PADRE NICOLA GALENO NELLA BELLEZZA DI DIO
Chi dona la propria vita al Signore, desiderando con ardore di incontrarlo faccia a faccia e vivere eternamente nella Sua ineffabile Bellezza, affina nella vita terrena uno sguardo di Cielo anche verso tutto ciò che ci circonda.
Padre Nicola Galeno aveva un modo di usare la parola “creatura”, nel colloquiare o nello scrivere, che era così traboccante di significato che non potevi restare indifferente.
Come lo conobbi, notai subito come il Padre usava le parole: con una capacità di sintesi senza sbavature che mi lasciava stupita e incantata; ero costretta a fermarmi ad ascoltare … e ascoltare vuol dire “scavare” … pregare … contemplare ...
Mi sono anche chiesta come facesse, da dove attingesse tanto talento.
Certamente il Signore lo aveva dotato di capacità eclettiche imprevedibili e di una intelligenza decisamente superiore che non sempre veniva compresa da chi era “distratto”; non ti faceva però mai pesare il suo sapere perché a sua chiave di volta era la grandissima fede in Dio, la preghiera, la meditazione e la contemplazione incessanti. Come sacerdote si è speso senza riserve, da missionario quale era. Somministrava i Sacramenti, passando anche lunghe ore in confessionale anche se con la vecchiaia era aumentata la sordità e che, unita alla frequente afonia, lo costringevano ad uno sforzo fisico e di attenzione che lo sfiniva. So tuttavia che in tutta la sua vita è stato sempre disponibile a confessare chiunque glielo chiedesse, qualunque fosse la circostanza.
Lo vidi per l’ultima volta il venerdì 26 luglio, un giorno prima che andasse in Cielo, era consunto nel corpo ma la sua mente e il suo cuore erano lucidissimi e mi confessò il suo dolore perché per un disguido mi pare di orario, il giorno precedente non aveva potuto concelebrare; lo consolai, come faceva con me quando, per interminabili riunioni di lavoro, non mi era possibile partecipare alla Messa e mi diceva: “Marta, c’è la Messa di desiderio!” .
Con tutto il cuore e il desiderio che il buon Padre Nicola ci stava mettendo, era come se, quell’ultima concelebrazione non solo l’avesse iniziata ma continuasse…
In quell’ultimo incontro per il quale non mi stancherò mai di ringraziare lil Signore per la sua bontà, il Padre Nicola parlò degli argomenti di cui sempre discorrevamo. Mi commosse tanto perché non si preoccupava della sua salute ma piuttosto delle varie coincidenze dei treni che avevo dovuto affrontare nel viaggio per arrivare a Legnano e mi disse che la prossima volta dovevo venire in macchina con il suo carissimo amico Giancarlo Bianconcini che abita a Fontanelice, poco lontano da Imola.
Che gioia aprire la posta e scoprire ogni giorno, per tanti anni che cosa il suo cuore generoso condivideva.
In un periodo storico in cui in Occidente viviamo una spaccatura tra i fedeli e un clero che diminuendo numericamente diviene meno accessibile, il Padre Nicola era controcorrente, c’era sempre! Non so come facesse, certo aveva il valentissimo aiuto del suo Angelo Custode. L’appellativo “Padre” gli calzava proprio benissimo e mi riempie di soddisfazione quando lo pronuncio!
Amava i santi, i mistici in particolare, dei quali amava meditare la spiritualità.
Per anni ogni sera meditava anche S. Agostino nella versione latina.
Quanti santi di ogni dove ed epoca, mistici, santi carmelitani mi ha fatto conoscere!
Quando, per esempio, il mondo si interrogò sul Beato Carmelitano Scalzo Fra Lorenzo della Risurrezione e su “La pratica della presenza di Dio”, che per il Papa Leone XIV era stato decisivo per la sua scelta di diventare sacerdote, Padre Nicola mi aveva già mandato molto tempo prima una lunga e commossa versione lirica dello scritto di questo beato...
Quando gli chiesi delle apparizioni di Nostra Signora di Akita in Giappone, mi raccontò la sua forte esperienza poiché, dovendo fare da interprete a un sacerdote, aveva parlato per la prima e unica volta con la veggente, una Suora giapponese che lo toccò profondamente nell’anima per la grandissima umiltà, semplicità ed estrema povertà.
Padre Nicola ha anche il merito di essersi adoperato instancabilmente per far riscoprire ai più la figura della mistica imolese, Elena Rocca, stigmatizzata e morta per l’epidemia di Spagnola nel 1918 a soli 26 anni.
Promotrice dell’Adorazione perpetua in città, Elena amò profondamente S.Teresina di Lisieux conosciuta attraverso la lettura di “Storia di un’anima” e la divulgò con magnifici frutti di santità (quali l’Istituto S. Teresa del Bambino Gesù a Imola)
Io gli feci invece scoprire la Venerabile imolese stigmatizzata Teresa Gardi (1769- 1837), terziaria francescana e anima vittima, devotissima della ”sua avvocata” S.Teresa d’Avila che le appariva per indicarle la volontà del Signore.
Il Padre Nicola stupito per questa scoperta che coinvolgeva la Santa Madre Teresa, immediatamente traspose in versione informatica alcune fonti cartacee rarissime e le divulgò. A tre anni di distanza un’anziana signora che abitava a Modena e discendente della Gardi, inviò una lettera per il Vicepostulatore in cui dichiarava che “da tre anni recitava tutti i giorni le preghiere composte da Teresa Gardi, che aveva scoperto perché un certo Padre Nicola Galeno le aveva pubblicate su un blog...per cui aveva ottenuto tre grazie” di cui seguiva la descrizione.
Il Padre aveva la capacità di infondermi tanta pace e desiderio della Bellezza di Dio.
Sicuramente era una persona molto originale che sapeva essere molto arguta e spiritosa. Mi piacque subito quando mi spiegò che con il passare degli anni aveva capito che per parlare del Signore e col Signore le parole erano così misere che l’unico modo che riteneva lontanamente possibile era nella forma della lirica.
Sia chiaro: il suo non era assolutamente un divertimento ma un bisogno interiore, un bisogno dell’anima!
Certo ha anche composto qualche strambotto ma che era finalizzato a eventi particolari della vita quotidiana che documentava anche con i suoi preziosi scatti fotografici e commentava perché non cadessero nell’oblio. Particolari i ricordi di fatti e persone inerenti la vita carmelitana, per la quale ci vorrebbe un capitolo a parte per la loro importanza.
Il Padre Nicola poi nel convento di Milano era stato lo stretto collaboratore del Padre che si occupava della stampa cattolica.
Quante volte mandandomi un testo, premetteva “dimmi cosa ne pensi...Ci ho messo tutta l’anima” esattamente com’è accaduto per la recente meditazione lirica che in un unico testo raccoglie tutti i brani del Vangelo che ci fanno conoscere S. Giuseppe e che ha voluto fosse letta al suo funerale dal confratello e amico, il Padre Giuseppe Pozzobon al quale l’aveva dedicata per l’onomastico pochi mesi fa.
La trascrizione lirica aiutava il Padre a piantare nel suo cuore la Parola del Signore.
La Bibbia non è forse ricca di testi poetici, dai Salmi al sublime Cantico dei Cantici? La lirica poi è proprio di casa tra i grandi santi carmelitani!
S. Giovanni Paolo II con l’approssimarsi del terzo millennio scrisse come primo documento la magnifica “Lettera agli artisti” perché scrive il Papa, “nessuno meglio di voi artisti , geniali costruttori di bellezza, può intuire il pathos con cui Dio all’alba della Creazione guardò all’opera delle sue mani...”
Un altro aspetto che ritengo primario della personalità di Padre Nicola, che mi stupiva e mi commuoveva profondamente era proprio che, anche se parlava di argomenti vari, alla fine arrivava sempre al Signore e mi accorgevo che lui di fatto viveva costantemente i suoi giorni, come se partecipasse a tutti gli eventi della Bibbia come persona fisicamente presente: era a Betlemme per adorare il Salvatore, a Betania nella casa di Marta e Maria, era seduto ai piedi del Signore ad ascoltare le Beatitudini ma soprattutto era sulla strada del Calvario e contemplava il dolce Signore orribilmente martoriato e il cuore trafitto della Mamma Celeste che amava immensamente.
Il Padre offriva ardentemente e nascostamente sacrifici al Signore che aveva preso su di sé il peccato del mondo! E’ la Scientia Crucis carmelitana. Il Padre, letteralmente si “inabissava” in questi “insondabili Misteri” (sono espressioni sue).
Quanta sofferenza ha patito nella sua vita il povero corpo del mio caro Padre!
Leggendo il Diario scritto dal Padre minore francescano, Francesco da Bologna che era stato confessore della venerabile Teresa Gardi per 35 anni, in cui annotava le esperienze mistiche e le sofferenze che quotidianamente aveva, mi disse candidamente, con umiltà e stupore che anche lui pativa tutte quelle sofferenze, fatta esclusione ovviamente delle stigmate.
Poi tutto si compiva nella gioia della Risurrezione e Ascensione per cui era proiettato con tutto sé stesso al Paradiso.
Sull’amore alla Madonna ci sarebbe da scrivere moltissimo, non per niente era un Carmelitano e aveva voluto che quel suo dolce nome fosse nel nuovo nome che lo identificava nel suo essere e nei suoi desideri appunto come “Padre Nicola della Vergine del Carmelo”,
Il Padre era arrivato progressivamente a recitare quello che chiamava “il Rosario perpetuo”, nel senso che lo recitava praticamente in continuazione, pochi giorni prima di morire mi scrisse “porto lo scapolare di giorno e di notte e il Rosario ce l’ho frequentemente in bocca”.
Il Padre si svegliava anche di notte per comporre bellissime serenate alla Vergine e al Bambinello o altre bellissime liriche alla Madonna, spesso ricorrendo ai fiori che amava moltissimo perché immaginava che fossero ciò che della Creazione si era conservato più integro e li rendeva protagonisti di colloqui e lodi sempre diverse alla Madonna e al Signore.
Infine voglio fare solo un cenno alla fantastica pinacoteca e biblioteca d’arte che si era costruito negli anni grazie alle fotografie che aveva scattato soprattutto da quando era passato all’’uso della macchina fotografica digitale e aveva iniziato a servirsi del computer. Una raccolta da fare invidia a qualunque Storico dell’Arte.
Anche qui il Padre Nicola dava un suo taglio tutto personale.
L’arte non gli interessava affatto come compiacimento astratto o legato a pesanti riferimenti storiografici. Lui cercava l’Arte Sacra, l’Arte Cristiana. Di qualunque forma di espressione: dall’amatissimo Lorenzo Lotto, al ricamo a punto croce o al disegno dei bambini perché, in modo diverso, esprimevano sentimenti e valori che gli toccavano il cuore a lode di Dio.
Penso che qualunque artista, parlo di quelli veri, si sentirebbe onorato di vedere le proprie opere abbinate ai commenti lirici del Padre.
In questa pinacoteca del cuore figurano anche i suoi fini disegni eseguiti soprattutto a china e a penna ..., poi era passato all’uso di programmi di grafica per realizzare disegni coloratissimi di cui molti erano dedicati anche ai bambini che lo intenerivano sempre tanto e lo facevano ridere di cuore, per accostarli alle vite dei Santi. Come ho detto, Il buon Padre Nicola non si dimenticava mai di nessuno!
Voglio concludere con la lirica “138.122 Il Cuore Immacolato di Maria” che il Padre Nicola mi inviò il 14 giugno 2026, dieci giorni prima di volare Paradiso.
Così mi scriveva nella lettera: “ E’ la fotografia lirica della mia situazione attuale”.
Tutto a maggior gloria di Dio.
In fede,
Marta Montanari, vedova del pittore Angelo Titonel
Imola, 15 luglio 2026
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