AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare
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venerdì 11 aprile 2025

SANTA MADDALENA DI CANOSSA (1774 - 1835) ciclo e didascalie poetiche di Padre NICOLA GALENO OCD






              LA FONDATRICE: CROCIFISSO ED                                                              ADDOLORATA   1528

O Cristo, che ti spogli sulla Croce

di tutto tranne dell'immenso Amore,

tu vedi il nostro cuore desolato

e vuoi donargli Madre insuperata

perché sappia lenire del dolore

e della morte quell'orrendo schianto...

(Oita 11-1-1995), Padre Nicola Galeno


SORRISI FORZATI    1529

Aprendo gli occhi miei a questa terra,
mi sembra d'incontrare dei sorrisi
forzati, quasi fossi non gradita...

Un cuore bisognoso, come il mio,
d'affetto si ribella inconsciamente
e cerca con la forza quanto vuole.

Poi sopravviene il lutto che mi svela
ogni caducità ... Confusamente
nel cuore si fa strada il desiderio
d'appartenere all'unico Signore
capace d'un Amore sempiterno!

(Oita 12-1-1995), Padre Nicola Galeno


MAMMA   1530

Mamma, tu lasci presto i tuoi fringuelli
in questa gabbia piena di ricordi!
Tu cerchi libertà ... Rimango preda
di tanta solitudine interiore.

Conserverò nel cuore il tuo sorriso
tenue come di luna timorosa,
che mai s'azzarda a dir le sue ragioni...

(Oita 12-1-1995), Padre Nicola Galeno


LA  PROVVIDA  SVENTURA 1531

Casa patrizia, sfoggi tanta gloria
a chi contempla il viso tuo radioso!
Eppur fra le tue mura si consuma
il dramma d'una bimba che rifiuta
d'essere marionetta del futuro...

Passano tristi gli anni nella lotta
contro doppiezza e sfarzo. Già sfiorisce
l'adolescente in mezzo a quei malanni,
che sembrano additare ormai la tomba...
Risorge nel dolore la speranza!

Quella materna mano di Maria
le scopre gli orizzonti consolanti
di vita tutta spesa nell'amare
il volto sofferente del Figliolo!

(Oita 12-1-1995), Padre Nicola Galeno


LA MARCHESINA     1532

Passa la Marchesina!
E' bella la fanciulla,
che sa donar qualcosa
Più valido del soldo...

Lo sguardo è profumato
di Cielo e la sua mano,
quando accarezza, lascia
tocco di nostalgia.

Ci sembra di sentire
su questa terra triste
il soffio dell'Amor! 

(Oita 12-1-1995), Padre Nicola Galeno


DIETRO  LE  GRATE   1533

Dov'è la Marchesina?
Da tempo non si vede...
Ci manca per le strade
quell'unico sorriso
capace d'attutire
monotono squallor!
*
La Marchesina è dietro
le grate del Carmelo,
rinchiusa nel silenzio
orante... Sei felice
davvero, Marchesina?
Dicci la verità ! 

(Oita 12-1-1995), Padre Nicola Galeno


ADDIO   1534

Casa paterna, addio!
Il mondo ha perso ormai
il fascino per me...
*
Di questa terra i grandi
Vengono a dimorare
ancora presso te.
*
La scelta del mio cuore
sui piccoli, che affollano
le strade, sol cadrà !
*
Quante sventure porta
la guerra! Questo cuore
tutto si vuol donar!  

(Oita 12-1-1995), Padre Nicola Galeno


SOGNO  O  VISIONE ? 1535

Nella Venezia, preda ancor dei sogni
di glorie secolari, un ampio prato
vede di sei fanciulle il dolce incontro
con la celeste Mamma! Il lor vestito 
- un abito marrone con la cuffia, 
la medaglietta dell'Addolorata -
parla segretamente a questo cuore...
*
La Vergine accarezza due fanciulle.
Indi le porta seco in una Chiesa,
quando della Dottrina scocca l'ora,
e ve le lascia sole ad insegnare...
(continua)


Ritorna a prelevare due fanciulle,
menandole nel mezzo d'una folla
di povere ragazze abbandonate
perché su tutte sappiano curvarsi
col più materno affetto ed educare...
*
L'ultime due fanciulle trepidanti
aspettano il ritorno di Maria.
Dove le porterà ? Nelle corsie
d'un Ospedale, zeppo d'ammalate
cui mancan la parola di conforto
e della fede il valido sostegno...
Sorride soddisfatta la celeste
Mamma, che benedice le figliole.
*
Tutto scompare! Restano nel cuore
una profonda pace e sicurezza:
nitida ormai compare la mia via
su questa terra, grazie a quelle Mani,
che sempre toccan tutto con Amore!

(Oita 12-1-1995), Padre Nicola Galeno


Ciclo sull’Istituto Barbara Melzi di Legnano (MI)


LA VERGINE CON LA FONDATRICE E BARBARA MELZI  101.800

Vergine, ti fa tanta tenerezza
l’avviluppare col celeste manto
la Fondatrice e la figlia diletta.

Seppero spendere sempre se stesse
per educare povere fanciulle,
facendo loro amar Cristo Gesù!

(Legnano 21-10-2020), Padre Nicola Galeno

Ciclo su Fiori dedicati alla Fondatrice ed alla figlia diletta Barbara Melzi



Fiore, quanto vorrei

che il mio povero cor

spasimasse per Cristo



Fiore, quanto vorrei

che il mio povero cor

rifulgesse per Cristo!


(Legnano 10-4-2025), Padre Nicola Galeno



INFIORATA PER LA FONDATRICE 133.895


Fiore, quanto vorrei

che il mio povero cor

avvampasse per Cristo!




Fiore, quanto vorrei

che il mio povero cor

avesse il tuo candore!


(Legnano 10-4-2025), Padre Nicola Galeno

sabato 8 marzo 2025

CICLO SULLE VETRATE DELLA CHIESA DEL MONASTERO DI PARMA - foto e didascalie poetiche di Padre NICOLA GALENO OCD


Ciclo sulle vetrate della Chiesa del Monastero di Parma


VETRATE   11688

Vetrate dove l’occhio si ritempra

trovando la sì dolce compagnia

d’anime innamorate del Signore...

(Parma 5-11-2008), Padre Nicola Galeno

MATER CARMELI    11692

La Madre del Carmelo mostra in seno

il Figlio dell’Eterno, vera Luce,

che schiude a noi le porte del suo Regno...

LA SANTINA    11693

Teresa, tu continui a vellutare

con petali fragranti il Crocifisso

col quale vivi sempre in sintonia...


S. ELISABETTA DELLA TRINITA’   11694

Elisabetta dallo sguardo assorto,

perennemente vivi nel mistero

di quella Trinità che ti rapisce...

S. TERESA D’AVILA    11696

Mentre la navicella della Chiesa

pare sfasciarsi, sorge questa donna

che irrompe con la forza del Signore...

S. TERESA BENEDETTA (EDITH STEIN)     11698

Fu tutta la tua vita una ricerca

appassionata dell’eterno Vero,

dal sangue del martirio suggellata...

S. TERESA MARGHERITA REDI    11702

Tu di Toscana bella sei quel fiore

che lungi dallo sguardo dei profani

sa compiacere quello del Signore...

LE 16 SANTE MARTIRI DI COMPIÈGNE    11703

Nella gremita piazza di Parigi

entrate salmodiando per unire

a quello dell’Agnello il vostro sangue...

S. MARIA DI GESU’ CROCIFISSO   11704

Fiore gentile della Palestina,

sei lieto di sbocciare nella terra

che vide l’apparire del Signore...

S. TERESA DELLE ANDE   11706

Attonite contemplano le Ande

il ritmo inusitato di colei

che nell’ascesi avanza con ardore...


B. MARIA CANDIDA DELL’EUCARISTIA    11707

Davvero l’eucaristico mistero

seppe coi suoi cocenti raggi dare

calore insuperato all’esistenza...


(Parma 6-11-2008), Padre Nicola Galeno

 Se digitate

www.carmeloveneto.it

troverete le biografie di queste altre Beate,

non istoriate nella vetrate parmensi:


B. ANNA DI S. BARTOLOMEO


B. MARIA DI GESU’


B. MARIA DELL’INCARNAZIONE


B. MARIA DEGLI ANGELI


B. TERESA MARIA DELLA CROCE


B. FRANCESCA DI AMBOISE


B. ELIA DI S. CLEMENTE


.....................................................

(Legnano 8-3-2025), Padre Nicola Galeno


mercoledì 26 luglio 2023

L'IMMACOLATA CON S. ANNA E S. GIOCCHINO - lirica di P. NICOLA GALENO OCD


 Cogliamo l'occasione per augurare buon onomastico  a tutte coloro che  portano  il nome di Anna e a coloro che si chiamano Gioacchino

martedì 28 marzo 2023

13 martedì sant'Antonio 2023- Terza video-meditazione



Ciao Danila,

con la video-meditazione di oggi, riflettiamo insieme a padre Antonio Ramina, Rettore della Basilica, sul significato della parola gentilezza.

Cosa significa agire con gentilezza? Sant'Antonio, nei suoi scritti, ci spiega che nella nostra quotidianità dobbiamo esprimerci con l'umiltà di Gesù: con affidabilità, con pazienza e con misericordia; perché il Signore non sta nel fuoco o nel terremoto, ma in una brezza leggera.

Anche se di questi tempi sembra non andare più di moda, dovremmo coltivare lo stile della gentilezza, per guardare all’altro con apertura di cuore, per essere più accoglienti, soprattutto con chi è più bisognoso.

La gentilezza è segno di forza e grandezza interiori: rende giustizia a chi è più fragile, a chi ha bisogno di noi. Dona pace a chi la offre e a chi la riceve.

 

Buon cammino!

Pace e bene!










Padre Giancarlo Zamengo
P.S. Se vuoi approfondire le riflessioni settimanali puoi scaricare gratuitamente il libretto «13 martedì - Con sant'Antonio sui sentieri della Pace», in formato pdf.
 




Per scaricare il file pdf della tredicina cliccate sul link sovrastante. 


mercoledì 23 novembre 2022

Ciclo sulla vita di S. COLOMBANO (Tele di Felice Vanelli) didascalie poetiche di P. Nicola Galeno OCD









 
Questo Santo non è molto conosciuto dai più, ricordo che c'è una località che porta il suo nome: San Colombano al Lambro, per il resto, ho voluto aggiungere alle splendide immagini e relative poesie di P. Nicola, la storia del Santo, narrata da Papa Benedetto XVI!



Il santo abate Colombano è l’irlandese più noto del primo Medioevo: con buona ragione egli può essere chiamato un santo «europeo», perché come monaco, missionario e scrittore ha lavorato in vari Paesi dell’Europa occidentale. Insieme agli irlandesi del suo tempo, egli era consapevole dell’unità culturale dell’Europa. In una sua lettera, scritta intorno all’anno 600 e indirizzata a Papa Gregorio Magno, si trova per la prima volta l’espressione «totius Europae, di tutta l’Europa», con riferimento alla presenza della Chiesa nel Continente (cfr Epistula I,1).

Colombano era nato intorno all’anno 543 nella provincia di Leinster, nel sud-est dell’Irlanda.

Educato nella propria casa da ottimi maestri che lo avviarono allo studio delle arti liberali, si affidò poi alla guida dell’abate Sinell della comunità di Cluain-Inis, nell’Irlanda settentrionale, ove poté approfondire lo studio delle Sacre Scritture. All’età di circa vent’anni entrò nel monastero di Bangor nel nord- est dell’isola, ove era abate Comgall, un monaco ben noto per la sua virtù e il suo rigore ascetico. In piena sintonia col suo abate, Colombano praticò con zelo la severa disciplina del monastero, conducendo una vita di preghiera, di ascesi e di studio. Lì fu anche ordinato sacerdote. La vita a Bangor e l’esempio dell’abate influirono sulla concezione del monachesimo che Colombano maturò col tempo e diffuse poi nel corso della sua vita.

All’età di circa cinquant’anni, seguendo l’ideale ascetico tipicamente irlandese della «peregrinatio pro Christo», del farsi cioè pellegrino per Cristo, Colombano lasciò l’isola per intraprendere con dodici compagni un’opera missionaria sul continente europeo. Dobbiamo infatti tener presente che la migrazione di popoli dal nord e dall’est aveva fatto ricadere nel paganesimo intere Regioni già cristianizzate. Intorno all’anno 590 questo piccolo drappello di missionari approdò sulla costa bretone. Accolti con benevolenza dal re dei Franchi d’Austrasia (l’attuale Francia), chiesero solo un pezzo di terra incolta. Ottennero l’antica fortezza romana di Anne-gray, tutta diroccata ed abbandonata, ormai coperta dalla foresta. Abituati ad una vita di estrema rinuncia, i monaci riuscirono entro pochi mesi a costruire sulle rovine il primo eremo. Così, la loro rievangelizzazione iniziò a svolgersi innanzitutto mediante la testimonianza della vita. Con la nuova coltivazione della terra cominciarono anche una nuova coltivazione delle anime. La fama di quei religiosi stranieri che, vivendo di preghiera e in grande austerità, costruivano case e dissodavano la terra, si diffuse celermente attraendo pellegrini e penitenti. Soprattutto molti giovani chiedevano di essere accolti nella comunità monastica per vivere, come loro, questa vita esemplare che rinnovava la coltura della terra e delle anime. Ben presto si rese necessaria la fondazione di un secondo monastero. Fu edificato a pochi chilometri di distanza, sulle rovine di un’antica città termale, Luxeuil. Il monastero sarebbe poi diventato il centro dell’irradiazione monastica e missionaria di tradizione irlandese sul continente europeo. Un terzo monastero fu eretto a Fontaine, un’ora di cammino più a nord.

A Luxeuil Colombano visse per quasi vent’anni. Qui il santo scrisse per i suoi seguaci la Regula monachorum per un certo tempo più diffusa in Europa di quella di san Benedetto disegnando l’immagine ideale del monaco. È l’unica antica regola monastica irlandese che oggi possediamo. Come integrazione egli elaborò la Regula coenobialis, una sorta di codice penale per le infrazioni dei monaci, con punizioni piuttosto sorprendenti per la sensibilità moderna, spiegabili soltanto con la mentalità del tempo e dell’ambiente. Con un’altra opera famosa intitolata De poenitentiarum misura taxanda, scritta pure a Luxeuil, Colombano introdusse nel continente la confessione e la penitenza private e reiterate; fu detta penitenza «tariffata» per la proporzione stabilita tra gravità del peccato e tipo di penitenza imposta dal confessore. Queste novità destarono il sospetto dei vescovi della regione, un sospetto che si tramutò in ostilità quando Colombano ebbe il coraggio di rimproverarli apertamente per i costumi di alcuni di loro. Occasione per il manifestarsi del contrasto fu la disputa circa la data della Pasqua: l’Irlanda seguiva infatti la tradizione orientale in contrasto con la tradizione romana. Il monaco irlandese fu convocato nel 603 a Châlon-sur-Saôn per rendere conto davanti a un sinodo delle sue consuetudini relative alla penitenza e alla Pasqua. Invece di presentarsi al sinodo, egli mandò una lettera in cui minimizzava la questione invitando i Padri sinodali a discutere non solo del problema della data della Pasqua, problema piccolo secondo lui, «ma anche di tutte le necessarie normative canoniche che da molti cosa più grave sono disattese» (cfr Epistula II,1).

Contemporaneamente scrisse a Papa Bonifacio IV come qualche anno prima già si era rivolto a Papa Gregorio Magno (cfr Epistula I) per difendere la tradizione irlandese (cfr Epistula III).

Intransigente come era in ogni questione morale, Colombano entrò poi in conflitto anche con la Casa reale, perché aveva rimproverato aspramente il re Teodorico per le sue relazioni adulterine. Ne nacque una rete di intrighi e manovre a livello personale, religioso e politico che, nell’anno 610, si tradusse in un decreto di espulsione da Luxeuil di Colombano e di tutti i monaci di origine irlandese, che furono condannati ad un definitivo esilio. Furono scortati fino al mare e imbarcati a spese della corte verso l’Irlanda. Ma la nave si incagliò a poca distanza dalla spiaggia e il capitano, vedendo in ciò un segno del cielo, rinunciò all’impresa, per paura di essere maledetto da Dio, riportò i monaci sulla terra ferma. Essi, invece di tornare a Luxeuil, decisero di cominciare una nuova opera di evangelizzazione. Si imbarcarono sul Reno e risalirono il fiume. Dopo una prima tappa a Tuggen presso il lago di Zurigo, andarono nella regione di Bregenz presso il lago di Costanza per evangelizzare gli Alemanni.

Poco dopo però Colombano, a causa di vicende politiche poco favorevoli alla sua opera, decise di attraversare le Alpi con la maggior parte dei suoi discepoli. Rimase solo un monaco di nome Gallus; dal suo eremo si sarebbe poi sviluppata la famosa abbazia di Sankt Gallen, in Svizzera. Giunto in Italia, Colombano trovò un’accoglienza benevola presso la corte reale longobarda, ma dovette affrontare subito difficoltà notevoli: la vita della Chiesa era lacerata dall’eresia ariana ancora prevalente tra i longobardi e da uno scisma che aveva staccato la maggior parte delle Chiese dell’Italia settentrionale dalla comunione col Vescovo di Roma. Colombano si inserì con autorevolezza in questo contesto, scrivendo un libello contro l’arianesimo e una lettera a Bonifacio IV per convincerlo a fare alcuni passi decisi in vista di un ristabilimento dell’unità (cfr Epistula V). Quando il re dei longobardi, nel 612 o 613, gli assegnò un terreno a Bobbio, nella valle del Trebbia, Colombano fondò un nuovo monastero che sarebbe poi diventato un centro di cultura paragonabile a quello famoso di Montecassino. Qui giunse al termine dei suoi giorni: morì il 23 novembre 615 e in tale data è commemorato nel rito romano fino ad oggi.

Il messaggio di san Colombano si concentra in un fermo richiamo alla conversione e al distacco dai beni terreni in vista dell’eredità eterna. Con la sua vita ascetica e il suo comportamento senza compromessi di fronte alla corruzione dei potenti, egli evoca la figura severa di san Giovanni Battista. La sua austerità, tuttavia, non è mai fine a se stessa, ma è solo il mezzo per aprirsi liberamente all’amore di Dio e corrispondere con tutto l’essere ai doni da lui ricevuti, ricostruendo così in sé l’immagine di Dio e al tempo stesso dissodando la terra e rinnovando la società umana. Cito dalle sue Instructiones: «Se l’uomo userà rettamente di quelle facoltà che Dio ha concesso alla sua anima allora sarà simile a Dio. Ricordiamoci che gli dobbiamo restituire tutti quei doni che egli ha depositato in noi quando eravamo nella condizione originaria. Ce ne ha insegnato il modo con i suoi comandamenti. Il primo di essi è quello di amare il Signore con tutto il cuore, perché egli per primo ci ha amato, fin dall’inizio dei tempi, prima ancora che noi venissimo alla luce di questo mondo» (cfr Instr. XI). Queste parole, il santo irlandese le incarnò realmente nella propria vita. Uomo di grande cultura scrisse anche poesie in latino e un libro di grammatica si rivelò ricco di doni di grazia. Fu un instancabile costruttore di monasteri come anche intransigente predicatore penitenziale, spendendo ogni sua energia per alimentare le radici cristiane dell’Europa che stava nascendo. Con la sua energia spirituale, con la sua fede, con il suo amore per Dio e per il prossimo divenne realmente uno dei Padri dell’Europa: egli mostra anche oggi a noi dove stanno le radici dalle quali può rinascere questa nostra Europa.

Autore: Papa Benedetto XVI (udienza generale 11.06.2008)


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Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi