AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare
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mercoledì 19 marzo 2025

DON GIUSEPPE MAZZANTI - QUADERNETTO 1936: SAN GIUSEPPE - ricevuto da Padre NICOLA GALENO OCD

Quadernetto 1936: S. Giuseppe



Venerdì 21 febbraio 1936 solo a S. Messa
Giornata Eucaristica
(Vedi: Passione e Eucaristia 1935)

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Marzo   Giovedì 5  S. Maria, B. Pastore
S. Giuseppe modello degli Adoratori
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Adorazione

Il primo dovere, dovere fondamentale ed essenziale di ogni creatura, è di adorare e servire Dio. Deum tuum adorabis et illi soli servies. Ora, fra le creature umane, la prima, dopo Maria Vergine, che abbia saputo compiere nella maniera più perfetta questo dovere è certamente S. Giuseppe. 

Difatti S. Giuseppe fu costituito Padre del Verbo umanato. Gesù venne a Lui affidato dal suo Eterno Padre, affinché lo custodisse e compisse verso di lui tutti gli uffici di un padre amoroso. S. Giuseppe adorò dunque Iddio nel Verbo fatto carne; l’ebbe presso di sé, sotto i suoi occhi; l’adorò sotto (Pagina 14) .le povere spoglie dell’uomo. Adorare per S. Giuseppe era lo stesso che servire Gesù, vivere per Lui, la sua adorazione si identifica con la sua stessa vita ed è questa la vera adorazione.

Lo adorò nei vari misteri cui prese parte, anzi di cui fu fortunato e fedele ministro. Lo adorò prima nel tabernacolo vivente della Vergine. Quando l’angelo gli rivelò il grande mistero dell’Incarnazione, mistero che si era compiuto nella sua sposa, Egli, pieno di stupore, di tremore, di ammirazione e di amore adorò in ginocchio nel seno dell’Immacolata il Verbo divino nei suoi primi palpiti della vita umana.

Lo adorò nella mangiatoia. Nella notte fortunata di Betlemme, quando il Verbo uscì nel mondo, prima che giungessero i Pastori alla Grotta, Giuseppe si era prostrato ad adorarlo insieme alla sua Vergine sposa. Il Dio fatto carne ebbe la prima adorazione profonda dall’anima purissima di questo grande Santo.

Giuseppe l’adorò pure nell’umile bottega di Nazareth. Che giornate erano (Pagina 15) quelle per Giuseppe! Il Bimbo era divenuto fanciullo, poi giovanetto; cresceva in grazia, in bontà, sotto i suoi occhi, lo aiutava nel disbrigo dell’azienda; era con lui al bosco a raccogliere tronchi, con lui nella botteguccia a piallare il legno, a fabbricare e ricomporre gli oggetti!...
Oh, quali fiamme non doveva avere il suo cuore nel guardare e nel riconoscere sotto le spoglie di quella maschile giovinezza Colui che solo è grande, Colui che solo è eterno!...

Lo adorò con una fede ben superiore a quella degli angeli; con un’umiltà che nessun cuore aveva ancora esercitato quaggiù. Fede, purezza, umiltà, e non sono queste le virtù che dispongono l’anima all’adorazione e che ne misurano la perfezione?

Offriamo a Gesù nell’Ostia le adorazioni di S. Giuseppe. Domandiamo a q. Santo che ci conceda qualche cosa della sua fede, della sua purezza, della sua umiltà, per adorare così anche noi il Verbo incarnato nella nuova Betlemme e nella nuova Nazareth che è la SS. Eucaristia. (Pagina 16)
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Ringraziamento

Anche S. Giuseppe dovette cantare come Maria il suo Magnificat di ringraziamento al Signore, cantarlo più che col labbro, col cuore e con perenni lagrime di riconoscenza... Iddio aveva operato in lui grandi cose...!

I Santi dell’antica legge, i Re e i Profeti avevano tanto bramato di vedere il Redentore, lo avevano sospirato lungo i secoli, lo avevano invocato coi gemiti più infuocati; l’intravidero sì, ma non poterono vedere; Lui, Giuseppe non solo poté vederlo, contemplarlo coi propri occhi, ma lo ebbe presso di sé, lo vide fatto suo, lo poté chiamare suo figlio ed ebbe la gioia di sentirsi chiamato da lui col dolce nome di Padre!...

Il cuore di Giuseppe esultò! Esultò in Dio suo Salvatore! Exultavit spiritus meus in Deo salutari meo. Esultò come Maria, poiché entrambi ebbero vicino Gesù, nell’intimità, nelle effusioni inesprimibili della più santa vita domestica.
Anche Abramo aveva esaltato e desiderato (Pagina 17) di vedere il Cristo. E lo vide difatti, ma lo vide solo in spirito. Ma Giuseppe lo vide coi propri occhi; poteva stringere tra le sue braccia, chiamarlo suo, ritenerlo come cosa propria, possedere il messia, la speranza, la Consolazione di Israele.

Et erat subditus illis! Quale onore per Giuseppe! Gesù si era fatto suo suddito, era venuto nella sua casa; davanti ai compaesani era considerato suo figlio, filius Joseph, figlio di Giuseppe. Iddio era disceso nella sua casa e viveva con lui sotto le sembianze più amabili di bimbo, di fanciullo, di giovanetto.

Come mai Giuseppe doveva esprimere a Gesù la propria riconoscenza? Immagino che l’avrà espressa coi baci più teneri, con le carezze più affettuose e paterne al piccolo divino Gesù; col tenerlo tra le braccia, cullarlo quasi dolcemente e stringendolo al suo cuore.

Avrà espresso la sua riconoscenza col rinnovato dono di sé, (Pagina 18) nel volerlo servire nell’oblio, nell’umiltà, nel silenzio. La riconoscenza è figlia dell’amore e ne è anche l’alimento. Come, dunque, dovette essere grande la riconoscenza di Giuseppe e quanto perfette le sue azioni di grazie!

Anche noi davanti a Gesù Eucaristico dobbiamo cantare il nostro Magnificat! Se non lo vediamo nella sua Carne, lo vediamo nell’Ostia, nell’Ostia raggiante nel suo Ostensorio, Beati i nostri occhi che vedono quel che vedono. Vedono cioè l’Ostia divina che è il n. Dio Salvatore, Lumen ad revelationem gentium; luce per illuminare le genti et gloriam plebis suae Israel e gloria d’Israele, gloria cioè della Chiesa.
E non solo Lo vediamo Gesù, ma anche noi lo possediamo.... Nella Comunione è nostro, tutto nostro? Di qui la nostra riconoscenza viva, di qui il canto del nostro Magnificat, nella gioia, nell’umiltà, col dono del nostro povero cuore. (Pagina 19)

 
Riparazione

   La spada del dolore che trafisse il cuore della Vergine trafisse pure il cuore di Giuseppe. Erano così somiglianti, aventi in comune la stessa missione presso Gesù.
   
Giuseppe ebbe a soffrire e a soffrire molto! Ecco ciò che costituisce la riparazione! Soffrire con Gesù e per Gesù. Partecipò alle umiliazioni, alle vicende a cui vide sottoposto il Figlio di Dio. Quanto dolore nel rifiuto dei betlemmiti! Dover ricoverare la sposa, fra poco madre, e madre d Dio, in una misera spelonca! Vedere Lui, il Re dei mondi, nascere in una grotta, fra tanto squallore!... Quante ansie, quante trepidazioni nella fuga in Egitto!...
   
Poi i duri anni d’esilio! Poi gli anni di silenzio e di oscurità nella botteguccia di Nazareth, poi l’incomprensione, l’indifferenza degli uomini!...
E le previsioni del futuro?  Certo S. Giuseppe non deve aver ignorata la Passione di Gesù... Tutti i Santi passano per i Calvario e sono chiamati a divenire conformi a Gesù Crocifisso. (Pagina 20) 

Conformes imagini filii sui. Poteva S. Giuseppe rimanere estraneo? Gesù avrà descritto sia pure in confuso al suo padre putativo i patimenti e le umiliazioni nelle peregrinazioni fatte insieme a Gerusalemme, gli avrà indicato i vari luoghi della sua Passione. 

Guarda, babbo, là in quell’orto una notte che è ancora lontana io sarò solo sotto l’incubo di un immenso dolore; suderò sangue; gli sgherri verranno a legarmi, subirò un processo infame... Vedi quel monte? Là sarò trascinato disfatto e sanguinante sotto due travi in Croce; sarò crocifisso!...

Attorno a me poche anime fedeli prenderanno parte ai miei strazi; ‘immensa falange dei beneficati in parte dispersi, in parte aggregati ai miei nemici... La mamma, la tua sposa, condividerà tutta l’amarezza del dolore. Tra tante belve che vorranno dissanguarmi bestemmiando, un’anima sola si rivolgerà a me per compatirmi e (Pagina 21) sarà l’anima di un ladro... Ah babbo! Tu non sari più sulla terra allora, sarai nella pace al limbo dove io verrò trionfante a salutarti.

Ma il cuore paterno a tali racconti doveva sanguinare.. ed avrebbe voluto... Oh quali riparazioni non avrà offerto fin da allora al suo adorato Gesù... Quanti intensi affetti non gli avrà rinnovato per compensarlo della freddezza e della malvagità degli uomini! 

Ora tocca a noi continuare la riparazione di S. Giuseppe, continuare l’offerta del nostro affetto; rinnovargli il dono di noi stessi, perché anche adesso Gesù ne abbisogna, anche adesso lo aspetta da noi. (Pagina 22)

Preghiera

   Quella preghiera che Gesù insegnò agli apostoli, S. Giuseppe non la poteva ignorare. Anche se direttamente non gliela avrà posta sul labbro, S. Giuseppe non poteva che altrimenti pregare così: Si avveri presto il tuo regno, o Gesù!
   
Con quanto ardore e quante volte l’avrà ripetuta questa preghiera! Quando per esempio lo teneva in braccio, lo baciava, lo accarezzava; quando lo vedeva stendere a lui le manine per domandargli… forse un po’ di pane! Quale mistero| Dio che domanda alla sua creatura di sfamarlo!... Quanto lo contemplava intento all’umile lavoro nella piccola bottega di Nazareth!
   
Quando mai, doveva dire, s’alzerà il velo che ti copre al mondo? Quando mai si vedrà conosciuto da tutti, adorato, adorato, acclamato dagli uomini? Quando conosceranno in te il Figlio di Dio, il Messia predetto, il Salvatore del mondo? Quando mio bimbo adorato, mio Gesù, mio diletto Gesù e mio Dio, quando ti vedrò sull’altare risplendere come (Pagina 23) il sole, e adorato ed amato da tutta la terra come dall’eternità sei in Cielo adorato ed amato dagli Angeli?
   
Ma Egli, il buon Santo, non doveva vederla quest’ora coi suoi occhi!... Quest’ora l’abbiamo vista e la vediamo noi… Ed ecco perché dobbiamo continuare presso Gesù Eucaristico la missione di S. Giuseppe. E perché tale missione sia da noi degnamente svolta domandiamo a Giuseppe il suo spirito; chiediamogli di adorare Gesù come lui lo adorò, con una fede, una purezza, un’umiltà che s’avvicini alla sua… 

Adorarlo non solo per pochi istanti…  ma con un’adorazione che si confonda con la nostra vita stessa, tutta rivolta al suo santo servizio, che si svolge sotto il suo sguardo amoroso, in un’unione con Lui, in una perpetua oblazione d’amore… E domandiamo ancora a Giuseppe dei buoni adoratori e dei servi fedeli per il suo Gesù in Sacramento.
   
S. Giuseppe è il grande modello degli adoratori di Gesù in Sacramento e ne è anche il Patrono. Egli condivide con la Vergine la cura e la missione di ciò che riguarda il culto e la gloria della divina Eucaristia. (Pagina 24)

Imola 1936 DON GIUSEPPE MAZZANTI

venerdì 1 maggio 2020

ELENA E DON ROCCO ROCCA AI TEMPI DELLA SPAGNOLA



Per agevolare la lettura, ho ingrandito e suddiviso in tre parti l'articolo scritto da suor Maria Rosa.






lunedì 12 agosto 2019

DON GIUSEPPE MAZZANTI (1879 -1954): DESOLATA


Ciclo su Don Giuseppe Mazzanti (1879-1954): DESOLATA



DESOLATA

1 Gesù in grembo alla Madre
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   Lo aveva vagheggiato le tante volte nelle attrattive dell’infanzia, nella bellezza dell’adolescenza, nella vigoria della gioventù, ora è costretta a contemplarlo nello squallore della morte! Come commuove e come intenerisce sino alle lacrime il sacro deposito del figlio morto tra le braccia di Maria!

  
   Il cristiano non diserta il posto del suo martirio, non chiede rifugio nei campi sconsolati dell’ombra, ma nel dolore medesimo, calmo e rassegnato, ritrova la forza della vita e la fede nella vittoria. E’ questo merito della Vergine, che, abbracciando il suo Gesù morto, à mirabilmente spiegata la nuova missione del dolore cristiano. Dopo Maria, tutte le anime sofferenti, pervase da una pietà immensa e bruciante, ànno assaporata, dinanzi al Cristo morto, tutta l’epopea del dolore”.  (continua)
DON GIUSEPPE MAZZANTI
  
  

(Cattedrale di Fabriano, Copia policroma della Pietà michelangiolesca)

DESOLATA


Spesso ti ritrovasti a vagheggiarlo
nelle attrattive della dolce infanzia,
nella bellezza dell’adolescenza
e nella vigorosa gioventù…

Ora c’intenerisce e ci commuove
sino alle lacrime questo tuo sacro
deposito del figlio martoriato:
nello squallor della morte lo vedi…

Non diserta il cristiano affatto il posto
del suo martirio; non chiede rifugio
nei campi in preda all’ombra sconfinata:
nel dolore medesimo rimane.

Lui calmo e rassegnato ritrovare
sa della vita la forza e la fede
nella vittoria. Vergine, davvero
tuo innegabil merito fu questo!

Nell’abbracciar l’esanime suo corpo
mirabilmente la nuova missione
del dolore cristiano ci spiegasti.
Diventi tu l’esempio da imitare.

Ogni anima, che soffre, innanzi al Cristo
morto rivive tutta l’epopea
del dolore pervaso da pietà
bruciante e sconfinata senza pari!

(Milano 12-8-2019), Padre Nicola Galeno


venerdì 25 gennaio 2019

ELENA ROCCA A 100 ANNI DALLA SUA DIPARTITA - P. Nicola Galeno OCD



L’INVOCAZIONE DI DON GIUSEPPE MAZZANTI AD ELENA ROCCA   
Gesù, divino Amante delle anime, purezza delle Vergini, amore dei Serafini, con tutto il cuore io Ti benedico e Ti dò gloria per le grazie che hai diffuso sulla Tua serva Elena.
Noi sottomettiamo il giudizio alla S. Chiesa, pensiamo che veramente Ella sia stata in singolar modo da Te eletta, a Te cara, per Te accesa d’amore immenso. Grazie, o Gesù benignissimo. Grazie!
Or Ti preghiamo a concedere anche a noi qualche parte dei doni onde arricchisti quell’angelo fortunato che Tu facesti Tua Sposa, a cui donasti la Tua corona, le Tue Piaghe, il Tuo Cuore, e Ti preghiamo ancora che Tu la voglia glorificare concedendo grazie per intercessione di Lei.
Particolarmente Ti prego, o Gesù, di far sì che per i meriti e le preghiere dell’Elena Tu ti degni a venire a nostro soccorso concedendoci la grazia... onde noi, Signore, possiamo venire in un giorno non lontano, insieme alla Tua serva Elena, a cantare alla Mamma Tua bella le Tue lodi e le Tue benedizioni in eterno. Amen.

……………………………………………

Ho voluto illustrare questi Pensieri di Elena Rocca
con foto rielaborate di fiori ferraresi.

(Milano 24-1-2019), Padre Nicola Galeno, ocd
Ciclo su Elena Rocca floreale


CONOSCERE PER AMARE
(DALLE LETTERE DI ELENA ROCCA)

Oh il buon Gesù, se lo conoscessimo,
quanto di più lo ameremmo!

E' un abisso di amore, di tenerezza e di gioia.
Tutte le perfezioni, in modo infinito,
si racchiudono in questo amabile Cuore.

Vorrei io pure amarlo infinitamente, come Lui ama noi.
Vorrei morire per amore, così dar tutto a Gesù;

vorrei vivere per morire tutti i giorni, per dargli delle anime
e così soddisfare all'ardente sua sete.


NON AVVILIRSI MAI 
(DALLE LETTERE DI ELENA ROCCA)

Non bisogna avvilirsi sai, mai, mai,
perché la nostra Mamma celeste
desidera più di noi
che siamo tutti del suo amabile Gesù;
e non risparmia niente.

E tu sai meglio di me
quanto può la Madonna presso il Signore.


IL MIO DESIDERIO…
(DALLE LETTERE DI ELENA ROCCA)

II mio desiderio di far conoscere e amare Gesù
cresce tutti i giorni.
Vorrei che tutti fossero infiammati di amore
per questo Bene infinito;
che tutti i buoni si adoperassero
per il vero bene delle anime.                

Desidero potermi offrire presto vittima a Gesù
per il vero bene delle anime.
Desidero potermi offrire presto vittima a Gesù
 per il bene dei sacerdoti che ne hanno bisogno grande;
vorrei essere veramente buona a fatti
per essere accetta al Cuore di Gesù.



TUTTA DI GESÙ
(DALLE LETTERE DI ELENA ROCCA)

Oh quanto desidero esser tutta di Gesù,
per vivere solo e unicamente per Lui!

Sento che Gesù mi annienterà
sotto l'umiliazione più umiliante,
ma che importa, purché sia tutta sua?

Desidero dare qualche prova del mio amore.


RIPARARE LE OFFESE…
(DALLE LETTERE DI ELENA ROCCA)

V’è tanto bisogno di anime che amino il Signore
e che riparino le tante offese
che riceve dalla maggior parte delle persone a Lui consacrate,

che riconducano al suo Cuore divino
 anime a Lui strappate dal nemico eterno del bene.

Vorrei essere capace di qualche cosa di bene
 per farlo anche a costo della vita,
 ma sono niente.


DESIDERO TANTO SOFFRIRE
(DALLE LETTERE DI ELENA ROCCA)

Io desidero tanto soffrire qualche cosa per il Signore,
perché tutti i piccoli sacrifici di ogni giorno
mi sembrano niente e li gusto tanto
che non li posso chiamare sacrifici, ma gioie intime.

Quando l'amor proprio agonizza
lo spirito ci solleva. 
II Diavolo mi maltratta molto,
ma anche Gesù mi fa gustare gioie indicibili.
Non vorrei mancare da nessuna parte.


NON ANGUSTIARTI
(DALLE LETTERE DI ELENA ROCCA)

Perché ti angusti tanto
per ciò che il Signore fa attorno a te?
Egli ti vuole tanto bene
 ed è per questo che si occupa di te
in un modo meraviglioso.

Lasciati lavorare da questo Artefice divino
 se vuoi diventare veramente preziosa.


VOI SIETE LA POESIA
(DALLE LETTERE DI ELENA ROCCA)
  
O Eucarestia, voi siete la poesia
della mia vita e del mio cuore.

O mio Dio, siate il mio bene supremo in questa vita
per essere la mia vita eterna
nell’eterno regno, preparato ai vostri servi,
ai vostri benedetti, ai vostri eletti.


IL TEMPO FUGGE RAPIDO
(DALLE LETTERE DI ELENA ROCCA)

Il tempo fugge rapido,
il mio giorno di prova finirà presto,
e mi sembra che voi lo diciate al mio cuore, 
o Gesù, mia gioia,
mia abbondanza,  mia divina melodia,
che io voglio gustare
nel tempo e nell’eternità.



O MIA DIVINA EUCARISTIA
(DALLE LETTERE DI ELENA ROCCA)

O mia divina Eucarestia,
accordatemi la somma grazia
di non avere nel giorno un momento
in cui io non pensi a voi,
in cui io non vi ringrazi con tutta l’anima,
in cui non gusti qualche cosa delle divine allegrezze
delle quali fate sussultare il mio cuore
quando vi ricevo nella santa Comunione.


AMORE DI DESIDERIO
(DALLE LETTERE DI ELENA ROCCA)

Io vi amo, mio Dio,
d’un amore di desiderio
che mi fa sospirare vicino a voi,
e che mi fa trovare lunghe,
molto lunghe, quelle ore che
ho da passare lungi dal Cielo.


NELLA MIA POCHEZZA PREGHERÓ TANTO
(DALLE LETTERE A ZEFFIRINA BAGNARESI)

        Prego pure per Lei, affinché impari a conoscermi
       davvero,  quale sono davanti a Dio…

Pensi che il nemico delle anime,
       se non riesce a far fare il male con volontà,
tenta disturbare, per impedire che le anime
facciano il bene con pace e tranquillità.

Dunque se il nemico del bene vuol questo,
noi dobbiamo sforzarci di fare il contrario.


QUANTO E’ BUONO GESÙ!
(DALLE LETTERE A ZEFFIRINA BAGNARESI)

Signorina, quanto è buono Gesù,
quanto bene ci vuole, anche benché cattivi.
Non solo ci sopporta,
ma ci vuole a sé strettamente uniti,
e se da Lui per disgrazia 
ci discostiamo colle nostre imperfezioni
ci fa sentire tutta l’amarezza
delle soddisfazioni umane.

Invece con Gesù e per Gesù tutte le pene sono desiderabili,
tutte le amarezze sono piene di dolcezze sovrumane.
Gesù è venuto in terra per la gloria del Padre
e la salvezza delle anime,
dunque le cose che più desidera
e che fanno contento il suo Cuore SS. sono queste.


FARE CONTENTO GESÚ
(DALLE LETTERE A ZEFFIRINA BAGNARESI)

Dobbiamo farlo contento Gesù,
vogliamo amarlo tanto tanto
anche per quelli che continuamente lo offendono,
per quelli specialmente che dovrebbero consolarlo e lo affliggono,
sforzarci a costo della vita di far del bene alle anime
senza badare alle ferite che riceve l’amor proprio,
anzi desiderarle e cercarle
se queste possono giovare alla loro salvezza.

Permettimi di dirti che Gesù non solo ti vuole salva,
 ma ti vuole tra i suoi eletti,
 non mettere nessun impedimento alla sua volontà.
Ci sarà da soffrire non poco,
ma anche la croce diventa
un trono di pace e di consolazione
quando è imposta da Gesù, e non si sopporta,
ma si abbraccia per amore di Lui.


LA NOSTRA MAMMA MARIA 
(DALLE LETTERE A ZEFFIRINA BAGNARESI)

E la nostra mamma Maria?    
Quando mi scrivi parlami di Lei; lo gradisco moltissimo.
 Non temere che il bene che ci vogliamo
possa diminuire quello che vogliamo a Gesù e Maria, no no.
Loro stessi ce lo hanno messo in cuore e lo vogliono.
Certamente dobbiamo vigilare sopra noi stesse
perché non c’entri niente di umano,
niente che possa anche solo menomamente
dispiacere a Gesù e Maria.

Stamattina sei potuta andare a ricevere Gesù?
Io gliel’ho detto tanto che venga.
Quando lo stringi al tuo cuore digli che mi faccia buona,
che non senta tanto la ripugnanza a patire, alle umiliazioni,
Che mi distaccano da me stessa.
Vorrei amarlo tanto Gesù,
amarlo con tutta la potenza della mia anima,
con tutto lo slancio del mio povero cuore,
amarlo fino a morire per Lui.


GESÚ É IL SOLO PADRONE DEL MIO CUORE
(DALLE LETTERE A ZEFFIRINA BAGNARESI)

Venerdì sentii quasi il vuoto
per la partenza di voi che tanto mi siete care.
Gesù però è il solo padrone del mio cuore
e tutto sempre lo deve occupare.
Ci comanda di amarci l’un l’altro
come Lui ha amato noi,
ma non di attaccarci disordinatamente,
perciò ho sgridato me stessa.

Perdonami se dico ciò,
lo faccio perché conosca meglio la mia miseria.
Presto ci rivedremo e ci diremo tante cose.
Bice come sta?
Riveriscimi tanto tutta la tua buona famiglia
e credimi sempre la tua Elena.


SIAMO TROPPO IMPASTATI DI MISERIA
(DALLE LETTERE A ZEFFIRINA BAGNARESI)

Tu vuoi essere buona, amare e servire Gesù con perfezione,
non ci riesci, non è da meravigliarsi,
siamo troppo impastati di miserie.
Gesù è buono, gradisce anche solo il desiderio,
e quando crederà, farà Lui in un momento
ciò che non hai saputo fare tu in parecchio tempo,
basta che tu lo voglia sempre.
Vorrei dirti tante cose di me,
ma non posso parlare d’altro che di miserie.
Non ho ancora finito di dirti che non bisogna avvilirsi,
e poi io lo sono forse più di te.
Vorrei e dovrei fare tanto
e non mi sento la forza, questo mi fa tremare.
Perché debbo sentire tanta ripugnanza al patire?
Perché l’amor proprio mi deve tanto infiacchire la volontà?
Dio mio, ho paura di me stessa, ho paura che Gesù si stanchi di me.
Che cosa potrei fare senza il buon Gesù? Poi tu lo sai,
chi non è con Lui, è contro di Lui.
Prega che questo non avvenga mai, che mi faccia morire piuttosto
fra tormenti atroci, che mi faccia stare in un letto per anni,
ma sempre che lo ami e compia la sua volontà!
Che l’amore di Gesù ci consumi interamente.
Perdonami. Ti bacio di cuore. Elena



COME RICAMBIARE TANTO AMORE? 
(DALLE LETTERE A ZEFFIRINA BAGNARESI)

Gesù, Gesù, come farò a ricambiare tanto amore?
Ringrazialo per me, Zeffira, te ne prego.

Grazie a te pure delle gradite e buone parole che mi scrivi;
mi fanno tanto bene; non privarmene, e fallo per amor di Gesù.

Le ambasce tue le ricevo, ed io pure te ne mando,
 ma le mie parole sono meschine per giungerti a confortarti.

Gesù, che è il solo vero consolatore, la delizia del paradiso,
l’amore increato oh! Lui sì che dobbiamo pregare che ci parli,
c’insegni e ci guidi per la via della perfezione più alta.


LE GRAZIE DEL SIGNORE 
(DALLE LETTERE A ZEFFIRINA BAGNARESI)

Temo anche di aver parlato troppo delle grazie del Signore,
e qualora non fosse che una illusione mai, d’aver ingannato tutti.
Sono cattiva, e forse ammalata; mi sembra vedere e sentire
ciò che forse non è che effetto di fantasia o di alterazione nervosa. Compatiscimi e non credermi più.

Prega perché Gesù mi dia la forza di vincere sempre
le tentazioni dell’orribile nemico
e di’ pure a Gesù che sono disposta, anzi lo desidero con tutto il cuore,
che si sappia da tutti che non è Gesù che opera in me,
che mi sono ingannata e che ho ingannato,
 perché sarà una lezione efficacissima per me.
Credi che desidero d’essere derisa da tutti
perché Gesù non mi abbandoni e mi dia il suo amore,
amore efficace e forte. Ti bacio con affetto sincero entro al S. Cuore.
Tua...... Elena


BENVENUTO|

Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi