AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

sabato 2 settembre 2023

LE FRONTIERE DEL GOLPE NEL NIGER di Padre MAURO ARMANINO


Le frontiere del golpe nel Niger

Sono confini tracciati col lapis della storia coloniale e assunti dalle cartine geografiche appese con uno spago nelle scuole elementari e superiori. Il Mali, l’Algeria, la Libia, il Ciad, la Nigeria, il Benin e il Burkina Faso, così chiamato dal capitano Thomas Sankara, definiscono a modo loro il profilo del Niger. Si tratta delle frontiere esterne del Paese alcune delle quali parzialmente o seriamente chiuse in seguito alle sanzioni applicate dalla Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale, in breve Cedeao. Il trasporto fluviale dal vicino Mali è derisorio e il Niger, Paese senza sbocco sul mare, si è visto privato dell’indispensabile commercio di mercanzie che transitano dai porti della costa atlantica per arrivare a destinazione tramite centinaia di camion. La fila di questi ultimi, bloccati al confine con Benin, è di parecchi chilometri e la situazione di insicurezza legata ai gruppi armati nel Burkina Faso non offre valide alternative. Persino la corrente elettrica, fornita dalla Nigeria, si trova confinata dall’altra parte con conseguenze deleterie per le attività lavorative e le condizioni di vita dei cittadini sotto embargo. Per le strutture sanitarie è un dramma.


Code al confine tra Niger e Nigeria.

Ci sono poi le frontiere interne del Paese e sono quelle che pesano di più nella ridefinizione del popolo e dei suoi attributi essenziali. Quelle geografiche hanno la loro importanza perché ciò che il deserto o la savana creano nell’immaginario non è lo stesso di chi vive lungo il fiume Niger. Così pure influiscono sull’assetto sociale le frontiere etniche, culturali, religiose e linguistiche. Quanto a quelle economiche esse hanno marcato e segnano a tutt’oggi il paesaggio sociale del Paese. La prima e discriminante frontiera è tra coloro che hanno diritti e coloro che non sanno di averne. Dunque, il fossato tra chi ha (ed è) e chi non ha (e non è nessuno). Seguendo questa linea di confine si trova la politica che, secondo ben noti principi, dovrebbe costituire il migliore baluardo contro le ingiustizie e le disuguaglianze che crescono e si affermano in ogni società. La crisi della politica che ha, nel complesso, fallito il duplice compito appena citato, ha contribuito a rendere ancora più robuste le barriere che dividono i cittadini. Con gli anni si è andato disegnando un sistema di apartheid interno al Paese che ha, nel tempo, creato esclusi, invisibili e vendibili.

Tra le frontiere interne non si dovrebbero sottostimare quelle inventate ad arte per ‘arginare’ la mobilità umana nello spazio nigerino. L’esternalizzazione delle frontiere europee nel cuore del Paese si è definita come argine al movimento libero dei migranti e dei rifugiati. Molti di loro, senza volerlo, passano da guerra a conflitto armato e da espulsione a deportazione. Attraversano il Niger per poi trovarsi circondati da muri e fili spinati invisibili ma non meno efficaci. Le forze dell’ordine che operano lungo le strade e soprattutto alle frontiere, si specializzano nell’intimidire, derubare e rimandare indietro quanti osano avventurarsi su sentieri inospitali. C’è nondimeno da riconoscere che il Paese si è gradualmente trasformato in una terra di approdo per centinaia di migliaia di rifugiati e sfollati e, in questo caso, le frontiere interne si sono trasformate in porte. Case di transito per migranti e richiedenti asilo, un campo per essi adibito a Hamdallaye, villaggio non lontano dalla capitale, capanne fabbricate di plastica e di nulla e soprattutto, per molti, l’attesa del temuto ritorno al Paese natale, perso e ritrovato con mani nude e libere.

Queste ed altre sono le frontiere che attraversano il golpe e dalle quali esso è attraversato. Da non dimenticare soprattutto quelle definite dai Gruppi Armati che in pochi anni, nella zona delle Tre frontiere (Burkina, Mali e Niger) hanno occupato territori, villaggi, scuole, dispensari e creato il temibile muro del terrore! La frontiera della casa presidenziale dove si trova a tutt’oggi detenuto il presidente riconosciuto dalla comunità internazionale, è a sua volta complice di nuove barriere. Quella dei militari del golpe che vorrebbe riaprire le frontiere, già citate, della politica inceppata nel Paese. Quelle che i giovani attraversano con trombe, bandiere e incosciente voglia di altro che ridoni spazio alla loro vita. Quella del quotidiano, così marcatamente precario in città mentre nelle campagne basta la pioggia per quanto seminato a coltivare un futuro possibile. Anche perché, come ampiamente accettato, le nostre frontiere sono mobili come zolle di polvere che il vento si diverte a disegnare a forma di speranza.

         Mauro Armanino, Niamey, agosto 2023

venerdì 1 settembre 2023

SANTA TERESA MARGHERITA REDI la memoria liturgica ricorre oggi 1° settembre nell'Ordine Carmelitano

 


