Come un soffio
… ‘Mauro, siamo attaccati a niente’...! Così mi diceva un conoscente nell’antica chiesa di San Lorenzo dove si sposarono i nostri genitori. Siamo attaccati a niente, fragili, come un soffio da cui la vita dipende. Lo ricorda in modo insuperabile l’autore del salmo 38 della bibbia ebraica.
Ogni uomo è come un soffio
Va e viene come un’ombra
La sua fatica è come un soffio
Accumula ricchezze
Ma non sa chi le raccolga
Cambiano solo di forma ma il contenuto rimane invariato e ogni epoca fabbrica i suoi idoli. Il noto episodio del vitello d’oro, lettura biblica della permanente tentazione nella storia umana, ne è un’acuta metafora. La prolungata assenza del leader, l’improbabile e difficile libertà nel deserto rischiano di aggrapparsi alle proprie illusorie e adorabili costruzioni. Hanno bocca e non parlano, occhi e non vedono, orecchi e non odono, non c’è soffio nelle loro bocche. Ancora in modo insuperabile il salmista nel salmo 135 che continua affermando...così diventi chi li fabbrica e chiunque ha fede in loro. In effetti abbiamo ereditato la propensione a diventare ciò che adoriamo.
Pensiamo di governare il potere ma il potere ci governa. Crediamo di possedere il denaro e l’altro ma in realtà sono essi a possederci. Presumiamo di organizzare e limitare la violenza che poi ci abita e straripa come la storia delle guerre e delle armi mostra agevolmente. Idolatriamo la scienza e la tecnica che si tramutano poi in dittature spietate di cui i nostri tempi incontrollabili sono espressione. Costruiamo un dio a nostra immagine e somiglianza per poi trasportarlo sui luoghi di battaglia perché benedica i nostri eserciti. Il capitalismo inteso come orizzonte di profitto e trasformazione del mondo in merce è stato da tempo identificato come religione, ad esempio da Walter Benjamin. La nazione si tramuta in appetibile e seducente idolo da adorare e dunque per il quale offrire anche i più cruenti e giustificati sacrifici umani. Ad ogni epoca i propri idoli come idee da creare, custodire, trasmettere e venerare. Per ognuno di essi c’è la classe dei fabbricatori, sacerdoti, pensatori, divulgatori, profittatori e vittime. La comprensione della crisi della nostra cultura occidentale non dovrebbe prescindere da questa dimensione ‘idolatrica’ pena il rincorrere risposte tecniche ad una realtà anche interiore. La parola idoli dal greco antico significa immagine, simulacro o fantasma. Nessuno di essi ha un soffio.
Non c’è soffio di vita negli idoli. Non c’è soffio di vita nella politica e nell’economia attuale, non c’è soffio di vita nei mezzi di comunicazione e la fin troppo discussa e abusivamente chiamata Intelligenza Artificiale. Non c’è soffio di vita ma solo l’odore necrofilo del profitto e del potere. Non si sbagliava Stanislaw Jerzy Lec, poeta e scrittore polacco che conobbe e si salvò da un campo di sterminio nazista. Tra gli aforismi che si trovano nel suo più noto ‘Pensieri Spettinati’ scriveva ... ‘Se abbattete i monumenti, risparmiate i piedistalli. Potranno sempre servire’...Chi ha scritto ciò manifesta una profonda conoscenza della storia e dell’umano transitare il tempo. I piedistalli sono pronti e disponibili a sostenere gli antichi e nuovi idoli di ogni epoca.
Per fortuna, scelta o miracolo non sono mai mancati coloro che non hanno mai piegato le loro ginocchia o bruciato l’incenso davanti a loro. Si tratta dei poeti, dei profeti e dei folli.
Mauro Armanino, Genova, 11 settembre 2026
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