AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

martedì 21 luglio 2026

PADRE NICOLA GALENO OCD E LE ANIME DEI DEFUNTI Memoria di Marta Montanari Titonel

          PADRE NICOLA GALENO OCD E LE ANIME DEI DEFUNTI   

Foto di P. Nicola dal Giappone 

Un aspetto tra i più caratteristici del Padre Nicola Galeno OCD è stata  la virtù della carità verso il prossimo: i vivi, ma anche i moribondi e i defunti per i quali pregava incessantemente, creando una rete di preghiere  con gli amici e conoscenti che informava anche per mail, non solo appena  riceveva notizia dei decessi ma incredibilmente anche negli anni alla scadenza dei loro anniversari!

Il Padre Nicola si ricordava di tutti, sempre.

Oggi facilmente diremmo: memoria supportata da AI /Intelligenza artificiale. 

No.  La sua straordinaria memoria era il grandissimo amore per il bene del prossimo in cui vedeva Dio e il sommo desiderio che aveva di incontrarci tutti in Paradiso a lodare eternamente il dolce Signore nella pienezza della gioia. 

Non saprei quantificare il numero dei cimiteri dove si è recato  a pregare in 82 anni di vita, so che era quasi sempre uno dei primi luoghi visitati, qualunque fosse la città  in cui si trovasse. 

 Quando si rese conto che le sue gambe non erano più affidabili, mi confidò che il suo grande dispiacere era di non poter più recarsi fisicamente al cimitero a pregare.

Supplì, tuttavia, attingendo dall’incredibile materiale fotografico archiviato negli anni impreziosendolo di liriche di suffragio che arrivano dritte al cuore e che inviava ai suoi innumerevoli corrispondenti.

Dopo poco meno di due anni, il 30.06.2026, le sue spoglie mortali sono state accolte nel  Campo dei Carmelitani del Cimitero Monumentale di Legnano.                                         

E' stata Sr.Maria Rosa Novello delle Piccole Suore di S.Teresa del Bambino Gesù di Imola, che presentò a mio marito e a me Padre Nicola Galeno.

Mio marito, il pittore Angelo Titonel, aveva appena realizzato i ritratti dei due Fondatori di questa nostra Congregazione imolese,  (Padre Mazzanti e Madre Zanelli) mentre Padre Nicola si trovava  a Imola  per uno dei tanti soggiorni dedicati alla  trascrizione dei documenti originali che hanno permesso di aprire le due cause di Beatificazione dei Fondatori alla scadenza dell’ anno centenario (gennaio 2024)

L’aspetto era proprio di un Padre missionario: sorridente, con una lunga barba e lo sguardo buono e penetrante... il saio un po’ sciupato e parzialmente logoro.

Sr.M.Rosa ci disse subito che aveva una dote speciale: sapeva leggere e trascrivere le calligrafie più difficili, “impossibili”.

Dopo questo incontro lo vedemmo  altre due volte: io sul treno per Faenza dove  mi stavo recando per lavoro, perciò  in città mi offrii di accompagnarlo al prezioso Museo diocesano, e poi lo incontrammo, mio marito ed io, per la S.Messa e benedizione dei ritratti dei Fondatori nella Chiesa di S. Giovanni Battista decollato e del Sacro Cuore a Castel Guelfo, città natale di Madre Zanelli.

E dopo? 

 Il 25 aprile 2018 festa di S.Marco, mentre eravamo in famiglia tutti felici, mio fratello maggiore Marco, mentre stava parlando  su come sarebbe stato possibile per i poveri dell’Africa curarsi contro un tipo grave di infezione  a costo praticamente nullo,  improvvisamente si accasciò davanti a me colpito da infarto fulminante. La S. Messa per il suo funerale fu presieduta dal nostro Parroco, Don Nello Mariani e concelebrata da altri sacerdoti amici nella Chiesa di S.Lorenzo.

 Saputa la notizia di questa morte improvvisa, Sr. Maria Rosa Novello venne  al funerale  con Padre Nicola che non solo concelebrò ma inaspettatamente per noi, fece  anche l’omelia, pur non conoscendo affatto mio fratello Marco.

 In questa,  raccontò anche  come in Giappone, dove era stato missionario per diciassette anni, suffragavano i loro defunti e come in ultimo i presenti deponessero  nella bara come estremo saluto un fiore bianco fino a coprire tutto il corpo, lasciando visibile solo il volto...

Fu una bellissima omelia, doppiamente commovente e intima che noi famigliari che eravamo così frastornati da quanto era accaduto ma affidati pienamente nelle mani di Dio, vedemmo come un dono della Provvidenza, un segno grande della tenerezza del Signore. Questo mio fratello Marco, infatti, aveva una grande fede e un gran cuore,  sapeva curare benissimo le persone;  aveva sempre avuto il desiderio di fare il missionario per portare Gesù e poter anche curare gratuitamente i malati più poveri ...

La simpatia, la stima, la gratitudine profonda e l’amicizia per il Padre Nicola progredirono; diventando anche noi suoi corrispondenti cominciammo ad essere introdotti alla lettura delle  sue bellissime e mistiche meditazioni liriche.

Dopo quattro mesi però, il 7 ottobre 2018, Festa della Madonna del Rosario a cui mio marito Angelo era devotissimo, lui alzandosi dal letto fu improvvisamente colpito da un ictus. Capii subito che la situazione era disperata, allora mi inginocchiai e con tutta l’anima ringraziai il Signore per il dono che mi aveva fatto per tutti gli anni passati assieme, offrii al Signore se voleva, gli anni della mia vita che sarebbero rimasti al fine che sopravvivesse mio marito perché il suo cuore era grande generoso e invocai la Divina Misericordia con la preghiera insegnata da Gesù a Sr. Faustina: “Sangue ed Acqua che scaturisti dal Cuore di Gesù come sorgente di Misericordia per noi, io confido in Te”.  Davanti a me c’era un orologio che segnava il primo quarto dopo la mezzanotte. Il mio Angelo sopravvisse ancora meno di due ore prima di volare in Cielo.

La mattina di ritorno dalla prima Messa delle sette in Duomo, scrissi subito a Padre Nicola che all’epoca abitava nel convento di Milano; mi rispose immediatamente che nella notte, proprio a quell’ora in cui avevo invocato la Divina Misericordia si era improvvisamente svegliato senza un motivo. Inizialmente non aveva capito perché ma poi aveva sentito chiaramente nel suo cuore  che un amico stava trapassando e si era messo a pregare incessantemente. 

Venne appositamente da Milano per partecipare al funerale di Angelo; mai più si dimenticò di mio marito così come di mio fratello Marco.

Conoscere il Padre Nicola è stato per me e la mia famiglia e i nostri amici che sono diventati anche i suoi,  un dono preziosissimo  per il quale non mi stancherò mai di ringraziare il Signore.

Negli anni che sono seguiti ho costatato bene che, quanto  era accaduto, non era un fatto straordinario ma uno dei tanti carismi particolari di Padre Nicola, che quotidianamente viveva intensamente la comunione dei santi. Tutto a maggior gloria di Dio.

In fede,

Marta Montanari, vedova del pittore Angelo Titonel

Imola, 15 luglio 2026

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Via Barbieri, 4

40026 IMOLA (BO)

cell.: +393381517365

Ndr: Danila Oppio: Mi permetto di aggiungere due righe quale titolare e redattrice di questo blog. Quanto ha scritto, fotografato e testimoniato padre Nicola, per molti anni ho avuto il piacere di ricevere direttamente da lui tanto materiale, che mi ha sempre chiesto di pubblicare sul mio Blog Il Paradiso non può attendere che è questo su cui ho appena finito di trascrivere la splendida testimonianza della Signora Marta Montanari Tintonel. Chi volesse vedere i lavori del Padre che fu missionario per tanti anni in Giappone e la cui lingua ha imparato a scrivere e parlare perfettamente, può cliccare su questo indirizzo 

https://ilparadisononpuoattendere.blogspot.com/search/label/Padre%20Nicola%20Galeno

oppure su

https://ilparadisononpuoattendere.blogspot.com/search/label/Padre%20Nicola%20Galeno%20OCD

e tanti altri articoli che non sto ad indicare perché sono davvero moltissimi. 





lunedì 20 luglio 2026

PADRE NICOLA GALENO NELLA BELLEZZA DI DIO testimonianza di Marta Montanari Titonel


PADRE NICOLA GALENO  NELLA BELLEZZA DI DIO

Chi dona la propria vita al Signore, desiderando con ardore di incontrarlo faccia a faccia e vivere eternamente nella Sua ineffabile  Bellezza, affina nella vita terrena uno sguardo di Cielo  anche verso  tutto ciò  che ci circonda.

Padre Nicola Galeno aveva un modo di usare la parola “creatura”, nel colloquiare o nello scrivere, che era così traboccante di significato che non potevi restare indifferente.

Come lo conobbi, notai subito come il Padre usava le parole: con una capacità di sintesi senza sbavature  che mi lasciava stupita e incantata; ero costretta a fermarmi ad ascoltare … e ascoltare vuol dire “scavare” … pregare … contemplare ...

Mi sono anche chiesta come facesse, da dove attingesse tanto talento. 

Certamente il Signore lo aveva dotato di capacità eclettiche imprevedibili e di una intelligenza decisamente superiore che non sempre veniva compresa da chi era “distratto”;   non ti faceva però mai pesare il suo sapere perché a sua chiave di volta era la grandissima fede in Dio, la preghiera, la meditazione e la contemplazione incessanti. Come sacerdote si è speso senza riserve, da missionario quale era. Somministrava i Sacramenti, passando anche lunghe ore in confessionale anche se con la vecchiaia era aumentata la sordità e che, unita alla frequente afonia, lo costringevano ad uno sforzo fisico e di attenzione che lo sfiniva.  So tuttavia che in tutta la sua vita è stato sempre disponibile a confessare chiunque glielo chiedesse, qualunque fosse la circostanza.

Lo vidi per l’ultima volta il venerdì 26 luglio, un giorno prima che andasse in Cielo, era consunto nel corpo ma la sua mente e il suo cuore erano lucidissimi  e mi confessò il suo  dolore perché per un disguido mi pare di orario, il giorno precedente non aveva potuto concelebrare; lo consolai, come faceva con me quando, per interminabili riunioni di lavoro, non mi era possibile partecipare alla Messa e mi diceva: “Marta, c’è la Messa di desiderio!” .

Con tutto il cuore e il desiderio che il buon Padre Nicola ci stava mettendo, era come se, quell’ultima concelebrazione  non solo l’avesse iniziata ma continuasse…

In quell’ultimo incontro per il quale non mi stancherò mai di ringraziare lil Signore per la sua bontà, il Padre Nicola parlò degli argomenti di cui sempre discorrevamo.  Mi commosse tanto perché non si preoccupava della sua salute ma piuttosto delle varie coincidenze dei treni che avevo dovuto affrontare nel viaggio per arrivare a Legnano e mi disse che la prossima volta dovevo venire in macchina con il suo carissimo amico Giancarlo Bianconcini che abita a Fontanelice, poco lontano da Imola.

Che gioia aprire la posta e scoprire ogni giorno, per tanti anni che cosa il suo cuore generoso condivideva.

In un periodo storico in cui in Occidente viviamo una spaccatura tra i fedeli e un clero che diminuendo numericamente diviene meno accessibile, il Padre Nicola era controcorrente, c’era sempre!  Non so come facesse, certo aveva il valentissimo aiuto del suo Angelo Custode.  L’appellativo “Padre” gli calzava proprio benissimo e mi riempie di soddisfazione quando lo pronuncio!

Amava i santi, i mistici in particolare, dei quali amava meditare la spiritualità.

Per anni ogni sera meditava anche S. Agostino nella versione latina.

Quanti santi di ogni dove ed epoca, mistici, santi carmelitani  mi ha fatto conoscere!

Quando, per esempio, il mondo si interrogò sul Beato Carmelitano Scalzo Fra Lorenzo della Risurrezione e su “La pratica della presenza di Dio”, che per il Papa Leone XIV era stato decisivo per la sua scelta di diventare sacerdote, Padre Nicola mi aveva già mandato molto tempo prima una lunga e commossa versione lirica dello scritto di questo beato...

Quando gli chiesi delle apparizioni di Nostra Signora di Akita in Giappone, mi raccontò la sua forte esperienza poiché, dovendo fare da interprete a un sacerdote, aveva parlato per la prima e unica volta con la veggente, una Suora giapponese che lo toccò profondamente nell’anima per la grandissima umiltà, semplicità ed estrema povertà.

Padre Nicola ha anche il merito di essersi adoperato instancabilmente per far riscoprire ai più la figura della mistica imolese, Elena Rocca, stigmatizzata e morta per l’epidemia di Spagnola nel 1918 a soli 26 anni.

Promotrice dell’Adorazione perpetua in città, Elena amò profondamente S.Teresina di Lisieux conosciuta attraverso la lettura di “Storia di un’anima” e la divulgò con magnifici frutti di santità (quali l’Istituto S. Teresa del Bambino Gesù a Imola)

Io gli feci invece scoprire la Venerabile imolese stigmatizzata Teresa Gardi (1769- 1837), terziaria francescana e anima vittima, devotissima della ”sua avvocata” S.Teresa d’Avila che le appariva per  indicarle la  volontà del Signore. 

Il Padre Nicola stupito per questa scoperta che coinvolgeva la Santa Madre Teresa, immediatamente traspose in versione informatica alcune fonti cartacee rarissime e le divulgò. A tre anni di distanza un’anziana signora che abitava a Modena e discendente della Gardi, inviò una lettera per il Vicepostulatore in cui dichiarava che “da tre anni recitava tutti i giorni le preghiere composte da Teresa Gardi, che aveva scoperto perché un certo Padre Nicola Galeno le aveva pubblicate su un blog...per cui aveva ottenuto tre grazie” di cui seguiva la descrizione.

Il Padre aveva la capacità di infondermi tanta pace e desiderio della Bellezza di Dio.

Sicuramente era una persona molto originale che sapeva essere molto arguta e spiritosa. Mi piacque subito quando mi spiegò che con il passare degli anni aveva capito che per parlare del Signore e col Signore le parole erano così misere che l’unico modo che riteneva lontanamente possibile era nella forma della lirica.

Sia chiaro: il suo non era assolutamente un divertimento ma un bisogno interiore, un bisogno dell’anima!

Certo ha anche composto qualche strambotto ma che era finalizzato a eventi particolari della vita quotidiana che documentava anche con i suoi preziosi scatti fotografici e commentava perché non cadessero nell’oblio.   Particolari i ricordi di fatti e persone inerenti la vita carmelitana, per la quale ci vorrebbe un capitolo a parte per la loro importanza.

Il Padre Nicola poi nel convento di Milano era stato lo stretto collaboratore del Padre che si occupava della stampa cattolica. 

Quante volte mandandomi un testo, premetteva “dimmi cosa ne pensi...Ci ho messo tutta l’anima” esattamente com’è accaduto per la recente meditazione lirica che in un unico testo raccoglie tutti i brani del Vangelo che ci fanno conoscere S. Giuseppe e che ha voluto fosse letta al suo funerale dal confratello e amico, il Padre Giuseppe Pozzobon al quale l’aveva dedicata per l’onomastico pochi mesi fa.

La trascrizione lirica aiutava il Padre a piantare nel suo cuore la Parola del Signore.

La Bibbia non è forse ricca di testi poetici, dai Salmi al sublime Cantico dei Cantici?  La lirica poi è proprio di casa tra i grandi santi carmelitani!

S. Giovanni Paolo II con l’approssimarsi del terzo millennio scrisse come primo documento la magnifica “Lettera agli artisti” perché scrive il Papa, “nessuno meglio di voi artisti , geniali costruttori di bellezza, può intuire il pathos con cui Dio all’alba della Creazione guardò all’opera delle sue mani...” 

Un altro aspetto che ritengo primario della personalità di Padre Nicola, che mi stupiva e mi commuoveva profondamente era proprio che, anche se parlava di argomenti vari, alla fine arrivava sempre al Signore e mi accorgevo che lui di fatto viveva costantemente i suoi giorni, come se partecipasse a tutti gli eventi della Bibbia come persona fisicamente presente: era a Betlemme per adorare il Salvatore, a Betania nella casa di Marta e Maria, era seduto ai piedi del Signore ad ascoltare le Beatitudini  ma soprattutto era sulla strada del Calvario e contemplava il dolce Signore orribilmente martoriato e il cuore trafitto della Mamma Celeste che amava immensamente. 

Il Padre offriva ardentemente e nascostamente sacrifici al Signore che aveva preso su di sé il peccato del mondo! E’ la Scientia Crucis carmelitana. Il Padre, letteralmente si “inabissava” in questi “insondabili Misteri” (sono espressioni sue).

 Quanta sofferenza ha patito nella sua vita il povero corpo del mio caro Padre! 

Leggendo il Diario scritto dal Padre minore francescano, Francesco da Bologna che era stato confessore della venerabile Teresa Gardi per 35 anni, in cui annotava le esperienze mistiche e le sofferenze che quotidianamente aveva, mi disse candidamente, con umiltà e stupore che anche lui pativa tutte quelle sofferenze, fatta esclusione ovviamente delle stigmate.

Poi tutto si compiva nella gioia della Risurrezione e Ascensione per cui era proiettato con tutto sé stesso al Paradiso.

Sull’amore alla Madonna ci sarebbe da scrivere moltissimo, non per niente era un Carmelitano e aveva voluto che quel suo dolce nome fosse nel nuovo nome che lo identificava nel suo essere e nei suoi desideri appunto come “Padre Nicola della Vergine del Carmelo”,

Il Padre era arrivato progressivamente a recitare quello che chiamava “il Rosario perpetuo”, nel senso che lo recitava praticamente in continuazione, pochi giorni prima di morire mi scrisse “porto lo scapolare di giorno e di notte e il Rosario ce l’ho frequentemente in bocca”.

Il Padre si svegliava anche di notte per comporre bellissime serenate alla Vergine e al Bambinello o altre bellissime liriche alla Madonna, spesso ricorrendo ai fiori che amava moltissimo perché immaginava che fossero ciò che della Creazione si era conservato più integro e li rendeva protagonisti di colloqui e lodi sempre diverse alla Madonna e al Signore.

Infine voglio fare solo un cenno alla fantastica pinacoteca e biblioteca d’arte che si era costruito negli anni grazie alle fotografie che aveva scattato soprattutto da quando era passato all’’uso della macchina fotografica digitale e aveva iniziato a servirsi del computer. Una raccolta da fare invidia a qualunque Storico dell’Arte.

Anche qui il Padre Nicola dava un suo taglio tutto personale.

L’arte non gli interessava affatto come compiacimento astratto o legato a pesanti riferimenti storiografici. Lui cercava l’Arte Sacra, l’Arte Cristiana.  Di qualunque forma di espressione: dall’amatissimo Lorenzo Lotto, al ricamo a punto croce o al disegno dei bambini perché, in modo diverso, esprimevano sentimenti e valori che gli toccavano il cuore a lode di Dio.

Penso che qualunque artista, parlo di quelli veri, si sentirebbe onorato di vedere le proprie opere abbinate ai commenti lirici del Padre.

In questa pinacoteca del cuore figurano anche i suoi fini disegni eseguiti soprattutto a china e a penna ..., poi era passato all’uso di programmi di grafica per realizzare disegni coloratissimi di cui molti erano dedicati anche ai bambini che lo intenerivano sempre tanto e lo facevano ridere di cuore, per accostarli alle vite dei Santi. Come ho detto, Il buon Padre Nicola non si dimenticava mai di nessuno!

Voglio concludere con la lirica “138.122 Il Cuore Immacolato di Maria” che il Padre Nicola mi inviò il 14 giugno 2026, dieci giorni prima di volare Paradiso.

Così mi scriveva nella lettera: “ E’ la fotografia lirica della mia situazione attuale”.

Tutto a maggior gloria di Dio.

In fede,

Marta Montanari, vedova del pittore Angelo Titonel

Imola, 15 luglio 2026

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TESTIMONIANZA DELLE PICCOLE SUORE DI S. TERESA DEL BAMBINO GESU' DI IMOLA A RICORDO DI PADRE NICOLA GALENO OCD



Istituto Piccole Suore di S.Teresa del Bambino Gesù
Via Emilia 233 - tel. e Fax : 0542.23631
40026 IMOLA (Bologna)

A nome della Madre Generale e delle Consorelle dell’Istituto S.Teresa del Bambino Gesù di Imola, porgo questo ringraziamento per il nostro carissimo amico e benefattore, il Padre Nicola Galeno OCD.

L’Istituto  S.Teresa del Bambino Gesù di Imola è il primo istituto sorto in Italia di Suore Carmelitane di vita attiva che si ispira a S.Teresina di Lisieux che, proprio in quello stesso 1923 veniva beatificata.

Il 14 giugno 1986 il Vescovo di Imola Mons.Luigi Dardani, in apertura dell’anno centenario della nascita della nostra Fondatrice, la Madre Maria Zanelli, disse: “La Vostra Congregazione, accolta ufficialmente nel grande Carmelo vi inseriva nella sua alta spiritualità, nella partecipazione ai suoi meriti, nella particolare intercessione dei Santi, insieme al costante e valido appoggio dei fratelli maggiori, i Padri Carmelitani.

Chi è stato, dunque, per noi il Padre Nicola se non uno tra i più importanti fratelli del Carmelo che, per pura grazia di Dio, ci ha aiutato in uno degli eventi più significativi di questi ultimi quindici anni della vita dell’Istituto, ossia l’apertura delle due cause di beatificazione dei nostri Venerati 
Fondatori, il Padre Giuseppe Mazzanti e la Madre Maria Zanelli?


(Penso di fare cosa gradita, alla signora Marta Montanari, vedova del pittore Angelo Titonel, il quale ha ritratto i due fondatori delle Piccole Suore di Imola e le cui immagini mi sono stati inviate dal caro Padre Nicola). 
Con vera passione, amore, competenza e … senza badare mai al tanto sacrificio, ha trascritto centinaia, migliaia di pagine, spesso di difficile lettura, degli scritti olografi dei Fondatori o di quanto ad essi si riferiva.

Ci ha aiutato a scoprire la profondità di alcune pagine che hanno tutto il sapore di scritti Teresiani. Quanti scatti fotografici, quante vere e proprie liriche su eventi che senza di lui sarebbero finiti nell’ombra dei tempi.

Chi ha avuto la grazia di collaborare con il Padre Nicola ha scoperto il capitale segreto racchiuso nel suo cuore: il suo grande amore a Dio e al Carmelo, il valore della preghiera del cuore, l’austerità vissuta nel nascondimento e la sofferenza fisica che accompagnava i suoi giorni.

Le Piccole Suore di S.Teresa del Bambino Gesù di Imola si uniscono in preghiera riconoscente a tutto l’Ordine Carmelitano per l’anima di questo fratello maggiore che ora, in Cielo, avrà la gioia di incontrare anche i nostri Fondatori ed insieme implorare per tutte noi grazia e fedeltà al carisma contemplativo apostolico.

     La superiora Generale, Madre Erika Cavalleretto e Consorelle

Imola, 29 giugno 2026


Nota dell'amministratore di questo blog. Padre Nicola aveva redatto un bellissimo ricordo ma, essendo in pdf, non riesco a trasferirlo, in ogni caso mi aveva inviato per la pubblicazione diversi articoli, che potete leggere a questi link.


Esequie di Padre NICOLA GALENO OCD


Il Priore Padre Silvano Vescovi celebra le esequie di Padre Nicola Galeno OCD presso il santuario di Santa Teresa del Bambino Gesù a Legnano


I saluti ai partecipanti alle esequie da parte dei confratelli carmelitani


Gli ultimi saluti alla salma presso il Camposanto di Legnano, nella zona

dedicata ai confratelli defunti carmelitani


Ringrazio la Prof, MARTA MONTANARI TITONEL per l'invio delle foto

domenica 19 luglio 2026

LOVE AND FIGHT. AMA E LOTTA di Padre MAURO ARMANINO



                 

Love and fight. Ama e lotta
A Genova, come di certo da altre parti nel mondo, la politica si trova scritta sui muri. Forse avrete l’occasione di prendere il bus numero 17 dell’AMT, Azienda Municipalizzata dei Trasporti, in chiara difficoltà di gestione. Andando in direzione Nervi, dopo il Pronto Soccorso dell’ospedale San Martino vi fermate alla stazione Europa 15/Piazzetta. Noterete una frase sul muro del condominio alla vostra destra. Una ringhiera con dei fiori, forse ricordo di una madre che ha perso il figlio proprio accanto e, quasi come un commento all’accaduto, le due parole citate. Love and Fight, in inglese. Ama e Lotta, tradotto in politica e dunque nella vita. Cade bene in questi giorni nei quali si è fatto memoria dei 25 anni dal G 8 di Genova e dell’alternativo ‘Genoa Social Forum’. Ama e fai ciò che vuoi, scrisse Sant'Agostino nelle sue note ‘Confessioni’. Lottare è dunque una delle possibili messe in pratica del detto.



Tutt’altro che ingenuo fu lo stesso Agostino di Ippona, Annaba nell’attuale Algeria, a strappare il velo ideologico della pax romana e mostra come quella pace sia stata costruita attraverso innumerevoli guerre di conquista. Un ordine dunque fondato sulla violenza e sulla sottomissione dei popoli. Perché, scrive provocatoriamente Agostino, quando ‘Togli la giustizia che cosa sono i regni se non grandi bande di briganti?’. Proprio ciò che i giovani e gli adulti del Social Forum in questione affermarono all’inizio del millennio con la globalizzazione dell’esclusione. Vista l’assurda violenza delle forze ‘dell’ordine’ di quei giorni, l’identità dei briganti si è vista confermata. Ama e lotta è pure ciò ha voluto lasciare come eredità scritta anche con la vita qualcuno che solo trasformato in mito poteva essere tradito. Si tratta di Ernesto ‘Che’ Guevara. ‘Essere duri senza perdere la tenerezza’, diceva.



...’La rivolta è sempre un atto d’amore. Poiché lottare è per definizione spiacevole, ha dei costi psicologici e talvolta fisici enormi. Per questo non lo si fa se non si è spinti da grandi passioni. La lotta, che sia intellettuale o politico-sociale, non si origina se non si teme di perdere qualcosa di vitale, se non si sente la propria condizione come insostenibile e si vuole ardentemente conquistare e godere qualcos’altro’. Lo sottolinea Rosa Fioravante, ricercatrice, in un articolo pubblicato anni fa sul blog ‘striscia rossa’, nel commento al film sulla vita della famiglia del giovane Karl Marx. Nella frase scritta sulla parete del condominio, forse non casualmente, Love è scritto prima di Fight come a suggerire che la lotta, la rivolta, l’azione sovversiva dovrebbe scaturire da una profonda passione per l’umano ferito e nascosto in tutti.
La lotta, secondo la frase in esame, non è il frutto dell’odio, della cancellazione dell’altro e della sua umanità. Non è scritto ‘Hate et Fight’, Odia e Lotta...ma si usa il verbo Ama che, pur nella sua difficoltà interpretativa, insinua senza dubbio il rispetto dovuto alla dignità di ogni persona. In altri termini si potrebbe affermare che dinnanzi al ‘nemico’ o avversario di classe non tutti i mezzi di lotta sono compatibili col primo dei verbi. Ciò, non significa affatto cadere nell’irenismo ingenuo che poi fa il gioco del sistema di dominazione. Non vogliamo altri buoni ‘giustizieri’ che soli detengano la verità della storia e della politica. Gente che ha tutte le risposte anche quando sono cambiate le domande. Abbiamo invece bisogno di gente che tenga desta la speranza di un altro mondo possibile. E ancora sant’Agostino sottolinea con saggezza e realismo come la speranza abbia due figli, Sdegno e Coraggio. Sdegno per la realtà delle cose e Coraggio per cambiarle. Per questo Nelson Mandela ha passato 27 anni in carcere!


A Genova e forse anche altrove, la politica è scritta sui muri. Anche se non è la nostra destinazione potremo, quando lo sentiremo necessario, prendere il bus e poi sostare accanto alla fermata Europa 15/Piazzetta. Sulla parete troveremo ancora lo scritto Love and Fight. Ama e Lotta perché solo così il mondo possibile è adesso.

              Mauro Armanino, Genova 19 luglio 2026

sabato 11 luglio 2026

UN RICORDO DI PADRE NICOLA GALENO di ALESSANDRA GIUSTI

Mi chiamo Alessandra Giusti, sposata Leveque

ho sessantasette anni; milanese, abito da tanti anni in Valle d’Aosta nel paese di mio marito. Mia mamma conobbe Padre Nicola nel 1981, quando egli insegnava religione nella stessa scuola elementare milanese dove ella era maestra. Tra lui e i miei genitori scattò un’immediata simpatia e comunione di idee; nel 1984 mio marito e io avemmo la possibilità di conoscerlo anche di persona, dopo averne tanto sentito parlare. Si instaurò anche con noi un ottimo rapporto e successivamente, dopo la nascita di nostra figlia, anche con lei. Rapporto che è continuato fino alla scomparsa del nostro Amico, e che continuerà fino a quando ci ritroveremo di Là. Avrei da raccontare tanto in merito a Padre Nicola, a partire dal momento in cui ebbi la fortuna di conoscere la sua amata mamma Concetta, che, quando il figlio andava a trovare, non mancava mai di portare in visita da noi. Ho potuto conoscere, anche se solo telefonicamente, anche la cara sorella Nicoletta, nonché, negli ultimi anni, di persona il fratello Beppe. Conobbi anche l’amico di sempre, Padre Vincenzo Prandoni ed altri Confratelli. Avrei tanto, ripeto, da raccontare. La corrispondenza, dapprima cartacea poi tramite email, tra Giappone, terra di Missione del Padre, e Italia, nonché quella dai vari monasteri e conventi dove visse Padre Nicola in Italia. Ho tanti suoi scritti, sia in prosa che in poesia; di lui mi ha sempre colpito il desiderio di essere partecipe delle sofferenze e dei lutti di amici, familiari e Confratelli tramite scritti poetici a corredo di opere d’arte sacra. Una forma di preghiera per quelli che ne sono stati destinatari e che hanno apprezzato. Tra di essi il ricordo commosso delle Suore della Congregazione delle Missionarie del Lieto Messaggio di Pontremoli (MS) e delle Monache Benedettine di Milano. Per quanto riguarda me e la mia famiglia, desidero narrare un solo, ma splendido, episodio. Nel 2023 mia figlia perse, alla fine del nono mese di gravidanza, la bambina che aspettava. Era sana e bella; sconosciute le cause. Padre Nicola ci fu vicino con delicatezza e seppe dirci parole di profonda fede e conforto. La nostra bambina divenne la sua; mi confidò che si rivolgeva a lei nei momenti di maggior difficoltà a causa della salute e la invocava affinché intercedesse per lui presso la Madonna, quale piccolo Angelo. Penso che basti questo a testimoniare la profonda fede del Padre e la sua sensibilità, se ce ne fosse bisogno. Adesso siamo noi a chiedere a lui di intercedere per noi, ancora pellegrini in terra. A Dio, Padre Nicola!

Alessandra e famiglia


Dimmi chi escludi e ti dirò chi sei - Articolo di PADRE MAURO ARMANINO


          Dimmi chi escludi e ti dirò chi sei


Troverete questa frase scritta su un pilastro metallico poco lontano dall’edificio che segnala il Porto Antico a Genova, giusto di fronte a Palazzo San Giorgio. Siamo nella zona chiamata ‘Caricamento’, spazio ambito e mitico che conduce all’ Acquario.  Don Andrea Gallo, prete genovese impegnato coi giovani ‘sulla strada’, aveva fatto sua questa frase coniata in realtà da don Luigi di Liegro. Quest’ultimo, fondatore della Caritas di Roma, menzionava il proverbio che dice ‘dimmi con chi vai e ti dirò chi sei’ e lo trasformò in ’dimmi chi escludi e ti dirò chi sei‘. Questa frase, titolo del concerto di maggio a Genova in memoria della morte di don Gallo, resta l’ispirazione della comunità di San Benedetto al Porto, da lui fondata. La verità della frase citata è stata messa in scena in grandezza naturale durante i fatti del G8 a Genova. 

A 25 anni esatti di distanza dall’evento di luglio del 2001


 


Chi scrive era partito l’anno prima in Liberia e per la prima volta nella sua vita aveva visto e toccato i segni e sintomi del ritorno della guerra civile nel Paese. Con occhi feriti da quello che stava accadendo in quel Paese dell’Africa occidentale ho preso parte ad alcuni degli avvenimenti che avrebbero caratterizzato il citato G8. Il clima di quel mese di luglio era quello che Genova conosce e la valorizza di mare e di colori. Anche le piazze e le strade erano rese nuove da decine di associazioni variopinte e da centinaia e poi migliaia di giovani che credevano, praticavano e sognavano ‘ un altro mondo possibile’. Questo era infatti il tema di fondo che continuava il processo dei forum alternativi a quello di Davos in Svizzera, emblema della globalizzazione genocìda. C’è stato Seattle negli Stati Uniti, Porto Alegre nel Brasile e Genova, che avrebbe potuto e dovuto essere un’ulteriore porta al futuro.

Ho visto, in realtà e contesto differenti, la stessa guerra civile che avevo lasciato, provvisoriamente, sulla sponda dell’Atlantico, in Liberia. Altre le modalità ma il resto c’era tutto. Bande di mercenari delle parole e delle promesse, militari armati, elicotteri, camionette d’assalto, lacrimogeni, bombe carta, pestaggi e torture in luoghi al riparo da sguardi indiscreti. Una guerra civile tra visioni contrapposte del mondo, della vita, del futuro e soprattutto del presente. Lo ricordava bene l’amico Enrico Euli, docente a Cagliari, nei suoi scritti...’La guerra è l’ultimo collante di una élite che si è impossessata degli Stati...quando agli inizi del XXI secolo, i cosiddetti ‘no global’ avevano posto le basi per una critica ecologica e pro-sociale della mondializzazione sfrenata a cui eravamo sottoposti, sono stati militarmente repressi, politicamente marginalizzati, culturalmente omessi’... 


Ancora Euli ricorda che ... ‘l’uscita dal mito global ora avverrà ma per mano dello stesso G8 (Russia inclusa) che faceva trincee intorno ad esso, barricandosi allora in zone rosse e reticolati di guerra contro di noi e oggi attraverso un conflitto armato che li separa tra loro...la guerra globalizzata sta prendendo quindi il posto della globalizzazione economica...il dominio borghese si è stancato anche di essere liberale’ . (Punture di vista - Global/No -Global- 21 aprile 2022). Certo, durante il Genoa Social Forum ho avuto il privilegio di conoscere Ivan Illich, uno dei massimi pensatori della crisi dell’Occidente del ‘900. Don Oreste Benzi e Susan George alla scuola Diaz, prima dei massacri. Il ricordo dell’assassinio di Carlo Giuliani in piazza Alimonda. La manifestazione del sabato con centinaia di migliaia di giovani e, il giorno dopo sulle macerie, la lettura del G8 operata da Riccardo Petrella.


Le guerre civili sono, appunto, il drammatico tentativo di messa in azione della frase scritta sulla struttura metallica della sopraelevata di Genova. ‘Dimmi chi escludi e ti dirò chi sei’. L’etnia, la classe sociale, lo straniero e il barbaro sono tutti un nemico potenziale. Le categorie più vulnerabili ne costituiscono il bersaglio favorito. Ci troviamo in una guerra civile e i politici lo sanno molto bene. Non casualmente i cittadini comuni sono il nemico principale da controllare. Venticinque anni dopo siamo qui per dire che un’altra storia è possibile a condizione di opporsi alla confisca del futuro dei poveri.

                     Mauro Armanino, Genova, luglio 202

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