AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

Nostra Signora del Carmelo

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colei che ci ha donato lo scapolare
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sabato 8 aprile 2023

GLI AUGURI DAL CENTRAFRICA - P. FEDERICO TRINCHERO



Carissimi amici,

quest'anno per gli auguri pasquali, invece che uova e coniglietti, vi invio Jerry l'inventore.

Jerry è un ingegnere aerospaziale centrafricano di 15 anni. Non è ancora battezzato, ma vuole già diventare frate. Ogni tanto s'intrufola in convento per pregare, lavorare e giocare insieme ai miei confratelli. Oggi, orgogliosissimo, mi ha portato un drone fatto con le sue mani. Non vola ancora, ma - mi ha assicurato - volerà.

Siamo anche noi dei piccoli droni un po' scassati, impigliati nelle guerre e nelle sofferenze, appesantiti dalle paure e dai peccati. Ma la forza di Gesù Risorto, se ci aggrappiamo a Lui, dovrebbe sollevarci in alto, farci volare. Me l'ha detto Jerry l'inventore.

Buona Pasqua!

padre Federico Trinchero


Rispondo: 

Jerry dimostra buona volontà e senso di comunione fraterna. Speriamo davvero che si faccia frate, che la sua sia sincera vocazione, diversamente diventerà un bravo ingegnere aerospaziale!

Grazie per gli auguri ai quali rispondo ad ampio raggio, verso tutti voi Carmelitani che tanto vi spendete per portare la Buona Novella in Centrafrica.

Buona Pasqua a tutti, ivi compreso Jerry!!

Danila

Grazie Danila! Anche da parte di Jerry.

Padre Federico



sabato 25 marzo 2023

PADRE POZZI, FERITO DA UNA MINA IN CENTRAFRICA: IL BENE COMUNE, UNICA VIA DI RISCATTO -

 

DA

Padre Pozzi, ferito da una mina in Centrafrica: 
il bene comune, unica via di riscatto
Il carmelitano scalzo parla dal suo letto di ospedale a Bologna: gli hanno impiantato una protesi al piede falcidiato. Racconta la sua avventura per le strade dissestate del Paese e quella lunga più di quarant'anni in una terra dove "basta che hai un'arma e ti senti il padrone dello Stato". Corruzione, traffici sospetti, mire geopolitiche straniere: in una regione contesa, la voglia di riscatto passa anche per la Fiera agricola nata 18 anni fa grazie alla Caritas
Antonella Palermo - Città del Vaticano

“Sono nelle mani del Signore, quindi non ho problemi, ho fiducia”. Il carmelitano scalzo padre Norberto Pozzi, lo riferisce dal letto dell’ospedale Rizzoli, a Bologna, dove da un mese è stato trasferito dal Centrafrica per un doppio intervento al piede che ha reso necessaria l’amputazione a seguito dei danni riportati per lo scoppio di una mina. Il missionario settantunenne, di origini lecchesi, ha un parlare familiare, a tratti ironico, rivelatore di un morale che continua ad essere alto pur in una condizione di sopraggiunta fragilità.
“Non sarà come prima, ma al Signore servo ancora”
“Certo, uno pensa ‘non sarà più come prima, non sarà più semplice come prima’, anche con una protesi. Ma io fin dall’inizio ho pensato che il Signore mi ha lasciato in vita perché gli servo ancora”. Parole disarmanti di un uomo che per la deflagrazione di un’arma ci stava invece rimettendo la vita. Lui che da oltre quarant’anni conosce dal di dentro la Repubblica Centrafricana e che si adopera con i suoi confratelli per promuovere uno stile di convivenza pacifica in una terra pervasa da tensioni, fortissime e continue. “Avevo programmato alcuni viaggi in savana, nei villaggi – ci racconta - ma per alcuni motivi uno ho dovuto rimandarlo. Portavo con me un falegname per riparare tutti i banchi delle scuole, c’erano delle porte da aggiustare. Pensavo di mettermi pure io a preparare un fondo di bianco ai muri che ne avevano bisogno. Era anche l’occasione per vedere un po’ come procedeva l’insegnamento nelle classi. Lungo il cammino un mio operaio mi dice che ai piedi della montagna avevano messo delle mine. Arrivo a un doppio ponte, mi ricordo fino a lì. Poi un vuoto completo”.

La commozione per la premura di tanta gente sconosciuta
Più tardi, ripresa conoscenza, qualcuno gli avrebbe detto che lo aveva salvato l’airbag. La macchina sul ciglio, inclinata. Viene caricato su una moto e portato fino a Bozoum. Si ritrova nell’ospedale della città già con il piede sinistro immobilizzato e un po’ ripulito, aveva perso molto sangue. “Gli infermieri mi dicevano che c’era molta gente, anche fuori a pregare. Al mattino mi ricordo che mi hanno preso in barella per mettermi su un elicottero, all’uscita molti mi hanno salutato, mi sono ritrovato a Bangui, la capitale. C’era un mucchio di miei confratelli che hanno optato per l’ospedale dell’Onu. Mi hanno trasportato là dove mi hanno fatto un primo assesto con dei ferri. E poi di nuovo non mi ricordo più niente”. A Kampala, in Uganda, dove sono specializzati nel riparare le lacerazioni di questo tipo di incidenti, gli venivano lette le mail che arrivavano da ogni dove con l’affetto di amici, ma anche di perfetti sconosciuti. “Ho visto che s’è mossa un sacco di gente (si commuove, ndr). Ho ringraziato il Signore che ci fosse tanta gente a pregare. È un segno di quanta bellezza c’è nella Chiesa, la bellezza per quanto si è attenti agli altri, con gli amici, con le famiglie, con i movimenti. M’ha toccato quella cosa lì, così in grande. La premura”.

La libertà di affidarsi totalmente a Dio
“Nei primi momenti ho detto ‘accidenti, adesso se mettono le mine, cosa ci torno a fare?’. Di saltare su una seconda mina non ho voglia. Però poi mi sono fatto un programmino per tornare probabilmente in dicembre per finire una chiesa che mi sta a cuore, vedere un po’ se posso dare qualche insegnamento, qualche dritta al padre che verrà al posto mio, sistemare la mia camera che è diventato un bazar. Poi vediamo, non mi preoccupo adesso, se posso resterò là, altrimenti mi sposto in una missione dove non si trovano mine. Non ho problemi”. Padre Norberto è arrivato in Centrafrica come missionario laico nell’80 rimanendoci per una prima fase fino all’88, tornando in Italia ogni tre anni. Nell’87 decise di farsi frate; consacrato nel ’95, è stato subito inviato là, prima a Bozoum, poi Baoro, Bouar. Il suo è il racconto di chi, per natura e per allenamento in un territorio ostico, riesce a mostrare quella sana e assai spirituale ‘indifferenza’ che lo rende libero e docile alla provvidenza e alla volontà di Dio, in qualunque posto si trovi a vivere.
La missione nei villaggi remoti, per strade impraticabili
Addentrarsi nei villaggi più remoti cosa significa? “Io vado nei villaggi le domeniche. Quando arrivi devi confessare e le confessioni prendono molto tempo: dalle due alle tre ore. La Messa comincia all’una e si torna a casa alla sera. C’è un catechista che è il pilastro della comunità – racconta ancora il religioso - ma quando arriva ‘il padre’ si possono ricevere i sacramenti, si può chiedere un consiglio, c’è sempre una grande attesa del ‘padre’. Fanno le offerte per le necessità della diocesi e della chiesa. Negli ultimi tre quattro anni ci tengono molto a fare offerte. Durante l’inverno non si va perché si rimane impantanati dentro a due fiumi”.
Un Paese dove la tranquillità non è di casa
Quando la conversazione con padre Pozzi si allarga al contesto più generale in cui vive il Paese e a quel grido di Papa Francesco: “Giù le mani dall’Africa”, lui sorride. E, tra l’amaro, il disincantato e il realista, dice: “Tutto quello che succede qui viene dall’esterno. È giusto il messaggio del Papa. Qui basta avere in mano un’arma che si sentono potenti, grandi e forti. E in effetti possono fare quello che vogliono. Ricordo che nel 2003 una quarantina di ribelli presero Bozoum”. Poi aggiunge: “Chi è a capo delle istituzioni nella capitale può anche dire che il Paese è tranquillo, ma qui non è tranquillo un bel niente. Da un anno i ribelli mettono le mine. Se le mettono da un giorno all’altro, uno passa e salta in aria”.

Il Centrafrica e gli appetiti stranieri
In effetti, il Centrafrica è tra i Paesi più poveri del mondo e si trascina da anni in una serie di guerre mai del tutto spente. Da un paio di anni, come osservano i missionari, è in gioco una guerra per assicurarsi il primato geopolitico. Alla fine dell’anno scorso il contingente militare francese ha lasciato la capitale, mentre gli appetiti russi aumentano. Lo lamenta il padre Aurelio Gazzera, carmelitano di lungo corso nella regione, che cita un proverbio africano: "Quando gli elefanti lottano, chi ci rimette è l'erba". Denuncia che da mesi la comunità internazionale reagisce tagliando fondi e finanziamenti, ed “è molto probabile che prossimamente la Repubblica Centrafricana non sarà più in grado di assicurare il pagamento dei salari dei funzionari”. Intanto, la giudice Danielle Darlan, una delle pochissime voci che si sono opposte all'illegalità e alla prepotenza, è stata deposta dal suo ufficio alla presidenza della Corte Costituzionale. Contestualmente, il Paese si è lanciato nell’avventura fallimentare delle criptovalute, operazione che desta più di qualche perplessità e che, sempre secondo il religioso, rinvia a possibili canali di riciclaggio di capitali. Anche la penuria di carburanti alimenta qualche dubbio: ufficialmente non c’è, ma si trova al mercato nero. “E le opposizioni sono deboli e poco credibili”, aggiunge padre Aurelio.

Fiera agricola di Bozoum, fiore all’occhiello del riscatto
C’è un motivo di orgoglio che nei carmelitani ha trovato il suo volano e che rappresenta una valvola di sviluppo importante: proprio padre Gazzera, confratello di Pozzi, nel 2004 grazie alla Caritas diocesana e nell’ambito di un progetto post-conflitto, ha creato la fiera agricola di Bozoum. Gli agricoltori delle cooperative arrivano ogni anno anche dai villaggi più toccati dalla violenza ed espongono i propri prodotti in vendita. Quest’anno anche la cooperazione belga ci ha messo il suo aiuto per facilitare trasporti e organizzazione: le strade continuano infatti ad essere disastrate. Il giro d'affari di quest'anno equivale a circa 120 mila euro, cifra considerevole in un Paese dove il prodotto pro-capite è intorno ai 400 euro annui. Una festa di colori e anche un momento di ascolto delle problematiche di chi lavora la terra.

Guardare al bene comune
“Tutti i poteri tendono a egemonizzare tutto, accade un po’ ovunque”, chiosa padre Pozzi. “Il problema è che qui sono tutti poveri. Sì, ci sono finanziamenti per fare delle cose ma spesso si ruba e non si riesce a far niente. Perché l’uomo è affamato di soldi e potere – scandisce - soprattutto i governanti. La corruzione è l’unica via per avere le cose. E gli africani si adattano a quella via”. Guardare davvero al bene comune, la sfida resta sempre quella. “Quando le potenze straniere pensano al bene comune, quando la gente al potere di ogni Stato pensa al bene della gente, allora potremo dire che il riscatto pieno c’è”, spiega. “Ma dove succede realmente questo? Chi pensa davvero così? Ciascuno pensa a quello che può essere il bene per lui o si è guidati dalle ideologie. Dovremmo invece pensare se Dio sarebbe d’accordo su ciò che vorremmo fare, quello è il bene. Questo è il criterio per scegliere”.


mercoledì 22 marzo 2023

PADRE NORBERTO, IL PIEDE (E LA BARBA) CHE NON C'E' PIU' E IL MISSIONARIO CHE VUOLE CAMMINARE ANCORA - di P. FEDERICO TRINCHERO


Padre Norberto, il piede (e la barba) che non c’è più e il missionario che vuole camminare ancora.

Racconto – e qualcosa di più – di un’esplosione di grazia.
Notiziario dal Carmel di Bangui n° 34, 22 Marzo 2023
Come quasi ogni fine settimana, anche il pomeriggio dello scorso 10 febbraio padre Norberto parte dalla missione di Bozoum per recarsi in uno dei venticinque villaggi da lui seguiti, ormai da molti anni, per celebrare l’Eucaristia. La meta è Bokpayan, a 55 km da Bozoum, dove ha intenzione di fermarsi per alcuni giorni. Padre Norberto è accompagnato da fra Igor e da quattro operai perché c’è una scuola da riparare. Dopo aver attraversato un piccolo ponte di legno, e prima di attraversarne un secondo, la macchina guidata da padre Norberto salta improvvisamente su una mina. Gli operai, seduti sul cassone posteriore, vengono scaraventati in aria e la vettura, completamente distrutta nella parte anteriore, si arresta sul fossato a lato della strada. Fra Igor, assordato per il boato e in una nuvola di polvere, riesce ad uscire passando sopra il corpo di padre Norberto che, semicosciente, viene faticosamente estratto dal veicolo dai tre operai rimasti illesi. Fra Igor ha solo ferite lievi, mentre uno degli operai riporta alcune fratture alla spalla. Padre Norberto è invece gravemente ferito ad entrambi gli arti inferiori. Due giovani in moto, avendo sentito l’esplosione, fanno marcia indietro e si recano immediatamente sul luogo dell’incidente. In Centrafrica non esistono le autoambulanze. Bertrand e Emilio, come due buoni samaritani, interrompono il loro viaggio. Questa volta non è un sacerdote che passa oltre indifferente, ma è il sacerdote stesso che, saltato su una mina sulla strada che da Bozoum sale a Bokpayan, giace ferito, con una forte emorragia in corso e quasi morente. Bertrand e Emilio caricano padre Norberto sulla loro moto e lo trasportano all’ospedale di Bozoum, a 22 km di distanza, salvandogli la vita.
Padre Norberto Pozzi, classe 1952, è un missionario Carmelitano Scalzo originario di Lecco. Aveva quasi trent’anni quando, quasi per caso, venne informato che i Frati Carmelitani Scalzi cercavano un volontario per lavorare nella loro missione in Centrafrica. Norberto, che da poco aveva lasciato la fidanzata, lascia anche il lavoro, le canzoni di Celentano e, nel 1980, arriva a Bozoum. E inizia a costruire chiese, scuole, dispensari e un seminario. Dopo otto anni decide di entrare nell’Ordine Carmelitano. Si reca quindi in Italia per il noviziato e gli studi di teologia. E la sua voce, vigorosa e baritonale, si converte al canto dei salmi della preghiera conventuale. È in questi anni che, giovane seminarista, conosco padre Norberto, nominato nostro assistente. Ordinato sacerdote nel 1995, padre Norberto rientra in Centrafrica dedicandosi soprattutto all’evangelizzazione dei villaggi nella savana, alle scuole e agli ammalati, annunciando il Vangelo in quelle chiese che aveva costruito da giovane laico. Ogni tanto padre Norberto si arrabbia, perché all’Africa vuole così bene che non sopporta, quando sono in gioco le esigenze del Vangelo, compromessi o pigrizie. Per ben tre volte è vittima degli agguati dei banditi, in uno dei quali i proiettili si conficcano nel poggiatesta del sedile, in un altro le pallottole raggiungono la scatola delle marce e, in un altro ancora, è derubato e rischia di essere sequestrato.
Ma ritorniamo all’ospedale di Bozoum, dove accorrono padre Marco e padre Juan. Le ferite di padre Norberto vengono ripulite dalle schegge, medicate e poi vengono effettuate due trasfusioni: tutto quello che si doveva e si poteva fare in un piccolo ospedale nella savana del nord del Centrafrica. Ma la situazione necessita al più presto un trasporto nella capitale perché padre Norberto è in pericolo di vita.
La notizia mi raggiunge mentre mi trovo, con i nostri seminaristi, nel monastero delle carmelitane scalze di Yaoundé, in Camerun. Contatto subito l’Ambasciatore italiano che, immediatamente, chiede ai responsabili delle Nazioni Unite in Centrafrica un elicottero per trasportare padre Norberto a Bangui. Purtroppo in Centrafrica non è possibile volare di notte, neanche per un’emergenza. Si esclude un trasporto in macchina fino all’ospedale di Paoua, 120 km a nord di Bozoum. Il viaggio sarebbe troppo lungo e pericoloso. Il volo viene quindi rimandato al mattino, sperando che padre Norberto possa superare la notte.
Mi appresto a celebrare la Messa con i miei confratelli e le mie consorelle. Quando pronuncio le parole “Questo è il mio corpo… questo è il mio sangue…” penso a quanto siano vere per questo mio confratello che sta fisicamente perdendo una parte del suo corpo e versando il suo sangue per l’Africa, per la Chiesa, per i più poveri, per i fedeli del villaggio di Bokpayan per i quali avrebbe voluto celebrare l’Eucaristia. Ora offre un’altra Eucaristia, sull’altare di un letto dell’ospedale di Bozoum, all’esterno del quale si radunano spontaneamente dei cristiani, soprattutto giovani, per pregare perché padre Norberto non muoia. In serata padre Marco gli amministra l’unzione degli infermi. E, a turno, i padri, le suore e i cristiani di Bozoum vegliano tutta la notte accanto a padre Norberto in attesa dell’elicottero. Ma non si prega solo a Bozoum. Un incendio di preghiera, più forte dell’esplosione della mina, divampa improvvisamente in Centrafrica, in Italia e in altri parti del mondo. Tante, tantissime persone pregano per padre Norberto, anche se non l’hanno mai conosciuto. Pregano il rosario, la preghiera preferita e irrinunciabile di padre Norberto.
Al mattino arriva finalmente l’elicottero delle Nazioni Unite del contingente del Bangladesh. Padre Norberto e gli altri feriti vengono trasportati a Bangui. Dopo una sosta all’ospedale civile della capitale, padre Norberto viene trasferito all’ospedale militare dei caschi blu e preso in carico da una équipe di medici serbi. Un’infermiera, con grande dispiacere di padre Norberto, si permette di tagliargli la barba, la barba più bella e più lunga di tutto il Centrafrica. “Meglio la barba che una gamba”, diciamo noi per sdrammatizzare e scongiurare il peggio. L’indomani, dopo un intervento di tre ore, Padre Norberto, i cui parametri vitali sono preoccupanti, viene trasportato d’urgenza, con un aereo delle Nazioni Unite, a Entebbe, in Uganda, e poi ricoverato in terapia intensiva al Nakasero Hospital di Kampala, la capitale del paese. L’Ambasciata italiana si prende immediatamente cura del nostro confratello.
La sera del giorno seguente, lunedì 13 febbraio, mentre mi trovo ancora Yaoundé, padre Norberto subisce un altro intervento chirurgico durante il quale vengo contattato. I medici ritengono necessaria l’amputazione del piede sinistro, quasi completamente distrutto a causa dell’esplosione. Non è una decisione facile. Mi consulto con il medico dell’ambasciata e soprattutto con Claudio, medico e fratello maggiore di padre Norberto.  Se il piede è di Norberto, Norberto di chi è? Dei frati o della famiglia Pozzi? Claudio sa bene che, dal 1980, il Carmelo è ormai la famiglia di Norberto. Ma resta pur sempre suo fratello. Con Claudio, medico in pensione, competente e rispettosissimo della nostra famiglia, l’intesa è perfetta e ogni decisione è concordata insieme senza difficoltà. L’arto non può essere recuperato e l’amputazione è inevitabile per evitare il rischio di setticemia e per permettere a padre Norberto di poter tornare a camminare con una protesi. Padre Norberto accetta serenamente. Mi vengono alla mente le parole di Gesù, ascoltate il giorno precedente durante la Messa domenicale: “Se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna”. Il caso di Norberto è un po’ diverso. Non perché si tratta del piede sinistro invece che della mano destra, ma perché – non per scandalo, ma per fedeltà alla propria missione – il Vangelo chiede di lasciare tutto, di perdere sé stessi. Anche una parte del nostro corpo.
La sera di venerdì 17 Febbraio arrivo finalmente in Uganda, la perla dell’Africa. Kampala, situata poco sopra all’equatore a 1.200 m di altitudine, è una grande e moderna città affacciata sul lago Vittoria, il più grande dell’Africa e dove si trovano le sorgenti del Nilo. Sono ospite del Nunzio Apostolico, mio compaesano, che gentilmente mette a mia disposizione la sua macchina e il suo autista. Prima e durante il mio soggiorno in Uganda tante persone si sono rese disponibili per assistere padre Norberto come la dott.ssa Anne, Johnson, sr. Sylvie, Stefano e Manolita… Non sapevamo di avere così tanti amici a Kampala!
Sabato mattina abbraccio finalmente padre Norberto che si trova ancora in terapia semi-intensiva. Non ricorda nulla dell’esplosione. Non mi parla del piede che non c’è più, ma del desiderio di tornare in Centrafrica, di terminare la costruzione di una chiesa in un villaggio, della necessità di qualcuno che possa continuare il suo lavoro tra i cristiani della savana. E quando gli trasmetto tutti i messaggi ricevuti, da tanti amici conosciuti e sconosciuti, si schermisce, quasi imbarazzato per tanta e improvvisa notorietà. E mi dice di essere, lui, alto e muscoloso, nient’altro che un piccolo uomo.
In pomeriggio riesco a fare una breve visita a Namugongo, il santuario dei martiri ugandesi. Qui, tra il 1885 e 1887, ventidue cristiani cattolici, tra i quali il giovanissimo Kizito, e altrettanti anglicani, servitori del re Mwanga II, vennero torturati, mutilati, trafitti da lance e infine bruciati per aver rifiutato di rinnegare la loro fede davanti alle pretese del sovrano, scrivendo con il loro sangue una delle pagine più intense dell’Africa nera cristiana. Prego per padre Norberto, che per fortuna è vivo, per tutte le persone, soprattutto bambini (ben diciannove nel 2022), che a causa delle mine sono purtroppo state uccise. Prego per la conversione di quegli uomini che, come trappole micidiali, hanno seminato di ordigni le strade del Centrafrica. E che credono, ma si sbagliano, di amare il Centrafrica.
Dopo alcuni giorni – di fronte anche all’eventualità di un’ulteriore amputazione, che per fortuna non avverrà – decidiamo di trasferire padre Norberto in Italia perché possa essere curato a Bologna. Non è un’impresa semplice trasportare un malato in simili condizioni. E non soltanto dal punto di vista economico e burocratico, ma soprattutto tecnico. Con l’aiuto dell’Ambasciata italiana e dei miei confratelli riusciamo ad organizzare l’impresa. La sera di giovedì 23 febbraio lasciamo il Nakasero Hospital e, in ambulanza a sirene spiegate, attraversiamo Kampala, un agglomerato urbano di circa 8.000.000 di abitanti, per raggiungere l’aeroporto di Entebbe. Poco dopo la mezzanotte partiamo, con un volo della compagnia KLM diretto ad Amsterdam, accompagnati da un medico ugandese. Poi, con un piccolo jet dell’Air Ambulance e un equipaggio medico, raggiungiamo Bologna, dove ad attenderci troviamo la Croce Rossa Italiana. Dopo quasi 16 ore di viaggio, da Kampala a Bologna, arriviamo finalmente all’Istituto Ortopedico Rizzoli. Quando abbraccio Claudio, non riesco a trattenere le lacrime: “Missione compiuta!”, gli sussurro, “Siamo riusciti a portare tuo fratello vivo in Italia!”. E mi racconta di Cerry (così lo chiamano nel rione di Acquate), quinto di sei figli e nato settimino. Sua madre utilizzò come incubatrice il calore di una vecchia stufa. Da piccolo, Norberto aveva difficoltà a parlare. Chi l’avrebbe mai immaginato che un giorno sarebbe partito in Africa per annunciare il Vangelo?
“Come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace, del messaggero di buone notizie che annuncia la salvezza”: sono le parole del profeta Isaia che cantano la bellezza dei piedi di ogni missionario che annuncia il Vangelo e che porta la pace dove c’è la guerra. Tante volte ci ricordate che la nostra missione comporta un rischio per la vita. E noi vi tranquillizziamo, dicendo che non è vero. Per una volta siamo costretti a darvi ragione. Uno di noi, per annunciare il Vangelo, per portare la pace dove c’è la guerra, ha veramente rischiato la vita.
Grazie, padre Norberto, per il coraggio e la dedizione con cui hai annunciato il Vangelo e con cui desideri annunciarlo – anche con un piede solo – in un paese che ancora inciampa sul cammino della pace. Chi di noi, nella tua situazione, avrebbe mantenuto la tua stessa serenità? Starti accanto è stato un onore e un privilegio. La macchina distrutta a Bozoum, la barba tagliata a Bangui, il piede lasciato a Kampala, il cuore rimasto in Centrafrica… ma il missionario vuole camminare ancora.

Padre Federico
A nome di padre Norberto, dei miei confratelli e della famiglia Pozzi desidero ringraziare in particolare alcune persone:
-     Bertrand e Emilio.
-     Dott. Boris Imere-Mbioko e tutto il personale dell’ospedale di Bozoum.
-     Le Nazioni Unite della missione Minusca in Centrafrica, i caschi blu del contingente del Bangladesh e i medici del contingente serbo.
-     Le Ambasciate italiane a Yaoundé e a Kampala; in modo particolare gli ambasciatori Filippo Scammacca del Murgo e Massimiliano Mazzanti, il vice-ambasciatore Mario Savona, il dott. Maurizio Destro e la dott.ssa Catherine Namara.
-   Il personale del Nakasero Hospital di Kampala; in modo particolare il dott. Edward Nadumba, la dott.ssa Anne Mbiya Kapinga e il sig. Parfait Harerimana.
-   Mons. Luigi Bianco, don Krzysztof Seroka e William della Nunziatura Apostolica in Uganda.
-     Johnson, suor Sylvia, Stefano e Manolita di Kampala.
-    La compagnia aerea KLM, Air Ambulance, la Croce Rossa Italiana di Bologna.
-  Il personale dell’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna; in modo particolare il prof. Marco Innocenti e la sua équipe.
-     Il Padre Generale dei Carmelitani Scalzi Miguel Márquez Calle.
-   Tutte le persone che, in quest’esplosione di grazia, hanno sostenuto padre Norberto con la loro preghiera, la loro amicizia e la loro generosità.
Sarò in Italia dal 15 aprile al 25 maggio.
 
Se volete aiutarci ad affrontare le spese per i viaggi, le cure mediche e la protesi di padre Norberto e per acquistare un nuovo veicolo per la missione di Bozoum, potete seguire le indicazioni qui sotto:
 
1) Bonifico bancario:
 MISSIONI CARMELITANE LIGURI CONVENTO DEI CARMELITANI SCALZI
IBAN: IT 42 D 05034 31830 000000010043
BIC/ SWIFT CODE:  BAPPIT21501

 2) PayPal: missioni@carmeliligure.it
3) Conto Corrente Postale n. 43276344 intestato a MISSIONI CARMELITANE LIGURI – CONVENTO DEI CARMELITANI SCALZI
 4)      Per la detrazione fiscale:
 AMICIZIA MISSIONARIA ONLUS
IBAN: IT 72 H 07601014 00000043276444
CCP: 43276444

AUTO INCIDENTE BOMBA




ELICOTTERO


KAMPALA





KAMPALA


AMBULANZA


AMSTERDAM 


AIR AMBULANCE


BOLOGNA


CON IL FRATELLO CLAUDIO


CON IL PADRE GENERALE


PADRE NORBERTO 


PREGHIAMO PER LA SUA GUARIGIONE E SE POSSIAMO, AIUTIAMO IL CARMELO DEL CENTRAFRICA PER AFFRONTARE LE SPESE NECESSARIE.

lunedì 5 settembre 2022

PROGETTO BORSE DI STUDIO CARMEL DI BANGUI . 2022

SCRIVE PADRE FEDERICO TRINCHERO DAL CENTRAFRICA

Buongiorno!

In allegato troverete il Progetto Borse di Studio Carmel di Bangui 2022.

Un grande grazie a chi, ormai affezionato a questo Progetto, si è ricordato di aiutarci prima ancora di ricevere questo messaggio.

Sarò eccezionalmente in Italia dal 18 Settembre al 5 Ottobre.

Il Signore vi benedica!

padre Federico e tutti i frati della Missione Carmel di Bangui (Centrafrica)



lunedì 2 maggio 2022

MATTONE DOPO MATTONE, IL NUOVO CONVENTO CRESCE.: CANTIERE DEL CARMEL DI BANGUI di P. FEDERICO TRINCHERO

Mattone dopo mattone, il nuovo convento cresce.

Aggiornamento dal cantiere del Carmel di Bangui
Notiziario dal Carmel di Bangui n° 32, 2 maggio 2022
Il 16 Luglio 2021 la nostra comunità ha avuto la gioia di benedire e posare la prima pietra della costruzione di un nuovo convento e di una nuova chiesa. Sono ormai passati dieci mesi e il nuovo convento sta pian piano prendendo forma. Fatte le fondazioni, sono stati innalzati i muri degli ambienti del piano terra (refettorio, cucina, sala conferenze, biblioteca, sale del capitolo e della ricreazione, parlatori, camere degli ospiti…) e, proprio in questi giorni, siamo finalmente arrivati al pavimento del primo piano da cui si gode un bellissimo panorama sul fiume Oubangui e le colline del Congo… e anche una leggera brezza che, da queste parti, è sempre molto apprezzata.
In questi mesi tanti amici sono venuti a visitare il cantiere. Abbiamo avuto anche visitatori importanti come il Nunzio Apostolico a Bangui e l’Ambasciatore italiano da Yaoundé che ci hanno incoraggiato a continuare l’opera intrapresa che offrirà sicuramente un grande apporto allo sviluppo del paese e della Chiesa centrafricana.
Sul cantiere non sono mancate difficoltà, discussioni, imprevisti e, come è normale, alcune piccole varianti al progetto. Purtroppo, proprio in questi ultimi giorni, siamo stati costretti a rallentare il ritmo dei lavori a causa dell’improvviso aumento dei prezzi delle materie prime come cemento e ferro. Questi materiali in Centrafrica, un paese che ha pochissime industrie e nessun sbocco sul mare, sono purtroppo tutti importati e quindi le variazioni di prezzo sono frequenti. A Bangui, ad esempio, un sacco di cemento può costare anche tre o quattro volte in più rispetto ad altre capitali africane.
Vorrei ringraziare tutti coloro che hanno raccolto il nostro appello e con grande generosità hanno voluto aiutarci o hanno promesso di farlo. Grazie, davvero grazie! Con il vostro sostegno il sogno sta finalmente diventando realtà. Il Signore vi benedica e vi ricompensi! Senza di voi la realizzazione di quest’opera sarebbe semplicemente impensabile.
Un grazie anche alla nostra equipe internazionale di architetti e ingegneri italiani, congolesi ruandesi che, con pazienza e competenza, segue costantemente i lavori: Giovanni, Nicola, Massimiliano, Zowe, Louis d’Or e Révocat. Senza dimenticare Sylvie, ciadiana, rigorosa direttrice dell’impresa e soprattutto i cinquanta infaticabili operai centrafricani che ogni giorno, dalle 7.30 alle 15.30, sotto il sole e sotto la pioggia, mattone dopo mattone, costruiscono la nostra nuova grande casa.
E poi un grande grazie ai miei confratelli padre Anastasio, padre Davide e soprattutto padre Aurelio per la passione, il lavoro e il tempo consacrati a questa grande opera.
Quando visito il cantiere già immagino la vita che condurremo tra queste mura: il canto e il silenzio della nostra preghiera, la fraternità dei nostri pasti, il rumore delle nostre ricreazioni, lo studio dei nostri seminaristi, la gioia di accogliere i nostri ospiti. E prego per chi questo convento lo sta costruendo, per chi ci sta aiutando a costruirlo, per chi lo abiterà, per chi passerà tra queste mura e, speriamo, troverà Dio o almeno un po’ di tempo per lui.
Siamo quasi a metà. Davanti a noi ancora un pezzo di strada tutto in salita e non senza ostacoli. Ma, fiduciosi nella Provvidenza e nel vostro aiuto, non ci scoraggiamo e andiamo avanti.
In allegato troverete alcune foto del cantiere.
Sarò in Italia dall’11 maggio al 7 giugno.
Ancora grazie e a presto!

Padre Federico

1. Se volete offrire un contributo per la costruzione del nuovo convento e della nuova chiesa potete fare:
1) Un bonifico bancario a MISSIONI CARMELITANE LIGURI usando l'IBAN: IT42D0503431830000000010043 (CODICE SWIFT per un bonifico dall’estero: BAPPIT21501).
2) Un versamento tramite Conto Corrente Postale n. 43276344 intestato a AMICIZIA MISSIONARIA ONLUS.
NB: Indicate nella causale: NUOVO CONVENTO E NUOVA CHIESA CARMEL DI BANGUI
Più informazioni sul sito www.amiciziamissionaria.it
2. Se volete ascoltare i canti in sango, composti dai nostri seminaristi in occasione del 50° della missione, potete scaricarli facilmente a questo link:
3. Se volete ascoltare un breve commento al Vangelo del giorno offerto dai frati carmelitani (tra cui diversi missionari) potete visitare questo sito: https://caffecarmelitano.com














martedì 28 dicembre 2021

Vorrei percorrere la terra e annunciare il Vangelo. Cinquant'anni di missione in Centrafrica - di Padre Federico Trinchero

"Vorrei percorrere la terra e annunciare il Vangelo”. Cinquant’anni di missione in Centrafrica"                                                                      

“Vorrei percorrere la terra e annunciare il Vangelo”. Cinquant’anni di missione in Centrafrica.

Notiziario dal Carmel di Bangui n° 31, 27 dicembre 2021

La missione dei frati Carmelitani scalzi in Centrafrica ha appena compiuto cinquant’anni. I primi quattro missionari – padre Agostino Mazzocchi, padre Niccolò Ellena, padre Marco Conte e padre Carlo Cencio – arrivarono infatti a Bozoum il 16 dicembre 1971. Fu il timido e discreto inizio della nostra missione e, in un certo senso, un nuovo capitolo di una storia iniziata secoli prima.

Le missioni in Africa erano un grande desiderio di Santa Teresa d’Avila. Poco prima della sua morte, cinque missionari carmelitani scalzi partirono da Lisbona diretti verso le coste del Congo. Purtroppo, a causa di una tempesta, la spedizione fece naufragio e tutti e cinque i missionari morirono nelle acque dell’oceano. L’anno seguente, una seconda spedizione, fu altrettanto sfortunata; questa volta furono dei corsari che attaccarono la nave e impedirono ai missionari di raggiungere l’Africa. I cinque frati furono abbandonati sulle spiagge di Capo Verde: uno morì e gli altri riuscirono a tornare a Siviglia. Nel 1584, al terzo tentativo, tre carmelitani riuscirono a stabilirsi finalmente in Congo. Purtroppo, alcuni anni dopo, la missione fu soppressa. Soltanto tre secoli più tardi, in epoca coloniale, il Carmelo riuscì a piantare le sue prime radici nell’Africa nera. I primi ad arrivare, però, non furono i frati, ma le monache, nel 1934 in Congo. In seguito, nel 1956, arrivarono in Congo anche i loro confratelli. E poi il Carmelo si diffuse in tutto il continente.

La missione di Bozoum, in realtà, venne fondata dai padri spiritani francesi, gli evangelizzatori del Centrafrica, nel 1929. In seguito, negli anni Quaranta, arrivarono i cappuccini della Savoia e poi quelli di Genova. È grazie all’amicizia con quest’ultimi che, verso la fine degli anni Sessanta, nacque tra i frati carmelitani di Genova il forte desiderio di aprire una missione in Centrafrica. Nei secoli passati diversi frati di Genova erano stati inviati in missione in India, Persia e Siria. Ma ora i miei confratelli volevano una missione tutta per loro e, come la piccola Teresa, volevano percorrere la terra, annunciare il Vangelo nelle cinque parti del mondo, piantare la croce sul suolo infedele. E l’Africa, l’Africa nera, animava i loro sogni e i loro progetti più di ogni altro luogo.

Il padre Provinciale dell’epoca, Teodoro Brogi, fu il grande promotore dell’apertura della missione. Prima di lanciarsi nell’impresa, per la quale non mancarono gli ostacoli, fece un sondaggio per verificare quanti frati fossero effettivamente disposti a partire. Tutti i frati, eccetto uno, risposero affermativamente. Alcuni si dissero pronti a partire subito e senza condizioni, obbedienti alle parole della santa Madre Teresa che avrebbe dato “mille volte la propria vita pur di salvare anche solo un’anima”. Tra questi padre Niccolò, padre Marco, padre Carlo e, in seguito, anche padre Agostino, dei carmelitani di Napoli.

Il 7 dicembre 1971 il Card. Siri consegnò il crocifisso ai quattro partenti. Il 12 dicembre i padri missionari all’aeroporto di Nizza salirono sul DC-8 che li portò a Fort-Lamy, in Ciad. E da qui, viaggiando ancora in aereo e poi in macchina, arrivarono finalmente a Bozoum dove, raccontano le cronache del 16 dicembre di quell’anno, “baciarono il suolo sul quale avrebbero sparso il sudore del loro lavoro apostolico” e iniziarono a imparare il sango, la lingua con la quale avrebbero annunciato il Vangelo.

Ma chi erano questi quattro uomini, dai caratteri e dalle storie alquanto differenti, che con eroica incoscienza – l’espressione è del padre Niccolò – diedero vita alla missione dei carmelitani scalzi in Centrafrica?

Dei quattro missionari, padre Agostino di S. Teresa non era solo il più anziano, ma anche il più raffinato e quello dal profilo biografico indubbiamente più avventuroso. Nato a Milano nel 1904, studiò musica, medicina e legge. Dopo avere lavorato per dieci anni a Strasburgo, durante la seconda guerra mondiale divenne ufficiale militare in Libia. Venne subito fatto prigioniero in Egitto e poi trasferito ai piedi dell’Himalaya. Durante i sei anni di prigionia domandò il battesimo e s’immerse nella lettura di Santa Teresa. Nel 1946, ormai libero, rientrò in Italia ed entrò nel convento dei Carmelitani di Napoli. Divenuto sacerdote, e dopo cinque anni di vita eremitica in Toscana, arrivò a Bozoum dove vi resterà per dieci anni.

Padre Niccolò di Gesù Maria, classe 1923, originario della Valle Varaita in provincia di Cuneo, entrò nell’Ordine giovanissimo. Dopo gli studi a Roma, nel 1952 partì come missionario per il Giappone dove lavorò per sette anni. Arrivato in Centrafrica nel 1971 vi resterà per ben 42 anni, la maggior parte dei quali trascorsi nella parrocchia di Bossemptelé, da lui stessa fondata. Padre Nicolò, scomparso nel 2019, era un missionario d’altri tempi; dei quattro, indubbiamente, il più simile ai primi evangelizzatori del Centrafrica. Di quasi ogni giorno trascorso in missione, padre Niccolò ha lasciato inoltre un prezioso e interessante diario.

Padre Marco dell’Incarnazione, nato a Verona nel 1925, entrò nell’Ordine in età adulta, dopo aver lavorato per anni come artigiano del vetro. Meticoloso, artista e dal carattere un po’ burbero, trascorse in Centrafrica circa dieci anni, lasciando una piccola chiesa in pietra nel villaggio di Karaza.

Padre Carlo del Cuore Immacolato, il più giovane e l’unico ancora vivente, dalle Langhe dove era nato nel 1937, arrivò nella savana con grande entusiasmo e determinazione. Il passaggio dalla lingua di Dante al sango, dai vigneti ai campi di manioca non fu facile. Ma, dopo solo due anni, fondò la parrocchia di Baoro, la nostra seconda missione, riuscendo a costruire la chiesa sognata da bambino. Poeta, scrittore, all’occorrenza agricoltore, anche se si è sempre definito un semplice tappabuchi, è stato in realtà un grande animatore della missione, lavorando soprattutto nei villaggi – dei quali ricorda ancora i nomi con i rispettivi catechisti – dove è passato scacciando demoni, guarendo malati e, così racconta, anche risuscitando i morti…

Nel corso degli anni la missione si è poi ingrandita. Nello stesso tempo si sono passati il testimone tanti missionari (non solo italiani) i quali, ognuno con il proprio temperamento e le proprie doti, hanno continuato con uguale passione e dedizione l’opera iniziata dai primi quattro.

Il 19 Dicembre ci siamo ritrovati a Bozoum per rendere grazie a Dio, capace di fare grandi cose con noi piccoli uomini. La nostra gioia è stata grande non solo per la presenza dei tanti fedeli, ma anche per il dono di due nuovi sacerdoti: fra Martial e fra Jeannot-Marie.

Poi ci siamo trasferiti a Bouar, la missione dove ho vissuto i miei primi cinque anni di Africa, per una riunione di due giorni nella quale abbiamo potuto fare un bilancio di questi cinquant’anni e progettare i prossimi cinquanta in compagnia, ormai, di tanti giovani confratelli autoctoni.

Trascorro Natale per la prima volta a Yolé con i nostri 75 seminaristi. Ogni venerdì di Avvento hanno consumato un pasto più sobrio per poter distribuire, il giorno della vigilia, il frutto dei loro sacrifici: riso, caffè, zucchero, caramelle e sapone per 250 poveri.

Poi a Messa i canti più belli, a tavola i piatti più buoni, attorno al fuoco le danze più lunghe perché il Re è tra noi. I nostri quattro primi missionari non avrebbero osato sognare tanto quando arrivarono cinquant’anni fa, proprio alla vigilia di Natale. Eppure è il loro coraggio che ha permesso la realizzazione del sogno.

Padre Federico















 



venerdì 16 aprile 2021

GIORNO dopo GIORNO - Due VECCHIE SIGNORE sul WEB - Quel che ci siamo raccontate a TEMPO di COVID - di ANGELA FABBRI e DANILA OPPIO

VIDEO REALIZZATO DA MIA FIGLIA SU MIE INDICAZIONI 

che presenta il testo della copertina (e il lavoro delle due autrici in modo divertente)  per poterlo vedere a tutto schermo cliccate sul quadratino in basso del video a destra. Danila


Finalmente ci siamo riuscite! Il nostro libro è pubblicato su Amazon.

Tra non molti giorni sarà in vendita anche il Kindle E-Book. La versione in cartaceo la potrete acquistare al link qui sotto.

https://www.amazon.it/dp/B092H82948/ref=tmm_pap_swatch_0?_encoding=UTF8&qid=1618434304&sr=1-1


Vi presentiamo la copertina fronte e retro, tutta composta da noi.

Angela ha scritto il testo della copertina, Danila l'ha illustrata.

Così come Angela ha scritto la seguente sinossi o presentazione:

                              GIORNO  dopo  GIORNO 

                                             Sinossi

La storia qui narrata è molto semplice: 2 vecchie amiche che si erano perdute, si ritrovano in tempo di Covid e ne percorrono insieme l’interminabile stagione attraverso le  email che si scambiano. 

Insieme, a distanza, dove poi sono sempre state, dato che non si sono mai viste di persona e nemmeno su Skype.

Ci siamo raccontate le nostre giornate di donne di casa che diventavano sempre + lunghe e sempre + uguali…

Ci siamo dette di tutto. E spesso ci siamo anche dette su.

Ci siamo raccontate le creature di terra del cielo e dei mari, gli alberi ci hanno circondato con la forza rinnovata delle foglie, narrandoci anche loro la loro storia.

Le creature dell’Immaginario sono venute a farci compagnia, come i DRAGHI e UROBOUROS il Gran Serpente del Mondo che se ne sta raggomitolato nella terra come il verme in una mela…

Ma non ci siamo dimenticate del Mondo Umano Reale e neanche lui si è dimenticato di noi. Tre volte si è alzato il Vento Africano a portarci la vicenda di posti lontani, messi in un cantone, e, soprattutto, fatti dimenticare dai ‘potenti della Terra’ per continuare a perseguire il proprio PROFITTO silenzioso senza costi aggiuntivi...

Angela (pomeriggio del 2 aprile 2021)

<< La verità su questo nostro libro, quella che dovrebbe essere la sua VERA  SINOSSI è che:

Mi sono innamorata di quei tuoi 2 quadri, scorrendo Versi in Volo, quando ci eravamo perdute. Da soli dicevano tutto quello che ci stava succedendo durante questa Grande Pandemia che ci faceva rammentare il nostro passato (non solo il tuo e il mio, ma quello di tutte le persone della nostra età...) mentre ci era proibito vivere il presente: parlo dell'aprile 2020.

Quando, di lì a poco, e non certo per merito nostro, ma di Padre Federico Trinchero dal Centrafrica, (Missionario del Carmelo di Bangui) ci siamo incredibilmente ritrovate, mi venne spontanea l'idea di creare un libro che riuscisse a esprimere quel che TU eri già riuscita a dire con 2 quadri pitturati con i pennarelli che avevi in casa.

E spontaneo è anche stato trovargli un Titolo, che adesso, da qualche mese, anche i TG usano: GIORNO dopo GIORNO...

Dare un nome a chi l'avrebbe scritto, perché ancora non esisteva: 2 Vecchie Signore sul Web.

E anticipare il suo tema, appena incominciato: Quel che ci siamo raccontate a Tempo di Covid...

QUESTA è la VERA storia di questo nostro libro.

Grazie, Danila, per tutto il lavoro che hai fatto e arrivare alla pubblicazione sul WEB, dove il libro è nato.

Angela  >>

Che dire? Speriamo di avervi incuriositi e che decidiate di ordinare questo nostro lavoro, il quale, ne siamo certe, incontrerà il vostro interesse. Buona lettura!

Angela e Danila


BENVENUTO|

Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi