AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

sabato 23 maggio 2026

JEAN THIERRY EBOGO Carmelitano scalzo oggi VENERABILE


Gruppo di Preghiera "Amici di Fra Jean Thierry Ebogo Servo di Dio" Irene, Anna e Luigi Vigna

Con grande gioia e commozione vi informiamo che con Decreto ( pubblicato su l'Osservatore Romano il giorno 22 05 2026 ), fra Jean Thierry Ebogo è VENERABILE.
Tutto questo è grazie anche alla vostra collaborazione spirituale.
Io ed Anna non avremo mai immaginato che il nostro " figlio" sarebbe arrivato fin qui.
Povero ragazzo anche con una gamba sola ha corso così in fretta.
Il Signore lo ha preso nel Suo Cuore.
Adesso deve fare quello che ha promesso " Far piovere tante vocazioni sacerdotali specialmente per il Carmelo".
Grazie per le Vostre preghiere.

Gruppo di Preghiera "Amici di Fra Jean Thierry Ebogo Servo di Dio" Irene, Anna e Luigi Vigna. Aggiungo che ho conosciuto anch'io Jean Thierry e lo ero andato a trovare sia in parrocchia a Legnano,  dove per un breve periodo ha alloggiato e anche in ospedale nei suoi ultimi giorni prima di lasciare questo mondo tanto doloroso per lui. Lo ricordo con tanto affetto.







DIO NON E' MICA OBBLIGATO articolo di PADRE MAURO ARMANINO

Dio non è mica obbligato

Il romanzo dell’ivoriano Ahmadou Kourouma (1927-2003) è stato tradotto in italiano nel 2012 col titolo ‘Allah non è mica obbligato’. Ricordo di averlo letto durante il mio soggiorno in Liberia, alla conclusione della lunga guerra (in)civile che ha insanguinato il Paese per 15 anni. Lo scritto segue le vicende di Birahima, bambino-soldato come espediente narrativo per mettere in scena ambiguità, sciagure e poteri in alcuni Paesi dell’Africa Occidentale. Li ho visti passare uno dopo l’altro. Bambini armati di un AK 47 più grande di loro che ci fermavano in tutta serietà ai checkpoint.  Il parallelo commercio di armi e diamanti tra gruppi ribelli e le forze internazionali di stabilizzazione. L’ esportazione di tronchi di legno e i molteplici ‘signori della guerra’ che profittavano dell’assenza dello Stato. Il romanzo e la realtà sul terreno facevano parte della stessa sceneggiatura e, alla fine, non si sapeva dove finiva l’uno e cominciava l’altro. D’improvviso poi scese la pace e dei bambini soldato si perse la traccia. Alcuni percorsi di accompagnamento e re-inserzione della vita civile e poi più nulla.

‘Dio (Allah) non è obbligato ad essere giusto in tutte le cose di quaggiù’ ritorna come motivo nel romanzo citato. D’altra parte tra i due, Dio e l’Africa, non si sa bene chi comanda. Da una parte c’è la tendenza a rendere Dio innocente di ogni tragedia che inevitabilmente arriva, prima o poi anche nelle migliori famiglie. Dall’altra nulla accade senza che Egli, dall’alto, non voglia. I migranti che passavano da Niamey per andare in Algeria, Libia o altrove sapevano bene che tutto dipendeva da Dio. ‘Se Dio vuole’, dicevano, anche quando la certezza di essere derubati, arrestati, picchiati, spesso violentati e infine espulsi era messa nel programma. D’altra parte, appunto, Dio non è mica obbligato ad essere giusto in tutte le cose di quaggiù. Così per un lavoro, un viaggio, un progetto, una malattia, un matrimonio o, semplicemente, i raccolti di stagione e le piogge annuali. Si prega, si offrono, talvolta, sacrifici e nel caso non si fosse esauditi si dirà che, con ogni probabilità, senza la preghiera tutto sarebbe andato ancora peggio di com’è andata. Lo stesso occorre per le feste religiose

Dopo 14 anni di permanenza nel Niger non potrò assistere alla celebrazione della ‘Tabaski’ o del sacrificio dell’agnello. In ricordo del figlio di Abramo, Ismael per il Corano, libro santo dell’Islam, o Isacco per la Bibbia. Com’è noto l’uccisione del figlio è stata sostituita da quella di un capro. 


Ricordo come lungo alcune strade della capitale Niamey e più sovente nei cortili, si allestivano i legni per arrostire a fuoco lento gli animali sgozzati il giorno della festa. Dio non è mica obbligato ma, con ogni probabilità, sarà celebrata martedì o mercoledì prossimo, a seconda della luna o di altro tipo di calendario. La Tabaski inizia con una preghiera speciale alla moschea o in piazze pubbliche cui segue il sacrificio prescritto. La carne dell’animale è di norma divisa in tre parti eguali. Una per la famiglia, l’altra per i vicini o amici e la terza parte per le persone bisognose. Per qualche giorno l’aria della città, alla fine della stagione secca, è una mescolanza di fumo di arrosto e aromi di polvere. I bambini vanno in giro con occhiali da sole colorati e, malgrado la crisi economica, indossano i vestiti nuovi da festa. 

Non so da altre parti. Sono però certo che in Africa Dio non è obbligato ad essere giusto in tutte le cose di quaggiù. Altrimenti sarebbe difficile spiegare le guerre, le carestie, le città che prosperano, una classe ricca sfondata e poi la miseria sotto casa. I milioni di sfollati, profughi e poi le ricchezze del sottosuolo che non arrivano dove avrebbero dovuto. Forse lo stesso Dio, accortosi del problema, è diventato ostaggio del Continente e cerca di fare quello che può per salvare la sua reputazione divina. Intanto un film di animazione dal titolo ‘Allah in not obliged’ , , ‘Dio non è obbligato ’ è stato prodotto nel Lussemburgo l’anno scorso e si trova disponibile nelle sale cinematografiche quest’anno. Scommetto che Dio assisterà alla proiezione, in incognito, tra gli spettatori.


                   Mauro Armanino, Genova, maggio 2026



PENTECOSTE con Immagini e didascalie poetiche di PADRE NICOLA GALENO OCD














 

martedì 19 maggio 2026

DISTRAZIONI AFRICANE E PAROLE DA SALVARE di Padre MAURO ARMANINO

          Distrazioni africane e parole

da salvare  
  
‘Nella vita, se uno vuol capire, capire sul serio come stanno le cose di questo mondo, deve morire almeno una volta’. L’afferma, saggiamente, il rabbino di Genova Hain Fabrizio Cipriani nell’ottimo libro ‘La Torah in noi’. Nondimeno succede che in alcune parti di questo mondo si muoia più di una volta. La prima per scelta, casualità o destino e la seconda per dimenticanza o peggio, per distrazione. La parola in questione deriva dal latino e indica separazione e allontanamento. Esprime un’attrazione che conduce altrove o l’allontanamento dal momento presente, dal mondo, dal concreto quotidiano. I sinonimi di distratto sono vari e alcuni di questi aiutano a cogliere le ricadute della distrazione. Ad esempio la disattenzione, la smemoratezza e l’assenza sembrano costituire peraltro ciò su cui si fonda e prospera il sistema attuale di potere. Solo gente distratta dal reale sarà facile preda dei centri commerciali, del mondo trasformato in mercato e del tempo in mercanzia contante.


Tornato l’anno scorso da un Paese del Sahel Centrale chiamato Niger, ho avuto modo di veder confermato, se ancora necessario, quanto sia di notevole valore simbolico il nome Sahel. Parola che, dall’arabo, significa ‘riva, sponda’. In ambito geografico esprime il confine col ‘mare’ del deserto chiamato Sahara. In ben altro contesto esprime invece un passaggio, il transito tra la riva della vita e quella della morte. Tra chi conta e chi non è nulla, tra chi vive e chi, a stento, sopravvive. Tra chi entra nella storia e chi passa sacrificato. Tra morti degne di nota e quelle che non lasciano traccia. Tra guerre che meritano la cronaca e quelle che, ricoperte di polvere, sono sempre assenti. A volte si definiscono ‘guerre dimenticate’ o troppo lontane per profittare del privilegio di apparire sugli schermi televisivi che del reale sono, da tempo, una mistificazione.


Quando non si è importanti da vivi sarà molto difficile diventarlo da morti. La spinta ad esistere distrattamente è usata come una delle strategie più efficaci per cancellare la necessità, tutta umana, di dare memoria alla vita. Non casualmente Oxfam, nota ONG humanitaria, evidenzia alcuni degli oltre 30 conflitti armati che vedono coinvolto il continente africano. La Repubblica (poco) Democratica del Congo che ha registrato nel passato milioni di morti e, nel presente, scontri tra forze governative e gruppi armati. Oltre 7 milioni di persone sono sfollate e molte di più necessitano aiuti. Nel Sudan e il Sud Sudan si vive attualmente la più grande crisi umanitaria del pianeta per le guerre tra militari, tra (in)civili, i colpi di stato e, come per il Congo, il controllo e lo sfruttamento delle risorse minerarie. In Somalia con la presenza di milizie e instabilità politica. In Etiopia con un conflitto che vanifica i piani di sviluppo in vaste porzioni del territorio. Il Sahel, già menzionato sopra, fascia di terra di mezzo che attraversa l’Africa dall’Atlantico al Mar Rosso. Area che, tra colpi di stato conseguenti agli attacchi di gruppi armati e conseguenti movimenti di popolazioni, è designata per il terzo anno consecutivo il baricentro mondiale del terrorismo. Infine il Mozambico dove gruppi armati legati ad interessi ideologici e finanziari, rendono instabili notevoli porzioni del territorio nazionale.
Constatiamo che alcune guerre, in altri lidi, hanno risonanza e peso mediatico molto più consistente. Ciò d’altra parte non cambia molto all’interno dei cimiteri. Basterebbe domandarlo alle famiglie dei morti e ai genitori dei bambini ai quali la follia delle armi ha reciso la vita come fiori da una falce impazzita e cieca. Rimane però significativo che alcune persone debbano morire più di una volta per essere riconosciute tali nella storia scritta sulla sabbia della storia. Ecco perché, se vogliamo imparare davvero a vivere almeno una volta, dovremmo transitare dalla distrazione che allontana all’attenzione che unisce le due rive. Qualcuno scrisse che ‘prima di salvare le persone c’è da salvare le parole’.

                     Mauro Armanino, Padova, Maggio 2026

lunedì 18 maggio 2026

LASCIARSI GUIDARE da Ordine Secolare Carmelitano


C’era una persona che ogni mattina leggeva una frase del Vangelo.
Lasciava entrare questa frase nel cuore come si lascia entrare la luce in una stanza quando apri una finestra: senza far rumore. 
         Leggeva una frase del Vangelo non per dovere, ma perché con quella frase il giorno diventava più abitabile. Camminando, sentiva che quella presenza gli scioglieva il cuore invece di stringerlo. Quando qualcosa lo feriva, la frase gli ricordava che il bene non è mai fuori portata. Quando la stanchezza arrivava, la frase gli dava un passo possibile, come una mano che ti sostiene senza farti pesare nulla.
          Quando vedeva un bisogno, quella frase gli muoveva la mano con una tenerezza che non era solo sua. Non diventava altro: si lasciava toccare, e la vita si semplificava come per chi ha trovato un centro che non giudica ma accompagna.
        Capì che amare il Signore non è sentire qualcosa, ma lasciarsi portare da ciò che Lui dice. E che accogliere quella parola ogni giorno è già vivere con Lui, senza sforzo, senza paura. Così scoprì che Dio non chiede di essere all’altezza: chiede solo di lasciarsi guidare nella direzione dell’amore.

«Prendi come tuo sposo e amico Dio che camminerà con te sempre, e non peccherai, ma saprai amare e troverai tutto ciò che è necessario alla prosperità della tua anima.»
(S. Giovanni della Croce Detti di Luce e di Amore 67)
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"Cedi il timone della tua vita a me.
Perdi la tua anima nella mia.
Perché vuoi far tutto tu?
Affidati a me e lasciati andare dove ti guido io".
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"La preghiera mette la grazia in azione, come un cero che si accende
 [...] Sempre l'unione, mai Dio da solo, ma il lavoro comune.
È la legge del mio amore.
***
(Gabrielle Bossis - Lui e Io - Diario intimo di una mistica del novecento)


 

Esposizione del Maestro ALESSANDRO NASTASIO: il sorprendente senso del sacro


PENSIERI PENTECOSTALI IN SPAGNOLO ricevuti da Padre CLAUDIO TRUZZI OCD


















BENVENUTO|

Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi