sabato 12 luglio 2025
QUANDO L'IPOCRISIA E' AL POTERE di Padre MAURO ARMANINO
sabato 29 marzo 2025
QUANDO LE PAROLE (RI)FONDANO LA REALTA' NEL SAHEL di Padre MAURO ARMANINO
Il primo colpo di stato nel Niger è stato operato nel 1974 da un gruppo di miltari riuniti sotto il segno del Consiglio Militare Supremo, CMS condotto dal colonnello Seyni Kountché, capo di stato maggiore delle Forze Armate Nigerine. Il gruppo ha rovesciato il primo presidente del Paese, Diori Amani la cui sposa fu uccisa al momento del putch. Il secondo golpe è sopraggiunto nel 1996. Un altro gruppo di ufficiali, guidati dal capo di stato maggiore delle Forze Armate Nigerine, operando in nome del Consiglio Nazionale di Salvezza, CNS, ha rimosso il presidente Mahamane Ousmane, eletto tre anni prima. Il colonnello Ibrahim Baré Mainassara che prese il potere per la circostanza fu assassinato all’aeroporto di Niamey nel 1999 dal terzo colpo di stato. Un gruppo di militari, riuniti nel Consiglio di Riconciliazione Nazionale, CRN, diretto dal capo della guardia presidenziale, il comandante Daouda Malam Wanké, mise fine alla sua vita e al suo potere.
Nel febbraio del 2010 si registra il quarto colpo di stato diretto dal Consiglio Supremo per la Restaurazione della Democrazia, CSRD, con a capo il comandante Djibo Salou, responsabile di una compagnia militare di Niamey. Il presidente esautorato fu Tandja Mamadou, militare in pensione che aveva tentato di andare oltre i due mandati presidenziali canonici. Arriviamo al quinto colpo di stato, in meno di cinquanta anni, effettuato contro il presidente Mohamed Bazoum il 26 luglio del 2023. Operato dal capo della guardia presidenziale e attuale capo dello stato, il generale di brigata Abdourahamane Tiani, a nome di un gruppo di militari sotto il nome del Consiglio Nazionale per la Salvaguardia della Patria, CNSP. Ogni volta, i militari hanno giustificato i golpe col pretesto di una deleteria gestione di governo economico, sociale, politico e securitario, per l’ultimo putch.
Dal Consiglio Militare Supremo si passa al Consiglio Nazionale di Salvezza per andare al Consiglio di Riconciliazione Nazionale e sfociare nel Consiglio Supremo per la Restaurazione della Democrazia. L’ultimo in ordine di tempo, come citato, è il Consiglio Nazionale per la Salvaguardia della Patria. Di Consiglio in Consiglio, Supremo o comunque Nazionale soprattutto con la Patria, ultimo concetto per ridefinire o meglio, rifondare la sovranità nazionale. Consigli militari e dunque affidati alle canne dei fucili per convincere e soprattutto conservare il potere. Mentre ci si basa sulla carta della transizione o rifondazione per i prossimi 60 mesi, con possibilità di ulteriori variazioni, il presidente spodestato è ancora prigioniero nel palazzo presidenziale con la sua signora. Quando il fine giustifica i mezzi è opportuno preoccuparsi perché tra i due esiste un’inscindibile complicità.
Ex Presidente Mohamed Bazoum
L’attuale regime militare al potere preferisce parlare di ‘rifondazione’ dello stato, della repubblica, della vita politica e soprattutto del cittadino. Rifondare è l’azione di fondare di nuovo e soprattutto in ambito politico designa l’azione per la quale si punta a rinnovare i principi sui quali si basa un’organizzazione o un sistema. Rifondare per adattare alla nuova situazione esistente. La carta riposa, tra l’altro, su un certo numero di valori e principi, tra i quali il patriottismo, la disciplina, il civismo, l’inclusione, la solidarietà, la fraternità...l’integrità, l’onore, il rispetto del bene comune, la tolleranza, il dialogo e il perdono. Poi la giustizia, la riconciliazione, la dignità, il lavoro, l’onestà e il coraggio. Tutto ciò era già stato detto, scritto e professato nelle precedenti costituzioni ma la rifondazione presume che quanto costruito finora era fuori luogo oppure non compiuto. Tra nuovo e antico ci sono loro, i militari dalle attraenti uniformi che, di Consiglio in Consiglio, rifondano le parole.
Mauro Armanino, Niamey, marzo 2025
martedì 18 marzo 2025
La speranza quale forza sociale - ricevuto da Padre Mauro Armanino - suggerita la lettura
Gustavo Esteva
sabato 8 marzo 2025
I PAESI DA EVITARE QUEST'ANNO di Padre MAURO ARMANINO
.jpeg)
Quali frontiere sono le più pericolose da attraversare? Safeture, piattaforma svedese la cui missione è quella di allertare i turisti sui rischi possibili del viaggio, ha stilato la lista annuale dei Paesi più pericolosi nel 2025. La carta prevede cinque livelli distinti di pericolosità, passando dal rischio ‘limitato’ per i Paesi più sicuri al ‘rischio critico’ per i Paesi da evitare. I criteri presi in considerazione tengono conto del livello di sicurezza, la criminalità, il rischio sanitario, l’ambiente e la qualità delle cure mediche. La destinazione più sconsigliata, per Safeture, è il Burkina Faso.
Segue poi la Repubblica Centroafricana soprattutto per la presenza del gruppo Wagner. Il Libano è da evitare, così come Myanmar, il Niger, i territori palestinesi, la Somalia, il Sudan, la Siria e lo Yemen. Altri Paesi, fuori lista ma citati sono l’Iran, l’Ucraina e il Mali. In effetti è da tempo che nel Paese dove vivo da 14 anni, il Niger, non è più ambita meta turistica malgrado i paesaggi offerti dal deserto. Vero, la situazione nell’ambito della sicurezza, dopo il rapimento dell’amico Pierluigi Maccalli nel 2018, è peggiorata. A giusto titolo sembra che fare turismo in questa zona del Sahel sia sfidare il buonsenso.
La citata piattaforma omette, per ovvi motivi, il Paese in assoluto più pericoloso, per turisti, viaggiatori, esploratori e curiosi. I parametri usati per gli altri Paesi ivi sono applicabili solo in parte. Detto Paese non si trova nelle carte geopolitiche ad uso dal grande pubblico anche perché, a tutt’oggi non possiede confini ben delimitati. Al contrario si tratta di frontiere ‘porose’ determinate dalla classe sociale e soprattutto dal capitale finanziario potenzialmente incalcolabile. Messo assieme, il reddito di alcuni cittadini di questo Paese, vale tanto quanto un centinaio di Paesi possono vantare.
Il Paese non ha un nome, esattamente come il ricco alla porta del cui palazzo si metteva il povero Lazzaro nella nota parabola del Vangelo di Luca. I poveri hanno un nome ma non questo Paese. Si trova senza nome ma coloro che lo compongono il nome l’hanno ed è ben conosciuto. Non possiedono una terra specifica a cui legarsi. Solo attivano interessi, banche, agenzie di notazione, speculazioni finanziarie e sfruttamento senza pudore dei lavoratori nelle industrie o attività economiche. Il profitto e la moltiplicazione illimitata del loro capitale sono il loro passaporto.
La legge che regge e governa il Paese è quella dell’esclusione della parte del mondo considerata inutile, superflua e, non raramente, deleteria. Ogni realtà giudicata ‘vulnerabile’ e di ostacolo per la buona marcia del loro sistema di spoliazione e sfruttamento globale sarà eliminato, con le buone e soprattutto le cattive maniere. Il Paese ha infatti dalla sua parte una sorta di polizia altrettanto globale che ha per mandato di mettere a tacere le voci dissidenti o critiche rispetto al loro sistema. I cittadini di questo Paese sono notoriamente molto religiosi e offrono quotidiani sacrifici al loro dio denaro.
Questo è dunque, in pochi tratti sommari, il più inaffidabile dei Paesi, poco citato e temuto ma in realtà l’unico che sarebbe da boicottare. Purtroppo, la trappola funziona ancora. Artisti, intellettuali, imprenditori politici e religiosi si lasciano lusingare da vane promesse di un mondo fatto a immagine e somiglianza di questo Paese da temere. Meglio ancora, in conclusione, i nostri Paesi di sabbia, di vento e di polvere. Ricchi di contraddizioni e della loro povertà. Pericolosi per i turisti ma ancora e malgrado tutto, umani.
Mauro Armanino, Niamey, marzo 2025


.jpg)







