SULLE ORME DI PAPA LEONE IV
MARIA NELLA CULTURA AFRICANA
Molto si è scritto e detto sull’inculturazione di Maria nel Nuovo Mondo e in Europa, ma poco nei confronti dell’area africana. Non così per la devozione a Lei, che nel continente nero ha trovato, seppur in epoca recente, un grande sviluppo ed accoglienza.
Parlando della devozione mariana in Africa dobbiamo a rigore distinguere il contesto del Nord Africa, in particolare l’Egitto e l’Etiopia, dove esiste fin dagli albori dell’era cristiana, una solida presenza di fedeli e di segni della devozione a Maria. Non si può, infatti, dimenticare il suo “viaggio” con Giuseppe in Egitto, come espressamente menzionato dei Vangeli, gesto originario del culto mariano, e di tutti gli altri segni legati alla vita delle prime comunità cristiane presenti in quelle terre sin dagli inizi, come ci attestano i testi sacri e altri antichi documenti.
L’Africa sub-sahariana, invece, ha vissuto – in parallelo alle fasi storiche della colonizzazione
Europea – la nascita e la crescita della devozione mariana, così come l’opera stessa di evangelizzazione.
La gran parte degli Ordini missionari posero, fin dagli esordi, la loro opera sotto la protezione della Vergine. Questo vale sia per l’epoca coloniale – quando ci fu la “corsa all’Africa” che dette nuovo e gran-de impulso all’attività missionaria delle varie confessioni cristiane – sia per i secoli precedenti, quando si ebbero i primi, ma infruttuosi, contatti culturali con le popolazioni africane.
La materna e compassionevole figura della Madonna fu proposta immediatamente dai missionari cattolici ai “catechizzandi” come centralissima e qualificante della religione da loro predicata [non di rado in aperto antagonismo con l’evangelizzazione condotta dai concorrenti missionari protestanti].
Generalmente, tenendo conto della formazione dei missionari, il culto a Maria fu veicolato secondo i parametri e gli schemi della devozione popolare occidentale europea. Conseguentemente la devozione mariana in Africa, e la fede in generale, si è incontrata, ma spesso scontrata, con la realtà delle religioni tradizionali. Infatti: le “marianofanie” (apparizioni di Maria) rivelano tale dialettica dell’inculturazione, (anche se spesso sembra più un adattamento). Infatti,
– Mentre alcuni aspetti presentano un chiaro contesto africano, come “soprattutto la loro estrema spettacolarità e durata, i canti intonati dai veggenti nel corso delle visioni, le benedizioni da loro impartite, l’imposizione terapeutica delle mani, alcune formule di saluto”...
– Nelle loro grandi linee restano saldi negli schemi e nelle formule del modello europeo: l’apparizione di una Donna vestita completamente di bianco, o di bianco col velo ‘blu come il cielo’, che tiene le mani giunte o sul petto, o come “distese”, com’è rappresentata nella ‘medaglia miracolosa’.
L’estasi è dialogica, l’acqua benedetta riveste un ruolo centrale, la recita del rosario è vivamente raccomandata (nella sua forma tradizionale della ‘coroncina dei ‘7 dolori’), i veggenti sperimentano la visione dell’inferno…. Maria si qualifica con “titoli” noti (‘Madre del Verbo’, il nome della parrocchia stessa: ‘Immacolata Concezione’), e la Vergine rivolge pressanti esortazioni alla preghiera, alla mortificazione, al pentimento, alla sopportazione delle sofferenze; e affida messaggi, chiede l’edificazione di un santuario...
Sembra, in una parola, che la “Vergine miracolosa” in Africa debba essere la Vergine “canonica’” – quella codificata dal Concilio di Trento – affinché possa essere “riconosciuta”.
Il cammino dell’evangelizzazione è lungo e non facile. Il culto e la devozione a Mara sembra possa esprimere bene il processo d’inculturazione e la necessità di superare il criterio ‘eurocentrico’.
• Un dato ci aiuta a comprendere la necessità di approfondire le strategie dell’evangelizzazione,
soprattutto nei confronti del culto mariano. Le chiese dedicate a Maria sono estremamente numerose fin dagli esordi dell’azione missionaria – ovvio segno della forte devozione mariana dei portoghesi, ma anche della presa che questa devozione deve aver avuto immediatamente sui nuovi convertiti.
Il Continente era stato posto sotto la protezione di Maria, ma possiamo distinguere:
– il periodo fino al Concilio Vaticano II, quando Ella era presentata come “la Mediatrice di tutte le grazie, la Madre di tutti gli uomini e la vergine umile”,
– e il post-concilio, allorché si cerca di “declinare la sua figura e il suo ruolo con maggiore attenzione al sostrato socio-culturale locale, cercando di recuperare alla Vergine tutta una serie di elementi portanti della tradizione religiosa, e specie nei suoi aspetti comunitari, delle popolazioni cristianizzate”.
La cultura tradizionale africana, da parte sua, ha aiutato a comprender ed accettare la figura di Maria, in quanto, secondo la visione popolare, “tutti i membri della società africana devono concorrere all’unità di vita ed a incrementare la discendenza che procede dagli antenati, e quindi anche dalla propria: a ciò stesso serve la famiglia, composta di uomini e donne, o piuttosto di padri e di madri, perché nel matrimonio africano l’aspetto “di genitore” prevale nettamente su quello di “coniuge”. Di fatto, essere al servizio della vita – che è il compito assegnato da Dio all’uomo e alla donna – significa essere al servizio della fecondità.” Le donne sono “l’orgoglio del gruppo, perché sono coloro che portano la vita, la linfa d’amore e d’unità. La loro maternità non è che un servizio reso alla comunità; ed è anche per Dio ch’esse adempiono la loro missione di madri.” Significativo è poi il fatto che la donna africana non sia solo la sede della vita e non abbia soltanto il ruolo essenziale dell’educazione dei figli. Ella è pure “la consigliera privilegiata dell’uomo, la protettrice della pace, la nutrice della famiglia ed è in rapporto privilegiato con la spiritualità”. Ancora oggi, infatti, la donna-madre ha un ruolo vitale nell’equilibrio e nella struttura della società tradizionale africana.Si comprende, allora, come il culto a Maria, la Madre per eccellenza, abbia attecchito immediatamente nella religiosità dei locali, pur in un dialogo non sempre facile tra religione tradizionale e approccio euro-centrico. La maternità spirituale e fisica di Maria ci permette di cogliere le reali e profonde somiglianze con l’idea di madre propria della cultura africana. Ecco perché nella ‘comparazione’ con la madre africana, Maria, in generale, è “più madre che sposa”: pure lei educa il figlio, accetta i sacrifici e le sofferenze della maternità, vive nel silenzio, è guardiana della pace. Maria è prima “figlia della famiglia, della Chiesa”, e poi Madre e unità di tutti i credenti.
Le strade per una ulteriore e feconda evangelizzazione e inculturazione ci sono e andranno percorse con coraggio e fedeltà evangelica.
2. Maria, madre della famiglia africana
Credo opportuno approfondire tale aspettoÈ importante ricordare chel 'Africa ha una moltitudine di culture, e, in ragione dell'orizzonte geografico e storico, dai popoli dell'Africa emerge una realtà comune ed identica nel suo fondo e nell'espressione delle sue forme di vita, senza per questo lasciare nell'ombra il fatto che l'Africa ha parecchi volti. Nel modo in cui gli Africani hanno interiorizzato i valori di vita ed umanizzato il loro ambiente naturale, essi hanno creato ciò che possiamo considerare di diritto come una certa unità culturale.
Si tratta qui di un insieme di concezioni e di espressioni, interrogazioni e risposte ai problemi ed enigmi della vita, nelle relazioni tra gli esseri viventi in questo mondo e quelli viventi nell'aldilà, tra tutti gli esseri e l'Essere Supremo. Ecco perché si può affermare: «Tra le denominazioni di Maria, quella di madre parla di più e meglio allo spirito ed al cuore dell'Africano. Il titolo di Madre occupa, in effetti, nelle tradizioni e costumi africani, un posto di scelta. Maria sarà chiamata “Mamma Maria”». (Atal Dosithée)In altre parole, quando l'Africano chiama la Vergine Maria "Mamma", la maternità di Maria va vista anche come qualcosa di dinamico, vivente e sacro. C'è qui un ricco simbolismo da scoprire.
Per esempio, «gli Africani – come del resto accade in molte altre culture –, associano la maternità con la generazione e con gli altri elementi simboleggiati dalla femminilità e menzionati più sopra.
É dunque possibile chiamare Dio "Madre", senza per questo contraddire la dottrina cattolica, se quel sostantivo è inteso a indicare la forza generativa di Dio, la vita, la fertilità, la tenerezza, la compassione, la cura e cosi via». Parlando della pietà mariana in Africa, "bisogna ricordarsi che i neri hanno un attaccamento profondo per la madre. Sotto il suo aspetto di Madre di Dio e di Madre degli uomini, Maria non poteva mancare di sedurli». (Joseph Bauchaud))
Nell'Africa “nera” – come abbiamo già accennato – le donne, madri di famiglia, hanno difatti, un ruolo molto incisivo per il mantenimento dell'equilibrio sociale. Sono un elemento catalizzatore nel governo della società africana, tanto bene sul piano umano che sul piano religioso. Per i negro-africani, le madri di famiglie o dei clan sono portatrici di vita, linfa di amore e di unità tra i membri del clan.
Le madri africane, in quanto portatrici di vita, sono tenute sempre in grande stima ed investite di una grande responsabilità sui bambini. Ciò accade per il fatto che nella società africana, tutti i membri concorrono al bene della comunità lavorando all' “unità di vita o unione vitale”. L'espressione "unità di vita" ed "unione vitale" significa, una relazione di essere e di vita di ciascuno coi suoi discendenti, la sua famiglia, i suoi fratelli e sorelle di clan, la propria ascendenza, e … con Dio, sorgente di ogni vita.
C'è dunque nella cultura africana un valore accordato al fatto d’essere madre o mamma.
Senza esitazione alcuna si può, quindi, coniugare il valore della maternità della donna africana rispetto al caso della Vergine Maria, Madre di Gesù e Madre della Chiesa.
1 • L'Africano riporterà, consapevolmente o no, il titolo di “Mamma” su Maria. Così, la maternità biologica o spirituale può essere considerata come la cerniera o il denominatore comune che portano ad avvicinare la madre di famiglia africana alla Vergine Maria, Madre di Gesù e nostra Madre.
Difatti, nell'Africa nera, ogni donna è chiamata mamma. In effetti, si può dire che la vita sociale africana è ritmata da una rete di relazioni complesse.
Non è sempre facile per un non-africano afferrare, di primo acchito, chi l'Africano chiama fratello, sorella, mamma o babbo. Tutto il villaggio è formato quasi solamente dalle persone con cui si ha una relazione di parentela. L'amica di sua mamma è sua mamma, e tutti quelli della generazione di sua madre sono mamme. Nello stesso modo si dice anche del padre. Così per molti africani, la madre del mio amico è mia madre; non la chiamerò mai signora ma mamma, allo stesso modo come la mia propria madre. In generale, le famiglie africane sono numerose ed è la mamma che fa l'unità della famiglia.
Riconoscere la Vergine Maria, Madre di Gesù e Madre della Chiesa, come Madre di tutti gli uomini, non pone nessun problema per l'Africa sub-sahariana.
La Vergine Maria è dunque accettata come madre degli Africani o meglio “nostra madre”, (“la nostra Mamma Maria” come si usa nella Repubblica Democratica del Congo).
2 • Tuttavia, la maternità divina di Maria è un elemento nuovo per le culture africane.
Per l'Africano occorre un chiarimento particolare sul titolo di Maria, Madre di Dio, perché si tratta qui di una dimensione tutta particolare della fede cristiana della Chiesa universale, che l'Africano deve apprendere. È solo partendo da Gesù – Figlio di Dio e fratello di tutti gli uomini – che le culture africane risaliranno alla maternità tutta speciale della Vergine Maria, (Lc 1,35) che è un caso unico al mondo ed irripetibile. Si tratta, infatti, di una Madre Vergine.
Affermano gli esperti, a proposito, che oggi, per certe tribù, la verginità è molto apprezzata nella vecchia società africana ed essa stessa è un valore. In Africa, esistono dei popoli presso cui un matrimonio è ritenuto valido solamente quando la ragazza o la fidanzata, è rimasta vergine prima del matrimonio. È come affermare che presentare la sua ragazza vergine per un matrimonio è un onore per i suoi genitori, una fierezza per il suo fidanzato, una gloria per la sua famiglia.
Le culture africane possono quindi ricondurre il valore della verginità al caso eccezionale ed unico della Vergine Maria, Madre-Vergine. È quindi è soltanto questione di portarvi la novità del cristianesimo.
Gli africani accettano senza problema la “Mamma Maria” come madre sempre Vergine, perché si tratta di un intervento speciale di Dio per una missione straordinaria: la salvezza dell'umanità. La Vergine Maria è stata chiamata da Dio per l'opera della salvezza. Maria è la Madre di Dio e nostra madre. E allora e non ci sarà più bisogno d’insistere sulle sue qualità di “mediatrice”, di “ausiliatrice” e di “avvocata, ... perché tutte queste nozioni si riepilogano in una sola parola: la Madre.
La figura della Vergine Maria, Madre di Gesù e mamma degli Africani (ben accetta e ben capita), è per l'Africa “nera” la stella che ci guida verso Gesù Cristo.
•• Gli ANTENATI. –
Richiamiamo ancora un’altra caratteristica della religiosità e cultura africane.
Ecco una considerazione di un missionario da anni in Camerun. Il tam-tam annuncia la morte di un membro del villaggio. “Nel villaggio tutti si conoscono e tutti partecipano al funerale. Anche se non si tratta d’un parente stretto, è sempre uno della famiglia intesa in senso ampio, come s'usa in Africa. Perché, lì, la famiglia non comprende solo genitori e figli, o tutt'al più i nonni ed i nipoti, come avviene da noi, ma s’estende a quattro o cinque generazioni, includendo tutte le famiglie dei prozii e prozie, degli zii e delle zie, con relativi figli e tutti i parenti d'acquisizione. Una vera tribù, quindi, che coinvolge in qualche modo tutto il villaggio ed include pure gli antenati d’ogni nucleo familiare, che sono considerati veri membri della famiglia. I defunti, infatti, sono viventi e presenti, anche se invisibili, accanto ai loro familiari, sempre pronti ad ascoltarli ed a proteggerli”. Ecco una preghiera rivolta al nonno defunto:
«Nonno, ricevi questo dono. È una piccola offerta nostra. Tieni lontano da noi ogni vento dannoso. Ferma ogni spirito cattivo che progetti male contro la fami-glia. Non dimenticare di proteggere tutti i bimbi di questa casa. C'è ancora un posto qui dove s'accende il fuoco per te».
Tale grande fiducia nei defunti, si basa sulla convinzione che il defunto non solo è vivo, ma continua ad avere per la famiglia lo stesso amore che aveva prima di morire. È come un vincolo indistruttibile che permane oltre la morte, anzi è potenziato, perché il defunto diventa anche il più efficace intermediario presso Dio: «Essendo disincarnato – scrive Hampate Bã – è posto in condizioni che gli permettono di parlare all'Essere Supremo».
La vita cresce e continua. Se vogliamo penetrare un po' più addentro nel significato della venerazione per i defunti – che troviamo, pur con variazioni e sfumature diverse, in tante tradizioni dei vari Paesi dell'Africa, specie dell'Africa Bantù –, dobbiamo rifarci alla concezione dell'universo e della vita che la sottende.Secondo la presentazione che ne fanno gli studiosi africani, l'universo è composto di due parti: una visibile (quella dei corpi) ed una invisibile (quella degli spiriti). Si tratta di due dimensioni della stessa realtà che vivo-no vicine una all'altra, anzi a volte si compenetrano formando così un unico mondo. Quello che chiamiamo "l'aldilà”, o "l'altro mondo" – e che pensiamo completamente distinto e lontano dal nostro, è invece, per loro, vicino, in questo stesso mondo in cui viviamo. Soltanto che è invisibile. “È interessante come in talune parti dell'Africa si crede che la crescita dell'uomo continui anche di là [oltre la morte naturale]. È considerato importante, per tale passaggio, che i parenti li ricordino di continuo ed offrano doni e libagioni in loro onore. Solo così passeranno dalla fase di “morti-viventi” ed entreranno nel mondo degli spiriti. La vita insomma è un continuo viaggio, che deve sempre più avvicinarti alla saggezza e trasparenza di Dio fino a portarti, attraverso la morte, vicino a Lui e realizzare lì pienamente la missione d’intermediario fra Dio e gli uomini viventi sulla terra.
“È bello scoprire nelle varie tradizioni dei popoli – pur mescolati a credenze e forme discutibili – dei valori che appartengono alla realtà più profonda dell'uomo, veri "semi del Verbo", disseminati dove meno te l'aspetti. Questa visione della vita come una crescita continua, l'unità fra mondo visibile ed invisibile, la continuità della vita oltre la morte in un'altra dimensione, fanno parte del patrimonio dell'umanità. Sono verità impresse nell’uomo, perché ad immagine di Dio, e verità già radicalmente cristiane”. (A. Raggio CN. 20 - 1985I)
Ebbene, anche gli africani divenuti cristiani, continuano a mantenere sempre un rispetto e un attaccamento verso gli antenati buoni e di cuori buoni, perché da loro hanno ereditato i valori positivi della cultura, e in loro possono trovare un nesso tra la fede cristiana e la cultura africana.
E quindi Maria, essendo la Madre di Gesù, è dunque l'antenata di tutti loro e occupa un posto speciale vicino al Figlio suo. È per loro semplicemente inimmaginabile pensare che la madre sia separata dal suo figlio. Simile mentalità ha preparato l'Africano a capire ed accettare facilità – come conseguenza “naturale”, il dogma dell'Assunzione di Maria in Cielo e il conseguente suo continuo interessamento verso di noi.
Segue nella prossima pagina, basta cliccare su prosegui a leggere, e troverete tutte i santuari mariani in Africa, e molti proverbi interessanti del Continente africano.
I PRINCIPALI SANTUARI MARIANI IN AFRICA
EGITTO – I santuari mariani dell’Egitto, oltre ad avere una speciale importanza per il ricordo della presenza storica della Santa Famiglia, hanno sempre rivestito – ed oggi più che mai rivestono – uno speciale interesse dal punto di vista ecumenico, a motivo della devota frequentazione dei fedeli appartenenti a Confessioni diverse. Delle 160 chiese dedicate alla Vergine in Egitto, alcune sono considerate veri e propri "luoghi mariani" o santuari propriamente detti. Fra i tanti, ricordiamo anzitutto la cappella del Roveto ardente nel monastero di santa Caterina sul Sinai, la Cattedrale di Nôtre Dame d’Egitto, il Santuario della Vergine di Zeitoun, la Chiesa-Santuario detta La Sospesa a El-Fustat, Cairo, e la chiesa-santuario St. Mary, a Maadi. La festa dell’Assunzione è la più popolare. La chiamano semplicemente la “Festa della Vergine”. Ininterrotta la fedeltà con cui la Chiesa copta ha venerato Maria. Il calendario copto prevede una trentina di feste di Maria. Molto venerata è l’icona della Vergine Maria che si trova nella rinomatissima chiesa di Al-Mou’allaqa.
– Il santuario mariano più importante dell’Egitto è il monastero di santa Caterina nella penisola biblica del Sinai, dove è conservato il ricordo del Roveto ardente che, da tempo immemorabile, i cristiani interpretano come immagine e simbolo della maternità divina di Maria. L’edificio, una vera fortezza costruita ancora ai tempi dell’imperatore Giustiniano (482-565), è sempre stato un alto luogo di vita spirituale e monastica, che gode per di più d’una biblioteca molto ricca, con manoscritti antichi e una collezione di icone unica al mondo. La dedicazione alla Madonna viene dal ricordo del Roveto ardente, il cui arbusto, tuttora miracolosamente verde, vive e vegeta ancora oggi sui fianchi di una cappella detta appunto del Roveto ardente, sita dietro l’altare della chiesa principale e dedicata all’Annunciazione.
– La Cattedrale di Nôtre Dame d’Egitto – inaugurata solo alla vigilia del Natale del 1999 –, è una delle più belle cattedrali di tutto il Medio Oriente, con 29 vetrate di stile copto. Ciò che più colpisce è lo straordinario rilievo dato alla Vergine nelle scene riprodotte, in riferimento agli eventi principali della vita di Cristo e alla storia agiografica dei dodici Apostoli, insieme con i grandi personaggi della Chiesa egiziana: dai tre patriarchi di Alessandria (san Marco, sant’Atanasio e san Cirillo), ai santi monaci Antonio, Paolo eremita e Pacomio.
Una cattedrale che è giustamente considerata il "cuore mariano" del Cairo e dell’intero Egitto.
– Per i cristiani copti dell’Egitto parlare della Madonna significa celebrare le (ancora presunte) apparizioni mariane di Zeitoun, sobborgo del Cairo. Dove il 2 aprile 1968, alle 8 e mezzo di sera, una figura di donna di luce sfolgorante sarebbe apparsa in cima alla facciata della chiesa di san Marco. Stando ad alcune testimonianze dirette, la Vergine sarebbe prima apparsa a un musulmano, Farouk Mohammed Atwa, a quel tempo affetto da una malattia; il giorno dopo l’uomo fu giudicato guarito. Ma la particolarità di Zeitoun sta in altro: padre Boutros Gayed, rettore della chiesa della Vergine Maria di Zeitoun – era fratello del Papa dei copti, Shenouda II – «Maria fu vista da milioni di egiziani e da molti stranieri». Non solo: cristiani delle diverse confessioni – copti, ortodossi e cattolici – si riunirono più volte davanti alla miracolosa vista della Vergine, che a volte compariva recando con sé Gesù bambino, altre volte con in mano un ramoscello di ulivo. Il fenomeno inspiegabile proseguì per due-tre volte la settimana e terminò nel 1971, non prima di aver riunito, in un’occasione, addirittura 250mila fedeli. Il Vaticano però non ha mai riconosciuto ufficialmente l’evento.
ALGERIA – La Basilica di Nostra Signora d’Africa, che s’innalza su di un promontorio che domina la baia di Algeri, fu iniziata nel 1872. La statua della Vergine, in bronzo, è ricoperta da un ricco vestito ricamato in stile di Tlemcen. L’Algeria fu terra cristiana e mariana dal II secolo dopo Cristo. L’invasione araba e l’islamizzazione del Paese, dal VII secolo, avvennero con la forza. Nel giro di qualche secolo, la Chiesa d’Africa fu decimata e non tenne che alcune sacche di resistenza, essenzialmente da parte dei Berberi. Bisognerà attendere la conquista dell’Algeria da parte della Francia, nel 1830, affinché la Chiesa si ristabilisse in questa regione dell’Africa del Nord. Terra di antica cristianità, terra di martiri, l’Algeria, affidata a “Nostra Signora d’Africa” (chiamata anche “Nostra Signora dell’Atlante”), benché oggi islamizzata, non ha mai smesso di rispettare la Vergine Maria, Lei che i Musulmani stessi riconoscono come la “Santa Madre di Gesù” e onorano.
Quando la Basilica di Nostra Signora d’Africa fu costruita sulle alture di Algeri, sotto l’altare principale venne iscritto: “Nostra Signora d’Africa prega per noi e per tutti i Musulmani”. Tale intercessione mariana non è mai stata eclissata né dal tempo, né dagli avvenimenti che hanno scosso il Paese: domina sempre l’altare della Basilica di Algeri e così i Cristiani come i Musulmani vengono a pregare Maria e ad offrirle omaggi floreali (donne, ragazze e nonne, a volte sole, a volte accompagnate dal marito, entrano a pregare “Nostra Signora”.
ANGOLA
– L’Angola viene chiamata la “terra di Maria”. I primi missionari, infatti, giunti il 1° aprile 1491, costruirono una chiesetta intitolata a “Nossa Senhora Santa Maria” (Nostra Signora Santa Maria).
Oggi in Angola ci sono più di 100 chiese e cappelle dedicate alla Madre di Dio. Tra le principali ricordiamo: il Santuario di Nostra Signora di Fatima, inaugurato a Luanda dai Cappuccini nel dicembre 1964; molto famoso è pure il santuario di Muxima; al centro del Paese, a Nova Lisboa, si trova il Santuario di Nostra Signora di Fatima; al sud, a Sa Da Bandiera, sorge il Santuario della Montagna (do Monte). Non bisogna sorprendersi della consonanza portoghese dei nomi dei santuari, né della celebrità di Nostra Signora di Fatima in questo Paese dell’Africa, poiché furono i Portoghesi i primi evangelizzatori della terra angolana, come di altre regioni africane. Da più di un mezzo millennio quindi l’Angola è davvero “Terra di Maria”
BENIN
– La Grotta di Dassa, (detta di Nostra Signora di Arigbo), benedetta nel 1954, è diventata poco a poco un centro di pellegrinaggio nazionale, e, ai giorni nostri, internazionale. Ogni anno, il 15 agosto, le folle vi accorrono dal Benin, dal Togo, dal Niger, dal Burkina-Faso. Un grande Santuario è in costruzione e sarà gemellato con la prima Basilica d’Occidente dedicata a Maria: la Basilica Romana di Santa Maria Maggiore
BURKINA-FASO – Il Santuario di Yagma. Il sito di Yagma venne scelto nel 1968 per costruire su quel luogo un santuario mariano. Si tratta di una collina poco elevata, su cui è stata costruita una riproduzione in laterizio della Grotta di Lourdes. Il sito si trova ad una quindicina di chilometri dalla capitale Ouagadougou. Nel corso degli anni, l’affluenza delle folle a Yagma non ha fatto che crescere. Attualmente tutte le settimane le parrocchie si danno il cambio per il pellegrinaggio annuale, venendo da tutto il Burkina. Altri luoghi mariani del Burkina-Faso: Nostra Signora di Dingasso, diocesi di Bobo-Dioulasso; Nostra Signora della Pace, diocesi di Diebougou; Nostra Signora di Louda, diocesi di Kaya; Nostra Signora della Riconciliazione, diocesi di Koudougou; Nostra Signora del Lago di Bam, diocesi di Ouahigouya.
CAMERUN – Santuario di Nostra Signora degli Apostoli, sulla collina di Mvolye a Yaoundé.
CONGO-BRAZZAVILLE – A Linzolo, in una delle prime missioni fondate nel 1883 dai Missionari Spiritani ad alcuni chilometri dalla capitale, una gigantesca Grotta di Lourdes, nel fondo di una magnifica vallata propizia alle grandi adunanze, è diventata il luogo d’incontro mariano più importante per i fedeli del Paese, soprattutto dopo l’Anno Mariano 1987.
COSTA D’AVORIO – Situata sulla costa occidentale dell’Africa, la Costa D’Avorio è un paese cristianizzato dall’ultimo decennio del XIX secolo.“Il Palazzo africano di Nostra Signora”, così è soprannominata la Basilica di Nostra Signora dalla Pace, a Yamoussoukro fu inaugurato il 1° febbraio 1987. La statua della Vergine, in cemento armato dipinto, è alta 11 metri. La sua fama supera largamente la Costa D’Avorio e s’estende per tutta l’Africa! Vi si recano in massa: i grandi paesi cristiani africani vi passano la loro giornata di pellegrinaggio annuale e i pellegrini individuali sono centinaia di migliaia ogni anno.
Si può ancora menzionare: il santuario di Nostra Signora della Liberazione, a Issia, nella diocesi di Daloa; il Santuario di Ferké, nella diocesi di Katiola
NIGERIA – La grotta “Mary the Holy Mother of Africa” (Maria Santa Madre dell’Africa), nella diocesi di Ijebu Ode (stato dell’Ogun), è stata inaugurata nel 1991. Numerosi sono i pellegrini che vi si recano (persino musulmani e fedeli della religione tradizionale).
UGANDA – Maria Mediatrice di Ogni Grazia, a Lagonda. È venerata col titolo di “Sultana d’Africa”.
REPUBBLICA DEL CONGO – Le parrocchie dedicate a Maria nelle differenti diocesi del Paese sono 226.
Il santuario di Nostra Signora di Fatima, a Lindonge, Kinshasa, fu inaugurato nel 2001
RWANDA – Il 29 giugno 2001 Mons. Augustin Misago, Vescovo di Gikongoro, ha reso pubblico il giudizio definitivo sulle apparizioni della Santa Vergine a Kibeho. Mons. Misago ha dichiarato vere e degne di fede le apparizioni della Vergine Maria, dal 1981 al 1983, ad Alphonsine Mumureke, Nathalie Mukamazimpaka e Marie Claire Mukangango, che avevano rispettivamente 16, 17 e 21 anni. Secondo il racconto dei veggenti, la Vergine si presentò come «Nyima wa Jambo», «Madre del Verbo». Aveva la pelle nera, e li invitò alla con-versione, alla preghiera ed al digiuno. Una volta, il 15 agosto 1982, mostrò loro delle scene spaventose: un fiume di sangue, persone che si massacravano, cadaveri abbandonati…”. Il santuario mariano di Kibeho è dedicato a Nostra Signora dei Dolori. “Che Kibeho diventi senza indugio una meta di pellegrinaggi e di incontro per chi cerca Dio, chi vi si reca per pregare, un alto luogo di conversione, di riparazione del peccato del mondo e di riconciliazione; un punto di raduno per color che erano dispersi, come per coloro che sono appassionati ai valori di compassione e di fratellanza senza frontiere; un alto luogo che richiama il Vangelo della croce”. Gli stessi genocidi, profeticamente annunciati il 15-8-1982, colpirono i veggenti e il primo par-roco della parrocchia. Per questo i vescovi, nel 2001, ribadirono che “la Chiesa deve divenire per tutti un ambi-to di riconciliazione”. Maria “è venuta a parlare ai suoi giovani figli appartenenti ai giovani popoli dell’Africa, per iniziare la seconda fase dell’evangelizzazione, alla fine del secondo millennio e all’inizio del terzo.”
SUDAFRICA – I santuari dedicati alla Vergine Maria non mancano. Alcuni di questi luoghi sono persino stati gratificati dalle apparizioni della Vergine, e sono quindi mete di pellegrinaggio note in tutta l’Africa australe. Nel 1952, durante un Congresso Mariano (a Durban) per festeggiare il centenario dell’arrivo dei missionari Oblati di Maria Immacolata in Sudafrica, l’Arcivescovo Martin H. Lucas, allora “Delegato Apostolico per l’Africa del Sud”, proclamò “Maria Regina Assunta in cielo”, Santa Patrona della Chiesa Sudafricana.
Tra i santuari mariani più conosciuti del Sudafrica vi è quello di Nostra Signora di Ngomé, che si trova nella diocesi di Eshowe, nel cuore della regione Zulu: sembra che la Vergine si sia manifestata ad una religiosa benedettina, suor Reinolda, deceduta il 1° aprile 1981. Maria viene qui venerata con il titolo di “Maria, Tabernacolo dell’Altissimo”.
Un altro santuario mariano ben conosciuto, nella diocesi di Marianhill, nel Natal, è quello della parrocchia di Kevelaer, meta di un pellegrinaggio annuale. Citiamo ancora, nella diocesi di Dundee (al sud del KwaZulu-Natal), il santuario di Maria Ratschitz. Un altro luogo di pellegrinaggio si trova a Tsheseng, nella diocesi di Betlemme, provincia del Natal. In questo santuario Maria viene onorata in modo particolare come l’Immacolata Concezione, e la chiamano Nostra Signora di Betlemme.
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A MIA MADRE
Donna nera, donna africana, – o madre mia, penso a te.
Daman, madre mia, tu – che mi portavi sul tuo dorso, tu che mi allattavi,
tu che guidavi i miei primi passi, tu che, per la prima volta, mi apristi gli occhi al sole; penso tanto a te.
Donna dei campi, donna di riviere, donna dei grandi fiumi, o tu, mia madre, penso tanto a te.
Daman, madre mia, tu che asciugavi le mi lacrime, tu che rallegravi il mio cuore e con pazienza
sopportavi i miei capricci: come vorrei ancora essere presso di te, rimanere bambino presso di te.
Donna semplice, donna di rassegnazione, – o tu, madre mia, penso tanto a te.
O Daman, Daman, fiore della grande famiglia dei fabbri,
a te si rivolge sempre il mio pensiero, mentre il tuo m’accompagna ad ogni passo.
O Daman, madre mia, – come vorrei ancora riscaldarmi presso di te, – rimanere bambino presso di te
Grazie per tutto ciò che tu facesti per me, tuo figlio, adesso lontano, ma sempre vicino a te!
– “In Africa, quando muore un anziano, è una biblioteca che brucia” –
• “Quando la memoria va in ricerca di legna per riscaldarsi dalla nostalgia, prende solo i ceppi più belli”.
(Il passato rivisto con nostalgia, presenta solo le cose belle).
• “È vero che l’uomo non ritorna mai nel grembo di sua madre, ma ritorna volentieri al suo villaggio natale”.
• “Colui che non è mai uscito di casa, pensa che solo sua madre sappia far bene il sugo”.
• “Un tronco di legno, anche se rimane per anni nel fiume, non diventa mai un coccodrillo”.
• “Se è vero che quello che si semina presto, dà presto frutto; è altrettanto vero che non si accende il fuoco, se non si ha nulla da metterci sopra”. (Decisioni veloci, ma ponderate).• “I proverbi sono l’olio di palma per far passare le parole con le idee”. “Il proverbio è il cavallo della parola”. (Quando la parola si perde, è con l’aiuto del proverbio che ritrova la sua forza).• “A volte è difficile separare l’unghia dal dito, il pestello dal mortaio”. (Non sempre le cose sono ben chiare e la ragione tutta da una parte).
• “Non si può chiedere ad un cieco di riconoscere il bianco dal nero”.
(Non si può chiedere un parere, senza dire veramente cos’è successo).
• “La barba non può insegnare alle ciglia, poiché, anche se è più lunga o più grigia, ha visto il giorno dopo di loro”. (Non basta la cultura per acquisire la sapienza, che viene dagli anni).
• “La lingua si trova fra i denti, ma succede che i denti la feriscono”, (e d’altra parte, se ci si vuole riconciliare...) “Non si porta un coltello che taglia, ma un ago che cuce“.
• “Se bisogna affilare un coltello (da caccia), non lo si può fare da una parte sola“.
(Bisogna sentire sempre tutte e due le campane).
• “La morte non tiene consiglio, né suona il corno“. (Quando è urgente una decisione).
• “Se è vero che ci vuole tempo per crescere, ce ne vuole poco per morire“. (Attenzione alle decisioni avventate)• “Una noce di cola nella bocca del vicino, non ci sembra amara”. “Il dente duole in bocca soltanto a colui che ce l’ha marcio”. (Contro il pericolo di non pensare alla comunità).
• “La spina uscirà da dove è entrata”.(Solo chi ne è stato la causa può riparare).
• “È vero che non si può più inghiottire la saliva sputata”, ma ”Appoggiarsi al granaio del vicino, non ha mai riempito la pancia”, e “Il rancore non ripara dal freddo della notte”
(Ciò che è stato, è stato; ma il persistere nell’odio non porta nulla di buono)
• “Un palo solo non fa una casa ed una madre non tua, non conosce la tua fameù
• “L’uccello non vola con le ali altrui”.
• “La vita non gira la testa indietro per andare avanti” (ripensamenti o rancori non aiutano)
“SI CRESCE PER FORZA PRESSO UNA ZIA”
Quasi tutte le mamme tupurì hanno molti figli. Può capitare che un bambino venga affidato a uno zio o a un amico di famiglia, perché la mamma è morta, oppure perché l'uomo ha bisogno di un ragazzo che gli custodisca le capre e le mucche. La situazione dell'adottato è diversa se si trova presso uno zio o da una zia. Lo zio, padrone del «saare» (l'insieme delle capanne di una famiglia) lo considera come un figlio ed un giorno può aiutare il giovane a trovare una moglie. La zia, invece, poiché dipende dal marito, non è padrona e non può fare come vuole lei.
In genere, presso una zia il ragazzo vive stentatamente, non sente la sicurezza del suo avvenire.Si usa il proverbio quando una situazione di lavoro o di dipendenza diventa difficile. Presso una zia si è costretti a restare, perché non si può fare altrimenti. In altri casi, quando la situazione diventa difficile, è meglio separarsi e in buona maniera. L'uomo deve vivere libero, non in schiavitù
“SI CONOSCE UNA DONNA DAL FUMO DELLA POLENTA”
Quando, verso sera, cammini per il villaggio e senti l'odore della polenta, sai che accanto al fuoco c'è una donna che sta facendo il suo lavoro.È il momento più atteso da tutti i tupurì (e non solo da loro!) che hanno lavorato tutta la giornata senza mettere nulla nello stomaco. L'unico pasto abbondante, infatti, è quello della sera; al mattino c'è solo qualche avanzo ed un po' di farina di miglio bollita. Spesso ci sono anche degli ospiti, ed è una fortuna per un tupurì avere una moglie che sa ricevere gli ospiti con riguardo, oltre a tenergli bene la casa, lavorare e far bene da mangiare. Come è apprezzato in quel momento, il lavoro della donna! In caso di difficoltà matrimoniali, la prima arma che la moglie usa quando non ne può più, è di rifiutarsi di far da mangiare. Allora sono guai seri per il marito.Si capisce allora il proverbio: «È dal fumo della polenta che si conosce una donna».
Si potrebbe anche dire: «Dal fumo della polenta si conosce il livello dell'armonia familiare».La donna è molto stimata, ma in funzione dell'uomo. È interessante osservare il suo ruolo accanto al marito, sia nell'ambito familiare che sociale, in modo particolare durante i sacrifici. Alla fine dell'iniziazione è proprio la donna che asperge i nuovi iniziati per indicare la purificazione e la nuova nascita. Per essere rispettosi della tradizione, affinché gli antenati siano contenti e continuino a dare la «eggre» (forza), la società tupurì deve avere sempre uomini e donne che siamo così. Ma i Tupuri ha sempre riservato alla donna un grande onore e rispetto.
“LA CREAZIONE DELL’UOMO E DELLA DONNA”
Quando il Creatore ebbe creato l'universo, la terra, i pianeti, il sole e la luna, il giorno e la notte, ci pensò un po' su e poi decise di creare l'uomo, anche perché non aveva più nulla da fare.
Allora prese dell'argilla che gli era avanzata dopo aver fatto la terra, la bagnò con la saliva e ne fece una figura con quattro gambe e senza braccia.
Allora Dio disse: “Come farà a lavorare se non ha le mani?”. E la buttò in mare.
Allora il Creatore prese dell'altra argilla, la impastò per bene e ne fece una figura con quattro braccia e senza gambe: “Come farà a camminare e a cacciare senza gambe?”. E la buttò in mare.
Infine il Creatore, che aveva una pazienza divina, disse: “Stavolta non devo proprio sbagliare, perché questa è l'ultima argilla che mi è rimasta”.
Così prese l'ultima argilla, la impastò, la lisciò, fece tutte le cose al loro posto, dentro e fuori, sopra e sotto, dietro e davanti e poi la guardò.
Ma il Creatore non era ancora soddisfatto: quella statua molliccia rimaneva immobile e aveva un aspetto molto stupido. Allora il Creatore disse:“Per forza non si muove! Non le ho ancora dato la vita!”.
E soffiò la vita.
Così la creatura, piena di vita, si mosse; ma il Creatore non era soddisfatto: “Non deve solo muoversi. Deve anche pensare, amare, combattere!”; e soffiò nella creatura Spirito, Sentimento e Volontà.
Così finalmente venne creato l'Uomo.
Passò qualche tempo e l'Uomo cominciò a sentirsi solo: quando aveva finito di lavorare i campi o era tornato dalla caccia, allora si sedeva davanti al fuoco e guardava il cielo, bruciato dal sole che entrava nella terra, e si sentiva solo, come i marinai che attraversano l'oceano nei dhow spinti dai monsoni.
Il Creatore ci pensò un po' su; poi decise che avrebbe dato all'Uomo, che era venuto fuori maschio, una compagna femmina. Perché gli venne in mente che maschio e femmina insieme erano una cosa buona.
Ma l'argilla era finita.
Allora il Creatore si guardò intorno e prese un pizzico di qua e di là, una manciata a destra e a manca, una presina sopra e sotto, raccogliendo: il profumo dei fiori, lo stormire delle foglie, il calore del raggio di sole, la freschezza dell'erba verde, l'ostinazione della pietra, la risata della iena, il canto dell'usignolo, la morbidezza delle piume dello struzzo, lo sguardo della gazzella in amore, la danza della giraffa, la sinuosità del cobra, la dolcezza del miele, la vanità del pavone, la freddezza del diamante, l'abbraccio della liana, la chiacchiera del vento, l'instabilità delle nuvole, la leggerezza della ghiandaia, la ferocia del leopardo, la grazia dell'impala, la timidezza del cucciolo, il tubare del piccione, la cattiveria della tempesta, la gioia verde della primavera, l'ardore del fuoco e il gelo del ghiaccio, le curve delle colline e gli spigoli delle montagne, la rabbia del vulcano e la calma della marea.
Poi mise insieme tutto quello che aveva raccolto e lo mescolò, facendone una farina soffice e morbida da impastare.
E venne fuori la Donna, cui il Creatore infuse la vita e ne fu soddisfatto. La diede quindi all'Uomo, dicendo: “Andate e popolate la terra”.
Poi si ritirò sopra le nuvole convinto di aver fatto una cosa buona.
Passò un giro di luna (un mese) e l'Uomo chiamò Dio, rivolgendosi al cielo e dicendogli tutto arrabbiato:
”Signore, riprenditi la Donna, perché ne ho davvero abbastanza! La mia pazienza non è grande come la tua!
La Donna che mi hai dato, continua a parlare, mi sorride e poi mi fa il muso. È una lamentela continua, ride e poi piange; è triste poi è contenta; dice una cosa e poi il suo contrario: insomma mi tira scemo.
Ho bisogno di tranquillità e di silenzio: meglio star da solo. Fammi il favore, riprenditela, perché con lei non posso vivere!”.
Dio, che era previdente, non disse nulla, e riprese la Donna con sé, sorridendo sotto i divini nuvolosi baffi.
Dopo un altro giro di luna, l'Uomo invocò il Creatore con un tono di voce mesto ed afflitto: “Mio Signore, che stupido sono stato! Quanto mi pesa la solitudine! Quanto sono lunghe le notti solitarie! Quanto è freddo il mio giaciglio! Quando lei girava per casa, cantando, il sole brillava nella nostra capanna. Adesso tutto è diventato freddo e triste. Mi mancano le sue calde carezze, il suo dolce sorriso, il suo corpo morbido e vellutato!
Che pazzo sono stato. Signore, ti prego, ridammi la Donna, perché senza di lei non posso vivere!”.
Dio, che era previdente, non disse nulla, e gli ridiede la Donna, sorridendo sotto i divini nuvolosi baffi.
Passò ancora un altro giro di luna e l'Uomo s'inginocchiò sulla savana, dove il cielo è più basso e piangendo invocò il Creatore: “Signore, abbi molta pazienza con me perché sono un povero mentecatto. Ogni volta che penso di aver fatto la cosa giusta, m’accorgo che è sbagliata. Riprenditi la Donna, perché mi ha fatto ancora impazzire: prima é contenta, tutta moine e carezze, poi diventa una belva e mi tira addosso i carboni accesi. Cambia umore ogni volta che gira il vento e la mia vita è diventata un inferno. Meglio la solitudine che questa creatura dalle molte anime sotto il mio tetto!”.
Il Creatore gli disse: “
Uomo, se stavolta la riprendo, non la vedrai mai più! Sei davvero convinto della tua scelta? Sappi che questa è la tua ultima opportunità: che cosa hai deciso? Vuoi vivere con la Donna o senza la Donna?”.
L'Uomo alzò le braccia al cielo e, mentre lacrime di smarrimento colavano sul suo volto, implorò scuotendo la testa:
“Signore, aiutami, perché non so più cosa fare. Con la Donna la mia vita è impossibile; ma senza la Donna la mia vita è ugualmente impossibile. È questa la condizione dell'Uomo?”.
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