AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare
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domenica 13 ottobre 2024

CICLO SU CA' MAITINO DU SOTTO IL MONTE GIOVANNI XXIII (BG)

 CICLO SU CA' MAITINO DI SOTTO IL MONTE GIOVANNI XXIII (BG)

























lunedì 26 settembre 2022

125° ANNIVERSARIO DALLA NASCITA DEL PAPA SAN PAOLO VI - Poesie di P. NICOLA GALENO

Il 26-9-1897 nasceva il Papa S. PAOLO VI



Un mio schizzo di quasi mezzo secolo fa …

 
Ciclo di parafrasi sul libro
 “Preghiere a Cristo” di Paolo VI


IO VOGLIO CREDERE  (p. 23)      6477


Sospiro fede pura che gettare
sappia divina luce sulle cose...

Sospiro fede libera che senta
l’apporto d’una scelta personale...

Sospiro fede certa che mi doni
il senso d’un possesso trinitario!

(Torino 27-11-2002), Padre Nicola Galeno


………………………..


DESIDERIO DI CRISTO (p. 73)     6478


In questa scena opaca
e confusa del mondo
viene una luce nuova,
che tutta la rischiara.

E’ dolce e misteriosa!
Gli occhi di tutti guardano
con gioia e gratitudine
te, Cristo, nostra luce!

(Torino 27-11-2002), Padre Nicola Galeno

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E’ NATO PER NOI IL SALVATORE (p. 76)   6479


Parola che ci lasci il tuo pensiero
pieno d’attualità...
Parola che ci sveli dell’Eterno
la vera identità...
Parola che consenti all’uomo stesso
nuova profondità...
Parola che ridoni al sofferente
tutta la dignità...
Parola che c’illumini nel tempo
e nell’eternità!

(Torino 2-11-2002), Padre Nicola Galeno

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CRISTO E’ CON NOI  (p. 45)    6480


In un mondo evoluto,
eppur così confuso
ove la corruzione
s’unisce a crudeltà,
sussiste l’innocenza
insieme alla bontà
quando tu sei fermento,
o Cristo salvatore!

(Torino 28-11-2002), Padre Nicola Galeno


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lunedì 6 giugno 2022

MARIA MADRE DELLA CHIESA dal Breviario di P. Nicola Galeno OCD

Dall'allocuzione del beato Paolo VI, papa, a conclusione della terza sessione

del Concilio Vaticano II

(21 novembre 1964: AAS 56 [1964], 1015-1016)

Maria Madre della Chiesa

    Considerando gli stretti rapporti con cui sono collegati tra loro Maria e la Chiesa, a gloria della Beata Vergine e a nostra consolazione dichiariamo Maria Santissima Madre della Chiesa, cioè di tutto il popolo cristiano, sia dei fedeli che dei Pastori, che la chiamano Madre amatissima; e stabiliamo che con questo titolo tutto il popolo cristiano d'ora in poi tributi ancor più onore alla Madre di Dio e le rivolga suppliche.

    Si tratta di un titolo, Venerabili Fratelli, non certo sconosciuto alla pietà dei cristiani; anzi i fedeli e tutta la Chiesa amano invocare Maria soprattutto con questo appellativo di Madre. Questo nome rientra certamente nel solco della vera devozione a Maria, perché si fonda saldamente sulla dignità di cui Maria è stata insignita in quanto Madre del Verbo di Dio Incarnato.

    Come infatti la divina Maternità è la causa per cui Maria ha una relazione assolutamente unica con Cristo ed è presente nell'opera dell'umana salvezza realizzata da Cristo, così pure soprattutto dalla divina Maternità fluiscono i rapporti che intercorrono tra Maria e la Chiesa; giacché Maria è la Madre di Cristo, che non appena assunse la natura umana nel suo grembo verginale unì a sé come Capo il suo Corpo mistico, ossia la Chiesa. Dunque Maria, come Madre di Cristo, è da ritenere anche Madre di tutti i fedeli e i Pastori, vale a dire della Chiesa.

    È questo il motivo per cui noi, benché indegni, benché deboli, alziamo tuttavia gli occhi a lei con animo fiducioso ed accesi dell'amore di figli. Lei che ci ha dato un giorno Gesù, fonte della grazia soprannaturale, non può non rivolgere la sua funzione materna alla Chiesa, specialmente in questo tempo in cui la Sposa di Cristo si avvia a compiere con più alacre zelo la sua missione salutifera.

    Ad alimentare e confermare ulteriormente questa fiducia Ci inducono quegli strettissimi vincoli che esistono tra questa nostra Madre celeste e l'umanità. Pur essendo stata arricchita da Dio di doni generosissimi e meravigliosi perché fosse Madre degna del Verbo Incarnato, nondimeno Maria ci è vicina. Come noi, anche lei è figlia di Adamo, e perciò nostra sorella per la comune natura umana; per i meriti futuri di Cristo essa fu immune dal peccato originale, ma ai doni divinamente ricevuti aggiunse personalmente l'esempio della sua fede perfetta, tanto da meritare l'elogio evangelico: "Beata te che hai creduto".

    In questa vita mortale incarnò la forma perfetta del discepolo di Cristo, fu uno specchio di tutte le virtù, e nel suo atteggiamento rispecchiò pienamente quelle beatitudini che furono proclamate da Cristo Gesù. Ne deriva che nell'esplicare la sua vita multiforme e la sua operosa attività tutta la Chiesa prenda dalla Vergine Madre di Dio l'esempio secondo il quale si deve imitare perfettamente Cristo. 


ORAZIONE

    Dio Padre di misericordia, il tuo unico Figlio, morente sulla croce, ha dato a noi come madre nostra la sua stessa madre, la beata Vergine Maria; fa' che, sorretta dal suo amore, la tua Chiesa, sempre più feconda nello Spirito, esulti per la santità dei suoi figli e riunisca tutti i popoli del mondo in un'unica famiglia. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.


giovedì 16 aprile 2020

93° COMPLEANNO DEL PAPA EMERITO BENEDETTO XVI

Ciclo sul 93° Compleanno del Papa emerito Benedetto XVI

Soltanto poche ore fa da Imola
mi hanno mandato una bella foto
del Papa emerito Benedetto XVI,
ricordandomi che il suo 93° compleanno
cadeva nella memoria della Veggente di Lourdes.

Ho messo dentro la gettoniera del cuore
tutti i gettoni di cui disponevo,
pregando i fiori del giardinetto
di sfoggiare i loro migliori sorrisi
per i due illustri festeggiati!

Padre Nicola Galeno


IL PAPA EMERITO
Ero in Giappone quando fosti eletto.
La fida radiolina ad onde corte
disse in inglese che del fumo bianco
usciva dal camino vaticano...
Scesi ad accender la televisione,
che stranamente trasmise in diretta
la tua apparizione a quel balcone.
Ronfavano i fratelli allegramente,
data la notte fonda. Misi sotto
le porte di ciascuno un bigliettino:
“Habemus Papam!” e mi appisolai!


S. BERNARDETTA SOUBIROUS
Umile Bernardetta, scelse te
la Vergine, sapendo che il tuo core
avrebbe assecondato la sua brama
di favorire tante conversioni!


FIORI DEL MIO GIARDINO
Sapete sfoderar un bel sorriso
a chi vi diede l’acqua sospirata!


FIORI DEL MIO GIARDINO
Lo so: vorresti un bacio e te lo dò,
come farebbe Mamma al suo bimbetto!


FIORI DEL MIO GIARDINO
Il diavolo mi dice di soffiare...
Perché dovrei rubarti tanto incanto?


FIORI DEL MIO GIARDINO
Sei tanto vellutato che ti voglio
di Bernardetta metter sulla tomba!


FIORI DEL MIO GIARDINO
Non credo d’aver visto mai altrove
fidanzatini tanto spensierati!


FIORI DEL MIO GIARDINO
Ammiro la furbizia del ragnetto
stanco di quei continui saliscendi...
Stese una passerella sorprendente!


FIORI DEL MIO GIARDINO
Davvero sembri il sole insuperato
di questo paradiso conventuale!


FIORI DEL MIO GIARDINO
Buongiorno, gemelline giubilanti!
Vorrei stamparvi un bacio sulle gote!

(Milano 16-4-2020), Padre Nicola Galeno

lunedì 13 aprile 2020

Dalla preghiera di Paolo VI presso l Santo Sepolcro il 4 gennaio 1964

Dalla preghiera di Paolo VI presso il Santo Sepolcro il 4 gennaio 1964
Il ricordo
Qui, dove tu, o Signore Gesù,
l’innocente,
sei stato accusato,
il giusto,
sei stato giudicato,
il santo,
sei stato condannato,
tu, Figlio dell’uomo,
sei stato tormentato, crocifisso e messo a morte,
tu, Figlio di Dio,
sei stato bestemmiato, deriso e rinnegato,
tu, la luce,
sei stato spento,
tu, il Re,
sei stato innalzato su una croce,
tu, la vita,
hai subìto la morte
e tu, morto,
sei risorto alla vita:
noi ci ricordiamo di te
o Signore Gesù;
noi ti adoriamo
o Signore Gesù;
noi t’invochiamo
                                                                             o Signore Gesù.

martedì 28 giugno 2016

65 anni di sacerdozio di Benedetto XVI


Francesco: “Lei continua a servire la Chiesa”.
Benedetto: “La sua bontà mi protegge”. Poi l’abbraccio
Posted by Salvatore Cernuzio on 28 June, 2016

Una cerimonia sobria, carica di affetto e ricordi, quella che si è svolta oggi nella Sala Clementina dove il Papa regnante, Francesco, e il Papa emerito, Benedetto XVI, hanno celebrato insieme il 65° anniversario dell’ordinazione sacerdotale di Ratzinger avvenuta il 29 giugno 1951 nella cattedrale di Frisinga.
Un “piccolo atto”, come aveva annunciato lo stesso Francesco sull’aereo di ritorno dall’Armenia, perché lui, Benedetto, “preferisce una cosa piccola, molto modesta”. Pochi quindi gli ospiti presenti: solo alcuni cardinali e capi Dicastero e i membri della ‘Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger’; pochi i discorsi: quello di Bergoglio e i due indirizzi di saluto da parte dei cardinali Sodano e Muller, intervallati dai canti eseguiti dal Coro della Cappella Sistina.
Tante, però, le parole di elogio sulla figura e l’opera del Papa che ha deciso tre anni fa di rinunciare al ministero petrino e di continuare a vivere nel cuore del Vaticano, nel nascondimento e nella preghiera. È proprio così, però, che “Lei, Santità – ha affermato Papa Francesco nel suo intervento – continua a servire la Chiesa, non smette di contribuire veramente con vigore e sapienza alla sua crescita”.
“Lo fa da quel piccolo Monastero Mater Ecclesiae in Vaticano che si rivela in tal modo essere tutt’altro che uno di quegli angolini dimenticati nei quali la cultura dello scarto di oggi tende a relegare le persone quando, con l’età, le loro forze vengono meno”. “È tutto il contrario e questo permetta che lo dica con forza il Suo Successore che ha scelto di chiamarsi Francesco!”, aggiunge, “perché il cammino spirituale di San Francesco iniziò a San Damiano, ma il vero luogo amato, il cuore pulsante dell’Ordine, lì dove lo fondò e dove infine rese la sua vita a Dio fu la Porziuncola, la ‘piccola porzione’, l’angolino presso la Madre della Chiesa”.
Allo stesso modo, afferma ancora il Santo Padre, “la Provvidenza ha voluto che Lei, caro Confratello, giungesse in un luogo per così dire propriamente ‘francescano’ dal quale promana una tranquillità, una pace, una forza, una fiducia, una maturità, una fede, una dedizione e una fedeltà che mi fanno tanto bene e danno tanta forza a me ed a tutta la Chiesa. E anche mi permetto anche da Lei viene un sano e gioioso senso dell’umorismo”.
Voltandosi indietro, e guardando a quella Messa nella Cattedrale di Freising di 65 anni fa, durante la quale fu ordinato prete anche il fratello Georg, Papa Francesco individua una “nota di fondo” che “percorre questa lunga storia” e che “la domina sempre più” fino ad oggi. È l’amore al Signore che si sintetizza nelle parole di Simone a Cristo nell’ora della chiamata definitiva: ”Signore, tu sai tutto, tu sai che ti amo”.
Questa nota “domina una vita intera spesa al servizio sacerdotale e della teologia che Lei non a caso ha definito come ‘la ricerca dell’amato’” osserva il Papa; “è questo che Lei ha sempre testimoniato e testimonia ancora oggi: che la cosa decisiva nelle nostre giornate — di sole o di pioggia —, quella solo con la quale viene anche tutto il resto, è che il Signore sia veramente presente, che lo desideriamo, che interiormente siamo vicini a lui, che lo amiamo, che davvero crediamo profondamente in lui e credendo lo amiamo veramente”.
Questo amare “ci riempie il cuore”, questo credere “è quello che ci fa camminare sicuri e tranquilli sulle acque, anche in mezzo alla tempesta, proprio come accadde a Pietro” e che “ci permette di “guardare al futuro non con paura o nostalgia, ma con letizia, anche negli anni ormai avanzati della nostra vita”.
L’augurio di Bergoglio è quindi che il suo predecessore “possa continuare a sentire la mano del Dio misericordioso che La sorregge, che possa sperimentare e testimoniarci l’amore di Dio; che, con Pietro e Paolo, possa continuare a esultare di grande gioia mentre cammina verso la meta della fede!”.
Non sono mancati abbracci tra i due Papi, in segno dell’unità che li lega e contro tutte quelle congetture di una ‘diarchia’ in Vaticano che lo stesso Francesco ha smentito sempre sull’aereo Yerevan-Roma. Benedetto XVI, aveva dichiarato in quell’occasione ai giornalisti, “non è il ‘secondo Papa’”, “lui per me è il Papa emerito, è il nonno saggio, è l’uomo che mi custodisce le spalle e la schiena con la sua preghiera”.
Un sostegno reciproco avvertito da entrambe le parti, come hanno confermato le belle parole espresse da Ratzinger al termine della cerimonia. A braccio, con la consueta pacatezza e quell’accento tedesco che non risuonava da circa tre anni nei Sacri Palazzi, il Papa emerito ha ringraziato il Papa attuale per “la sua bontà”. “Dal primo momento dell’elezione – ha detto – in ogni momento della mia vita qui, mi colpisce, mi porta realmente, interiormente più che nei Giardini Vaticani, con la bellezza, la Sua bontà è il luogo dove abito: mi sento protetto”.
“Grazie anche della parola di ringraziamento, per tutto” ha aggiunto, esprimendo la speranza “che Lei potrà andare avanti con noi tutti con questa via della Misericordia Divina, mostrando la strada di Gesù, a Gesù, a Dio”.
Anche Benedetto si è poi lasciato andare ai ricordi, rammentando in particolare una parola greca che, 65 anni fa, un fratello ordinato con lui aveva deciso di scrivere sulla immaginetta di ricordo della prima Messa: Eucharisthomen, perché “convinto che con questa parola, nelle sue tante dimensioni, è già detto tutto quanto si possa dire in questo momento”.
“Eucharisthomen”, ripete il Pontefice emerito, “dice un grazie umano, grazie a tutti” e richiama anche “la parola più profonda che si nasconde, che appare nella Liturgia, nella Scrittura, nelle Parole: Gratias agens benedixit fregit deditque”. “Eucharisthomen – prosegue – ci manda a quella realtà di ringraziamento, a quella nuova dimensione che Cristo ha dato. Lui ha trasformato in grazia e in benedizione la Croce, la sofferenza, tutto il male del mondo. E così fondamentalmente ha transustanziato la vita e il mondo e ci ha dato e ci dà ogni giorno il pane della vera vita, che supera il mondo grazie alla forza del Suo amore”.
Tutti noi – ha detto Ratzinger – “vogliamo inserirci in questo ‘grazie’ del Signore e così ricevere realmente la novità della vita e aiutare alla transustanziazione del mondo: che sia un mondo non di morte, ma di vita; un mondo nel quale l’amore ha vinto la morte”.
La gratitudine del Papa tedesco è andata anche al card. Sodano che, nel suo saluto, ha voluto rendergli “un doveroso omaggio a nome di tutta la Santa Chiesa, che ha goduto per 65 anni del suo ministero pastorale, prima come presbitero e successivamente come vescovo nella sede di München e Freising e poi come Vescovo di Roma, mater et caput omnium ecclesiarum”.
“Grazie a Lei, eminenza, per le Sue parole che hanno veramente toccato il cuore:Cor ad cor loquitur. Lei ha reso presente sia l’ora della mia ordinazione sacerdotale, sia anche la mia visita nel 2006 a Freising, dove ho rivissuto questo”, ha detto Ratzinger. “Posso solo dire che così, con queste parole che ha interpretato l’essenziale della mia visione del sacerdozio, del mio operare. Le sono grato per il legame di amicizia che fino adesso continua da tanto tempo, da tetto a tetto: è quasi presente e tangibile”.
Un grazie anche al card. Muller, prefetto della Congregazione per la Dottrina della  Fede, che ha curato l’antologia di testi del Papa bavarese sul sacerdozio edita da Cantagalli e prefata da Papa Francesco. “Grazie, per il Suo lavoro che fa per la presentazione dei miei testi sul sacerdozio, nei quali cerco di aiutare anche i confratelli a entrare sempre di nuovo nel mistero che il Signore si dà nelle nostre mani”.
Una copia di questa Benedetto ha voluto donarla a Francesco a conclusione della cerimonia. Poi è seguito un terzo abbraccio fraterno, non prima di essersi tolto lo zucchetto bianco dalla testa.


BENVENUTO|

Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi