venerdì 16 ottobre 2026
ALLE FRONTIERE DEL TEMPO di PADRE MAURO ARMANINO
sabato 10 ottobre 2026
La società dei reclusi e i rivoltosi di Padre MAURO ARMANINO
La società dei reclusi e i rivoltosi
Ne parla diffusamente l’amico Italo Di Sabato nel suo ultimo libro ‘Democrazia Punitiva’. Viviamo, consapevolmente o meno, da reclusi. Oltre un decennio or sono ero tra i volontari che visitavano regolarmente il carcere di Marassi a Genova. Per avere i colloqui coi detenuti dovevo passare, dall’esterno all’interno almeno sette cancelli ad apertura elettrica azionata dal personale. Ingenuamente credevo, una volta uscito dal carcere, di lasciarmi la prigione alle spalle. L’allusione alla società dei reclusi come metafora del nostro tempo mi appare tutt’altro che fuori luogo. Se nelle carceri italiane, secondo quanto ricorda l’associazione Antigone, si trovano circa 66 mila persone, il numero, che fondamentalmente coincide con la società stessa, è incalcolabile. Meno reati e più detenuti perché, ricorda Antigone, cambiano le leggi, i tipi di reati, si elevano le pene e si restringono le possibilità alle misure alternative. La società nel suo insieme si presenta come ‘punitiva’.
La programmata mutilazione dello spirito, componente essenziale dell’identità della persona, si è tradotta nella precipitosa caduta nella mercificazione totale di tutto ciò che si presume misurabile e dunque oggetto di mercato. Uno dei drammi della nostra epoca, nell’Occidente, è l’appiattimento dell’umano alla sola dimensione commerciale. Questa è la seconda porta o cancello del carcere. Il terzo potrebbe essere identificato, di conseguenza a questa lotta senza quartiere per potere, denaro e mercati, in una nuova ‘classe armata’, riprendendo la straordinaria riflessione scritta dell’amico David Colantoni. Una classe armata che, per auto-generarsi e perpetuarsi, si avvale della collaborazione di tanti complici che assecondano questo progetto distruttivo.
Senza l’esautorazione della politica e lo svuotamento della Costituzione questa operazione non sarebbe stata possibile. Questo tradimento è il quarto cancello che reclude la società attuale. La svendita graduale di tutto ciò che ha costituito i valori insiti nella carta costituzionale. Il bene comune, la solidarietà, la dignità e il ripudio della guerra. Il tutto fondato sul lavoro. Lo smarrimento del senso e significato de lavoro appare come il quinto cancello della grande reclusione attuale. Precariezzato, sfruttato, tornato all’epoca feudale, accettato o subito spesso in condizioni di neo schiavismo. Il lavoro, inteso come trasformazione del mondo e, nel contempo di sé, è stato svuotato da ogni esperienza di legame, solidarietà e mistica del conflitto, come ricorda il citato Di Sabato. Imprigionati tra i morti sul lavoro, la diserzione sindacale e la delocalizzazione produttiva dove si paga meno.
Il sesto cancello reclusivo e recludente appare come una conseguenza di quanto sopra elencato e si potrebbe identificare come frammentazione e isolamento. Per dirla con Zygmunt Bauman, la solitudine del cittadino globale generata dalla strategia del sospetto, la fabbricazione della paura e la caccia al nemico, più debole naturalmente. Ciò insinua e provoca il settimo sigillo, cancello, porta metallica che reclude. La peggiore di tutte perché è un misto di cecità, rassegnazione, accomodamento o semplicemente convenienza a vivere, felici, contenti e protetti, in una gabbia.
La libertà, lo sappiamo, è per sua natura pericolosa perché implica una triplice responsabilità. Nei confronti di stessi, degli altri e della storia. Pure le parole sono pericolose perché creano mondi. La parola recluso significa rinchiudere ma anche aprire o dischiudere. In quest’ultima accezione, allora, non rimane altro che l’opzione della rivolta. Rivoltarsi per volgersi di nuovo ai volti dimenticati, feriti e traditi lungo la strada. Questa è forse l’unica chiave da usare per aprire i cancelli.
Mauro Armanino, Genova, ottobre 2026
sabato 3 ottobre 2026
Smisurata preghiera nella vetrina di Padre MAURO ARMANINO
Ascoltare prima di iniziare - Pensieri del passero solitario - Ordine secolare carmelitano
«I bambini arrivarono nel santuario un po’ prima della messa, fieri di essere i primi, con gli zaini che si muovevano ancora. Il catechista li fece sedere e disse con calma: “Prima di iniziare, restiamo qui insieme”.
Non sapevano che c’erano i vespri, e li trovarono già iniziati, come un dono che non avevano previsto. La voce del salmo riempiva la chiesa con un ritmo semplice, che non chiedeva di capire, solo di ascoltare.
I bambini si fermarono subito: qualcuno guardava le candele, qualcuno seguiva le parole, qualcuno teneva le mani sul banco. In quella quiete sembravano più raccolti, come quando il cuore si mette in ordine da solo.
Il catechista pensò che era il modo giusto per affidare l’anno a Maria: cominciare ascoltando. La settimana dopo, un bambino disse: “Mi è piaciuto arrivare e trovare quella preghiera”.
Il catechista rispose: “La Parola di Dio, anche solo ascoltata, entra nel cuore e lo fa crescere”. I
l bambino fece un sorriso limpido, come quando una cosa buona ti rimane dentro senza rumore».
«Chi sa fermarsi ad ascoltare Dio prima di agire,
permette alla grazia di mettere in ordine il cuore senza fare rumore».
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Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10, 39):
«[Maria] sedutasi ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola».
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«Lasciati fare da Me.
Il segreto dell'anima semplice è di non opporre resistenza,
ma di accogliere la mia voce come la rugiada
che scende sul prato nel silenzio del mattino»..»
(Gabrielle Bossis - Lui e Io - Diario intimo di una mistica del novecento)
sabato 26 settembre 2026
Verbi e declinazioni possibili di Padre Mauro Armanino
Verbi e declinazioni possibili
Non casualmente dunque, dal mio ritorno dal Sahel, l’anno scorso di questi tempi, i verbi che ho sentito maggiormente usare sono riconducibili all’ambito militare, a quello della sicurezza, dell’economia politica e della comunicazione. Armarsi, difendersi, controllare, re-migrare, condannare, punire, produrre, eliminare, respingere, disciplinare e molti altri che sarebbe tedioso elencare. Essi dicono molto di ciò che, molto spesso indotto dal potere, costituisce il nostro immaginario sociale quotidiano. Nè le parole e tantomeno i verbi sono innocenti. Rivelano e nascondono allo stesso tempo i rapporti di potere, classi sociali, idee dominanti e istruzioni per l’uso della società.
Ogni giorno scegliamo infatti il modo con cui vogliamo abitare il mondo. Prima ancora però scegliamo il tipo di mondo che vorremmo. Muri, controlli, frontiere armate, selezioni darwiniane in atto nella società o zone protette e sicure. Scegliamo con chi e da parte stare in strada, nel bus, in scuola o sul lavoro. Scegliamo il genere di messaggio che esibiamo con gli abiti, il corpo, il portatile intelligente che portiamo in mano camminando sotto i portici della città. Scegliamo con chi condividere la vita e anche chi evitare di guardare da vicino o negli occhi. Talvolta scegliamo di non scegliere per avere l’illusione di maggiori opportunità tra le merci e gli amici disponibili. Non vogliamo perdere il possibile.
Scegliamo i politici che tradiranno in seguito le promesse elettorali e sceglieremo di chiudere il giornale o i televisori per le notizie che ci disturbano o assediano. Sceglieremo di assentarci il più spesso possibile convinti che intanto nulla cambierà. Sceglieremo di credere a chi conferma le nostre idee e cercheremo di cestinare quanto potrebbe metterci in discussione. Scegliamo il Dio o la religione o l’assenza compatibili con le nostre fugaci e fragili aspettative. Scegliamo, avendole le possibilità, cosa mangiare, bere, dove prendere l’aperitivo e magari anche le prossime vacanze. Scegliamo il nome che i nostri figli porteranno per l’eternità e la scuola che frequenteranno per diventare qualcuno. Scegliamo la data eventuale del matrimonio o di lasciar passare gli anni e il tempo. A volte possiamo persino scegliere come morire o se vivere ancora.
La signora che comincia gli incontri con la domanda sul verbo più importante ha ragione da vendere. Scegliere come declinare il colore del cielo, del mare e delle parole è una nuova creazione della terra.
Mauro Armanino, Casarza Ligure, settembre 2026
venerdì 18 settembre 2026
L’isola dei tesori di Padre Mauro Armanino
L’isola dei tesori
L’avevo chiamato Socrate ed era nato in fabbrica. Sua madre, una cagna aperta all’ecumenismo, aveva partorito nell’officina meccanica della fabbrica nella quale lavoravo. In quei tempi non c’era la video- sorveglianza, i cronometri per misurare le pause per il caffè e si esercitava perfino lo sciopero del rendimento. In alcuni fine settimana, nel turno di notte, in certi reparti si poteva anche arrostire la carne e bersi un bicchier di vino in compagnia. I guardiani e i padroni sapevano tutto ma c’erano le lotte sindacali e anche spazi di umana convivenza. Quello che sarebbe stato chiamato Socrate era l’unico cucciolo nero della nidiata multicolore custodita, con affezione, dagli operai e capi dell’officina meccanica dello stabilimento. Socrate, malgrado un nome altisonante è rimasto sempre piccolo e nero. Non si dava arie e stava al suo posto accanto al pollaio sulla riva del torrente. Qualche volta correva con me quando andavo in collina a zappare le fasce di terra per la semina.
Mentre mi trovavo in missione fuori dal Paese dove Socrate è morto. E’ stato sepolto nel greto del fiume dove ha trascorso, con filosofia, la sua vita canina senza attese e pretese. Vivrà forse coi suoi simili in un paradiso riservato a queste creature forse senza padroni o guinzagli, giocando a fare i cani normali. A Genova se ne possono contare circa 181. 000, registrati all’anagrafe canina mentre stime locali e regionali recenti suggeriscono all’incirca 90.000 esemplari. In Italia si spende in media tra i 1.200 e i 1.300 euro all’anno per il mantenimento del cane. La cifra cambia in base alla taglia dell’animale e alla cura della salute. Il cibo è la spesa più alta e le visite di base, i vaccini e altri prodotti hanno un costo importante che può naturalmente variare a seconda del cane e le possibilità finanziarie del padrone. Mantenere un gatto, invece, risulta meno oneroso perché costa in media 767 euro all’anno, fatti salvi gli imprevisti. Non sono naturalmente contabilizzati i circa 6.000 gatti randagi recensiti in città.
Nell’isola dei tesori del negozio di Piazza dell’Annunziata sono preziosi gli animali mentre, se salite la scalinata che porta alla basilica omonima, accanto alla porta d’ingresso, noterete una statua di bronzo. Dal 2023, donata dallo scultore Timothy Schmalz alla comunità di sant’Egidio, essa rappresenta un mendicante sotto il quale si nasconde il Cristo, nell’atto di chiedere l’elemosina. Nella propria vita, in fondo, non si tratta altro che di scegliere tra ciò è prezioso e ciò che è forse utile ma futile. Soprattutto si tratta di rieducare il nostro sguardo e di intercettare, nei propri simili, quanto di prezioso si trova nascosto dietro i pregiudizi e le esclusioni. Il mendicante con la ciotola e la mano tesa è l’altra isola del tesoro che, raggiunta, può rendere preziosa la nostra vita. Natasha, bimba della Sierra Leone giunta a Niamey con la madre durante il mio soggiorno, aveva un anno quando è morta di fame sulla strada. Nulla di più prezioso che la sua breve vita rapita dal vento.
Mauro Armanino, Genova, settembre 2026
lunedì 14 settembre 2026
«Guardatevi e tenetevi lontani da ogni cupidigia" dall'Ordine Secolare Carmelitano
Un gruppo professori, tutti con successo nelle rispettive carriere, s'incontrò per far visita al loro vecchio insegnante. Subito la chiacchiera deviò sullo stress prodotto dall'attività e dalla vita in genere. Il professore offrì loro del caffè. Andò in cucina e tornò con una caffettiera grande e una selezione di tazze molto varia.
Ce n'erano di porcellana, di plastica e di cristallo, alcune semplici, altre decorate, di forma comune e finemente stilizzate. Tranquillamente disse loro che scegliessero una tazza e si servissero con il caffè appena preparato.
Quando lo ebbero fatto, Il vecchio insegnante si schiarì la gola e con molta calma e pazienza parlò al gruppo: «Vi sarete resi conto che le tazze che apparivano migliori sono finite prima di quelle che erano semplici e rozze? Questo è naturale, poiché ognuno preferisce avere il meglio per sé. Ed è questo il motivo dei vostri molti problemi».
E continuò: «Le tazze non cambiano la qualità del caffè. Infatti, la tazza contiene solo, o riveste, ciò che beviamo. Quello che a voi interessava era il caffè, non la tazza; ma istintivamente avete cercato le più belle. Provate a guardare le tazze degli altri.
Adesso pensate a questo: la vita è il caffè. La fatica, i soldi, la posizione sociale sono semplici tazze, che le danno forma e supporto e il tipo di tazza che abbiamo non definisce né cambia in realtà la qualità della nostra vita. Perciò, se ci concentriamo solo sulla tazza, non riusciamo a gustare il caffè. Gustate il caffè!
La gente più felice non è quella che ha di più, ma quella che fa bene con ciò che possiede. Quindi, ricordate: vivete in modo semplice, in pace. Amate e comportatevi con generosità. Siate solidali e solleciti, Parlate con amabilità. Lasciate il resto a Dio».
La persona più ricca non è quella che ha di più, ma quella che si crea meno bisogni…
«Perciò io vi dico: non affannatevi per la vostra vita,
di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo,
di quello che indosserete.
La vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?»
Vangelo secondo Matteo (6, 25)
«Guardatevi e tenetevi lontani da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell'abbondanza, la sua vita non dipende dai suoi beni.»
Vangelo secondo Luca (12, 15)
«Cerca di semplificare la tua vita.
Più le cose sono semplici, più sono vicine a Me.
Le complicazioni sono umane, la semplicità è divina.
Sii come un bambino che si accontenta di poco,
perché quel poco è tutto se vissuto nell'amore.»
(Gabrielle Bossis - Lui e Io - Diario intimo di una mistica del novecento)
sabato 12 settembre 2026
l nuovo re di Norvegia è Haakon VIII
l nuovo re di Norvegia è Haakon VIII, salito al trono il 28 agosto 2026 dopo la morte del padre, re Harald V, dal balcone del Palazzo reale saluta il suo popolo con la famiglia.
Re FELIPE DI SPAGNA CON LA FIGLIA LEONOR
È la primogenita del re Filippo VI e della regina Letizia e la sorella maggiore dell'infanta Sofia.
COME UN SOFFIO di Padre MAURO ARMANINO
Come un soffio
… ‘Mauro, siamo attaccati a niente’...! Così mi diceva un conoscente nell’antica chiesa di San Lorenzo dove si sposarono i nostri genitori. Siamo attaccati a niente, fragili, come un soffio da cui la vita dipende. Lo ricorda in modo insuperabile l’autore del salmo 38 della bibbia ebraica.
Ogni uomo è come un soffio
Va e viene come un’ombra
La sua fatica è come un soffio
Accumula ricchezze
Ma non sa chi le raccolga
Cambiano solo di forma ma il contenuto rimane invariato e ogni epoca fabbrica i suoi idoli. Il noto episodio del vitello d’oro, lettura biblica della permanente tentazione nella storia umana, ne è un’acuta metafora. La prolungata assenza del leader, l’improbabile e difficile libertà nel deserto rischiano di aggrapparsi alle proprie illusorie e adorabili costruzioni. Hanno bocca e non parlano, occhi e non vedono, orecchi e non odono, non c’è soffio nelle loro bocche. Ancora in modo insuperabile il salmista nel salmo 135 che continua affermando...così diventi chi li fabbrica e chiunque ha fede in loro. In effetti abbiamo ereditato la propensione a diventare ciò che adoriamo.
Pensiamo di governare il potere ma il potere ci governa. Crediamo di possedere il denaro e l’altro ma in realtà sono essi a possederci. Presumiamo di organizzare e limitare la violenza che poi ci abita e straripa come la storia delle guerre e delle armi mostra agevolmente. Idolatriamo la scienza e la tecnica che si tramutano poi in dittature spietate di cui i nostri tempi incontrollabili sono espressione. Costruiamo un dio a nostra immagine e somiglianza per poi trasportarlo sui luoghi di battaglia perché benedica i nostri eserciti. Il capitalismo inteso come orizzonte di profitto e trasformazione del mondo in merce è stato da tempo identificato come religione, ad esempio da Walter Benjamin. La nazione si tramuta in appetibile e seducente idolo da adorare e dunque per il quale offrire anche i più cruenti e giustificati sacrifici umani. Ad ogni epoca i propri idoli come idee da creare, custodire, trasmettere e venerare. Per ognuno di essi c’è la classe dei fabbricatori, sacerdoti, pensatori, divulgatori, profittatori e vittime. La comprensione della crisi della nostra cultura occidentale non dovrebbe prescindere da questa dimensione ‘idolatrica’ pena il rincorrere risposte tecniche ad una realtà anche interiore. La parola idoli dal greco antico significa immagine, simulacro o fantasma. Nessuno di essi ha un soffio.
Non c’è soffio di vita negli idoli. Non c’è soffio di vita nella politica e nell’economia attuale, non c’è soffio di vita nei mezzi di comunicazione e la fin troppo discussa e abusivamente chiamata Intelligenza Artificiale. Non c’è soffio di vita ma solo l’odore necrofilo del profitto e del potere. Non si sbagliava Stanislaw Jerzy Lec, poeta e scrittore polacco che conobbe e si salvò da un campo di sterminio nazista. Tra gli aforismi che si trovano nel suo più noto ‘Pensieri Spettinati’ scriveva ... ‘Se abbattete i monumenti, risparmiate i piedistalli. Potranno sempre servire’...Chi ha scritto ciò manifesta una profonda conoscenza della storia e dell’umano transitare il tempo. I piedistalli sono pronti e disponibili a sostenere gli antichi e nuovi idoli di ogni epoca.
Per fortuna, scelta o miracolo non sono mai mancati coloro che non hanno mai piegato le loro ginocchia o bruciato l’incenso davanti a loro. Si tratta dei poeti, dei profeti e dei folli.
Mauro Armanino, Genova, 11 settembre 2026
mercoledì 9 settembre 2026
Oggi l'ultimo saluto al re di NORVEGIA HARALD V
- Vela: È stato il suo sport principale e la sua grande passione agonistica. Re Harald ha rappresentato la Norvegia come velista in tre edizioni dei Giochi Olimpici: a Tokyo nel 1964 (dove è stato anche portabandiera), a Città del Messico nel 1968 e a Monaco di Baviera nel 1972. Ha continuato a gareggiare a livelli importanti per gran parte della sua vita.
- Caccia all'alce: Praticava la caccia durante i suoi soggiorni nello chalet di montagna a Sikkilsdalen.
- Sci e attività all'aperto: Come da tradizione della famiglia reale norvegese, è cresciuto praticando gli sport invernali e la vita attiva nella natura della Norvegia.
- Addio meraviglioso Re, ti ricorderemo sempre.
- Suo figlio L'attuale re di Norvegia è Haakon VIII, succeduto al padre Harald V il 28 agosto 2026. Nome di nascita: Haakon Magnus (noto in precedenza come principe ereditario Haakon).Ascesa al trono: Ha assunto la corona all'età di 53 anni. Predecessore: Il padre re Harald V. Erede al trono: Sua figlia, la principessa ereditaria Ingrid Alexandra. Dedicherò prossimamente un articolo al nuovo re di Norvegia Haakon.
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