AFORISMA

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(Rita Levi Montalcini)

Nostra Signora del Carmelo

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venerdì 27 febbraio 2026

NOTIZIE UTILI inviate da PADRE MAURO ARMANINO

      Asilo un diritto sotto pressione

Chiara Marchetti 

Un abitante del pianeta su 67. Questo secondo le stime dell’UNHCR è il dato che fotografa la gravità dello sradicamento forzato a livello globale alla fine del 2024, quando è stato toccata la cifra record di 123,2 milioni di persone in fuga. E se le cause della migrazione forzata continuano a peggiorare, la crisi dell’asilo – soprattutto nel cosiddetto Nord globale – sembra ormai diventata una condizione permanente. È il quadro che emerge dal Rapporto 2025 sul diritto d’asilo della Fondazione Migrantes, intitolato significativamente Richiedenti asilo: le speranze recluse.

Anche se a metà 2025 il dato globale è leggermente sceso (117,3 milioni), soprattutto per alcuni rientri in Paesi come Afghanistan, Siria e Sudan, non si può non notare come si tratti di ritorni in condizioni precarie, che non garantiscono una reale reintegrazione.

Le cause restano le stesse, ma sempre più intrecciate: conflitti armati, persecuzioni politiche, crisi economiche, disuguaglianze e cambiamenti climatici. Nel solo 2024 quasi 46 milioni di persone sono state costrette a spostarsi a causa di eventi ambientali. E, contrariamente alla percezione diffusa in Europa, tre rifugiati su quattro continuano a essere accolti in Paesi a basso o medio reddito. A fronte di un incremento esponenziale delle spese militari, la cooperazione allo sviluppo, che potrebbe potenzialmente migliorare le condizioni di vita in certi contesti e prevenire la necessità di fuga da parte di alcune componenti della popolazione locali, è ai minimi storici. Il confronto è inquietante e smaschera qualsiasi retorica dell’“aiutiamoli a casa loro”: il 2,5 del PIL globale è dedicato alla spesa militare globale, mentre la spesa complessiva per gli aiuti allo sviluppo umano e alla cooperazione si va addirittura contraendo e corrisponde a solo lo 0,33% del PIL globale. L’Italia è ferma allo 0,28%, con la beffa di conteggiare in questa cifra le spese per l’esternalizzazione e il primo anno di accoglienza delle persone che fanno domanda d’asilo.

Il rapporto evidenzia quindi una tendenza preoccupante: la gestione delle migrazioni forzate viene sempre più trattata come una questione di sicurezza e controllo, più che di protezione. Politiche un tempo considerate eccezionali – respingimenti, accordi con Paesi terzi, procedure accelerate o extraterritoriali – stanno diventando la norma. L’Unica norma che sembra attrarre fondi e consenso.

Anche l’Europa si muove in questa direzione. Nel 2024 le domande di asilo per la prima volta nell’Unione sono diminuite a circa 913 mila (-13% rispetto al 2023), ma la percezione politica resta quella di una pressione crescente. Intanto i tassi di riconoscimento mostrano segnali di contrazione e, nei primi mesi del 2025, le decisioni positive risultano in forte calo. Sul fronte degli arrivi irregolari, i dati indicano una diminuzione complessiva, ma il prezzo umano resta altissimo. Nei primi nove mesi del 2025 si contano quasi 1.300 morti o dispersi nel Mediterraneo, con il rischio di morte sulla rotta centrale pari a un caso ogni 58 arrivi. Tra i nodi più controversi emerge la crescente esternalizzazione delle politiche migratorie. Il cosiddetto “modello Albania”, analizzato nella parte dedicata all’Italia, viene interpretato come un laboratorio per spostare fuori dai confini nazionali la gestione dell’asilo, sollevando interrogativi sul rispetto delle garanzie giuridiche e sul futuro stesso del diritto di protezione. 

Tutte preoccupazioni che diventano ancora più concrete nel 2026, anno della concreta implementazione del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo che renderà il diritto d’asilo e la libertà di movimento ancora più difficile da rivendicare ed esigere. Il quadro che ne emerge è quello di una trasformazione profonda: l’emergenza diventa normalità e il diritto d’asilo rischia di essere progressivamente svuotato.

Ma il rapporto invita anche a una lettura diversa. Le guerre non sono il nostro destino ineluttabile, così come non lo è la corsa al riarmo. Il diritto internazionale, il diritto d’asilo, la diplomazia e la ricerca del bene comune possono e devono tornare al centro. La solidarietà, insieme al rispetto per la terra, sono valori che possiamo e dobbiamo continuare a coltivare. Invertire la marcia rispetto a un orizzonte di sgretolamento dei meccanismi di tutela dei diritti umani e di messa in discussione del diritto d’asilo non solo è possibile, ma necessario. L’orrore e la sofferenza inflitti alle persone nei luoghi d’origine e lungo i percorsi di fuga non possono essere ridotti a errori collaterali o al segno di un tempo in declino. Così come non possiamo accettare che la reclusione o i rimpatri, sempre più privi di garanzie legali, vengano presentati come un’alternativa al diritto d’asilo e all’accoglienza di chi cerca protezione.

Comune.info

Dichiarazione dei vescovi della Calabria: «Il mare ci chiede conto»

Un salvagente arancione. È quello che il comandante della Guardia Costiera di Tropea ha riconosciuto tra le onde, prima ancora di capire che attorno a quel salvagente c’era ancora un uomo. O quel che ne restava. Quella macchia di colore nel grigio del Tirreno è diventata, per noi, il simbolo di questa stagione: una vita che aveva cercato di salvarsi, e non ce l’aveva fatta.


Da Scalea ad Amantea, da Paola a Tropea, da Pantelleria a Custonaci: le coste della nostra terra e della Sicilia hanno accolto nelle ultime settimane almeno quindici corpi senza nome, restituiti dal Mediterraneo dopo i naufragi silenziosi che il ciclone Harry ha consumato tra il 15 e il 22 gennaio. Secondo le organizzazioni umanitarie, i dispersi totali potrebbero essere un migliaio. Un numero che non è una statistica: è una comunità intera inghiottita dal mare mentre l’Europa guardava altrove.

Noi vescovi di Calabria non possiamo tacere.

Lo diciamo con il dolore di pastori che riconoscono in quei corpi anonimi la dignità inviolabile di ogni essere umano, creato a immagine e somiglianza di Dio. Lo diciamo con la fermezza di chi sa che il silenzio, in certi momenti, diventa complicità. Lo diciamo consapevoli che quello che sta accadendo non è una tragedia isolata.

L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni certifica che nei primi mesi del 2026 i morti sono triplicati: 452 vittime nel solo mese di gennaio, contro 93 dell’anno precedente. Meno arrivi, più morti.

Il nostro primo pensiero e la nostra preghiera di pastori sono rivolti a ognuno di loro, ai loro cari rimasti in patria o che forse li stanno attendendo.

Ai nostri fedeli chiediamo di non abituarsi. Di non lasciare che la notizia di un altro corpo trovato in spiaggia diventi ordinaria amministrazione. Il comandante Durante si è gettato tra le onde per recuperare quel che restava di un uomo. Vogliamo che la nostra Chiesa sia capace della stessa umanità. Dobbiamo pregare per alimentare la speranza, vincere la nostra indifferenza e aprire spazi di accoglienza prima di tutto nella nostra mente e nel nostro cuore.

Chiediamo alle istituzioni italiane ed europee di essere all’altezza della migliore tradizione di civiltà del nostro paese e del nostro continente che crede nella sacralità di ogni essere umano e soprattutto se in difficoltà lo accoglie e se ne prende cura. Chiediamo quindi di aprire corridoi umanitari sicuri per chi fugge da guerre, persecuzioni e miseria.

Chiediamo che le procure di Paola, Vibo Valentia e Trapani ricevano ogni risorsa necessaria per dare un nome a chi è stato restituito dal mare e per accertare le responsabilità.

Chiediamo che si smetta di misurare il successo di una politica migratoria contando solo chi arriva senza considerare chi muore.

Il mare ci chiede conto. Quei morti ci chiedono conto e noi non possiamo rispondere con il silenzio.

I Vescovi della Conferenza Episcopale Calabra

22- 02- 2026

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Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi