AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare
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mercoledì 5 febbraio 2020

TRE PALADINI DI S. TERESA: P. GEROLAMO GRAZIANO

TRE PALADINI DI S. TERESA: P. GEROLAMO GRAZIANO,
SR.MARIA DI S. GIUSEPPE E SR ANNA DI GESÚ
Ci son delle figure che la Storia
assurdamente par dimenticare,
eppur i loro meriti le sanno
fare vividamente riaffiorare.
Teresa de Ahumada, ti sapesti
davvero circondare di persone,
che furon sitibonde dell’Eterno
ed impregnate dell’intimità
divina. La tua fiamma crepitante
non vollero celar nel proprio core:
la seppero al di fuori della Spagna
disseminare. Quanta fioritura
di chiostri, dove palpitan dei cuori,
che voglion sostener la santa Chiesa
selvaggiamente assediata dal mondo!
Sanno fornir l’aiuto necessario,
basato su orazione, penitenza
ed amoroso studio del Vangelo.
Novella linfa pervade il Carmelo:
fiorisce una mirabil santità!
(Ponderano 30 - 11- 2019), Padre Nicola Galeno
 P. GEROLAMO GRAZIANO DELLA MADRE DI DIO (1545-1614).
PRECISAZIONI
Mi piace riportare l’introduzione del caro confratello basco P. Ildefonso Moriones alla sua recente pubblicazione sulla nostra S. Madre Teresa ed i suoi più stretti collaboratori.
Preciso che queste liriche, corredate da miei fiorellini vari, sono indirizzate soprattutto ai tanti laici amici del Carmelo.
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TERESA DI GESÙ, MAESTRA DI PERFEZIONE
(P. Ildefonso Moriones, Pamplona 2018)

INTRODUZIONE

“Il mio primo contatto con la Storia del Carmelo Teresiano ebbe luogo nel 1948, quando accompagnai fra’ Gioachino, Carmelitano Scalzo in carne ed ossa, nel suo compito di raccogliere elemosine per la manutenzione del collegio di Villafranca. E quell’incontro si rivelò così positivo che gli confidai il mio desiderio di diventare come lui. Egli prese nota sulla sua agenda e, pochi mesi dopo, mi arrivò la lettera ufficiale di ammissione al collegio preparatorio di Amorebieta.
Nel 1950 passai per il terzo corso a Villafranca di Navarra dove il P. Antonio Maria ci impartiva classi di Storia dell’Ordine, raccontandoci le  avventure dei primi eremiti del Monte Carmelo. Quando venne in visita il padre Silverio di Santa Teresa gli offrimmo una serata letteraria e a me toccò recitare a memoria i capitoli delle Fondazioni in cui la Santa parlava di quella di Duruelo.
Più tardi, già novizio a Larrea, neoprofesso a Markina e filosofo a Vitoria, ascoltai nel refettorio, durante cinque anni, la Historia del Carmen Descalzo en España, Portugal y América, del padre Silverio di Santa Teresa. La prima spiegazione sistematica della Storia dell’Ordine la ricevetti dal padre Antonio Stantić, nel Teresianum, durante il corso accademico 1960-1961. Nel 1962 mi iscrissi alla Facoltà di Storia Ecclesiastica dell’Università Gregoriana.
Come argomento della mia tesi dottorale, diretta dal padre Riccardo García Villoslada, scelsi il significato storico di un gesto di Anna di Gesù (Lobera), discepola di santa Teresa di Gesù e di san Giovanni della Croce, per conservare intatte le Costituzioni che lasciò in eredità alle sue figlie la Madre Fondatrice, cioè, il suo ricorso alla Sede Apostolica chiedendo la conferma delle Costituzioni di Santa Teresa, ed il conseguente processo, infruttuoso, davanti a Filippo II, per obbligare il Vicario Generale dell’Ordine, fra’ Nicolò di Gesù Maria (Doria), a sottomettersi alla decisione pontificia.
Anna di Gesù ottenne da Sisto V nel 1590, la conferma delle Costituzioni di Santa Teresa ma il suo superiore religioso, non contento di rifiutare l’approvazione pontificia, castigò severamente la madre Anna. Su questo fatto sono arrivate fino a noi due versioni differenti: mentre alcuni autori affermano che il gesto di Anna di Gesù, ispirato alla sua fedeltà alla madre Fondatrice, fu ingiustamente punito dal padre Doria, altri ritengono che la condotta di Anna di Gesù meritò, per la sua imprudenza, la penitenza che le fu imposta”. (Continua)


“Questo giovane sacerdote, con una brillante carriera universitaria e pratico della vita di orazione, fu per la madre Teresa un dono della Provvidenza: “Se io avessi voluto chiedere a Sua Maestà una persona che mettesse in ordine tutti gli affari dell’Ordine in questi inizi, non sarei mai riuscita a chiedere tanto quanto Sua Maestà ci ha dato al riguardo”. Ma, come abbiamo visto nel capitolo precedente, non tutti gli scalzi mostrarono lo stesso entusiasmo nei suoi confronti. Ricordando le lunghe conversazioni avute con la Madre nel loro primo incontro a Beas, Gracián dice che parlarono”...

                           A TU PER TU CON TERESA
Sul modo di proceder nella vita
spirituale, sul come rafforzarla
sia nei conventi che nei monasteri
avemmo un dolce scambio di vedute.
Mi volle sottoporre ad accurato
esame sovra quanto io sapessi
riguardo a questi punti vuoi per scienza
e soprattutto vuoi per esperienza.
Pur lei mi seppe tutto palesare
quanto avesse al riguardo maturato.
Conobbi nei dettagli la sua vita,
lo spirito e i programmi ancor in mente.
Come non rimanerne conquistato?
Fu tal la contentezza che da allora
non intrapresi nulla d’importante
senza ricorrer prima al suo consiglio!
(Milano 15-1-2020), Padre Nicola Galeno

“Il magistero della madre Teresa, di indiscussa autorità per le sue figlie e per i suoi figli, aveva secondo Gracián un valore universale, come dimostra in una dotta dissertazione sulla legittimità del magistero femminile nella Chiesa, che conclude con queste parole”...
P. GRAZIANO E S. PAOLO
Riguardo al magistero di Teresa
mi par di poter dire con franchezza
che quando vuol l’Eterno in una donna
infondere sapienza celestiale
e i suoi confessori e superiori
le impongono di scriver quanto appreso
per tanto altrui profitto spirituale,
non contraddice quando dice Paolo
sul femminil silenzio nella Chiesa. 

“Anche se raccogliessimo tutti gli elementi disseminati nei suoi scritti, difficilmente arriveremmo a una descrizione più completa del vero spirito di quella che lo stesso Gracián ci lasciò in una lettera scritta da Roma a sua sorella Maria di San Giuseppe, priora di Consuegra, il 10 marzo 1600. Probabilmente si trattava dello schema che aveva preparato per la redazione di uno dei suoi libri”...
                             LE QUATTRO PERFEZIONI
Cara sorella, tu mi chiedi un breve
riassunto della vera perfezione.
A detta del Signor Gerusalemme
verrà riedificata sovra pietre
squadrate. Per me queste sono solo
alme perfette, che sanno intonare
musica celestiale per il Cristo
con la pura coscienza, l’umiltà,
l’amor di Dio e quello dei fratelli.
E queste quattro cose tra di loro
debbon avere tale consonanza
che la mancanza dell’una fa sì
che il vero spirito diventi falso.

 “Abituato fin dalla giovinezza all’esercizio della meditazione, per tutta la sua vita dedicò come minimo tre ore al giorno all’orazione, prolungandole quando le sue occupazioni lo permettevano. Tra i suoi propositi aveva annotato”...
PROPOSITO
 M’impongo la lettura quotidiana
di tre capitoli almen della Bibbia
indipendentemente dalle molte
occupazioni. Debbo ritenerla
come una devozione obbligatoria,
che porta alla sua piena conoscenza.
“La sua intensa vita di orazione mantenne sempre vivo in lui lo zelo per le anime e lo portò a difendere con tenacia l’ideale missionario a cui dovevano servire da preparazione le austerità della vita religiosa e le fatiche dello studio”...
                             QUANTE DISPUTE INUTILI!
 Si perde tanto tempo nelle scuole
teologiche scordando quanto dice
Sant’Agostino sulla teologia,
che deve come sua finalità
accrescer, aumentar, fortificare
la cattolica fede. Se non scende
poi alla pratica perché si possa
nei cuori d’essa sprovvisti piantarla,
sappiate dirmi voi a cosa serva...
Inutil allenarsi con la scherma
se poi la spada non si vuol sguainare!
I dotti della Chiesa debbon dare
come prescrive il Cristo il nutrimento
necessario a ciascuno. Perché mai
tanti bambini chiedon del Vangelo
il pan e non v’è chi glielo fornisca?

“Non ho mai visto tanta perfezione congiunta a tanta dolcezza”, esclamò santa Teresa dopo il suo primo incontro con Gracián. E la dolcezza e la discrezione, come metodo più adatto a condurre le anime a Dio, fu una delle convinzioni che Gracián difese per tutta la vita, non stancandosi mai di inculcarlo e di affliggersi per i danni che vedeva susseguirsi in molte anime guidate con eccessivo rigore”...
DOLCEZZA E DISCREZIONE
“Non ho mai visto tanta perfezione
ad altrettanta dolcezza congiunta!”.
Così Teresa concluse quel primo
incontro con Gerolamo Graziano.

“Indubbiamente il suo sogno era che le anime spirituali assomigliassero alla madre Teresa, la cui immagine, nel 1611, ricordava così...”.
CHI ERA TERESA DI GESÚ
 Bellissima era l’indole, di tale
mitezza e gradimento che chiunque
con lei parlasse sempre rimaneva
affascinato. Le voleva bene!
Del resto non poteva sopportare
l’aspro e sgradevole comportamento
di certi santi arcigni che così
finiscono per rendere se stessi
detestabili e pur la perfezione… 

“Incline per natura alla sincerità e alla semplicità, e allergico, potremmo dire, alle “esteriorità sole senza spirito” proprie del fariseismo, il padre Gracián propose sempre come meta la crescita nella carità e nell’umiltà, subordinando alla crescita di queste virtù tutti i mezzi ascetici e tutte le leggi e i consigli...”
CASTIGO E CARITÀ
Se col castigo davver aumentasse
l’Amor di Dio e del prossimo pure,
ben venga quel castigo, ma ripeto
che se si toglie qualcosa all’Amore
il tutto è condannato al fallimento.
Molti s’ingannano su questo punto:
voglion guardar la legge seccamente
senza che l’animi la carità!
“Anche se molti mi consigliavano di procedere con rigore, castigando le colpe e togliendo loro i conventi per darli agli scalzi – dice parlando della sua visita ai calzati – , mi è sempre parso più opportuno istituirvi gli studi in cui si occupassero i giovani, poiché le lettere sono un buon mezzo per la virtù”...
INCREMENTO DELL’ORDINE
 Ti debbo ringraziar, cara Teresa,
per il suggerimento di fondare
dei Seminari preferibilmente
nelle città che son avvantaggiate
dalla presenza d’Università.
Buoni soggetti là posson entrare.
Basti guardare questa strategia
usata dagli stessi Gesuiti! 
(Milano 16-1-2020), Padre Nicola Galeno
.....................................
(Milano 4-2-2020), Padre Nicola Galeno

lunedì 19 settembre 2016

Avviso ai visitatori

Su suggerimento di P. Nicola Galeno ocd, vi informo che da oggi, per chi desidera seguire Elena Rocca e Padre Gerolamo Graziano, ho creato due etichette, che troverete alla destra della home page (pagina iniziale) sotto le diciture ELENA ROCCA e PADRE GEROLAMO GRAZIANO. Chi invece volesse seguire tutte le pubblicazioni di Padre Nicola, non ha che da cliccare sull'etichetta (sempre nell'elenco delle etichette in prima pagina) il suo nome, ovvero Padre Nicola Galeno. 
Ci sembra che in questo modo possiate più agevolmente cercare quanto desiderate.
Buona lettura!
Danila Oppio



Padre Gerolamo Graziano della Madre di Dio (1545 - 1614)

Padre Gerolamo Graziano della Madre di Dio (1545-1614)

DIVAGAZIONI SU DI UN 4° CENTENARIO IN SORDINA (47)





ILLUMINAZIONI INTERIORI (03)

   C’è il detto: tutti i Salmi finiscono in gloria. Ma come finisce allora questo Diario tanto affascinante che ci ha fatti entrare nel vivo dell’ultimo quarto di secolo del 1500? L’immagine è quella del caro Confratello più carico di un somaro insieme al suo umile accompagnatore, essendosi azzoppati i muli nell’attraversamento di un ponticello pericolante. L’altro imprecava contro i diavoli che avevano orchestrato l’incidente; gli stessi che la notte prima lo avevano sbattuto giù dal letto... “Io però lo rimproverai per queste bizzarrie, invitandolo a mettersi sulle spalle sella e bisacce, mentre io mi caricavo tutto il resto delle mercanzie con molta fatica, perché dovemmo fare a piedi e sotto la pioggia più di tre leghe con tutto quel carico”.

Caro P. Gerolamo Graziano, non sono nulla quei chilometri fatti in mezzo al fango rispetto ai quattro secoli occorsi prima che tu venissi riscoperto, almeno da noi italiani. Ti siamo grati per averci svelato aspetti ignoti della fisionomia spirituale della nostra S. Madre Teresa, infondendo nel nostro spirito l’anelito di spenderci sempre e soltanto per la gloria di Dio.

 Con questo 16° Dialogo si chiude il tuo Diario (Peregrinazione di Anastasio).


Cirillo. – Allora ascolta quanto io conservo scritto di pugno dalla madre Caterina di Gesù, fondatrice del monastero di Beas, una delle maggiori sante dell’Ordine e che ha goduto più favori soprannaturali. In alcune sue lettere dice testualmente quanto stava sperimentando:
   “Stavo ascoltando messa e raccomandavo a Dio V. R. e le fondazioni. Mi parve che la santa Madre dicesse di riferirgli che non si separasse dal suo dito, e che non lo desse a nessuno finché fosse vivo, perché le sarebbe stato utile per aiutarlo nelle fondazioni ed in cose personali di V.R. proteggendolo ed aiutandolo alla virtù. La cosa fu talmente chiara, che mi sentii ansiosa di avere anch’io un’altra reliquia della nostra (Santa) Madre”.

   Anastasio. – Occorrerebbero molte risme di carta per narrare tutto quanto mi è capitato con questo dito che tagliai più di ventisette anni fa e porto con me. Ma va’ pure avanti.
  
Cirillo. – Nel medesimo quaderno dice:
   “Per V.R. mi disse che riguardo alla pena che sente quando lo criticano di alcune cose, per esempio: che viene meno al suo compito perché è remissivo nel castigare, è troppo blando e gli manca brio per fare il prelato, che questo non gli dia pena, sebbene lo dicano, e non si affanni in cambiare la sua indole e modo di procedere, perché più facilmente si commetteranno errori che indovinare le cose; vada sempre avanti con l’abituale timor di Dio, perché in siffatta maniera si servirà molto Nostro Signore e si ricaveranno grandi guadagni; che lo prendano pure come vogliano. Per quanto concerne i castighi, scelga quello che più si avvicina alla carità ed al perdono, perché questo è il modo di fare di Dio, e con meno pubblicità e più segretezza nelle cose che riguardano il prossimo”.

  -  Nelle prediche si insista molto perché le confessioni siano ben fatte, perché questa è una cosa molto importante: infatti nulla brama tanto il demonio quanto di mescolare il veleno con la medicina.
   - E’ una cosa bruttissima che i confessori raccontino cosa alcuna di quanto avvenga in confessione: non si deve né raccontare né trattare sia il male che il bene appreso in confessione.
- Si ponga un freno al parlar male delle beate, perché ne esistono molte fra loro che sono anime molto gradite a Dio.
- Uno non disapprovi lo spirito col quale procedono gli altri: tutti possono azzeccare, ciascuno nel suo genere; sono molti i danni generati da questa critica vicendevole.
- Il Prelato non creda alla leggera a qualsiasi cosa scritta o detta riguardo alle mancanze dei propri sudditi; cerchi piuttosto di sospendere il giudizio finché non si sia ben informato.
- Si sforzi di introdurre in tutti i conventi la mentalità che non bisogna ricercare il benessere temporale alla stessa maniera dei secolari: si fidino di Dio e vivano nel raccoglimento, perché sovente accade (col pretesto del sostentamento della casa o del profitto delle anime) che si finisca poi per introdurre un’eccessiva comunicazione coi secolari con grande danno per gli spiriti.
- Il Prelato cerchi di acquisire per sé stesso e lo insegni ai suoi sudditi, che quando c’è da prendere una qualsiasi decisione grave, si ponga dapprima nel raccoglimento della preghiera, perché da questo comportamento escono solitamente dei buoni effetti.
- Il Prelato cerchi di fare il possibile per trovarsi presente alle fondazioni, e questo è importante per molte ragioni: tra le altre, per ovviare all’inconveniente che ne segue quando i sudditi fanno una fondazione: sono soliti infatti prendere proprietà delle case che fondano; capita perciò che nascano delle controversie e divisioni nelle quali si perde tempo, essendoci molte teste.
   - Nei nuovi monasteri di monache da fondare porti come priora colei che ha esperienza di governo (anche prendendola da un altro monastero), perché chi non ha quest’esperienza farà meno danno in un monastero già fondato che in uno da fondare ex novo.
   - La superiora da mettere nel monastero sia la più obbediente al Provinciale, perché così la casa farà progressi nell’obbedienza.
   - Insegni alle priore come allevare le proprie suddite staccate da tutte le cose esteriori ed interiori, e lo sia lei pure, perché sono spose di un così grande re come il Cristo.
   - Il Prelato non vada a fondare monasteri di monache senza avere alcun principio di sostentamento: le monache entrando non debbono aver molto bisogno dei secolari in modo da salvaguardare la stima dell’Ordine.
    - Cerchi di visitare personalmente i conventi e nel caso dovesse inviare qualcuno al suo posto, questa sia una persona umile, di esperienza e di spirito; deve stimare molto il Prelato, perché se non è, vorrà introdurre nuovi modi di governo, donde scaturisce un gran danno per l’Ordine.
   - Dovunque si trovi, il Prelato lodi la penitenza e riprenda gli eccessi nel vitto: purché non si danneggi la salute, la penitenza, l’austerità ed il disprezzo di sé aiutano sempre molto lo spirito.
   - E’ bene che non ci siano rielezioni di priori nei conventi di frati: anche se a volte è necessario rieleggere quanti hanno esperienza, la cosa più normale è che quanti sono stati Prelati tornino ad essere sudditi perché sappiano ubbidire ed umiliarsi, e grazie all’esempio di queste due virtù i fratelli ricavino un grande profitto; quando tornano ad essere rieletti, compiono ottimamente il loro ufficio.
   - Si osservi la norma che stabilisce gli esercizi spirituali ed il raccoglimento per alcuni giorni in vista del profitto delle anime.
   - Nel giorno del giudizio ai Prelati verrà richiesto un severo rendiconto, e molti di loro dovranno fare tanto purgatorio – ed alcuni di loro l’inferno – per i peccati altrui, anche se per i propri non vengono condannati

martedì 6 settembre 2016

Padre Gerolamo Graziano della Madre di Dio (1545-1614)

Padre Gerolamo Graziano della Madre di Dio (1545-1614)

DIVAGAZIONI SU DI UN 4° CENTENARIO IN SORDINA (46)





ILLUMINAZIONI INTERIORI (02)

   La vita somiglia a volte all’attraversamento di una grotta dal fondo molto scivoloso. Disponiamo purtroppo soltanto di una fioca lampada e l’uscita si sembra sempre più lontana. Quale sorpresa trovarvi al termine persone care che ci hanno seguito coi loro palpiti! Sentendo le loro confidenze abbiamo una strana sensazione: vedevano meglio loro stando fuori che non noi alle prese con quel buio fitto!

E’ ancora il 16° Dialogo del caro Confratello a consentirci tutte le citazioni.


Cirillo. – In un’altra lettera autografa la stessa Madre dice queste parole: “Tramite corriere scrissi la settimana scorsa, rispondendo a Paolo sopra la questione delle dicerie. Ne trattai con Giuseppe, che mi disse di avvisarlo che aveva molti nemici visibili ed invisibili e perciò stesse ben attento. Non vorrei pertanto che si fidasse troppo di quelli dell’Egitto (Vostra Paternità glielo dica) e neppure degli uccelli notturni”.
  
Anastasio. – La madre Teresa – usando un linguaggio cifrato – aveva dato ad Anastasio il nome di “Paolo”, ed a nostro Signore Gesù Cristo quello di “Giuseppe”, quando le diceva qualcosa in una rivelazione. Così pure chiamava i Calzati “quelli dell’Egitto” e le monache Calzate “uccelli notturni”.

L’origine di questa lettera si deve alla visita che stavo facendo alle monache Carmelitane Calzate di Paterna. Trovai che un frate aveva sollevato contro tre di loro una orribile falsa testimonianza. Per liberarle dall’infamia, che era sulla bocca di tutti a Siviglia, punii quel frate facendogli mettere addosso uno scapolare di strisce di diverso colore – come comanda la Costituzione –. In seguito, quelle stesse tre monache che avevo liberato dall’infamia, ed alcuni frati Calzati – tra quelli che avevo trattati molto amichevolmente e mi fidavo di loro – levarono contro di me terribili false testimonianze, inviando i processi al nunzio Sega, e da tutto ciò derivarono non pochi travagli per me.

   Cirillo. – Oh, mi venga Dio in aiuto! E con quanta ragione dice qui la Madre di non fidarti di “quelli dell’Egitto” (che erano i Calzati dell’Andalusia), né degli “uccelli notturni”! (che erano le Calzate di Paterna).
  
Spiegami anche queste parole che la stessa Madre dice in un’altra sua lettera autografa in mio possesso: “Stavo pensando chi dei due volesse più bene a Vostra Paternità: Io trovo che la signora donna Giovanna ha marito ed altri figli cui voler bene, mentre la povera Lorenza non ha altra cosa sulla terra all’infuori di questo Padre. Piaccia a Dio di conservarglielo, amen; io la consolo molto. Mi dicono che Giuseppe l’ha rassicurata di nuovo, e con ciò tira avanti, benché con travagli e senza sollievo per loro”.

 Anastasio. – In questa lettera la madre Teresa chiama se stessa “Lorenza”. E perché tu lo capisca sino in fondo, devi sapere che lei amò me tenerissimamente ed io lei più di qualsiasi altra creatura della terra. Dopo di lei viene mia madre donna Giovanna Dantisco, che mi voleva un bene superiore a quello verso gli altri suoi figli. Ma questo grande amore, che io portavo verso la madre Teresa e lei a me, è di un altro stampo di molto superiore a quello che abitualmente si trova nel mondo: quello è rischioso, imbarazzante, causando pensieri e tentazioni non buone che sconfortano e rendono tiepido lo spirito agitando la sensualità. Quest’amore invece che io portavo alla madre Teresa e lei a me, causava in me purezza, spirito e amor di Dio, ed in lei consolazione e sollievo dai suoi travagli (come mi disse sovente); e così, io non vorrei che nemmeno mia madre mi volesse più bene di lei. Benedetto sia Iddio che mi diede un’amica così buona!, che mentre lei è in cielo non si affievolirà quest’amore, e posso nutrire fiducia che mi sarà molto proficuo.

Ma guarda che cosa sono le lingue mordaci!, che per la grande comunicazione e familiarità che regnava tra noi due, alcuni maligni giudicavano che non fosse un amore santo. E se lei non fosse stata così santa com’era ed io il peggiore al mondo, di una donna sui sessant’anni così ritirata e onesta non c’era ragione per dei sospetti. Nonostante ciò, occultavamo questa amicizia così intima perché non venisse interpretata male.

   Cirillo. – Benedetto sia Iddio perché un’anima così santa ti ha tanto amato, ed aveva da parte di Dio l’assicurazione che non ti avrebbe tolto quella consolazione! Ma che cosa vogliono dire queste parole da me lette in un’altra sua lettera di sua mano?

   “Ritengo sia un grandissimo favore di Dio, che fra tante tempeste Paolo stia così forte per sì grandi decisioni, che una sola ora in un mese è tanto, avendo così tante occasioni per perdere la pace. Sia resa gloria a Chi glielo dà. Se porta a termine quel contratto, non v’è altro più da desiderare per la mia consolazione, perché tutti gli altri travagli debbono alla fine finire; e se non dovesse essere così, non ha importanza.

Vostra Paternità lo avvisi che io conserverò quella scrittura per chiedergli la parola qualora venisse meno. Viene a proposito per i timori nei quali mi trovo, perché tutta la mia pena è questa: che Paolo non faccia cosa in cui devii dalla volontà di Dio. Su questo, Giuseppe ha rassicurato molto Angela dicendo che va bene e meritando sempre di più”.
  
Anastasio. – Qui la madre Teresa di Gesù chiama se stessa “Angela”, il Cristo “Giuseppe”, e “Paolo” Anastasio E tu devi sapere che quando eravamo assenti, io le rendevo conto di tutto quanto passava nell’intimo del mio spirito e sovente glielo scrivevo in quadernetti che lei conservava. Quando mi vidi in mezzo a forti contrasti ed imbarazzi, il Signore m’infuse grandi propositi di fare lo stesso voto fatto a suo tempo dalla madre Teresa di Gesù, cioè di fare in tutto la cosa più gradita a Dio, e le diedi la mia parola che l’avrei osservato.

Mentre andavo indagando se fosse bene emettere questo voto, mi consigliarono di non farlo per evitare scrupoli, e che piuttosto lo proponessi con fermezza. Lo scrissi pertanto alla Madre come quando si stipula un contratto. Questi desideri di fare la cosa più gradita a Dio – anche a costo di perdere mille vite per esso – andava sempre più crescendo dentro di me. Intendo sia questo quanto dice la madre Teresa in questa lettera.

   Cirillo. – Ho visto molte lettere autografe della stessa madre Teresa legate in un libro di quattro dita di spessore. Di esse – quantunque ci fossero molte cose ancora da domandare – non voglio più trattare, perché voglio piuttosto una tua spiegazione su di un altro foglio della stessa santa Madre che dice queste parole:  “Me ne stavo un giorno con molto raccoglimento raccomando Eliseo a Dio. Intesi: ‘E’ un mio figlio veritiero, non mancherò di aiutarlo’, o una parola di questo genere che non ricordo bene”.

“La vigilia di San Lorenzo, dopo la comunione, si trovava la mia mente così disattenta e distratta, che non ero capace di niente. E cominciai ad avere invidia di coloro che vivono nei deserti, parendomi che essi, non vedendo né intendendo nulla, dovessero andar liberi da queste distrazioni. Intesi allora queste parole: « T'inganni molto, figlia; anzi, le tentazioni del demonio sono là più forti che altrove. Abbi pazienza, perché finché si vive, non c’è riparo».

Stando così, mi sentii improvvisamente raccolta, inondata nel mio interno di tanta luce da sembrarmi d'esser trasportata in un altro mondo. E si trovò lo spirito dentro di sé come in un boschetto o in un giardino molto delizioso, che mi richiamò alla mente ciò che si legge nei Cantici: Veniat dilectus meus in hortum suum. Vi scorsi il mio Eliseo, certo non di pelle scura ma con una bellezza insolita: sopra la testa aveva come una corona di fiori di diadema prezioso, mentre molte fanciulle camminavano innanzi a lui con in mano delle palme, tutte cantando lodi al Signore. Io non facevo che tenere aperti gli occhi per cercare di distrarmi, ma senza riuscirvi. Mi pareva che vi fosse una musica di uccelletti e di angeli, di cui l’anima godeva anche se io non la sentivo, ma lei rimaneva in quel godimento. Io osservavo che non c’era lì nessun altro uomo.

Mi fu detto: « Egli ha meritato di essere in mezzo a voi. E tutta questa festa che tu vedi ci sarà nel giorno che lui stabilirà in onore di mia Madre. Affrettati, se vuoi arrivare dove egli è ». Questa visione mi durò più di un'ora e mezza, senza potermi distrarre, e con grande gaudio, cosa differente da altre visioni. E quello che da questo ricavai fu più amore per Eliseo e tenerlo più presente in quella bellezza. Ho avuto paura se fosse tentazione, giacché immaginazione non fu possibile”.

   Anastasio. – Anch’io temo che questa potesse essere un’illusione del demonio, perché conosco molto bene quanta differenza vi sia tra la mia anima e spirito e quello della santa madre Teresa e come io sia cattivo. Quello che potrei dire con certezza in questo caso è che nessuno ha desiderato così tanto il profitto ed il bene delle religiose Carmelitane Scalze come me, e neppure ha patito al pari di me perché perseverassero nell’osservanza della Regola e Costituzioni con le quali la santa Madre le aveva fondate e perché non le cambiassero i Prelati che dopo di me le governarono. Quanto dice a proposito della festa della Vergine Maria penso si debba al fatto che io cercai di istituire in tutti i conventi la festa della Presentazione della Madonna in memoria del favore fattomi dal Signore nel giorno della presentazione del Breve ai frati Calzati a Siviglia quando – come ho già detto – mi vidi nel pericolo maggiore sino allora sperimentato.

*    *    *

Altre visioni di altre monache sante

   Cirillo. – Altre serve di Dio dotate di grande spirito scrivono di propria mano cose che mi piacerebbe domandarti. E la prima sia la madre Maria di san Giuseppe, priora di Lisbona, che in un quadernetto dice queste parole:   
“Dopo che catturarono nostro Padre mandandolo prigioniero a Madrid, mentre stavo in orazione, vidi un grosso serpente con sette teste, ed il Padre che, con le mani giunte ed il viso rivolto al cielo, si stava sollevando così in alto che non potevano raggiungerlo tutte quelle teste che con la bocca spalancata gli andavano dietro. Mi pare che lui venisse portato in una città molto risplendente, mentre le teste di quel serpente andavano disfacendosi ad una ad una; rimaneva soltanto il corpo senza testa, ciò che abbiamo già visto adempiuto. Quando vidi che portavano il Padre in quella città, io mi rattristai, perché pensai che dovesse morire prima di uscire da quel carcere, e che quella città fosse il cielo”.
  
Ed aggiunge: “Stando un giorno afflitta per la terribile sentenza emessa contro quel Padre innocente e santo, il Signore mi fece capire che mediante l’abito dei Padri Calzati Lui gli avrebbe restituito l’onore innalzandolo ad un grado che non immaginavamo. Avvenne questo in (di) maniera tale che mi scomparve tutta quella pena, e mai più l’ho avuta per le sue vicende; e rimasero tali effetti nell’anima, che in ciò non ho alcun dubbio.
  
   Anastasio. – Questo serpente dalle sette teste dovette significare la Consulta con i suoi sette definitori. Ed è nelle stesso tempo meraviglioso e spaventoso che mentre io pativo e restavo prigioniero nella terra dei turchi, prima ancora che io prendessi l’abito dei Calzati, morissero quasi tutti questi Padri che emisero la sentenza. Il governo della Consulta continuò ad esserci, non però come prima. Ho poi sperimentato che con l’abito dei Calzati il Signore mi ha utilizzato in cose importantissime del suo servizio.

   Cirillo. – Simili a queste parole sono quelle che scrisse la madre Anna di san Bartolomeo, compagna della madre Teresa. Suonano così:
   “Mentre lui si trovava in carcere dopo essere scaduto da Provinciale, vide un agnello che veniva cacciato fuori dall’ovile da molti lupi, finendo in mani di altri nemici, ma che Nostro Signore lo tirava fuori, gli ridava l’abito e lo faceva emergere su tutti”.
  
Un’altra monaca ebbe molte prove della sua liberazione e del suo ritorno nell’Ordine. Ad un’altra Nostro Signore confidò molte parole dicendo che avrebbe favorito il suo servo prima che giungesse l’ora della sua morte.
  
In un quaderno scritto dalla madre Maria di san Giuseppe [Dantisco], priora di Consuegra, sono scritte queste parole:
  “In quei giorni, mentre la madre Anna di san Bartolomeo entrava in una grotta che avevamo là a Madrid, vide una moltitudine di demoni che stavano facendo un gran fracasso lì dentro con delle lettere”.
  
Anastasio. – Mi hanno raccontato molte cose che sono capitate a quest’Anna di san Bartolomeo riguardo alle mie vicende. Ma queste lettere o dispacci della grotta debbono significare la moltitudine di processi che si scrissero contro di me. Venni poi a sapere che il Padre fra’ Elia di san Martino, da Generale dell’Ordine, li bruciò perché venissero dimenticate tutte quelle calunnie.

   Cirillo. – La stessa Maria di san Giuseppe [Dantisco] scrive di suo pugno quanto segue:
   “Una religiosa molto credibile – che è già morta (Maria della Natività) – mi raccontò di aver sentito da una certa persona spirituale e addentro in molti dettagli dell’orazione (Anna di Gesù) che mentre lo stava raccomandando a Dio alcuni anni prima che finissero i travagli di Madrid, lo vide in figura di stella molto risplendente    e lo facevano passare da un posto all’altro dicendo: ‘Tanta luce dà qui questo, come là’. Questa sopraddetta persona disse alla religiosa: ‘Annoti e si ricordi di ciò per i tempi avvenire, perché non so cosa possa capitare a questo Padre’.
  
Anastasio. – Dio può benissimo far sì che si produca tanto frutto con un abito come con un altro, come ho visto per esperienza.

   Cirillo. – E la stessa Maria di san Giuseppe aggiunge nel medesimo quaderno:

“Anche il dottor Bernabé del Mármol mi disse che passando da Alba quando cominciavano le sommosse di Madrid, una religiosa molto serva di Dio del nostro monastero delle Scalze aveva cercato in tutti i modi di parlargli. Essendoci finalmente riuscita, gli disse che voleva soltanto far avvisare Anastasio di tenersi pronto a patire tre grandi travagli che presto gli sarebbero capitati; sebbene lui avesse molto desiderato patire, mai avrebbe previsto questi. E così fu: la privazione dell’abito, i travagli a Roma col Pontefice e la prigionia. Così il dottor Mármol capì che queste tre cose erano proprio quelle dette dalla religiosa”.
Seppe anche dal Padre Giovanni Diaz, discepolo del Padre maestro Avila, che proprio allora stava dicendo messa e raccomandando il Padre a Dio, perché soffriva a vederlo in mezzo a tanti travagli. Nostro Signore gli disse queste parole: ’Lascia che faccia il pieno di travagli, perché è questo che lui desidera e lo fa contento’.
  
Anastasio. – Questo Padre Giovanni Diaz fu un gran servo di Dio e di molta orazione, nipote del Padre maestro Avila, al quale rimasero tutti i suoi scritti, facendo stampare l’Audi filia (Ascolta, figlia) ed altri libri. L’espressione “lascialo fare il pieno di travagli” corrisponde a verità, perché proprio quando quelli si facevano più pesanti, mi venivano in mente queste parole che Geremia dice del Cristo: Saturabitur opprobriis, e queste mi erano di grandissima consolazione.

   Cirillo. – Nello stesso quaderno la stessa Madre aggiunge queste parole:
   
“Un Padre dei nostri Scalzi mi raccontò che all’epoca della persecuzione dei Calzati, andando lui come compagno di V. R. e afflitto nel vederlo perseguitato, si sentì dire da V. R. : ‘Fratello, si abbatte per questo? Maggiori travagli dovrò sopportare dai miei stessi Scalzi nel corso del tempo, che questi sono un niente’. E replicando lui: ‘Com’è possibile, Padre, che glieli diano i suoi stessi figli?’, V. R. gli disse che gliel’aveva detto la nostra santa Madre e pertanto la riteneva una cosa certa”.
    
Nel medesimo foglio si aggiunge che “Una religiosa era molto angosciata per i travagli del Padre e si lamentava con Nostro Signore perché permetteva ciò facendo perdere all’Ordine un tal Padre. Sua Maestà le fece intendere che tutto sarebbe andato bene e che avrebbe ricevuto grandi frutti da quelle infamie. Lui stesso farebbe capire ancora di più a tutti il suo valore. Quando poi le giunse la notizia della sua prigionia a Madrid, seppur con grande fatica la medesima religiosa lo stava raccomandando a Dio nel giorno della martire santa Caterina. Le parve di vedere la Madonna con ai suoi piedi il suddetto Padre: lei lo stava proteggendo. Le disse: ‘ Tu lo vedrai presto nell’Ordine’. E rimase così consolata e certa di ciò che, quantunque dicessero che c’erano tante difficoltà per la sua liberazione, sperò sempre di vederlo libero e con l’abito della Madonna del Carmine, come di fatto lo vide”,etc.

   Anastasio. – Grandi sono i beni e favori ricevuti stando ai piedi della Madonna: su di loro ho messo la bocca ed il cuore. Pensavo al fatto che il suo dito pollice per me significa e ricorda il grande potere che la Vergine detiene, superiore a quello di qualsiasi creatura; l’indice la sua sapienza, il medio la sua bontà e rettitudine, il cuore la sua misericordia ed il mignolo la sua umiltà. Ebbene, questo genere di orazione mi ha arrecato grandi frutti durante molti anni, e mi è piaciuto ascoltare questa relazione di questa serva di Dio.

*    *    *
   Cirillo. – Conservo molte altre cose autografe delle religiose più sante dell’Ordine, ma non te le voglio dire, perché la maggior parte di loro non parlano delle tue vicende personali, ma degli avvisi che la madre Teresa di Gesù ha detto loro durante l’orazione raccomandandosi che ti venissero riferite per il bene dell’Ordine o profitto delle anime.
  
Anastasio. – Non fai bene a tenermele nascoste: le ascolterò più volentieri delle precedenti. Quelle che parlano bene di me le ritengo un inganno, secondo quelle parole dello Spirito Santo (che è la veritiera e sicura rivelazione): Popule meus, qui te beatum dicunt, ipsi te decipiunt: Popolo mio, chi ti chiama buono ti inganna; gli ammonimenti della madre Teresa, quando fornisce insegnamenti, sono di maggior frutto.

(Continua)

Padre Nicola Galeno della Madonna del Carmine, ocd

Parma 2-4-2014

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