Anna Maria Redi nasce ad Arezzo (Italia) il 15 luglio 1747. È la seconda di tredici figli; salvo il primogenito e i cinque morti in tenera età, tutti gli altri si consacrano a Dio. Ha un’infanzia molto felice, in cui risaltano la pietà, il desiderio di santità e la compassione verso i poveri.
A nove anni è inviata a Firenze nel Collegio di Santa Apollonia delle Benedettine dove, dal 1756 al 1763, riceve un’accurata educazione. A 14 anni è ormai diventata una giovane responsabile e affabile, che si fa voler bene da tutti.
Sente la chiamata alla vita religiosa e progetta di entrare dalle Benedettine. Ma dopo una conversazione fortuita con un’amica che sta entrando al Carmelo, Anna avverte la vocazione carmelitana, che prima non apprezzava. Esce dal collegio per maturare la sua decisione. Al compimento dei 17 anni comunica la propria scelta: tutti rimangono sorpresi e dispiaciuti, in particolare le Benedettine del collegio.
Il 1° settembre 1764 entra per un periodo di prova nel monastero delle Carmelitane Scalze di Firenze. Poco prima di terminare il postulandato, esce per essere operata al ginocchio, senza sapere se sarà riammessa.
Rientra e veste l’abito carmelitano il 10 marzo 1765, facendo il proposito di vivere pienamente l’orazione, l’obbedienza e il silenzio. Professa il 12 marzo 1766 con il nome di Teresa Margherita del Cuore di Gesù.
Di temperamento focoso impara a controllarsi e a vivere un’ammirabile fedeltà sin dagli inizi. A partire dalla sua entrata al Carmelo, approfondisce la relazione di un reciproco aiuto spirituale con suo padre. Vive pure una grande amicizia con una sorella della comunità, per aiutarsi e impegnarsi ad essere migliori.
La conoscenza del latino l’aiuta a comprendere i testi biblici e liturgici; si diletta nel recitarli costantemente, volendo vivere la Regola del Carmelo che chiede di “meditare giorno e notte la Parola di Dio”. Ha una speciale simpatia per alcuni testi di san Paolo, come: “la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio”. A volte sembra stordita, quando, per esempio, è tutta sorpresa per le meraviglie della creazione; le altre monache invece pensano che soffra di malinconia. Solo dopo la morte comprenderanno la santità di questa giovane carmelitana.
Ha sempre in mente Cristo Crocifisso, “capitano dell’amore” che tiene alto lo “stendardo della Croce”. Dagli Esercizi del 1768 fa il proposito di amare sempre, in ogni sua azione, e di mantenersi unita alla volontà di Dio.
È perseverante nei piccoli servizi alle sorelle e non ammette mormorazioni o critiche. Esclama costantemente: “Dio è amore”. Vive in continuo rendimento di grazie: “Chiunque non crede e non osa avvicinarsi a Dio, provi quanto è buono e generoso il nostro amorosissimo Dio”.
Nell’esercizio della carità è squisita. Dai primi giorni si offre per prendersi cura delle consorelle anziane ed inferme perché vi vede Gesù Cristo. Nominata aiutante infermiera è molto richiesta dalle ammalate, anche quelle più difficili, ivi compresa una monaca demente e aggressiva che tutte temono, mentre lei la accudisce con grande pazienza e senza lamentarsi.
Alla fine della vita, patisce grandi aridità nella preghiera. Sperimenta ripugnanze, insensibilità, timori, tentazioni e repulsioni alla pratica delle virtù. Ma intensifica la fede con l’abbandono confidente in Dio, la recita dei salmi, di frasi bibliche o semplicemente con la giaculatoria: “Padre buono”.
Amante della lettura sin da piccola, al termine della sua vita riesce a leggere solo santa Teresa.
Muore di appendicite il 7 marzo 1770.
Nel 1806 la Priora e le monache di S. Teresa di Firenze tentarono di promuovere la beatificazione della mistica pubblicando una biografia. Fu canonizzata dallo stesso papa Pio XI il 19 marzo 1934, che la definì “neve ardente”. La memoria liturgica ricorre il 7 marzo (il 1º settembre per l'Ordine carmelitano).

giovedì 31 agosto 2023

TESTIMONIANZA DI UNA DONNA CRISTIANA MONGOLA

Don Giovanni Vaccarotto, caro amico da tempo, mi ha inviato dal Vaticano questa bella testimonianza. PN


Una donna mongola desiderosa di dare il benvenuto a Papa Francesco mantiene la tradizione di versare il tè

Perlimaa Gavaadandov offre un omaggio al cielo spruzzando una tazza di tè al latte appena bollito appena fuori dalla sua yurta ai margini delle praterie della Mongolia, seguendo una tradizione secolare.

Ma alla fine del suo rituale mattutino, la 71enne si ferma per una breve preghiera cristiana e si incrocia sul petto.

"Per me, offro questo al nostro Dio e prego, senza perdere la nostra cultura", ha detto Gavaadandov, che appartiene alla minuscola minoranza cattolica della Mongolia, che secondo la Chiesa conta circa 1.450 persone.

Era importante mantenere vive le tradizioni mongole insieme alla sua fede cattolica, ha detto.

"Insegno anche ai miei figli a preservare questa preziosa eredità", ha aggiunto Gavaadandov, che indossava un deel arancione, o una tradizionale veste di seta.

Con l'arrivo di Papa Francesco giovedì a Ulaanbaatar, la capitale, lei e molti altri parrocchiani sperano di poterlo salutare e seguire ogni suo passo fino alla sua partenza il 4 settembre.

"Sono molto contenta che stia arrivando e che avrò la possibilità di incontrarlo di persona, soprattutto perché è il leader della religione cattolica", ha detto. "Non vedo l'ora di vederlo".

Gavaadandov, che vive alla periferia della città centrale di Arvaikheer, è diventata cattolica circa 18 anni fa, subito dopo l'insediamento di una missione nel suo quartiere, attirata inizialmente dalla curiosità per gli stranieri che parlavano in mongolo accentato.

Un tempo membro di un consiglio di governo regionale durante l'era comunista della Mongolia, Gavaadandov ha detto di aver trovato la sua nuova fede durante un periodo difficile, dopo aver subito un infortunio alla gamba.

Alla fine la gamba è migliorata e lei è diventata una devota cattolica. Per anni, ha spesso partecipato alle funzioni religiose da sola, ma gradualmente la sua famiglia, compresi i nipoti e il marito, si è unita a lei.

Tuttavia, la notizia della visita di Papa Francesco nel suo Paese senza sbocco sul mare è stata del tutto inaspettata.

La nazione, che conta circa 3,3 milioni di abitanti, è strategicamente importante per la Chiesa cattolica romana a causa della sua vicinanza alla Cina, dove il Vaticano sta cercando di migliorare la situazione dei cattolici.

Lo stile di vita nomade dei mongoli rende però difficile per i sacerdoti della missione mantenere i contatti con i parrocchiani.

"È il loro stile di vita", ha detto James Mate, sacerdote della Missione Nostra Madre della Misericordia, dove Gavaadandov frequenta la chiesa in una piccola yurta, o tenda circolare a cupola comune in Asia centrale.


"Vanno nel Paese per prendersi cura dei loro animali, per controllare i loro parenti e così via", ha aggiunto Mate, che è originario del Kenya e celebra le funzioni religiose in mongolo in una delle tre parrocchie cattoliche fuori dalla capitale.

La Mongolia ha solo due sacerdoti cattolici nativi in un totale di nove parrocchie. Arvaikheer ha circa 55 convertiti, ha detto Mate.

Circa il 60% dei mongoli si identifica come religioso. I buddisti rappresentano l'87,1% di questo numero, i musulmani il 5,4%, mentre il 4,2% è sciamano, il 2,2% cristiano e l'1,1% segue altre religioni, secondo il Dipartimento di Stato americano.

Di tanto in tanto Gavaadandov si ritrova a desiderare di essere arrivata prima alla sua nuova fede.

"A volte penso che se fossi stata un po' più giovane, avrei potuto convertirmi prima e incontrare i credenti di tutto il mondo e vedere tante cose belle", ha detto.

Aggiungo: Papa Francesco, lo scorso 2022 ha ricevuto in vaticano una delegazione di esponenti buddhisti mongoli, ora ricambierà la cortesia.

sabato 26 agosto 2023

A COSA SOMIGLIA IL GOLPE MILITARE NEL NIGER di Padre MAURO ARMANINO

 

A cosa somiglia il golpe militare nel Niger


 È il quinto della serie nel Paese dopo l’indipendenza ottenuta dalla Francia, come molti altri Paesi africani, nel 1960. Lo stadio nazionale di Niamey porta il nome del presidente Seyni Kountché, il militare autore del primo colpo di stato una dozzina d’anni dopo l’indipendenza citata. Nel breve arco della Repubblica si è visto il possibile e l’inimmaginabile in uno stato di diritto. Il Presidente militare Baré Mainassara, ad esempio, è stato barbaramente trucidato nel 1999 all’aeroporto della capitale dalla sua guardia ravvicinata. Gli autori del delitto e i mandanti non sono mai stati, a tutt’oggi, perseguiti penalmente. Il quinto golpe, in fase di sviluppo, appare singolare anche per la creativa modalità di esecuzione.

Il Presidente deposto, Mohamed Bazoum, si trova infatti prigioniero nel piano inferiore del suo palazzo e chi ha compiuto il golpe sono i militari della Guardia Presidenziale, in sé destinati a proteggerlo da quanto accaduto. Gli altri corpi militari si sono gradualmente allineati con gli autori del putsch che ha rovesciato il regime della settima Repubblica e sospeso la Costituzione con i partiti politici. Le minacce di intervento armato e le sanzioni economiche e politiche non hanno dato, almeno finora, nessun risultato di rilievo se non quello di compattare buona parte della popolazione attorno ai militari. Quanto al golpe stesso, atipico nell’esecuzione, contribuisce a creare, nel cuore della città un misto di sentimenti ed emozioni.

Nel frattempo, il Consiglio Nazionale per la Salvaguardia della Patria, CNPS, ha provveduto alla nomina di un nuovo primo ministro, dei ministri e dei governatori (militari) nelle differenti regioni in cui è suddivisa l’amministrazione del Paese. Ogni domenica e a volte anche durante la settimana, si assiste a manifestazioni popolari di appoggio alla giunta militare specie quanto più forte suonano i ‘tamburi di guerra’ della Comunità degli Stati dell’Africa Occidentale, Cedeao. Per il resto, per la gente comune, tutto continua come sempre e la quotidiana lotta per l’esistenza si conferma e rafforza con le interruzioni più lunghe di luce, l’aumento dei prezzi e le frontiere che bloccano i camion pieni di mercanzie deperibili.

Nell’aria della capitale c’è un senso di incompiutezza e di attesa di ulteriori sviluppi che bene potrebbe esprimere il dramma di Samuel Beckett ‘Aspettando Godot’. Il protagonista che ha invitato i personaggi sulla scena e che non arriverà mai. I suoi vari porta parola ripetono che Godot manda a dire che arriverà non ora ma ‘certamente domani’. Proprio questo sentimento di accadimento di un qualcosa o qualcuno sembra caratterizzare il momento di questo strano putsch. Tra tentativi di mediazione più o meno felici e minacce ricorrenti di intervento armato, scorre come il fiume Niger il sopravvivere quotidiano della gente qualunque. Chi più di lei, la sabbia, che tutto ascolta, sopporta e accoglie può comprendere che il colpo di stato si realizza nell’attesa di ‘Godot’ che, certamente, arriverà domani.

             Mauro Armanino, Niamey, agosto 2023

NDR: Samuel Barclay Beckett è stato un drammaturgo, scrittore, poeta, traduttore e sceneggiatore irlandese

Nascita: 13 aprile 1906, Foxrock, Irlanda

Morte: 22 dicembre 1989, Parigi, Francia


mercoledì 23 agosto 2023

COME UNA BANDIERA AL VENTO di Padre MAURO ARMANINO

            Come una bandiera al vento

Bandiera di Haiti

Si celebra oggi, il 23 agosto, la giornata internazionale della memoria della tratta degli schiavi e della sua abolizione. Chissà quale bandiera sventolava nell’isola di Santo Domingo, oggi la Repubblica di Haiti, la notte tra il 22 e il 23 agosto del 1791. La stessa bandiera, calpestata, tradita e mistificata da contemporanee schiavitù e commerci umani, non ha perso la sua caparbia e dolorosa attualità. Già, le bandiere, come simboli riconosciuti di entità politiche che di esse si gloriano e ad esse si affidano per affermare la propria fragile identità. Metafore delle nazioni che danno l’impressione di essere esistite da sempre, nel vento.


Bandiera della Liberia

Il giorno seguente, il 24 agosto, si festeggia la bandiera della Liberia con una sola stella e le strisce sul tipo della bandiera degli Stati Uniti, secondo il numero delle ‘contee’ o regioni. Una bandiera che i migranti liberiani di Niamey si tramandano dall’uno all’altro. Attorno ad essa, per un giorno, sentono e condividono la fierezza di una patria che li ha bruscamente allontanati da sé. Dopo la festa lei, lei tornerà da qualche parte in attesa che un’anima buona si prenda cura di lei. L’amore della libertà ci ha portati qui, sta scritto sulla bandiera liberiana. A scriverlo furono alcuni schiavi liberati d’America che poi inventarono il Paese.

Bandiera del Niger

Da quando continua il processo del colpo di stato a Niamey la capitale, nei crocevia e alle rotonde della città si vedono bambini e giovani che offrono bandiere di varie dimensioni agli autisti in transito. La bandiera tricolore del Niger, arancio, bianco e verde con in mezzo un disco di colore arancione che rappresenta il sole e poi tante altre bandiere strette assieme. Gli Stati dell’Africa Occidentale e, novità assoluta dal 26 luglio scorso, pure quella della Russia che nessuno aveva prima sognato. A volte le bandiere passano veloci, indossate da motociclisti o da tassisti che sfidano il codice stradale e i vigili coi cellulari.

Bandiera della Russia

Sembrano definire i confini degli Stati e insinuano l’esistenza immutabile delle frontiere che ad essi si confanno. Le bandiere che sventolano sanno di affermare l’immortalità del territorio e della politica che esse disegnano in qualche colore messo assieme. Quanto alla bandiera dell’abolizione della schiavitù, lei si tesse ogni giorno che i fili della dignità si intrecciano coi sogni dei bambini appena nati.

            Mauro Armanino, Niamey, 23 agosto 2023,

 memoria della tratta degli schiavi

C'est dans la nuit du 22 au 23 août 1791 qu'a commencé à Saint Domingue, aujourd’hui République d'Haïti, l'insurrection qui devait jouer un rôle déterminant dans l'abolition de la traite négrière transatlantique.

C'est dans ce contexte que la Journée internationale du souvenir de la traite négrière et de son abolition est commémorée le 23 août de chaque année. Les premières commémorations de la Journée ont eu lieu dans plusieurs pays, notamment le 23 août 1998 à Haïti et le 23 août 1999 à Gorée au Sénégal.

Cette Journée internationale vise à inscrire la tragédie de la Traite dans la mémoire de tous les peuples. Conformément aux objectifs du projet interculturel « Les Routes des personnes mises en esclavage », elle doit être l'occasion d'une réflexion commune sur les causes historiques, les modalités et les conséquences de cette tragédie, ainsi que d'une analyse des interactions qu'elle a générées entre l'Afrique, l'Europe, les Amèriques et les Caraȉbes.



venerdì 18 agosto 2023

IL COLPO DI STATO DELLA VERGOGNA di Padre MAURO ARMANINO

 


         Il colpo di stato della vergogna

In realtà è lei, la vergogna, che ha provocato e poi accompagnato il colpo di stato di Niamey del 26 luglio scorso. Scomparsa da quasi dappertutto la vergogna, intesa come un … ‘profondo e amaro turbamento interiore che ci assale quando ci rendiamo conto di aver agito o parlato in maniera riprovevole o disonorevole’… era introvabile. Una scomparsa graduale, metodica e capillare, quella della vergogna, che non ha risparmiato alcun ambito, professione e circostanza.  Proprio lei, dunque, è l’autrice principale del golpe militare che ha destituito il presidente. L’ha fatto anzitutto per lei, per non scomparire del tutto dalla storia e dalla cronaca quotidiana ma anche per chi, come noi, avendo agito (oppure omesso di agire) o parlato in maniera disonorevole desidera in qualche modo riscattarsi. Tra il colpo di stato e la vergogna c’è una relazione di mutua dipendenza e complicità.

Era infatti insopportabile continuare a trattare la politica in questo modo. Senza vergogna si trattava la cosa pubblica come un affare privato e la ‘transumanza’ di eletti ed elettori da un partito politico all’altro si accordava con la maggioranza del momento. La costituzione della repubblica, l’applicazione della giustizia, l’assemblea legislativa e l’esecutivo erano trattati in funzione dell’affiliazione partitica. I contratti e bandi di concorso per i vari cantieri in progetto erano affidati con estrema disinvoltura a seconda delle ricompense elettorali o di future alleanze di governo. Senza vergogna si viveva la politica come avvenimento elettorale finalizzato all’accaparramento e la gestione amministrativa del potere. Lo spazio politico, inteso come esperienza di dialogo e liberazione della parola su un progetto comune di società, è stato gradualmente confiscato e reso obsoleto dal nuovo e implicito ‘ministero della verità’ di regime.

La vergogna è stata altresì espunta dalla scelta delle sanzioni economico e commerciali che, com’è noto ormai a tutti, sono deleterie per i più poveri e infliggono sofferenze a chi le perpetra e a chi le subisce. Senza vergogna vengono decise, condotte, precisate, applicate e giustificate da chi ha preso in ostaggio i popoli della sotto-regione soprattutto per assicurare e garantire a tempo indeterminato il proprio potere. Identificare gli stati, una creazione recente e ambigua, coi popoli è una truffa o, se vogliamo, un’indebita confusione che fa il gioco di chi usa il popolo come merce di scambio per manipolare la sovranità. Peggio ancora qualora si trattasse di innescare un intervento armato per riportare nel Paese un’ipotetica democrazia costituzionale. Sotto qualunque formato esso si presenti la stessa vergogna sarebbe tra le vittime collaterali dell’intervento. La guerra è sempre un’avventura senza ritorno, come scrisse qualcuno. 

La vergogna è l’ ‘espressione di un disonore umiliante’ e sembra, come tale, latitante nell’ambito, sappiamo quanto importante, della creazione di condizioni di vita degradanti in una vasta porzione di popolo. Dal cibo all’educazione scolastica, dalla salute alla casa, dal lavoro alle prospettive d’avvenire per i propri figli, tutto sembra inghiottito dalla miseria quotidiana. Si sopravvive con nulla o poco più e si spera che l’indomani porti qualcosa di differente e che il Dio dei poveri si accorga di quanti gridano e tendono le mani. In effetti è proprio l’educazione alla mendicità che, strada facendo, caratterizza le relazioni e le classi sociali. Centinaia di piccoli scolari senza scuola sono inviati ogni giorno sulle strade delle città per mendicare e per chi ha lavorato poi, si tratta di mendicare il salario. Si mendica un posto in paradiso e nei taxi, in università e persino in carcere dove, per strano possa sembrare, si paga per trovare un posto per dormire in cella. 

Forse, con l’aria di scusarsi per il ritardo, la vergogna tornerà ancora a bussare alla porta della giustizia.

         Mauro Armanino, Niamey, 17 agosto 2023


mercoledì 16 agosto 2023

VENT'ANNI DI GRAZIA - Lettera all'Ordine Secolare dei Carmelitani Scalzi - Padre Miguel Màrquez Calle Preposito Generale dei Carmelitani Scalzi

 

Cari fratelli e sorelle nel Carmelo Secolare: Pace e Speranza!

Sono molto lieto di rivolgermi ancora una volta a tutti voi, fratelli e sorelle del Carmelo Secolare di tutto il mondo, famiglia in cammino, in ascolto della Voce del Signore nell’oggi della nostra storia. Questa lettera che vi indirizzo è centrata su un evento: i vent’anni delle Costituzioni OCDS, che sono molto più di un testo legislativo e organizzativo, in quanto racchiudono un progetto di alleanza in permanente rinnovamento e aggiornamento.

Fin dalla sua fondazione in Terra Santa, il Carmelo ha fatto propria una spiritualità basata sullo spirito del profeta Elia, in compagnia della Vergine Maria e nell’ossequio di Gesù Cristo. Al centro del carisma carmelitano ci sono la preghiera e la contemplazione, vissute in comunione- comunità. Questa spiritualità ha ispirato generazioni di uomini e donne in ogni parte del mondo; ha offerto loro una motivazione, un cammino di santità nella loro ricerca dell’unione con Dio.

Ma sono stati il genio e l’esperienza di santa Teresa di Gesù, insieme al primo Carmelitano Scalzo, san Giovanni della Croce, che hanno plasmato un’identità e un carisma che, innestati sull’antico tronco del Carmelo, definiscono e ispirano la vita del Carmelitano Scalzo Secolare oggi. E sappiamo che il tesoro della spiritualità e la ricchezza del cammino di Teresa e Giovanni non sono esclusivi o destinati solo a religiosi e religiose, frati o monache, ma nella loro essenza suscitano un’esperienza di Dio e tracciano un itinerario di preghiera in fraternità, che fonda anche la bellezza della vocazione laicale e secolare in comunità.

Il carisma di una famiglia religiosa non è definito né si esaurisce nei soli fondatori, ma si arricchisce e si riattualizza continuamente nell’esperienza di nuovi figli e figlie che, attingendo all’esperienza del fondatore non con un’imitazione pedissequa ma con fedeltà creativa, si lasciano oggi illuminare dallo Spirito per vivere, con freschezza, la passione, il rischio e la grazia che ispirarono i fondatori. Oggi abbiamo un urgente bisogno di ascoltarci l’un l’altro, laici, monache e frati, affinché il carisma sia ancor più vivo e dia vigore alla nostra identità nell’oggi della nostra storia. Non abbiamo paura di ascoltarci!

La spiritualità teresiana e carmelitana ha arricchito la vita della Chiesa e le ha dato grandi santi e sante che testimoniano che è possibile per ogni cristiano vivere quest’amicizia e unione con Dio con profondità e pienezza. Il Concilio Vaticano II ha riconosciuto che «tutti coloro che credono nel Cristo di qualsiasi stato o rango, sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità» (cfr. Lumen Gentium, 40). Voi, Carmelitani Secolari di tutto il mondo, siete per me una testimonianza viva di questo carisma, vivendo alla presenza di Dio, testimoni del suo amore e della sua misericordia.

Oggi vogliamo ricordare un evento importante della nostra famiglia carmelitana. Vent’anni fa, il 16 giugno 2003, la Congregazione (ora Dicastero) per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica approvava il testo delle Costituzioni dell’Ordine Secolare, dopo averle attentamente esaminate, e affermava: «Che il nuovo testo delle Costituzioni dell’Ordine Secolare dei Carmelitani Scalzi sia un mezzo veramente efficace, affinché i suoi membri possano rinvigorire sempre più la loro consacrazione battesimale nelle situazioni concrete di vita familiare, sociale, civile ed ecclesiale» (cfr. Decreto, Prot. 228 - 1/2003). Attraverso questo decreto, la Santa Madre Chiesa attesta che la vocazione al Carmelo Secolare è realmente un cammino di santità.

Le Costituzioni dell’Ordine Secolare, che enunciano gli elementi costitutivi della sua vocazione, aiutano il Carmelitano Secolare a comprendere e vivere pienamente la sua vocazione di amore e di servizio nella Chiesa e nel mondo. Le Costituzioni sono divise in sette parti:

1. Identità, valori e impegno.

2. La sequela di Gesù nel Carmelo teresiano laicale.

3. Testimoni dell’esperienza di Dio e la comunione fraterna. 4. Al servizio del progetto di Dio.

5. Con Maria, Madre di Gesù.

6. Formazione alla scuola del Carmelo.

7. Organizzazione e governo.

I. IDENTITÀ, VALORI E IMPEGNO

I Carmelitani Secolari riconoscono la propria identità nella spiritualità teresiana e carmelitana. Un centro, a partire dal quale possono vivere la loro vocazione alla santità nel mondo; essi «sono figli e figlie dell’Ordine di Nostra Signora del Monte Carmelo e di Santa Teresa di Gesù» (C [= Cost. OCDS] 1). Tale identità li accompagna in tutti gli ambiti della loro vita, li aiuta ad avere una prospettiva cristiana e carmelitana. I Carmelitani Secolari trovano la loro ispirazione principalmente nella vita e nell’esempio della Vergine Maria, di San Giuseppe, di Santa Teresa di Gesù, di San Giovanni della Croce e del profeta Elia, e sono chiamati alla comunione con Dio e con i fratelli e le sorelle. Ogni Carmelitano Secolare si impegna, attraverso la sua promessa, a vivere una vita di preghiera, di comunione e di servizio nell’Ordine, nella Chiesa e nel mondo, a partire dalla propria identità carmelitana.

Nel suo libro Welcome to the Secular Order of Discalced Carmelites, P. Aloysius Deeney OCD, sottolinea che «un aspetto importante di quest’impegno è l’impegno verso la comunità. Una persona che desidera essere membro dell’OCDS dev’essere in grado di fare comunità, di appartenere a un gruppo che si dedica a uno scopo comune, di mostrare interesse per gli altri membri, di essere solidale nella ricerca di una vita di preghiera e di saper ricevere l’aiuto degli altri»1.

Questa identità e questi valori sono un’eredità dinamica, viva, che ogni giorno si approfondisce e si riscopre. Essa rimanda a un fuoco ardente e una fonte viva, e chi non brucia in questo fuoco e non beve a questa fonte ogni giorno, tradisce l’eredità. La fedeltà è oggi, ora, qui. Nell’amore non si vive di rendita, e tutta la memoria del passato è per amare adesso.

1 Aloysius Deeney, Welcome to the Secular Order of Discalced Carmelites, ICS Publications, Washington, 2009, p.17

II. LA SEQUELA DI GESÙ NEL CARMELO TERESIANO LAICALE

L’invito di Gesù è permanente: «Vieni e seguimi» (cfr. Lc 18,22; Mt 16,24; Mc 1,17; Lc 9,23). Per un Carmelitano Secolare «Cristo è il centro della vita e dell’esperienza cristiana. I membri dell’Ordine Secolare sono chiamati a vivere le esigenze della sequela in comunione con Lui, accettando i suoi insegnamenti e consegnandosi alla sua persona» (C 10), innamorandosi di Gesù, ascoltando la sua Parola, crescendo ogni giorno nell’intimità con Lui e conformandosi al suo desiderio e alla sua volontà, desiderando di conoscerlo ogni giorno di più e ascoltando i battiti del suo Cuore, come il discepolo amato. I Carmelitani Secolari sono disponibili a condividere con chiunque la loro esperienza di Dio, testimoni di Gesù vivo e risorto, che è capace di trasformare la vita di chi confida in Lui, di chi si lascia guardare e amare da Lui.

III. TESTIMONI DELL’ESPERIENZA DI DIO E LA COMUNIONE FRATERNA

Tutti siamo chiamati ad «andare in tutto il mondo ad annunziare la buona novella» (Mc 16,15). Gesù ci invia a proclamare che «Dio è amore» (1Gv 4,16), che c’è speranza, che abbiamo un Dio che ci accompagna e ci ha amati al punto che, nella pienezza del tempo, «ha mandato suo Figlio» (Gal 4,4). Dobbiamo smettere di aver paura di dire ciò che Dio ci ha regalato. I primi discepoli non avevano fatto grandi studi, avevano frequentato la scuola dell’intimità con Gesù, erano passati per l’esperienza pasquale, e si erano lasciati rifare con Maria nell’esperienza della Pentecoste. Ognuno di loro si è convertito, con i suoi doni e limiti, in tramite di Gesù per il mondo.

Tuttavia, prima di uscire nel mondo per annunciare che quest’amore trasforma e guarisce, anche noi ci immergiamo in questa esperienza personale, per essere testimoni dell’amore di Dio che ci è stato donato per grazia e annunciarlo al mondo con coraggio e semplicità, più con la vita che con le parole, ma anche col silenzio, la contemplazione e le parole. È essenziale curare e coltivare la vita di preghiera, «tempo in cui stare con Dio e irrobustire la relazione con Lui, per essere veri testimoni della sua presenza nel mondo» (C 21). Attraverso la preghiera, la contemplazione, la fraternità e l’attività apostolica, i Carmelitani Secolari testimoniano la loro amicizia con Gesù Cristo e mostrano la loro prima missione, che è quella di essere una vera comunità orante, in cammino e missionaria: «La Comunità locale dell’Ordine Secolare del Carmelo Teresiano, segno visibile della Chiesa e dell’Ordine, è un ambito per vivere e promuovere la comunione personale e comunitaria con Dio in Cristo e nello Spirito e con gli altri fratelli» (C 24a).

Ricordiamo che questa è la nostra prima missione e apostolato: l’esperienza viva di quanto ci è stato donato. Non le tante parole e discorsi: tante riunioni con conversazioni interminabili, o discussioni sterili e spesso ideologiche, fatte di prese di posizione, invece di un’umile apertura all’ascolto della volontà di Dio, in una Lectio Divina che parte dal silenzio, dalla vita, e cerca la verità, senza autodifesa. Soprattutto, il Carmelo non è una scuola di idee sicure o di dottrine blindate, ma una scuola di esperienza di Dio e di gratitudine, di creatività e di entusiasmo che nasce dallo Spirito Santo. Quando si dialoga cercando la verità, senza interesse ideologico e con il desiderio di capire, dinanzi a Dio, in qualche modo la verità si fa strada. «Le idee non si impongono, ma si propongono», diceva papa Giovanni Paolo II (Incontro con i giovani, Base Aérea de Cuatro Vientos, Madrid, 3 maggio 2003). Coltiviamo un dialogo senza imposizioni e senza paura di lasciar parlare il cuore, creando un clima di fiducia, senza silenzi feriti, prendendo il tempo per l’ascolto autentico e il silenzio condiviso.

IV. AL SERVIZIO DEL PROGETTO DI DIO

La vocazione al Carmelo Secolare ha una dimensione missionaria. Dalla sua relazione di amicizia con il Signore nasce il suo desiderio di condividere quest’esperienza con l’Ordine, con la Chiesa e con il mondo intero: «La vocazione dell’Ordine Secolare è veramente ecclesiale» (C 26). Per questo motivo il servizio alla Chiesa è parte fondamentale della sua chiamata. Santa Teresa di Gesù fondò il Carmelo Scalzo proprio per aiutare e costruire la Chiesa, a partire dalla propria realtà. I Carmelitani Secolari prestano particolare attenzione al servizio nella diocesi locale in cui si trova la loro comunità, i cui membri promuovono la comunione con il vescovo e con i fedeli della diocesi. Il Carmelitano Secolare porta con sé il carisma carmelitano ovunque si trovi.

Nel suo libro L’Ordine Secolare del Carmelo Scalzo: Regola, Costituzioni e Commentario, P. Pedro Zubieta OCD sottolinea che «il fedele laico, membro dell’Ordine Secolare, si obbliga a vivere l’impegno della santità evangelica nel mondo e con i mezzi propri del laico: l’amore coniugale e familiare, l’uso dei beni temporali in senso evangelico, le responsabilità proprie del laico nella famiglia e nella società, affrontando con fiducia le sfide della vita, le contrarietà e le difficoltà ogni giorno. Trasformare il mondo dal suo interno, come il buon lievito evangelico» (2003, pp. 56-57). Il sentirsi parte dell’Ordine Secolare e la formazione ricevuta, offrono ai Carmelitani Secolari la forza e la motivazione per perseverare («determinata determinazione») nella preghiera e nel servizio apostolico.

Vi invito ad essere creativi nella diffusione della spiritualità carmelitana. Possiamo collaborare insieme, in molti ambiti, ciascuno a partire dal proprio stato di religioso o laico, ma apportando la propria specificità. Senza paura di arricchirci a vicenda. I laici non sono i chierichetti dei frati: voi siete dei portavoce maturi del carisma, testimoni qualificati, umili e docili allo Spirito, ma capaci di ricreare la spiritualità del Carmelo con iniziative nuove, senza arroganza puerile, senza autosufficienze maldestre. Siamo tutti, in quest’ora, canali di un carisma che è stato donato a tutti noi, per farlo risplendere. Aiutiamoci a vicenda a mettergli le ali, discernendo insieme ciò che lo Spirito ci suggerisce. Non abbiate paura di proporre e ascoltare, di rischiare e di riconoscere ciò che dev’essere migliorato e fatto crescere! Non predichiamoci addosso!

V. CON MARIA, MADRE DI GESÙ

Fin dalle sue origini, l’Ordine del Carmelo è stato accompagnato dalla presenza amorosa di Maria, venerata sotto il titolo di Vergine del Monte Carmelo. A lei fu dedicata la prima chiesa edificata nell’Ordine, il cui nome ufficiale è: Frati Scalzi della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo. La Vergine Maria accompagna il Carmelitano Secolare e «si rende presente in modo speciale, soprattutto come modello di fedeltà all’ascolto del Signore nel suo atteggiamento di servizio a Lui e agli altri» (C 4). Pertanto, la vocazione al Carmelo Secolare non può essere compresa senza la presenza della Vergine Maria. Essa è una madre che protegge e si prende cura, una maestra che guida, incoraggia, educa, una sorella e un’amica che accompagna e ispira un modello di comunità. Maria è sempre presente in ogni circostanza della vita.

L’icona mariana che ispirò fin dall’inizio i primi Carmelitani fu quella della Vergine della Visitazione che, portando il mistero di Dio nel suo grembo, si mette in cammino per servire sua cugina Elisabetta. Immagine perfetta della contemplazione. Il Carmelitano Secolare è, come Maria, un contemplativo, “pellegrino della fede” che, custodendo e meditando ogni cosa nel suo cuore (Lc 2,19), lascia che Dio illumini a suo tempo, al momento opportuno, ogni evento della vita. Anche noi vogliamo scoprire Dio vivo nell’oggi della storia, discernendo insieme le sue vie e ascoltando, come Maria, il desiderio di Dio per costruire il suo Regno sulla terra. Invito tutto il Carmelo Secolare, in quest’ora, a riscoprire la presenza di Maria nella nostra vita, a rinnovare l’esperienza e la spiritualità mariana dell’Ordine, ad evangelizzare la devozione e ad intensificare una teologia mariana profonda, lucida e creativa, che ci impegni in un progetto di famiglia in comunione, e di cura della dignità dei suoi figli. Ritornare a Maria perché il Carmelo si rinnovi. Aiutatemi a rinnovare quest’esperienza mariana dell’Ordine, perché Lei ci ravvivi e ci renda sempre più suoi figli nel Figlio!

VI. FORMAZIONE ALLA SCUOLA DEL CARMELO

L’impegno di rendere presente Gesù Cristo nel mondo e di condividere con tutti l’esperienza personale dell’amicizia con Lui, comporta un’autentica vita di preghiera e una formazione integrale (umana, spirituale, psicologica). La formazione nel Carmelo Secolare è una parte essenziale e necessaria: «L’obiettivo centrale del processo di formazione nell’Ordine Secolare è preparare la persona a vivere il carisma e la spiritualità del Carmelo nella sequela di Cristo, a servizio della missione» (C 32). Le diverse tappe della formazione del Carmelitano Secolare lo aiutano ad approfondire gradualmente la sua identità e la sua vocazione per poter servire la Chiesa e il mondo. Gli aspetti fondamentali della sua formazione sono la dimensione umana, cristiana e carmelitana. Attraverso di essi, il Carmelitano Secolare si prepara ad essere un vero discepolo di Gesù e a servire i suoi fratelli e sorelle nell’Ordine, nella Chiesa e nel mondo. Il primo agente della formazione è la persona stessa, aiutata dalla comunità per poter rispondere alle ispirazioni dello Spirito Santo.

La formazione non finisce mai. Ci educhiamo l’un l’altro in un atteggiamento di umiltà che ci mantiene sempre nella condizione di crescita e nell’obbedienza fedele e matura, cioè nell’ascolto attento dei fratelli e della Chiesa. A volte si osservano atteggiamenti di autosufficienza o di un certo possesso della verità, che non corrispondono allo spirito teresiano. Per tutta la vita Teresa si è lasciata ammaestrare, non riteneva di essere in possesso della verità, trepidava ogni giorno chiedendo luce e pregava incessantemente invocando lo Spirito Santo. Non siamo fondamentalisti del terreno già misurato o delle verità che abbiamo conquistato: facciamoci ogni giorno apprendisti dell’essenziale, felici di quanto abbiamo da imparare e scoprire.

VII. ORGANIZZAZIONE E GOVERNO

I Carmelitani Secolari sono presenti in 95 Paesi. Appartengono giuridicamente alla Circoscrizione dei frati Carmelitani Scalzi in cui si trovano, e «il Consiglio, formato dal Presidente, da tre Consiglieri e dal responsabile della formazione, costituisce l’autorità immediata della comunità. La responsabilità primaria del Consiglio è la formazione e la maturazione cristiana e carmelitana dei membri della comunità» (C 46). Suoi legittimi superiori sono il Preposito Generale dell’Ordine e il Superiore maggiore della Circoscrizione. L’Ordine Secolare cerca sempre la comunicazione con le altre comunità OCDS della propria regione e con i frati e le monache del Carmelo Scalzo, testimoniando la comunione fraterna, poiché i tre rami dell’Ordine formano un’unica famiglia (Cfr. Dichiarazione sul carisma carmelitano-teresiano, nn. 43-44).

È insito nella natura di una famiglia religiosa e dello spirito religioso ed evangelico, non ambire cariche e non volere a tutti i costi occupare posizioni o avere potere. Non è un atteggiamento proprio del Carmelo pensare che io sia l’unica persona che può guidare la comunità. Accolgo con gioia, quando il momento arriva, un cambio di governo e non fomento schieramenti e dialoghi di parte. In questo momento del Carmelo chiedo a tutti di lavorare per sradicare ciò che non unisce e ciò che non genera dinamiche di comunione nella comunità, individuando in ogni comunità la ferita e la frattura delle divisioni. La vera esperienza di Dio produce comunione. La ‘mondanità spirituale’, di cui ci parla papa Francesco, può insinuarsi in noi sotto le spoglie dello zelo per la comunità, quando si tratta di autoaffermazione e di sindrome dell’indispensabilità. Abbiate cura di creare un ambiente di sana esigenza, nella libertà.

PER IL BENE DELLA CHIESA, DELL’ORDINE E DEL MONDO

Le Costituzioni del Carmelo Secolare sono state approvate per il bene non solo dei membri dell’Ordine Secolare, ma anche per quello dell’Ordine, della Chiesa e del mondo. Il carisma carmelitano-teresiano è un dono ricevuto da Dio, che non è solo per coloro che appartengono all’Ordine, ma perché sia condiviso con il mondo intero. Ogni Carmelitano Secolare è un annunciatore della Buona Novella del Vangelo e attraverso la sua vita di preghiera e di apostolato compartecipa il suo carisma e la sua identità col mondo intero. Il Carmelo Scalzo Secolare continua ad attrarre numerosi uomini e donne che si sentono chiamati a far parte di questa grande famiglia e si impegnano, come dice santa Teresa di Gesù, ad «andare di bene in meglio (Fondazioni 29,32), essendo fedeli alla propria vocazione. Questa fecondità del Carmelo è una grande gioia per me e per tutto il Carmelo. Quando visito qualche comunità del Carmelo Secolare, mi riempie di entusiasmo e mi colpisce molto constatare la gioia e la vitalità della vostra appartenenza al Carmelo.

Auspico di cuore che il Signore continui a benedirvi nella vostra vocazione, nella passione e nell’amicizia con Gesù, nella preghiera e nella vita fraterna, nell’amore e nel servizio nella Chiesa e nel mondo, nell’intimità con Maria, e che attraverso le vostre Costituzioni possiate continuare a camminare sotto la protezione della Vergine del Carmelo, Stella del Mare e di san Giuseppe, nell’ossequio di Gesù Cristo, glorificando Dio con la vostra vita.

Grazie a tutti coloro che, in quel tempo, elaborarono le Costituzioni, a tutti voi che le vivete ogni giorno, a coloro che verranno. Prego per ogni comunità. Iniziamo oggi di bene in meglio, rendendo grazie per questa preziosa eredità ricevuta.

A tutti voi, miei fratelli e sorelle, una benedizione e un fraterno abbraccio.

P. Miguel Márquez Calle, OCD Preposito Generale

15 agosto 2023

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Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi