MODELLO DEL LAICO CRISTIANO – SAN GIUSEPPE
3 – DEVOZIONE e LEGGENDE
Un argomento “di peso” in favore di san Giuseppe – TERESA di Gesù
Si tratta della testimonianza di santa Teresa di Gesù, che, scoprendosi liberata da una grave infermità, secondo lei per intercessione di san Giuseppe, scrive la pagina che maggiormente influì, a partire da lei, per l’estendersi della devozione al santo Patriarca.
«Non fui mai portata a certe devozioni che alcuni praticano, specialmente donne, nelle quali entrano non so quali cerimonie che io non ho mai potuto soffrire, e che a loro piacciono tanto. Poi si conobbe che non erano convenienti e sapevano di superstizione. Io invece presi come avvocato san Giuseppe e mi raccomandai a lui con fervore. Questo mio padre e protettore mi aiutò nelle necessità in cui mi trovavo e in molte altre più gravi in cui era in gioco il mio onore e la salute dell'anima mia.
Ho visto chiaramente che il suo aiuto fu sempre più grande di quello che avrei potuto sperare. Non mi ricordo finora di averlo mai pregato di una grazia senza averla subito ottenuta. Ed è cosa che fa meraviglia ricordare i grandi favori che il Signore mi ha fatto e i pericoli di anima e di corpo da cui mi ha liberata per l'intercessione di questo santo benedetto.
Ad altri santi sembra che Dio abbia concesso di soccorrerci in questa o in quell'altra necessità, mentre ho sperimentato che il glorioso san Giuseppe estende il suo patrocinio su tutte.
Con ciò il Signore vuole darci a intendere che, a quel modo che era a lui soggetto in terra, dove egli come padre putativo gli poteva comandare, altrettanto gli sia ora in cielo nel fare ciò che gli chiede.
Ciò han riconosciuto per esperienza varie altre persone che, dietro mio consiglio, gli si sono raccomandate. Molte altre gli si son da poco fatte devote per aver sperimentato questa verità» ...
«Procuravo di celebrarne la festa con la maggior possibile solennità... Per la grande esperienza che ho dei favori di san Giuseppe, vorrei che tutti si persuadessero ad essergli devoti. Non ho conosciuta persona che gli sia veramente devota e gli renda qualche particolare servizio senza far progressi nella virtù. Egli aiuta moltissimo chi si raccomanda a lui. È già da vari anni che nel giorno della sua festa gli chiedo qualche grazia, e sempre mi sono vista esaudita. Se la mia domanda non è tanto retta, egli la raddrizza per il mio maggior bene». «Chiedo solo, per amor di Dio, che chi non mi crede ne faccia la prova, e vedrà per esperienza come sia vantaggioso raccomandarsi a questo glorioso patriarca ed essergli devoti». (Vita 6, 6-8).
È il testo classico cui attingono coloro che vogliono parlare del glorioso Patriarca. Dell'efficacia del suo patrocinio non si potrebbe dir di più e di meglio, né con espressioni più infocate e convincenti.
L'Ordine del Carmelo fu sempre devoto di san Giuseppe. Per testimonianza di Papa Benedetto XIV, il Carmelo «fu l'Ordine che portò dall’oriente in occidente la lodevole usanza di onorare s. Giuseppe con solennissimo culto». Il Breviario carmelitano recava l'ufficio proprio del Santo fin dal 1480; e il Capitolo Generale tenuto in Parigi nel 1456, ordinava che la sua festa fosse celebrata nell'Ordine con pompa solenne.
Alla fine del 1700, infatti, si contavano, nel solo Ordine del Carmelo, più di centocinque chiese dedicate a san Giuseppe; e quando nel 1847 Pio IX estendeva alla Chiesa universale la festa del Patrocinio di san Giuseppe, il Carmelo celebrava già questa festa dal 1680, accordatagli da Innocenzo XI il 6 aprile dello stesso anno.
Teresa fece di tutto per diffonderne e rassodarne il culto. In suo onore eresse il primo monastero della Riforma (in Avila). Delle sue altre 17 case, 12 ne volle dedicate proprio a san Giuseppe. E lasciò scritto tra i suoi avvisi:
«Benché tu abbia molti santi per avvocati, sii devota in modo particolare di san Giuseppe che può molto presso Dio» … Qualunque grazia si domandi a san Giuseppe verrà certamente concessa; chi vuol credere ne faccia la prova affinché si persuada”, sosteneva. «Io presi per mio avvocato e patrono il glorioso san Giuseppe e mi raccomandai a lui con fervore. Questo mio padre e protettore mi aiutò nelle necessità in cui mi trovavo e in molte altre più gravi, in cui era in gioco il mio onore e la salute dell’anima. Ho visto che il suo aiuto fu sempre più grande di quello che avrei potuto sperare…». (cap. VI dell’Autobiografia).
Difficile dubitarne. Fra tutti i santi, il Falegname di Nazareth è quello più vicino a Gesù e Maria: lo fu sulla terra, a maggior ragione lo è in cielo. Perché, sia pure adottivo, di Gesù è stato il padre, di Maria lo sposo.
È stato scritto: «O Maria, rinunciando ad altri aspetti dei vostri costumi, che noi non seguiamo più, vogliamo ripetere, che Giuseppe è stato vero sposo tuo nell'amore più concreto e insieme casto; è stato con te padre terreno e educatore di Gesù, ha fatto da segreto e forte baluardo umano durante la vostra vita, in Egitto e a Nazareth. Giustamente nella Chiesa lo si onora come il Santo per tutte le necessità: diremmo l'uomo dell'“emergenza” (a partire dall'emergenza-base dell'Incarnazione di Gesù), il modello per i lavoratori (egli risulta l'“homo faber” di cui parlano volentieri i dotti di oggi: colui che maneggia, costruisce, forgia, pialla ecc.), per i poveri che sudano, per i perseguitati che debbono abbandonare la loro terra».
Sono davvero senza numero le grazie che si ottengono da Dio, ricorrendo a lui. Patrono universale della Chiesa per volere di Pio IX, è conosciuto anche come “patrono dei lavoratori”, nonché dei moribondi e delle anime purganti; ma il suo patrocinio si estende a tutte le necessità.
Giovanni Paolo II confessò di pregarlo ogni giorno. Additandolo alla devozione del popolo cristiano, nel 1989 stese in suo onore l’Esortazione apostolica Redemptoris Custos [Custode del Redentore], aggiungendo il proprio nome alla lista di devoti suoi predecessori: il beato Pio IX, Pio X, Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI.
• Sotto la sua protezione si sono posti Ordini e Congregazioni religiose, associazioni e pie unioni, sacerdoti e laici, dotti e ignoranti.
Forse non tutti sanno che Papa Giovanni XXIII, nel salire al soglio pontificio aveva accarezzato l’idea di farsi chiamare Giuseppe, tanta la devozione che lo legava al santo falegname di Nazareth.
Nessun pontefice aveva mai scelto tale nome, che, in verità, non appartiene alla tradizione della Chiesa, ma il “papa buono” si sarebbe fatto chiamare volentieri Giuseppe I, se fosse stato possibile, proprio in virtù della profonda venerazione che nutriva per questo grande Santo.
• A lui sono dedicate più di cinquecento parrocchie in Italia ed un centinaio di cattedrali in quarantacinque nazioni: dall'Angola al Congo, passando per l'Argentina, il Brasile, il Canada, le Filippine, il Messico, gli Stati Uniti, il Venezuela, e tante altre ancora.
• Basta d'altronde osservare le statistiche dei nomi più utilizzati per rendersi conto che Giuseppe è nelle prime posizioni in tutti i Paesi cristiani: in Italia è il primo in assoluto e anche il femminile “Giuseppina” segue in graduatoria subito dopo gli altrettanto prevedibili Maria e Anna. Cosicché non è casuale la ricchezza di tradizioni popolari, nate in decine di località italiane e spesso trapiantate dagli immigrati all'estero come memoria viva delle lontane radici. E, di per sé, perfino la consumistica "Festa del papà" – inventata dall'industria delle cravatte e dei “dopo barba” – documenta il forte richiamo unanimemente associato allo sposo della Madonna e al padre “putativo” di Gesù.
• Nel 1909 Pio X approvò le “litanie di san Giuseppe”, alla cui recita il Manuale delle indulgenze associò l'indulgenza parziale. [cfr. Litanie di san Giuseppe, in allegato, pag 5].
• A san Giuseppe è attribuita una speciale protezione in ogni circostanza della vita: più in particolare, egli viene però indicato come il patrono della “buona morte”, poiché nel momento del suo trapasso fu assistito da Gesù e da Maria.
In memoria di ciò, sono a lui intitolate pie associazioni come l'“Arci-sodalizio della Buona Morte”, avviato nel 1648 dai Gesuiti a Roma, e l'“Unione del Transito di san Giuseppe” per la salvezza dei morenti”, fondata nel 1913 nella parrocchia romana di san Giuseppe al Trionfale dal beato don Luigi Guanella.
LEGGENDE e narrazioni sul Santo
La più nota leggenda è quella intitolata: “San Giuseppe e il suo devoto”, nella quale egli minaccia d’abbandonare il Paradiso qualora il suo protetto non sia fatto entrare da Dio. Lo studioso Giuseppe Tammi ne individuò ben undici versioni, comprese la spagnola e la canadese. E Il noto autore napoletano Eduardo De Filippo inserì l'episodio sia nel poemetto “De Pretore Vincenzo”, sia nell'omonima commedia.
A partire dal 1400 furono scritte numerose sacre rappresentazioni, relative in particolare alla ricerca natalizia dell'alloggio da parte di Giuseppe e di Maria, tuttora messe in scena, con la partecipazione di attori non professionisti. In Sicilia è caratteristica la rappresentazione della “Fuga in Egitto”, specialmente nella versione scritta in versi dal poeta Archinà intorno al 1850 e musicata dal canonico La Porta.
• All'origine di uno dei pii esercizi in onore del Santo (“I Sette dolori e gioie di san Giuseppe”), c'è fra' Giovanni da Fano, [vissuto tra il 1469 e il 1539], che fu tra i promotori del nuovo ramo francescano dei Cappuccini. Da un confratello dell'Osservanza (un ramo dei Francescani) egli ricevette la confidenza di altri due “frati minori”, salvati da una sicura morte in mare per intercessione di san Giuseppe. Egli quale si rivelò ai due naufraghi con queste parole: «Io sono san Giuseppe, degnissimo sposo della beatissima Madre di Dio, al quale vi siete tanto raccomandati». Quindi il Santo garantì loro di aver «impetrato dalla infinita clemenza divina che chiunque dirà ogni giorno, per tutto un anno, 7 Padre nostro e 7 Ave Maria, meditando sui sette dolori che io ebbi nel mondo, otterrà da Dio ogni grazia che sia conforme al suo bene spirituale».
–– La preghiera consiste nel ripetere le seguenti sette invocazioni a san Giuseppe (secondo la formulazione attribuita al beato settecentesco Gennaro Sarnelli), al termine di ciascuna delle quali si rivolge la richiesta: «Assistimi paternamente in vita e in morte», e si recitano appunto 1 Padre nostro ed 1 Ave Maria.
• La pietà cristiana ha prodotto lungo gli anni altre varie pratiche legate al Santo, oltre quelle accennate: Rosari, Corona a san Giuseppe, Settenari, Novene (fra cui quella detta “delle Chiavi di San Giuseppe”), Le sette domeniche, Suppliche..., oltre a molte preghiere per chiedere grazie e ringraziare.
FESTA DEL 19 MARZO
Come altre feste del calendario, anche questa di san Giuseppe ha una propria storia che l'ha portata, dopo un periodo “glorioso”, ad essere molto ridimensionata, proprio mentre il Santo festeggiato ha avuto un'ulteriore proclamazione d’importanza nella vita della Chiesa (oltre al 19 marzo, il 1° maggio: san Giuseppe lavoratore) ed una continuata vitalità nella devozione dei fedeli.
– Ci pare interessante e persino istruttivo preporre una rapida visione storica di questa festa, inserendola nell'evoluzione di tutte le celebrazioni della Chiesa.
1 – Tante feste: perché?
* Innanzi tutto, è interessante conoscere come la Chiesa abbia fissato, nel corso di duemila anni, le sue feste solenni con il precetto, cioè l'obbligo della partecipazione alla Messa e dell'astensione dai lavori “servili”, vale a dire quelli degli artigiani e degli operai.
L'imperatore romano Costantino – che nel 313 d.C. aveva concesso ai Cristiani la libertà di esercitare il loro culto – otto anni dopo stabilì per legge che le domeniche e le altre feste fossero tali anche per la società civile. Allo scadere dello stesso secolo, il Concilio di Laodicea ripeteva per i cristiani l'obbligo di partecipare alla celebrazione Eucaristica e di riposare in domenica e nelle feste comandate.
Il numero di tali feste variò molto nel tempo: erano 11 nel VII secolo, arrivarono a 41 nel XII sec., per raggiungere le 45 nel XIII secolo. Le feste, insomma, si moltiplicavano al passo dello sviluppo della società europea: ogni regno, provincia e città, diocesi e parrocchia desiderava festeggiare il proprio santo patrono.
– Alcuni storici criticano per questo la Chiesa: sostengono che, in tal modo, la produzione dei campi e delle botteghe calava e la scarsità delle merci faceva salire i prezzi; nello stesso tempo l'ozio favoriva le cattive abitudini e molti festeggiamenti si sviluppavano con elementi magici e superstizioni (come avviene ancora in qualche festa patronale, dove sussistono antiche usanze).
– Altri storici lodano invece la Chiesa, che con le molte feste sottraeva, almeno un po', contadini e artigiani allo sfruttamento dei padroni, alla fatica e alle prestazioni gratuite dovute ai signori feudali. Ed inoltre, cosa ancor più importante, ogni festa imponeva la “tregua di Dio”, la cessazione, cioè, d’ogni combattimento o razzia in tempi in cui le lotte tra i signori erano incessanti e producevano devastazioni ovunque.
Certo, i fedeli erano confusi, non conoscendo neppure quali fossero esattamente le feste da osservare e il calendario giusto. L'ignoranza generale favoriva il diffondersi di storie leggendarie ed impediva di cogliere la relazione stretta tra festa, santità e preghiera comunitaria.
Solo la riforma liturgica di san Pio V, nella seconda metà del Cinquecento, mise un certo ordine nel numero e nella regolamentazione delle feste, riducendo la possibilità di vescovi e sovrani di proclamare festività a loro piacimento. Fu poi il decreto di papa Urbano VIII, nel 1642, a stabilire un elenco preciso delle feste riconosciute dalla Chiesa universale.
2 – La festa di san Giuseppe
Prima del Seicento, san Giuseppe era festeggiato in molte città e regioni, con giorni di precetto che vale-vano in sede locale, ed il cui numero era in continua crescita.
Si ha notizia che a Bologna, già nel 1129 c'era una chiesa dedicata al nostro Santo, e la festa era celebrata solennemente e con manifestazioni popolari di giochi. Nel ducato di Milano, fin dal Quattrocento si celebrava il 19 marzo, e fu “di precetto” dal 1498. Il doge di Genova, Ottaviano Fregoso, stabilì che dal 1519 il 19 marzo doveva essere festa solenne e di precetto. E altrettanto avveniva in altre regioni e città dell'Italia.
In Spagna, Valencia e Granada onoravano san Giuseppe pubblicamente fin dalla fine del '400, ed ancor prima era nata la devozione in Olanda e in Francia. Lo stesso Gerson (grande propagandista del culto di san Giuseppe in Francia), fu sorpreso di scoprire, ai primi del '400, che in tutte le chiese e le cappelle d’Avignone, il culto del Santo era già praticato in forma solenne, come avveniva per le più importanti feste religiose, e ciò sembra sia dovuto alla volontà precisa di un papa, Gregorio XI, che la suggerì per tutta la Chiesa universale.
A Roma, papa Sisto V la inserì nel calendario romano alla data fissata del 19 marzo. E sempre a Roma, in seguito, nel 1540, una trentina di falegnami romani s’unirono e fondarono una Confraternita intitolata al Santo che aveva esercitato il loro mestiere e con cui aveva assicurato il pane a Gesù e Maria. Costituirono una piccola chiesa presso l'antico carcere mamertino (Roma), e fra gli scopi si diedero quelli di promuovere il culto del Santo e di far celebrarne solennemente la festa.
* Festa di precetto
Finalmente, quando le insistenze di molti prelati, di studiosi, di religiosi e laici, di sovrani e di popolo, si fecero un unico coro, la Santa Sede raccolse il desiderio di tutti.
I Cardinali della Congregazione dei Riti sottoposero a papa Gregorio XV una richiesta: «Piaccia a Vostra Santità di comandare che il giorno della festa di San Giuseppe, sposo della Vergine Maria beatissima Madre di Dio, sia d'ora in poi, ed in perpetuo, giorno di precetto, e che tutti i fedeli si astengano in tale giorno dal lavoro servile». Il Papa approvò e firmò il decreto: era l'8 maggio 1621.
L'elenco delle feste ufficiali della Chiesa fu stabilito da papa Urbano VII. Il 13 settembre 1642 pubblicò infatti la Costituzione “Universa per Orbem” allo scopo di mettere ordine tra le festività. La lista dei giorni da considerarsi “di precetto” era ancora nutrita: 35, oltre le domeniche. Fra queste c'era il 19 marzo per san Giuseppe, come pure le feste dei santi patroni della nazione e del luogo. Nessuno poteva, in avanti, istituirne di nuove, se non la Santa Sede. Nel medesimo decreto era resa universale la festa del Corpus Domini].
* Festa di precetto, soppressa
Nel 1624 il Canada, con voto popolare, aveva proclamato Giuseppe patrono della Chiesa che stava nascendo in quel paese. In Italia, Napoli e Torino si posero sotto la protezione del Santo nel 1690 e 1696. L'Austria lo dichiarò patrono della Boemia nel 1655, e nel 1676 tutto l'Impero fu posto sotto la sua tutela. Il regno di Baviera gli fu dedicato nel 1664. In Asia, i gesuiti chiesero la protezione di Giuseppe su tutte le loro missioni nell'Indocina e in Cina.
Possiamo concludere che il bisogno di dedicare una solennità al nostro Patrono si rafforzò proprio in un secolo che tendeva invece a ridurre il numero delle feste. Questo dimostra quanto fosse importante.
Nel secolo seguente (1800), infatti, gli Stati europei seguirono piuttosto le ispirazioni laiche e illuministi-che, e, di conseguenza, i Papi furono costretti a ridurre nettamente le feste di precetto – compresa quella del 19 marzo – per molte parti d'Europa.
(L’eccezione avvenne con Benedetto XV, che nel 1917, proprio durante la Prima guerra mondiale, stabilì che la festa [19 marzo]] di san Giuseppe facesse parte delle 10 feste di precetto della cattolicità).
Purtroppo, le esigenze della produttività industriale e la concorrenza fra gli Stati provocarono ulteriori richieste d’abolire le festività infrasettimanali, religiose e civili, data la cattiva abitudine di cittadini di fare i cosiddetti “ponti”, in altre parole d’assentarsi dal lavoro pure nei giorni intermedi. [Ma la “moda” non è per nulla sparita, anzi! Niente Messa, ma, sì, agli scioperi ed altre manifestazioni! La coerenza!!!].
E così la Santa Sede autorizzò l'Italia (ed il Messico) a non considerare più festivo il 19 marzo. Conseguenza? Questo impedisce al popolo di ricevere un'istruzione più profonda su san Giuseppe nel giorno a lui dedicato.
• Le tradizioni legate al 19 marzo sono molteplici in tutta Italia, e in varie regioni il sentimento popolare manifesta una specifica condivisione con le sofferenze della Santa Famiglia attraverso un gesto di solidarietà.
– In Sicilia viene generalmente accolta in famiglie una persona anziana e bisognosa. Nel Molise si invitano a pranzo una coppia di sposi e un giovane – in rappresentanza di Giuseppe, Maria e Gesù – e si servono a tavola speciali dolciumi chiamati “cauzione di san Giuseppe”, ad indicare l'intercessione del santo verso i suoi devoti.
– In Puglia si svolge la cerimonia della “mattra”, che consiste in una serie di tavole imbandite appositamente per i poveri e gli anziani. Nel meridione d'Italia, e anche in alcune zone d'emigrazione italiana, in questo giorno s’inforna il cosiddetto “pane di san Giuseppe” – a forma di barba, bastone e corona (simboli del Santo), ma anche di animali – che il capofamiglia divide con i commensali durante il pranzo e che vengono poi donati a quanti entrano in casa: una volta erano i poveri del paese, oggi sono bambini festanti.
Un'antica tradizione contadina prevedeva invece la conservazione di qualche pagnotta, che in occasione dei temporali veniva divisa in quattro parti, ciascuna lanciata in direzione di un punto cardinale per invocare la protezione di san Giuseppe dal maltempo che poteva causare gravi danni alle colture.
LITANIE di San Giuseppe
Signore, pietà – Cristo, pietà – Signore, pietà
Padre celeste, Dio
Figlio redentore del mondo, Dio
Spirito Santo, Dio
Santa Trinità, unico Dio
Santa Maria
San Giuseppe
Inclita prole di Davide
Luce dei Patriarchi
Sposo della Madre di Dio
Custode purissimo della Vergine
Tu che nutristi il Figlio di Dio
Solerte difensore di Cristo
Capo dell'Alma Famiglia
O Giuseppe giustissimo
O Giuseppe castissimo
O Giuseppe prudentissimo
O Giuseppe obbedientissimo
O Giuseppe fedelissimo
Specchio di pazienza
Amante della povertà
Esempio agli operai
Decoro della vita domestica
Custode dei vergini
Sostegno delle famiglie
Conforto dei sofferenti
Speranza degli infermi
Patrono dei moribondi
Terrore dei demoni
Protettore della S. Chiesa
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo
Ascoltaci
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo
Esaudiscici
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo.
Abbi pietà di noi
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