AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

domenica 8 marzo 2026

TERZO VIAGGIO APOSTOLICO DI PADRE NICOLA GALENO OCD

Spiccioli di Pensieri (01)

TERZO VIAGGIO APOSTOLICO



Sicuramente quelli dell’apostolo Paolo hanno prodotto più frutti, se

ancora vengono ricordati a quasi duemila anni di distanza. A renderceli

vivi bastano le sue lettere e gli Atti degli Apostoli. Per me si tratta della

terza venuta in Giappone col visto di residente.

La prima fu nell’agosto del 1971 e si concluse nel maggio dell’anno

successivo a causa di difficoltà respiratorie. Dieci mesi in tutto. Bilancio?

Se non altro per Natale ero già disponibile per la Messa in giapponese,

predica esclusa.

Passati quasi tredici anni in Italia con quattro permanenze,

rispettivamente a Milano, Parma, Bologna e di nuovo a Milano (la più

lunga fu quella felsinea di sei anni), ritentai la traversata nel febbraio

dell’85, resistendo sino all’ottobre del ‘99 e lavorando a Tokyo, Oita e

Fukuoka. Stavolta battei il mio precedente record di Bologna con ben

dieci anni ad Oita. Ed ora, dopo una parentesi di 50 mesi con soste

lavorative a Parma e Torino, ritento la carta nipponica in un’atmosfera

prenatalizia.

Diverse sono state anche le rotte aeree, segno dell’evoluzione

tecnologica. Nel ’71 feci quella del sud: Milano, Roma, Karachi, Bangkok,

Hong Kong, Taipei, Osaka, Tokyo. Nell’85 fu la volta della rotta polare:

Milano, Bruxelles, Anchorage, Tokyo. Ed ora quella siberiana con

un’unica tratta Milano-Tokyo.

Come al solito arrivo al giorno della partenza con ancora tutto da

sistemare nella valigia… Penso sempre alla gioia del commiato da questa terra quando non dovremo portarci dietro niente!  Due cortesi parrocchiani del Corpus Domini di Milano mi accompagnano per tempo alla Malpensa. 

Quando dico per tempo, mi riferisco sempre ad almeno tre ore prima della 

partenza prevista per le 20.45. Ho così tempo di scrivere gli ultimi auguri 

natalizi, affrancandoli con bolli prioritari. Postalmente parlando, 

l’aeroporto si rivela piuttosto inadeguato: la corrispondenza infatti viene ritirata  solo una volta al giorno e precisamente a mezzogiorno. Mi pare davvero troppo poco…

Poco dopo le 18 decido di avvicinarmi ai banchi del check ìn per la

consegna dei bagagli e l’ottenimento del boarding pass (quanto mi spiace

di dover usare tutte queste parole inglesi che lasciano la sensazione della

gomma americana in bocca!). Mi pento di non esserci andato prima: ho

davanti a me una schiera di giapponesi con molti bagagli…

Vedo che un impiegato gioca la carta della simpatia, venendo

cortesemente incontro ai vari quesiti dei passeggeri. Gli dico ridendo che

stanno finalmente copiando i giapponesi! Per mia fortuna l’impiegata della

business class, essendosi liberata dei pochi clienti, mi invita a passare dal

suo banco. Sbrigo tutto in pochi minuti, lasciando poi alcuni bigliettini

natalizi delle nostre Monache di Tokyo. Vedo che gradiscono molto

quell’augurio dal sapore nipponico.

Riesco finalmente a rintracciare la Cappella, dove mi recito tutto il

breviario, avendo poi grossi problemi di lettura in aereo a causa  delle

vibrazioni. Trovo qualche persona in preghiera. Quando sono verso la

fine, un giovanotto mi chiede di confessarlo. E qui sono rimasto perplesso

in quanto mi trovo fuori regione. Se nelle nostre chiese carmelitane

dappertutto posso confessare, mi pare che altrove occorra sempre il

permesso del Parroco del luogo. Mi spiace dirgli che non posso.

Comunque a momenti dovrebbe arrivare il Cappellano dell’aeroporto.

Questi poi mi dirà che ora ogni sacerdote può confessare dappertutto. Io

comunque gli faccio presente con grande sua meraviglia che a Torino,

benché residenti, ogni anno noi dobbiamo chiedere in Curia il permesso

scritto per le confessioni.

Quando manca un’ora e mezza alla partenza, passo per il controllo

personale e quello dell’unico bagaglio a mano: essendo stato più che

meticoloso nel togliermi di dosso qualsiasi oggetto metallico, il rilevatore

non tintinna. Ricordo che a Tokyo sedici anni fa, non sapendo

dell’esistenza di quello strano aggeggio, venni da una poliziotta 

sottoposto ad una perquisizione cannibalesca. Quella volta anche

la  corona del rosario ebbe la sua parte di colpa…

Sbrigo in un attimo le formalità del passaporto e mi aggiro quindi dalla

parte dei ristoranti. Più che una fame reale è la previsione dello

spartanissimo pranzo nella classe economica. Viste le code, rinuncio

facilmente. Entro nella libreria per comprare la settimana enigmistica

(piace tanto ad un confratello di Tokyo), un quotidiano destinato ad

essere divorato da qualche altro confratello più sportivo degli altri e due

tessere telefoniche. Così mi libero di parecchie monetine di euro.

Sbircio i prezzi degli altri negozi: non sono davvero roba da frati!

Individuo una cabina telefonica piuttosto appartata e mi faccio qualche

telefonata. Apprendo purtroppo che una cara conoscente non sta affatto

bene. Se soltanto mi avessero chiamato prima al telefonino, sarei

passato a trovarla, tanto più che ci separavano sì e no ottocento metri,

essendomi recato al mattino a dir la Messa dalle nostre Suore Teresiane

di Milano.

Avrei voluto fare tante altre telefonate piuttosto telegrafiche, com’è nel mio stilema essendomi già disfatto del cellulare, a memoria non

ricordavo che pochi numeri. Telefonare poi ai nostri Monasteri era inutile,

in quanto la segreteria telefonica a quell’ora la faceva da padrona…

E’ la prima volta che trovo una coda spaventosa davanti alla porta

d’imbarco. Mancano venti minuti alla partenza ed ancora non noto alcun

movimento del personale di controllo. Per me non si parte in orario… E

difatti accumuleremo ben tre quarti d’ora di ritardo. Ho poi capito il

perché: in questa stagione sulla rotta siberiana chi proviene da occidente

incontra delle correnti favorevoli che fanno guadagnare oltre un’ora agli

aerei.

Se ho una notevole resistenza nel camminare (giorni fa uno sciopero

selvaggio dei tranvieri milanesi mi ha lasciato per strada ed a causa di

impegni precedentemente  presi ho dovuto utilizzare il cavallo di S.

Francesco per quasi quattro ore!), quando si tratta di stare fermo in piedi

stento alquanto… Mi sento sollevato quando finalmente vengono aperti i

cancelletti d’imbarco. Stavolta mi trovo al piano superiore del candido Jumbo 

della Japan Air Lines. Peccato che gli annunci vengano dati solo 

in giapponese e inglese. Comunque, afferrandoli entrambi, vengo a sapere

 che l’aereo viaggerà al completo. Confermano purtroppo una notizia che 

mi era stata anticipata dal Cappellano dell’aeroporto: c’è una forte turbolenza 

nei paraggi… Viene dato finalmente il via libera e ci muoviamo lentamente.

Chissà perché, non sento alcuna trepidazione come in passato nel

lasciare l’Italia. E’ come se interiormente fosse già avvenuto il distacco…

Ancora in fase di decollo comincio a sentire notevoli vibrazioni dovute

alla turbolenza. Cerco di concentrarmi sulla contemplazione del

paesaggio sottostante che pare davvero un presepe illuminato. Credo che

questo gigante dell’aria stia facendo la rotta sulle zone altamente

popolate dell’asse Varese-Como-Lecco-Bergamo-Brescia-Verona-Vicenza.

 Ci pensano poi le nubi ad are tutto il resto del nordest italiano.

Comincio a sudare per i sussulti: meno male che non abbiamo ancora

mangiato, altrimenti sarebbe un macello per il mio povero stomaco! Per

mia fortuna, entrando in Austria, tutto ritorna nella normalità. Posso

seguire sul piccolo schermo piazzato sullo schienale posteriore del

passeggero della fila davanti il percorso dell’aereo: quanto mi sarebbe

piaciuto viaggiare di giorno per godermi tutta questa “geografia reale”!


Il cortesissimo personale di bordo ci porta una bevanda a scelta con

una confezione di noccioline. Buon segno: presto arriverà la cena! E così

è. Stavolta debbo dire che non è malvagia. Tra me ed il compagno di

viaggio c’è un posto libero, credo uno dei pochi dell’aereo. Peccato che

lui si trovi alla mia destra, la parte dove il mio orecchio svolge una

funzione puramente …ornamentale! Debbo sovente farmi ripetere le cose.

Non mi sembra molto addentro nelle cose di Chiesa, essendosi

meravigliato che io non sia… sposato! E’ comunque un tipo scherzoso e

soprattutto innamorato pazzo del Giappone: almeno due volte all’anno vi

si reca per passione.

Io continuo ad immaginare intanto quello che stanno facendo

confratelli e consorelle. “Ecco – mi dico- loro sono già a nanna, mentre io

sto volando sopra Mosca e non c’è verso di trovare il bandolo del

sonno…”. Cambio continuamente posizione, ma effettivamente nella

classe economica è tale anche il sonno, soprattutto per uno come me che

dorme già a fatica nel suo letto.

Non avendo con me l’orologio, sbircio il grafico della rotta dove vien

riportato sempre l’orario della nazione di partenza, oltre naturalmente a

dettagli per me importanti. L’aereo infatti sta viaggiando sempre sugli

undicimila metri ad una velocità che quasi tocca i mille cento chilometri.

Di questo passo, nonostante il ritardo accumulato alla partenza,

dovremmo arrivare prima. E difatti si prevede l'atterraggio a Tokyo Narita

verso le 15.30 locali.

E’ l’alba quando siamo da poco entrati in Siberia. Non sembra esserci

molta neve, ma il freddo deve essere notevole se tutti i fiumi si vedono

ghiacciati. Accendo la lucina che illumina il mio posto per dirmi la

prima parte del breviario. Quando si accendono le luci generali, mi

consolo: segno che tra poco ci porteranno il pranzo o la colazione, a seconda del punto di vista. Stavolta lo stomaco si sente alquanto deluso.

Mi dico vespro e compieta. Proprio in prossimità della costa

giapponese un mare di nubi si mangia tutto il paesaggio…

Mi dico vespro e compieta. Proprio in prossimità della costa

giapponese un mare di nubi si mangia tutto il paesaggio… Ritornano le

vibrazioni, benché non affatto paragonabili a quelle in fase di decollo.

Sarebbe una rovina per il mio stomaco se continuassero… Controllo l’ora

sullo schermo della rotta: sono quasi le 15.25 del Giappone, mentre in

Italia sono ancora le 7.25 del mattino. L’atterraggio non mi sembra dei più

dolci; comunque l’importante è aver rimesso le ruote a terra!


Non essendo mai arrivato in quest’orario, mi prende lo sgomento

quando vedo la coda interminabile per sbrigare le pratiche del passaporto,

nonostante ci siano oltre dieci sportelli. Comunque passo indenne anche

questo penultimo ostacolo. Per fortuna i miei bagagli non sono gli

ultimi ad essere smistati. Cerco sempre le facce più abbordabili quando si

tratta di passare al controllo doganale. In genere i giapponesi mettono

sempre dei giovincelli, controllati a distanza da poliziotti più anziani…

Si stanno liberando due posti contemporaneamente: vado dal

poliziotto che mi fa cenno per primo. E’ una persona molto compita. Mi

chiede subito qualcosa in inglese e si meraviglia che io gli dica di parlare

pure in giapponese, dato che lo capisco meglio del primo. Vista la ragione

del mio visto “per attività religiose”, dice subito il termine giapponese, che 

n genere si applica ai pastori protestanti. Io lo correggo amabilmente,

precisando che sono un sacerdote cattolico. Mi sembra quasi contento di

apprendere che ho già speso quindici anni nella sua terra. Mi riconsegna

il passaporto, dicendomi “Arrivedéruci” (i giapponesi stentano a

pronunciare come noi i gruppi di consonanti, inesistenti nella loro lingua)!

Al mio apprezzamento per la quasi corretta pronuncia risponde che sa

soltanto quella parola. Ed io di rimando, naturalmente in giapponese:

”Quello che conta è sempre il primo passo!”.

Dovrebbe esserci un confratello ad attendermi. Non si vede però

nessuno. E dire che la mia barba tutta candida risalta magnificamente sul

vestito nero! Aspetta e spera… Non mi ricordo più dove ho messo le

vecchie tessere telefoniche giapponesi con ancora degli scatti a

disposizione. Mi tocca appartarmi e rovistare in due borse. Trovatele, si

tratta adesso di rintracciare i numeri telefonici. Scovo l’elenco di tutte le

Case dell’Ordine. Provo subito con Tokyo. Mi faccio passare l’unico

confratello italiano che mi rassicura: sono partiti addirittura due confratelli

giapponesi.

Vado allora all’ufficio informazioni per far chiamare con l’altoparlante

uno dei due. Come immaginavo, si erano confusi sull’uscita dei

passeggeri e mi stavano aspettando dalla parte sbagliata. Non riuscendo

più a stare in piedi, dico alle supercortesi impiegate che io intanto vado a

sedermi ad una quindicina di metri di distanza. Passano dieci minuti ed

ecco il volto noto di un confratello rientrato da poco in Giappone dopo una

permanenza di due anni a Roma.

Sono venuti in macchina. Chi fa da autista riterrebbe più sicuro che a

motivo del freddo noi aspettassimo in aeroporto mentre lui va a ricuperare

la macchina. Gli dico che dopo tutto il freddo preso nella nostra Chiesa di

Torino qui mi sembra addirittura di rivivere! Usciamo pertanto tutti e tre,

ciascuno con un bagaglio in consegna.

Si vede subito che i giapponesi non sono abituati a tirarsi dietro tanta

roba, dato che spediscono sempre per corriere i loro bagagli,

ritrovandoseli poi direttamente in aeroporto. Saliti in macchina, una prima

sorpresa: dato che è la prima volta che viene fino a Narita, l’autista

sbaglia l’uscita giusta per imboccare l’autostrada. Non ha nessuna colpa,

perché effettivamente in tutto quel dedalo di strade attorno all’aeroporto,

presidiato in ogni angolo da poliziotti per via della perdurante

contestazione dei contadini espropriati, noi abbiamo trovato una sola

indicazione. Dopo dieci minuti buoni di girovagare, ci ritroviamo dinanzi

allo stesso posto di blocco.

Lui si spiega; comunque deve presentare la sua patente di guida ed

aprire il bagagliaio posteriore. Finalmente azzecchiamo. Dopo una decina

di chilometri una scritta demoralizzante: ci attende una coda di almeno

venti minuti nella direzione di Tokyo. Ma più devastanti agli effetti del

portafoglio sono i continui pagamenti di pedaggio, anche se noi evitiamo

qualsiasi coda ai caselli, usufruendo di una specie di telepass. Al quarto

pagamento io mi addormento, risvegliandomi solo quando mancano

pochi chilometri al Convento. Quello che non ha fatto la Siberia, l’ha

ottenuto la voracità delle autostrade giapponesi!


(Oita Natale 2003), Padre Nicola Galeno

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