lunedì 11 agosto 2025
sabato 9 agosto 2025
PER CHI SUONA LA CAMPANA DOPO TRE ANNI di PADRE MAURO ARMANINO
Parrocchia di San Michele Arcangelo a Casarza Ligure
Per chi suona la campana dopo tre anni
A Niamey, capitale del Niger, gli altoparlanti delle numerose moschee diffondevano la voce imperiosa e inesorabile dell’invito alla preghiera. Era ormai parte del paesaggio e solo le intempestive interruzioni di corrente elettrica creavano un inedito silenzio nei quartieri della città. Le campane invece no. Pur presenti, spesso in modo clandestino, nelle chiese e alcuni templi, non erano suonate per evitare comprensibili problemi dopo gli avvenimenti del 2015. In quel frangente varie decine di chiese e luoghi di preghiera erano andati distrutti per opera di centinaia di giovani e bambini aizzati e guidati da adulti. C’era stato l’affare Charlie Hebdo in Francia, la caricatura del profeta dell’Islam e una situazione politica interna che, assieme, avevano prodotto la prima grande divisione religiosa nel Paese.
Di ritorno dopo tre anni dal Niger ho avuto modo di riassaporare l’ingenuo e quasi dimenticato suono delle campane che scandivano le ore del giorno. Un richiamo esigente al senso del tempo che, diceva qualcuno, non è altro che il secondo nome di Dio. Chi lavora nei campi sa quando è l’ora di tornare a casa e chi invece si trova in strada si dovrebbe domandare che sta facendo del tempo a lui concesso. In effetti, com’è noto, le campane erano il sistema di comunicazione più immediato per il popolo. La segnalazione delle feste e di avvenimenti drammatici come incendi o altre calamità, si inframezza coi rintocchi mesti e cadenzati che annunciano il decesso di qualcuno. I rintocchi, ben conosciuti dagli anziani, sono chiamati ‘agonia’, da agone, lotta della vita col transito nelle braccia di sorella morte.
Il numero dei rintocchi può variare a seconda si tratti di una donna o un uomo e l’annuncio del decesso diventa immediatamente di patrimonio pubblico. Non c’erano nascite o morti private nel tempo delle campane per via della dimensione comunitaria e dunque politica, ecclesiale, popolare, della morte. Giorno natalizio era chiamato quel giorno, ‘die natalis’ perché si nasceva, così si crede e spera, alla vita definitiva della patria lontana e vicina ad un tempo. Le campane tornano a suonare quando il corpo del defunto raggiunge la chiesa dove si celebra il funerale e in seguito la sepoltura nel cimitero, spesso adiacente. A ben pensarci si tratta di un privilegio inaudito e al quale si è forse fatta l’abitudine. Per buona parte degli umani non c’è campana, sepoltura e neppure il lutto dei famigliari.
Migranti, richiedenti asilo, rifugiati, avventurieri, corpi dilaniati da mine personali, bombe studiate per ferire il più possibile che, nei deserti, mari e le innumerevoli frontiere innalzate nel frattempo, non avranno neppure un nome da trasmettere a coloro che verranno. Le famiglie non sapranno forse mai dove e come il figlio, il fratello, il padre o la sorella, avranno terminato il loro viaggio. Nè l’altoparlante e la voce del ‘muezzin’, persona addetta della moschea, ne il greve rintocco delle campane avranno accompagnato l’ultimo e tragico transito dell’effimera eterna dimora.
A ottant’anni di distanza, il passato nove agosto, hanno suonato per la prima volta le campane nella cattedrale di Nagasaki, alle 11 e 4 minuti, ora esatta dello sganciamento della seconda bomba atomica. Domenica prossima le campane suoneranno a festa per celebrare e risorgere con la pace dimenticata.
Mauro Armanino, Casarza Ligure agosto 2025
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venerdì 8 agosto 2025
CICLO SUL PITTORE ORTOLANO GIOVANNI BATTISTA BENVENUTI (1485-1525) didascalie poetiche di Padre NICOLA GALENO OCD
Tutte le volte che dalla finestra guardo
il nostro lussureggiante orto conventuale
non posso non pensare
ad un certo Ortolano ferrarese... PN
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mercoledì 6 agosto 2025
BENTORNATO IN ITALIA, PADRE MAURO!!
Tempo sabbatico, per riattivare o ricreare legami e di discernimento, un
abbraccio,
abbraccio,
Mauro
Vedo che sei insieme anche a Padre Gigi!!! Grazie per le foto, oggi vedo se riesco a pubblicare le tue foto e la Parole a S.te Monique.
Grazie ancora!
Abbraccio caloroso
Danila
Una puntata al mare di Sestri Levante
La Parole à S.te Monique en aout 2025
Lc 12, 32-48
. Jésus disait à ses disciples : Sois sans crainte, petit troupeau – Le bon berger qui console et conforte
. Votre Père a trouvé bon de vous donner le Royaume- C’est-à-dire le bien le plus précieux !
. Vendez ce que vous possédez et donnez-le en aumône. Faites-vous des bourses qui ne s’usent pas, un trésor inépuisable dans les cieux- Forte invitation du Seigneur au détachement et la gratuité
. Là où est votre trésor, là aussi sera votre cœur- Voilà la grande question de l’évangile et du Règne !
. Restez en tenue de service, votre ceinture autour des reins, et vos lampes allumées- Servir avec foi !
. Soyez comme des gens qui attendent leur maître à son retour des noces, pour lui ouvrir dès qu’il arrivera et frappera à la porte- L’attente du retour du Seigner est la marque du disciple !
. Tenez-vous prêts : c’est à l’heure où vous n’y penserez pas que le Fils de l’homme viendra. - Attention
. À qui l’on a beaucoup donné, on demandera beaucoup ; à qui l’on a beaucoup confié, on réclamera davantage- La responsabilité des talents reçus et aussi le don de l’évangile !
OU- Quelque part …
QUAND- Son chemin vers Jérusalem
QUI- Jésus et disciples
Messages
. Invitation à la confiance contre la peur
. Le privilège d’avoir été choisis comme héritiers du Règne !
. Répondre à ce don en se détachant de tout ce qui nous détourne du Règne
. Le service, la foi allumée et la vigilance sont de mise pour le chrétien !
. On a une grande responsabilité car on a beaucoup reçu
Méditer
. Quelles sont nos craintes ?
. Qu’est ce qui nous détourne du Règne de Dieu ?
. Où et qui (ou quoi) est notre trésor ?
. Comment s’éduquer au service et à la vigilance ?
. Comment tenir la foi allumée ?
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martedì 5 agosto 2025
UN RITORNO, ESPLOSIVO, DAL SAHEL di Padre MAURO ARMANINO
Un ritorno, esplosivo, dal Sahel
Lo stacco dal ritorno in patria definitivo, dopo 14 anni di permanenza, si sente giusto all’ingresso dell’aeroporto internazionale Diori Hamani, primo presidente della repubblica del Niger. Gli addetti al controllo doganale osservano con qualche commento i regali ricevuti prima di partire e ordinati nella valigia. Si impilano i quadretti con la forma e la bandiera del Paese con le croci assai note di Agadez, inframezzate da magliette, stoffe locali, portamonete e cinture in cuoio per chiudere con monili per la famiglia e amici. Passate le formalità rimane un tempo di attesa prima dell’imbarco che si riempie di ricordi e letture degli scritti di saluto e di addio di amici e conoscenti. C’è poi il decollo dell’aereo e le luci della capitale Niamey, più numerose del solito, si allontanano fino a scomparire come per ricordare che lo stesso è accaduto nel Paese in questi ultimi anni. Luci e tenebre abitano nel Sahel dove il malessere politico, economico e i gruppi armati sembrano essersi dati l’appuntamento.
Nell’aereo con destinazione Istambul, il sedile alla mia sinistra è occupato da un nigerino che confessa di dirigersi ad Amburgo in Germania dove risiede da anni lavorando e formandosi. Alì conferma il malessere di una parte crescente della popolazione nei confronti della giunta militare che, naturalmente, non può adempiere quanto promesso al momento del golpe ‘di palazzo’ di due anni or sono. Si trova in disaccordo con le restrizioni che il potere opera nei confronti di chi osa esprimere un pensiero diverso da quello ufficiale e lamenta il tradimento di alcune figure importanti della società civile. Sembra di trovarsi dinnanzi a un orizzonte che si allontana a mano a mano che lo si avvicina come un’utopia smarrita nel deserto. Il nuovo aeroporto di Istambul è, come l’afferma la pubblicità, uno snodo mondiale e tutte le destinazioni sembrano confluirvi. Dall’area di transito si raggiungono le porte d’imbarco e, nei lunghi passaggi si constata la vittoria del mercato globale.
Si è aggirati, accerchiati, osservati e pedinati da luci, vetrine, inservienti eleganti e seducenti, musiche, suoni e soprattutto mercanzie da acquistare in fretta. Lo stesso spettacolo a cui si assiste negli aeroporti di una certa importanza. Ad esempio, quello di Roma Fiumicino, raggiunto il pomeriggio del giorno seguente. Erano passati tre anni dall’ultima mia partenza e avevo nel frattempo dimenticato che, lontano dal Sahel, c’erano ancora tante persone del mio stesso colore della pelle. Riabituare gli occhi ai ‘bianchi’ che saturavano il paesaggio dopo essere stato minoranza ‘etnica’ per tanti anni è stata un’esperienza di riappropriazione del tutto inattesa e sconcertante. Nell’ennesimo salone di attesa e transito si risente la lingua che mi abita e che ha almeno in parte, definito il racconto del mio mondo. Chiedere spiegazioni richiede una buona dose di coraggio perché c’è il timore che la lingua conosciuta non corrisponda più a quella parlata in quel momento.
Senza volerlo si ascoltano commenti e scambi tra persone e membri della stessa famiglia. Un bimbo, seduto accanto e, certamente preso da compassione, offre un biscotto. Dice a suo padre seduto accanto che poco prima un signore voleva fare altrettanto e che lui non ha accettato perché il biscotto poteva essere avvelenato. A questo punto ho naturalmente rifiutato il biscotto adducendo la stessa scusa. Poi, al momento di raggiungere la porta d’imbarco, un ultimo ostacolo. Una signora slanciata in abito militare mi ha intimato di mostrare le palme delle mani. Vi ha apposto una sorta di cerottino bianco e così ha fatto sulle due scarpe. Con mia sorpresa, dopo aver chiesto all’altro militare la ragione di questo inedito controllo, mi è stato detto che si tratta di controlli occasionali per verificare se la persona non porti sostanze esplosive.
Ho ammesso alla signora, prima di congedarmi, che in realtà sono esplosivo ma non nel senso del controllo effettuato. In effetti, a mia conoscenza, non c’è nulla più esplosivo di un Dio preso sul serio. La discesa dell’aereo a Genova, destinazione finale, è stata utile per conoscersi col vicino di viaggio, rivelatosi carabiniere in pensione e fermamente contrario alle manifestazioni di appoggio al popolo palestinese. Nell’area ritiro bagagli dell’aeroporto giganteggia a sinistra la foto del pesto e a destra quella della nota focaccia di Genova.
Mauro Armanino, Casarza Ligure, agosto 2025
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martedì 29 luglio 2025
lunedì 28 luglio 2025
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Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi




