Quadernetto 1936: S. Giuseppe
Venerdì 21 febbraio 1936 solo a S. Messa
Giornata Eucaristica
(Vedi: Passione e Eucaristia 1935)
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Marzo Giovedì 5 S. Maria, B. Pastore
S. Giuseppe modello degli Adoratori
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Adorazione
Il primo dovere, dovere fondamentale ed essenziale di ogni creatura, è di adorare e servire Dio. Deum tuum adorabis et illi soli servies. Ora, fra le creature umane, la prima, dopo Maria Vergine, che abbia saputo compiere nella maniera più perfetta questo dovere è certamente S. Giuseppe.
Difatti S. Giuseppe fu costituito Padre del Verbo umanato. Gesù venne a Lui affidato dal suo Eterno Padre, affinché lo custodisse e compisse verso di lui tutti gli uffici di un padre amoroso. S. Giuseppe adorò dunque Iddio nel Verbo fatto carne; l’ebbe presso di sé, sotto i suoi occhi; l’adorò sotto (Pagina 14) .le povere spoglie dell’uomo. Adorare per S. Giuseppe era lo stesso che servire Gesù, vivere per Lui, la sua adorazione si identifica con la sua stessa vita ed è questa la vera adorazione.
Lo adorò nei vari misteri cui prese parte, anzi di cui fu fortunato e fedele ministro. Lo adorò prima nel tabernacolo vivente della Vergine. Quando l’angelo gli rivelò il grande mistero dell’Incarnazione, mistero che si era compiuto nella sua sposa, Egli, pieno di stupore, di tremore, di ammirazione e di amore adorò in ginocchio nel seno dell’Immacolata il Verbo divino nei suoi primi palpiti della vita umana.
Lo adorò nella mangiatoia. Nella notte fortunata di Betlemme, quando il Verbo uscì nel mondo, prima che giungessero i Pastori alla Grotta, Giuseppe si era prostrato ad adorarlo insieme alla sua Vergine sposa. Il Dio fatto carne ebbe la prima adorazione profonda dall’anima purissima di questo grande Santo.
Giuseppe l’adorò pure nell’umile bottega di Nazareth. Che giornate erano (Pagina 15) quelle per Giuseppe! Il Bimbo era divenuto fanciullo, poi giovanetto; cresceva in grazia, in bontà, sotto i suoi occhi, lo aiutava nel disbrigo dell’azienda; era con lui al bosco a raccogliere tronchi, con lui nella botteguccia a piallare il legno, a fabbricare e ricomporre gli oggetti!...
Oh, quali fiamme non doveva avere il suo cuore nel guardare e nel riconoscere sotto le spoglie di quella maschile giovinezza Colui che solo è grande, Colui che solo è eterno!...
Lo adorò con una fede ben superiore a quella degli angeli; con un’umiltà che nessun cuore aveva ancora esercitato quaggiù. Fede, purezza, umiltà, e non sono queste le virtù che dispongono l’anima all’adorazione e che ne misurano la perfezione?
Offriamo a Gesù nell’Ostia le adorazioni di S. Giuseppe. Domandiamo a q. Santo che ci conceda qualche cosa della sua fede, della sua purezza, della sua umiltà, per adorare così anche noi il Verbo incarnato nella nuova Betlemme e nella nuova Nazareth che è la SS. Eucaristia. (Pagina 16)
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Ringraziamento
Anche S. Giuseppe dovette cantare come Maria il suo Magnificat di ringraziamento al Signore, cantarlo più che col labbro, col cuore e con perenni lagrime di riconoscenza... Iddio aveva operato in lui grandi cose...!
I Santi dell’antica legge, i Re e i Profeti avevano tanto bramato di vedere il Redentore, lo avevano sospirato lungo i secoli, lo avevano invocato coi gemiti più infuocati; l’intravidero sì, ma non poterono vedere; Lui, Giuseppe non solo poté vederlo, contemplarlo coi propri occhi, ma lo ebbe presso di sé, lo vide fatto suo, lo poté chiamare suo figlio ed ebbe la gioia di sentirsi chiamato da lui col dolce nome di Padre!...
Il cuore di Giuseppe esultò! Esultò in Dio suo Salvatore! Exultavit spiritus meus in Deo salutari meo. Esultò come Maria, poiché entrambi ebbero vicino Gesù, nell’intimità, nelle effusioni inesprimibili della più santa vita domestica.
Anche Abramo aveva esaltato e desiderato (Pagina 17) di vedere il Cristo. E lo vide difatti, ma lo vide solo in spirito. Ma Giuseppe lo vide coi propri occhi; poteva stringere tra le sue braccia, chiamarlo suo, ritenerlo come cosa propria, possedere il messia, la speranza, la Consolazione di Israele.
Et erat subditus illis! Quale onore per Giuseppe! Gesù si era fatto suo suddito, era venuto nella sua casa; davanti ai compaesani era considerato suo figlio, filius Joseph, figlio di Giuseppe. Iddio era disceso nella sua casa e viveva con lui sotto le sembianze più amabili di bimbo, di fanciullo, di giovanetto.
Come mai Giuseppe doveva esprimere a Gesù la propria riconoscenza? Immagino che l’avrà espressa coi baci più teneri, con le carezze più affettuose e paterne al piccolo divino Gesù; col tenerlo tra le braccia, cullarlo quasi dolcemente e stringendolo al suo cuore.
Avrà espresso la sua riconoscenza col rinnovato dono di sé, (Pagina 18) nel volerlo servire nell’oblio, nell’umiltà, nel silenzio. La riconoscenza è figlia dell’amore e ne è anche l’alimento. Come, dunque, dovette essere grande la riconoscenza di Giuseppe e quanto perfette le sue azioni di grazie!
Anche noi davanti a Gesù Eucaristico dobbiamo cantare il nostro Magnificat! Se non lo vediamo nella sua Carne, lo vediamo nell’Ostia, nell’Ostia raggiante nel suo Ostensorio, Beati i nostri occhi che vedono quel che vedono. Vedono cioè l’Ostia divina che è il n. Dio Salvatore, Lumen ad revelationem gentium; luce per illuminare le genti et gloriam plebis suae Israel e gloria d’Israele, gloria cioè della Chiesa.
E non solo Lo vediamo Gesù, ma anche noi lo possediamo.... Nella Comunione è nostro, tutto nostro? Di qui la nostra riconoscenza viva, di qui il canto del nostro Magnificat, nella gioia, nell’umiltà, col dono del nostro povero cuore. (Pagina 19)
Riparazione
La spada del dolore che trafisse il cuore della Vergine trafisse pure il cuore di Giuseppe. Erano così somiglianti, aventi in comune la stessa missione presso Gesù.
Giuseppe ebbe a soffrire e a soffrire molto! Ecco ciò che costituisce la riparazione! Soffrire con Gesù e per Gesù. Partecipò alle umiliazioni, alle vicende a cui vide sottoposto il Figlio di Dio. Quanto dolore nel rifiuto dei betlemmiti! Dover ricoverare la sposa, fra poco madre, e madre d Dio, in una misera spelonca! Vedere Lui, il Re dei mondi, nascere in una grotta, fra tanto squallore!... Quante ansie, quante trepidazioni nella fuga in Egitto!...
Poi i duri anni d’esilio! Poi gli anni di silenzio e di oscurità nella botteguccia di Nazareth, poi l’incomprensione, l’indifferenza degli uomini!...
E le previsioni del futuro? Certo S. Giuseppe non deve aver ignorata la Passione di Gesù... Tutti i Santi passano per i Calvario e sono chiamati a divenire conformi a Gesù Crocifisso. (Pagina 20)
Conformes imagini filii sui. Poteva S. Giuseppe rimanere estraneo? Gesù avrà descritto sia pure in confuso al suo padre putativo i patimenti e le umiliazioni nelle peregrinazioni fatte insieme a Gerusalemme, gli avrà indicato i vari luoghi della sua Passione.
Guarda, babbo, là in quell’orto una notte che è ancora lontana io sarò solo sotto l’incubo di un immenso dolore; suderò sangue; gli sgherri verranno a legarmi, subirò un processo infame... Vedi quel monte? Là sarò trascinato disfatto e sanguinante sotto due travi in Croce; sarò crocifisso!...
Attorno a me poche anime fedeli prenderanno parte ai miei strazi; ‘immensa falange dei beneficati in parte dispersi, in parte aggregati ai miei nemici... La mamma, la tua sposa, condividerà tutta l’amarezza del dolore. Tra tante belve che vorranno dissanguarmi bestemmiando, un’anima sola si rivolgerà a me per compatirmi e (Pagina 21) sarà l’anima di un ladro... Ah babbo! Tu non sari più sulla terra allora, sarai nella pace al limbo dove io verrò trionfante a salutarti.
Ma il cuore paterno a tali racconti doveva sanguinare.. ed avrebbe voluto... Oh quali riparazioni non avrà offerto fin da allora al suo adorato Gesù... Quanti intensi affetti non gli avrà rinnovato per compensarlo della freddezza e della malvagità degli uomini!
Ora tocca a noi continuare la riparazione di S. Giuseppe, continuare l’offerta del nostro affetto; rinnovargli il dono di noi stessi, perché anche adesso Gesù ne abbisogna, anche adesso lo aspetta da noi. (Pagina 22)
Preghiera
Quella preghiera che Gesù insegnò agli apostoli, S. Giuseppe non la poteva ignorare. Anche se direttamente non gliela avrà posta sul labbro, S. Giuseppe non poteva che altrimenti pregare così: Si avveri presto il tuo regno, o Gesù!
Con quanto ardore e quante volte l’avrà ripetuta questa preghiera! Quando per esempio lo teneva in braccio, lo baciava, lo accarezzava; quando lo vedeva stendere a lui le manine per domandargli… forse un po’ di pane! Quale mistero| Dio che domanda alla sua creatura di sfamarlo!... Quanto lo contemplava intento all’umile lavoro nella piccola bottega di Nazareth!
Quando mai, doveva dire, s’alzerà il velo che ti copre al mondo? Quando mai si vedrà conosciuto da tutti, adorato, adorato, acclamato dagli uomini? Quando conosceranno in te il Figlio di Dio, il Messia predetto, il Salvatore del mondo? Quando mio bimbo adorato, mio Gesù, mio diletto Gesù e mio Dio, quando ti vedrò sull’altare risplendere come (Pagina 23) il sole, e adorato ed amato da tutta la terra come dall’eternità sei in Cielo adorato ed amato dagli Angeli?
Ma Egli, il buon Santo, non doveva vederla quest’ora coi suoi occhi!... Quest’ora l’abbiamo vista e la vediamo noi… Ed ecco perché dobbiamo continuare presso Gesù Eucaristico la missione di S. Giuseppe. E perché tale missione sia da noi degnamente svolta domandiamo a Giuseppe il suo spirito; chiediamogli di adorare Gesù come lui lo adorò, con una fede, una purezza, un’umiltà che s’avvicini alla sua…
Adorarlo non solo per pochi istanti… ma con un’adorazione che si confonda con la nostra vita stessa, tutta rivolta al suo santo servizio, che si svolge sotto il suo sguardo amoroso, in un’unione con Lui, in una perpetua oblazione d’amore… E domandiamo ancora a Giuseppe dei buoni adoratori e dei servi fedeli per il suo Gesù in Sacramento.
S. Giuseppe è il grande modello degli adoratori di Gesù in Sacramento e ne è anche il Patrono. Egli condivide con la Vergine la cura e la missione di ciò che riguarda il culto e la gloria della divina Eucaristia. (Pagina 24)
Imola 1936 DON GIUSEPPE MAZZANTI
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