AFORISMA

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(Rita Levi Montalcini)

Nostra Signora del Carmelo

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domenica 30 marzo 2025

MODELLO DEL LAICO CRISTIANO – SAN GIUSEPPE 4 – GIUSEPPE, UOMO “GIUSTO” e SPOSO - 4° Conferenza di Padre CLAUDIO TRUZZI

 


MODELLO DEL LAICO CRISTIANO – SAN GIUSEPPE

4 – GIUSEPPE, UOMO “GIUSTO” e SPOS0

Sposo e padre vero
L'uomo «giusto» di Nazareth possiede soprattutto le chiare caratteristiche dello sposo. L'Evangelista parla di Maria come di «una vergine, promessa sposa di un uomo... chiamato Giuseppe» (Lc 1, 27).
I Vangeli pongono dinanzi a noi l'immagine dello sposo e della sposa. 
Secondo la consuetudine del popolo ebraico, il matrimonio si concludeva in due tappe: prima veniva celebrato il matrimonio legale (vero matrimonio), e solo dopo un certo periodo, lo sposo introduceva la sposa nella propria casa. Prima di vivere insieme con Maria, Giuseppe, quindi, era già il suo «sposo». 
Maria però, conservava nell'intimo il desiderio di far dono totale di sé esclusivamente a Dio. 
Ci si potrebbe chiedere in che modo simile desiderio si conciliasse con le «nozze». La risposta proviene soltanto dalla speciale azione e disegno di Dio stesso. Fin dal momento dell'Annunciazione Maria si convince che deve realizzare il suo desiderio verginale di donarsi a Dio in modo esclusivo e totale proprio divenendo madre del Figlio di Dio. La maternità per opera dello Spirito Santo è la forma di donazione, che Dio si attende da Maria, «promessa sposa» di Giuseppe. E Maria pronuncia il suo «fiat».
Il fatto d’esser lei «promessa sposa» a Giuseppe è contenuto – ripeto – nel disegno stesso di Dio. Ciò sottolineano entrambi gli evangelisti citati, ma in modo particolare Matteo. Sono molto significative le parole dette dall’angelo a Giuseppe: «Non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo» (Mt 1, 20). Esse spiegano il mistero della sposa di Giuseppe: Maria è vergine nella sua maternità. In lei «il Figlio dell'Altissimo» assume un corpo umano e diviene «il figlio dell'uomo».
Rivolgendosi a Giuseppe con le parole dell'angelo, Dio si rivolge a lui come allo sposo della Vergine di Nazaret. Ciò che si è compiuto in lei per opera dello Spirito Santo, esprime al tempo stesso una speciale conferma del legame sponsale, esistente già prima tra Giuseppe e Maria. Il messaggero chiaramente dice a Giuseppe: «Non temere di prendere con te Maria, tua sposa». Pertanto, ciò che era avvenuto prima – le sue nozze con Maria – era accaduto per volontà di Dio e, dunque, andava conservato. Nella sua divina maternità Maria deve continuare a vivere come «una vergine, sposa di uno sposo».
Nelle parole dell’“annunciazione” notturna, Giuseppe viene a conoscenza non soltanto della verità divina circa l'ineffabile vocazione della sua sposa, ma vi riascolta, altresì, la verità circa la propria vocazione. Questo uomo «giusto», che, nello spirito delle più nobili tradizioni del popolo eletto, amava la Vergine di Nazareth ed a lei si era legato con amore sponsale, è nuovamente chiamato da Dio a quest’amore.
«Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa» (Mt 1,24); chi è generato in lei «viene dallo Spirito Santo». Da tali espressioni non bisogna forse desumere che anche il suo amore di uomo viene rigenerato dallo Spirito Santo? Non si deve forse pensare che l'amore di Dio che è stato riversato nel cuore umano per mezzo dello Spirito Santo, impregna nel modo più perfetto ogni amore umano? Esso forma anche – ed in modo del tutto singolare – l'amore sponsale dei coniugi, approfondendo in esso tutto ciò che umanamente è degno e bello, ciò che porta i segni dell'esclusivo abbandono, dell'alleanza delle persone e dell'autentica comunione sull'esempio del mistero trinitario.
«Giuseppe... prese con sé la sua sposa, la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio» (Mt 1, 24-25). Tali parole indicano un'altra vicinanza sponsale. La profondità di tale vicinanza, la spirituale intensità dell’unione e del contatto tra le persone – dell'uomo e della donna – provengono in definitiva dallo Spirito, che dà la vita (Gv 6, 63). Giuseppe, obbediente allo Spirito, proprio in esso ritrovò la fonte dell'amore, del suo amore sponsale di uomo, e fu questo sentimento più grande di quello che «l'uomo giusto» potesse attendersi a misura del proprio cuore umano.
••• 
Quello di Maria e Giuseppe fu un vero matrimonio? 
È la domanda che affiora più di frequente sulle labbra sia di dotti che di semplici fedeli. 
Sappiamo che la loro fu una convivenza matrimoniale vissuta nella verginità (Mt 1, 18-25), ossia un matrimonio, sì verginale, “ma un matrimonio comunque vissuto nella comunione più piena e più vera: «una comunione di vita al di là dell’eros, una “sponsalità” implicante un amore profondo ma non orientato al sesso e alla generazione» (S. De Fiores).
Se Maria vive di fede, Giuseppe non lo è da meno. Se Maria è modello di umiltà, in questa umiltà si specchia anche quella del suo sposo. Maria amava il silenzio, Giuseppe pure: tra loro due esisteva una comunione sponsale che era vera comunione dei cuori, cementata da profonde affinità spirituali. «La coppia di Maria e Giuseppe costituisce il vertice – affermò Papa Giovanni Paolo II –, da cui la santità si espande su tutta la terra. (Redemptoris Custos, n. 7). La coniugalità di Maria e Giuseppe, in cui è adombrata la prima “chiesa domestica” della storia, anticipa per così dire, la condizione finale del Regno (cfr. Lc 20, 34-36; Mt 22, 30), divenendo in questo modo, già sulla terra, prefigurazione del Paradiso, dove Dio sarà tutto in tutti, e dove solo l’eterno esisterà, solo la dimensione verticale dell’esistenza, mentre l’umano sarà trasfigurato e assorbito nel divino».. 
Nella liturgia Maria è celebrata come «unita a Giuseppe, uomo giusto, da un vincolo di amore sponsale e verginale». Si tratta, infatti, di due amori che rappresentano congiuntamente il mistero della Chiesa, vergine e sposa, la quale trova nel matrimonio di Maria e Giuseppe il suo simbolo. «La verginità ed il celibato per il Regno di Dio non soltanto non contraddicono alla dignità del matrimonio, ma la presuppongono e la conferma-no. Il matrimonio e la verginità sono i due modi di esprimere e di vivere l'unico mistero dell'alleanza di Dio col suo popolo» (Familiaris Consortio, 16), che è comunione di amore tra Dio e gli uomini.
Mediante il sacrificio totale di sé, Giuseppe esprime un generoso amore verso la Madre di Dio, facendole «dono sponsale di sé». Pur deciso a ritirarsi per non ostacolare il piano di Dio che si stava realizzando in lei, egli, per espresso ordine angelico, la trattiene con sé e ne rispetta l'esclusiva appartenenza a Dio.
D'altra parte, è dal matrimonio con Maria che deriva a Giuseppe la singolare dignità e i diritti su Gesù. 
«È certo – scrisse Papa Lene XIII – che la dignità di Madre di Dio poggia così in alto, che nulla vi può essere di più sublime; ma poiché tra la beatissima Vergine e Giuseppe fu stretto un nodo coniugale, non c'è dubbio che a quell'altissima dignità, per cui la Madre di Dio sovrasta di gran lunga tutte le creature, egli si avvicinò quanto mai nessun altro. Poiché il connubio è la massima società e amicizia, a cui di sua natura va unita la comunione dei beni, ne deriva che, se Dio ha dato come sposo Giuseppe alla Vergine, glielo ha dato non solo a compagno della vita, testimone della verginità e tutore dell'onestà, ma anche perché partecipasse, per mezzo del patto coniugale, all'eccelsa grandezza di lei» (Leone XIII, «Quamquam Pluries», die 15 aug. 1889).
Un tale vincolo di carità costituì la vita della santa Famiglia, prima nella povertà di Betlemme, poi nell'esilio in Egitto e, successivamente, nella dimora a Nazareth. 
La Chiesa circonda di venerazione questa Famiglia, proponendola quale modello a tutte le famiglie. Inserita direttamente nel mistero dell'Incarnazione, la sacra Famiglia costituisce essa stessa uno speciale mistero. Ed insieme – così come nell’Incarnazione – a tale mistero appartiene la vera paternità: la forma umana della famiglia del Figlio di Dio – vera famiglia umana, formata dal mistero divino. In essa Giuseppe è il padre: non è la sua una paternità derivante dalla generazione; eppure, essa non è “apparente”, o solo “sostitutiva”, ma possiede in pieno l'autenticità della paternità umana, della missione paterna nella famiglia. è contenuta in ciò una conseguenza dell'unione reale-trinitaria: umanità assunta nell'unità della Persona divina del Verbo-Figlio. Cioè, Gesù Cristo, facendosi vero uomo, «assunse» tutto ciò che è umano e, in particolare, la famiglia, quale prima dimensione della sua esistenza in terra. In questo contesto è anche «assunta» la paternità umana di Giuseppe.
In base a questo principio acquistano il loro esatto significato le parole rivolte da Maria a Gesù dodicenne nel tempio: «Tuo padre ed io... ti cercavamo». «Non è questa una frase convenzionale: le parole della Madre di Gesù indicano tutta la realtà dell'Incarnazione, che appartiene al mistero della Famiglia di Nazareth. Giuseppe – il quale sin dall'inizio accettò mediante «l'obbedienza della fede» la sua paternità umana nei riguardi di Gesù – seguendo la luce dello Spirito Santo, che per mezzo della fede si dona all'uomo, certamente scopriva più ampiamente il dono ineffabile di questa sua paternità». (Giovanni Paolo II, Redemptoris Custos, III, 15-8-89)  
•••   San Giuseppe, vero Padre, “guardiano del Redentore”
•  La liturgia ricorda che «a san Giuseppe è stata affidata la custodia dei misteri della salvezza all’alba dei nuovi tempi», e che occorre che «egli sia il servitore fedele e prudente al quale Dio affida la santa Famiglia perché egli vegli come un padre sul suo unico Figlio».
• Il titolo di padre  - riconosciuto a Giuseppe attraverso Maria e Gesù – mostra che la paternità umana non è soltanto, come per gli animali, il semplice atto della generazione, ma comprende altre funzioni, come l’accettazione e l’educazione. 
•  Giuseppe accolse Gesù nella sua famiglia e gli ha dato il nome, la sussistenza, l’educazione, il mestiere e la condizione sociale, senza negligere i suoi doveri di padre. 
• Giuseppe potrebbe essere visto come il patrono dei figli nel seno della loro madre, perché prese Maria in moglie quando era incinta di Gesù (Mt 1 18-25). Fu protettore di Gesù prima ancora della sua nascita. 
•  Durante la fuga in Egitto, la santa Famiglia è affidata alla guardia dell’uomo, che Dio giudica affidabile, se quest'uomo obbedisce alla sua volontà e si lascia guidare da Dio.  
• «O Maria, ogni madre è la prima educatrice dei suoi figli, ma una presenza paterna (tale per ragioni “ordinarie” o anche straordinarie, come l'adozione) è importantissimo, quasi determinante. E così Gesù fu educato da te, o Vergine, ma anche dal tuo Giuseppe. Fu “protetto” innanzitutto dalla sua presenza nella vostra casa. Nessun estraneo ovviamente (ad eccezione di Elisabetta e Zaccaria) capì mai che il più grande miracolo e mistero s'era compiuto nel tuo seno: il miracolo d'una nuova vita (e quale Vita!) per sola opera dello Spirito Santo – perché il tuo sposo fornì una “copertura” di discrezione divina su questo fatto. Così non si è mai malignato che Gesù fosse frutto illegittimo.
E anche tu sei stata difesa, nel tuo onore, da Giuseppe. Egli s'era drammaticamente turbato per la tua maternità: essa, infatti, contrastava con quanto avevi già stabilito con lui, per un'affinità spirituale tra voi, di rinunciare di “conoscerlo” nella carne. Ma è giunto l'angelo a rassicurarlo e a dargli una nuova consegna, una vocazione in più: è arrivato quando il santo (“giusto”) tuo promesso sposo stava escogitando uno stratagemma per “licenziarti in segreto” (Mt 1,19) e pensava di evitarti le procedure rigorose della legge (Dt 22,20 ss). Anticipando il pensiero di Gesù, nella sua rettitudine di uomo di Dio, pensava più alla persona – la tua! – che alle regole. Non era un fariseo intransigente: anzi era già un uomo che presentiva la nuova libertà dei figli di Dio che Cristo stava per proclamare.
Ma certo egli era, come te, un vero osservante della santa Legge e delle varie usanze che rendevano bello l'appartenere al Popolo eletto di Jahvè. Nei Vangeli si indicano alcuni casi in cui tu e lui seguivate le “mitzvot”, le prescrizioni divine, con obbedienza amorosa, da ebrei osservanti e pii. Voi insieme avete insegnato a Gesù, per quanto la sua natura umana lo richiedeva (e, essendo vero uomo, lo richiedeva senz'altro), tutto ciò che occorreva praticare in casa, nella sinagoga di Nazareth o a Gerusalemme, centro della religione ebraica».
•••  
San Giuseppe “divorzista”?
Il Vangelo afferma san Giuseppe aveva deciso di mandar via Maria, ossia, di non accoglierla più come sposa. Era una decisione errata; e com’è possibile in un uomo che, subito prima, è chiamato “giusto”? 
Non c’è stato sbaglio da parte di Giuseppe, sulla base a ciò che sapeva; la sua sofferta decisione dimostra piena stima di Maria e totale abbandono in Dio. È probabile che il giovane sposo si sia reso conto dello stato di Maria al ritorno di lei dalla casa di Elisabetta. È allora che è scoppiato il suo dramma, umano e religioso.
Pensiamo che anche la Vergine abbia sofferto moltissimo per il dubbio doloroso che leggeva sul volto dello sposo, tormentato dall'incertezza e dalla necessità di maturare una decisione. Parlargli? Tacere? È troppo logico pensare che Maria si sia posto quest’interrogativo, ma che in lei sia prevalsa la scelta più consona alla sua personalità: lasciare che fosse Dio ad agire. Era la soluzione più dolorosa; forse più lenta, ma più ragionevole. Non esistono parole umane adatte a spiegare un fatto divino, miracoloso. Deve essere stato un momento terribile per entrambi.
Giuseppe «era giusto e non voleva denunciarla». Sembrano due espressioni contraddittorie: se era “giusto”, ossia perfettamente osservante della legge, avrebbe dovuto denunciarla. Perché non l’ha fatto? Credo che la spiegazione più convincente sia che aveva una tale stima di Maria, da non dubitare minimamente di lei; aveva perciò capito che, se l’avesse denunciata, avrebbe commesso un’ingiustizia. 
Che fare allora? Qui sorge il dramma religioso.
Si noti che il termine biblico "giusto” non specifica soltanto chi osserva scrupolosamente la legge scritta del Signore; indica pure chi vive di fede abbandonandosi a Dio, chi aspira con tutte le forze ad agire in modo d’essere gradito a Dio. Giuseppe deve aver intuito di trovarsi di fronte ad un fatto incomprensibile: non poteva accusare Maria e neppure poteva procedere alle nozze come se non fosse successo nulla. Decise allora di troncare il rapporto “in segreto”. Ossia aveva deciso di consegnare alla fidanzata il documento scritto, che la scioglieva dal vincolo matrimoniale (Si noti che il fidanzamento comportava già tale vincolo). Poteva semplicemente consegnarle il documento davanti a due testimoni, senza neppur manifestarne le ragion. La legge di Mosè, precisata dalle scuole rabbiniche, gli consentiva tale comportamento, cui egli voleva dare la minima pubblicità possibile.
Ci sembra, quindi, che non si possa parlare di "decisione errata"; anzi, ci sembra una scelta fondata sulla fiducia in Maria e la fede nel Signore. Credo che sia esatto ritenerla la decisione più dolorosa per Giuseppe, ma pure la più virtuosa. Ed ecco l'angelo: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è nato in lei è opera dello Spirito Santo...; lo chiamerai Gesù» (Mt, 1-20-21).
Possiamo immaginare con quanta gioia Giuseppe sia corso da Maria ad annunciarle che sapeva tutto ed a fissare la data delle nozze: solenni, della durata d’una settimana, come costumava allora. Dopo l'incubo della sofferenza e la prospettiva di una separazione, Giuseppe aveva compreso chi era Maria. Avrà forse pensato, ancor più che Elisabetta: «Chi sono io, perché la Madre del mio Signore venga a me?». L'angelo era stato molto chiaro con lui, indicandogli nella sua sposa la donna predetta da Isaia: «Una Vergine concepirà» (Mt 1, 23). Possiamo vedere giustamente in Giuseppe il primo vero devoto di Maria, colui che l'ha accolta nella sua vita e l'ha considerata per quella che era: la Madre di Dio.
Giuseppe ha pure compreso, ed accettato, la volontà di Dio su lui. Era lui il "figlio di Davide" attraverso cui il Figlio di Dio era, umanamente, un discendente del grande Re d'Israele, cui era stata affidata la promessa fatta ad Abramo. Spettava perciò a lui dare al Figlio di Dio il casato, l'educazione umana e religiosa, la formazione atta a prepararlo per la missione pubblica. Accogliendo Maria, Giuseppe accettava d’accogliere anche Gesù: era inseparabile quel Figlio da quella Madre, e così sarebbero rimasti in seguito. Giuseppe comprese e accettò la missione verso entrambi, consapevole di quale atto di fiducia Iddio aveva riposto in lui, affidando proprio a lui i due tesori più preziosi.
Sono considerazioni che ci fanno approfondire la conoscenza del santo artigiano di Nazareth, e capire ancor di più quanto la sua vita sia stata gradita a Dio. Giuseppe nel Presepio è “generato dal bambino”. 
***
Due chiacchiere di san Giuseppe con un padre
Ciao, sono san Giuseppe. Vorrei farmi oggi vicino e parlare con te. 
Forse non mi conosci, ma il mio nome è molto comune anche tra i tuoi amici;
magari tu stesso porti il mio nome!
Sono vicino a te ogni giorno: mi rendo conto che non è facile essere padri oggi. 
Nemmeno per me è stato semplice: avevo le mie paure, e non mi sentivo all’altezza della missione affidatami da Dio: custodire, amare, educare Gesù.
Ciò che mi ha dato forza e sapienza è stata la fiducia di Dio nei miei confronti 
e il sostegno della sua Parola.
Ti chiederai che cosa significasse avere per figlio Gesù. 
Egli ha sempre avuto grandi sogni di amore: donare la sua vita per amore e volere bene a tutti.
Auguro a te, ai tuoi figli, ai tuoi nipoti, ai tuoi amici, di non sottrarti mai 
alle responsabilità della vita, alle esigenze dell’amicizia, alle aspettative del Signore. Nella strada della vita non sarai mai solo: guarda mio figlio Gesù e lui ti indicherà la strada. 
Lui ha sempre condiviso la sua vita con gli altri: specialmente i poveri, 
gli emarginati, quelli che non contano nulla e non hanno conto in banca. Abbi ogni giorno la certezza e la gioia di essere amato da Dio e di ridonare tale amore a chi incontri e a chi ti è stato affidato.
Anche io pregherò affinché si realizzi la tua avventura di testimone di Cristo nel mondo!
 Tuo, San Giuseppe».
P.S. –– Dimenticavo!  Se vuoi chiamarmi quando ti senti preoccupato
e vorresti scambiare quattro chiacchiere di confronto, 
sono sempre disponibile! 
Basta la parola d’ordine «San Giuseppe, aiutami!», 
e io ti farò sentire accanto la mia presenza.
Ciao e auguri reciproci da bravi papà! 

GIUSEPPE – 7 GIOIE E 7 DOLORI

1° Dolore e gioia
Soffri terribilmente, Giuseppe, scoprendo che Maria sta per diventare madre... E godi venendo a sapere dall’Angelo il mistero dell’Incarnazione... (Silenzio).
– Giuseppe santo, per il per il dolore e la gioia che provasti in occasione della maternità di Maria Vergine: assistimi paternamente in vita e in morte
Padre Nostro, Ave Maria

2° Dolore e gioia
Soffri non poco assistendo alla nascita di Gesù in una stalla; gioisci, però, al canto degli angeli e all’adorazione dei pastori... (Silenzio).
– Giuseppe santo, per il dolore e la gioia che provasti in occasione della nascita di Gesù Bambino: assistimi paternamente in vita e in morte.
Padre Nostro, Ave Maria

3 ° Dolore e gioia
Giuseppe, soffri senza dubbio, vedendo circoncidere il Bambino; gioisci, tuttavia, nel porgli il nome di “Gesù”, che ti disse l’Angelo. (Silenzio).
– Giuseppe santo, per il dolore e la gioia che provasti in occasioni della circoncisione di Gesù Bambino: assistimi paternamente in vita e in morte.
Padre Nostro, Ave Maria

4 ° Dolore e gioia
L’anziano Simeone ti svela, Giuseppe, la futura passione di Gesù; gioisci, però, sapendo che per suo mezzo noi tutti saremo salvati.
– Giuseppe santo, per il dolore e la gioia che provasti in occasione della profezia di Simeone: assistimi paternamente in vita e in morte.
Padre Nostro, Ave Maria

5 ° Dolore e gioia
Dovesti soffrire moltissimo, Giuseppe, nel dover fuggire in Egitto per salvare Gesù e sua Madre; gioisti, però, per aver salvato i tuoi più cari beni.
– Giuseppe santo, per il dolore e la gioia che provasti in occasione della fuga in Egitto: assistimi paternamente in vita e in morte. 
Padre Nostro, Ave Maria

6 ° Dolore e gioia
Ti causò pena il non poter ritornare a Betlemme per causa del crudele Archelao; gioisti, tuttavia, non poco per quella incomparabile vita familiare a Nazareth.
– Giuseppe santo, per il dolore e la gioia che provasti in occasione del ritorno dall'Egitto. Assistimi paternamente in vita e in morte.
Padre Nostro, Ave Maria

7 ° Dolore e gioia 
Grande spavento dovette essere per te l’aver smarrito Gesù a Gerusalemme! Che gioia, per, nel ritrovarlo sano e salvo nel Tempio!
– Giuseppe santo, per il dolore e la gioia che provasti in occasione dello smarrimento e ritrovamento di Gesù nel tempio: assistimi paternamente in vita e in morte.
Padre Nostro, Ave Maria.

Preghiamo
Dio onnipotente, 
che confidasti i primi misteri della salvezza degli uomini alla fedele custodia di san Giuseppe, 
fa’ che, per la sua intercessione, la Chiesa li conservi fedelmente 
e li porti alla pienezza nella sua missione salvatrice. Per Gesù Cristo nostro Signore.  Amen

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