AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

Nostra Signora del Carmelo

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giovedì 16 ottobre 2025

mercoledì 15 ottobre 2025

UN FALSO PIANO DI PACE PER DISSIMULARE UN VERO GENOCIDIO di JEAN-PIERRE AUSSANT- testo in francese e italliano



Un faux plan de paix pour dissimuler un vrai génocide

Par Jean-Pierre Aussant

Le plan de paix de Trump et Netanyahou n’a que pour but de transformer, dans l’imaginaire collectif mondial, le génocide qui vient d’avoir lieu à Gaza en simple conflit.

« L’enfer est pavé de bonnes intentions ». Jamais la phrase de saint Augustin n’aura été aussi juste. En effet, alors que le génocide des Palestiniens de la bande de Gaza est déjà consommé, le simulacre de négociation avec les Gazaouis n’a que pour but de donner l’illusion que tous les belligérants seraient, au fond, sur un pied d’égalité. Or, si tout le monde est sur un pied d’égalité, c’est qu’il ne peut pas y avoir eu de génocide.

Dès le début, ce plan de cessez-le-feu fut odieux. Rappelons-nous l’avertissement de Trump aux Palestiniens : « Si vous ne l’acceptez pas, je vous promets un enfer tel que l’humanité n’en a jamais connu ». Franchement, dit-on cela à un peuple qui vient de connaître un génocide ? Un peuple écrasé et sans armée, qui vit dans une prison/zoo à ciel ouvert de 10 km de large sur 50 km de long, et dont même le ravitaillement en eau est contrôlé par Israël ? Un peuple humilié depuis soixante-dix ans et dont environ 100 000 femmes et enfants viennent de trouver la mort sous les bombes ? Les Alliés, ont-ils dit cela aux juifs et aux tziganes avant de les libérer des camps de la mort ? Ont-ils posé des conditions et promis d’autres enfers encore plus terribles que celui qu’ils venaient de vivre dans le cas où ils refuseraient ces conditions ? Quand un peuple subit un génocide, on le libère, c’est tout. Un peuple génocidé n’est pas en mesure de négocier. Lui proposer de négocier, c’est, si c’était possible, le tuer une deuxième fois, c’est lui voler en quelque sorte sa souffrance. C’est lui dire : « Tu vois, on t’a massacré, mais on est gentil, et on t’invite maintenant à venir apposer ta petite signature. Tu vois, nous, nous sommes « réglos » nous ne sommes pas des méchants… »

Certes, sachant que Trump a été élu grâce à l’argent de son gendre juif, Jared Kushner, qui avait financé sa première campagne présidentielle, et sachant que sa propre fille (Ivanka Trump) s’est convertie au judaïsme, nous pouvons comprendre qu’il penche du côté de l’État hébreu ; mais enfin, tout de même, il y a des limites… Exiger du Hamas qu’il se désarme ? Mais se désarme de quoi ? Combien d’Israéliens ont été tués par les bombes du Hamas sur Tel-Aviv depuis le commencement de la « guerre » ? Oui, combien ? Zéro.

Alors bien sûr, et même si le terrorisme est l’arme du faible, et même si Israël occupe une partie de la Palestine, il y a eu cette attaque condamnable du Hamas, qui aura fait plus de mille victimes chez les Israéliens. Oui, cela doit être dénoncé. Mais enfin, Israël, qui a perdu six millions de ses enfants dans l’enfer nazi, a très rapidement « pardonné » aux Allemands, contribuant à enrichir ce pays en lui achetant très rapidement toutes sortes d’armes. Pourquoi donc ce traitement de « faveur » envers les Palestiniens ? Nous aurions presque parfois l’impression que les Israéliens font payer aux Gazaouis la note de l’Holocauste……commis par les nazis. La souffrance des juifs a été si intense sous le Troisième Reich que l’abcès doit être crevé, et peu importe sur quel peuple le pus retombe… Oui, sans Shoah, pas de Gaza. L’idée n’est pas incongrue.

Non, en réalité, le but principal et sous-jacent à cette sinistre mascarade de « plan de paix » est d’empêcher le peuple palestinien d’avoir recours à cette compensation mémorielle à laquelle, comme tous les peuples génocidés, il a pourtant droit. Il s’agit pour l’État profond d’empêcher tout prix les Gazaouis de faire comme les juifs, c’est-à-dire de cultiver la mémoire de leur génocide pendant quatre-vingts ans. Le génocide palestinien, lui, doit être oublié. Il ne doit jamais figurer dans les livres d’histoire (un peu comme le génocide arménien que Netanyahou refuse, en outre, de reconnaître, sans même mentionner le génocide vendéen ou celui des chrétiens du Sud-Soudan – chrétiens massacrés par des musulmans -, qui n’intéressent personne…). Ordonner aux rescapés d’un génocide de venir négocier en faisant semblant que rien d’extraordinaire ne se serait passé, en insinuant qu’au fond ce conflit n’est qu’un banal conflit comme «les autres », est une infamie. Oui, un ultime affront. Cela revient, après avoir commis un génocide biologique, à en commettre un deuxième : le mémoricide, le génocide de la mémoire. En tant que chrétien catholique, il était de mon devoir d’écrire ces lignes.

traduzione in italiano:

da Jean-Pierre Aussant

Il piano di pace di Trump e Netanyahu ha come unico scopo quello di trasformare, nell'immaginario collettivo mondiale, il genocidio appena avvenuto a Gaza in un semplice conflitto.

"La strada per l'inferno è lastricata di buone intenzioni". Le parole di Sant'Agostino non sono mai state così azzeccate. Infatti, sebbene il genocidio dei palestinesi nella Striscia di Gaza sia già stato compiuto, la pretesa di negoziare con i gazawi serve solo a dare l'illusione che tutti i belligeranti siano, in fondo, sullo stesso piano. Tuttavia, se tutti sono sullo stesso piano, allora non può esserci stato un genocidio.

Fin dall'inizio, questo piano di cessate il fuoco è stato odioso. Ricordiamo l'avvertimento di Trump ai palestinesi: "Se non lo accetti, ti prometto un inferno quale l'umanità non ha mai conosciuto.". Francamente, lo diciamo a un popolo che ha appena subito un genocidio? Un popolo schiacciato, senza esercito, che vive in una prigione/zoo a cielo aperto larga 10 km e lunga 50 km, e la cui riserva idrica è persino controllata da Israele? Un popolo umiliato da settant'anni e le cui circa 100.000 donne e bambini sono appena morti sotto le bombe? Gli Alleati lo hanno detto agli ebrei e agli zingari prima di liberarli dai campi di sterminio? Hanno forse posto condizioni e promesso altri inferni ancora più terribili di quello che avevano appena sperimentato se avessero rifiutato queste condizioni? Quando un popolo subisce un genocidio, viene liberato, tutto qui. Un popolo genocidato non è in grado di negoziare. Offrirsi di negoziare è, se fosse possibile, ucciderlo una seconda volta, è in qualche modo derubarlo della sua sofferenza. È come dirgli: "Vedi, ti abbiamo massacrato, ma siamo gentili, e ora ti invitiamo a venire ad aggiungere la tua piccola firma. Vedete, noi siamo "legittimi", non siamo cattivi..."

Certo, sapendo che Trump è stato eletto grazie ai soldi del genero ebreo Jared Kushner, che ha finanziato la sua prima campagna presidenziale, e sapendo che sua figlia (Ivanka Trump) si è convertita all'ebraismo, possiamo capire che propenda per lo Stato ebraico; ma ci sono comunque dei limiti... Chiedere ad Hamas di disarmarsi? Ma disarmarsi da cosa? Quanti israeliani sono stati uccisi dalle bombe di Hamas a Tel Aviv dall'inizio della "guerra"? Sì, quanti? Zero.

Quindi, naturalmente, anche se il terrorismo è l'arma dei deboli, e anche se Israele occupa parte della Palestina, c'è stato questo riprovevole attacco di Hamas, che ha causato più di mille vittime israeliane. Sì, questo deve essere denunciato. Ma poi, Israele, che ha perso sei milioni di figli nell'inferno nazista, ha "perdonato" molto rapidamente i tedeschi, contribuendo ad arricchire questo paese acquistando molto rapidamente ogni tipo di arma. Perché allora questo trattamento "favorevole" nei confronti dei palestinesi? A volte abbiamo quasi l'impressione che gli israeliani stiano facendo pagare agli abitanti di Gaza il conto dell'Olocausto... commesso dai nazisti. La sofferenza degli ebrei era così intensa sotto il Terzo Reich che l'ascesso deve essere scoppiato, e non importa su quale popolo cada il pus... Sì, senza la Shoah, non ci sarebbe Gaza. L'idea non è incongrua.

No, in realtà, l'obiettivo principale e di fondo di questa sinistra mascherata di "piano di pace" è impedire al popolo palestinese di ricorrere a questo risarcimento commemorativo a cui, come tutti i popoli genocidiati, ha comunque diritto. L'obiettivo dello Stato profondo è impedire a tutti i costi ai palestinesi di Gaza di fare come hanno fatto gli ebrei, cioè di coltivare la memoria del loro genocidio per ottant'anni. Il genocidio palestinese, tuttavia, deve essere dimenticato. Non deve mai comparire nei libri di storia (un po' come il genocidio armeno, che Netanyahu si rifiuta, peraltro, di riconoscere, senza nemmeno menzionare il genocidio della Vandea o quello dei cristiani del Sud Sudan – cristiani massacrati dai musulmani – che non interessano a nessuno...). Ordinare ai sopravvissuti al genocidio di venire a negoziare fingendo che non sia successo nulla di straordinario, insinuando che, in fondo, questo conflitto sia solo un altro conflitto ordinario come "gli altri", è un'infamia. Sì, un affronto finale. Ciò equivale a commettere, dopo un genocidio biologico, un secondo: il memoricidio, il genocidio della memoria. Come cristiano cattolico, era mio dovere scrivere queste righe.

BENEDETTI, VI ODIERO' di ENRICO EULI ricevuto da Padre MAURO ARMANINO

benedetti, vi odierò

 di Enrico Euli   

  Il comizio-show di Trump alla Knesset di ieri assurge ad un senso emblematico: è lui l'uomo della provvidenza che dopo aver dovuto -per il bene dell'amico Bibi- distruggere e sterminare i nemici con la guerra, ora può - insieme a tutti gli uomini di buona volontà del mondo - fare la pace: una pace per tutti, senza distinzioni o risentimenti. Il lupo si pascerà con l'agnello sulle rive del Giordano, come nei sogni dei profeti.

Un discorso messianico, rivolto alla storia ed all'eternità, in cui in molti -soprattutto in Israele, ma anche negli Stati Uniti - possono identificarsi e sentire - commossi e amorevoli verso i figli e fratelli, anche i degeneri- come proprio, convincente, emozionante ed affettuoso.

Trump ha definito i generali presenti a Gerusalemme 'dei magnifici attori': per lui quel che è accaduto a Gaza o in Iran è solo un bellissimo film. Hollywood - si sa - è capace da sempre di trasformare film dell'orrore in drammi misericordiosi, tragedie in farse.

Trump ha però -da grande Padre qual è e come nei migliori film americani - avuto parole di accoglienza e comprensione verso tutti i popoli, compresi addirittura gli iraniani. Un uomo di pace, che sa (unico e divino) far cessare il fuoco e promette latte e miele, convertire spade in aratri, trasformare detriti in resort. Cosa volere di più? E' una benedizione: che sia benedetto fra gli uomini e che ci benedica. Merita l'amore dell'umanità ed anche il Nobel per la pace. Per questo, dentro la Knesset, tutti lo esaltavano e lo applaudivano come bambini felici di aver ritrovato il loro vero papà (e Papa).

Ed anche fuori, nelle piazze, gli israeliani che si sentivano abbandonati da Bibi (ma forse lo rivoteranno, se sarà graziato così come Trump ha chiesto ai suoi sudditi di Galilea), ora anche loro ritrovano chi pensa a loro, salva i parenti dalla prigionia, accoglie nel suo grembo - materno e paterno insieme - tutto il dolore di questi due anni. Gli israeliani - si sa - pensano solo a se stessi e lo stesso fanno molti ebrei sparsi per il mondo: la comunità di Roma è preoccupata -anche oggi- dell'insensato crescere dell'antisemitismo! L'anti-palestinismo non è contemplato come problema da risolvere per un ebraismo che ha sempre risolto soltanto con la guerra il suo rapporto con i Filistei di ogni epoca, almeno negli ultimi tremila anni.

Ma quanto amore tra fratelli di fede, quanta attesa ripagata (almeno per chi è tornato vivo), quanti affetti ricomposti, quante famiglie alla fin fine riunite! 'Grazie Trump, voglio fare una foto col tuo pupazzo dal ciuffo biondo, qui in strada, mentre attendo la liberazione dei miei…Abbiamo fatto a pezzi tutti i nemici, almeno per un po'. Ora che abbiamo finito il lavoro, possiamo finalmente goderci la nostra pace. Che tu sia benedetto!'. Questo esclamano e ci dicono i loro volti a vederli raggianti in televisione, mentre festeggiano nella Piazza degli Ostaggi, ammirando dall'alto le rovine di Gaza.

Ma questo spettacolo d'amore e riconciliazione offertoci alla Knesset e nelle piazze d'Israele produce amore e vicinanza? Il resto del mondo, che li guarda trionfanti e felici in tv, cosa sta pensando e sentendo, nel frattempo? Che cosa emergerà da tutto ciò in noi, negli altri, quelli che non sono né americani né israeliani? Soltanto disprezzo, vergogna e odio. Il sionismo -con quel che è accaduto ultimamente, ancor più di prima- sarà accomunato all'odio generico e generalizzato verso l'ebraismo e si è già trasformato in antisemitismo. I benedetti dal Signore che sta nei cieli sono e saranno ancora una volta assolutamente odiati da una gran parte degli esseri viventi che stanno su questa terra. Ebrei ed americani -in tutto il mondo- saranno sempre più minacciati da altri esseri umani soltanto per il fatto di essere ebrei e americani (e ricchi e presuntuosi e prepotenti e spietati e...) 

Inutile negarlo: vedere Trump e gli israeliani in festa accresce la rabbia ed il risentimento cieco di tutti quelli che non possono festeggiare nulla e che si troveranno ancora una volta a vivere in un vicolo cieco della storia. La violenza si farà ancora una volta strada dentro questa pace e -dietro le cortine lucenti e charmant di Sharm-el-Sheik- quel che si prepara è solo un Medio Oriente (e un mondo intero) di sangue e di morte.

Enrico Euli   

     Ruolo: Ricercatore universitario; Area scientifico disciplinare: Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche; Settore scientifico disciplinare ...



domenica 12 ottobre 2025

NORMALIZZARE LA VIOLENZA: LA MOBILITA' CRIMINALIZZATA di Padre MAURO ARMANINO

Sanremo: conferenza

Normalizzare la violenza: la mobilità criminalizzata

Non è casuale. La deportazione dei migranti, rifugiati e richiedenti asilo si è estesa alla stessa velocità della globalizzazione delle merci e dei capitali. In molti dei Paesi occidentali e, gradualmente anche nel Sud del mondo, i campi di raccolta, identificazione, transito ed espulsione si sono moltiplicati. Fare poi appello a Paesi terzi ritenuti ‘sicuri’ in quanto a rispetto dei diritti umani è una pura finzione giuridica senza fondamento. Le violenze insite nelle sinistre operazioni citate, per la loro pervasività e soprattutto per le collusioni coi poteri politici, sono da tempo ‘normalizzate'. Non fanno notizia, non danno scandalo, non sono pietra di inciampo, non fanno vergognare, non destano reazioni notabili, non generano sconcerto e non lasciano, apparentemente, traccia.

Non è casuale. La mobilità, per la sua intrinseca carica sovversiva, è stata ‘criminalizzata’. Rivendica un’insopprimibile scorta di futuro da inventare per società dove una delle caratteristiche fondanti è, appunto, il controllo dei cittadini. Diventa insopportabile, per il sistema che va per la maggiore, saltare gli schemi che hanno creato frontiere armate per fronteggiare l’arrivo dei ‘barbari’. Per i greci i barbari erano coloro le cui parole erano incomprensibili, forse non erano parole ma solo suoni selvaggi da cui distinguersi. La libertà di movimento e cioè la mobilità, seppur affermata al numero tredici della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, è notoriamente riservata solo ad una parte degli umani che popolano la terra. 

Non è casuale. Infatti, a ben vedere, il mondo si divide tra quelli che possono viaggiare e quelli che dovrebbero sottostare a residenza sorvegliata. Tutto dipende da dove e da chi si nasce, tutto lì. Il resto sono corollari che la natura stessa ha pensato bene di catalogare. Ci sono i viaggiatori onesti per lavoro, i turisti, i pellegrini e i popoli nomadi. Arrivano poi coloro che, viaggiando senza chiedere permesso alle frontiere sono definiti clandestini, illegali, irregolari e, senza alcun dubbio, criminali. Le persone che dovrebbero scomparire in silenzio dove il destino li ha posti, ribellandosi apertamente alla stanzialità, diventano dunque il bersaglio favorito dei poteri. Sono visti e considerati come una minaccia permanente al disordine stabilito.

Non è casuale. E, di fatto, non c’è nulla di peggio, nella vita, che abituarsi, normalizzare, ‘naturalizzare’ l’esclusione sistematica di coloro che sono portatori di un nuovo soffio al presente. Assumere come tedioso fatto di cronaca la sparizione di migliaia di cercatori di mondi nuovi non potrà che incentivare una cultura votata alla morte. Sarebbe un errore credere di passare indenni la ‘banalizzazione’ della violenza di cui i campi di detenzione e le frontiere armate sono espressione. Ogni società che usa la violenza come metodo per dirottare, frenare e, in ultimo, tradire la mobilità, smarrirà irrimediabilmente il senso della vita e la sterilità sarà la sua sorte. Solo se ci accorgeremo che le nostre vite sono appese le une alle altre potremo, forse, aiutarci a sognare un altro mondo.

Mauro Armanino, Torino, ottobre 2025


Radio Vaticana con Voi Festival della Missione 11.10.2025 - Presente Padre MAURO ARMANINO



Radio Vaticana con Voi Festival della Missione 11.10.2025


Qui possiamo ascoltare i partecipanti alla trasmissione

In diretta dallo studio mobile allestito presso l'Auditorium San Filippo Neri a Torino, in occasione del Festival della Missione 2025 di cui siamo media partner. 

Gli ospiti di questa trasmissione:

padre Mauro Armanino, missionario, sacerdote della Società delle Missioni Africane;

don Sergio Massironi, direttore della ricerca internazionale Doing Theology from the Existential Peripheries, cappellano universitario al Politecnico di Milano;

suor Antonietta Potente, teologa e scrittrice, appartenente all'Unione Suore Domenicane San Tommaso d'Aquino;

Francesca Sibani, responsabile delle pagine dedicate all'Africa e della newsletter Africana di Internazionale;

Luigi Spadoni, fondatore di Spazio Spadoni;

Roberto Zicchitella, giornalista e inviato di Famiglia Cristiana.

Conducono Andrea De Angelis e Francesco De Remigis
Tecnico del suono Daniele Giorgi



Alcuni momenti del Festival della Missione

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Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi