Ricevo da Marta Montanari Titonel queste due immagini con didascalie poetiche che aveva ricevuto da Padre Nicola e la ringrazio moltissimo, esattamente come mando il mio ringraziamento a Padre Nicola che ora risiede in Paradiso.
Il Paradiso non può attendere
Blog di riflessioni con uno sguardo alla spiritualità carmelitana
domenica 26 luglio 2026
Il mio grazie a Marta e a padre Nicola Galeno per queste due immagini con didascalia poetica
venerdì 24 luglio 2026
Sventurata la terra che ha bisogno di eroi di Padre MAURO ARMANINO
Sventurata la terra che ha bisogno di eroi
Voce del banditore - Io, Galileo Galilei, lettore di matematiche nell'Università di Firenze, pubblicamente abiuro la mia dottrina che il sole è il centro del mondo e non si muove e che la terra non è il centro del mondo e si muove
Andrea - (forte) Sventurata la terra che non ha eroi!
Galileo - No. Sventurata la terra che ha bisogno di eroi.
Questa nota citazione è tratta dall’opera ‘ Vita di Galileo’ di Bertold Brecht, drammaturgo, poeta e regista teatrale tedesco del ‘900, il secolo breve o meglio l’Età degli Estremi dello storico britannico Eric Hobsbawm. O allora, l’età della ‘Cecità’, secondo il titolo in italiano del romanzo distopico e profetico del premio nobel per la letteratura José Saramago. L’improvvisa epidemia di cecità ‘bianca’ che, nel romanzo, colpisce la società è forse una delle metafore più acute e drammatiche del nostro tempo. Nel romanzo citato gli eroi, orientati dall’unica persona che ancora vede, sono coloro che sopravvivono con brandelli di umanità che scopre, proprio nella cecità, il dramma della vita. Dopo aver toccato il fondo dell’impotenza e la disperazione, cominceranno a ritrovare la vista.
Chi ‘protegge e difende’, secondo il senso etimologico della parola, è definito un eroe. Lo scrivente ha avuto il privilegio di conoscere e fare amicizia con molti eroi. Dal padre partigiano che ha lavorato nella fornace dei mattoni, alla madre contadina che da bimba ha fatto la serva. Le tante madri che hanno dato vita e fatto crescere dal nulla i figli concepiti e nati senza saperlo o volerlo. Coloro che hanno rifondato la vita dopo la guerra che ha loro distrutto casa, passato e identità. Padri che escono la mattina e sperano di trovare un lavoro o quanto meno qualcosa perché in famiglia si possa mangiare qualcosa. Donne che si inventano quotidiani miracoli da fare, da produrre e da vendere. Eroi coloro che sanno che dai diamanti non nasce niente mentre solo dal letame nascono i fiori.
Si è appena celebrato nella città di Genova il venticinquesimo anniversario del noto G8 e soprattutto del ‘Genoa Social Forum’. Migliaia di giovani che per qualche giorno hanno denunciato e resa più evidente la ‘cecità’ che la globalizzazione neoliberista aveva orchestrato. Hanno messo in comune fragili e possibili pratiche di libertà. Sappiamo che ai potentati del tempo e di quelli attuali ciò risulta oltremodo sospetto. Le occasioni per frenarne la novità non mancarono. La scusa della violenza programmata, facilitata, provocata e infine applicata ne è stato il tentativo più evidente. Menzogne, manipolazioni, interessi di parte e odio hanno complicato la verità dei fatti. La sofferenza di tanta gente è stata tradita. L’uccisione di Carlo Giuliani si conferma come una memoria ferita da sanare.
Sventurata la terra che ha bisogno di eroi, ricorda il citato Galileo. Se per eroi intendiamo i valorosi avventurieri (armati?) che, soli e contro tutti, sono i salvatori della patria, allora Brecht ha ragione. ‘Nessuno libera nessuno, nessuno si libera da solo: ci si libera insieme’, lo ricordava il pedagogista brasiliano Paulo Freire nel suo testo, forse dimenticato, ‘La pedagogia degli oppressi’. Sventurato chi avesse bisogno di questo tipo di condottieri, uomini o donne forti che diano sicurezza ad impauriti e sperduti cittadini. Eroi sono, piuttosto, coloro che accortisi della propria cecità, operano un’azione di riconquista dei propri ‘territori’ interiori ed esteriori. Territori mentali e sociali colonizzati da decenni di capitalismo ormai ‘naturalizzato’, assimilato e reso spesso compatibile con la politica e le religioni.
Scacciano gli idoli del potere che li opprime. Insorgono contro l’usurpazione dell’immaginario del dio denaro che tutto ha trasformato in merce. Liberano i sogni da troppo tempo imprigionati dalla paura di vivere e scrivono la pace a mani nude. Solo a costoro, eroi feriali, apparterrà il futuro.
martedì 21 luglio 2026
PADRE NICOLA GALENO OCD E LE ANIME DEI DEFUNTI Memoria di Marta Montanari Titonel
PADRE NICOLA GALENO OCD E LE ANIME DEI DEFUNTI
| Foto di P. Nicola dal Giappone |
Un aspetto tra i più caratteristici del Padre Nicola Galeno OCD è stata la virtù della carità verso il prossimo: i vivi, ma anche i moribondi e i defunti per i quali pregava incessantemente, creando una rete di preghiere con gli amici e conoscenti che informava anche per mail, non solo appena riceveva notizia dei decessi ma incredibilmente anche negli anni alla scadenza dei loro anniversari!
Il Padre Nicola si ricordava di tutti, sempre.
Oggi facilmente diremmo: memoria supportata da AI /Intelligenza artificiale.
No. La sua straordinaria memoria era il grandissimo amore per il bene del prossimo in cui vedeva Dio e il sommo desiderio che aveva di incontrarci tutti in Paradiso a lodare eternamente il dolce Signore nella pienezza della gioia.
Non saprei quantificare il numero dei cimiteri dove si è recato a pregare in 82 anni di vita, so che era quasi sempre uno dei primi luoghi visitati, qualunque fosse la città in cui si trovasse.
Quando si rese conto che le sue gambe non erano più affidabili, mi confidò che il suo grande dispiacere era di non poter più recarsi fisicamente al cimitero a pregare.
Supplì, tuttavia, attingendo dall’incredibile materiale fotografico archiviato negli anni impreziosendolo di liriche di suffragio che arrivano dritte al cuore e che inviava ai suoi innumerevoli corrispondenti.
Dopo poco meno di due anni, il 30.06.2026, le sue spoglie mortali sono state accolte nel Campo dei Carmelitani del Cimitero Monumentale di Legnano.
E' stata Sr.Maria Rosa Novello delle Piccole Suore di S.Teresa del Bambino Gesù di Imola, che presentò a mio marito e a me Padre Nicola Galeno.
Mio marito, il pittore Angelo Titonel, aveva appena realizzato i ritratti dei due Fondatori di questa nostra Congregazione imolese, (Padre Mazzanti e Madre Zanelli) mentre Padre Nicola si trovava a Imola per uno dei tanti soggiorni dedicati alla trascrizione dei documenti originali che hanno permesso di aprire le due cause di Beatificazione dei Fondatori alla scadenza dell’ anno centenario (gennaio 2024)
L’aspetto era proprio di un Padre missionario: sorridente, con una lunga barba e lo sguardo buono e penetrante... il saio un po’ sciupato e parzialmente logoro.
Sr.M.Rosa ci disse subito che aveva una dote speciale: sapeva leggere e trascrivere le calligrafie più difficili, “impossibili”.
Dopo questo incontro lo vedemmo altre due volte: io sul treno per Faenza dove mi stavo recando per lavoro, perciò in città mi offrii di accompagnarlo al prezioso Museo diocesano, e poi lo incontrammo, mio marito ed io, per la S.Messa e benedizione dei ritratti dei Fondatori nella Chiesa di S. Giovanni Battista decollato e del Sacro Cuore a Castel Guelfo, città natale di Madre Zanelli.
E dopo?
Il 25 aprile 2018 festa di S.Marco, mentre eravamo in famiglia tutti felici, mio fratello maggiore Marco, mentre stava parlando su come sarebbe stato possibile per i poveri dell’Africa curarsi contro un tipo grave di infezione a costo praticamente nullo, improvvisamente si accasciò davanti a me colpito da infarto fulminante. La S. Messa per il suo funerale fu presieduta dal nostro Parroco, Don Nello Mariani e concelebrata da altri sacerdoti amici nella Chiesa di S.Lorenzo.
Saputa la notizia di questa morte improvvisa, Sr. Maria Rosa Novello venne al funerale con Padre Nicola che non solo concelebrò ma inaspettatamente per noi, fece anche l’omelia, pur non conoscendo affatto mio fratello Marco.
In questa, raccontò anche come in Giappone, dove era stato missionario per diciassette anni, suffragavano i loro defunti e come in ultimo i presenti deponessero nella bara come estremo saluto un fiore bianco fino a coprire tutto il corpo, lasciando visibile solo il volto...
Fu una bellissima omelia, doppiamente commovente e intima che noi famigliari che eravamo così frastornati da quanto era accaduto ma affidati pienamente nelle mani di Dio, vedemmo come un dono della Provvidenza, un segno grande della tenerezza del Signore. Questo mio fratello Marco, infatti, aveva una grande fede e un gran cuore, sapeva curare benissimo le persone; aveva sempre avuto il desiderio di fare il missionario per portare Gesù e poter anche curare gratuitamente i malati più poveri ...
La simpatia, la stima, la gratitudine profonda e l’amicizia per il Padre Nicola progredirono; diventando anche noi suoi corrispondenti cominciammo ad essere introdotti alla lettura delle sue bellissime e mistiche meditazioni liriche.
Dopo quattro mesi però, il 7 ottobre 2018, Festa della Madonna del Rosario a cui mio marito Angelo era devotissimo, lui alzandosi dal letto fu improvvisamente colpito da un ictus. Capii subito che la situazione era disperata, allora mi inginocchiai e con tutta l’anima ringraziai il Signore per il dono che mi aveva fatto per tutti gli anni passati assieme, offrii al Signore se voleva, gli anni della mia vita che sarebbero rimasti al fine che sopravvivesse mio marito perché il suo cuore era grande generoso e invocai la Divina Misericordia con la preghiera insegnata da Gesù a Sr. Faustina: “Sangue ed Acqua che scaturisti dal Cuore di Gesù come sorgente di Misericordia per noi, io confido in Te”. Davanti a me c’era un orologio che segnava il primo quarto dopo la mezzanotte. Il mio Angelo sopravvisse ancora meno di due ore prima di volare in Cielo.
La mattina di ritorno dalla prima Messa delle sette in Duomo, scrissi subito a Padre Nicola che all’epoca abitava nel convento di Milano; mi rispose immediatamente che nella notte, proprio a quell’ora in cui avevo invocato la Divina Misericordia si era improvvisamente svegliato senza un motivo. Inizialmente non aveva capito perché ma poi aveva sentito chiaramente nel suo cuore che un amico stava trapassando e si era messo a pregare incessantemente.
Venne appositamente da Milano per partecipare al funerale di Angelo; mai più si dimenticò di mio marito così come di mio fratello Marco.
Conoscere il Padre Nicola è stato per me e la mia famiglia e i nostri amici che sono diventati anche i suoi, un dono preziosissimo per il quale non mi stancherò mai di ringraziare il Signore.
Negli anni che sono seguiti ho costatato bene che, quanto era accaduto, non era un fatto straordinario ma uno dei tanti carismi particolari di Padre Nicola, che quotidianamente viveva intensamente la comunione dei santi. Tutto a maggior gloria di Dio.
In fede,
Marta Montanari, vedova del pittore Angelo Titonel
Imola, 15 luglio 2026
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Via Barbieri, 4
40026 IMOLA (BO)
cell.: +393381517365
Ndr: Danila Oppio: Mi permetto di aggiungere due righe quale titolare e redattrice di questo blog. Quanto ha scritto, fotografato e testimoniato padre Nicola, per molti anni ho avuto il piacere di ricevere direttamente da lui tanto materiale, che mi ha sempre chiesto di pubblicare sul mio Blog Il Paradiso non può attendere che è questo su cui ho appena finito di trascrivere la splendida testimonianza della Signora Marta Montanari Tintonel. Chi volesse vedere i lavori del Padre che fu missionario per tanti anni in Giappone e la cui lingua ha imparato a scrivere e parlare perfettamente, può cliccare su questo indirizzo
https://ilparadisononpuoattendere.blogspot.com/search/label/Padre%20Nicola%20Galeno
oppure su
https://ilparadisononpuoattendere.blogspot.com/search/label/Padre%20Nicola%20Galeno%20OCD
e tanti altri articoli che non sto ad indicare perché sono davvero moltissimi.
lunedì 20 luglio 2026
PADRE NICOLA GALENO NELLA BELLEZZA DI DIO testimonianza di Marta Montanari Titonel
PADRE NICOLA GALENO NELLA BELLEZZA DI DIO
Chi dona la propria vita al Signore, desiderando con ardore di incontrarlo faccia a faccia e vivere eternamente nella Sua ineffabile Bellezza, affina nella vita terrena uno sguardo di Cielo anche verso tutto ciò che ci circonda.
Padre Nicola Galeno aveva un modo di usare la parola “creatura”, nel colloquiare o nello scrivere, che era così traboccante di significato che non potevi restare indifferente.
Come lo conobbi, notai subito come il Padre usava le parole: con una capacità di sintesi senza sbavature che mi lasciava stupita e incantata; ero costretta a fermarmi ad ascoltare … e ascoltare vuol dire “scavare” … pregare … contemplare ...
Mi sono anche chiesta come facesse, da dove attingesse tanto talento.
Certamente il Signore lo aveva dotato di capacità eclettiche imprevedibili e di una intelligenza decisamente superiore che non sempre veniva compresa da chi era “distratto”; non ti faceva però mai pesare il suo sapere perché a sua chiave di volta era la grandissima fede in Dio, la preghiera, la meditazione e la contemplazione incessanti. Come sacerdote si è speso senza riserve, da missionario quale era. Somministrava i Sacramenti, passando anche lunghe ore in confessionale anche se con la vecchiaia era aumentata la sordità e che, unita alla frequente afonia, lo costringevano ad uno sforzo fisico e di attenzione che lo sfiniva. So tuttavia che in tutta la sua vita è stato sempre disponibile a confessare chiunque glielo chiedesse, qualunque fosse la circostanza.
Lo vidi per l’ultima volta il venerdì 26 luglio, un giorno prima che andasse in Cielo, era consunto nel corpo ma la sua mente e il suo cuore erano lucidissimi e mi confessò il suo dolore perché per un disguido mi pare di orario, il giorno precedente non aveva potuto concelebrare; lo consolai, come faceva con me quando, per interminabili riunioni di lavoro, non mi era possibile partecipare alla Messa e mi diceva: “Marta, c’è la Messa di desiderio!” .
Con tutto il cuore e il desiderio che il buon Padre Nicola ci stava mettendo, era come se, quell’ultima concelebrazione non solo l’avesse iniziata ma continuasse…
In quell’ultimo incontro per il quale non mi stancherò mai di ringraziare lil Signore per la sua bontà, il Padre Nicola parlò degli argomenti di cui sempre discorrevamo. Mi commosse tanto perché non si preoccupava della sua salute ma piuttosto delle varie coincidenze dei treni che avevo dovuto affrontare nel viaggio per arrivare a Legnano e mi disse che la prossima volta dovevo venire in macchina con il suo carissimo amico Giancarlo Bianconcini che abita a Fontanelice, poco lontano da Imola.
Che gioia aprire la posta e scoprire ogni giorno, per tanti anni che cosa il suo cuore generoso condivideva.
In un periodo storico in cui in Occidente viviamo una spaccatura tra i fedeli e un clero che diminuendo numericamente diviene meno accessibile, il Padre Nicola era controcorrente, c’era sempre! Non so come facesse, certo aveva il valentissimo aiuto del suo Angelo Custode. L’appellativo “Padre” gli calzava proprio benissimo e mi riempie di soddisfazione quando lo pronuncio!
Amava i santi, i mistici in particolare, dei quali amava meditare la spiritualità.
Per anni ogni sera meditava anche S. Agostino nella versione latina.
Quanti santi di ogni dove ed epoca, mistici, santi carmelitani mi ha fatto conoscere!
Quando, per esempio, il mondo si interrogò sul Beato Carmelitano Scalzo Fra Lorenzo della Risurrezione e su “La pratica della presenza di Dio”, che per il Papa Leone XIV era stato decisivo per la sua scelta di diventare sacerdote, Padre Nicola mi aveva già mandato molto tempo prima una lunga e commossa versione lirica dello scritto di questo beato...
Quando gli chiesi delle apparizioni di Nostra Signora di Akita in Giappone, mi raccontò la sua forte esperienza poiché, dovendo fare da interprete a un sacerdote, aveva parlato per la prima e unica volta con la veggente, una Suora giapponese che lo toccò profondamente nell’anima per la grandissima umiltà, semplicità ed estrema povertà.
Padre Nicola ha anche il merito di essersi adoperato instancabilmente per far riscoprire ai più la figura della mistica imolese, Elena Rocca, stigmatizzata e morta per l’epidemia di Spagnola nel 1918 a soli 26 anni.
Promotrice dell’Adorazione perpetua in città, Elena amò profondamente S.Teresina di Lisieux conosciuta attraverso la lettura di “Storia di un’anima” e la divulgò con magnifici frutti di santità (quali l’Istituto S. Teresa del Bambino Gesù a Imola)
Io gli feci invece scoprire la Venerabile imolese stigmatizzata Teresa Gardi (1769- 1837), terziaria francescana e anima vittima, devotissima della ”sua avvocata” S.Teresa d’Avila che le appariva per indicarle la volontà del Signore.
Il Padre Nicola stupito per questa scoperta che coinvolgeva la Santa Madre Teresa, immediatamente traspose in versione informatica alcune fonti cartacee rarissime e le divulgò. A tre anni di distanza un’anziana signora che abitava a Modena e discendente della Gardi, inviò una lettera per il Vicepostulatore in cui dichiarava che “da tre anni recitava tutti i giorni le preghiere composte da Teresa Gardi, che aveva scoperto perché un certo Padre Nicola Galeno le aveva pubblicate su un blog...per cui aveva ottenuto tre grazie” di cui seguiva la descrizione.
Il Padre aveva la capacità di infondermi tanta pace e desiderio della Bellezza di Dio.
Sicuramente era una persona molto originale che sapeva essere molto arguta e spiritosa. Mi piacque subito quando mi spiegò che con il passare degli anni aveva capito che per parlare del Signore e col Signore le parole erano così misere che l’unico modo che riteneva lontanamente possibile era nella forma della lirica.
Sia chiaro: il suo non era assolutamente un divertimento ma un bisogno interiore, un bisogno dell’anima!
Certo ha anche composto qualche strambotto ma che era finalizzato a eventi particolari della vita quotidiana che documentava anche con i suoi preziosi scatti fotografici e commentava perché non cadessero nell’oblio. Particolari i ricordi di fatti e persone inerenti la vita carmelitana, per la quale ci vorrebbe un capitolo a parte per la loro importanza.
Padre Nicola poi nel convento di Milano era stato lo stretto collaboratore del Padre che si occupava della stampa cattolica.
Quante volte mandandomi un testo, premetteva “dimmi cosa ne pensi...Ci ho messo tutta l’anima” esattamente com’è accaduto per la recente meditazione lirica che in un unico testo raccoglie tutti i brani del Vangelo che ci fanno conoscere S. Giuseppe e che ha voluto fosse letta al suo funerale dal confratello e amico, il Padre Giuseppe Agosteo al quale l’aveva dedicata per l’onomastico pochi mesi fa.
La trascrizione lirica aiutava il Padre a piantare nel suo cuore la Parola del Signore.
La Bibbia non è forse ricca di testi poetici, dai Salmi al sublime Cantico dei Cantici? La lirica poi è proprio di casa tra i grandi santi carmelitani!
S. Giovanni Paolo II con l’approssimarsi del terzo millennio scrisse come primo documento la magnifica “Lettera agli artisti” perché scrive il Papa, “nessuno meglio di voi artisti , geniali costruttori di bellezza, può intuire il pathos con cui Dio all’alba della Creazione guardò all’opera delle sue mani...”
Un altro aspetto che ritengo primario della personalità di Padre Nicola, che mi stupiva e mi commuoveva profondamente era proprio che, anche se parlava di argomenti vari, alla fine arrivava sempre al Signore e mi accorgevo che lui di fatto viveva costantemente i suoi giorni, come se partecipasse a tutti gli eventi della Bibbia come persona fisicamente presente: era a Betlemme per adorare il Salvatore, a Betania nella casa di Marta e Maria, era seduto ai piedi del Signore ad ascoltare le Beatitudini ma soprattutto era sulla strada del Calvario e contemplava il dolce Signore orribilmente martoriato e il cuore trafitto della Mamma Celeste che amava immensamente.
Il Padre offriva ardentemente e nascostamente sacrifici al Signore che aveva preso su di sé il peccato del mondo! E’ la Scientia Crucis carmelitana. Il Padre, letteralmente si “inabissava” in questi “insondabili Misteri” (sono espressioni sue).
Quanta sofferenza ha patito nella sua vita il povero corpo del mio caro Padre!
Leggendo il Diario scritto dal Padre minore francescano, Francesco da Bologna che era stato confessore della venerabile Teresa Gardi per 35 anni, in cui annotava le esperienze mistiche e le sofferenze che quotidianamente aveva, mi disse candidamente, con umiltà e stupore che anche lui pativa tutte quelle sofferenze, fatta esclusione ovviamente delle stigmate.
Poi tutto si compiva nella gioia della Risurrezione e Ascensione per cui era proiettato con tutto sé stesso al Paradiso.
Sull’amore alla Madonna ci sarebbe da scrivere moltissimo, non per niente era un Carmelitano e aveva voluto che quel suo dolce nome fosse nel nuovo nome che lo identificava nel suo essere e nei suoi desideri appunto come “Padre Nicola della Vergine del Carmelo”,
Il Padre era arrivato progressivamente a recitare quello che chiamava “il Rosario perpetuo”, nel senso che lo recitava praticamente in continuazione, pochi giorni prima di morire mi scrisse “porto lo scapolare di giorno e di notte e il Rosario ce l’ho frequentemente in bocca”.
Il Padre si svegliava anche di notte per comporre bellissime serenate alla Vergine e al Bambinello o altre bellissime liriche alla Madonna, spesso ricorrendo ai fiori che amava moltissimo perché immaginava che fossero ciò che della Creazione si era conservato più integro e li rendeva protagonisti di colloqui e lodi sempre diverse alla Madonna e al Signore.
Infine voglio fare solo un cenno alla fantastica pinacoteca e biblioteca d’arte che si era costruito negli anni grazie alle fotografie che aveva scattato soprattutto da quando era passato all’’uso della macchina fotografica digitale e aveva iniziato a servirsi del computer. Una raccolta da fare invidia a qualunque Storico dell’Arte.
Anche qui il Padre Nicola dava un suo taglio tutto personale.
L’arte non gli interessava affatto come compiacimento astratto o legato a pesanti riferimenti storiografici. Lui cercava l’Arte Sacra, l’Arte Cristiana. Di qualunque forma di espressione: dall’amatissimo Lorenzo Lotto, al ricamo a punto croce o al disegno dei bambini perché, in modo diverso, esprimevano sentimenti e valori che gli toccavano il cuore a lode di Dio.
Penso che qualunque artista, parlo di quelli veri, si sentirebbe onorato di vedere le proprie opere abbinate ai commenti lirici del Padre.
In questa pinacoteca del cuore figurano anche i suoi fini disegni eseguiti soprattutto a china e a penna ..., poi era passato all’uso di programmi di grafica per realizzare disegni coloratissimi di cui molti erano dedicati anche ai bambini che lo intenerivano sempre tanto e lo facevano ridere di cuore, per accostarli alle vite dei Santi. Come ho detto, Il buon Padre Nicola non si dimenticava mai di nessuno!
Voglio concludere con la lirica “138.122 Il Cuore Immacolato di Maria” che il Padre Nicola mi inviò il 14 giugno 2026, dieci giorni prima di volare Paradiso.
Così mi scriveva nella lettera: “ E’ la fotografia lirica della mia situazione attuale”.
Tutto a maggior gloria di Dio.
In fede,
Marta Montanari, vedova del pittore Angelo Titonel
Imola, 15 luglio 2026
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Via Barbieri, 4
40026 IMOLA (BO)
cell.: +393381517365
TESTIMONIANZA DELLE PICCOLE SUORE DI S. TERESA DEL BAMBINO GESU' DI IMOLA A RICORDO DI PADRE NICOLA GALENO OCD
Esequie di Padre NICOLA GALENO OCD
Il Priore Padre Silvano Vescovi celebra le esequie di Padre Nicola Galeno OCD presso il santuario di Santa Teresa del Bambino Gesù a Legnano
I saluti ai partecipanti alle esequie da parte dei confratelli carmelitani e qui vediamo Padre Giuseppe Agosteo, caro amico e confratello di Padre Nicola.
Gli ultimi saluti alla salma presso il Camposanto di Legnano, nella zona
dedicata ai confratelli defunti carmelitani