tradizioni e costumi africani, un posto di scelta. Maria sarà chiamata “Mamma Maria”».  (Atal Dosithée)In altre parole, quando l'Africano chiama la Vergine Maria "Mamma", la maternità di Maria va vista anche come qualcosa di dinamico, vivente e sacro. C'è qui un ricco simbolismo da scoprire. 
Per esempio, «gli Africani – come del resto accade in molte altre culture –, associano la maternità con la generazione e con gli altri elementi simboleggiati dalla femminilità e menzionati più sopra. 
É dunque possibile chiamare Dio "Madre", senza per questo contraddire la dottrina cattolica, se quel sostantivo è inteso a indicare la forza generativa di Dio, la vita, la fertilità, la tenerezza, la compassione, la cura e cosi via». Parlando della pietà mariana in Africa, "bisogna ricordarsi che i neri hanno un attaccamento profondo per la madre. Sotto il suo aspetto di Madre di Dio e di Madre degli uomini, Maria non poteva mancare di sedurli». (Joseph Bauchaud))
Nell'Africa “nera” – come abbiamo già accennato – le donne, madri di famiglia, hanno difatti, un ruolo molto incisivo per il mantenimento dell'equilibrio sociale. Sono un elemento catalizzatore nel governo della società africana, tanto bene sul piano umano che sul piano religioso. Per i negro-africani, le madri di famiglie o dei clan sono portatrici di vita, linfa di amore e di unità tra i membri del clan. 
Le madri africane, in quanto portatrici di vita, sono tenute sempre in grande stima ed investite di una grande responsabilità sui bambini. Ciò accade per il fatto che nella società africana, tutti i membri concorrono al bene della comunità lavorando all' “unità di vita o unione vitale”. L'espressione "unità di vita" ed "unione vitale" significa, una relazione di essere e di vita di ciascuno coi suoi discendenti, la sua famiglia, i suoi fratelli e sorelle di clan, la propria ascendenza, e … con Dio, sorgente di ogni vita.
C'è dunque nella cultura africana un valore accordato al fatto d’essere madre o mamma. 
Senza esitazione alcuna si può, quindi, coniugare il valore della maternità della donna africana rispetto al caso della Vergine Maria, Madre di Gesù e Madre della Chiesa. 
1 • L'Africano riporterà, consapevolmente o no, il titolo di “Mamma” su Maria. Così, la maternità biologica o spirituale può essere considerata come la cerniera o il denominatore comune che portano ad avvicinare la madre di famiglia africana alla Vergine Maria, Madre di Gesù e nostra Madre. 
Difatti, nell'Africa nera, ogni donna è chiamata mamma. In effetti, si può dire che la vita sociale africana è ritmata da una rete di relazioni complesse. 
Non è sempre facile per un non-africano afferrare, di primo acchito, chi l'Africano chiama fratello, sorella, mamma o babbo. Tutto il villaggio è formato quasi solamente dalle persone con cui si ha una relazione di parentela. L'amica di sua mamma è sua mamma, e tutti quelli della generazione di sua madre sono mamme. Nello stesso modo si dice anche del padre. Così per molti africani, la madre del mio amico è mia madre; non la chiamerò mai signora ma mamma, allo stesso modo come la mia propria madre. In generale, le famiglie africane sono numerose ed è la mamma che fa l'unità della famiglia.
Riconoscere la Vergine Maria, Madre di Gesù e Madre della Chiesa, come Madre di tutti gli uomini, non pone nessun problema per l'Africa sub-sahariana. 
La Vergine Maria è dunque accettata come madre degli Africani o meglio “nostra madre”, (“la nostra Mamma Maria” come si usa nella Repubblica Democratica del Congo). 
2 • Tuttavia, la maternità divina di Maria è un elemento nuovo per le culture africane. 
Per l'Africano occorre un chiarimento particolare sul titolo di Maria, Madre di Dio, perché si tratta qui di una dimensione tutta particolare della fede cristiana della Chiesa universale, che l'Africano deve apprendere. È solo partendo da Gesù – Figlio di Dio e fratello di tutti gli uomini – che le culture africane risaliranno alla maternità tutta speciale della Vergine Maria, (Lc 1,35) che è un caso unico al mondo ed irripetibile. Si tratta, infatti, di una Madre Vergine. 
Affermano gli esperti, a proposito, che oggi, per certe tribù, la verginità è molto apprezzata nella vecchia società africana ed essa stessa è un valore. In Africa, esistono dei popoli presso cui un matrimonio è ritenuto valido solamente quando la ragazza o la fidanzata, è rimasta vergine prima del matrimonio. È come affermare che presentare la sua ragazza vergine per un matrimonio è un onore per i suoi genitori, una fierezza per il suo fidanzato, una gloria per la sua famiglia. 
Le culture africane possono quindi ricondurre il valore della verginità al caso eccezionale ed unico della Vergine Maria, Madre-Vergine. È quindi è soltanto questione di portarvi la novità del cristianesimo. 
Gli africani accettano senza problema la “Mamma Maria” come madre sempre Vergine, perché si tratta di un intervento speciale di Dio per una missione straordinaria: la salvezza dell'umanità. La Vergine Maria è stata chiamata da Dio per l'opera della salvezza. Maria è la Madre di Dio e nostra madre. E allora e non ci sarà più bisogno d’insistere sulle sue qualità di “mediatrice”, di “ausiliatrice” e di “avvocata, ... perché tutte queste nozioni si riepilogano in una sola parola: la Madre. 
La figura della Vergine Maria, Madre di Gesù e mamma degli Africani (ben accetta e ben capita), è per l'Africa “nera” la stella che ci guida verso Gesù Cristo. 
•• Gli ANTENATI. – 
Richiamiamo ancora un’altra caratteristica della religiosità e cultura africane.  
Ecco una considerazione di un missionario da anni in Camerun. Il tam-tam annuncia la morte di un membro del villaggio. “Nel villaggio tutti si conoscono e tutti partecipano al funerale. Anche se non si tratta d’un parente stretto, è sempre uno della famiglia intesa in senso ampio, come s'usa in Africa. Perché, lì, la famiglia non comprende solo genitori e figli, o tutt'al più i nonni ed i nipoti, come avviene da noi, ma s’estende a quattro o cinque generazioni, includendo tutte le famiglie dei prozii e prozie, degli zii e delle zie, con relativi figli e tutti i parenti d'acquisizione. Una vera tribù, quindi, che coinvolge in qualche modo tutto il villaggio ed include pure gli antenati d’ogni nucleo familiare, che sono considerati veri membri della famiglia. I defunti, infatti, sono viventi e presenti, anche se invisibili, accanto ai loro familiari, sempre pronti ad ascoltarli ed a proteggerli”. Ecco una preghiera rivolta al nonno defunto:
 «Nonno, ricevi questo dono. È una piccola offerta nostra. Tieni lontano da noi ogni vento dannoso. Ferma ogni spirito cattivo che progetti male contro la fami-glia. Non dimenticare di proteggere tutti i bimbi di questa casa. C'è ancora un posto qui dove s'accende il fuoco per te».
 Tale grande fiducia nei defunti, si basa sulla convinzione che il defunto non solo è vivo, ma continua ad avere per la famiglia lo stesso amore che aveva prima di morire. È come un vincolo indistruttibile che permane oltre la morte, anzi è potenziato, perché il defunto diventa anche il più efficace intermediario presso Dio: «Essendo disincarnato – scrive Hampate Bã – è posto in condizioni che gli permettono di parlare all'Essere Supremo».
La vita cresce e continua. Se vogliamo penetrare un po' più addentro nel significato della venerazione per i defunti – che troviamo, pur con variazioni e sfumature diverse, in tante tradizioni dei vari Paesi dell'Africa, specie dell'Africa Bantù –, dobbiamo rifarci alla concezione dell'universo e della vita che la sottende.Secondo la presentazione che ne fanno gli studiosi africani, l'universo è composto di due parti: una visibile (quella dei corpi) ed una invisibile (quella degli spiriti). Si tratta di due dimensioni della stessa realtà che vivo-no vicine una all'altra, anzi a volte si compenetrano formando così un unico mondo. Quello che chiamiamo "l'aldilà”, o "l'altro mondo" – e che pensiamo completamente distinto e lontano dal nostro, è invece, per loro, vicino, in questo stesso mondo in cui viviamo. Soltanto che è invisibile. “È interessante come in talune parti dell'Africa si crede che la crescita dell'uomo continui anche di là [oltre la morte naturale]. È considerato importante, per tale passaggio, che i parenti li ricordino di continuo ed offrano doni e libagioni in loro onore. Solo così passeranno dalla fase di “morti-viventi” ed entreranno nel mondo degli spiriti. La vita insomma è un continuo viaggio, che deve sempre più avvicinarti alla saggezza e trasparenza di Dio fino a portarti, attraverso la morte, vicino a Lui e realizzare lì pienamente la missione d’intermediario fra Dio e gli uomini viventi sulla terra.
“È bello scoprire nelle varie tradizioni dei popoli – pur mescolati a credenze e forme discutibili – dei valori che appartengono alla realtà più profonda dell'uomo, veri "semi del Verbo", disseminati dove meno te l'aspetti. Questa visione della vita come una crescita continua, l'unità fra mondo visibile ed invisibile, la continuità della vita oltre la morte in un'altra dimensione, fanno parte del patrimonio dell'umanità. Sono verità impresse nell’uomo, perché ad immagine di Dio, e verità già radicalmente cristiane”.  (A. Raggio  CN. 20 - 1985I)
Ebbene, anche gli africani divenuti cristiani, continuano a mantenere sempre un rispetto e un attaccamento verso gli antenati buoni e di cuori buoni, perché da loro hanno ereditato i valori positivi della cultura, e in loro possono trovare un nesso tra la fede cristiana e la cultura africana. 
E quindi Maria, essendo la Madre di Gesù, è dunque l'antenata di tutti loro e occupa un posto speciale vicino al Figlio suo. È per loro semplicemente inimmaginabile pensare che la madre sia separata dal suo figlio. Simile mentalità ha preparato l'Africano a capire ed accettare facilità – come conseguenza “naturale”, il dogma dell'Assunzione di Maria in Cielo e il conseguente suo continuo interessamento verso di noi. 


Segue nella prossima pagina, basta cliccare su prosegui a leggere, e troverete tutte i santuari mariani in Africa, e molti proverbi interessanti del Continente africano. 

domenica 24 maggio 2026

VERE E FALSE APPARIZIONI DI MARIA - Terza conferenza di Padre CLAUDIO TRUZZI OCD

Vere e false apparizioni di Maria [3]


«Venite ai piedi di questo altare»

Le 11 e 30 di notte. Suor Catherine Labouré (24 anni) si sveglia, sentendo pronunciare il suo nome per tre volte. Socchiude la cortina del suo lettino e vede il suo angelo custode, sotto l’apparenza di un fanciullo di circa 5 anni, che le dice: “Seguimi sino alla Cappella dove la Santa Vergine ti aspetta”. 

Catherine si riveste in tutta fretta e lo segue sino alla cappella. Questa è illuminata come alla messa di mezzanotte, ma lei non vede la Santa Vergine. S’inginocchia ed inizia a pregare. 

Dopo circa una mezz’ora, il suo angelo custode le sussurra: “Ecco la Santa Vergine”. (…) 

La Vergine si rivolge a lei e le parla dei tempi difficili che si annunciano. Il mondo intero cadrà nella confusione e verranno cose gravi. La Croce sarà trattata con disprezzo e sarà calpestata. Con grande tristezza, rivela che la piaga sul fianco di Nostro Signore si riaprirà. Con aria d’ incoraggiamento aggiunge: “Venite ai piedi di questo altare. Là le grazie saranno riversate su tutte le persone che lo chiedono con fiducia e fervore”. 

«Maria mi guardò e sorrise dicendo: "Io t'ho scelta”.

Oh come ero felice, che bontà, che tenerezza nel suo sguardo e che misericordia! Lei portava sul petto lo scapolare del Sacro Cuore di Gesù, e come era bello! 

Tacque nuovamente e poi mi disse: "Coraggio, tra poco inizia il periodo delle tue prove”. In seguito incrociò le mani sul petto e partì».

Prima Apparizione della Vergine a santa Catherine Labouré, il 18 luglio 1830

Apparizioni e visioni 

a – Excursus storico

Secondo gli studi più recenti, una delle prime apparizioni mariane della storia si ebbe nel 270 quando si ha notizia di un'apparizione di Maria a s. Gregorio Taumaturgo. [vescovo greco antico, 213 Nika, Turchia]. 

– Agli inizi dell'Alto Medioevo risalgono le apparizioni a s. Teofilo [vescovo e teologo siro, vescovo di Antiochia) e  a s. Maria Egiziaca [monaca e eremita egiziana, 344-421, in Egitto].

– Dell'VIII secolo è il cosiddetto miracolo di s. Giovanni Damasceno [Padre e dottore della Chiesa. Damasco dopo il 658 – monastero di San Saba, presso Gerusalemme, 749], al quale la Vergine avrebbe restituito la mano tagliata dall'emiro di Damasco.

– L'apparizione più significativa dell'epoca moderna è quella di Guadalupe, in Messico. Dal 9 al 12 dicembre 1531 una Signora apparve per cinque volte, sulla collina del Tepeyac, a Juan Diego, un indigeno messicano, da poco convertito e battezzato.

Dal XIX secolo si susseguono le apparizioni in Europa. 

– Le tre apparizioni avvenute nel 1830, in rue du Bac a Parigi, a Caterina Labourè, 24 anni, nativa della Borgogna e novizia presso le Figlie della Carità.

– L'apparizione di La Salette, del 19 settembre 1846, ai due pastori Melania Calvat di 14 anni e Massimino Giraud di 11, riconosciuta ufficialmente il 19 settembre 1851. 

– Le 18 apparizioni di Lourdes a Bernadette Soubirous, avvenute dall'11 febbraio al 16 luglio 1858.     


– L'apparizione in cielo di Nostra Signora nella Francia invasa dai prussiani, il 17 gennaio 1871. 

– Le sei apparizioni della Vergine a Fatima, in Portogallo, il 13 di ogni mese (tranne agosto) da maggio ad ottobre del 1917, a tre ragazzi: Lucia Santos, Francesco e Giacinta Marto. L'ultima apparizione, quella del 13 ottobre, fu caratterizzata dal miracolo del sole che ballava in cielo, che impressionò una folla di 70 mila perso.


– L'apparizione di Beauraing, in Belgio: dal 29 novembre 1932 al 3 gennaio 1933, cinque bambini videro 33 volte la Vergine su di una nube bianca.

– Le apparizioni della Vergine dei poveri alla bambina Mariette Beco, a Banneux: nove volte, dal 15 gennaio al 2 marzo 1933, riconosciute dalla Chiesa il 22 agosto 1949


– Il caso più recente: le apparizioni  della Vergine a 6 veggenti di Medjugorje – una località in Bosnia-Erzegovina – iniziate nel giugno 1981. Queste “presunte” [ = ufficialmente non riconosciute come tali dalla Chiesa]  apparizioni, sarebbero tuttora in atto. L'autorizzazione da parte di Papa Francesco (maggio 2019) dei pellegrinaggi ufficiali della diocesi o parrocchie non dev’essere interpretata come un'autenticazione degli avvenimenti, i quali necessitano di ulteriore esame da parte della Chiesa.

“In duemila anni di cristianesimo si calcola che ci siano state nel mondo circa mille apparizioni della Madonna” – afferma padre Mannes Ghizzardi, domenicano, studioso di problemi mariani. Il noto teologo francese René Laurentin, in una sua mastodontica opera, ne ha catalogate addirittura 1800. 

E la cosa che sorprende ed incuriosisce sta nel fatto che quasi la metà di tali apparizioni siano avvenute nel Ventesimo secolo. Anzi, dopo la Seconda guerra mondiale, quindi in un tempo molto vicino a noi. Possiamo affermare che negli ultimi cinquant'anni si è verificata un'autentica esplosione di apparizioni mariane. E non più limitate all'Europa, come per il passato, ma pure in America, in Africa, nei Paesi dell'Est e perfino in Giappone, in Corea, in India e in Cina.

b –APPARIZIONI: che cosa s’intende?….

•  Per indicare il fenomeno delle apparizioni, si usano spesso, in modo ambiguo e polivalente, i termini "apparizione", "visione", "audizione", "rivelazione privata", ecc. 

È vero che le apparizioni –  così come le visioni e le audizioni – appartengono all’ordine della comunicazione divina e dell’azione rivelatrice di Dio (dato che svelano alcuni aspetti del mistero divino), ma esse non si svolgono allo stesso modo. 

•  Relativamente alla "percezione" dell’oggetto soprannaturale, ad esempio, mentre

– il termine "visione" si usa per “descrivere” – in senso analogico – esperienze sia corporali [percezione sensibile di una realtà oggettivamente invisibile all’uomo], sia immaginarie [percezione per via imma-ginativa di un oggetto esistente nel presente], sia intellettiva [conoscenza soprannaturale senza percezione di un oggetto), 

– il termine apparizione, invece, può essere usato soltanto per le percezioni corporali e immaginarie, ma non per quelle intellettive. 

•  Inoltre, mentre “apparizione” sottolinea il ruolo essenziale dell’oggetto che si manifesta (Cristo, Maria, un santo, ecc.), “visione" evidenzia invece l’azione del veggente che percepisce la natura "invisibile" dell’oggetto soprannaturale. 

•   Ancora più evidente è la differenza tra “apparizione” e “audizione”. Mentre, infatti, l’apparizione è la percezione di un oggetto soprannaturale, l’audizione è la percezione della parola rivelante la sua volontà. 

Soprattutto negli ultimi tempi, questi due fenomeni risultano intimamente connessi, nel senso che il veggente sempre più spesso, oltre a “vedere”  l’oggetto soprannaturale, ne “ascolta” pure la parola, per cui, non soltanto diventa il "rivelatore" dell’oggetto soprannaturale, ma anche il suo “messaggero”. 

Il mariologo, René Laurentin, vede nell’apparizione “la manifestazione visibile di un essere, la cui vista in quel luogo o in quel momento, è inconsueta e impensabile, secondo l’ordine naturale delle cose". 

Quindi, per riassumere, stando a tali definizioni, l’apparizione risulta caratterizzata da due elementi: 

1 – La “presenza" di una persona che si trova al di fuori della normale esperienza dei sensi, e 

2 – la “percezione" di questa presenza per via di conoscenza sensibile. Il veggente, che spesso cade in estasi (si estranea, cioè, dal mondo che lo circonda, pur restando nel pieno possesso delle sue facoltà), è convinto di trovarsi in contatto diretto ed immediato con l’essere che gli si è manifestato, il quale non si presenta come un’immagine statica, ma ha tutte le caratteristiche della tridimensionalità.

«In base a quali criteri possiamo capire se un'apparizione è vera o falsa? - 

Se l'autorità ecclesiastica dichiara autentica un'apparizione, siamo obbligati a condividere tale giudizio? Varie volte, ho pregato a san Damiano, quando era viva “Mamma Rosa”. Ho fatto male? 

È vero che molti luoghi di culto sono sorti in seguito ad apparizioni mai approvate dalla Chiesa?

Tali domande e altre simili si sentono spesso. Alcune riguardano il problema in generale; altre si riferiscono a episodi dei nostri giorni, come le apparizioni di Medjugorje in Iugoslavia, o di fronte a casi più recenti e discussi. Crediamo che non sia difficile chiarire le idee, se si tengono presenti le seguenti considerazioni.

1 – Occorre distinguere tra rivelazione “pubblica” (quella contenuta nella Sacra Scrittura) e rivelazioni “private”, ossia quelle varie rivelazioni a individui o gruppi, avvenute in vari modi (tra cui, anche per mezzo di apparizioni), con valore e risonanza molto diversa da caso a caso.

•  La rivelazione pubblica è alla base della nostra fede: essa è completa; è Parola di Dio per tutti gli uomini.

•  Le rivelazioni private – quanto al contenuto – non aggiungono nulla alla rivelazione pubblica; ma, se sono autentiche, ne richiamano un qualche elemento particolare. Perciò non è mai obbligatorio credere ad esse: non sono necessarie alla fede, dato che non le aggiungono nulla. Possono tuttavia, essere di grande aiuto a richiamare certe verità rivelate, in un momento in cui di tali verità c'è particolare bisogno. Ed è solo a tale scopo che vanno prese in seria considerazione. 

Troviamo espressi questi concetti anche nell'omelia del Papa a Fatima, il 13 maggio 2005: «La Chiesa ha sempre insegnato e continua a proclamare che la rivelazione di Dio è portata a compimento in Gesù Cristo, il quale ne è la pienezza, e che «non è da aspettarsi nessun'altra rivelazione pubblica prima della manifestazione gloriosa del Signore... La Chiesa valuta e giudica le rivelazioni private secondo il criterio della loro conformità con tale unica Rivelazione pubblica». E parlando dell'apparizione al tre pastorelli aggiunse: «Il messaggio di Fatima è, nel suo nucleo fondamentale, la chiamata alla conversione e alla penitenza, – come nel Vangelo... Il contenuto dell'appello della Signora di Fatima è così profondamente radicato nel Vangelo e in tutta la Tradizione, che la Chiesa si sente impegnata da questo messaggio».

2 – In base a quali criteri l'autorità ecclesiastica – che nel nostro caso è il vescovo del luogo – dichiara se una apparizione è vera o falsa? Qui, evidentemente, il giudizio del vescovo deve tener conto non soltanto di un dato, ma di più elementi. Il fatto in sé dell'apparizione non è accertabile con metodi “scientifici” – che invece sono di grand’aiuto in altri casi, come per attestare guarigioni miracolose o lacrimazioni di immagini sacre.

In questo caso lo studio è perciò più difficile e si basa: su

– la conformità del messaggio “privato” alla rivelazione “pubblica” (unico fondamento della fede e dei costumi);

– la sincerità, coerenza, vita santa del veggente o dei veggenti (spesse volte tale vita santa è posteriore all'apparizione e conseguente ad essa); e circa

– eventuali miracoli – o – frutti spirituali che l'apparizione determina nel popolo cristiano [È un po' il criterio evangelico: «Dai frutti si conosce la pianta”].  

Come si nota, si tratta d’un giudizio di non semplice soluzione, per cui è proverbiale la prudenza della Chiesa. Bisogna guardarsi dalla faciloneria dei falsi entusiasmi (fanatismi, trucchi, illusioni...), pur mantenendo rispetto per la persona del veggente e per chi ritiene d’avere motivi sufficienti per osservare da vicino le cose.

Qui, pure i fedeli hanno un loro ruolo, possono aiutare l'autorità ecclesiastica a comprendere un fenomeno: “C'è sete di Dio o semplice curiosità? C'è fede o superstizione?…”. Ma come?

– Chi ha vera fede, sa che un fatto soprannaturale è possibile e si rallegra perché il Signore, la Vergine, i Santi – che sempre ci sono vicini e ci assistono – possano anche rendersi visibili. Perciò

– chi ha fede evita i due estremismi: sia della credulità facilona e sia del sistematico rifiuto, per motivi preconcetti. Ma egli sa pure che accertare la verità è difficile, e non si stupisce che le autorità ecclesiastiche abbiano impiegato (o impieghino) anni di studio prima di pronunciarsi a favore della autenticità di certe apparizioni o “rivelazioni”. È molto più semplice un giudizio prudenziale e provvisorio: «Per ora non risultano motivi certi per poter affermare che la tale apparizione o messaggio siano autentici...». 

È evidente che una simile dichiarazione lascia piena libertà ai singoli di pensarla come credono (anche se li induce alla prudenza), ma ha pure riflessi su quelle pubbliche manifestazioni di culto, la cui autorizzazione dipende dal vescovo.

Quindi, per riassumere: Quando la Chiesa approva le apparizioni – e conseguenti “rivelazioni” – è perché esse non contrastano la fede e la morale, e manifestano indizi che permettono di aderirvi con un assenso non di fede ma umano, fondato su una personale valutazione critica. 

3 - Conclusioni. 

È vero quanto alcuni hanno scritto: «Molti luoghi di culto sono sorti in seguito ad apparizioni mai approvate ufficialmente dalla Chiesa. Evidentemente, in tal caso, ci si è basati più sulle conseguenze buone riscontrate e sulla validità del messaggio (la sua conformità al Vangelo e la sua efficacia pratica) che non sul momento iniziale che l’ha determinato. Un caso: la diffusione della Medaglia Miracolosa è una realtà mondiale; la cappella di Rue du Bac, a Parigi, segnala un afflusso straordinario di pellegrini (tra cui Giovanni Paolo II, nel 1980); eppure, mai l'autorità ecclesiastica s’è pronunciata sulle apparizioni a santa  Caterina Labouré. Così l’autorizzazione per Medjugorie.

Anche nel caso un'apparizione fosse dichiarata autentica dall'autorità  competente, non siamo obbligati a crederla tale: perché non si tratta[ripetiamo!] di una dichiarazione di fede, e nulla aggiunge al patrimonio della fede. Chi però tiene presente la prudenza che usa la Chiesa prima di simili dichiarazioni, rischia di assumere un atteggiamento ingiustificato, irragionevole, se oppone il suo rifiuto. 

E non si può negare, per semplice preconcetto, la possibilità di eventi soprannaturali: il Signore rispetta la nostra libertà, ma è anche molto geloso della “sua” (!), e non ci chiede permesso o si consulta con noi per intervenire nella storia umana come e quando vuole...

NOTA – La famiglia che ha pregato a San Damiano stia tranquilla: non importa – e non sta a noi dirlo –, se le apparizioni a Mamma Rosa sono state autentiche o no; l'importante è che siano autentiche le nostre preghiere. La fede è vera se porta a Dio e alla sua Parola, superando il fatto particolare: ci può essere chi recita preghiere autentiche in un luogo in cui non c’è stato nessun fenomeno soprannaturale, e pure chi prega male là dove tale fenomeno è avvenuto. Il Signore guarda il cuore.

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S. Teresa di Gesù, (vera esperta di visioni!)  così la pensava …       Il Castello interiore, IX, 11)

«Coloro cui Dio concede un’apparizione, potrebbero non saperne parlare. Poiché è una cosa che i confessori non possono vedere, e la persona che ne è favorita non sa alle volte spiegarsi, essi han tutti i motivi di temere. Perciò si deve procedere con circospezione e attendere che il tempo ne mostri i frutti, osservando se l'anima ne esca più umile e più fortificata in virtù. Il demonio, se è lui, darà presto dei segni e si lascerà sorprendere in mille falsità. 

Il confessore che ha esperienza, ed ha provato queste cose, non tarderà molto ad accorgersi. 

Dalla relazione che gliene faranno, vedrà prontamente se è l'opera di Dio, dell'immaginazione o del demonio, specialmente se avrà ricevuto dal Signore il dono del discernimento degli spiriti. 

Se avrà questo dono e sarà fornito di dottrina, lo conoscerà molto bene anche senza esperienza».

MARIA: “Perché ci appare ogni volta sotto una forma differente?

Nella Chiesa cattolica, veneriamo Maria con amore filiale. Lei è importante per noi, non solo perché ci mostra Gesù, ma anche perché ci indica il cammino che Dio ha scelto per giungere sino a noi, Gesù. 

Ella ci porta a Gesù, non soltanto attraverso il mistero della Incarnazione, ma pure con le sue apparizioni e segnali. Ma perché ci appare ogni volta sotto una differente forma?

In genere, gli interventi di Maria coincidono con precisi fatti storici, o per un bisogno particolare del popolo di Dio. E la Vergine riveste le caratteristiche etniche dei popoli che abitano i luoghi da Lei scelti per apparire. Con ciò mostra come il suo Gesù sia Salvatore e guida per ogni suo “fratello”, e Maria, madre di tutti gli uomini, in tutti i tempi e in ogni cultura. 

   QUANDO MARIA CI PARLA

«… Ho sentito che a Medjugorie, la Vergine sta raccontando la sua vita. Conosco anche vari mistici che hanno fatto altrettanto: Maria Agreda, Caterina Emmerich. ... E mi piace leggere i volumi di Maria Valtorta. Vorrei chiedere: Che valore hanno, da un punto di vista storico e critico, queste narrazioni?». 

Il piano della mistica, [= esperienza di Dio o di realtà interiore che porta verso un’unione con una realtà superiore, fuori dalle forme ordinarie di conoscenza e di esperienza], anche quando si tratta di santi canonizzati, si muove su un terreno diverso da quello della critica storica, perché i fenomeni mistici si adattano alla mentalità e alla cultura del soggetto, e hanno scopi differenti da quelli degli studiosi di storia o di esegesi biblica. 

Facciamo un esempio: fino a poco tempo fa si riteneva che Gesù fosse stato crocifisso con i chiodi nel palmo della mano; i mistici stigmatizzati (da san Francesco a san Padre Pio) hanno avuto le ferite della passione nel palmo della mano. In seguito agli studi sulla sindone (che è un preziosissimo documento storico, oltre che una reliquia) si è approfondito questo particolare, con la conclusione che i chiodi perforavano i polsi. È un risultato di studi, non contraddetto dai fenomeni mistici, anche se diverso da essi.

Se confrontiamo tra loro le varie “storie della Passione”, come alcuni mistici ce la presentano, notiamo subito un fatto rilevante: non c'è nessun accordo tra i diversi racconti. Ma sarebbe ingiusto tacciare di falso tali narrazioni, che i mistici ci riportano non come semplici descrizioni, ma come eventi a cui essi hanno partecipato intimamente, che hanno vissuto provando spesso nella propria carne le sofferenze di Cristo, in modo addirittura visibile e testimoniato dalle persone presenti.

Significa allora che la dimensione mistica è diversa da quella storica: il Signore si serve dei mistici non per aggiungere particolari alle narrazioni evangeliche, ma per farcene vivere più intimamente lo spirito. 

•  Ecco un altro esempio, dato che lo scrivente cita «Il Poema dell'Uomo Dio» della Valtorta. 

Quando Maria Valtorta narra la cattura di Cristo e il suo itinerario verso la dimora di Caifa, sembra che tutte le case siano aperte, con gente pronta ad insultare il condannato, ad imprecare contro di lui in ogni modo. Un episodio simile è storicamente impensabile; la cattura di Gesù avvenne di notte, di nascosto. Ma se al racconto della Valtorta diamo un altro significato – non strettamente storico – e se vediamo rappresentate, in quelle persone, l'umanità che si ribella a Cristo, che l'offende, che col peccato partecipa alla sua passione, allora anche quella descrizione acquista significato: può non essere una descrizione storica, ma può essere un'interpretazione dell'atteggiamento degli uomini di tutti i tempi nei riguardi di Cristo.

Con tutto ciò non possiamo escludere che i mistici abbiano anche suggerimenti o mozioni di reale valore storico. Sono cose da controllarsi caso per caso. I loro interventi sono spesso stati di stimolo a studi particolari, e sono stati anche di aiuto a trovare soluzioni. Alcuni studiosi di lingua aramaica antica, ad esempio, hanno avuto aiuto per le loro ricerche ascoltando la mistica tedesca Teresa Neumann (morta nel 1962) quando, nelle sue estasi, parlava in aramaico.

Altro esempio significativo. Nel maggio 1878, la beata Maria di Gesù Crocifisso, la ”Piccola araba” [monaca carmelitana scalza] doveva andare da Betlemme a Nazaret. Già da alcune settimane aveva predetto che Dio le avrebbe mostrato il luogo esatto in cui avvenne l'episodio dei due discepoli di Emmaus. Dopo essersi fermata a Ain Karem, il villaggio della «Visitazione», la carrozza fa tappa a Latroun-Amwas, per il cambio dei cavalli. Qui suor Maria – che non era mai stata da quelle parti –, si stacca dalle compagne, che stentano a tenerle dietro. Quasi di corsa, raggiunge la sommità di un poggio, tra spine ed erbacce; lì affiorano le macerie di un'antica costruzione. La suora guarda commossa e dice alle compagne: «Questo è veramente il luogo in cui nostro Signore mangiò con i suoi discepoli!».

Qui sotto una pergamena scritta in aramaico, lingua parlata da Gesù, con la traduzione in italiano. 

Il terreno fu acquistato e, dopo una serie di scavi, si ottennero risultati sorprendenti: la scoperta di ben tre santuari di epoca diversa, costruiti l'uno sull'altro nei secoli III, V, XII. Gli studiosi ritengono d’aver prove sufficienti per affermare che quella località era la Emmaus di cui ci parla il Vangelo di Luca.

Vediamo quindi che i suggerimenti venuti per vie extra culturali, hanno essenzialmente uno scopo religioso, ma possono anche aiutare negli studi. Sono naturalmente cose da controllarsi caso per caso; non è possibile un giudizio globale. GIUSEPPE FERRARI

TESTIMONIANZE

È la Santa Vergine che mi ha detto di mandarti a cercare...

Durante la guerra 15-18, padre Lalande è mobilitato come caporale infermiere in un ospedale, a Ivry, in Francia. Una sera un ragazzo viene a cercarlo in ospedale: «Cosa vuoi?». «Cerco un Prete da parte di mio padre che sta morendo». Stupito, padre Lalande si decide a partire perché un’anima lo cerca. In cammino, cerca di conversare con il ragazzo che risponde, invariabilmente: «Sapete, curato, io!...».

Arriva, e il padre entra in una topaia dove un vecchio agonizza; lo confessa e gli da l’estrema unzione. Poi domanda: «Come avete saputo che io ero in ospedale». 

«Non lo sapevo – risponde il vecchio. È la Santa Vergine che mi è apparsa e mi ha detto di mandarti a cercare... Ero un ragazzo trovato per le strade di Costantinopoli. Ho fatto la prima comunione da dei religiosi che mi avevano accolto. Durante il ritiro, il predicatore ci ha fatto promettere di recitare tutti i giorni un ‘Ave Maria’, qualsiasi cosa accada. Ho fatto di tutto, stuprato, rubato, assassinato. Ma non ho mai smesso il mio Ave Maria, quotidiano. L’altra notte, ho visto la Vergine che m’ha detto: «Stai per morire, fai chiamare il padre che è all’ospedale per confessarti».

  Madonna di Akita (Giappone), notte tra il 5 e il 6 luglio: pregare con la Vergine

Nel XX secolo, a Àkita, Giappone, una statua lignea della Vergine Maria, (replica della Vergine che apparve ad Amsterdam, nei Paesi Bassi, Nostra Signora di tutti i Popoli) ha versato lacrime per 101 volte. Suor Agnes Sasagawa, religiosa giapponese, membro della Comunità delle Ancelle dell'Eucaristia a Àkita, è la suora favorita – in realtà, dal 1956 – da visioni dall’angelo custode e della Madre di Dio. Maria le diede messaggi di estrema gravità. 

«Stavo da sola – e feci un cenno di saluto verso l'altare, poi mi diressi alla statua della Vergine. Le parole del volto risuonano ancora nel mio spirito: «La ferita di Maria è molto più profonda e dolorosa della tua». 

All'epoca – racconta suor Agnès Sasagawa Katsuko – la statua si trovava a destra in fondo all'altare, che era sopraelevato. Quando ho posato il piede sul gradino, sentii che la statua di legno prendeva vita ed era sul punto d’indirizzarmi la parola. Guardai: era impregnata d’una luce risplendente. 

Istintivamente mi prosternai a terra e allo stesso tempo una voce d'una indescrivibile bellezza toccò le mie orecchie totalmente sorde. «Figlia mia, mia novizia, mi hai obbedito abbandonando tutto per seguirmi. La malattia delle tue orecchie è dolorosa? Guariranno, stanne certa. Sii paziente. Questa è la prima prova. La ferita della mano ti fa male? Prega in riparazione dei peccati dell'umanità. Ciascuno di questa comunità è mia figlia insostituibile; reciti bene la preghiera delle Serve dell'Eucarestia? Allora preghiamo insieme». In quel momento, quando Lei iniziò a pregare, l'angelo che mi era apparso nella cappella, riapparve a lato e si unì alle nostre voci. Sempre prosternata e con l'anima vuota da ogni pensiero, stavo per intonare la frase "Gesù presente nell'Eucarestia" quando la “voce” m’interruppe: «realmente presente!”, e per meglio impregnare il mio spirito perplesso, la voce completò: «D'ora in poi aggiungerai “realmente”», calcando sulla parola “realmente”.  

[Benedetto XVI (allora, cardinale), nel 1988 approvò gli eventi di Akita come "affidabili e degni di fede].

DON BOSCO – Il sogno che rivela il futuro 

«A nove anni – narra don Bosco nelle Memorie biografiche – feci un sogno che mi rimase profondamente impresso nella mente. 

Mi parve di essere vicino alla mia casa, ai Becchi, in un cortile spazioso dove era raccolta una moltitudine di ragazzetti che giocavano. Alcuni ridevano, altri bestemmiavano. Io mi sono subito lanciato in mezzo a loro, per farli smettere. Il quel momento apparve un Uomo venerando, nobilmente vestito. Il volto era così lumino-so che non potevo fissarlo. Mi chiamò per nome e mi disse: «Non con le percosse, ma con la mansuetudine e con la carità dovrai acquistare questi tuoi amici. Mettiti dunque immediata-mente a parlare loro sulla bruttezza del peccato e sulla preziosità della virtù». Confuso e spaventato, risposi che io ero un ragazzo povero e ignorante. In quel momento i ragazzi, cessando risse e schiamazzi, si raccolsero tutti intorno a Colui che parlava. Quasi senza sapere che cosa dicessi: «Chi siete voi – chiesi – che mi comandate cose impossibili?». «Proprio perché queste cose ti sembrano impossibili, dovrai renderle possibili con l'obbedienza e acquistando la scienza». 

«Come potrò acquistare la scienza? «Io ti darò la Maestra. Sotto la sua guida potrai diventare sapiente». 

«Ma, chi siete voi? «Io sono il Figlio di Colei che tua madre ti insegnò a salutare tre volte al giorno. Il mio nome chiedilo a mia Madre».

In quel momento vidi accanto a lui una Donna di maestoso aspetto, vestita con un manto che splendeva come il sole. Scorgendomi confuso, mi fece cenno di avvicinarmi, mi prese con bontà per mano: «Guarda» – mi disse. Guardando mi accorsi che quei ragazzi erano tutti scomparsi, e al loro posto vidi una moltitudine di capretti, di cani, di gatti, di orsi e di altri animali. «Ecco il tuo campo; ecco dove dovrai lavorare. Renditi umile, forte e robusto: e ciò che in questo momento vedi succedere di questi animali, tu lo farai per i miei figli». 

Volsi allora lo sguardo, ed ecco: invece di animali feroci apparvero altrettanti mansueti agnelli che, saltellando, correvano e belavano, come per far festa intorno a quell'Uomo e a quella Signora. 

A quel punto mi misi a piangere, e pregai quella Donna a voler parlare in modo chiaro, perché io non sapevo cosa volesse significare. Lei mi pose la mano sul capo e mi disse: «A suo tempo tutto comprenderai». 

Aveva appena dette queste parole che un rumore mi svegliò, e ogni cosa disparve. Io rimasi sbalordito. Mi sembrava di avere le mani che facevano male per i pugni che avevo dato, che la faccia mi bruciasse per gli schiaffi ricevuti da quei monelli. Don Bosco


sabato 23 maggio 2026

JEAN THIERRY EBOGO Carmelitano scalzo oggi VENERABILE


Gruppo di Preghiera "Amici di Fra Jean Thierry Ebogo Servo di Dio" Irene, Anna e Luigi Vigna

Con grande gioia e commozione vi informiamo che con Decreto ( pubblicato su l'Osservatore Romano il giorno 22 05 2026 ), fra Jean Thierry Ebogo è VENERABILE.
Tutto questo è grazie anche alla vostra collaborazione spirituale.
Io ed Anna non avremo mai immaginato che il nostro " figlio" sarebbe arrivato fin qui.
Povero ragazzo anche con una gamba sola ha corso così in fretta.
Il Signore lo ha preso nel Suo Cuore.
Adesso deve fare quello che ha promesso " Far piovere tante vocazioni sacerdotali specialmente per il Carmelo".
Grazie per le Vostre preghiere.

Gruppo di Preghiera "Amici di Fra Jean Thierry Ebogo Servo di Dio" Irene, Anna e Luigi Vigna. Aggiungo che ho conosciuto anch'io Jean Thierry e lo ero andato a trovare sia in parrocchia a Legnano,  dove per un breve periodo ha alloggiato e anche in ospedale nei suoi ultimi giorni prima di lasciare questo mondo tanto doloroso per lui. Lo ricordo con tanto affetto.







DIO NON E' MICA OBBLIGATO articolo di PADRE MAURO ARMANINO

Dio non è mica obbligato

Il romanzo dell’ivoriano Ahmadou Kourouma (1927-2003) è stato tradotto in italiano nel 2012 col titolo ‘Allah non è mica obbligato’. Ricordo di averlo letto durante il mio soggiorno in Liberia, alla conclusione della lunga guerra (in)civile che ha insanguinato il Paese per 15 anni. Lo scritto segue le vicende di Birahima, bambino-soldato come espediente narrativo per mettere in scena ambiguità, sciagure e poteri in alcuni Paesi dell’Africa Occidentale. Li ho visti passare uno dopo l’altro. Bambini armati di un AK 47 più grande di loro che ci fermavano in tutta serietà ai checkpoint.  Il parallelo commercio di armi e diamanti tra gruppi ribelli e le forze internazionali di stabilizzazione. L’ esportazione di tronchi di legno e i molteplici ‘signori della guerra’ che profittavano dell’assenza dello Stato. Il romanzo e la realtà sul terreno facevano parte della stessa sceneggiatura e, alla fine, non si sapeva dove finiva l’uno e cominciava l’altro. D’improvviso poi scese la pace e dei bambini soldato si perse la traccia. Alcuni percorsi di accompagnamento e re-inserzione della vita civile e poi più nulla.

‘Dio (Allah) non è obbligato ad essere giusto in tutte le cose di quaggiù’ ritorna come motivo nel romanzo citato. D’altra parte tra i due, Dio e l’Africa, non si sa bene chi comanda. Da una parte c’è la tendenza a rendere Dio innocente di ogni tragedia che inevitabilmente arriva, prima o poi anche nelle migliori famiglie. Dall’altra nulla accade senza che Egli, dall’alto, non voglia. I migranti che passavano da Niamey per andare in Algeria, Libia o altrove sapevano bene che tutto dipendeva da Dio. ‘Se Dio vuole’, dicevano, anche quando la certezza di essere derubati, arrestati, picchiati, spesso violentati e infine espulsi era messa nel programma. D’altra parte, appunto, Dio non è mica obbligato ad essere giusto in tutte le cose di quaggiù. Così per un lavoro, un viaggio, un progetto, una malattia, un matrimonio o, semplicemente, i raccolti di stagione e le piogge annuali. Si prega, si offrono, talvolta, sacrifici e nel caso non si fosse esauditi si dirà che, con ogni probabilità, senza la preghiera tutto sarebbe andato ancora peggio di com’è andata. Lo stesso occorre per le feste religiose

Dopo 14 anni di permanenza nel Niger non potrò assistere alla celebrazione della ‘Tabaski’ o del sacrificio dell’agnello. In ricordo del figlio di Abramo, Ismael per il Corano, libro santo dell’Islam, o Isacco per la Bibbia. Com’è noto l’uccisione del figlio è stata sostituita da quella di un capro. 


Ricordo come lungo alcune strade della capitale Niamey e più sovente nei cortili, si allestivano i legni per arrostire a fuoco lento gli animali sgozzati il giorno della festa. Dio non è mica obbligato ma, con ogni probabilità, sarà celebrata martedì o mercoledì prossimo, a seconda della luna o di altro tipo di calendario. La Tabaski inizia con una preghiera speciale alla moschea o in piazze pubbliche cui segue il sacrificio prescritto. La carne dell’animale è di norma divisa in tre parti eguali. Una per la famiglia, l’altra per i vicini o amici e la terza parte per le persone bisognose. Per qualche giorno l’aria della città, alla fine della stagione secca, è una mescolanza di fumo di arrosto e aromi di polvere. I bambini vanno in giro con occhiali da sole colorati e, malgrado la crisi economica, indossano i vestiti nuovi da festa. 

Non so da altre parti. Sono però certo che in Africa Dio non è obbligato ad essere giusto in tutte le cose di quaggiù. Altrimenti sarebbe difficile spiegare le guerre, le carestie, le città che prosperano, una classe ricca sfondata e poi la miseria sotto casa. I milioni di sfollati, profughi e poi le ricchezze del sottosuolo che non arrivano dove avrebbero dovuto. Forse lo stesso Dio, accortosi del problema, è diventato ostaggio del Continente e cerca di fare quello che può per salvare la sua reputazione divina. Intanto un film di animazione dal titolo ‘Allah in not obliged’ , , ‘Dio non è obbligato ’ è stato prodotto nel Lussemburgo l’anno scorso e si trova disponibile nelle sale cinematografiche quest’anno. Scommetto che Dio assisterà alla proiezione, in incognito, tra gli spettatori.


                   Mauro Armanino, Genova, maggio 2026



PENTECOSTE con Immagini e didascalie poetiche di PADRE NICOLA GALENO OCD














 

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Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi